ARTE NEL PORDENONESE
UN AFFRESCO VOTIVO A VALVASONE
Quando si considera il patrimonio culturale friulano, non si deve dimenticare che molta parte, per la sua esatta comprensione, hanno le manifestazioni d'arte minore, tra le quali posto di preminenza occupano gli affreschi devozionali che ancora numerosi sussistono, pur se quotidianamente - si può dire - assistiamo alla loro scomparsa.
Un bell'esempio della loro importanza era questo affresco di via Trento 16 a Valvasone (non so se esiste ancora), copia del XIX secolo di un dipinto del 1605 eseguito da Anzolo da Portogruaro e conservato nel duomo di Valvasone. Il Cristo in pietra è lavoro recente di Severino Botto. L'insieme raffigura la S. Croce tra S. Elena e l'imperatore Costantino.
IL PORTALE DELLA PARROCCHIALE DI S. GIOVANNI DI CASARSA
Potrà non piacere, in quanto rappresenta un gusto che da poco è andato in disuso, "vecchio" quindi, e non ancora "antico", ma la parrocchiale di S. Giovanni di Casarsa è un monumento di notevole interesse per la sua organicità, un esempio tra i meglio conservati del "neogotico" nostrano.
Molti artisti (scultori, decoratori, intagliatori, orefici, artisti del ferro) vi hanno lavorato: tra gli altri, il cordenonese Luigi De Paoli (1857-1947) scultore legato al mondo classico, autore del bassorilievo con il Battesimo di Gesù nella lunetta del goticheggiante portale.
UN DIPINTO DEL PORDENONE
Il 1984 è stato un anno importante per l'arte friulana del Rinascimento. In occasione del quinto centenario della nascita di Giovanni Antonio Pordenone è stata infatti allestita a Passariano una grande mostra dei dipinti del maestro e di altri pittori friulani operanti tra la fine del XV e la fine del XVI secolo. Tra le opere più apprezzate, questa "Conversione di Saul".
E' una delle parti interne delle portelle dell'organo del duomo di Spilimbergo, risale al 1524 e mostra nell'impaginazione larga e negli scorci arditi prerubensiani una delle caratteristiche più stupefacenti della poetica "pordenoniana".
Tra il 1500 ed il 1575 vive il pittore Marco Tiussi, figlio del pittore Giampietro da Spilimbergo, artista (o artigiano) di modestissima levatura, riportato in luce dall'oblio in cui era caduto da Goi e Metz una quarantina d'anni fa. E l'antipordenone per eccellenza: tanto quello brilla di capacita inventive e tecniche (sì da porsi a capo della scuola friulana), tanto Marco abbassa a livello naif la sua pittura, evidenziando anche scarsissime cognizioni tecniche.
Sappiamo addirittura che un nobile, messer Troilo, nel 1544 voleva rompere il contratto stipulato con il Tiussi (che doveva affrescare una parte del castello di Spilimbergo) perché le sue pitture non duravano. Ciò nonostante molte furono le commissioni di lavoro per il Tiussi, che operò soprattutto lungo la fascia tilaventina.
Uno dei suoi più complessi affreschi è quello che si trova nella chiesa di S. Rocco a Morsano al Tagliamento, eseguito nel 1558: rappresenta la Madonna con Bambino tra S. Rocco e S. Sebastiano; sulla destra jl donatore inginocchiato, sovrastato da una lunga scritta. E', in pratica, un ex voto su muro.
Nella suggestiva cripta del duomo di Spilimbergo (che nel 2014 celebra i settecentotrenta anni dalla fondazione) è stato collocato da qualche anno il sarcofago di Walterpertoldo (II di Zuccola e IV di Spilimbergo) che prima sì trovava nella piazza del duomo.
Risale alla fine del XIV secolo (un'iscrizione ricorda la nomina di Walterpertoldo a cavaliere avvenuta a Roma nel 1354 ed il successivo incarico a Treviso dove morì nel 1382) ed ha splendidi capitelli lavorati e telamoni che sostengono il cassone su una delle facce del quale campeggia - in bassorilievo - lo stemma degli Spilimbergo.
Durante i restauri effettuati dalla Soprintendenza agli affreschi del coro della parrocchiale di Tauriano di Spilimbergo e riaffiorata una scritta con la data 1502 ed il nome del pittore: Giampietro da Spilimbergo. E' così stato possibile dare paternità esatta ad un bel ciclo d'affreschi, con Dottori della Chiesa, Storie di San Nicola e della vita di Cristo.
In essi Giampietro si mostra artista bloccato e convenzionale nell'impaginazione e nell'uso di cupi colori nella volta, e fresco e ingenuo narratore, calligrafico e sgrammaticato, dove può dispiegare le scene in spazi più ampi.
Giovanni Antonio Pilacorte da Carona, sul lago di Lugano, venne in Friuli poco dopo il 1480 e fisso la sua dimora a Spilimbergo. Artista estremamente prolifico, diffuse l'amore per I'intaglio della pietra in tutto il Friuli: fu imitato (e talora copiato) da una larga schiera di lapicidi.
A Spilimbergo molte opere gli vengono attribuite, non sempre a ragione. I lavori di più alto impegno sono quelli che a varie riprese condusse nel duomo: il fonte battesimale, l'altare del Carmine, quello di San Giovanni, ricchissimi di intaglio.
Soprattutto splendida e la balaustra che dà accesso alla cappella del Carmine, in cui perfetta è la fusione dei motivi ornamentali con la struttura architettonica. Sopra di essa sono posti quattro angeli reggicandelabro che rappresentano una delle più felici realizzazione del maestro.
La grazia dell'espressione, la classica compostezza, l'inanellare i boccoli, il tenue chiaroscurare derivano certamente dall'arte veneziana di Pietro e Tullio Lombardo, ma il Pilacorte riesce a far suoi i motivi appresi ed a conferire loro una provinciale plastica serenità.
UN AFFRESCO DEL TIUSSI A MORSANO
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| Chiesa di S. Rocco a Morsano al Tagliamento |
Sappiamo addirittura che un nobile, messer Troilo, nel 1544 voleva rompere il contratto stipulato con il Tiussi (che doveva affrescare una parte del castello di Spilimbergo) perché le sue pitture non duravano. Ciò nonostante molte furono le commissioni di lavoro per il Tiussi, che operò soprattutto lungo la fascia tilaventina.
Uno dei suoi più complessi affreschi è quello che si trova nella chiesa di S. Rocco a Morsano al Tagliamento, eseguito nel 1558: rappresenta la Madonna con Bambino tra S. Rocco e S. Sebastiano; sulla destra jl donatore inginocchiato, sovrastato da una lunga scritta. E', in pratica, un ex voto su muro.
IL SARCOFAGO DI WALTERPERTOLDO
Nella suggestiva cripta del duomo di Spilimbergo (che nel 2014 celebra i settecentotrenta anni dalla fondazione) è stato collocato da qualche anno il sarcofago di Walterpertoldo (II di Zuccola e IV di Spilimbergo) che prima sì trovava nella piazza del duomo.
Risale alla fine del XIV secolo (un'iscrizione ricorda la nomina di Walterpertoldo a cavaliere avvenuta a Roma nel 1354 ed il successivo incarico a Treviso dove morì nel 1382) ed ha splendidi capitelli lavorati e telamoni che sostengono il cassone su una delle facce del quale campeggia - in bassorilievo - lo stemma degli Spilimbergo.
AFFRESCHI A TAURIANO
Durante i restauri effettuati dalla Soprintendenza agli affreschi del coro della parrocchiale di Tauriano di Spilimbergo e riaffiorata una scritta con la data 1502 ed il nome del pittore: Giampietro da Spilimbergo. E' così stato possibile dare paternità esatta ad un bel ciclo d'affreschi, con Dottori della Chiesa, Storie di San Nicola e della vita di Cristo.
In essi Giampietro si mostra artista bloccato e convenzionale nell'impaginazione e nell'uso di cupi colori nella volta, e fresco e ingenuo narratore, calligrafico e sgrammaticato, dove può dispiegare le scene in spazi più ampi.
IL PILACORTE NEL DUOMO DI SPILIMBERGO
Giovanni Antonio Pilacorte da Carona, sul lago di Lugano, venne in Friuli poco dopo il 1480 e fisso la sua dimora a Spilimbergo. Artista estremamente prolifico, diffuse l'amore per I'intaglio della pietra in tutto il Friuli: fu imitato (e talora copiato) da una larga schiera di lapicidi.
A Spilimbergo molte opere gli vengono attribuite, non sempre a ragione. I lavori di più alto impegno sono quelli che a varie riprese condusse nel duomo: il fonte battesimale, l'altare del Carmine, quello di San Giovanni, ricchissimi di intaglio.
Soprattutto splendida e la balaustra che dà accesso alla cappella del Carmine, in cui perfetta è la fusione dei motivi ornamentali con la struttura architettonica. Sopra di essa sono posti quattro angeli reggicandelabro che rappresentano una delle più felici realizzazione del maestro.
La grazia dell'espressione, la classica compostezza, l'inanellare i boccoli, il tenue chiaroscurare derivano certamente dall'arte veneziana di Pietro e Tullio Lombardo, ma il Pilacorte riesce a far suoi i motivi appresi ed a conferire loro una provinciale plastica serenità.
UN VESPERBILD A SACILE
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| Chiesetta della Pietà - Sacile |
Tra la scultura dei Quattrocento in Friuli merita un particolare rilievo il folto gruppo dei Vesperbilder (o Pietà: raffigurazioni delIa Madonna addolorata che tiene sul grembo il corpo inanimato del Cristo) esistenti nella regione: una dozzina, dei quali - in provincia di Pordenone - a Sesto al Reghena, S. Vito al Tagliamento, Castel d'Aviano e Sacile (chiesetta della Pietà).
Quest'ultimo, databile alla f ine del'Quattrocento, può essere assegnabile ad un artista che "traduce" in ritmo e modi italiani il modello salisburghese dal quale tutte queste sculture derivano.
Il pittore lsacco Fischer di Augusta (1630-1706), trasferitosi giovane ancora in Friuli si dedicò prevalentemente al ritratto: in essi si dimostrò abile nella ricerca delle notazioni somatiche, nell'uso del colore, nell'amore per i particolari, ma freddo e convenzionale nell'insieme. Numerosi sono i ritratti eseguiti soprattutto per le nobili famiglie Maniago e Altan.
Di lui rimangono anche pale d'altare, tra le quali una nel duomo dì Maniago (1660) ed un'altra nella parrocchiale di Porcia (1674).
La presenza in Udine nel 1778 e poi ancora nell'89-90 del trevigiano Francesco Riccati (1781-1791) appartenente ad una famiglia di studiosi di matematica, letteratura, musica, architettura, ha non poca incidenza sul trapasso dell'architettura friulana dalle forme barocche (pur blande e misurate) dell'inizio del secolo a quelle neoclassiche e contribuisce a vivacizzare l'ambiente culturale nel quale, almeno a livello speculativo, i pittori mostrano di essere al passo con i tempi.
Delle molte ville progettate dal Riccati di cui parlano le carte, non una finora è stata identificata; rimangono invece l'altare delle Reliquie (1790) nel duomo di Udine e, soprattutto, il duomo di Aviano (iniziato nel 1777), ad unica navata, che dimostra a sufficienza il "credo" illuminista dell'architetto: facciata con quattro semicolonne (poggianti su un dado esageratamente alto) che sostengono un ampio frontone sormontato da tre statue: aula luminosa, con elementi architettonici bene evidenziati.
RITRATTI DEL FISCHER
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| Ritratto della contessa Irene Altan di Spilimbergo |
Di lui rimangono anche pale d'altare, tra le quali una nel duomo dì Maniago (1660) ed un'altra nella parrocchiale di Porcia (1674).
IL DUOMO DI AVIANO
La presenza in Udine nel 1778 e poi ancora nell'89-90 del trevigiano Francesco Riccati (1781-1791) appartenente ad una famiglia di studiosi di matematica, letteratura, musica, architettura, ha non poca incidenza sul trapasso dell'architettura friulana dalle forme barocche (pur blande e misurate) dell'inizio del secolo a quelle neoclassiche e contribuisce a vivacizzare l'ambiente culturale nel quale, almeno a livello speculativo, i pittori mostrano di essere al passo con i tempi.
Delle molte ville progettate dal Riccati di cui parlano le carte, non una finora è stata identificata; rimangono invece l'altare delle Reliquie (1790) nel duomo di Udine e, soprattutto, il duomo di Aviano (iniziato nel 1777), ad unica navata, che dimostra a sufficienza il "credo" illuminista dell'architetto: facciata con quattro semicolonne (poggianti su un dado esageratamente alto) che sostengono un ampio frontone sormontato da tre statue: aula luminosa, con elementi architettonici bene evidenziati.





















