giovedì 26 febbraio 2015

LA SECONDA GUERRA MONDIALE (The Second World War)




LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Scoppio e cause della guerra


Il primo settembre 1939 le truppe tedesche varcarono il confine polacco, mentre Hitler proclamava l'annessione di Danzica. Il 3 settembre gli Anglo-francesi, sulla base degli impegni assunti verso la Polonia, dichiararono guerra alla Germania
L'aggressività di Hitler fu la causa diretta dello scoppio del conflitto, ma non quella fondamentale. In effetti le ragioni della guerra vanno ricercate nei profondi contrasti che dividevano il mondo capitalista. Da una parte vi erano i capitalisti anglo-francesi, i quali con due vasti imperi coloniali controllavano gran parte del mercato mondiale, coadiuvati dai capitalisti americani che controllavano, a loro volta, gran parte dei mercati sudamericani ed asiatici. A loro volta, però, il capitalismo tedesco e quello nipponico, sollecitati da una grande spinta delle loro forze produttive, cercavano di conquistare nuovi mercati per la loro espansione. Accodato a questi era il gracile imperialismo italiano, spinto più dal desiderio di emulare i due potenti alleati che da reali esigenze di espansione.


Prime vittorie naziste

In poco meno di un mese le armate tedesche sconfissero la resistenza polacca, mentre le armate russe penetrarono in Polonia da Est e riconquistarono i territori perduti nella guerra russo-polacca del '21.
Sul momento gli Anglo-francesi non fecero nulla di concreto e la dichiarazione di guerra apparve puramente formale.

Gli Stati Uniti dichiararono la loro neutralità, ritenendo che i problemi europei non Ii riguardassero. L'Italia fascista, pur dimostrando di approvare l'iniziativa tedesca, dichiarò la non belligeranza.

L'URSS dette poi inizio all'invasione dei Paesi Baltici, i quali prima del 1917 appartenevano alla Russia zarista.
Venne attaccata la Finlandia che nel marzo del '40 firmò la pace e cedette alcuni territori all'URSS,

Nell'aprile del 1940 le truppe tedesche invasero la Danimarca e la Norvegia. Assicuratosi così sul fronte orientale, Hitler sferrò nel maggio l'offensiva contro la Francia.
Come era avvenuto nella Prima guerra mondiale, i Tedeschi, per evitare le difese nemiche, assalirono la Francia dal Nord calpestando l'indipendenza dell'Olanda, del Belgio e del Lussemburgo.


L'Italia in guerra

Il 10 giugno del '40 Mussolini, temendo che Hitler vincesse rapidamente la guerra e che l'Italia rimanesse esclusa dal bottino della vittoria, dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra. Il popolo italiano, ormai da 15 anni sotto il giogo della dittatura, non poté opporsi alla guerra. Ma gli antifascisti compresero che era giunto il momento di intensificare la lotta contro il fascismo: la guerra era contraria agli interessi del popolo italiano e costituiva un vero e proprio tradimento ai danni della nazione; lottare contro la guerra fascista significava lottare contro il fascismo stesso.

Le truppe italiane aggredirono la Francia dal Sud. Il 14 giugno i Tedeschi entrarono a Parigi; il 22 il governo francese firmò l'armistizio.
Nell'estate del '40 I'URSS riprese la sua espansione territoriale; occupò l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, costrinse la Romania a cederle la Bessarabia.

In Africa il peso della guerra era sostenuto sostanzialmente dall'Italia, unico paese fascista ad avere colonie in quel continente. In un primo tempo le operazioni furono favorevoli ai fascisti

Il 28 ottobre Mussolini, mal sopportando che tutte le iniziative belliche fossero sempre tedesche, decise di attaccare la Grecia. L'impresa, che nelle mire fasciste doveva risolversi in una passeggiata, si rivelò invece un vero disastro; le truppe italiane vennero inchiodate sulle montagne greco-albanesi dall'esercito greco, piccolo, ma animato da un grande spirito combattivo.

La guerra interessò ben presto anche il fronte navale e quello aereo. L'aviazione tedesca iniziò un selvaggio bombardamento su Londra per fiaccare il morale degli Inglesi.
Questi invece, guidati dal ministro Winston Churchill, seppero opporre una strenua resistenza, dimostrando all'aggressore una grande compattezza.


Le operazioni in Africa e nei Balcani

Le operazioni della guerra sul fronte etiopico, dopo il primo successo degli Italiani, volsero poi a favore degli Inglesi. Questi sferrarono una poderosa offensiva e l'Etiopia cadde nelle loro mani. Il 5 maggio 1941 truppe inglesi entrarono in Addis Abeba - esattamente cinque anni dopo l'ingresso delle truppe italiane - restaurandovi il potere del Negus, esule a Londra dal 1936.

Sul fronte libico gli Inglesi riconquistarono i territori egiziani, penetrando profondamente nella Cirenaica. Nella primavera del '41 giunsero in aiuto degli Italiani truppe corazzate tedesche, che sferrarono una vigorosa offensiva riconquistando i territori libici.

Sul fronte greco ancora una volta furono i Tedeschi che raddrizzarono le sorti degli Italiani. Infatti nella primavera del '41 Hitler ordinò l'invasione della Jugoslavia. Le truppe tedesche occuparono rapidamente il territorio jugoslavo da Nord, quindi penetrarono in Albania e di qui vennero in aiuto degli Italiani. L'urto tedesco fu decisivo e nel maggio l'intera Grecia venne occupata.

Tutta la Penisola balcanica cadde così sotto il dominio tedesco. Il popolo jugoslavo dimostrò una grande fierezza nei confronti dell'invasore, dando vita sulle montagne ad una vigorosa resistenza armata, di cui divenne capo e animatore il comunista Josip Broz, meglio noto con il nome di battaglia Tito, che divenne ben presto leggendario in tutto il paese.


Hitler attacca I'URSS

Nel marzo del 1941 gli Stati Uniti vararono una legge affitti e prestiti, per cui avrebbero fornito ai paesi in lotta contro Hitler materiale bellico dietro il semplice impegno di questi a restituirlo dopo la vittoria. Con tale legge, e con la sua partecipazione alla guerra europea, l'America, una volta di più, si salvava da una crisi economica esportando in Europa tutti i prodotti eccedenti sul mercato nazionale.

Hitler ovviamente temette che la diplomazia anglo-americana potesse spingere Stalin ad una politica diversa da quella seguita fino a quel momento. Decise allora di prevenire questa possibilità: ruppe il patto di alleanza con l'Unione sovietica e il 22 giugno 1941 le truppe tedesche varcarono il confine sovietico.


Stati Uniti e Giappone in guerra


L'attacco tedesco all'URSS provocò come reazione un ulteriore avvicinamento anglo- americano. Nell'agosto Churchill e Roosevelt si incontrarono su di una nave da guerra nell'Atlantico e sottoscrissero la Carta Atlantica, nella quale dopo la distruzione del nazismo, si impegnavano a ristabilire una pace giusta e promettevano ai popoli la libertà di scegliere il regime che avessero preferito. In effetti i capi anglo-americani erano soltanto preoccupati di dover perdere definitivamente il mercato europeo e asiatico; la Carta Atlantica sanciva comunque dei principi capaci dl mobilitare tutti quei popoli che stavano allora soffrendo sotto l'oppressione nazi-fascista.

Nel novembre, dopo la rapida avanzata estiva, le truppe tedesche furono costrette a fermarsi. I sovietici fecero blocco attorno a tre città, Leningrado, Mosca e Rostov.
In Libia le truppe inglesi riconquistarono nuovamente la Cirenaica.

Il 7 dicembre un fatto nuovo impresse una nuova svolta al corso della guerra. L'aviazione nipponica attaccò improvvisamente la flotta statunitense nella baia di Pearl Harbour, nelle isole Hawai, infliggendole gravissime perdite.
Tale azione provocò l'immediato intervento degli Stati Uniti in guerra.
All'inizio del '42 i Giapponesi occuparono molti territori asiatici. Inoltre, impegnati fin dal 1937 nella guerra contro la Cina, ripresero con maggior vigore la penetrazione nel territorio cinese e nell'Indocina.

Sul fronte libico le truppe dell'Asse sferrarono una terza offensiva e giunsero fino ad 80 chilometri da Alessandria d'Egitto.

Nella primavera del '42 i Tedeschi ripresero I'offensiva in Russia e conquistarono la Crimea e parte del Caucaso.


La controffensiva alleata

Lo sforzo tedesco sul fronte russo fu gigantesco, perché Hitler intendeva chiudere la partita prima del nuovo inverno. La città di Stalingrado venne investita dall'armata tedesca, ma i sovietici opposero una valorosa resistenza e bloccarono l'invasore. 
Nel novembre i Russi sferrarono una controffensiva sfondando il fronte tedesco nei pressi di
Stalingrado e ponendo così l'assedio agli assedianti della città. Anche gli Italiani, che in gran numero erano stati inviati da Mussolini sul fronte del Don, vennero accerchiati e circa 100.000 di essi furono messi fuori combattimento tra morti, prigionieri, dispersi, feriti.

Nell'ottobre gli Inglesi attaccarono per la terza volta sul fronte egiziano e riconquistarono nuovamente la Cirenaica. Nel novembre gli Americani sbarcarono in Marocco ed in Algeria.

Sul fronte del Pacifico nel corso del '42 gli Americani cominciarono la riconquista delle posizioni perdute durante il primo attacco giapponese. Sbarcarono a Guadalcanal, nelle Salomone, ed aiutarono concretamente la Cina con armi e munizioni nella sua lotta contro l'invasore.

Agli inizi del '43 la campagna d'Africa ebbe termine in seguito alla caduta di Tripoli e di Tunisi nelle mani degli Anglo-americani.

Nel febbraio l'armata tedesca di Stalingrado, nonostante gli ordini di Hitler, che chiedeva il sacrificio di tutti i soldati tedeschi piuttosto che la resa, stremata dall'assedio, dal freddo e dalla fame, dovette arrendersi.





mercoledì 4 febbraio 2015

ANITA GARIBALDI - L'Eroina dei Due Mondi (The Heroine of Two Worlds)


ANITA GARIBALDI 
  
L'Eroina dei Due Mondi

Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi (Morrinhos, 30 agosto 1821 – Mandriole di Ravenna, 4 agosto 1849), fu una rivoluzionaria brasiliana. Moglie di Giuseppe Garibaldi, è conosciuta come l'Eroina dei Due Mondi.

"Io giammai avevo pensato al matrimonio, e me ne credevo inadeguato per troppa indipendenza d'indole e propensione a carriera avventurosa", scrive Giuseppe Garibaldi nelle Memorie.
Ma un giorno mentre passeggia sul cassero della Itaparica e con il cannocchiale scruta la riva, vede una giovane donna, se ne invaghisce, ordina che lo trasportino a terra per poterla incontrare. 
È il 21 luglio 1839. 
Giuseppe Garibaldi ha trentadue anni e sta combattendo contro gli imperialisti brasiliani per l'indipendenza del Rio Grande del Sud. La fanciulla intravista aggirarsi sulla riva di Laguna, il porto di Santa Caterina in provincia di Rio Grande, si chiama Ana Maria de Jesus Ribeiro, ha diciotto anni, da tre è la moglie di Manoel Duarte de Aguiar, di professione calzolaio.

Una volta a terra e rintracciata la sconosciuta, Garibaldi non indugia un istante:
"La salutai finalmente, e le dissi: tu devi esser mia".

Il mito di Anita comincia con questo racconto di Garibaldi, ma il mito dovrà confrontarsi sempre con la realtà.


Una foto di Anita Garibaldi

Silvia Alberti de Mazzeri, che ha consultato documenti e testimonianze storiche nel suo libro Le donne di Garibaldi, scrive che I'incontro non avvenne nel modo narrato nelle Memorie ma capitò per caso. Nel corso di una ispezione nel paese di Laguna, Garibaldi notò davanti alla porta di una casa una giovane donna dai lunghi capelli corvini in lacrime. Le chiese il motivo per cui piangeva e lei gli disse che suo marito era in punto di morte. Garibaldi si offrì di aiutarla e trasportò il marito di Anita, che era un soldato dell'esercito imperiale e che era stato ferito all'ospedale.


Giuseppe Garibaldi 
   
Per due mesi Garibaldi andò a trovare Anita che intanto s'innamora di lui e quando egli deve ripartire gli chiede di seguirlo, abbandonando il marito morente. Ciò spiega perché Garibaldi nelle Memorie scrive che con Anita avrebbe infranto la vita di un innocente.

L'eroe dei due mondi ha incontrato così, come scrive, "la madre dei miei figli! La compagna della mia vita nella buona e nella cattiva fortuna! La donna, il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte". Di coraggio non fece certo difetto Anita.
È analfabeta, ma fin da bambina, grazie anche agli insegnamenti di uno zio ha imparato non soltanto a cavalcare come un'amazzone e ad impugnare la pistola, ma anche il valore di ideali come la libertà e I'indipendenza.


Casa di Anita Garibaldi - Laguna (Santa Catarina - Brasile)

Con Garibaldi, da lei affettuosamente ribattezzato Josè, condivide da subito tutto: passione politica, ideali per cui combattere, fatiche, fame, imprese guerresche. Dotata di mira infallibile e di coraggio leggendario, per diciotto mesi, per tutto il periodo in cui Garibaldi combatte per I'indipendenza del Rio Grande, è al suo fianco, in prima linea; a bordo delle navi da guerra come nelle boscaglie, a cavallo come nelle lunghe marce estenuanti.

In quella occasione, scrive Garibaldi, "fu stretto il nodo che solo la morte poteva infrangere". 
Partecipò con Garibaldi a varie azioni in alcune delle quali rischiarono ambedue di perdere la vita come nello scontro con le navi dell'armata imperiale che lo stesso Garibaldi rievoca con parole di ammirazione: "Anita fu I'eroina sublime di questo combattimento. In piedi sulla poppa, nel mezzo della mitraglia compariva dritta, calma e fiera come una statua di Pallade".

Da prove di resistenza incredibili alla fatica, alla sete, alla fame, nutrendosi di sole bacche e radici per giorni, senza un lamento, spronando i compagni di lotta ad andare avanti, a combattere, stanando gli imboscati e i vigliacchi a suon di fucilate.
Quando, fatta prigioniera, le dicono che Josè è morto, riesce a fuggire ma, anziché porsi subito in salvo, vaga per una notte intera aggirandosi sul campo di battaglia fra i cadaveri, alla ricerca del compagno amatissimo.

Il 16 settembre del 1840 Anita partorì il primo figlio, Menotti in un villaggio del Rio Grande; il bambino nacque con un'ammaccatura alla testa perché Anita era caduta poco prima del parto da cavallo.


Museo Anita Garibaldi - Laguna (Santa Catarina - Brasile)

Scrive di lei Jesse White Mario: "Affettuosissima e con l'amore devoto di una schiava, pronta a qualsiasi sacrifico per I'uomo adorato, in ogni campo meno in quello dell'amore, Anita diventa selvaggia, allorché presa dall'incubo della gelosia. Ella non tollerava rivali: e quando sospettava di averne una, si presentava al marito con due pistole in mano, una da scaricare contro di lui, l'altra contro la rivale". 
La gelosia la tormenta al punto di costringerlo a tagliarsi barba e capelli nel tentativo di renderlo meno attraente. È gelosa soprattutto di Mary Ausley la moglie del rappresentante inglese a Montevideo.

Con il trasferimento in Uruguay, a Montevideo, la vita della coppia si trasforma: si sposano, creano una famiglia. Anita mette al mondo altri tre figli, Josè per un po' di tempo si adatta a fare l'insegnante, il piazzista, poi ricomincia a combattere, per l'Uruguay contro l'Argentina di Rosas.

Nel 1847 decide di ritornare in Italia, e lei lo precede con i bambini. Va a vivere a Nizza dalla suocera, Rosa, cattolica fervente e praticante, che la guarda con sospetto perché sa del precedente matrimonio della "brasiliana" e tenta perfino di opporsi a che Garibaldi e Anita "convivessero sotto lo stesso tetto".


Comacchio (Ferrara - Reggio Emilia) - Casa di Anita Garibaldi
    
Garibaldi non appena approdato in Italia ha ricominciato a combattere: nei pressi del lago Maggiore, a Firenze, in difesa della Repubblica Romana. L'Anita che lo segue in Italia non è più la compagna della guerriglia, è la moglie che accudisce alle faccende domestiche e che deve convivere a Nizza con una suocera diffidente e ostile. 
È tormentata sempre più dalla gelosia, teme che altre donne le rubino il suo Josè. Lascia i figli ad amici e tutte le volte che può cerca di raggiungerlo. Ogni volta lui la rimanda indietro ma lei continua ad inseguirlo. Anche se è di nuovo incinta, anche se è caduta malata nel luglio del 1848 raggiunge Garibaldi, durante la vicenda della Repubblica Romana. 
Come ai vecchi tempi indossa abiti maschili per poter cavalcare più agevolmente, imbraccia il fucile e combatte accanto a Garibaldi.
Quando il 2 luglio 1848 Roma cade in mani francesi e ha inizio la lunga fuga attraverso l'Italia, Anita è ormai rosa dalla malaria e appesantita dalla gravidanza e il 4 agosto 1848 muore nella palude di Comacchio. 
Anche qui la realtà si confronta con il mito. La donna impavida e orgogliosa è diventata per i fuggiaschi un peso. Fu abbandonata morente in un casolare? Si insinuò persino che coloro che avrebbero dovuto proteggerla invece l'assassinarono. 
Il mito racconta che morì invece tra le braccia di Garibaldi. 
La sua morte è avvolta in un'ombra che circondò per dieci anni anche i suoi resti mortali finché la pietà di un sacerdote, un povero parroco, don Francesco Buzzacchi, non intervenne a ricomporli e a dargli un funerale religioso.


Anita morente trasportata da Garibaldi e dal capitano G. B. Coliolo, detto Leggero

Muore la donna, e rinasce il mito.

Il suo ruolo di compagna di Garibaldi nelle battaglie ha fatto sì che fosse considerata come la Madonna laica del nostro Risorgimento e l'ha fatta assurgere a simbolo del coraggio femminile, un simbolo che nessuna donna italiana è riuscita ad eguagliare.


Monumento equestre di Mario Rutelli raffigurante Anita Garibaldi al Gianicolo, Roma (1932).
Il monumento è anche la tomba di Anita Garibaldi in quanto le sue ceneri riposano nel piedistallo della statua

Il 30 maggio 1932 Benito Mussolini inaugura il monumento sul Gianicolo dedicato ad Anita, affermando tra l'altro che ella "conciliò sempre durante la rapida avventurosa sua vita i doveri della madre e della combattente intrepida al fianco di Garibaldi". 
Non c'è biografia di Garibaldi, da Cremonesi a Denis Mack Smith a Indro Montanelli che non ne esalti la figura, in Italia come in Inghilterra. 
In tempi recentissimi, in Brasile, la figura di Ana Maria de Jesus Ribeiro in Garibaldi, è stata oggetto di studi approfonditi, firmati tra gli altri da Paulo Markun e Yvonne Capuano.


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lunedì 2 febbraio 2015

LA PITTURA GOTICA (The Gothic painting)

IL BUON GOVERNO - Ambrogio Lorenzetti (Vedi scheda)

La pittura gotica


Gli artisti gotici eccelsero nella pittura su vetro e ottennero meravigliosi risultati modificando la tecnica adottata nei primi secoli del Medioevo.

In Italia purtroppo le vetrate gotiche sono state quasi tutte distrutte, tranne quelle del Duomo di Orvieto e del Palazzo Ducale di Siena che ci offrono una significativa testimonianza di questa arte.

Le chiese e i palazzi gotici italiani, meno tormentati e meno ricchi di aperture di quelli d'oltralpe, permisero agli artisti del tempo di creare affreschi che arricchirono notevolmente le costruzioni.

Giotto (1267-1337) fu certamente il più grande pittore di questa epoca. Le numerose opere che ci ha lasciato di mostrano tutta la raffinatezza e I'originalità del suo stile, nel quale troviamo non soltanto elementi gotici e romanici ma anche molti spunti innovatori, come il chiaroscuro, la vivacità del colore e gli splendidi sfondi delle sue figure.

Tra i suoi capolavori ricordiamo gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, a Padova, delle Cappelle Bardi e Peruzzi in Santa Croce e soprattutto le Storie della Madonna con la vita di San Francesco, affrescate nella Chiesa di San Francesco d'Assisi.

A Siena lavorarono in questi anni molti grandi artisti, come Simone Martini, autore del ritratto equestre di Guidoriccio da Fogliano e delle Storie di San Martino nella Basilica inferiore di Assisi, che testimoniano il suo amore per l'arte francese e per il gusto orientale; e Ambrogio Lorenzetti, autore degli affreschi del Palazzo Comunale di Siena che offrono il primo esempio di paesaggio nell'arte italiana.


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LA PITTURA ROMANICA


LA PITTURA ROMANICA (The Romanesque painting)

Pietro Cavallini, Crocifissione, Napoli, cappella Brancaccio, San Domenico Maggiore

La pittura romanica


In Italia la pittura romanica ha caratteri assai meno definiti di quanto non dimostrino le opere architettoniche.

Esempi significativi di questo stile possono essere considerati la decorazione della Chiesa di San Marco a Venezia (realizzata in fasi diverse, a partire dalla fine dell' XI secolo e fino al XIV) nella quale, però, notevole è l'influenza bizantina; alcuni mosaici del Battistero di Firenze e, nell'Italia centrale, il motivo assai diffuso delle croci dipinte.

Del XIII secolo sono tre grandi artisti: Cimabue (1240-1302), Duccio di Buoninsegna (vissuto tra il 1200 e il 1300) e Pietro Cavallini (1278-1318 circa). 
Se storicamente essi appartengono al periodo terminale del romanico, ben diversamente si colloca la loro pittura sia per la ricorrenza di motivi d'ispirazione bizatina (specie in Duccio) che, principalmente, per la forte autonomia e personalità che le loro opere esprimono.

Di Cimabue ci rimangono, purtroppo, poche opere, e alcune in cattivo stato di conservazione, come i grandi affreschi della chiesa superiore di san Francesco ad Assisi, che testimoniano, insieme con la Madonna in trono, conservata a Firenze alla Galleria degli uffizi, gli elementi più validi dell'opera di colui che è considerato il maestro di Giotto di Bondone: linearità del linguaggio, incisività della linea e primi accenni di uso del chiaroscuro.

Duccio di Buoninsegna, autore della Maestà conservata nel Duomo di Siena, fu molto più vicino di Cimabue alla raffinatezza e alla preziosità proprie del gusto orientale, che arricchì con un sapiente uso del colore e un raffinato gioco di linee.

Il pittore più moderno del tempo fu, senza dubbio, Pietro Cavallini che, nel suo capolavoro, I'affresco del Giudizio Universale, in Santa Cecilia a Roma, introduce per primo il chiaroscuro, dando una nuova morbidezza al disegno e creando suggestive zone d'ombra intorno al colore.


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LA PITTURA GOTICA



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