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venerdì 17 ottobre 2014

A - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (A - Art History - The great artists)

Santa Maria del Fiore - Firenze

I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)

ALBANI Francesco (Vedi biografia)

Francesco Albani (Bologna, 17 agosto 1578 – Bologna, 4 ottobre 1660) è stato un pittore italiano.


 ALBERTI Leon Battista (Vedi biografia)

Architetto e teorico dell'arte italiana (Genova 1406 - Roma 1472). 
Studiò a Padova e a Bologna, e visse a Roma, dove ebbe luogo la sua vera formazione artistica, collateralmente al suo impegno come abbreviatore apostolico presso la Cancelleria Pontificia. 
Nel 1428 e poi nel '34 fu a Firenze al seguito di Papa Eugenio IV: qui venne in contatto con I'arte di Brunelleschi, Donatello e Masaccio. Questo incontro fu fondamentale anche per il suo futuro di teorico dell'arte, reso consapevole della nascita di un nuovo linguaggio artistico.
L'Alberti era anche un profondo conoscitore della letteratura e dell'arte classiche: questo culto traspare dalle sue opere teoriche, soprattutto dal De Pictura, dedicato a Brunelleschi, di cui chiarisce e precisa la concezione prospettica, analizzandola alla luce delle sue conoscenze filosofiche e matematiche. Con grande acume critico, I'Alberti vide nella pittura fiorentina dell'epoca la grande ripresa e il superamento di quella antica.
Nel 1452 portò a compimento il De re aedificatoria e cominciò ad attendere ai lavori del Tempio malatestiano di Rimini.
Per incarico della famiglia Rucellai, a Firenze, completò nel 1470 la facciata di Santa Maria Novella e, forse nel '46, realizzò il progetto per il palazzo gentilizio ("d'aspetto più dilettevole che superbo") e il Sacello del Santo Sepolcro in San Pancrazio. 
A Firenze realizzò altresì la tribuna dell'Annunziata, non attuata fedelmente, e a Mantova le chiese di San Sebastiano e di Sant'Andrea.
A Roma si occupò della sistemazione urbanistica del tempio di Nicolò V, e sono, con molta probabilità, ascrivibili a lui anche i disegni per il Palazzo Venezia.


ALTDORFER Albrecht (Vedi biografia)

Albrecht Altdorfer (1480 circa – Ratisbona, 12 febbraio 1538) è stato un pittore tedesco, fondatore della Scuola danubiana nel sud della Germania, contemporaneo di Albrecht Dürer.
Fu uno dei principali artisti del Rinascimento tedesco, oltre che pittore anche architetto, incisore, scultore, calcografo e disegnatore per xilografie. Dipinse rappresentazioni religiose e mitologiche, ma furono in particolare i suoi paesaggi a renderlo celebre per la loro bellezza: furono creati dall'artista non per illustrare storie e parabole, ma con il proposito di esaltare il fascino della natura e delle figure umane che si muovono all'interno di essa.
Altdorfer fu il primo a portare il paesaggio come soggetto indipendente in pittura, dopo le prove su disegno e ad acquerello di Leonardo e Dürer.


Andrea del Castagno (Vedi biografia)

Andrea di Bartolo di Bargilla detto Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – Firenze, 1457) è stato un pittore italiano.
Fu uno dei protagonisti della pittura fiorentina nei decenni centrali del XV secolo, assieme a Beato Angelico, Filippo Lippi, Domenico Veneziano e Paolo Uccello. Il suo stile personalissimo fu influenzato da Masaccio e Donatello, dei quali sviluppò in particolare la resa prospettica, il chiaroscuro plastico, che drammatizzò con l'uso di tinte più scure, e il realismo delle fisionomie e dei gesti, talvolta così esasperato da raggiungere esisti espressionistici.
A Firenze la sua lezione fu solo in parte capita e recepita, mentre si sviluppava, in età laurenziana, un gusto prevalentemente legato alla ricercatezza del disegno e a un accordo elegante di tinte chiare. Fu invece a Ferrara che l'opera di Andrea del Castagno venne ulteriormente sviluppata, ponendo le basi per la scuola locale di Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti.


Andrea del Sarto (Vedi biografia)

Pittore (Firenze 1486- 1530).
Fu allievo di Pietro di Cosimo e collaboratore di Jacopo Sansovino, ma fu soprattutto sensibile alla grande lezione di Leonardo e di Michelangelo. A Firenze dipinse un gran numero di affreschi nell'atrio della chiesa della Santissima Annunziata e nei chiostri del convento adiacente, tra cui figura la celeberrima Madonna del Sacco, il suo capolavoro riconosciuto, oltre a quelli nel Chiostro dello Scalzo e nel refettorio del convento di San Salvi.
Sono noti anche il dipinto su tavola della Madonna delle Arpie (1517), la Carità (1518) e la Deposizione (1524).


Andrea Pisano (Vedi biografia)

Scultore e architetto (Pontedera 1295 circa - Orvieto 1348 circa).
Con Arnolfo di Cambio è il più grande scultore gotico toscano. L'opera che esprime al sommo grado l'eleganza e la raffinatezza del suo stile è la porta in bronzo dorato con bassorilievi rappresentanti le Virtù ed episodi della vita di San Giovanni Battista per il Battistero di Firenze (1330-36). 
Di grande vigore drammatico sono le formelle di marmo realizzate per il campanile del Duomo di Firenze, forse su disegni di Giotto.
Nel 1336 successe a Giotto come architetto del campanile.


Angelico Giovanni da Fiesole, Beato Angelico (Vedi biografia)

Pittore (Vicchio di Mugello 1400 circa - Roma 1455).
Il suo esordio in pittura fu segnato dalla realizzazione di alcune pregevolissime miniature per codici liturgici, la cui finezza e minuzia esecutive non resteranno senza strascichi nella sua produzione successiva.
Nonostante la sua formazione fosse avvenuta all'insegna dell'eleganza tardo-gotica di Lorenzo Monaco, Gentile da Fabriano e Masolino da Panicale, fu uno dei primi estimatori e studiosi degli affreschi di Masaccio nella chiesa del Carmine a Firenze. 
Realizzò molte pale d'altare, soprattutto per i conventi domenicani, tra cui spiccano la Deposizione di Santa Trinità, il Giudizio Finale, l'Incoronazione della Vergine, il Tabernacolo dei Linaioli, la pala detta "di Annalena", I' Annunciazione di Cortona e il Polittico di Perugia. 
Da ricordare inoltre il rigore compositivo del ciclo di affreschi per il Convento di San Marco a Firenze, e la monumentalità di quello per la cappella di Niccolò V in Vaticano.


Antonello da Messina (Vedi biografia)

Pittore (Messina 1430 circa -1479).
Presumibilmente studiò a Napoli con il pittore Colantonio, mentre è certo che subì profondamente l'influsso della pittura fiamminga, documentato tra I'altro dalla presenza a Napoli delle collezioni reali di prestigiose opere provenienti da quest'area affascinante della cultura pittorica. 
Secondo il Vasari fu a Roma, e fecondo si rivelò poi il suo soggiorno a Venezia (1475-76), dove eseguì pale d'altare e ritratti, che grande influenza ebbero sull'evoluzione successiva della pittura veneziana.
La sua ricerca pittorica si orienta verso effetti di accentuazione plastica e di amplificazione monumentale che, attraverso alcune Crocifissioni, il San Gerolamo, la Pietà e la pala per la chiesa di San Cassiano, culminano nel gigantesco San Sebastiano (1476). 
Da ricordare anche i ritratti, notevoli per la fiamminga precisione descrittiva, e per I'originale approfondimento psicologico, non disgiunto da un robusto interesse di idealizzazione morale.


ARCIMBOLDO Giuseppe (Vedi vita e opere)

Giuseppe Arcimboldo o Arcimboldi, come è nominato in diversi documenti d'archivio (Milano, 5 aprile 1526 – Milano, 11 luglio 1593) è stato un pittore italiano, noto soprattutto per le sue grottesche "Teste Composte", ritratti burleschi eseguiti combinando tra loro, in una sorta di Trompe-l'œil, oggetti o elementi dello stesso genere (prodotti ortofrutticoli, pesci, uccelli, libri, ecc) collegati metaforicamente al soggetto rappresentato, in modo da desublimare il ritratto stesso.


Arnolfo di Cambio (Vedi biografia)

Scultore e architetto (Colle di Val d'Elsa 1245 circa - Firenze 1310 circa).
Con Nicola Pisano e Giovanni Pisano è uno dei rappresentanti di maggiore spicco della scultura medievale italiana. La sobrietà lineare, il rigore compositivo e la già matura costruzione spaziale, che preludono alla pittura di Giotto, sono caratteristiche che si delineano sin dai suoi esordi (pulpito del Duomo cli Siena e arca di San Domenico per la chiesa di San Domenico di Bologna, in collaborazione con Nicola PisanoGiovanni Pisano).
Di lui si conservano altresì un busto di Carlo d'Angiò, tre figure di assetati per la fontana della piazza grande di Perugia, i monumenti sepolcrali dei cardinali Annibaldi in San Giovanni in Laterano e De Braye in San Domenico a Orvieto.
Come architetto realizzò i cibori di San Paolo fuori le Mura (1285) e di Santa Cecilia in Trastevere (1289) a Roma, oltre al progetto del Duomo di Firenze (1296), per la cui facciata scolpì anche alcune statue, che testimoniano il grande valore dell'ultimo tratto della sua attività.






sabato 29 maggio 2010

LA VERGINE ANNUNCIATA (Virgin Annunciate) Antonello da Messina

     
LA VERGINE ANNUNCIATA (1475 circa)
Antonello da Messina
Galleria Nazionale della Sicilia - Palermo
XV secolo
Tavola cm. 45 x 34,5



La rappresentazione della VERGINE ANNUNCIATA, con il taglio a mezzo busto secondo gli schemi della ritrattistica fiamminga, è un soggetto assai ricorrente nell'attività di Antonello da Messina; ne esistono tuttora due versioni originali: quella di Monaco, ove la Madonna è raffigurata con le mani incrociate sul petto, e questa palermitana.
La critica non è concorde nel riconoscere quale di queste due versioni autografe sia da identificare con la tavola vista a Venezia nel 1660 dal Boschini in casa del barone de Tassis.
Si suppone che la tavola palermitana possa essere ritornata da Venezia in Sicilia attraverso un'unione matrimoniale, peraltro ancora da verificare.
Sembra essere comunque l'opera di Monaco ad aver attraversato l'Italia intorno al 1475, forse portata dallo stesso Antonello durante il suo viaggio verso Venezia, come testimoniano alcuni dipinti direttamente influenzati da questo modello e che furono eseguiti in ambiente toscano intorno al 1480.
La lezione toscana affiora più evidente nella tavola di Palermo, dove la figura della Vergine è costruita secondo uno schema geometrico preciso.
La solida e armoniosa testa della Madonna è sostenuta dal manto a piramide, addolcito dalla vivacità del colore che riecheggia la pittura fiamminga.
La sensibilità di Antonello da Messina concentra qui ogni sua risorsa, fino a superare il visibile.
Egli sceglie una soluzione nuova e ardita, mantenendo invisibile allo spettatore la presenza che viene a interrompere la lettura della Vergine.
Il gesto della mano sottintende la sorpresa provocata dall'apparizione dell'angelo e la serena accettazione dell'annuncio.
"La più bella mano che io conosca nell'arte"... affermò il critico Roberto Longhi riferendosi a questo particolare,

Intorno al 1885 la tavola risultava di proprietà della famiglia Colluzio; successivamente passò nella collezione di monsignor Di Giovanni a Palermo.
Nel 1889 (ancora di proprietà della famiglia Colluzio), risultava attribuita a Dürer.
Fu lo storico palermitano Di Marzio a metterla in rapporto con il nome di Antonello: ma la presenza di un'analoga versione nelle gallerie veneziane, per giunta firmata, lo spinse a ritenere questa siciliana una copia.
Nel 1904 Brunelli la identifica come opera di Antonello da Messina e la data al 1474.
I restauri effettuati successivamente hanno tolto ogni dubbio sull'autenticità.
La datazione rimane, invece, piuttosto controversa, e oscilla tra il 1474 e il 1476.


L'INFLUENZA DI PIERO DELLA FRANCESCA

E' durante la permanenza nella bottega di Colantonio, a Napoli, che Antonello assimila il gusto per i colori vivi, tipico dei pittori fiamminghi, catalani e provenzali, ma è l'arte di Piero della Francesca a marcare più profondamente la sua produzione artistica.
La presenza insistente dei personaggi, il rigore delle pose costrette in un'immobilità silenziosa... molti sono gli echi dell'arte di Piero della Francesca nelle opere di Antonello da Messina.
Ma, mentre Piero scava nella figura fino a evidenziarne la geometria in contorni scabri, austeri quasi, le forme di Antonello restano immerse in un'atmosfera più dolce, che evoca la pittura di Giovanni Bellini, con cui ebbe contatti durante il suo soggiorno veneziano tra il 1474 e il 1478.


VEDI ANCHE . . .


ANTONELLO DA MESSINA - Vita e opere

SALVATOR MUNDI - Antonello da Messina
 

domenica 27 aprile 2008

SALVATOR MUNDI - Antonello da Messina

             

SALVATOR MUNDI (1465)
Antonello da Messina (1430-1479)
National Gallery – Londra
XV secolo
Tavola cm. 39 x 26,5



Su un fondo nero, Cristo, posto frontalmente osserva lo spettatore benedicendo. Ha una semplice veste rossa e un manto blu. Il gesto delle mani, specie di quella benedicente, dà alla figura un senso di profondità. Il volto è studiato con attenzione nei particolari: i peli della barba, i capelli, i nei, ricordano ritratti fiamminghi. Sul cartiglio raffigurato nel quadro si trova la firma del pittore e la data 1465.
Osservando il dipinto si nota che Antonello ha costretto l’immagine in alcuni punti: sono infatti evidenti le tracce di un’altra mano benedicente sotto quella attuale e la chiusura dello scollo della veste.
Memling, qualche anno dopo Antonello, realizzò alcune composizioni simili, rappresentanti CRISTO BENEDICENTE; gli esemplari noti dovuti al pittore fiammingo sono: il quadro appartenente fino al 1960 circa alla collezione A. Hamilton Rice di Londra e ora di ubicazione ignota, datato 1478; quello della collezione John Coolidge a Cambridge (Mass.); infine quello del Metropolitan Museum of Art di New Jork. Sia Memling che Antonello conobbero probabilmente prototipi di Rogier van der Weyden (Trittico Braque, Parigi, Louvre) e di Petrus Christus. D’altronde il Regno di Napoli, che dal 1442 comprendeva anche la Sicilia, fu culturalmente in stretto rapporto con le altre aree provenzali e iberiche, ispirate allo stile delle Fiandre.Seguendo tale gusto il re Alfonso I d’Aragona (1443-1458) fu grande collezionista di quadri fiamminghi.
La tavola è firmata e datata dall’artista sul cartellino dipinto in primo piano. Da Napoli, dove l’opera era nel 1840, passò in Piemonte. Nel 1861 fu acquistata presso G. Isola e P. Orlandi di Genova, per essere poi collocata alla National Gallery di Londra, l’attuale sede.

La National Gallery di Londra Conserva altre opere di Antonello:




Madonna col Bambino e due angeli reggicorona
(Madonna Salting)
1470 circa
National Gallery Londra
Olio su tavola cm. 43,2 x 34,3
















RITRATTO DI UOMO
( Ritenuto anche un AUTORITRATTO)

Databile intorno al 1473 - 1474

National Gallery Londra

Olio su tavola di pioppo cm. 35,5 x 25,5








SAN GEROLAMO NELLO STUDIO

Datato 1474 - 1475 circa


National Gallery Londra


Olio su tavola di tiglio cm. 45,7 x 36,2










LA CROCIFISSIONE

Nota come Crocifissione di Sibiu

Probabilmente datata 1475

National Gallery Londra

Olio su tavola cm. 38,7 x 29,8




mercoledì 26 marzo 2008

ANTONELLO DA MESSINA - Vita e opere

       
L’evoluzione della pittura in Sicilia dal 1300 alla fine del 1400 avviene con moto lento, esitante, tutt’altro che rettilineo. Ciò nonostante il processo evolutivo mantiene una sua costante generale, che è quella di un’arte che tende a sciogliersi dalla concezione monastico-feudale per esprimere lo spirito dei tempi nuovi, della nuova società in formazione.
Questo processo, è evidente, avviene in Sicilia con ritardo nei confronti, ad esempio, della pittura toscana e veneta, tuttavia avviene. Gli inizi però, generalmente, non si riscontrano nelle figure centrali delle composizioni sacre, bensì nelle “storie”, dove si racconta la vita del santo, i modi del pittore si fanno più immediati e sbrigativi, più liberi dalla preoccupazione dell’iconografia obbligata, e in tal modo ne nasce una pittura spontanea, narrativa, ricca d’osservazione, di spunti presi dal vero, di felicità aneddotica, popolaresca. In essa è visibile la vivace pressione di una realtà quotidiana che aveva incominciato a stimolare e ad accendere la fantasia degli artisti.
Il caso di queste “storie” nella pittura siciliana si fa piuttosto frequente sin dalla prima metà del Quattrocento: ora sono le “storie” di San Lorenzo dovute al pannello al pennello di un pittore ignoto; ora sono quelle di San Pietro di un altro ignoto, e così via. Più avanti, appare il paesaggio.
Dove invece la pittura si fa già più matura, più piena, è nella “Santa Caterina d’Alessandria” attribuita a Pietro Ruzzolone, è nelle tele del Quartararo e in Marco di Costanzo. Nei quadri di questi artisti già si sente la preoccupazione di dipingere l’uomo nel suo carattere, nella sua forza, liberandolo alla visione teologica, dall’impassibilità ieratica.
In Sicilia però, nell’ambito delle arti figurative, è ad Antonello che spetta la gloria di avere espresso con la più viva energia il volto di quest’uomo nuovo, terrestre, ardito, avventuroso e pratico, armato di una volontà indomabile e di un amore inestinguibile per la vita.
Tuttavia non è soltanto attraverso l’esperienza della Sicilia che egli riesce a far ciò. Sappiamo che egli ebbe occasione di viaggiare, di vedere altri artisti, genti e paesi: di sentire, in altre parole, la profonda trasformazione che l’Europa stava attraversando. La sua famiglia era una famiglia marinara e l’occasione di prendere il mare, a Messina, dove era nato intorno al 1430, non era poi così tanto complicata. Comunque sappiamo da una lettera dell’umanista Summonte, redatta nel 1524, che Antonello era stato, a Napoli, discepolo del pittore Colantonio.
Nella bottega del Colantonio, pittore di temperamento, che dipingeva, come dice il Summonte, “alla moda di Fiandra”, Antonello venne a conoscenza dei modi e della maniera fiamminga. C’è stato chi ha sostenuto che tali modi e maniere fossero stati introdotti a Napoli da Renato d’Angiò, che a sua volta li avrebbe imparati da Jan van Eyck durante la prigionia in Borgogna, oggi però appare molto più probabile che gli influssi fiamminghi siano giunti a Napoli soprattutto attraverso la pittura francese. Ma sull’origine del fiamminghismo di Antonello le ipotesi sono state e sono tuttavia abbastanza fitte. Vasari parla di un suo viaggio in Fiandra dove Antonello avrebbe conosciuto Giovanni da Bruggia, cioè lo stesso van Eyck, dal quale avrebbe imparato la tecnica della pittura ad olio. C’è anche chi sostiene invece che Antonello ebbe un contatto diretto con l’arte fiamminga attraverso l’incontro, avvenuto a Milano nel 1456, con Petrus Christus, discepolo di van Eyck. Queste ipotesi però finiscono col rimanere ipotesi in quanto non hanno trovato fino ad oggi il sostegno di un documento certo.


Comunque, a Napoli, Antonello lavora con intensità. Una delle sue opere giovanili sicure, la “Crocifissione” di Sibiu, eseguita probabilmente intorno al 1455, ci fa conoscere un pittore già pienamente formato, padrone dei suoi mezzi espressivi e nutrito di una nuova visione delle cose. Il senso della nitidezza e della compiutezza domina il piccolo quadro, l’incanto della bellezza umana vive nei tre corpi appesi alle croci, la scioltezza dei gesti e delle espressioni anima le figure in basso. Ma ciò che soprattutto colpisce in questa tavola è i paesaggio del golfo di Messina che si allarga dietro le tre croci, un paesaggio profondo di monti e di mare sotto un cielo qua e là increspato di nuvole: e nel mare si muovono le barche, mentre un veliero è all’ancora nel porto; case, chiese e castelli sorgono sulla costa, e la gente passeggia o discute sul sagrato, e lungo le strade e i sentieri i muli scendono carichi verso il mare, e i viaggiatori passano a cavallo. E’ la vita della costa che Antonello ha dipinto ai piedi delle tre croci.


Dal 1456 al ’57 Antonello è a Messina, poi lascerà la sua città. Nel gennaio del 1460 si ha notizia del suo ritorno in Sicilia. A Messina resta per circa cinque anni. Poi dal ’65 al ’73 un’altra lacuna: forse Antonello lavora in altri centri dell’isola, come a Palermo. Comunque in questo periodo è possibile collocare l’esecuzione di alcune opere importanti: il “San Girolamo nello studio”, il “San Girolamo in penitenza”, i “Tre angeli” e il “Salvator Mundi”, la prima opera datata e firmata da Antonello.
Ci si accorge, specie in quest’ultima opera, come egli stia rifondendo sempre più la maniera fiammincheggiante con un’impostazione italiana, meglio ancora centro-italiana, dando un vigore di maggior sintesi alla visione, disperdendola meno dentro l’analisi degli oggetti. Così nascono pure i suoi potenti ritratti, e, tra i primi in ordine di tempo, quello di Cefalù: un volto duro e pungente, costruito con esemplare semplicità e con un colore solido, ricco di volume.
I ritratti di Antonello sono senza dubbio tra i capolavori della pittura di ogni tempo: teste di una forza espressiva, dipinti con una fermezza estrema. E’ l’uomo nuovo che Antonello dipinge: l’uomo dei traffici e dei commerci, il borghese attivo e deciso, che raccoglie in se il significato dell’epoca moderna che sorge.
Antonello è a Venezia nel ’75 ed è qui che porta a termine alcune delle sue opere famose. L’incontro con Venezia è uno dei più fruttuosi: il successo che vi ottiene è rapido e grande. A Venezia l’arte di Antonello acquista la più ampia libertà e i suoi risultati coopereranno a determinare l’itinerario futuro dell’arte veneta con degli elementi figurativi, di disegno e di colore, che entreranno nell’elaborazione formale del Vivarini, dello stesso Carpaccio, di Giovanni Bellini, sino al più maturo Rinascimento.


A Venezia Antonello dipinge la “Crocifissione” di Anversa, un’opera di limpidissima fattura, che ricorda la “Crocifissione” di Sibiu nell’impostazione generale, ma che la supera per l’evidenza e la felicità dell’esecuzione e dell’ispirazione.
Così pure dipinge la “Pietà (Cristo morto sostenuto da tre angeli - 1475-1476 - olio su tavola di pioppo - cm. 145 x 85 - Museo Correr - Venezia), il “San Sebastiano” di Dresda e la “Pala di San Cassiano”.
Nei quadri religiosi di Antonello, come del resto in quelli di tutti i grandi artisti del Rinascimento, non è più espressa una concezione teologica o ascetica, bensì la vita, la passione, l’amore della natura propri dei nuovi tempi.










Si guardi, ad esempio, il San Sebastiano (1476-1477 - olio su tavola trasportata su tela - cm. 171 x 85,5 - Gemaldegalerie - Dresda) . . .
Quale è lo spirito e la concezione che vivifica questo quadro? Un nudo bellissimo di giovane legato a un albero che sorge dal pavimento marmoreo di una corte in una ricca casa veneziana: nel giovane c’è calma, serenità, dolcezza; sullo sondo, tra l’elegante costruzione architettonica, è disposta una serie di personaggi per nulla drammatici, che parlano voltando le spalle al santo e sulla terrazza alcune donne che liete o languide lo riguardano. In breve, ciò che domina il quadro è l’amore per il decoro, la vita con le sue gioie e i suoi agi, per la bellezza e la giovinezza.
In questo senso l’ “Annunciata” di Palermo è senza dubbio l’opera più indicativa: questa Madonna è una semplice e bellissima ragazza siciliana, con gli occhi arguti, la bocca morbida, l’ovale del volto dolce e seducente, messo in evidenza dal drappo azzurro che lo circonda. Un dipinto di rara perspicuità, tutto vivo di questo incanto per la femminilità squisita del soggetto prescelto.


E lo stesso discorso si può ripetere per altere numerose tele a partire dall’”Annunciata” di Monaco sino alla Madonna della “Pala di San Cassiano”.
Purtroppo gran parte delle opere di Antonello sono andate perdute. Tuttavia il genio di Antonello, anche da un numero così ristretto di quadri, ci parla con una straordinaria eloquenza, con un’intensità che fanno di Antonello uno dei pittori più forti e significativi di tutto il Quattrocento.
Nel 1476 incontriamo Antonello ancora a Messina. L’ultima opera che di lui ci è rimasta è il “Ritratto” di Berlino: un ritratto in cui è visibile, dietro la testa d’uomo, un angolo di paesaggio. Una novità in Antonello.
A Messina gli sono commissionate molte opere, ma la sua salute m
alferma lo costringe ad abbandonare il lavoro.
Il 14 febbraio del 1479 fa testamento. Pochi giorni dopo muore, non ancora cinquantenne.













Da_sinistra_a_destra:

* Madonna con Bambino (Madonna Benson) 1477 circa- tempera e olio su tavola - cm. 58,9 x 43,7 - National Gallery of Art - Washington 

* LA VERGINE ANNUNCIATA - 1476 circa, tempera e olio su tavola - cm. 45 x 34,5 - Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis - Palermo

* Cristo alla colonna - 1475-1479 - olio su tavola - cm. 29,8 x 21 - Musée du Louvre - Parigi


VEDI ANCHE . . .

 LA VERGINE ANNUNCIATA (1475 circa) Antonello da Messina


SALVATOR MUNDI - Antonello da Messina
 

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