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domenica 19 ottobre 2014

C - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (C - Art History - The great artists)

Amore e Psiche (1787-93) - Canova -  Louvre 

I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)


CANALETTO, Giovanni Antonio Canal (Vedi biografia)

Pittore e incisore (Venezia 1697-1768).
Iniziò come scenografo con il padre (1716-18), poi fu a Roma (1719) ove cominciò a dipingere paesaggi.
Tornato a Venezia nel 1720 dipinse panorami della città che suscitarono I'interesse degli inglesi per i quali lavorò moltissimo: nel 1746 si trasferì a Londra dove rimase per circa dieci anni dipingendone le vedute, in particolare del Tamigi e della campagna inglese.


CANOVA Antonio (Vedi biografia)

Scultore (Possagno, Treviso 1757 - Venezia 1822).
È il massimo rappresentante del Neoclassicismo: formatosi a Venezia, le sue opere giovanili rispecchiano il gusto rococò, per la sensibilità agli aspetti pittorici del modellato e gli esiti compositivi improntati alla massima libertà.
Nel 1781 si  stabilisce definitivamente a Roma, importante centro di diffusione delle teorie estetiche del Winckelmann, del Mengs e del Milizia.
L'influenza dell'ambiente romano agì profondamente in lui spingendolo a focalizzare il problema centrale della sua arte conciliare il suo innato interesse naturalistico con la ricerca
del "bello ideale".
A Roma realizzò il monumento a Clemente XIV ai Santi Apostoli (1784-1787) e quello a Clemente XIII in San Pietro (1787-1792).
Ma l'espressione più alta della sua maturità stilistica è testimoniata da Amore e Psiche (1787-93) e da l'Ebe (1796-98).
Ormai la fama del Canova si sparge a livello internazionale: sovrani e papi lo chiamano presso cli loro, fino al 1802, anno in cui Napoleone Bonaparte lo invita a Parigi.
Dopo una prima prova, di cui è conservato il gesso originale, quando Napoleone era ancora Primo Console, realizzerà una monumentale statua in marmo dell'Imperatore, ma la sua più autentica ispirazione, venata cli accenti patetici, si manifesta preferibilmente nelle figure femminili (celebre il ritratto di Paolina Borghese, raffigurata come Venere vincitrice) e in alcuni soggetti mitologici (la Venere e il gruppo delle Grazie).


CARAVAGGIO, Michelangelo Merisi (Vedi biografia)

Pittore (Caravaggio, Bergamo 1573 - forse Porto Ercole, Grosseto 1610).
Si recò a Milano giovanissimo (1584), dove fu allievo di Simone Peterzano. Qui venne in contatto con una particolarissima sintesi di elementi lombardi, bergamaschi e veneti, che agirono profondamente sulla sua opera ripercuotendosi fin nei suoi ultimi esiti.
A Roma è dapprima presso un pittore siciliano, poi nella bottega del Gramatica e, infine, in quella del Cavalier d'Arpino.
Tra le sue opere giovanili figurano il Bacco, il Ragazzo con canestra, il Bacchino malato, il Fanciullo morso dal ramarro (di cui esistono due versioni), il Riposo in Egitto, la Maddalena e la Buona Ventura.
Tra il 1590 e il 1600 realizza i dipinti con le Storie di San Matteo nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, prima commissione pubblica coincidente col periodo della protezione del Cardinale del Monte.
La Crocifissione di S. Pietro e la Conversione di S. Paolo per Santa Maria del Popolo sono realizzati tra il 1600 e il 1601: qui la sua vocazione realistica e la sua lacerante impostazione stilistica si fanno ancora più decise.
L'ultima fase della sua opera si svolge all'insegna di una ricerca sempre più complessa, di cui sono testimonianza, dopo le ultime opere realizzate a Roma (la Madonna dei Pellegrini in Sant'Agostino, la Sepoltura di Cristo per Santa Maria in Vallicella, la Morte della Vergine per Santa Maria della Scala e la Madonna dei Palafrenieri della Galleria Borghese), il gruppo di opere eseguite a Napoli, dove era giunto in seguito alla precipitosa fuga da Roma.
Questi dipinti (le Sette opere di Misericordia, la Madonna del Rosario e la Flagellazione di Cristo) dovevano esercitare una profonda influenza sulle linee di sviluppo della pittura locale. 
Soggiornò poi a Malta (di questo periodo è opportuno ricordare la Decollazione del Battista per la chiesa di San Giovanni), da cui fuggì ancora nel 1608 per recarsi a Siracusa, dove realizzò la Sepoltura di Santa Lucia, infine a Messina (Adorazione dei Pastori e Resurrezione di Lazzaro) e Palermo (Adorazione dei Pastori con i Santi Lorenzo e Francesco).
Morì, forse a seguito di un attacco di febbre malarica, dopo altre turbinose e travagliate vicende.


CARRA' Carlo

Pittore (Quargnento, Alessandria 1881 - Milano 1966).
Si recò giovane a Milano dove, svolgendo I'attività di decoratore, si mantenne ai corsi serali dell'Accademia di Brera.
A Parigi si mise in contatto con I'ambiente anarchico ed ebbe modo di studiare la pittura francese dell'Ottocento.
Il suo esordio fu all'insegna del divisionismo che, attraverso le personalità di Segantini e Previati, arrivava a connettersi ai motivi del futurismo: emblematici di questo periodo sono Notturno in Piazza Beccaria e I funerali dell'anarchico Calli (1910-11), realizzati dopo l'adesione al movimento futurista nel 1910, sottoscritto con Boccioni, Russolo, Balla e Severini. 
Dopo I'esperienza futurista e la collaborazione alla rivista Lacerba, senti però il bisogno di rifugiarsi entro un nuovo ordine improntato ad un simbolismo umanista che trovava espressione nella "pittura metafisica" (esperienza condivisa con Giorgio De Chirico e Savinio), cui fecero seguito i periodi del "realismo magico" e dei "valori plastici" (Pino sul mare, Vela sul porto), fino ad arrivare al Novecento, movimento di cui fu il principale animatore e sotto la cui insegna si dispone anche Io stile della sua opera successiva.


CEZANNE Paul 

Pittore francese (Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906).
Cézanne, su pressione dell'amico Camille Pissarro, partecipò alle Mostre degli Impressionisti del 1874 e del 1878, anche se la sua ricerca pittorica, già in quegli anni, superava gli Impressionisti per dar luogo ad un nuovo tipo di arte in grado di anticipare le avanguardie del '900, in particolar modo il Cubismo.
L'aspetto più importante del lavoro di Cézanne è la nuova struttura dello spazio da lui definita; in una lettera del 1904 Cézanne scriveva: 
".....bisogna trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva".
Cézanne voleva dunque esaltare la struttura, la definizione del volume della forma, studiandola ed analizzandola attentamente per poi passare al vaglio del pensiero i risultati dell'osservazione, e ricostruire la realtà indipendentemente dall'aspetto naturale (come nel Realismo), dall'atteggiamento emotivo del pittore (come pensavano i Romantici) o dalla semplice, istantanea percezione visiva (come teorizzavano gli Impressionisti).
Osservando le forme, Cézanne si accorse dell'impossibilità di rendere, attraverso la semplice impressione percettiva, la loro struttura. Infatti, noi vediamo solo una parte di un oggetto ma sappiamo che ne ha molte altre.
Cézanne riuscì a rendere nei suoi quadri, soprattutto nelle nature morte, la variabilità dei punti di vista attraverso impercettibili sfasature di prospettiva.
Esaminiamo il famoso quadro L'orologio nero (1869-1870).
La tovaglia bianca e gli oggetti posati sulla tavola strutturano per piani geometrici lo spazio, in una ripresa che sintetizza differenti prospettive, come se si potesse vedere, nello stesso momento, una tazzina dal basso ed un orologio posto lì accanto dall'alto.
Con questa operazione, Cézanne stabilisce con sicurezza la linea di demarcazione ha l'arte come riproduzione fedele e l'arte come creazione della realtà, dando così alla pittura una nuova funzione: quella di costruire una realtà autonoma.
Un altro importante quadro di Cézanne è I giocatori di carte(1890-1892). Rappresenta due contadini che stanno giocando a carte. La posizione e i gesti dei due uomini sono perfettamente calibrati, e dai loro visi non traspare alcuna emozione o stato d'animo.
L'asse del quadro è dato dal riflesso bianco sulla bottiglia, che è lievemente spostato rispetto al cento della tela: la composizione risulta così leggermente asimmetrica, ma pur sempre risolta entro un preciso schema geometrico, come saranno, più tardi, le vedute della montagna di S. Victoire, di cui Cézanne ricostruirà masse e volumi mediante il colore.


CORREGGIO, Antonio Allegri (Vedi biografia)

Pseudonimo di Antonio Allegri, pittore (Correggio, Reggio Emilia 1489 circa - 1534).
Si sa poco della sua biografia: i critici annoverano nel gruppo di opere del suo primo periodo la Madonna di San Francesco, la Sacra Famiglia della raccolta Orombelli, lo Sposalizio di Santa Caterina, la Sacra Famiglia del Castello Sforzesco, la Natività Crespi, la Madonna col Bambino detta la Zingarella.
Il Mengs ipotizzava un viaggio a Roma compiuto verso il 1518-19, poi comprovato dall'esito dello studio critico di Roberto Longhi sulla Camera di San Paolo (1956) in cui sono evidenziati tratti formali ed elementi culturali tratti dalle stanze vaticane e dalla Farnesina di Raffaello e dalla Sistina di Michelangelo.
Si presume che il Correggio abbia realizzato la decorazione della Camera di San Paolo tra il 1519 e il 1520, immediatamente dopo il ritorno da Roma, su incarico della badessa del monastero di San Paolo: di quest'opera è stata altresì documentata I'ispirazione mantegnesca.
Dopo questa grande e impegnativa realizzazione, Correggio fu in grado di affrontare, con consumata sapienza tecnica e maturità di stile, il suo capolavoro: la decorazione delle cupole di San Giovanni Evangelista e del Duomo di Parma, quest'ultima definita dal Mengs "la più bella di tutte le cupole che siensi dipinte prima e dopo di lui".



sabato 27 febbraio 2010

Giovanni Antonio Canal, detto il CANALETTO

 
Nato a Venezia nel 1697, Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, cominciò la sua attività pittorica come aiuto del padre, scenografo di successo.
Purtroppo di questa prima attività, accanto anche al fratello Cristoforo, non resta più alcuna traccia.
Il suo esordio in pittura dovrebbe risalire intorno al 1720, quando è menzionato per la prima volta nella Fraglia dei pittori.
Dedicatosi subito alla "Veduta", Canaletto subì l'influenza di Marco Ricci e di Luca Carlevarijs.
Purtroppo l'esatta cronologia della sua prima produzione artistica è ostacolata dal fatto che Canaletto non aveva l'abitudine di firmare i suoi lavori, consuetudine interrotta fortunatamente dal 1740 in poi.
Intorno al 1730 Canaletto venne avvicinato dal potente collezionista inglese Joseph Smith, futuro console britannico, che divenne poi il suo principale committente e a cui fartista dedicò la serie di acqueforti dal titolo "Vedute altre prese dai Luoghi altre ideate" (1744).

Tramite questo rapporto Canaletto ebbe costanti rapporti con l'aristocrazia britannica, tanto da trasferirsi a Londra dal 1746 al 1756.
Di questo soggiorno restano alcune belle vedute dei luoghi più suggestivi della capitale.
Canaletto dovette esporre anche a Parigi intorno al 1754, notizia questa emersa in anni recenti ma purtroppo non suffragata da documenti.
Ritornato a Venezia definitivamente nel 1760, Canaletto dovette aprire una bottega.
Il suo successo, ormai offuscato dal calo di qualità della sua pittura, non fu degnamente premiato dall'Accademia di Belle Arti ché gli rifiutò ripetutamente dei suoi lavori, suscitando forti critiche..., per mettere a tacere le polemiche, nel 1765 venne accettato "Capriccio con colonnato e cortile" (Venezia, Galleria dell'Accademia).
Canaletto morì il 20 aprile 1768, dopo una lunga malattia.


La grande passeggiata - Antonio Canal il Canaletto
Olio su tela cm. 51 x 76


Il vedutismo veneziano è una delle più alte espressioni dell'arte figurativa sviluppatasi sotto gli auspici del razionalismo che permea la cultura illuministica: la ricerca del vedutismo si incentra sul problema della percezione delle immagini, evitando una riproduzione 'fedele' degli aspetti del reale per far emergere invece l'ordine intellettuale, la trama razionale della visione.
Il vedutismo rigetta dunque tutta quell'elaborazione illusionistica e quella ricerca di effetti 'falsi' alla cui insegna si è svolta la cultura figurativa barocca, affinché dalle scenografie in cui è lasciato libero spazio all'immaginazione si passasse a immagini ancorate alla realtà e sorvegliate da una tecnica rigorosa.
L'opera del Canaletto è dominata proprio da questa esigenza di analisi critica del patrimonio figurativo barocco e di richiamo all'ordine.
Canaletto è, come il padre, scenografo, e questa base tecnica lo familiarizza con i metodi più sofisticati di elaborazione prospettica dell'immagine, e quindi con il senso più profondo dell'eredità barocca, che egli però vuole riportare a criteri di razionalità e verosimiglianza.
Per lui la prospettiva non è più stratagemma e finzione, bensì una rigorosa costruzione nello spazio e condizione intellettuale della percezione cha organizza secondo un ordine strutturale gli stimoli sensoriali della visione: luce e colore. La prospettiva dunque distribuisce e compone i piani d'ombra e di luce, ed incorpora una determinata quantità di luce in ogni nota di colore, che viene deposto sulla tela con un tocco perfettamente calibrato.
Si costituisce così una trama fitta e precisa che riesce a far emergere sulla superficie del quadro il complesso dei valori spaziali e proporzionali.
Nel Canaletto le vedute più affascinanti e gli scorci più suggestivi della città, che ne colgono gli aspetti monumentali e urbanistici di rilievo insieme alle manifestazioni tipiche della vita sociale e culturale, sono organizzati in visioni di grande respiro spaziale e di straordinaria intensità luminosa, in cui le figure compaiono come puri elementi di colore, personaggi di una folla animata e variopinta.


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PROSPETTIVA CON PORTICO (1765) Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto

CAPRICCIO ARCHITETTONICO CON ROVINE ED EDIFICI CLASSICI - (1756) - Canaletto

lunedì 22 febbraio 2010

CAPRICCIO ARCHITETTONICO CON ROVINE ED EDIFICI CLASSICI (Architectural Capriccio with ruins and classical ) Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto


CAPRICCIO ARCHITETTONICO CON ROVINE ED EDIFICI CLASSICI (1756 circa)
Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto
Pittore italiano del XVIII secolo
Museo Poldi Pezzoli a Milano
Tela cm. 124 x 91


In primo piano è una costruzione in rovina della quale restano due archi, uno dei quali, meglio conservato, ospita un sarcofago.

In secondo piano sono altre costruzioni anticheggianti meglio conservate.

In lontananza s'intravede la cupola di una chiesa, probabilmente quella di San Pietro, il che suggerisce che Canaletto abbia costruito la sua veduta pensando a Roma.

Fra le rovine ci sono alcuni pastori.

Una luce opaca bagna dalla sinistra la composizione, lasciando trasparire una artificiosità d'insieme.

Infatti siamo lontani dalle limpide immagini giovanili, dall'abbagliante luce cristallina e dalle nitide soluzioni formali.

La data di esecuzione dovrebbe cadere intorno al 1756, forse eseguito da Canaletto immediatamente prima del suo rientro in Italia..., infatti la sua ricomparsa a Londra induce a pensare che si tratti di un lavoro eseguito in Gran Bretagna.

In passato è stato suggerito che questa veduta sia pendant del "Capriccio con motivi padovani", oggi al Kunsthalle di Amburgo.


L'opera

Comparso nel mercato antiquario di Londra nel 1929, il quadro è stato acquistato presso Sotheby dal mercante di Monaco di Baviera Bottenweiser..., nel 1931 passò alla Collezione Bòhelr, quindi in quella di R. Langton Douglas che lo rivendette al Museo Poldi Pezzoli di Milano dove si trova ancora oggi.

Della veduta sono segnalate ben quindici repliche, fra le quali segnalo quella nella collezione inglese Saumarez.


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Giovanni Antonio Canal, detto il CANALETTO - Vita e opere

PROSPETTIVA CON PORTICO (1765) Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto


mercoledì 20 gennaio 2010

PROSPETTIVA CON PORTICO (Perspective with porch) Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto

     
PROSPETTIVA CON PORTICO (1765)
Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto (1697-1768)
Pittore italiano del XVIII secolo
Museo Poldi Pezzoli a Milano
Tela cm. 124 x 91

CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2500 x 1760 - Mb 1,91


L'artista ci offre una istantanea di vita quotidiana, a metà strada fra la realtà e la fantasia, che si svolge sotto il portico di un superbo palazzo in una calle di Venezia.

All’ombra dell'alto porticato a due piani, visto di scorcio, sostenuto da esili ed eleganti colonne con capitelli finemente decorati, sono dei commercianti dediti alle loro attività, come la donna seduta su uno sgabello e il bambino sistemato a ridosso della colonna che vende la sua povera mercanzia a un elegante uomo.

Ciò che succede sotto il portico è osservato con curiosità da un uomo che si affaccia dal parapetto, la cui diagonale si contrappone a quella della grandiosa scalinata…, questa introduce al piano superiore una lunga galleria illuminata da ampie vetrate.

Nel cortile è un uomo con una canna che suggerisce che al di sotto della scalinata scorre un corso d'acqua…, davanti a lui la facciata color rosa di un altro palazzo, sormontata da un grande vaso con un agave.

Al di là del cancello, la cui sovrapporta è in ferro battuto a bande incrociate, si intravede un elegante edificio illuminato dalla luce solare.

Si tratta di un ennesimo ‘capriccio’ con il quale Canaletto, grazie all'estrema precisione prospettica e alla capacità descrittiva della realtà oggettiva, ribadisce la sua grande abilità tecnica.


L’OPERA

L'opera, firmata e datata «Anton 1765», venne donata dallo stesso Canaletto all'Accademia di Venezia come ringraziamento della sua nomina a membro della prestigiosa istituzione.

In onore dell'artista l'opera fu esposta nel 1777 in piazza San Marco per la festa della Sensa, e Zanetti ne parla nella seconda edizione della sua opera sulla pittura veneziana pubblicata nel 1792.

In passato l'opera ha conosciuto una grande popolarità, tanto che ne esistono ben otto repliche e venne incisa nel 1779 da Joseph Wagner.


LA “CAMERA OTTICA” DI CANALETTO

Grazie ad un considerevole numero di testimonianze dell'epoca sappiamo che gli artisti dediti alla ‘veduta’, quindi anche Canaletto, si avvalevano della “Camera ottica” per meglio cogliere lo scorcio che volevano ritrarre.

Questo strumento è costituito da una scatola munita di una lente e di uno specchio che, come una macchina fotografica, proietta l'immagine su un vetro sul quale era sistemato un foglio dove tracciare il profilo della veduta individuata.

Questo “Occhio artificiale”, come lo chiamava il veneziano Francesco Algarotti, permetteva all'artista di tracciare uno schizzo d'insieme con una precisa indicazione dei punti di fuga della prospettiva e la corretta sistemazione di ciascun elemento…, infine l'artista portava a termine il lavoro nell'atelier.


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Giovanni Antonio Canal, detto il CANALETTO - Vita e opere

CAPRICCIO ARCHITETTONICO CON ROVINE ED EDIFICI CLASSICI - CANALETTO 



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