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martedì 24 dicembre 2013

ARCHITETTURA ROMANA - I Fori - Il Teatro - Il tempio - Architettura privata - Città e Territorio (ROMAN ARCHITECTURE - Forum - Theater - Temple - Architecture Private - City and Territory)

COLOSSEO (Anfiteatro Flavio) è il più grande edificio destinato agli spettacoli gladiatori. Con i diametro tra i 188 e i 156 metri e un'altezza di quasi 50, poteva contenere 50.000 persone

ITALIA ROMANA
  
CARATTERI DELLA ARCHITETTURA

L'architettura romana deriva i suoi elementi strutturali dai motivi dell'architettura greca, combinati con le creazioni originali del popolo etrusco: I'arco, la volta, la cupola.
Soltanto nel II secolo a.C., quando Roma si è ormai imposta come potenza egemone in tutto il Mediterraneo, la città inizia a regolarizzare ed abbellire il foro (piazza principale con funzioni amministrative, commerciali e politico-religiose) con le basiliche (Porcia, Fulvia-Emilia e Sempronia), i rostri, la Curia senatoria.

La basilica è una struttura generalmente a pianta rettangolare, con o senza portico esterno su uno dei lati lunghi; internamente divisa in tre navate, e spesso munita di un'abside semicircolare sul lato più breve di fondo. 
Questi edifici, che servivano per l'amministrazione della giustizia e le varie riunioni inerenti alla vita civica, rivestiranno in seguito grande importanza per lo sviluppo della tipologia basilicale cristiana.

I rostri (così definiti per la presenza di trofei di guerra, gli speroni delle navi conquistate nelle guerre puniche) erano tribune per gli oratori.

Nella Curia si riuniva il Senato, cento propulsore della vita romana.

Si gettano altresì in questa fase repubblicana i primi ponti in muratura: l'Emilio (142 a.C.l e il Milvio (109 a.C.).

Un'architettura esiste quindi prima di una scultura e di una pittura romana.

Le costruzioni precedentemente citate sono infatti tutte opere di pubblica utilità, realizzate in pietra, tufo e terracotta, materiali che davano alla città un aspetto ben diverso da quello degli splendidi centri greci o dell'Asia Minore, candidi di marmi, folti di colonne, regolari e scenografici.

Sobria e austera, l'architettura romana, a differenza di quella greca, non si pone questioni di semplificazione e di unità stilistica, poiché i suoi obiettivi sono diversi, tesi soprattutto all'utilità.

Il sistema costruttivo romano era basato sulla tecnica cementizia laterizia. 
L'impiego delle concrezioni, cioè di una specie di cemento molto resistente ottenuto con malte e frammenti di pietrisco o di cotto, si diffuse subito in tutto il mondo romano per la facile ed economica applicazione, e la possibilità di ottenere coperture voltate inattuabili con la tecnica lapidea.

Il muro romano, di mattoni e di piccole pietre tenute insieme dalla malta (opus caementicium, opera a secco) , non ha una funzione eminentemente strutturale, ma è inteso come elemento che separa e racchiude gli spazi, come divisione e guscio, ossia mezzo per ottenere degli ambienti. 
Infatti, diversamente da quella greca, che è arte dei ritmi scanditi, che fanno da cornice a elementi figurati e concepiti sopra un piano verticale, l'architettura romana è arte degli spazi, sia di quelli interni, sia di quelli esterni, creati dai rapporti fra i vari edifici.
 All'interno i romani creeranno ambienti e volumi spaziali sempre più ampi, stabilendo in tal modo, sin dal I secolo d.C., i precedenti dell'architettura medievale europea.



Porticus Aemilia

Fondamentale per tale tendenza è la copertura a volta, che si basa sulla struttura dell'arco e permette da parte dei costruttori la realizzazione di murature curve in mattoni cotti.

Il primo impiego dell'arco in una grande costruzione utilitaria in Roma è documentato dalla Porticus Aemilia. Oltre che nelle porte, nei ponti e negli acquedotti, l'arco diventa ora un elemento architettonico a sé stante, come sostegno di statue onorarie. 
Questa funzione continua ad essere assolta anche dalla colonna con statua.
Tipico in particolare dell'architettura augustea, l'arco romano ha origine da quello etrusco, cui sono aggiunte forme di derivazione classica, come il timpano e le colonne ai lati del fornice (come è detta l'apertura centrale).

L'arco e la colonna sono posti in posizione isolata, perché rispondono a intenti celebrativi ed esornativi.
In genere l'arco di trionfo, spesso riccamente decorato con sculture, è posto all'ingresso della città (arco di Traiano a Benevento) o all'inizio di una via importante (arco di Augusto a Rimini), ed assume significati sia propagandistici sia storici (arco di Costantino a Roma). 



Colonna di Traiano - Roma

L'architettura è quindi intesa come, strumento per dimostrare là potenza e la ricchezza di Roma, mentre la scultura serve a celebrare, eternandola nel marmo, la gloria delle battaglie vittoriose, o la figura e I'operato di cittadini illustri. 
L'arte può cioè diventare strumento di governo, ed in questo caso è sempre legata ad un contesto di attualità storica (ad esempio la campagna di Dacia raffigurata sul fusto della colonna di Traiano di Roma).

La produzione artistica romana non appare mai gratuita, cioè rivolta a fini di godimento estetico, se non nell'ambito dell'artigianato di lusso (ad esempio la glittica), dove però è sempre congiunto un fine celebrativo, se non altro della potenza sociale e quindi economica del committente.

L'età augustea produce una vera e propria arte di corte, raffinata ma gelida. In questo periodo l'architettura è chiamata a dare un volto più monumentale alla nuova capitale: il marmo sostituisce il tufo e il travertino (pietra calcarea), sicché l'imperatore può vantarsi di aver trasformato in una città di marmo la Roma repubblicana di terracotta e mattoni.



Ricostruzione dell'Ara Pacis. Voluta in onore dl Augusto (9 a.C) riprende la struttura delle antiche are sacrificali. Il monumento, interamente scolpito, ha alla base motivi floreali sovrastati da una processione di notabili
     
Tra le principali realizzazioni augustee è l'Ara pacis (altare della pace), recinto marmoreo riccamente decorato, consacrato il 9 a.C., che racchiude un altare votivo.

Solo al tempo di Nerone (54-68 d.C.) si ebbe una svolta decisiva nell'architettura romana, le cui ripercussioni si fecero sentire in tutto l'impero. 
Nella sua Domus Aurea (casa d'oro), costruita dagli architetti Severus e Celer (64'68 d.C.), vengono sfruttate tecniche, prima sperimentate in senso solamente strutturale, per realizzare nuove immagini architettoniche come quella della famosa Sala Ottagona, vasto spazio interno coperto da una superficie concava, entro il quale la presenza umana riceve una collocazione particolare di subordinazione ad una struttura maestosa.

In questo periodo nell'architettura lo spazio interno si svilupperà in forme grandiose e destinate a durare negli edifici di carattere ufficiale.
Le invenzioni dell'architettura neroniana, interpretate però con una maggiore coerenza formale e libertà inventiva, si ritrovano nel Palazzo di Domiziano sul colle Palatino, dove le sale erano incredibilmente sviluppate in altezza quasi a rendere esplicita la nuova concezione della divinità del sovrano.



La Domus Aurea si trova ancora sotto le rovine del Terme di Traiano 

Con Traiano abbiamo la splendida fioritura, unitaria ed organica, di un'arte imperiale paragonabile a quella del periodo di Pericle in Grecia. 
L'imperatore volle una serie di grandi imprese monumentali realizzate da uno dei più grandi artisti che ebbe l'antichità: il "maestro delle imprese di Traiano".

Col successore di Traiano, Adriano, l'arte muta indirizzo.

L'attività edilizia di Adriano fu grande, quasi frenetica, ed il tempio di Venere e Roma (rimasto incompiuto alla morte dell'imperatore) tra Colosseo e foro romano ne rappresenta il documento più grandioso e drammatico.

La pianta della Domus Aurea, costruzione in mattoni con decorazioni orientaleggianti voluta da
Nerone; a fianco, lo schema del foro di Traiano.



I FORI

Foro Romano visto da Palazzo Senatorio

Giulio Cesare decise di ampliare lo spazio ormai insufficiente del vecchio foro romano (di età monarchica) costruendone uno nuovo, a partire dal 51 a.C., di lato al primo e sotto il colle capitolino. Al centro di una larga piazza fiancheggiata da ampie botteghe fu eretto il tempio di Venere Genitrice, di tipo greco, in marmo, con colonne molto ravvicinate.



 Tempio di Venere Genitrice - Roma

Foro di Cesare


Foro di Augusto

Al foro di Cesare s'aggiunge quello d'Augusto, inaugurato nel 2 a.C.: esso non ebbe però carattere pratico e commerciale, ma monumentale e celebrativo. 



Schema del foro di Traiano
Completa la serie il grande foro di Traiano, creato dal maestro delle imprese di Traiano, forse identificabile con Apollodoro di Damasco, architetto ed ingegnere militare.



IL TEATRO 

A differenza del teatro greco quello romano non sfrutta un declivio naturale del terreno, perché per poterlo inserire al centro della città lo si costruisce in muratura.
La cavea, grazie alla tecnica cementizia delle volte a botte, è costruita artificialmente con corridoi anulari, e con una facciata curvilinea scandita da più ordini di arcate inquadrate da semicolonne o lesene. 



Il teatro di Marcello accanto al tempio di Apollo Sosiano, dai piedi del Campidoglio

Dall'unione di due cavee romane affrontate nasce I'anfiteatro, per spettacoli gladiatori gratuiti. 
Tra gli anfiteatri più noti ricordiamo il teatro di Marcello, iniziato da Cesare e compiuto da Augusto (11 a.C.) e il Colosseo (anfiteatro Flavio), grandiosa struttura funzionale e monumentale ad un tempo, costruita ha il 70 e l'82 d.C. su ordine di Vespasiano.



IL TEMPIO 

La tipologia del tempio romano deriva dal modello etrusco e successivamente da quello greco, seppure reinterpretati nella chiave di una nuova destinazione funzionale. 
Il rito religioso è infatti considerato alla stregua di un evento collettivo, di una cerimonia pubblica che chiama a raccolta tutti i rappresentanti della società, dal popolo alle più alte autorità. Per questo davanti al tempio si apre un vasto spiazzo libero destinato ad ospitare anche un folto uditorio, ed è sempre per questo che il tempio viene rialzato da un basamento slanciato (podio) che conferisce all'edificio una dimensione monumentale, capace di valorizzarne l'imponenza architettonica agli occhi delle folle che vi si adunavano. 
Anche la facciata è fatta oggetto di una sempre'maggiore elaborazione architettonica, che ne esalta la grandiosità e la suggestione scenografica.



ARCHITETTURA PRIVATA

In una città come Roma, a capo di un immenso impero, destinata rapidamente a svilupparsi nel corso dei secoli sino a raggiungere la dimensione di una megalopoli con più di un milione di abitanti (lll secolo d.C.), grande importanza ebbe l'edilizia abitativa. 
L'esistenza di diversi tipi di case riflette la suddivisione del tessuto sociale in ceti di notevole disparità, dal più ricco al più povero, presenti su di uno stesso suolo urbano.

Le abitazioni romane erano di tre tipi: le insulae..., le domus...., e le villae.

Le insulae sono grandi caseggiati a quattro o più piani con appartamenti d'affitto, cui si accedeva attraverso ripide scale.
Attorno ad un cortile centrale interno erano disposte su ogni piano le stanze; a piano terreno si trovavano i negozi. 
Ogni insula (nella Roma imperiale ne esistevano circa 44.000) era delimitata da quattro strade.

Le domus (apprezzabili soprattutto negli esempi di Ercolano e Pompei) sono invece case signorili unifamiliari con molte stanze, costituite da un atrio e un cortile colonnato interno su cui si affacciano gli ambienti.


Villa Adriana a Tivoli

Le villae, grandi residenze di imperatori o ricchi patrizi, erano situate in campagna. 
Non presentavano tipologia fissa, ma erano sempre costituite da serie coordinate di edifici (parte signorile e rustica, a loro volta integrate da ulteriori ambienti: teatro, biblioteca, ninfeo, tempio, con vasche e giardini).
Splendido esempio è la Villa Adriana a Tivoli (120-138 d.C.), straordinario complesso di costruzioni fatte edificare dall'imperatore Adriano, che evocano nei nomi monumenti da lui ammirati durante i viaggi compiuti nelle province (Serapeo, Canopo, Accademia, Pecile ecc.).



CITTA' E TERRITORIO

Per uno Stato conquistatore come quello romano l'organizzazione dei territori annessi e la costruzione di nuove città sono questioni d'importanza vitale. Su tutto il territorio dell'impero viene tracciata una fitta rete di strade, mai esistite prima, che convergono su Roma, oltre a ponti, acquedotti e linee fortificate.
I terreni vengono suddivisi in moduli quadrati, con una griglia di strade secondarie: i decumani, paralleli all'arteria principale, e i cardini, perpendicolari ad essa, in modo da realizzare lotti quadrati di circa 700 metri di lato. 
Si tratta di un primo esempio di piano regolatore su scala regionale.

Anche gli accampamenti militari (castra) e I'abitato delle nuove città erano impostati in questo modo, cioè su questo sistema di assi ortogonali. 
Grazie alle foto aeree ancor oggi si può riconoscere l'origine romana di una città proprio per la
presenza di una maglia regolare di strade perpendicolari che delimitano isolati quadrati o rettangolari (Parigi, Vienna, Londra, e quasi tutte le città italiane).

Le città romane avevano un unico modello organizzativo che prevedeva tre funzioni diverse: servizi, localizzati nelle zone centrali (templi, terme, teatri, mercati e foro) ; la comunicazione sociale (archi di trionfo, colonne celebrative, vie imperiali); le abitazioni (case collettive e unifamiliari). 
Questo modello è stato portato dai Romani ovunque, in tutto il mondo da loro conquistato.



Panoramica delle Terme di Caracalla


CENTURIAZIONE

Centuriazione (da centuria, misura di superficie corrispondente a 200 "iugeri" o a cento "heredia") è un termine usato per definire quella particolare divisione regolare delle campagne praticata in età romana, più o meno sistematicamente, in ogni regione dell'Impero.
Questa pratica, che i Romani definivano "limitatio" (cioè definizione di confini) o anche "centuriatio" era utilizzata generalmente allo scopo di dividere il terreno agricolo pubblico in regolari poderi quadrati o rettangolari da assegnare a singoli proprietari. Questo metodo consisteva nella stesura di un reticolo di tracciati imperniati su due assi perpendicolari fondamentali: il "cardo maximus" e il "decumanus maximus". Su questa maglia di tracciati, all'incrocio di ognuno dei quali erano posti cippi, erano organizzati funzionali sistemi di irrigazione dei terreni e di collegamento viario; la fortuna di questa organizzazione è stata tale da garantire la conservazione delle centuriaziori spesso fino ad oggi, come ad esempio nella pianura padana ed in Tunisia. 
Alla realizzazione delle centuriazioni era addetta una categoria di professionisti detti "agrimensores" o "gromatici" (dalla "groma", lo strumento usato per realizzare assi perpendicolari); questi, organizzati stabilmente nel I secolo a.C. da Cesare, dovevano avere nozioni di cosmologia, astronomia, geometria e legislazione. Alcuni dei più importanti manuali e trattati di agrimensura furono raccolti intorno al V secolo d.C.


VEDI ANCHE . . .

VILLA ADRIANA - Tivoli

IL COLOSSEO o ANFITEATRO ROMANO - Roma

IL COLOSSEO - Jean Baptiste Corot

IL FORO ROMANO - Roma

IL PANTHEON - Roma



sabato 22 giugno 2013

LEONARDO DA VINCI - ARTISTA E SCIENZIATO (Artist and scientist)

Autoritratto, eseguito intorno al 1510
Biblioteca Reale a Torino
   
Leonardo da Vinci, 1452-1519, bellissimo, dotato dalla natura di tutti i doni che gli potesse elargire si distinse nel disegno, nella pittura, nella scultura; amico di Lorenzo il Magnifico e di Ludovico il Moro seppe essere gentiluomo di corte e scienziato, idraulico, botanico, anatomista, tecnico militare e civile, disegnare sottomarini, progettare il volo umano, realizzare il primo carro armato, lasciando disegni e scritti - stesi secondo la sua singolare abitudine di scrivere alla rovescia e da destra a sinistra tanto che vanno letti riflessi nello specchio - di inestimabile valore. Vero scienziato e artista completo, non si può dire dove in lui cessi l'opera
dell'uno per far posta a quella dell'altro.
Lasciò oltre ai disegni, agli studi, agli schizzi i Trattati e le Favole, i Pensieri e stupendi dipinti fra i quali la Monna Lisala Vergine delle Rocce, il Cenacolo al refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano.
LEONARDO DA VINCI ARTISTA E SCIENZIATO

Appena il notaio Pietro da Vinci scoprì i primi disegni del suo ragazzo, lo mise a lavorare nella bottega fiorentina del Verrocchio.
Questi coltivava tutte le arti nelle quali Leonardo doveva eccellere: pittura, scultura, architettura, musica, geometria e storia naturale; così allievo e maestro furono entusiasti l'uno dell'altro. 
Frequentavano la bottega del Verrocchio altri giovani artisti, tra i quali Botticelli, che divennero i migliori amici di Leonardo. Discutevano di tutto, macchinavano beffe, facevano la lotta, domavano cavalli; divertimento, quest'ultimo, prediletto da Leonardo. Si dice che fosse così forte da piegare un ferro di cavallo con una mano.

Soleva anche aggirarsi per i cortili e per le chiese fiorentine a studiarvi i loro tesori artistici, oppure passeggiare con i matematici, con gli astronomi, con i geografi maggiori di quei tempi, assimilando tutta la loro scienza.

Leonardo studiò matematica e fisica, botanica e anatomia non come un soprappiù, ma come parte essenziale della sua arte. Per lui non esistevano differenze fra arte e scienza: erano due modi di descrivere un unico universo divino.

Quando si metteva a dipingere, Leonardo nascondeva con la destrezza d'un illusionista la sua sapienza, la sua tecnica senza pari, e dipingeva come un innamorato della vita. Per vedere quanto l'amasse basta sfogliare gli albi dei suoi disegni, che sono centinaia. 
Ecco apparirci  su un foglio i volti contratti dei soldati in atto d'uccidere o di morire, e su un'altro una giovane donna che s'inginocchia a pregare.
Qua ha colto la tensione nervosa nei tendini del collo d'un vecchio mendicante, là la gaiezza d'un bimbo che gioca. 
Si dice che seguisse per giornate le persone d'aspetto bello oppure grottesco, per studiarle.
Visitava gli ospedali per osservare un vecchio morente e correva ad assistere all'impiccagione d'un assassino. Indugiava a guardare l'innocente avidità d'un lattante al seno materno; poi, in segreto, perchè era disapprovato, sezionava un cadavere per poter dipingere poi con esattezza "la divina proporzione".

Organi genitali maschili, vescica, canale urinario (in alto: polmone suino)
(1508-1509) Raccolta di Windsor, RL 19098v
   
In verità a nessuna scienza Leonardo dedicò tanto tempo quanto all'anatomia. Dimostrò che i muscoli sono le leve che sappiamo, e rivelò che "I'occhio è null'altro che una lente". Provò come il cuore sia una pompa e dimostrò che il polso è sincronizzato con i battiti del
cuore. 
Le molte osservazioni fatte negli ospedali lo condussero a scoprire che l'indurimento delle arterie è causa di morte nell'età senile.

Eppure fu come suonatore di liuto che Leonardo, sui trent'anni, venne raccomandato da Lorenzo il Magnifico a Ludovico il Moro.
Quest'ultimo era il perfido, furbo, brutale tiranno di Milano. Leggendo la lettera che Leonardo gli scrisse per offrirgli i suoi servigi, si fregò le mani: quell'uomo poteva essergli utile, perchè si affermava inventore d'un leggero ponte mobile, utilissimo all'inseguimento del nemico; diceva d'aver progettato delle pompe atte a prosciugare il fossato d'un castello cinto d'assedio; era esperto nella colata di enormi cannoni e aveva dei piani per la costruzione d'un carro armato semovente che aprisse la strada alle fanterie!
  
Disegni di macchine militari (1487-1490)
Raccolta di Windsor, RL 12647
   
I suoi quaderni d'appunti dimostrano che, nell'arte militare, Leonardo era quasi preparato alla seconda guerra mondiale. Era capace di gettare un cannone a 33 bocche, 11 delle quali sparavano simultaneamente. Progettò proiettili conici e a mitraglia. Fece bombe a orologeria, granate a mano, progettò bombe a gas e maschere antigas.
Montò su ruote la sua artiglieria, e inventò un tipo di cannone a retrocarica, in sostituzione delle goffe artiglierie che si caricavano dalla bocca.
  
Molla d'orologio e congegno per lo sganciamento automatico di carichi;
a destra, una serie di catene articolate (1495-1499 circa)
Biblioteca Nacional di Madrid I, Ms 8937, ff. 9v e 10r
   
Quando Leonardo giunse dalla solatia Firenze alla grigia Milano, trovò che i suoi doveri andavano dall'installazione delle tubazioni per il bagno della Duchessa al ritratto della superba e fredda amica del Moro. Costruì pure una complessa rete di canali per la città e fece progetti, mai adottati, di strade a due livelli, capaci di smistare diversi generi di traffico. 
Quale esperto di fortificazioni militari, fu mandato sulle Alpi a munire le vallate contro le invasioni provenienti dal nord. E là, nella bella Engadina, vide il getto delle cascate balzanti giù dai dirupi, colse commosso fiori e felci con quelle dita che dovevano poi farli rivivere in eterno sulla tela.
  
La vergine delle rocce - Leonardo (Louvre) - (VEDI SCHEDA)
  
Da quelle sensazioni e dai ricordi d'infanzia nacque la Vergine delle Rocce, quadro in cui il paesaggio e la flora danno risalto, con la loro dolcezza silvestre, alla divinità della Madre adorabile, all'angelo bello come un sogno e al Bambino che piega la manina a benedire il suo compagno di giochi, San Giovanni...
  
Studio di testa femminile per la "Leda"
(1506-1508 circa) Raccolta Windsor, RL 12517


Mentre dipingeva come un dio, Leonardo osava sognare, come pochi altri mortali hanno fatto, la conquista del mondo attraverso la scienza. Il cielo non era limite alle sue altissime meditazioni, nè il mare era troppo profondo per esse: e nel cielo e nel mare egli spaziò con l'immaginazione, certo che un giorno vi avrebbe spaziato anche il corpo.
  
 Studio sul volo degli uccelli in rapporto alle correnti d'aria (1505 circa)
Biblioteca reale di Torino - Codice sul volo, f. 8r
   
Prima dei suoi tentativi di conquista dell'aria, Leonardo studiò perchè gli uccelli spicchino il volo contro vento e comprese perchè l'ala profilata li aiuti ad impennarsi in volo. Facendo esperimenti con dei modelli di carta, previde gli avvenimenti e le cadute a foglia morta, i tuffi in picchiata e le scivolate d'ala, e dette istruzioni particolareggiate per uscirne.
  
Metodo per sperimentare la forza dell'ala artificiale (1487-1490 circa)
Institut de France, Parigi Ms B, f. 88v
   
I più antichi disegni di Leonardo per una macchina volante fanno pensare ad una libellula, oppure ad un pipistrello. Intendeva che le ali battessero, e a questo scopo progettò una carlinga articolata di pezzi di cuoio cuciti insieme. Non potendo disporre d'altra forza motrice che di quella dell'uomo trasportato nella macchina, immaginò che il suo aviatore, steso bocconi nel telaio, remigasse nell'aria con le ali.
   
Vite inversa e sterzo per carro (1495-1499 circa)
Codici di Madrid, Ms 8937, f. 14r
   
In seguito, primo fra gli uomini, Leonardo ebbe l'idea di un'elica per la locomozione. Nel suo modello, l'elica gira in senso orizzontale, con la carlinga appesa sotto, come un elicottero. In un primo tempo pensò che l'aviatore dovesse premere con dei pedali per mettere in moto le pale dell'elica. Ma nel suo modello di cartone ricorse invece, come forza motrice, a una molla fortemente caricata. Secondo i suoi progetti, la macchina si sarebbe dovuta sollevare verticalmente. La teoria era giusta, ma, mancandogli un apparato motore leggero, non potè mai realizzarla.
  
Apparato respiratorio per Palombari (1508)
Londra, British Museum, Codice Arundel, f. 24v
    
Egli progettò case portatili prefabbricate, una macchina per fare le viti, un trattore a cingoli, una filatrice, e una draga. 
Fu il primo che montò un ago magnetico su un asse orizzontale, dandoci così la bussola che oggi conosciamo. 
Fu l'inventore di quello che oggi chiamiamo ingranaggio differenziale, di un anemometro, o misuratore del vento.
  
Esperimenti di sifoni di vari formati per studi sui vasi comunicanti
(1506-1508 circa) Seattle, Hammer, f.34v
   
Ideò uno scafandro e una cintura di salvataggio. 
Progettò grandi sottomarini, ma ne distrusse i disegni. Perchè, disse, c'è troppa malvagità nel cuore degli uomini, e ad affidare loro simili segreti si rischia di far loro praticare l'assassinio anche in fondo al male!
  
Studi di astronomia con spiegazione della "luce cinerea" della luna nuova
(1506-1508 circa) Seattle, Hammer, f.34v
  
Un secolo prima dei telescopi e di Galileo, Leonardo aveva intuito che la terra non è il centro dell'universo, ma si muove attorno al sole descrivendo un'orbita ellittica, che la terra è soltanto un pianeta e non appare più grande, entro il sistema solare, della luna in confronto alla terra stessa; che le stelle sono "mondi" remoti, immensamente più grandi di quel che sembrano, e che anche il sole è soltanto uno di essi.

Leonardo suggerì perfino la teoria atomica della materia. Previde anche dove questa avrebbe potuto condurci allorchè scrisse che di sotterra sarebbe sorto qualcosa che avrebbe stordito col suo fragore tutti coloro che vi fossero stati vicini, facendo cadere a terra morti gli uomini col suo alito, e devastando città e castelli. Agli uomini sarebbe parso di vedere nuove distruzioni nel cielo, e saettarne fiamme.
  
Leda col cigno, 1504 circa, n° I 466
Rotterdam, Museum Boymans-van Beuningen
Incisione di Giovanni Vendramini (1812) tratta dall'originale prima del restauro
   
Nessuna meraviglia, dunque, che occhi capaci di veder tante cose avessero lo sguardo stanco. A giudicare dall'autoritratto, eseguito intorno al 1510, Leonardo a 58 anni era un vecchio, dall'aspetto venerando e profondo, ma un poco deluso: sembrava che le molte vite che aveva cercato di vivere in una sola ne avessero consunto la fibra.

Leonardo godette fra i contemporanei d'una fama più vasta e insieme meno alta di quella che oggi lo circonda. Il profondo rispetto che noi nutriamo per la sua scienza non ebbe riscontro ai suoi tempi.
Come artista, naturalmente, ebbe una fama superba, sebbene non senza rivali; dopo tutto, viveva ai tempi di Botticelli, di Raffaello, di Michelangelo. Ma il popolo artista della Firenze quattrocentesca gli faceva codazzo per le vie, e quando veniva esposto uno dei suoi bozzetti, la gente s'accalcava ad ammirarlo, come gli odierni maniaci del cinema quando c'è da vedere una "stella" in persona. Signorine e personaggi ricchissimi se lo disputavano; i Re gli chiedevano soltanto di onorare le loro corti; perchè la persona di Leonardo era diventata oggetto di un vero culto.
  
 Studio per un "Cristo portacroce" (1495-1497 circa)
Gallerie dell'Accademia a Venezia, n° 11r (231r)
  
Eppure, in cuor suo, fu un solitario. Forse non incontrò mai un'altra creatura capace di comprenderlo. Sorridente, la sua figura sembra ancora precederci, nei secoli, mentre ci affanniamo per raggiungere la lunga ombra che egli proietta dietro di sè.

Gli ultimi anni di Leonardo trascorsero negli agi, presso Amboise, nella Francia centrale. I visitatori fingevano di non avvedersi che aveva le mani paralizzate; trovavano il suo spirito più vivo che mai, assorto nel nuovo piano d'un canale dalle chiuse poderose, con una miriade d'idee già appuntate nei suoi quaderni. Mai la sua conversazione era stata più versatile, il suo aspetto più regale, il suo sorriso più pieno di comprensione. Forse perfino la morte sorrideva così, con quell'aureola  di mistero e di saggezza che egli solo fra tutti seppe cogliere, quando venne a chiamarlo il 2 maggio 1519.



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LEONARDO DA VINCI - Artista e scienziato

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ANNUNCIAZIONE - Leonardo da Vinci

ANNUNCIAZIONE 598 - Leonardo da Vinci

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MADONNA DEL GAROFANO (Alte Pinakothek, Monaco) - Leonardo da Vinci

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MADONNA BENOIS (Prima versione) - Leonardo da Vinci

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RITRATTO DI ISABELLA D'ESTE - Leonardo da Vinci

TESTA DI FANCIULLA - LA SCAPILIATA - Leonardo da Vinci

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