La vita, i costumi, i gusti letterari, la concezione del mondo degli strati intermedi e inferiori della società romana del II secolo sono descritti alla perfezione nel grande romanzo fantastico intitolato le "metamorfosi (o "L'Asino d'oro).
Il suo autore, Apuleio (meta del II secolo - inizio del III secolo), nativo della provincia d'Africa, filosofo di tendenza mistica e retore che aveva percorso il mondo e visto tante cose, racconta le avventure del giovane Lucio, trasformato per un incantesimo in asino.
Questo artificio consente ad Apuleio, facendo passare il suo eroe da un padrone all'altro, di far scorrere davanti ai nostri occhi tutta una galleria di tipi rappresentativi dei più diversi ceti sociali, di inserire nel suo racconto una quantità di storie divertenti e di notizie mitologiche (per esempio il celebre racconto di Amore e Psiche), e di punteggiare il tutto con la narrazione di eventi meravigliosi, di incanti, di culti mistici e di magia.
Il romanzo si conclude proprio con un prodigio: Lucio ritrova la forma umana, brucando alcuni petali di rosa dalla corona di un sacerdote di Iside che marcia alla testa di una processione in onore della dea.
Gli elementi satirici, fantastici e mistici si alternano capricciosamente con scene erotiche dal contenuto molto realistico, soddisfacendo così i gusti più diversi.
Questo fatto contribuì all'enorme popolarità di questo romanzo in una società che cercava di evadere dallo squallore della realtà rifugiandosi nel mondo della fantasia e delle sensazioni vive.
Uno dei tratti più caratteristici di quest'epoca di declino culturale ormai inarrestabile è il fatto che nel teatro i generi seri, la tragedia e la commedia su temi di attualità, avevano ceduto il posto a farse scabrose dette "mimi", spesso indecenti fino all'inverosimile, e a "ferie" sontuose e vuote di senso.
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