venerdì 30 novembre 2018

LAOCOONTE - El Greco


LAOCOONTE (1610-1614)
El Greco (Domínikos Theotokópoulos - Candia, 1541 – Toledo, 7 aprile 1614)
Olio su tela cm 142 X 193
Washington, National Gallery

Le tre figure di sinistra e la veduta di Toledo come Troia sono incompiute: nel restauro condotto tra 1955 e 1956 i perizomi che erano stati aggiunti dopo la morte del Greco a coprir le figure, vennero rimossi (Wethey, 1962). L'allucinante traduzione del tema virgiliano ha sollecitato l'impegno esegetico degli studiosi anche in direzioni non pertinenti, per esempio, di interpretazione onirica (Marañon,1956).  Per le fonti iconografiche del soggetto, vedi W. S. Cook, (in "Gazette des Beaux Arts", 1946). Il dipinto figura nell'inventario 1620 dell'Alcazar di Madrid, ed è generalmente datato verso il 1610.

Il dipinto descrive la morte di Laocoonte, sacerdote di Poseidone e abitante di Troia. Secondo la mitologia greca tentò di salvare i troiani dall'insidia del cavallo di Troia, donato loro dai greci. Venne per questo punito da Atena, la quale parteggiava per gli Achei, che lo fece uccidere assieme ai figli da due giganteschi serpenti provenienti dal mare. Il tragico evento della morte di Laocoonte era già stato trattato nella celebre composizione del Gruppo del Laocoonte, situata ai Musei Vaticani; l'opera di El Greco si discosta certamente dallo stile classico di questo gruppo scultoreo, avvicinandosi prepotentemente allo stile manierista.

I protagonisti dell'opera sono disposti su una roccia, la quale domina la città e apre la visione ad un cielo carico di nubi e dai colori tetri. Laocoonte è disteso a terra, poggiato con il capo su uno dei figli già senza vita. Lotta strenuamente con un serpente che sta tentando di morderlo sulla fronte, tenendogli la bocca con la mano destra e serrandone una parte del corpo con la sinistra. Alla sua sinistra uno dei figli ancora combatte con il serpente che tenta di ucciderlo, cercando di allontanarlo dal proprio corpo distendendo le braccia. Alla destra delle scene di lotta di ergono due figure, probabilmente entità divine, le quali non intervengono nello scontro fatale tra il sacerdote e le bestie marine.

Tutte le figure sono allungate e mostrano membra contorte e tese, mantengono posizioni quasi innaturali. Il colore dei loro corpi è volutamente distorto da quello consueto, scelta che fa risaltare, insieme alle tinte del cielo e dello sfondo, un'atmosfera tetra e oscura.


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giovedì 11 ottobre 2018

SOLA! - Emilio Longoni


SOLA! (1900) Emilio Longoni (1859-1932)
Milano, Casa di Lavoro e Patronato per i Ciechi di Guerra della Lombardia
Pastello su carta

Prima di parlarvi dell'artista che ha realizzato questo pastello vi prego di osservarlo attentamente, per godere fino in fondo i meravigliosi effetti cromatici ottenuti con la tecnica divisionista. La tecnica del pastello suggerisce un po' la pittura divisionista, infatti se la guardate da vicino noterete tanti trattini colorati che ricordano i tratti del pastello.
Cli esponenti di questo movimento artistico erano arrivati alla conclusione e si erano convinti, dopo dimostrazioni, che un colore ottenuto mediante l'impasto di due colori puri è meno luminoso e brillante dello stesso colore ottenuto accostando due tinte pure e lasciando che la fusione avvenga a distanza nell'occhio dell'osservatore.

Emilio Longoni nacque a Barlassina, vicino a Milano, nel 1859; di umili origini frequentò i corsi serali all'Accademia di Brera di Milano; nel 1880 con Segantini venne preso sotto contratto dal mercante e pittore Vittore Crubicy de Dragon e tra il 1881 e il 1883 lavorò a stretto contatto con Segantini. Ma una scorrettezza di Crubicy, pare infatti che abbia fatto firmare a Segantini un quadro di Longoni, pose fine a questa unione.

Longoni era anche considerato il pittore degli anarchici, la sua pittura era per la maggior parte a sfondo sociale come quella degli impressionisti, dei macchiaioli e dei movimenti che si susseguirono, espressionisti ecc.
Analizziamo ora questo stupendo pastello che ritrae una figura femminile colta in un atteggiamento di disperato abbandono. La posizione del corpo e delle mani, la luce dell'interno, quella dell'esterno, il riflesso sul tavolo, la disposizione dei fiori e della candela in primo piano, tutto contribuisce a creare un'atmosfera di sconfinata tristezza e di solitudine. 
Questo era il sociale di Longoni: questa povera figura, queste povere mani in preghiera esprimono un immenso dolore e catturano emotivamente e rendono partecipe lo spettatore.
Osservate il sapiente uso della tecnica divisionista, il verde ottenuto con accostamenti di trattini di blu e giallo, il viola con trattini di blu e rosso.
Oltre alla tecnica questo pastello è notevole anche per il disegno costruttivo, Longoni era un artista che, come molti altri, non lasciava niente al caso o all'istinto.



lunedì 8 ottobre 2018

MANOSCRITTO E di FRANCIA, Parigi, Institut de France (Manuscript E of France) Leonardo da Vinci




MANOSCRITTO E di FRANCIA
Parigi, Institut de France 
 Leonardo da Vinci

È formato da 80 pagine di 14,5 x 10 cm; l'ultimo fascicolo di 16 pagine fu rubato da Guglielmo Libri ed è andato perduto. Risale agli ultimi anni di Leonardo in Italia quando, nel 1513, si trasferisce da Milano a Roma; vi è anche documentato un suo viaggio a Parma nel 1514 e la compilazione continua fino al 1515. 
Tratta principalmente di fisica meccanica, in particolare della scienza "de ponderibus", che corrisponde alla moderna statica, in cui Leonardo utilizzando accurate formule proporzionali raggiunse risultati estremamente avanzati. 

Nel codice Leonardo studia anche il volo degli uccelli, disegnando le varie inclinazioni assunte dalle ali per sfruttare al meglio le correnti d'aria, in riferimento al suo progetto di aliante. Altri appunti riguardano la pittura, la geometria, il moto e, infine, l'acqua a cui Leonardo dedica tante pagine nei suoi manoscritti e che qui, e in altre note, designa come argomento di un vero e proprio libro: "Ordine del primo libro delle acque".


Studio sul moto dei volatili, 1513-1514; Parigi, Ms E, f. 54r
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Evoluzioni di uccelli nel vento, 1513-1514; Parigi, Ms E, f. 40r

Disegno di macchina per il drenaggio di canale,
1513-1514; Parigi, Ms E, f. 75v


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venerdì 5 ottobre 2018

MANOSCRITTO D di FRANCIA, Parigi, Institut de France (Manuscript D of France) Leonardo da Vinci



MANOSCRITTO D
Parigi, Institut de France 

È costituito da 20 pagine che misurano 22,5 x 16 cm. Qui il tema principale trattato da Leonardo è l'occhio e la scienza della visione. I fogli sono compilati con grande precisione e chiarezza, sia per le immagini con schemi e diagrammi dettagliati, sia per la scrittura compatta, organizzata nello spazio di ciascun foglio a occupare colonne regolari.

Queste caratteristiche fanno pensare a una stesura realizzata ricopiando appunti precedenti. Sulla scienza della visione Leonardo si confronta con gli autori antichi e le loro teorie, ma quello che più lo interessa è il vaglio dell'esperienza; così, mette a punto una serie di esperimenti che riguardano I'occhio e la percezione dei raggi luminosi. 
Concepisce un modello vitreo che replica la struttura e il funzionamento dell'occhio umano, di dimensioni tali da contenere al suo interno la testa dell'osservatore, e attraverso i suoi studi individua il fenomeno del doppio capovolgimento dell'immagine dentro l'occhio.


Studi sull'occhio umano, 1508-1509; Parigi, Ms D, f. 3r

Studi sulle parti dell'occhio, 1508-1509; Parigi, Ms D, f. 7v

Studio sull'occhio e i raggi luminosi, 1508-1509; Parigi, Ms D, f. 1v

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lunedì 1 ottobre 2018

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HORUS




HORUS

Rosanna Zerilli, nata a Roma nel 1928 sotto il segno della Bilancia, è nota come astrologa al grande pubblico con il nome di Horus, la divinità solare egiziana nata dallo sguardo d'amore che Osiride, risvegliandosi dalla morte, rivolse a Iside. 
A ben vedere, però, il suo nume tutelare potrebbe a buon diritto essere un'altra figura del pantheon egizio, la dea-gatta Bastet. Quasi impossibile, infatti, ricordare un'immagine della Zerilli in cui non sia accompagnata da uno dei suoi numerosi felini, a cominciare dalla foto che correda l'oroscopo settimanale che firma da molti anni sul Venerdì di Repubblica. Un appuntamento fisso anche per coloro, e sono molti, che, seppure scettici a proposito dell'influenza delle stelle sul destino degli umani, sono comunque conquistati dagli stimoli alla riflessione di cui Horus non è mai avara. 
In un mondo infestato da pseudo-astrologi cialtroni e da praticoni improvvisati, Rosanna Zerilli è la prova del fatto che popolare non vuol dire necessariamente triviale. È probabilmente questa la chiave del suo successo e della sua "riconoscibilità", costruiti, oltretutto, senza viatici televisivi: il che, di per sé, costituisce già una notevole rarità.

Lei ama dire che "l'astrologia è una metodologia adatta a chi è disposto a pagare un prezzo per la propria evoluzione". 
In pieni anni Cinquanta., "con un'indipendente e anticonformista Luna in Acquario" che la rendeva insofferente a regole e valori fermi, per le donne, a quelli "della società descritta da Tolstoj in Guerra e pace", si sentiva condannata all'infelicità e al disagio: 
"Altre si sarebbero sposare, io decisi di entrare in analisi". 
Fu così che la sua terapeuta, Dora Bernhard, (fondatrice, con il marito Ernst, della scuola italiana di psicologia analitica), nel corso della prima seduta le chiese data e ora di nascita, allo scopo di studiare il suo quadro astrale. Cominciava così, per la futura Horus, quel cammino che I'avrebbe portata, come corollario di un pieno "percorso di evoluzione e di conoscenza", a entrare nel mondo dell'astrologia. 
"Non c'è vero astrologo del Novecento che non abbia fatto esperienza di analisi", sostiene la Zerilli, e ricorda che Jung, in una lettera citata da Adler, raccontava che se il caso di cui si occupava gli appariva particolarmente complesso, l'oroscopo del paziente lo aiutava a mettere meglio a fuoco la situazione.

Durante un viaggio a Parigi, Rosanna Zerilli, già immersa nei suoi studi simbolici, conosce André Barbault, il più importante studioso di astrologia francese, di cui diventa allieva e amica e di cui favorirà la pubblicazione delle opere in Italia. Con lui frequenta il gotha dell'astrologia mondiale, mentre nasce il suo interesse per l'opera del filosofo rinascimentale Marsilio Ficino, a cui dedica articoli e una dotta monografia.

Alla fine degli anni Sessanta, Rosanna Zerilli (che è laureata in legge e ha sempre lavorato, fino alla pensione, nell'ufficio legale di una società di un grande ente pubblico) comincia a curare per Tempo illustrato una rubrica fatta di oroscopo e di corrispondenza con i lettori. Qualche anno dopo avrà inizio l'avventura femminista: scritta nel destino, è il caso di dirlo, per lei che a sette anni già dichiarava che non si sarebbe mai sposata. È l'epoca dell'autocoscienza, dei collettivi, della fase trionfante del movimento delle donne, e chi legge il suo oroscopo e la sua corrispondenza con i lettori, dalla metà degli anni Settanta traslocati sulle pagine del settimanale femminile Amica, trova un'eco chiara di quell'atmosfera. 
Anticonformismo, pacatezza, accento su cosa ognuno può fare per sé prima di lamentarsi del rio destino: la formula della Zerilli, ormai diventata Horus, è un grande successo. Ogni settimana le arrivano in redazione decine di lettere, tanto che la Rizzoli giudicherà maturi i tempi per lanciare una rivista interamente dedicata all'astrologia. 
Nascerà così Astra, la prima di una serie di pubblicazioni popolari specializzate, e più tardi, per la Giorgio Mondadori, Sirio. A entrambe Horus contribuirà per brevi periodi, poco disposta com'è ad assecondare un'aria del tempo che chiede all'astrologia di fare previsioni spicciole, possibilmente consolatorie, più che essere strumento di crescita della consapevolezza, come lei pensa che debba essere e come spiega anche nei libri che è andata pubblicando nel corso del tempo: Introduzione all'Astrologia..., Astrologia di relazione... e Astrologia di Horus

Oggi, continua a essere regolarmente consultata da politici, giornalisti e uomini d'affari, ha un sito web, La Buona Stella, e legge l'oroscopo quotidiano su Radio Capital. Segue, inoltre, un manipolo di allievi accuratamente selezionati, felice di sentirsi "come una maestra settecentesca", al lavoro per restituire all'antica e nobile scienza degli astri il posto che le compete.

Nicoletta Tiliacos


venerdì 28 settembre 2018

CGIL - Confederazione Generale Italiana del Lavoro




ORIGINI E CARATTERISTICHE DELLA CONFEDERAZIONE


Nel 1906 - alla vigilia di quella crisi che scoppierà in America nell'anno successivo incidendo gravemente sull'economia europea e danneggiando per molti anni l'economia italiana - si era, in Italia, nel periodo di consolidamento dello stato liberale: la produzione industriale, anzitutto, quella agricola, il commercio estero avevano continuo incremento, il bilancio si chiude in avanzo, il cambio della lira è sostenuto. Le agitazioni operaie per aumenti di salari non trovano, se contenute in modesti limiti, notevole resistenza nella parte padronale.
Ciò valorizza la funzione sindacale; e sotto la guida riformista le masse operaie cadono, spesso, nell'opportunismo, constatando come gli obbiettivi puramente sindacali siano più facili a raggiungersi degli obbiettivi politici: sorge, quindi una certa tendenza per rafforzare la
struttura sindacale nel suo complesso e creare su questo terreno, una struttura unitaria, indipendentemente dal partito. Questo organismo avrebbe dovuto arrestare l'avanzata dei sindacalisti rivoluzionari che dominavano nel Segretariato per La Resistenza e già esercitavano notevole influenza in alcune Camere del Lavoro (soprattutto Milano e Parma). Questi, d'altra parte, pensavano che in un vasto ed accentrato complesso sindacale, avrebbero meglio potuto affermarsi con opera di propaganda e di proselitismo.
C'era già, in Francia, un esempio di unità sindacale: la Confederazione generale del Lavoro (C.G.T. - Conféderation General du Tratail) fondata nel 1895 al Congresso di Limoges, che gettò le basi dell'unione tra la Federazione delle Borse del Lavoro e quella dei Sindacati).

Promotrice della Confederazione Generale del Lavoro fu la F.IOM.
Fu essa a convocare per il 10 ottobre 1906, a Milano, il Congresso che realizzò il coordinamento organico della struttura orizzontale e di quella verticale.

Segretario generale della Confederazione Generale del Lavoro fu il più destro, forse, fra tutti i riformisti: Rinaldo Rigola. La sede fu a Torino.

Dalla C.G.L. erano esclusi i sindacati bianchi cioè cattolici.

Il Congresso di Milano del 1906 rovesciò le influenze che si esercitavano sul movimento sindacale italiano. Mentre il Segretariato per la Resistenza, come abbiamo detto, era dominato dai sindacalisti rivoluzionari, il Consiglio direttivo della C.G.L. fu tutto nelle mani dei riformisti. La C.d.L. di Parma, peraltro, fu il centro del movimento sindacalista dissidente messo in minoranza nel Congresso.

Al Congresso costitutivo la maggioranza era per i riformisti e I'opposizione era costituita dai sindacalisti, dai repubblicani, dagli anarchici e da alcune leghe corporative apolitiche. 
Il Congresso costitutivo elabora e approva lo statuto della Confederazione Generale del Lavoro, in base al quale la C.G.L. è costituita da tutte le organizzazioni aderenti alle organizzazioni nazionali di mestieri e alle locali Camere del Lavoro oltre alle organizzazioni autonome che provino l'inesistenza di federazioni nazionali di mestieri o di Camere del Lavoro nel luogo dove esse hanno sede.
In esso vien dichiarato che la C.G.L. "è costituita per disciplinare la Lotta delle classi lavoratrici contro il regime capitalistico della produzione e del lavoro (art. 1) e che essa ha la direzione generale del movimento proletario industriale e contadino al disopra di qualsiasi distinzione politica" (art. 3. a).

La nascita della Confederazione Generale del Lavoro fu, senza dubbio, per la classe operaia italiana, un importantissimo fatto positivo, come era stata la fondazione del Partito Socialista Italiano quattordici anni prima. Ma nè l'uno nè l'altra ebbero in partenza una piattaforma ideologica marxista. Il Partito Socialista era sorto sotto I'influenza della democrazia radicale accostatasi al socialismo (influenza che sarà buon terreno per il seme riformista); ed ora la C.G.L. sorgeva su netta base riformista.
Nel programma, infatti, del 1892, mentre si riconosceva dal Partito che la emancipazione dei lavoratori "non può raggiungersi che mediante l'azione del proletariato organizzato in partito di classe, indipendente da tutti gli altri partiti" si affermava quest'azione: a) come "lotta di mestiere per i miglioramenti immediati della vita operaia", precisandosi che questa lotta era "devoluta alle Camere del Lavoro ed alle altre associazioni di arti e mestieri"; b) come "lotta più ampia intesa a conquistare i poteri pubblici (stato, comuni, amministrazioni pubbliche) per trasformarli da strumenti, quali oggi sono, di oppressione e di sfruttamento, in uno strumento per l'espropriazione economica e politica della classe dominante".

L'errore ideologico (seme del futuro riformismo) è evidente: non certo per l'affermata necessità di conquistare i pubblici poteri (posizione nettamente e giustamente opposta all'astensionismo degli anarchici e dei corporativisti presenti al Congresso) ma per l'affermata possibilità di trasformazione di questi strumenti di dominio borghese in organi "per l'espropriazione politica ed economica della classe dominante". E l'errore (*) veniva ribadito nell'anno successivo dal Congresso di Reggio Emilia, anche se esso respinse i compromessi dell'affinismo" (cioè la tattica elettorale concordata con partiti affini) e costituì, fino al 1921, la "magna charta" della frazione "rivoluzionaria" (nella sua ultima fase, dal 1918, "massimalista").

Ora che, nel 1906, il revisionismo bernsteiniano aveva già da un pezzo guadagnato al riformismo i protagonisti del Congresso di Genova del 1892, ora che la frazione riformista dirigeva il Partito, e che la maggior parte dei sindacati era nelle mani dei riformisti, era ben naturale che - in una fase di compromesso fra borghesia liberale ed aristocrazia operaia - la Confederazione sorgesse su chiara base riformista, come dimostrano la scialba concezione della lotta di classe (art. 1), il dichiarato apoliticismo (art. 3) e, in complesso, tutto il tono dello Statuto. 
I riformisti evidentemente temevano che il partito socialista potesse prendere un indirizzo rivoluzionario e volevano mettersi al sicuro.

Pochi giorni dopo la costituzione della C.G.L. aveva luogo a Roma il IX Congresso del P.S., che approvando coi voti riformisti l'o.d.g. del "rivoluzionario" Ferri - consacrava I'equivoco integralista...

(Continua...)


(*) "La classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi propri fini", - scrivono Marx ed Engels nella prefazione al Manifesto del Partito comunista. La rivoluzione proletaria non deve "...trasferire da una mano ad un'altra la macchina militare e burocratica, come è avvenuto fino ad ora, ma deve demolirla... - tale è la condizione previa di una rivoluzione veramente popolare sul continente", - dice Marx nella sua lettera a Kugelmann nel 1871" (Classici del marxismo".




sabato 22 settembre 2018

MANOSCRITTO C di FRANCIA, Parigi, Institut de France (Manuscript C of France) Leonardo da Vinci


Legatura originale del Manoscritto C, XVII secolo
Parigi, Bibliothéque de l'Istitu de France


MANOSCRITTO C
Parigi, Institut de France 


È il più grande fra i manoscritti di Francia, il formato è 31 x 22 cm, e si compone di 32 carte. Anche a causa dell'incuria del figlio di Francesco Melzi, che teneva i preziosi codici di Leonardo nel sottotetto lasciando che vi si accedesse liberamente, il codice fu rubato, insieme ad altri, dal tutore di casa Melzi che poi lo restituì al cardinale Mazenta. 
Rimanendo presso i Mazenta questo fu uno dei pochi manoscritti che non venne acquistato e portato in Spagna da Pompeo Leoni. In seguito, fu offerto al cardinale Federigo Borromeo il quale lo donò alla Biblioteca Ambrosiana da lui fondata nel 1609. Rappresenta quindi il primo manoscritto di Leonardo entrato a fare parte di una collezione pubblica, quasi quattrocento anni fa. 
L'argomento che tratta è "De ombra e lume", cioè quei fenomeni di ottica che Leonardo esamina scientificamente per poi farli confluire nei suoi dipinti. Sul manoscritto è indicata la data del "cominciamento", il 23 aprile 1490. Vi continuò a scrivere e a disegnare per circa un anno.


Studi sul corpo ombroso, 1490-1491; Parigi, Ms C, f. 8v

Studi sui raggi luminosi, 1490-1491; Parigi, Ms C, f 9r

Forma dell'ombra dipendente dai corpi luminoso e ombroso
1490-1491; Parigi, Ma C, f. 18v

Ombra perfetta e imperfetta, 1490-1491; Parigi, Ms C, f. 19r


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giovedì 20 settembre 2018

EMILIO SALGARI - Vita e opere (Life and Works)




EMILIO SALGARI


Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911) è stato uno scrittore italiano di romanzi d'avventura molto popolari.

Emilio Salgari; l'accento è sulla seconda sillaba, ma la pronuncia sdrucciola è ugualmente diffusa) è di certo il maggior scrittore italiano di avventure, ed è stato a lungo molto popolare tra i giovani, assieme al suo grande 'rivale' francese Jules Verne (1823-1905). 
I ragazzi di oggi lo leggono meno, anche se conoscono attraverso il cinema e la televisione alcuni suoi celebri personaggi, come Sandokan.
A differenza di quanto ci si potrebbe immaginare, egli non conobbe personalmente I'avventura: in tutta la sua vita fece soltanto un viaggio nell'Adriatico, e da passeggero. Ma questa spinta in lui doveva pur esistere, perché per un po' di tempo si fece chiamare 'capitano', fino al punto di sfidare a duello un tale che lo aveva preso in giro per questo. In ogni caso, egli trovò presto un surrogato al proprio desiderio di evasione, dedicandosi interamente alla composizione di novelle e romanzi, attività che lo tenne impegnato fino alla tragica conclusione della sua vita: egli infatti morì suicida. 
Si è detto che la causa principale del suicidio è da imputarsi agli scarsi guadagni che gli furono passati dagli editori, nonostante il grande successo dei suoi numerosissimi libri; ma questo è vero solo in parte. È certamente vero, comunque, che egli condusse un'esistenza da autentico 'forzato della penna', impegnato a scrivere romanzo dietro romanzo, con un ritmo di produzione intensissimo.
Come abbiamo detto, Salgari non si mosse quasi mai. Ma, con la fantasia, egli viaggiò moltissimo: fu un instancabile lettore di manuali, atlanti, riviste geografiche, tutti strumenti dai quali attinse le informazioni che travasò a piene mani nei suoi racconti, facendo ampio sfoggio di citazioni tecniche e di colore ambientale. Egli si documentò sempre con cura: e se i suoi scritti contengono talvolta degli errori, la colpa non fu certo sua, ma delle fonti di cui si serviva. 
Bisogna tuttavia pensare che verso la fine del secolo scorso le conoscenze geografiche non erano ancora progredite come al giorno d'oggi: le imprese degli esploratori avevano ancora il sapore di una grande conquista, paragonabile alla 'conquista' della Luna dei giorni nostri. Comunque, le storie di Salgari non vanno lette come fonte di informazione scientifica, ma come suggestiva fuga verso un mondo esotico, in cui trionfano il rigoglio della natura e la vita stessa nei suoi valori primordiali: ossia virtù e bassezza, ma soprattutto coraggio e viltà, le due autentiche molle dell'azione negli intrecci narrativi di questo autore.
Ma oltre ad appagare la sete di novità e di avventure del suo pubblico (composto in gran parte di giovani), Salgari seppe anche trasmettere qualcosa di più. In una cultura profondamente 'eurocentrica', cioè abituata a far ruotare il mondo intero attorno all'uomo europeo, che proprio in quegli anni si dedicava febbrilmente alla colonizzazione dell'Africa e dell'Asia, egli espresse sentimenti di ammirazione e di solidarietà per tutti gli uomini, al di là delle barriere di razza e di cultura. Molti dei suoi eroi, infatti, sono pellirosse o asiatici.
Salgari non si prese mai il tempo di limare e correggere i propri testi. Questo fa sì che, dal punto di vista dello stile, le sue opere siano tutt'altro che irreprensibili. Un tipico aspetto della sua scrittura è poi una certa insistenza eccessiva sui modi indefiniti del verbo: come il participio passato ("Presa una decisione, non era uomo da riflettere...") e soprattutto il gerundio, usato con valore causale-esplicativo ("Insistendo però il giovane, finirono per ammetterlo al cospetto del principe"). Anche l'uso del trapassato prossimo è piuttosto disinvolto, visto che in varie occasioni esso viene utilizzato al posto del passato remoto, creando strani effetti sulla sequenza temporale. 
Ma, come si è detto, non è per l'eccellenza dello stile che ancor oggi si legge questo autore, bensì per rivivere I'emozione che comunicano le sue avventure.


Ciclo dei pirati della Malesia

I misteri della jungla nera, 1895
Gli strangolatori del Gange,1887
I pirati della Malesia, 1896
Le tigri di Mompracem, 1900
La tigre della Malesia, 1900
Le due tigri, 1904
Il Re del Mare, 1906
Alla conquista di un impero, 1907
Sandokan alla riscossa, 1907
La riconquista di Mompracem, 1908
Il bramino dell'Assam, 1911
La caduta di un impero, 1911
La rivincita di Yanez, 1913


Ciclo dei corsari delle Antille

l Corsaro Nero, 1898
La regina dei Caraibi, 1901
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, 1905
Il figlio del Corsaro Rosso, 1908
Gli ultimi filibustieri, 1908

Ciclo dei corsari delle Bermude

I corsari delle Bermude, 1909
La crociera della Tuonante, 1910
Straordinarie avventure di Testa di Pietra, 1915


Ciclo del Far West

Sulle frontiere del Far-West, 1908
La scotennatrice, 1909
Le selve ardenti, 1910

Cicli minori
I due marinai
Il tesoro del presidente del Paraguay, 1894
Il continente misterioso. Avventure nell'Australia, 1894

Il Fiore delle Perle
Le stragi delle Filippine, 1897
Il Fiore delle Perle, 1901

I figli dell'aria
I figli dell'aria, 1904
Il re dell'aria, 1907

Capitan Tempesta
Capitan Tempesta, 1905
Il leone di Damasco, 1910

Avventure in India
Il capitano della Djumna, 1897
La montagna di luce, 1902
La Perla Sanguinosa, 1905

Avventure africane
La favorita del Mahdi, 1887
I drammi della schiavitù, 1896
La Costa d'Avorio, 1898
Le caverne dei diamanti, 1899
Avventure straordinarie d'un marinaio in Africa, 1899
La montagna d'oro. Avventure nell'Africa centrale, 1901
La giraffa bianca, 1902
I predoni del Sahara, 1903
Le pantere di Algeri, 1903
Sull'Atlante, Firenze, 1907
I briganti del Riff, 1911
I predoni del gran deserto, 1911

Avventure in Russia
Gli orrori della Siberia, 1900
Le Aquile della steppa, 1907

Fantascienza
Le meraviglie del Duemila, 1907

Romanzi storici
Le figlie dei Faraoni, 1906
Cartagine in fiamme, 1908

Avventure in Persia
Il re della montagna. Romanzo persiano, 1895

Romanzi d’Oriente
La scimitarra di Budda, 1892
I naufragatori dell'Oregon, 1896
Le stragi della China. Grande romanzo di avventure nell'estremo Oriente, 1901
Il sotterraneo della morte, 1902
Sul mare delle perle. Il marajah di Jafnapatam, 1903
La città del re lebbroso, 1904
La gemma del fiume rosso, 1904
L'eroina di Port Arthur. Avventure russo-giapponesi,1904

Romanzi in Oceania
I pescatori di trepang, 1896
I Robinson italiani, 1896
Il tesoro della Montagna Azzurra, 1907

Romanzi di mare
I pescatori di balene, 1894
Un dramma nell'Oceano Pacifico, 1895
Attraverso l'Atlantico in pallone, 1896
Gli scorridori del mare, 1900
I solitari dell'Oceano, 1904

Romanzi del Far West
Il re della prateria, 1896
Il figlio del cacciatore d'orsi, 1899
Avventure fra le pelli-rosse, 1900
I minatori dell'Alaska, 1900
La Sovrana del Campo d'Oro, 1905

Romanzi tra i ghiacci
Al Polo Australe in velocipede, 1896
Nel paese dei ghiacci, 1896. (Comprende i racconti: I naufraghi dello Spitzberg e I cacciatori di foche della Baia di Baffin)
Al Polo Nord, 1898
La "Stella polare" ed il suo viaggio avventuroso, 1901
La Stella dell'Araucania, 1906
Una sfida al Polo, 1909

Romanzi nelle Americhe
I naufraghi del Poplador, 1895
La città dell'oro, 1898
La capitana del Yucatan, 1899
L'uomo di fuoco, 1904
Duemila leghe sotto l'America, 1888

Romanzi in Italia
I naviganti della Meloria, 1902

Racconti
Tay-See, 1883 
La rosa del Dong-Giang. Novella cocincinese, 1897
Le novelle marinaresche di Mastro Catrame 1894; riedito come Il vascello maledetto, Milano, Casa ed. Italiana, 1909
Le grandi pesche nei mari australi, 1904
I racconti della bibliotechina aurea illustrata (1900-1906)
Storie rosse, 1910 (contiene 15 capitoli tratti da altrettanti romanzi di Salgàri raccolti e ordinati da Achille Lanzi)

Autobiografia
La Bohème italiana; Una vendetta malese, 1909


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