venerdì 15 novembre 2013

FAUST - Schema dell'opera di Goethe (The layout of the work of Goethe)

Faust - Rembrandt

FAUST

Prologo in Teatro

Il Direttore del teatro (che è anche impresario), l'Autore drammatico e un Attore che interpreta personaggi brillanti e comici dialogano sul terna delle contraddizioni inevitabili fra: gusti del pubblico e l’ispirazione poetica. Il Prologo si conclude con l'annuncio dello spettacolo e l'apertura del sipario.

Prologo in Cielo

Di fronte all’Onnipotente e alla corte celeste gli arcangeli celebrano le meraviglie del creato. Mefistofele esprime a Dio alcune sue considerazioni, ironiche e negative, sul genere umano. Il Signore gli parla di Faust. Mefistofele è autorizzato a tentarlo.


PRIMA PARTE DELLA TRAGEDIA

Notte

Il dottor Faust monologa sulla propria esistenza, trascorsa nella ricerca di un sapere che gli si è sempre rivelato vano o delusivo. Vorrebbe fuggire dai libri verso un diretto contatto con la natura. Sfoglia l'opera di Nostradamus; poi, mentre contempla il segno dello Spirito della Terra, questo potente Spirito gli appare, lo atterrisce e lo lascia umiliato e attonito. Sopravviene lo studioso pedante e suo discepolo Wagner; dopo una conversazione con questo ingenuo entusiasta del sapere libresco, Faust riprende a monologare. Sempre più disperato pensa non avere altra via che il suicidio. Versa in una coppa un veleno che egli stesso ebbe un tempo a distillare ed è sul punto di berlo; quando il suono delle campane di Pasqua e i cori liturgici lo arrestano, richiamandogli alla memoria i tempi dell’infanzia. Il pianto lo rende alla vita.


Fuori porta

Nel pomeriggio di Pasqua, i cittadini muovono verso la campagna. Scene episodiche di operai, servette, studenti, ragazze della borghesia, soldati. Accompagnato da Wagner, Faust esce a passeggio. Riconosciuto dai concittadini, si ferma a riceverne il rispettoso saluto. Prosegue, raccontando a Wagner dei tempi della sua giovinezza e delle ricerche alchimistiche del proprio padre. Mentre cala la sera, un can barbone trotta in cerchi sempre più stretti intorno ai due.


Studio

Accompagnato dal cane, Faust è tornato nel suo studio. Vorrebbe tradurre i primi versetti dell'Evangelo di Giovanni; ma il cane, dopo averlo disturbato con i suoi guaiti, subisce una terrificante metamorfosi. Gli esorcismi, che Faust allora pronuncia, gli rendono visibile, in veste di studente, Mefistofele. Il Diavolo vorrebbe allontanarsi, ma glielo vieta un segno cabalistico tracciato sulla soglia dello studio. Allora un coro di spiriti addormenta Faust e un topo, su ordine di Mefistofele, rode un angolo del magico pentagramma, cosi liberandogli il passo.


Studio

Mefistofele rientra nello studio in abito di giovane cavaliere e propone a Faust un patto. Lo servirà e gli procurerà ogni sorta di piaceri in questo mondo, in cambio del dominio, dopo la morte, sulla sua anima. Replicandogli, Faust scommette che i godimenti terrestri non riusciranno mai a placare in lui la tensione al mutamento e al superamento. La scommessa viene firmata con una goccia di sangue. Mentre Faust si prepara a lasciare la sua vita di studioso, una matricola ha con Mefistofele, che crede Faust, un colloquio sugli studi che vorrebbe intraprendere. Uscito lo studente, Faust e Mefistofele partono a volo sul mantello di quest’ultimo.


La taverna di Auerbach a Lipsia

Quattro studenti bevono e cantano. Sopraggiungono Faust e Mefistofele; che canta ai presenti la “Canzone della pulce” e poi li suggestiona con le sue arti magiche, se ne fa beffe e li lascia sbalorditi e sconcertati, scomparendo con Faust.


Cucina della Strega

Per procurare a Faust un filtro di giovinezza, Mefistofele lo accompagna da una strega. Nel laboratorio e cucina di colei assente c'è una famiglia di Gatti Mammoni, ovvero mostruose scimmie parlanti. Una di queste porge a Faust uno specchio dove egli può scorgere una bellissima figura di donna. La strega rientra, Mefistofele si fa riconoscere. Dopo strani esorcismi, Faust beve la pozione magica.


Una strada

Faust rivolge la parola alla giovane Margherita, mentre costei esce dal Duomo. La ragazza prosegue la sua via verso casa senza accettare la conversazione. Faust esige da Mefistofele che gli renda possibile sedurre al più presto la giovane.


Sera

Mefistofele e Faust entrano nella stanza da letto di Margherita e Mefistofele chiude nell’armadio di costei uno scrigno che contiene oggetti preziosi. I due escono. Mentre si spoglia per andare a dormire (e canta qui la canzone del “Re di Thule”) Margherita scopre il cofanetto.


Una passeggiata

Mefistofele informa Faust che la madre di Margherita, inquieta per la loro origine misteriosa, ha consegnato a un prete i gioielli trovati dalla figlia. Faust esige da Mefistofele che rinnovi il dono e gli dia la possibilità di incontrare la ragazza.


La casa della vicina

Marta, la vicina di casa di Margherita, sta parlando con costei del secondo scrigno di gioielli che la giovane ha trovato nella propria stanza, quando Mefistofele si presenta ad annunciarle la morte del marito, avvenuta in Italia. Poi, con la scusa di fornirle una testimonianza legalmente valida, ottiene di poter tornare la sera medesima insieme a Faust.


Una strada

Faust dovrà testimoniare il falso circa la morte del marito di Marta, gli dice Mefistofele. E' la condizione per poter incontrarsi con Margherita.


Giardino

Margherita e Faust, Marta e Mefistofele passeggiano nel giardino. Mentre Margherita racconta a Faust della propria esistenza e Faust le dichiara il suo amore, Marta lascia intendere a Mefistofele di non voler rimanere a lungo vedova.


Un chiosco da giardino

Primo bacio di Faust e Margherita. Il colloquio é interrotto dal sopraggiungere di Mefistofele. Le due donne rientrano nelle loro case.


Bosco e caverna

Monologo di Faust. Sconvolto dalla passione egli ha abbandonato la città per le foreste. Si rivolge allo Spirito della Terra per ringraziarlo dei suoi doni, ma anche per lamentare il proprio asservimento a Mefistofele. Quest'ultimo lo incita a lasciare gli scrupoli e a sedurre Margherita.


La stanza di Gretchen

Lavorando all’arcolaio, Margherita canta la propria pena amorosa.


Il giardino di Marta

Margherita interroga Faust sui suoi sentimenti religiosi. La risposta di Faust, che è quella di un panteista romantico, lascia assai perplessa la cristiana Margherita: d’altronde, essa avverte in Mefistofele qualcosa che le repugna. Faust le da un sonnifero perché la madre non si svegli quando, quella notte, egli verrà da lei. Uscita Margherita, sopraggiunge Mefistofele a schernire gli entusiasmi amorosi di Faust.


Alla fontana

Conversazione di Margherita e di Lieschen. Quest’ultima le parla di una comune conoscente che aspetta, fuori del matrimonio, un figlio. Margherita monologa sulla propria colpa.


Bastione

Nella sua angoscia, Margherita prega una immagine della Vergine.


Notte

Valentino, soldato, fratello di Margherita, ha saputo delle dicerie che corrono sul conto della sorella. Nella notte vengono avanti Faust e Mefistofele. Mefistofele canta, accompagnandosi con la chitarra, sotto le finestre di Margherita. Nel duello che segue, Faust, con l’aiuto di Mefistofele, ferisce a morte Valentino. Accorre gente, scendono per la via Margherita e Marta. Prima di morire Valentino maledice la sorella.


Duomo

Durante un ufficio dei morti, Margherita é tormentata dalle parole che le viene mormorando uno Spirito maligno, fino a perdere i sensi.


Notte di Valpurga

Sulle montagne dello Harz, Mefistofele e Faust, guidati da un fuoco fatuo, salgono verso la grande festa di Satana, in mezzo a una folla di streghe e stregoni. Nella tregenda, Faust balla con Lilith, Mefistofele con una vecchia strega. Improvvisamente Faust scorge una figura femminile che somiglia a Margherita, ma come se già fosse morta. Mefistofele cerca di distrarlo da quella apparizione.


Il sogno della notte di Valpurga

Intermezzo musicale. Intorno al motivo delle nozze d'oro di Oberon e Titania, al suono d’una musica di rane e di insetti, personaggi umani e animali, allegorici o simbolici, si succedono a dire le loro quartine, fino a che l’alba li dissolve.


Giornata cupa – Campagna

Faust maledice Mefistofele e gli impone di soccorrere Margherita imprigionata e condannata a morte.


Notte - Aperta campagna

Passando a cavallo presso un patibolo, Faust e Mefistofele scorgono streghe che vi eseguono loro pratiche empie.


Un carcere

Faust entra nel carcere dove Margherita, malcerta la ragione per i patimenti e l’angoscia, é in attesa della morte. Si fa riconoscere, la libera dalle catene. Ma Margherita rifiuta di seguirlo; e, quando si avvede della presenza di Mefistofele, si rimette al giudizio di Dio. Sopravviene l’alba. I due fuggono mentre, già quasi dall'oltretomba, Margherita ripete il nome dell’amato.


SECONDA PARTE DELLA TRAGEDIA

Atto primo

Luogo ameno

Nel crepuscolo, un coro di Elfi addormenta Faust. All’alba, una nuova energia 1o penetra, la contemplazione dell’iride che il sole mattutino accende dal pulviscolo di una cascata lo restituisce all'attività.


PALAZZO IMPERIALE

Sala del Trono

L’Imperatore sta per parlare al suo Consiglio di Stato, quando Mefistofele si presenta a sostituire il buffone di corte. Il Cancelliere, il Comandante supremo dell’esercito, il Grande Tesoriere e il Maresciallo di Corte lamentano l'anarchia sociale ed economica dell’Impero. E Mefistofele propone di rimediare alle difficoltà economiche col reperimento dei tesori celati nel sottosuolo. Ma l'Imperatore preferisce, per il momento, festeggiare il Carnevale con una festa mascherata.


Ampia sala

Presentati da un Araldo si succedono gruppi di maschere e figurazioni allegoriche. Guidato da un giovane, avanza su di un carro Faust mascherato da Pluto, dio della ricchezza, seguito da Mefistofele in figura di Avarizia. Mefistofele, comparso in veste di dio Pan, col suo seguito di fauni, giganti, gnomi e ninfe, suggestiona la folla e lo stesso Imperatore. Un incendio fittizio, è sedato da Faust-Pluto.


Giardino

E il giorno che segue la mascherata. Faust e Mefistofele sono vicini all’Imperatore quando il Maresciallo di Corte, il Comandante dell’esercito e il Cancelliere gli annunciano che un nuovo ritrovato, la carta moneta, garantita dai tesori sepolti nel sottosuolo dell’Impero, sta animando l'economia del paese e risolvendo molti difficili problemi di finanza. L’Imperatore dispensa carta moneta fra i suoi cortigiani.


Galleria oscura

Poiché l’Imperatore pretende l’evocazione di Elena e di Paride, dice Mefistofele a Faust, è necessario che egli affronti la discesa alle Madri, armato di chiave magica; e ne torni con un tripode che si trova in fondo all’abisso. Faust accetta e scende nel mondo delle Madri.


Sale vivamente illuminate

In attesa delle spettacolo di magia, i cortigiani si affollano intorno a Mefistofele che distribuisce buoni consigli e ironici rimedi.


Sala dei Cavalieri

L’Imperatore e il suo seguito prendono posto per assistere allo spettacolo di magia. Mefistofele fa da suggeritore all’Astrologo. Apparizione di Paride e di Elena, variamente commentata dagli spettatori. Faust tenta di impedire che Paride rapisca Elena; e dopo una esplosione tutto si dissolve in oscurità e tumulto.


Atto secondo

Una stanza gotica a volta, stretta e alta

Mentre Faust dorme, Mefistofele, indossata la vecchia pelliccia dello studioso, parla col famulus di Wagner, che è divenuto alta autorità accademica e attende sempre il ritorno di Faust. Sopraggiunge, ormai Baccalaureus, il giovane che al tempo del primo incontro tra Faust e Mefistofele, aveva parlato a quest'ultimo scambiandolo per il dottor Faust del proprio avvenire di studente. Il giovane tratta sprezzantemente quello che crede il suo vecchio maestro, poi se ne va.


Laboratorio

Wagner sta lavorando alla creazione artificiale di un essere vivente, quando sopraggiunge Mefistofele. Nella fiala si forma Homunculus che si libra su Faust addormentato, descrive quel che egli sta sognando (la scena degli amori di Leda e del Cigno) e propone a Mefistofele di raggiungere insieme a Faust le pianure di Tessaglia, dove ogni anno si celebra con una assemblea di fantasmi e di creature mitiche l’anniversario della battaglia di Farsalo. I tre partono a volo.


NOTTE DI VALPURGA CLASSICA

I campi di Farsaglia

Monologo della strega tessala Erittone, I tre viaggiatori dell’aria scendono in terra greca.


[Lungo il Peneio superiore]

Mefistofele dialoga con Grifoni, Sfingi, Sirene. Faust chiede alle Sfingi dove gli sia dato di trovare Elena.


[Lungo il Peneio inferiore]

Sul fiume Peneio, Faust crede rivedere la scena di Leda al bagno. Appare il centauro Chirone. Faust lo interroga sugli antichi eroi e su Elena. Chirone lo accompagna dalla sibilla Manto che lo avvia agli inferi, a incontrare Persefone.


[Lungo il Peneio superiore]

Episodi simbolici della disputa fra vulcanisti e nettunisti. Seismos provoca un terremoto, i Grifoni incaricano Formiche e Dattili di raccogliere i minerali d'oro che affondano nella terra sconvolta, i Pigmei combattono contro le Gru. Mefistofele si fa ingannare dai fantasmi delle Lamie e della Empusa, Homunculus si accoda ai filosofi Talete e Anassagora che disputano sulle cause dei mutamenti geologici. Mefistofele si rivolge alle Forcidi e assume l’aspetto d’una di esse.


Baie rocciose dell’Egeo

Fra i canti di Sirene, Nereidi e Tritoni si celebra la festa marina di Galatea. Homunculus, accompagnato da Talete, interroga prima il vecchio Nereo e poi Proteo per conoscere come debba fare per divenire un compiuto essere umano. Intanto avanza sulle onde notturne un corteo di figure mitologiche che accompagna la conchiglia di Galatea. La fiala di cristallo di Homunculus si spezza e il suo fuoco si fonde con le acque mentre il coro celebra Eros e i quattro elementi.


Atto terzo

Davanti al palazzo di Menelao a Sparta

Elena torna alla casa paterna e dialoga con un coro di ancelle troiane prigioniere, narrando degli ordini che Menelao suo sposo le ha impartiti. Mefistofele-Forcide, parlando come una vecchia custode della casa, rimprovera e ingiuria le Coretidi, sconvolge per un attimo, evocandone la vita trascorsa, il senno di Elena, le profetizza morte per mano di Menelao e la induce ad accettare di trasferirsi in un castello feudale che una gente nordica ha costruito non lontano da Sparta.


Cortile interno del castello

Nella corte del castello Elena si incontra con Faust in figura di cavaliere. Episodio di Linceo. Simbolico passaggio dal mondo classico a quello feudale. Faust assegna in feudo ai suoi compagni le terre di Grecia. Evocazione dell’Arcadia.


La scena si trasforma completamente

Nelle grotte d'Arcadia, dagli amori di Elena e Faust è nato Euforione che, in brevissimo tempo, percorre una impetuosa esperienza, tenta il volo, e muore mentre - assunto a simbolo di G. Byron - tenta aiutare la lotta del popolo greco per l’indipendenza. Elena si dissolve fra le braccia di Faust, le sue vesti lo trasportano in aria. Mentre la corifea Pantalide raggiunge Elena nell’Ade, le Coretidi cantano il loro dissolversi in elementi naturali. L’atto si conclude con l’evocazione di un baccanale. Mefistofele depone le vesti di Forcide.


Atto quarto

Alta montagna

Monologo di Faust, che una nuvola ha lasciato su di uno sperone alpino. Sopraggiunge, su di un paio di stivali delle sette leghe, Mefistofele, che espone a Faust i propri desideri di borghese ricco e libertino atteggiato a monarca del Settecento. Faust gli replica proponendogli di aiutarlo in un progetto destinato a sottrarre al mare, con un sistema di dighe, una nuova terra. Musica guerriera da notizia del passaggio di un esercito. E Mefistofele spiega che l’Imperatore sta marciando contro le forze di un usurpatore, un Antimperatore, che le lotte di fazione gli hanno concitato contro; se loro due gli porgeranno aiuto, l’Imperatore potrà concedere a Faust, in feudo, la terra che egli progetta di strappare al mare. Tre combattenti demoniaci si presentano, agli ordini di Mefistofele, a dare man forte.


Sui contrafforti

L’Imperatore, insieme al suo Generalissimo, osserva la disposizione delle truppe per la battaglia imminente. Faust si presenta e propone l’aiuto dei suoi poteri magici. Iniziata la battaglia, Mefistofele fa intervenire i suoi tre soldati demoniaci, provoca allucinazioni fra i nemici e spinge all’attacco delle loro schiere un’armata di fantasmi che animano antiche armature.


Tenda dell’Antimperatore

Dopo una scena di saccheggio, interrotta dal sopravvenire di guardie imperiali che lo svolgimento della battaglia ha sconcertate e turbate, l’Imperatore procede a conferire ai suoi fedeli feudatari le maggiori cariche della corte imperiale. L'arcivescovo esige poi che tutte le terre dove sorsero gli accampamenti imperiali siano date alla Chiesa; e che un tempio vi sia eretto in espiazione dell’ausilio fornito dalle forze diaboliche. Anche sulle terre che Faust, seppure ancora sommerse, ha avuto in feudo, la Chiesa pretende l'esercizio di futuri diritti.


Atto quinto

Aperta campagna

Un viandante torna dopo molto tempo a salutare una coppia di vecchi coniugi, Filemone e Bauci, che lo salvarono, naufrago su quelle rive. Ma il mare è stato allontanato dalle dighe erette per iniziativa di Faust, gli spiegano i due vecchi; e non senza soccorso diabolico. Campi ora si stendono dov'erano le onde.


Palazzo

Faust, ormai vegliardo, assiste all’arrivo di molte navi cariche di merci preziose che Mefistofele, datosi alla pirateria, ha assalito viaggiando i mari. Ma Faust vuole sloggiare i due vecchi dalla loro casetta e far suoi i vecchi tigli che la ombreggiano; autorizza ormai Mefistofele ad agire.


Notte profonda

Linceo, la vedetta, vede e lamenta l'incendio della casupola. Mefistofele, tornato dall'impresa con i suoi tre scherani, descrive brevemente l’uccisione dei due vecchi e del Viandante, intervenuto a loro difesa. Faust maledice gli assassini.


Mezzanotte

Quattro figure femminili, simboliche di miseria e affanno, si avvicinano alla casa di Faust. La Cura vi penetra. Faust riesce a resisterle senza far uso di formule magiche, riconfermando invece la propria fiducia nella ragione e nell'azione. La Cura acceca Faust; ma Faust rifiuta di lasciarsi abbattere anzi ordina di riprendere i grandiosi lavori già progettati.


Grande cortile antistante il palazzo

Mefistofele guida i Lemuri a scavare la fossa per Faust. Faust crede che i colpi delle vanghe dei Lemuri siano quelli dei suoi operai al lavoro. Immagina che nelle nuove terre milioni d’uomini potranno vivere uniti e liberi e, presentendo la gioia di quel momento, muore.


Sepoltura

Mentre i Lemuri interrano il corpo di Faust, Mefistofele spia l’uscita dell’anima per trascinarla nell'inferno e da ordine ai suoi diavoli di tenersi pronti ad afferrarla. Ma schiere angeliche scendono dall’alto e spargono rose che inutilmente i diavoli cercano di distruggere. Mefistofele si distrae ad ammirare voglioso le forme degli angeli adolescenti; e intanto la parte immortale di Faust è portata verso l'alto dagli angeli lasciando il diavolo a lamentare la propria sconfitta.


Gole montane

In un paesaggio di rupi e foreste, santi anacoreti, tra cori di infanti e di angeli. Voci di peccatori pregano la Vergine per il perdono della parte immortale di Faust. Fra quelle, l’essere che fu Margherita lo guiderà ad una nuova vita.



FAUST - Johann Wolfgang von Goethe (Trama e commento - Plot and comment)

Johann Wolfgang von Goethe

PREMESSA


Al Faust, la sua creazione più alta, Goethe dedicò quasi interamente la sua vita. Iniziò ventitreenne, nel 1773-75, con un abbozzo francofortese, ritrovato solo molti anni dopo, nel 1887, con il titolo di UrFaust. Motivo occasionale fu forse la notizia dell’esecuzione di una povera ragazza, sedotta e abbandonata, colpevole di infanticidio. Trasposizione letteraria di quell'episodio, la tragedia di Gretchen, nell’UrFaust, riassumeva in sé anche quel minimo di vissuto personale che, per una curiosa associazione e analogia, lo scrittore vi aveva percepito, nel ricordare, forse con un senso di colpa, l’abbandono di Friederike Brion, conosciuta a Sesenheim.
Intorno a quest’idea Goethe continuò a lavorare durante il soggiorno romano (Faust. Un frammento, 1788-90), scrivendo nuove scene e rielaborando quelle precedenti, alla luce dei suoi mutati canoni e ideali estetici. Ma fu Schiller che lo indusse a riprendere sistematicamente questa sua fatica per la terza volta (1797). Il dramma uscì tuttavia in stesura definitiva, almeno nella prima parte (Faust. Prima parte della tragedia) solo nel 1808, dopo la morte di Schiller, che ne era stato promotore e animatore tenace. Da quel momento Goethe non avrebbe mai smesso di dedicarvisi, per completarne la seconda parte, se non poco tempo prima di morire, nel 1831.

In questa imponente opera, autentica “summa” del sapere scientifico, etico, filosofico e politico, confluiscono alcuni dei grandi temi storici del tempo e della personale concezione di Goethe…, “il problema dell’uomo in se stesso e nei suoi rapporti con Dio, il problema della funzione dell’uomo nella natura e dell’individuo nei suoi rapporti con la società…, il problema di un’anima moderna nei suoi rapporti col mondo antico, e infine il problema dei limiti di ogni umana potenza.”
Faust è sinonimo emblematico di una vita che trova nell’attività incessante e frenetica, e nella consapevolezza di un supremo ordine generale, l’appagamento dei propri desideri e interrogativi. Nella versione goethiana rappresenta la tragedia dell’uomo moderno, che si riscatta da un’ esistenza noiosa e priva di scopo solo attraverso la volontà, l’Azione, in quanto creativa.

Prima di Goethe, una serie non esigua di autori, fra cui gli ultimi erano stati Christopher Marlowe ed Ephraim Lessig, sta a documentare il fascino che su tutti, con interpretazioni differenti, aveva esercitato la vera storia del Faust. E’ accertata infatti e documentata l’esistenza storica del personaggio…, il dottor Faust, mago, pseudomedico, alchimista e filosofo. Nativo del Württemberg, colpì nel Cinquecento l’immaginazione popolare con la sua vita nomade e sregolata, e le sue stranezze. La leggenda si è poi divertita ad imbastire attorno a questo probabile ciarlatano un contorno fiabesco (tra l’altro fu facile dire di lui che s’era venduto l’anima al diavolo). In particolare quattro sono nella tradizione i libri che ne divulgarono le imprese…, quello dello Spiez (1674) e l’anonimo, detto del “Buon Cristiano”, del 1725.
Quest’ultimo in particolare accarezzò la fantasia di Goethe durante bla sua giovinezza, insieme alle rappresentazioni di burattini che allora circolavano, sul Faust, durante fiere e mercati.

La storia del Faust goethiano trae origine dal famoso patto con Mefistofele. Questo è il fulcro di tutta l’azione. Faust è un vecchio sapiente, disilluso dalla scienza e dalla magia, annoiato e scettico, ma non arreso al punto di non giocare un’ultima possibilità…, vendere la propria anima al diavolo in cambio di una giovinezza e di una vitalità che rendano intensa la sua vita e appetibile, oltreché realizzabile, qualunque esperienza.

La scena, tratta dalla prima parte del Faust (“Studio” II), contiene il postulato centrale goethiano dell'Azione e l’episodio fondamentale della leggenda faustiana, il patto con Mefistofele.
Questi, dopo alcune prodigiose metamorfosi (da un barbone a scolaro vagante, a cavaliere), appare finalmente a Faust e cerca di allettarlo con le più disparate promesse (gloria, amore, gioventù, ricchezze). Le resistenze di Faust poggiano sulla convinzione della vanità universale di tutte le cose…, con questa riserva e certezza, ma curioso di sfidare l’attimo cui dire “Arrestati! Sei bello!”, egli firma il patto (legata all'interpretazione di tale frase fatidica sarà l’abilità del colpo di scena a salvare Faust).

Mentre Faust si prepara ad affrontare la nuova vita, Mefistofele, contento in cuor suo di questa parziale vittoria, indossa la toga di Faust, intrattiene uno studente e intreccia un gioco di verità e finzione, intelligenza e ironia, serietà e menzogna, maestro nella propria arte dell’ambiguità e dell’equivoco.
Subito dopo, gettato il mantello sulle spalle di Faust, lo condurrà attraverso le tappe di un lungo viaggio, dominato, per tutta la prima parte, dalla figura di Margherita. L’incontro, drammatico, con la ragazza, che per Faust commetterà una serie atroce di delitti, pagando con la prigione e la morte la sua cieca passione, è solo l’assaggio di un “piccolo mondo”, preludio alla grande avventura che lo attende (nel secondo Faust).
  
Faust e Mefistofele  - Jacques Delacroix
  
FAUST

Tragedia in versi e in prosa di Johann Wolfgang von Goethe, suddivisa in due prologhi e due parti, di cui la prima in venticinque scene, la seconda in cinque atti.
La prima versione (UrFaust), composta tra l’estate 1773 e l’ottobre 1775 e rielaborata fino al gennaio 1790, viene pubblicata a Lipsia col titolo Faust. Ein Fragment.
Rielaborata tra il giugno 1797 e l’aprile 1806, pubblicata nel 1808 col titolo Faust. Der Tragödie erster Tail (parte I), viene rappresentata parzialmente a Berlino il 18 febbraio 1816 e dal 1829 integralmente in tutta la Germania. La parte II viene composta tra il 1816 e il luglio 1831:  Goethe dispone che nessuno possa leggere l’opera fin dopo la sua morte e, per non avere la tentazione di rielaborarla, fa sigillare il manoscritto. Nel 1852 il Faust. Der Tragödie zweiter Teil viene pubblicato postumo.



PROLOGO IN TEATRO

Al Poeta, che vuole eternare la parola, e al Comico, che vuole dare vita alla parola, il Direttore ricorda le esigenze economiche della produzione scenica, soggetta all’approvazione del pubblico, che deve essere divertito sia visivamente che verbalmente.



PROLOGO IN CIELO

Mentre gli arcangeli lodano l’armonia delle sfere celesti, Mefistofele compare davanti a Dio per lamentare l'irrequietezza del genere umano, che ambisce a violare i limiti impostigli. Mefistofele scommette con Dio di riuscire a far suo Faust, scienziato irrequieto, per perderlo definitivamente, si da farne l’esempio del proprio trionfo.



PARTE I

Nel suo studio, la notte che precede il sabato di Pasqua, Faust medita sulla sua vita; non ha più interesse per le dottrine di cui è esperto e si da alla magia, per conoscere gli arcani del cosmo ed evadere cosi dall’angusta condizione umana. Faust sa che non potrà mai appagare la sua sete di conoscenza in una sola vita e che gli orizzonti umani sono limitati da Dio. Riconosciuta la sconfitta umana, sta per avvelenarsi, quando i cori e le campane pasquali annunciano la resurrezione di Cristo. Il suono delle campane salva Faust dal suicidio, ricordandogli la sua infanzia. Nel pomeriggio di Pasqua la gente celebra il ritorno della primavera con gite fuori porta. Faust, a passeggio con l’assistente Wagner, gode della festosità popolare, disprezzata da Wagner. La popolazione è grata a Faust per quanto lui e il padre hanno fatto durante la pestilenza. Ma il pensiero di Faust, all’ora del tramonto, è animato dal desiderio panico di comunione con gli elementi. Mentre rientra a casa con Wagner, li segue un misterioso cane nero (che
è poi il Diavolo). Di notte, nello studio, Faust placa la malinconia traducendo i versetti del Vangelo di Giovanni, accompagnato dai continui latrati del cane, che per gli esorcismi di Faust si trasforma in Mefistofele, il quale, in abito di giovane cavaliere, gli propone di godersi la vita con un patto: Mefistofele soddisferà i suoi desideri se Faust gli darà l’anima. Faust accetta e Mefistofele esige la firma del patto col sangue, a sigillo di una sorta di regolare contratto, per vincolarlo alla promessa fatta. Faust e Mefistofele partono a bordo del mantello spiegato del demonio. A Lipsia, in una taverna, Mefistofele introduce Faust nella vita spensierata degli studenti beoni. Mefistofele li incanta con un saggio delle sue capacità e se ne fa beffe, lasciandoli stupefatti; conduce poi Faust nella cucina della strega, dove i Gatti Mammoni badano a una gran pentola in cui cuoce il filtro di giovinezza per Faust. In uno specchio Faust scorge una bellissima figura femminile e vuole possederla; irrompe la Strega, che somministra a Faust il filtro magico, tacendolo ringiovanire di trent’anni. Per strada Faust è affascinato dall’adolescente Margherita, che non ha ancora compiuto quindici anni: cerca invano di conoscerla e ne pretende la conquista entro la mezzanotte. La sera, con l’aiuto di Mefistofele, Faust penetra nella camera di Margherita e vi lascia uno scrigno pieno di preziosi. Margherita sta per coricarsi, quando scopre la cassetta e vanitosamente si adorna subito dei gioielli. La pia madre di Margherita subodora l’origine diabolica dei gioielli e li dona al prete; Faust ne dà altri a Margherita, che li mostra all’amica Marta, quando Mefistofele annuncia a Marta la motte del marito, avvenuta in Italia. Con la scusa di redigere ufficialmente l’atto di motte, ottiene di tornare la sera stessa accompagnato da Faust, il quale, per poter incontrare Margherita, dovrà testimoniare il falso. La sera, nel giardino, Margherita e Faust, Marta e Mefistofele passeggiano: Margherita racconta la sua semplice esistenza, Faust le confessa di amarla; Marta fa capire a Mefistofele di non voler restate vedova molto a lungo. Dopo il primo bacio tra Margherita e Faust, le donne si separano dai corteggiatori. Faust è sconvolto dalla passione e vaga in un paesaggio rupestre, lamentando il patto con Mefistofele, che gli instilla l’insoddisfatto desiderio di Margherita, reclusa in casa e che sfoga la pena amorosa cantando.
Margherita, però, e delusa dal sapere che Faust crede nella religione naturale e non è cattolico. Faust riesce a sedurre di notte Margherita, che ha addormentato la madre con un filtro datole da Faust. Margherita, incinta, e gravata dalla colpa e prega la Vergine per salvarsi. Ma ormai la sua reputazione e rovinata; di notte, Valentino, fratello di Margherita, di ritorno dall’osteria, aggredisce Mefistofele e Faust, cause della rovina della sorella, ma viene uccise e muore tra le braccia di Margherita, maledicendola. Anche la madre di Margherita, bevuto il potente narcotico somministratole dalla figlia, muore; Margherita, durante l'ufficio funebre, tormentata da uno spirito maligno e dal Dies irae cantato dal coro, sviene in chiesa. La notte di Valpurga, la prima notte di maggio, sulle montagne delle Harz, nella Germania settentrionale, Faust e Mefistofele partecipano al tradizionale incentro di spiriti dannati e si mescolano alla festa ballando con le streghe. Faust è turbato al vedere uno spirito con le fattezze di Margherita morta decapitata. Terminato il sabba, Faust maledice Mefistofele, perché ha appreso di Margherita incarcerata e condannata a morte, e gli impone di liberarla.
Diretti in città, di nette, scorgono streghe intente in pratiche empie attorno a un patibolo. Giunti al carcere, Mefistofele addormenta il carceriere con una magia, Faust penetra nella cella di Margherita, che lo riconosce, ma, delirante, verrebbe purificarsi insieme a lui peri delitti commessi (matricidio e infanticidio). Faust la prega invano di fuggire con lui; quando ormai sta albeggiando, Margherita avverte la presenza di Mefistofele e invoca l’aiuto divino, che la sottrae definitivamente a Faust, salvandola, Mefistofele trascina via Faust, invocato da Margherita.



PARTE II


ATTO I

Faust riacquista le energie dopo un sonno ristoratore propiziatogli da un coro di elfi. L'azione è ambientata  all'interno di una corte imperiale medievale. È carnevale e l’Imperatore convoca a palazzo il Consiglio di stato: il Cancelliere, il Comandante dell’esercito, il Tesoriere, il Maggiordomo di corte lamentano le povere condizioni dell’impero, che ha così perso d’autorità. Mefistofele, che ha preso il poste del buffone di corte, offre la soluzione a tutti questi problemi: lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo, ancora intatte. L’Imperatore, attirato dai vantaggi materiali, è convinto della bontà dell’operazione e vorrebbe iniziare subito nella ricerca delle ricchezze, ma l’Astrologo consiglia di godersi il carnevale, rinviando il lavoro al mercoledì delle Ceneri.
Annunziate dall'Araldo entrano le due schiere di giardinieri e giardiniere, offrendo in vendita i prodotti del loro lavoro, seguite delle schiere di maschere e figure allegoriche. L’Araldo annuncia l’arrivo di uno
splendido cocchio trainato da draghi, su cui troneggia Faust riccamente mascherato da dio Pluto, mentre Mefistofele si presenta sotto la veste della smunta Avarizia.
Aperti gli scrigni, Pluto-Faust fa baluginare agli astanti le ricchezze possibili, impedendo loro, però, di impadronirsene. Viene raggiunto dall'Imperatore vestito da Pan, con un corteo di gnomi, fauni, giganti e ninfe. Faust scatena un incendio fittizio, ma poi lo placa.
Il giorno successivo Faust e Mefistofele sono perdonati dall'Imperatore; il Tesoriere, il Cancelliere e il Comandante dell’esercito annunciano la soluzione di tutti i problemi economici con l’uso e la diffusione della carta moneta. A Faust e a Mefistofele viene richiesto di collaborare alla gestione delle risorse statali, insieme al Tesoriere. L'Imperatore, per sollazzarsi, chiede a Faust di fargli magicamente comparire i due modelli classici della bellezza maschile e femminile, Paride ed Elena. Faust deve allora raggiungere le Madri, presso le quali si trova un tripode infuocato; toccatolo con una chiave consegnatagli da Mefistofele - che, in attesa del ritorno di Faust, soddisfa le curiosità dei cortigiani rispetto alla magia -, Faust lo porta con sé e può compiere il prodigio richiestogli. Faust, non appena vede Elena, se ne innamora; Elena e Paride inscenano una pantomima: Elena bacia Paride, assopitosi, che non capisce chi lo desideri. Individuata Elena, la rapisce, nell'indignazione di Faust, che la vuole per sé.
Faust cerca di forzare l’incantesimo a suo vantaggio, ma riesce solo a farlo svanire, restandone stordito.



ATTO II

Nello studio di Faust, immutato dalla firma del contratto: Faust dorme. Mefistofele, per ingannare il tempo, indossa la polverosa e tarlata pelliccia di Faust, facendone l’elogio a Nicodemus, 'famulus' di Wagner, che, dalla scomparsa di Faust, e reputato il maggiore sapiente al mondo. Mefistofele riceve uno studente, Baccalaureus, che, scambiatolo per Faust, il suo vecchio maestro, proclama l’esaurimento del sapere ereditato dalla tradizione e l’avvento di un velleitario giovanilismo; Mefistofele, per la sua esperienza, sa che il mondo e immutabile. Nel laboratorio Wagner lavora alla creazione artificiale di una creatura umana in provetta, l'Homunculus, che si libra sopra Faust addormentato e ne descrive il sogno (Leda e il cigno), interpretato come volontà d’immersione nel mito classico. Homunculus ricorda allora che proprio quella notte si svolge il sabba classico di Valpurga, a Farsalo, nell’anniversario della battaglia, che potrebbe essere la terapia giusta per Faust. E cosi, sempre grazie al mantello di Mefistofele, si avviano verso la Tessaglia, lasciando solo Wagner a meditate sulla sua scienza. Arrivati in Tessaglia, Homunculus abbandona i due compagni di viaggio, mentre Faust si avventura alla ricerca di Elena.
Lungo le rive del fiume Peneio Faust rivive la scena di Leda. Incontra Chirone, che lo guida dall'indovina Manto per guarirlo dalla passione per Elena. L’indovina, pero, lo porta da Persefone, ripercorrendo le orme di Orfeo alla ricerca di Euridice. Mefistofele, invece, affascinato dalle sgraziate Forcidi (dotate di un solo occhio e un solo dente), si trasforma in una di esse, assumendo natura ermafrodita. Talete conduce Homunculus alla festa di Galatea, nelle baie rocciose dell’Egeo, alla ricerca del segreto per divenire finalmente uomo. Consigliati da Nereo, si rivolgono a Proteo, insieme al quale assistono alla processione che precede l’arrivo di Galatea.



ATTO III

Dopo la guerra di Troia, Elena, tornata a Sparta, è ammonita da Menelao a predisporre ogni cosa per un sacrificio, di cui non viene specificata la vittima. Mefistofele le chiarisce che è lei la vittima del sacrificio e le consiglia di rifugiarsi in un castello che un popolo del Nord ha costruito non lontano da Sparta durante l’assenza di Menelao. Nel cortile del castello Faust omaggia Elena, ma Mefistofele preannuncia sventura a entrambi: si sta avvicinando, infatti, Menelao con l’esercito, per riprendersi la moglie; Faust, allora, da ai suoi fidi le disposizioni necessarie, dopo averli omaggiati di un feudo prima di avviarsi allo scontro,
La scena si trasforma magicamente nell'Arcadia. Elena e Faust vivono col figlio Euforione, che diventa rapidissimamente adulto; Euforione, dopo aver incitato i nativi alla ribellione per l'indipendenza  - raffigurazione della militanza di Byron a sostegno della lotta dei Greci -, muore tentando il volo. Il corpo si abbatte ai piedi dei genitori e sparisce subito dopo; l’aureola che gli risplendeva sul capo si leva nel cielo come una cometa. Elena, distrutta dal dolore, desidera morire e, invocata Persefone, svanisce; a Faust ne restano solo gli abiti, che si trasformano in nubi e, avvolto Faust, lo trasportano in cielo. Dopo che la corifea Pantalide ha annunciato di ricongiungersi con Elena nell'Ade, le parti del coro si dissolvono nei singoli elementi della natura, celebrando l’orgiastica ebbrezza di un baccanale. Mefistofele abbandona il travestimento da Forcide.



ATTO IV

Faust è deposto dalle nuvole su una vetta rocciosa, dove viene raggiunto da Mefistofele, portatovi dagli stivali dalle sette leghe, Faust contempla il maestoso spettacolo delle cime montane; persuaso da Mefistofele, che considera la natura fonte di godimento, Faust anela a grandi imprese, che prevedono lo sfruttamento del suolo, prosciugando distese marine. Lo interrompe il suono di tamburi di guerra. La diffusione della carta moneta ha creato, nell'Impero, un benessere temporaneo; la folle dissipazione della corte ha spinto al massimo la miseria dei sudditi: la rivolta dilaga e l’Imperatore deve affrontare una battaglia decisiva. Mefistofele incita Faust a scendere in campo a fianco dell'Imperatore, che, in cambio, potrà assegnargli in feudo il terreno prosciugabile. In vista dell'imminente scontro, Mefistofele affida a Faust tre demoniaci soldati di età diversa. Dai contrafforti, l’Imperatore osserva la disposizione delle truppe.
Faust mette al suo servizio i propri poteri magici. La battaglia sembra volgere a favore dell’Imperatore grazie all'inatteso intervento di un’armata di demoni. Viene fatto scaturire magicamente un fiume che travolge i nemici, che a un certo punto stavano prevalendo, e impedisce loro di fuggire. Dopo la vittoria, i tre soldati demoniaci dimostrano la propria avidità di bottino; l’Imperatore amplia i domini dei grandi feudatari, in segno di riconoscenza per la loro fedeltà.
Per rimediare al peccaminoso aiuto ricevuto dalle forze infere, l’Arcivescovo pretende che l'Imperatore doni alla Chiesa i terreni sui quali è avvenuto lo scontro, oltre a ricche donazioni.



ATTO V

Un viandante torna a visitare una coppia di anziani, Filemone e Bauci, che lo avevano salvato su quelle rive dal naufragio.
Ora la coppia possiede un esteso podere coltivato, ove un tempo vi era mare: sono le terre del feudo di Faust, divenute magicamente fertili. Faust ambisce da tempo a impadronirsi della capanna di Filemone e Bauci, che rendono omaggio a Dio suonando al crepuscolo la campana della loro cappella. Faust, ormai al termine della sua vita, è tormentato dal suono delle campane, che gli rammentano la caducità della vita e il rifiuto della religione. Al suo palazzo approda dal canale un’imbarcazione variopinta, dalla quale sbarcano Mefistofele e i tre soldati demoniaci. Mefistofele non placa Faust con i sontuosi frutti delle sue razzie; per dominate un ampio orizzonte, Faust vuole impadronirsi del podere di Filemone e Bauci e dei suoi tigli, e provare le gioie della vita semplice e tranquilla. Impone a Mefistofele di liberarlo della coppia di vecchi con l’aiuto dei tre nerboruti demoni. Di notte avviene la strage: Mefistofele e i suoi tre collaboratori danno fuoco alla capanna, ai suoi tre ospiti e al bosco di tigli. Faust, che intendeva salvate i due anziani, e indignato e caccia Mefistofele e i demoni, maledicendoli, pentendosi dell’ordine dato frettolosamente.
A mezzanotte arrivano al palazzo di Faust la Mancanza, il Bisogno, l’Insolvenza, la Preoccupazione.
Alle prime tre (ma non alla quarta) e impedito di penetrate nella dimora di un ricco. Faust non riesce a prendere sonno, avendole sentite arrivare; contempla desolato la propria solitudine e vorrebbe poter tornare uomo e liberarsi del potere della magia. La Preoccupazione ricorda a Faust il proprio potere sugli uomini, ma Faust l’affronta affermando con forza il potere della ragione, che permette alluuomo di dominate la terra, La Preoccupazione lo maledice e, prima di andarsene, lo accieca.
Faust, seppure privo della vista, ordina ai suoi servi di prepararsi a realizzare la sua più grande opera. Nell'ampio cortile antistante il palazzo Mefistofele fa scavare la fossa per Faust, che, uscito dal palazzo, scambia i lavori in corso per la realizzazione del disegno destinato a consegnarlo alla storia: un canale per bonificate una palude e liberate gli uomini dalla schiavitù della natura. Assorto nella contemplazione estatica del suo progetto, muore, cadendo nella fossa scavata.
Mentre viene seppellito il corpo mortale di Faust, Mefistofele attende che la sua anima esca dal corpo per chiederle conto del patto sottoscritto, allertando i demoni a catturarla, un coro angelico ricaccia nell'Inferno le schiere demoniache con una pioggia di rose.
Mefistofele è sedotto dalla dolcezza dei canti celesti; il profumo delle rose divine appaga il suo odorato; e la stessa bellezza delle forme efebiche degli angeli turba la sensualità di Mefistofele, che, in tale confusione personale, non si accorge che l’anima di Faust è trasportata in Paradiso. Mefistofele riconosce la propria sconfitta, frutto di un inganno dei sensi.
In una solitudine montana, Pater Ecstaticus, Pater Profundus e Pater Seraphicus, santi eremiti, testimoniano l’ardore di fede e penitenza; il Doctor Marianus, dalla cella più elevata, ha la visione dell’ascesa dell’anima di Faust, accompagnata dalla preghiera alla Vergine Maria delle tre grandi penitenti delle Sacre Scritture, Maria Maddalena, Maria Egiziaca e la Samaritana, e dall'intercessione dell’anima di Margherita.
Al termine del testo, il Chorus Mysticus proclama la capacità catartica e nobilitante dell’Eterno Femminino.



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