venerdì 31 ottobre 2014

SUSANNA E I VECCHIONI (Susanna and the Elders) - Tintoretto

Susanna e i vecchioni (1557) Tintoretto
Kuruthistoris Museum - Vienna
Olio su tela cm  145 x 193

Durante gli anni Cinquanta del Cinquecento, Tintoretto alterna dipinti di soggetto mitologico con l'incessante produzione di immagini religiose. 
L'opera più affascinante di questo periodo è probabilmente la splendida Susanna e i vecchioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna. 
Accostandosi ai toni chiari e ai sereni soggetti della contemporanea pittura del Veronese, Tintoretto frena la consueta foga luministica, e per rischiarare il corpo purissimo della fanciulla sceglie un delicato chiarore che filtra tra le fronde di un giardino. 
I due vecchioni che spiano la ragazza dalle estremità opposte di una spalliera di rose non turbano la serenità di un momento di sospesa poesia. 
Degna di nota è l'accurata descrizione degli oggetti da toilette sciorinati sul prato da Susanna, e la minuziosa analisi dell'acconciatura. 

Pur trattandosi di un tema biblico, Tintoretto interpreta il soggetto in moda delicatamente elegiaco: la nostra attenzione non è certo concentrata sui due vecchioni, che fanno capolino alle estremità della siepe fiorita sulla sinistra, ma sul luminoso corpo della fiorente Susanna presso la fontana zampillante. 
Gli oggetti da toilette della fanciulla sono stesi sul prato, e creano un capriccioso disordine: la luce naturale che filtra nel verde del giardino accresce il fascino di questo capolavoroo.






giovedì 30 ottobre 2014

R - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (R - Art History - The great artists)

Madonna della seggiola - Raffaello (Vedi scheda)

I GRANDI ARTISTI

A - B - C D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R -  S - T - U - V - W - X - Y - Z
(In costruzione)


RAFFAELLO Sanzio (Vedi biografia)

Pittore ed architetto italiano (Urbino 1483 - Roma 1520).
Fu, forse, giovanissimo, allievo del padre, Giovanni Santi, quindi, dopo la morte di questi, a Perugia nello studio del Perugino, col quale operò fino agli inizi del secolo XVI, affermandosi subito, nonostante la giovanissima età. Nel 1505 il giovane artista è a Firenze dove si intrattiene per un breve periodo, eseguendo il San Michele e il San Giorgio e I'affresco della Trinità, per la chiesa di San Lorenzo. Lasciata Firenze, si reca a Roma (1508) dove, su pressione del Bramante, lo aveva chiamato papa Giulio II. Qui viene affidato al giovane artista il compito di affrescare alcune pareti della stanza della Segnatura; dopo il successo di questi lavori, passò a dipingere anche altre Stanze vaticane. Raffaello ebbe modo di distinguersi anche nel campo architettonico: ricordiamo la cappella Chigi in S. Maria del Popolo, a Roma, e il Palazzo Pandolfini a Firenze.


RENOIR Pierre-Auguste (Vedi biografia)

Pittore francese   (Limoges, 25 febbraio 1841 – Cagnes-sur-Mer, 3 dicembre 1919) 
Renoir dipinse con tecnica pittorica rapida, a piccoli tocchi di colore, evitando di fondere i toni sulla tela e di impastare il bianco ed il nero al colore per tare il chiaroscuro.
La sua fu una pittura di variegato e vivace cromatismo.
Tra le sue opere ricordiamo Il ballo del mulino della Galette (1876), che è un quadro sulla vita quotidiana del popolo, colta nel suo scorrere incessante.
Il soggetto del quadro è una folla animata da un vortice di danze, che consente al pittore di ottenere straordinari effetti di colore e di ritmo.
Il dinamismo del ballo è reso infatti con una miriade di note colorate.
Lo spazio del quadro non .è in proiezione prospettica: le figure sono aeree, quasi generate dalla luce.
Paesaggista non inferiore a Jean-Baptiste Corot e Claude Monet, Renoir è altresì splendido nella resa di nudi femminili, siano essi quelli acerbi del periodo giovanile oppure quelli, classici e mediterranei, della sua piena maturità (Bagnante seduta, 1914).


ROSSO FIORENTINO Giovanni Battista di Jacopo (Vedi scheda)

Pittore (Firenze 1494 -Parigi 1540).
Si formò alla bottega di Andrea del Sarto ed in seguito subì I'influenza di Piero di Cosimo, maturando un'attitudine anticlassica.
Alcune sue opere sono: la Deposizione (1522), la Pala di S. Spirito (1522), Mosè e le figlie di Ietro.
Rimase a Firenze sino al 1523, poi si trasferì a Roma.
In seguito al Sacco di Roma (1527), il pittore fuggì prima a Perugia, poi a Città di Castello ove dipinse la Gloria di Cristo (1528-30), e, dopo una tappa breve a Venezia, si recò, invitato, alla corte di Francia dove divenne pittore ufficiale del re Francesco l, godendo di vari privilegi. 
A Fontainebleau decorò, tra il 1532 e il '35, insieme al Primaticcio, il padiglione di Pomona e nel 1534 iniziò la decorazione della galleria di Francesco I, compiuta nel 1537.
Eseguì inoltre disegni per mascherate, argenteria e apparati trionfali tra cui quelli allestiti per la venuta di Carlo V.



mercoledì 29 ottobre 2014

RENATO GUTTUSO - ARTE REALISTICA (Realistic art)

Profilo, 1956 (Fondazione Cariplo)

Renato Guttuso: la necessità di un'arte realistica

Negli anni trenta in Italia alcuni artisti cominciarono a reagire al clima dominante, troppo legato al passato sia per i temi sia per lo stile, e proposero opere più direttamente partecipi dell'attualità e dipinte con una tecnica meno convenzionale. Tra questi il siciliano Renato Guttuso, all'anagrafe Aldo Renato Guttuso (Bagheria, 26 dicembre 1911 – Roma, 18 gennaio 1987), che allora viveva tra Roma e Milano, svolgendo un prezioso ruolo di collegamento fra gli artisti più giovani e anticonformisti della capitale e quelli che, nella metropoli lombarda, si riunivano nel raggruppamento di Corrente. 
Già allora Guttuso era un artista impegnato: rifiutava la pittura astratta, senza alcun riferimento con il reale, che allora si stava diffondendo anche in Italia, in nome di un'arte capace di affrontare i più drammatici e importanti temi dell'attualità. Così nel 1937 dipinse una Fucilazione in campagna, nel '41 una Crocifissione moderna che rifletteva il dramma della guerra e, terminato il conflitto, sostenne la necessità di un'arte realistica, considerata l'unica capace di contribuire alla soluzione dei concreti problemi della società. E fino alla morte, avvenuta nel 1987, Guttuso continuò a partecipare al dibattito del suo tempo, con le opere e gli scritti.


L'occupazione delle terre incolte in Sicilia - Renato Guttuso

Un'opera che dimostro I'impegno politico di Guttuso, L'occupazione delle terre incolte in Sicilia, presentata alla Biennale di Venezia del 1950 in mezzo alle polemiche di chi rifiutava un'arte troppo legata all'attualità. Nella stessa sede Giuseppe Zigaina presentava tre tele dedicate ai braccianti del Friuli e Gabriele Mucchi una Legittima difesa in cui si vedevano degli operai reagire, davanti alla loro fabbrica, alle forze dell'ordine.


Boogie-woogie - Renato Guttuso

L'occhio attento di Guttuso non trascura la condizione dei giovani, ne scruta le mode e i divertimenti, come si vede in questo Boogie-woogie.


Crocifissione - Renato Guttuso

La famosa Crocifissione dipinta da Guttuso nel 1941, che suscitò molte polemiche per il trattamento ben poco convenzionale del tema sacro: lo stile risente soprattutto del linguaggio modernissimo di Guernica, che Picasso aveva dipinto qualche anno prima. In
particolare, la Crocifissione attualizza I'evento sacro, che si svolge sullo sfondo di un mondo disperato e sconvolto; come scrive Guttuso: 
"Questo è tempo di guerra e di massacri: Abissinia, gas, forche, decapitazioni, Spagna, altrove. Voglio dipingere questo supplizio di Cristo come una scena d'oggi".


VEDI ANCHE . . .

Artisti per la Libertà. Disegni della Resistenza (1941-1945)



martedì 28 ottobre 2014

AVANGUARDIE - SURREALISMO (Avant-gardes - Surrealism)

La persistenza della memoria - Salvador Dalì (Vedi scheda)
                           
Il surrealismo nasce a Parigi nel 1924  con il  che, prendendo le mosse dai principi e dai metodi dell'indagine psicoanalitica di Freud, mette in primo piano il valore dell'inconscio, come essenziale esperienza conoscitiva connessa all'esplorazione dei livelli profondi e sommersi del pensiero.

Il linguaggio dell'inconscio procede per immagini, distruggendo, come nel sogno, ogni legame con i dati oggettivi della realtà per stabilire un ordine alternativo fondato sulla trasgressione continua dei legami logici. Questa nuova dimensione si fonda sull'istituzione di richiami associativi e di allusioni simboliche, che prendono corpo esclusivamente nella assoluta libertà espressiva dell'immagine. 
Il surrealismo si pone come ultimo sviluppo di un'intera linea di ricerca che, inaugurata con l'introspezione psicologica del Romanticismo e approfondita attraverso il rinnovamento linguistico ed espressivo operato dal Simbolismorifluisce nelle sperimentazioni ardite delle avanguardie artistiche (cubismo e dadaismo), in cui i due poli della realtà psichica e del mondo esterno vengono stretti in un legame di interdipendenza, dando luogo alla scompaginazione dei criteri abituali di rappresentazione.

Il surrealismo tenta dunque di mettersi in sintonia con i meccanismi complessi del funzionamento del pensiero, al fine di ritrascriverne l'assidua attività immaginativa, basata sul materiale illogico ed apparentemente assurdo delle immagini mentali, che trovano così nella specificità del linguaggio artistico la sede ideale della loro analisi ed espressione. 
L'arte sola, infatti, è lo strumento congeniale alla riproduzione dei materiali e dei criteri di organizzazione del pensiero. 
I surrealisti, spinti dall'esigenza espressiva di istituire una rispondenza autentica tra i livelli profondi dell'attività psichica e il gesto ''creativo'' dell'artista, furono portati a sperimentare nuove tecniche: dal frottage (strofinamento della matita sulla superficie ruvida del foglio di carta) di Max Ernst al collage, e dai fotomontaggi di Man Ray fino ad arrivare alla scultura biomodica di Hans Arp ed organica di Henry Moore

quadri di Max Ernst propongono la combinazione di elementi disparati, aggregati in un contesto assurdo e sconcertante; Mirò tende, attraverso l'affinamento di una tecnica immediata ed efficace, al prelevamento e alla riproduzione ''fedele" di immagini direttamente tratte dagli stati profondi della psiche e che si manifestano nella evidenza della superficie pittorica; Salvador Dalì deforma le apparenze oggettive del reale attribuendo alle cose misteriosi significati in ambientazioni estranee o addirittura inventa oggetti assurdi, privi di qualunque funzione, a cui sono attribuite sembianze o caratteristiche formali sccincertanti, anche ispirate a parti del corpo umano o ad oggetti di altra natura.


lunedì 27 ottobre 2014

AUSCHWITZ - La fabbrica della morte (The death factory)


AUSCHWITZ
LA FABBRICA DELLA MORTE

Il nome di Auschwitz non verrà mai dimenticato. 
Oggi si riferisce a una cittadina della Polonia meridionale, Oswiecim; durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di crimini di un'ignominia senza precedenti: migliaia di vittime innocenti uccise col gas ogni giorno; sadici esperimenti effettuati su esseri umani; prigionieri metodicamente picchiati, affamati, fatti lavorare fino alla morte. 



Rudolf Höss

Tutto comincia con la costruzione, nel 1940, di un campo di concentramento di cui Rudolf Höss  è nominato comandante. 
All'inizio del 1941 si intraprendono lavori di ampliamento per ospitare deportati da far lavorare in una grande fabbrica di gomma sintetica della I. G. Farben installata nella vicina Monowitz, chiamata talvolta Auschwitz III. 
Si apre anche un campo satellite a Birkenau, detto Auschwitz II.
Nell'estate, ordini segreti di Himmler faranno di Auschwitz il principale luogo di sterminio degli Ebrei.



Birkenau

Nel febbraio 1942, nell'obitorio del campo principale, hanno luogo le prime esecuzioni con il gas. Perché non si venga a sapere nulla, si decide che le operazioni abbiano luogo a Birkenau. Vengono costruiti quattro grandi crematori; forni più piccoli vengono posti anche all'interno delle camere a gas per facilitare l'eliminazione dei corpi. 
L'agente mortale è il Zyklon B, venduto come pesticida.
Gli Ebrei vengono rastrellati in tutta Europa e condotti ad Auschwitz come bestiame. Essi provengono da diversi Paesi: Polonia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Grecia; Cecoslovacchia, Ungheria, Belgio, Italia, Jugoslavia, Norvegia, oltre ai ghetti dell'Est occupato.




All'arrivo vengono divisi in due gruppi: quelli atti al lavoro e quelli destinati subito alle camere a gas. 
Si vedono scene strazianti di separazione delle coppie o delle madri dai bambini.
Per gli scampati si tratta solo di un rinvio: vengono sfruttati come schiavi.




La scoperta brutalità permette al sistema di funzionare.
Lunghe ore di lavoro e razioni insufficienti minano le forze dei prigionieri. La loro speranza di vita è di soli tre mesi; periodiche "selezioni" avviano i più stremati alle camere a gas; altri, indeboliti e malati, muoiono sul lavoro o nelle baracche sovraffollate. 

Höss definisce così il loro terrore: "Sanno, senza eccezione, che sono condannati a morte e che vivranno solo finché potranno lavorare".




I campi di Auschwitz sono scoperti dall'Armata Rossa nel gennaio 1945. I Tedeschi hanno distrutto gli archivi prima di ritirarsi, per questo non si hanno cifre esatte, anche se il numero stimato delle vittime varia da uno a due milioni.
Alcuni affermano che Auschwitz non è stato un caso unico. Ricordano altre stragi di massa, come quelle in Cambogia negli anni Settanta.
Ma i nazisti non hanno semplicemente fatto scomparire i loro avversari politici: hanno pianificato I'eliminazione di un intero popolo per ragioni razziali.



Pianta di Auschwitz, la fabbrica della morte
  


sabato 25 ottobre 2014

AVANGUARDIE - ASTRATTISMO - Kandinskij, Mondrian (Avant-gardes - Abstract Art)

IMPROVVISAZIONE N° 26 - Vassili Kandinskij

ASTRATTISMO: Kandinsky, Mondrian

Primo Acquerello astratto realizzato nel 1910 da Wassili Kandinskij segna l'atto di nascita dell'astrattismo.
Questa decisiva tappa del rinnovamento del linguaggio pittorico approfondisce la linea di ricerca che, inaugurata con I'impressionismo e il cubismo, analizza il processo della conoscenza e porta alla valorizzazione dell'immagine non come specchio fedele della realtà, bensì come prodotto della coscienza.

L'astrattismo si propone dunque di risalire alla matrice del rapporto fra l'individuo e la realtà esterna, ossia all'istante iniziale del primo aprirsi degli occhi del bambino sul mondo.
Quest'istante coincide con la scoperta dello spazio e degli oggetti, come realtà staccate e diverse da sé. La percezione iniziale della realtà costituisce un'esperienza unica e irripetibile, il cui valore di sorpresa e di rivelazione non potrà mai essere riprodotto da qualsiasi altra successiva esperienza, inevitabilmente appannata dalla sovrapposizione di schemi mentali logorati dall'abitudine.
Da queste premesse si deduce facilmente la natura e lo scopo del difficile compito dell'artista: rimettersi in comunicazione con quella dimensione lontana per stabilire un contatto con i livelli più profondi della vita psichica, con gli strati più ricchi di informazioni e di tracce di una memoria primordiale, puntando alla riemersione di quel patrimonio di esperienza infantile che precede la fase dell'elaborazione intellettuale vera e propria.

Ecco perché Kandinskij rifiuta la forma come copia della realtà, ricercando invece la purezza del segno che, ancora privo di un significato razionale, rende visibile il 'gesto' creativo dell'artista, considerato come un prolungamento e una ritrascrizione della sua stessa vita psichica.
I segni di Kandinskij sono dunque macchie colorate, graduate nello spessore e nell'estensione, e linee di vario andamento, che suggeriscono un equilibrio di forze (dato dall'accostamento di colori che tendono ad espandersi o a contrarsi) e un ritmo di moto (suggerito dal tracciato grafico). 
Con Kandinskij dunque la nozione tradizionale di spazio viene sostituita dal concetto fisico di campo di forze, come vera e propria creazione di un frammento vivo di spazio. 
Per Kandinskij dunque l'arte è l'unica forma autentica di conoscenza, in grado di recuperare
Un'altra personalità fortemente rappresentativa di questa tendenza è l'olandese Piet Mondrian che, sempre partendo dalla lezione cubista, punta all'analisi rigorosa delle fondamentali strutture dell'organizzazione dello spazio: linea, piano e colore. Per Mondrian infatti lo stadio della percezione è sì il gradino preliminare senza il quale non può compiersi alcun processo conoscitivo, ma la vera conoscenza, ben lungi dall'esaurirsi in questa dimensione, si dà solo come superamento dei dati sensoriali mediante I'intervento della ragione e l'attività del pensiero. 
Dunque il primo livello della sensibilità viene filtrato attraverso quell'operazione mentale che attribuisce alla realtà percepita la struttura delle coordinate intellettuali: ecco perché i quadri di Mondrian hanno tutti un comune denominatore strutturale dato dalla rigorosa intersezione delle linee e dal lucidissimo disegno dei riquadri colorati, articolati in una gamma ristretta di colori fondamentali: rosso, giallo, blu, oltre al nero e al bianco, cui viene annesso il valore di luce ed ombra. 
Mondrian organizza le sue partiture spaziali ispirandosi a un ideale puramente intellettuale di rigore proporzionale e matematico: i tasselli di colore vengono graduati nell'intensità del tono (più caldo o più freddo) e nell'estensione del riquadro, al fine di creare un equilibrio compositivo impeccabilmente geometrico. 
La tesi intellettuale che anima lo sforzo creativo di Mondrian è la dimostrazione, al di là dei casi mutevoli della percezione, della costanza dell'ordine intellettuale della visione. 
Ma questo puro intellettualismo non resta fine a se stesso, bensì è animato da una profondissima preoccupazione morale, affinché da questo sforzo di razionalizzazione e di ricerca di una misura intellettuale, si possano trarre i presupposti per una rifondazione civile ed etica della società.




Swinging - Vassili Kandinskij 

Verso il 1927 le opere di Vassili Kandinskij (1866-1944), il grande pioniere della pittura astratta, sono costruite per mezzo di elementi quasi esclusivamente geometrici e sempre dai colori contrastanti: archi, cerchi, rettangoli, triangoli, quadrati. 






AVANGUARDIE - DADAISMO (Avant-gardes - Dada)

L.H.O.O.Q. (1919) Marcel Duchamp
Collezione privata, New York
Olio su tela cm 19,7 x 12,4 19,7 cm × 12,4

La profonda revisione critica del Cubismo ne aveva posto in luce il tenace fondo razionalistico, che implicava il richiamo alla concezione tradizionale dell'arte come forma di conoscenza. In realtà la rivoluzione cubista si era interrotta a metà del suo cammino, portando sì ad una profonda revisione dei valori spaziali e a una critica della razionalità imposta alla visione, senza però riuscire a toccare i più radicati pregiudizi circa la funzione dell'arte e la natura del suo rapporto con la società e la storia. 
La posizione dei dadaisti è di totale rovesciamento e negazione dei valori tradizionali: l'arte non può avere una funzione, poiché la storia stessa non si sviluppa secondo un disegno preciso e una trama razionale, al contrario anzi la mercificazione dei rapporti sociali e gli orrori della guerra non sono che le inevitabili conseguenze del suo irrimediabile squilibrio. 
La vecchia equazione arte-forma viene drasticamente rifiutata dai dadaisti, che propongono di identificare l'arte con il processo stesso della sua produzione, ossia con il puro atto dell'artista, che si vuole ormai illogico e gratuito. I dadaisti sostengono infatti la totale assurdità e immotivazione dell'atto creativo, che estrae gli oggetti dai loro contesti abituali e ne snatura il significato e la funzione, presentandoli in situazioni insolite e in combinazioni sconcertanti, affinché da queste proposte paradossali si sprigioni una violenta carica di corrosione critica e di sarcasmo verso le forme e i valori codificati della società. 

Il primo a proporre un'arte che si qualifichi come anti-arte mediante il ripudio della rappresentazione e la riduzione del ruolo dell'artista al puro gesto, all'atto arbitrario e inutile, è Francis Picabia.
Sconvolgente è anche la novità rappresentata dalle opere di Duchamp, che, mescolando le tecniche più disparate e ideando le più stravaganti combinazioni di materiali e procedimenti grafici, crea oggetti che sfuggono ad ogni possibile classificazione entro uno specifico linguaggio artistico. Questi oggetti bizzarri e stravaganti assumono spesso la forma di un elaborato marchingegno che riproduce, ironizzandola e privandola di ogni utilità funzionale, la struttura complessa di una macchina: con tutta evidenza, questo procedimento dissacratorio mira alla dissoluzione di uno dei miti più trionfanti del primo Novecento. 

Il movimento Dada nasce nel 1916 a Zurigo, ad opera degli intellettuali confluiti nel circolo culturale noto come Cabaret Voltaire, le cui principali linee di tendenza sono ispirate agli intenti provocatori e alla carica derisoria degli interventi di Duchamp, oltre che alla ferocia critica degli sperimentalismi di Kurt Schwitters. 
Particolarmente significativi sono i ready-made (oggetti d'uso) di Duchamp, tipica espressione del rovesciamento dei valori e della messa in discussione di ogni criterio di discernimento e apprezzamento estetico, provocatoriamente perseguiti dai dadaisti. Qui Du-
champ presenta oggetti comuni della nostra quotidiana esperienza (ruota di bicicletta, spago, scolabottiglie) come opere d'arte, contestando così il principio stesso della creazione artistica e i criteri socialmente accettati di formulazione del giudizio estetico e di riconoscimento dei valori artistici.
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