Annibale Carracci (1560 - 1609)
Museo di Capodimonte a Napoli
XVI - XVII secolo
Olio su tela cm 158 x 151
La Madonna è seduta su un solido scalino e accoglie nel suo grembo il corpo ormai privo di vita di Cristo, il cui volto, duramente segnato dal dolore, poggia sulle sue ginocchia.
Un puttino sostiene amorevolmente la mano di Cristo, ma viene distolto dal suo misericordioso compito dal piccolo angelo che poco distante, raccogliendo la corona di spine, si è punto un dito.
Più che sulla drammaticità del fatto, Annibale Carracci puntò volutamente a creare un sensibile gioco incrociato di sentimenti umani.
Il cupo dolore che pervade tutta la composizione e la struttura piramidale trovano precedenti nella giovanile Pietà (Roma, San Pietro in Vincoli) di Michelangelo e nel medesimo soggetto di Sebastiano del Piombo (Viterbo, Museo Civico).
Le innovazioni formali, come l'abbandono dei braccio destro lungo il corpo, anticipano opere contemporanee, come la DEPOSIZIONE di Caravaggio dei Musei Vaticani.
Annibale eseguì questo quadro durante il suo soggiorno a Roma, precisamente al tempo in cui lavorava per il cardinale Farnese, probabile committente dell'opera.
II dipinto è citato per la prima volta nelle collezioni del cardinale Odoardo Farnese nell'inventario del 1653, e poi in quello del 1680 della collezione del Palazzo del Giardino di Parma.
Il trasferimento al Museo di Capodimonte è legato alle vicende della Collezione Farnese, trasferita a Napoli quando Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, fu incoronato re di Napoli.
Dal dipinto è stata ricavata una copia destinata alla Cappella Doria Pamphilj e oggi nella collezione privata della nobile famiglia romana.
A provare la sua fortuna sono le numerose incisioni eseguite da artisti stranieri quali P. de Bailly e A. Rousselet.
Esiste anche un disegno preparatorio.
LA MORTE DI ANNIBALE CARRACCI
La notte del 15 luglio 1609 monsignor Agucchi di ritorno da casa di Annibale scrisse...
"Vengo or ora che sono le due di notte dal vedere passare ad altra vita il sig. Annibale Carracci (...) il primo che vivesse al mondo nella sua arte, anche se negli ultimi cinque anni non abbia potuto lavorare quasi niente".
II Mancini sulla natura del male dell'artista scrisse...
"Una estrema malinconia accompagnata da una fatuità di mente e di memoria che non parlava né ricordava".
Annibale venne sepolto con tutti gli onori in Pantheon, massimo tempio della cultura cattolica, accanto alla tomba di Raffaello.
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