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sabato 5 luglio 2014

LETTERATURA ITALIANA - NEOREALISMO - Francesco Jovine, Vasco Pratolini, Beppe Fenoglio, Pier Paolo Pasolini


LA LETTERATURA ITALIANA DEL DOPOGUERRA

Caratteristiche generali

La guerra, la sconfitta, la Resistenza avevano profondamente inciso nella coscienza degli Italiani e avevano aperto, nella cultura, un processo di ripensamento. Letterati e artisti si mossero sulla via della ricerca e dell'impegno a rimeditare criticamente tutta I'esperienza passata.

Guardando a questi anni, non si può dire che la strada percorsa dalla nostra letteratura sia stata agevole e lineare: essa ha tuttavia proceduto con una sostanziale aderenza ai processi di sviluppo della società. e ai fattori politico-sociali che ne sono stati alla base. Arte e letteratura hanno infatti partecipato, con un proprio specifico contributo, ai fermenti unitari che caratterizzarono il primo dopoguerra; hanno riflesso, o subito, la crisi di certezze politiche e ideologiche degli anni cinquanta, nonché l'affermarsi, lento ma sicuro, della civiltà industriale; hanno registrato, reagendovi in parte, il travaglio della società tecnologica, rispondendo con le invenzioni delle "avanguardie" agli interrogativi drammaticamente posti dal mondo moderno.

Seguirò perciò queste fasi diverse, a partire dalla prima, passata alla nostra storia letteraria col nome di £neorealismo".


Il neorealismo

Il neorealismo  fu un movimento artistico che sulla base di una esperienza già maturata nel corso degli anni trenta - e configuratasi in una letteratura di opposizione al regime fascista - seppe cogliere in tutta la sua portata il significato politico e rivoluzionario della Resistenza.

Il neorealismo si nutrì, innanzi tutto, di un nuovo modo di guardare il mondo, di una morale e di una ideologia nuove che erano proprio della rivoluzione antifascista. In esse vi era la consapevolezza del fallimento della vecchia classe dirigente e del posto che, per la prima volta nella nostra storia, si erano conquistato sulla scena della società civile le masse popolari. Vi era l'esigenza della scoperta dell'Italia reale, nella sua arretratezza, nella sua miseria, nelle sue assurde contraddizioni e insieme una fiducia schietta e rivoluzionaria nelle nostre possibilità di rinnovamento e nel progresso dell'intera umanità. II tono poteva variare dall'epico al narrativo, ma la posizione ideale rimaneva la stessa.

Questo orientamento fu netto e vigoroso nel cinema (che del neorealismo costituì la più incisiva e riuscita espressione) ma ebbe enorme importanza, nello spazio di un decennio, in tutte le manifestazioni dell'arte e della cultura italiane.
Fu un movimento di avanguardia, ma nel senso più concreto che questa parola può avere, poiché si collegava non a ipotesi astratte bensì a un movimento di masse che andava sviluppandosi con molta forza nella società, rivendicando un nuovo assetto democratico e popolare per il paese. Era cioè un'arte politicamente impegnata, che aveva qualcosa da dire e voleva dirla in maniera polemica contro la cultura del passato.
Al suo centro poneva i problemi reali e, quali protagonisti, sceglieva operai o partigiani, contadini o sottoproletari.

Certo, per la letteratura il discorso neorealistico si presentava assai più difficile che per il cinema: infatti, mentre quest'ultimo poteva risolvere il problema della rappresentazione di una condizione umana e sociale attraverso la forza delle immagini, del documento visivo incontrovertibile, alla letteratura incombeva l'arduo compito di proporre i nuovi contenuti in maniera tale che il documento - che non poteva consistere nella pura descrizione - si sostanziasse di una precisa analisi storica. Si doveva, cioè, creare un modo nuovo di narrare, che riuscisse a cogliere la realtà nel suo movimento e che utilizzasse, per questo, un linguaggio il più possibile lontano da quello accademico e corrispondente alle esigenze e ai nuovi valori che nascevano nella società.

Impresa difficile e non meraviglia che la letteratura si muovesse inizialmente con un certo disagio, tentando di partire proprio dal documento, dalla narrazione di fatti della guerra o della lotta partigiana, dal romanzo-saggio.

Il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902 – Roma, 4 gennaio 1975) e Se questo è un uomo di Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) costituirono l'esempio di una narrazione che era insieme documento (o cronaca) e saggio (o analisi). In questo iniziale filone si inserivano opere come Il sergente nella neve di Mario Risoni-Stern (Asiago, 1º novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008)  e  16 ottobre 1943  di Giacomo Debenedetti (Biella, 25 giugno 1901 – Roma, 20 gennaio 1967).

La cronaca fu dunque I'elemento sul quale la letteratura neorealistica fece leva, per evitare ogni tentazione accademica e rimanere fedele al suo assunto di una rappresentazione dinamica e stimolante della realtà.

Naturalmente restava la grossa questione del linguaggio: una volta riconosciuta la necessità che esso dovesse riflettere condizioni, problemi, speranze di quelle masse operaie e popolari che avevano conquistato un loro spazio nella società civile, la suggestione più immediata era fornita dal dialetto. Si trattava però non di promuovere i dialetti a lingue letterarie ma di attingere dai dialetti le forme storicamente più valide e integrarle in una rinnovata lingua letteraria.

Dinanzi a questi problemi si trovarono dunque gli scrittori neorealisti: tra i più rappresentativi di essi possono essere annoverati Francesco Jovine,  Vasco Pratolini, Beppe Fenoglio, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini. 
Vediamone, in sintesi, I'opera.


Francesco Jovine

Tra gli scrittori che concorsero in misura rilevante a fare della letteratura qualcosa di più che una sequenza di belle pagine, Jovine merita un posto di particolare spicco.
Nato a Gualdalfiera nel Molise nel 1902 e prematuramente scomparso nel 1950, fu, agli inizi della sua carriera, un isolato, una solitaria "voce" della provincia, assai poco inserito nel giro della cultura ufficiale. Studioso di problemi meridionali, visti "dall''interno" perché meridionale egli stesso, lo scrittore molisano proponeva non solo all'attenzione letteraria ma all'impegno politico I'aspra realtà delle regioni del Sud, in questo collegandosi a Verga. 
Due temi sono presenti nella narrativa di Jovine: quello della città, dei personaggi cittadini annoiati e inconcludenti (Un uomo provvisorio..., Il pastore sepolto...., Tutti i nostri peccatie quello della campagna molisana, altrettanto triste e stagnante ma scossa, di tanto in tanto, da un fremito d'improvvisa ribellione. Su questo sfondo si snodano le vicende della Signora Ava e del suo ultimo romanzo, pubblicato l'anno stesso della sua morte: Le terre del Sacramento
In quest'opera, ritenuta il capolavoro di Jovine, la tetra, accidiosa esistenza di un intellettuale di campagna, figlio di proprietari, viene scossa da una rivolta di contadini. Con questi si schiera, facendo una scelta precisa, Luca Marano, I'intellettuale, che pagherà poi di persona cadendo sotto il piombo dei carabinieri e dei fascisti. La figura di Luca Marano, che sacrifica la propria vita per una causa che non lo riguarda direttamente ma che direttamente è legata alla vita dei contadini del suo Molise, è una delle più belle e riuscite della letteratura neorealista.


Vasco Pratolini

Vasco Pratolini  (Firenze, 19 ottobre 1913 – Roma, 12 gennaio 1991) iniziò, alternandola al suo lavoro di operaio tipografo, una intensa attività di studio che ben presto gli procurò legami con l'ambiente letterario fiorentino. L'amicizia con Elio Vittorini gli fu di stimolo per un impegno culturale di chiara impronta antifascista. Trasferitosi a Rorna, egli precisò, nel clima della Resistenza, quella visione realista che doveva poi costantemente ispirare i suoi scritti. Naturalmente, pur restando ferma tale concezione, l'opera di Pratolini ha conosciuto momenti diversi di evoluzione: tra Cronache di poveri amanti (1947) e Merello (1955) corre infatti la differenza tra un'opera concepita e pubblicata nel pieno del fervore neorealista dell'immediato dopoguerra e un'altra che interviene, invece, in un momento se non ancora di crisi, certo di riflessione su tutta l'esperienza del neorealismo.

Lo sfondo entro il quale si colloca la poetica di Pratolini è la città; protagonisti ne sono operai, popolani, ragazze.
Fra questi s'intrecciano rapporti di solidale amicizia, di consapevolezza della comune condizione di sfruttati e insieme della superiorità dei loro sentimenti rispetto a quelli di coloro che li sfruttano. Dalla solidarietà alla coscienza di classe, il passo è breve e i personaggi di Pratolini sembrano tutti concorrere, anche nella loro apparente rozzezza, a radicare nelle coscienze il bisogno di un mutamento rivoluzionario.

Tra le opere più importanti dello scrittore fiorentino vanno ricordate: Il tappeto verde (1941)..., Via dei Magazzini (1942)...., Il quartiere (1943)..., Cronache di poveri amanti (1947)..., La costanza della ragione (1963)...,  e una trilogia comprendente tre romanzi: Metello (1955)..., Lo scialo (1960)...,  Allegoria e derisione (1966).
Il primo narra la storia di un edile, ambientata nel'Italia di fine secolo, cioè nel momento in cui il movimento operaio si dava una propria fisionomia politica con il Partito socialista; il secondo riflette gli atteggiamenti e la rivolta della piccola borghesia che si appresta a sostenere il fascismo; il terzo - in parte autobiografico - racconta della crisi degli intellettuali che si accompagna alla crisi del fascismo.

In tutta la sua produzione - assai importante e discussa - Pratolini dimostra uno straordinario talento di narratore.


Beppe Fenoglio

Al filone neorealista, e in maniera forse più robusta di quanto la critica letteraria non abbia posto in evidenza, appartiene Beppe Fenoglio,  (Alba, 1º marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963). Coerente fino allo scrupolo, egli seguì questo indirizzo anche quando gran parte della letteratura realistica entrava in crisi o degenerava verso forme vecchie di narrazione intimista. La crisi del fascismo e la guerra partigiana costituiscono gli argomenti essenziali dell'opera di Fenoglio, nella quale le esperienze personali si saldano con naturalezza, senza forzature, al contesto dei fatti narrati; il tutto sostenuto da uno stile stringato e tuttavia capace di realizzare il massimo di comunicativa. Tra gli scritti maggiori, i racconti pubblicati sotto i titoli I venitré giorni della città di Alba...,  Un giorno di fuoco..., Il partigiano Johnny...,  e i romanzi Primavera di bellezza..., Una questione privata..., La paga del sabato (questi ultimi due postumi).


Carlo Levi

Di Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902 – Roma, 4 gennaio 1975)è stato uno scrittore e pittore italiano, tra i più significativi narratori del Novecento. Una medesima impronta realista accomuna ai suoi quadri l'opera narrativa, che si ispira a un argomento già affrontato da Jovine: Il Mezzogiorno d'Italia, cui Levi s'era accostato anche per particolari circostanze della sua vita, essendo stato confinato in Lucania per la sua opposizione al fascismo.

Il Cristo si è fermato ad Eboli - qualcosa di mezzo, come già detto, tra narrativa e saggio - costituisce uno degli scritti più esemplari della letteratura neorealista.
Rielaborando appunto la propria personale esperienza di confinato, Levi pone in evidenza, da un lato, la condizione di arretratezza del Mezzogiorno, vittima della oppressione burocratica di uno Stato estraneo e sostanzialmente ostile e, dall'altro, indica nella società meridionale l'estremo approdo di una antica civiltà contadina, chiusa, refrattaria a ogni sollecitazione esterna, passiva nel subire la continua offesa, cui tuttavia di tanto in tanto reagisce, attraverso incontenibili scoppi di collera e con il brigantaggio.


Pier Paolo Pasolini

Di impostazione neorealistica deve essere considerata l'opera - o almeno la parte più significativa di essa - di uno scrittore fortemente rappresentativo della letteratura italiana: Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Lido di Ostia, 2 novembre 1975).

Nei suoi due romanzi di maggiore importanza, Ragazzi di vita e Una vita violenta, Pasolini, descrivendo la storia allegra e tragica di ragazzi delle borgate romane, sostiene la tesi secondo cui proprio l'istintiva, immediata allegria del popolo, la sua non-coscienza, costituiscono le componenti essenziali di un processo che può rinnovare la società.
Il semplice e viscerale anarchismo del sottoproletariato si contrappone con violenza all'ordine costituito, anche se non è in grado di prospettare una diversa e alternativa concezione del mondo. 
Nel secondo dei romanzi, tuttavia, pur rimanendo fedele alla sua scelta di ambiente, alle borgate (che non comprendono più la plebe descritta dal BelIi, né la piccola borghesia di cui furono espressione Trilussa e Pascarella, ma rappresentano una realtà nuova, sorta da una commistione tra il vecchio ceppo popolare, cacciato via dal centro storico e I'immigrazione, soprattutto meridionale), Pasolini delinea, nella figura del protagonista, il formarsi di una coscienza che dal primitivismo iniziale (che si identifica con l'adesione data al partito neofascista) passa attraverso la scelta del partito democristiano per poi giungere a una collocazione di classe nel partito comunista. 
Il sottoproletario diventa così proletario cosciente.

Caratteristica assai rilevante e molto discussa di questi due romanzi è il linguaggio, che Pasolini adopera facendo largo e sapiente ricorso alle espressioni dialettali e di gergo romanesche. Lo scrittore, tuttavia, più che "inserire" tali espressioni nella narrazione, se ne serve per creare una lingua capace di esprimere con pari immediatezza, l'immediatezza e la spontaneità, dei ragazzi di vita delle borgate romane.

Dotato di straordinaria sensibilità e di grandissima cultura, Pasolini (che ha dato tra l'altro un contributo rilevante al cinema come regista) vanta una copiosa produzione. Assieme ai romanzi citati, sono da ricordare, infatti, la raccolta di liriche Le ceneri di Gramsci, il volume di saggi Passione e ideologia e quello sulla poesia friulana (La meglio gioventù) e, ancora, Il sogno di una cosa..., La religione del mio tempo..., Poesia in forma di rosa..., Alì dagli occhi azzurri.


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