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martedì 8 giugno 2010

LA CADUTA DELL'ANGELO - Fall of the angel (1923 - 1933 - 1947) - Marc Chagall

LA CADUTA DELL'ANGELO (1923 - 1933 - 1947)
Marc Chagall (1887 - 1985)
Pittore russo
Kunstmuseum - Basilea
Tela cm. 148 x 166
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1810 x 2320 - Mb 1,88


Non è possibile comprendere un'opera come LA CADUTA DELL'ANGELO senza fare riferimento al tono drammatico e inquieto che caratterizza la produzione di Marc Chagall, pittore dell'"espressionismo lirico totale", come lo definì André Breton.

Il dipinto fu eseguito durante gli anni della guerra, iniziato nel 1923 fu terminato solo nel 1947.
Cosciente della sorte dell'umanità, Marc Chagall lavora con pena ed angoscia; è ossessionato dalle immagini della Russia invasa dall'esercito tedesco e la sua produzione è cupa e drammatica.
L'artista materializza i suoi presentimenti e timori in questa CADUTA DELL'ANGELO nella quale inquietanti chiarori di un incendio illuminano la notte, con un effetto cromatico vigoroso e suggestivo, ove i blu e i grigi sono lacerati dai contorni fiammeggianti dell'angelo.
E' una visione apocalittica che, nella caduta della creatura celeste su di una umanità senza difese, riassume tutti gli orrori della guerra.
La drammatica esperienza degli anni del conflitto bellico rende attuale questa catastrofe cosmica, inizio del male che qui si manifesta nell'interezza della sua essenza simbolica.

Il dipinto è particolarmente importante per Marc Chagall e ciò è dimostrato dall'ampio arco di tempo (24 anni) necessario alla sua realizzazione.
Egli affronta il tema per la prima volta nel 1923, la tela sarà quindi abbandonata per una decina di anni.
Nel 1933 l'artista avverte il dramma della catastrofe nella quale l'umanità è sul punto di precipitare; riprende l'opera e traccia gli elementi essenziali: la grande massa rosso sangue, il rabbino che protegge il rotolo contenente la Torah, la sua città natale (Vitebsk), in basso a destra.
La terza fase è più tarda e risale al 1947; l'Europa è uscita dalla spirale di morte, la violenza si è attenuata: il Cristo in croce, la Vergine e il Bambino, un candelabro offrono un bagliore di compassione, di misericordia.


MARC CHAGALL DURANTE GLI ANNI DELLA GUERRA

Gli anni del conflitto mondiale furono molto difficili per Marc Chagall che, nel 1941, lasciò la Francia per recarsi in America, dove rimase fino al 1947.
Nel 1944 morì sua moglie Bella; la scomparsa di colei che fu non soltanto la sua compagna ma anche il sostegno del suo universo poetico lo lasciò sconvolto.
Per quasi un anno l'artista non trovò la forza di dipingere e le sue tele rimasero, in seguito del lutto, rivolte verso il muro, come se i colori non potessero vivere né esprimersi.
Nel 1945 Chagall si dedicò completamente alla pubblicazione degli scritti di Bella, che furono editi col titolo LUMIÈRES ALLUMÉES.
Successivamente realizzò le scenografie e i costumi per la rappresentazione de L'UCCELLO DI FUOCO di Stravinskij messa in scena dal Ballet Theatre di New York.
In questo periodo venne ultimata LA CADUTA DELL'ANGELO.
Ala fine della guerra il pittore rientrò in Francia e, nel 1949, si stabilì definitivamente a Saint-Paul-de-Vance; in questa splendida zona del Midi ritrovò progressivamente una serenità interiore che gli consentì di recuperare la sua delicata e poetica visione della realtà. Prevalgono i colori, si sdrammatizzano i soggetti, le sue opere continuano a parlare, malgrado tutto, dell'eterna bellezza visuale.


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venerdì 6 giugno 2008

IO E IL MIO PAESE (I and my village) - Marc Chagall

        
  
IO E IL MIO PAESE (1911)
Marc Chagall (1887-1985)
Pittore russo
Museum of Modern Art - New York
Olio su tela cm. 191 x 150
Risoluzione
2324 x 1788 - Kb 883



Lo spazio della tela è spartito in triangoli i cui vertici convergono nel muso della mucca. Al profilo di Chagall, completamente verde tranne la pupilla e le labbra, si contrappone, in un muto colloqui di sguardi, la testa della vacca nella cui mandibola è fantasticamente inserita l'immagine di una donna che munge.
Le due teste sono separate da sfumature del colore lilla e sotto di loro s'incunea un triangolo marrone dove la mano inanellata dell'artista sta per offrire all'animale da stalla un ramo fiorito.
Sopra, fra le due teste affrontate, un contadino che si avvia al lavoro con la falce sulle spalle, incontra una donna che cammina rovesciata lungo la strada sulla quale si snoda un paese da fiaba, sicuramente la Vitebsk dalle piccole case colorate nella quale Chagall è cresciuto.
Questo quadro rappresenta una memoria del paese natale e delle cose semplici che accompagnano l'infanzia di Chagall; inoltre è la prima opera in cui il processo di assimilazione del linguaggio cubista e di fusione con il suo mondo fantastico può dirsi completo.

Si tratta del primo dipinto di una serie di repliche de IO E IL MIO PAESE, titolo questo suggerito a Chagall dal poeta Blaise Cendrars.
Firmato e datato in basso a sinistra "Chagall 1911, Paris", il quadro proviene dalla Fondazione Simon Guggenheim.

Marc Chagall nasce nel 1887 da padre ebreo a Vitebsk, un paesino della Russia al quale rimandano le immagini fantasiose di molti suoi quadri. Dopo essere stato a bottega da Yehuda Pen e aver studiato canto e violino, nel 1907 si trasferisce a Pietroburgo.
Nell'agosto del 1910 parte per Parigi: un soggiorno di quattro anni che gli è finanziato dal suo mecenate Vinaver. L'occasione si era presentata quando il maestro, il pittore Léon Bakst, fu chiamato nella capitale francese per collaborare con Diaghilev ad alcuni balletti.
Nella sua nuova patria i primi a comprendere la liricità della sua pittura sono i poeti Cendrars e Apollinaire. Affascinato dal cromatismo dei Fauves e dalla ricerca dei Cubisti, Chagall dal 1911-1912 elabora un suo personale mondo poetico-artistico, cioè una particolare osmosi fra immagine reale e immagine interiore che sarà alla base di tutta la sua pittura.
Nel 1914, dopo la personale a Berlino, Chagall rientra a Mosca. L'anno successivo sposa Bella Rosenfeld e ritorna a Vitebsk dove, nel 1917, riceve la carica di Commissario delle Belle Arti per la regione. Rotto il suo impegno con lo Stato, nel 1919 Chagall si trasferisce dapprima a Mosca e nel 1922 ritorna a Parigi dove per l'editore Vollard illustra LE ANIME MORTE di Gogol (1924) e le FAVOLE di La Fontane (1926).
Nel 1931 Chagall si reca in Palestra dove esegue una serie di acqueforti raffiguranti passi della Bibbia.
Già provato dalla drammatica fuga in America per evitare di cadere nelle persecuzioni razziali dei nazisti, un altro dolore attende l'artista: nel 1945 muore la moglie Bella.
Ritornato in Francia nel 1949, Chagall si stabilisce a Vence dove dimora fino alla sua morte nel 1985.
Fra i suoi ultimi lavori segnalo le vetrate per la sinagoga del centro medico dell'Università Ebraica di Hadassah a Gerusalemme e quelle per il Palazzo dell'ONU a New York.


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sabato 12 aprile 2008

MARC CHAGALL - Vita e opere

     
Marc Chagall, pittore bielorusso, nato a Vitebsk il 7 luglio 1887, è una delle figure più singolari dell’arte del secolo scorso. Nel 1910 fu a Parigi e poi a Berlino, dove partecipò a una mostra dei Movimenti di avanguardia. Nel 1914 ritorna in Russia; prende parte alla rivoluzione bolscevica; si dedica all’educazione del popolo, fondando un’accademia, un museo e centri collettivi di studio. Nel 1919 affresca a Mosca il Teatro ebraico. Nel 1922 è nuovamente a Parigi, dove la sua arte si impone, acquistando presto risonanza mondiale. Per quanto sempre a contatto con le esperienze più avanzate della pittura contemporanea, Chagall non rientra in nessun specifico movimento. La sua arte è lontana da qualsiasi formalismo e intellettualismo. Rispecchia un mondo sentimentale, fantasioso e fiabesco, fuori da ogni realtà e verosimiglianza. Visioni della vita popolare russa ed ebraica: immagini di circhi, di fanciulle, di bimbi, mescolate spesso con apparente incongruenza come nei sogni, popolano i suoi dipinti e vivono fresche e patetiche in una specie di limbo idillico. Marc Chagall morì a Saint Paul de Vence (Antibes – Costa Azzurra) il 28 marzo del 1985.


LA FAVOLA PITTORICA DI MARC CHAGALL

Rispondendo a una inchiesta promossa da Breton e Eluard per la rivista “Minotaure”, nel 1933, sugli incontri “decisivi” fatti dagli artisti, Marc Chagall scriveva…
“Aprendo gli occhi per la prima volta incontrai il mondo: la città e la casa, che poi a poco a poco si fissarono in me per sempre. Dopo, incontrai una ragazza: attraversò il mio cuore e si assise nelle mie tele… E infine conobbi la rivoluzione russa. Gli inutili fantasmi furono dispersi. Essa mi scoprì nuove prospettive e, a contatto col mio tempo, continua a tenermi nei suoi vincoli. Più preziosa forse di ogni amicizia, di ogni incontro, essa è come il richiamo dell’abisso e delle speranze”.
Ecco, quindi, in questo brano, l’amore struggente, razionale ed insieme istintivo, che Chagall portò sempre alle cose del suo mondo; ecco soprattutto, in una semplice frase, le ragioni di una scelta che lo segnerà profondamente.



Allo scoppio della Rivoluzione, Chagall era già pittore completo e conosciuto oltre i confini della sua patria. Dal 1910 al 1914 aveva soggiornato in Francia, assimilando le esperienze dei “fauves” e saggiando le possibilità della scomposizione cubista: ma non aveva cessato un momento di essere se stesso, di esprimere con estrema libertà il proprio mondo poetico: un mondo popolato di povera gente, di mendicanti, di contadini, di vecchi ebrei.
La sua adesione alla Rivoluzione fu naturale e immediata. Lunaciarskij, che egli aveva già conosciuto a Parigi, ora, come responsabile del ministero della cultura, approvò il suo progetto per una scuola d’arte da istituirsi a Vitebsk, e Chagall si mise al lavoro con una energia e un entusiasmo ammirevoli. Per la scuola, riuscì ad attirare a Vitebsk artisti come Pougny, come Malevic e Lissitzkij.
Il suo prodigio e la sua autorità presso gli allievi erano grandi. Nella scuola circolava lo slogan, coniato da Majakovsky…
“Voglia il cielo che ognuno “chagalli” come Marc Chagall”.
Quando il 7 novembre del 1919 fu celebrato, in tutta la giovane Repubblica dei Soviet, il secondo anniversario della Rivoluzione, e con particolare sfarzo a Mosca e a Pietrogrado, Vitebsk non volle essere da meno. Chagall mobilitò tutte le forze artistiche della città per onorarla “alla maniera rivoluzionaria”. Una giuria sceglieva i progetti migliori, che poi dovevano essere eseguiti in grandi dimensioni. Fra questi ve ne erano alcuni anche di Chagall di cui i bozzetti si sono conservati: quello che illustra il motto… “Avanti, avanti senza sosta…”, che rappresenta un giovane che avanza con grande passo; quello in cui si vede un cavallo verde sulle colline di Vitebsk, con in groppa un cavaliere che suona la tromba della riscossa sociale; e infine quello dell’uomo barbuto, simbolo del popolo rivoluzionario, che sta per mandare in frantumi una villa aristocratica, con la parola d’ordine… “Guerra ai palazzi””.
L’intera città fu parata a festa, tutti i negozi e le vetture tranviarie erano dipinti ovunque pendevano stendardi e si innalzavano pannelli eseguiti dai pittori. Quegli anni furono anni di fervore e di discussioni accanite. Chagall era contro l’astrattismo di Malevic e dei suoi sostenitori. Egli diceva che, in fondo, disegnare un triangolo era come disegnare una seggiola, ossia un “oggetto”, e che pertanto, anche col “suprematismo” si restava sempre nell’ambito del naturalismo. Nei suoi riguardi, pare, i difensori dell’arte astratta, non si contentarono però di polemizzare soltanto sul piano estetico. All’Accademia di Vitebsk gli resero la vita impossibile, organizzando nei suoi confronti ogni sorta di angherie, sino a costringerlo a dare le dimissioni, nonostante l’opposizione degli studenti. Né l’offensiva degli “astratti” si fermò qui. A Mosca, infatti, dove egli si spostò nel maggio del 1920, Kandinsky, Malevic e Rodcenko, i quali facevano parte della commissione che, durante la NEP (Nuova Politica Economica), stabiliva gli onorari per gli artisti, giudicarono Chagall pittore di “terza classe”, con retribuzione minima.
La vita di Chagall diventò più dura e difficile. Osteggiato sia dai pittori dell’avanguardia astratta che da quelli impegnati nel senso del nuovo “realismo socialista”, a poco a poco sentì di non essere più utile, di essere messo da parte. Così nel 1922, col passaporto che gli procurò Lunaciarskij, lasciò l’Unione Sovietica, dove non doveva più ritornare. Eppure il richiamo della sua patria continuò ad essere vivo in lui. Ancora nel 1937 dipingeva un quadro intitolato “Rivoluzione” che in seguito diventò un trittico: la parte sinistra, finita nel ’48, la dedicò alla Resistenza russa e francese, mentre la parte destra, ultimata nel ’52, la dedicò al tema della Liberazione.


Rivoluzione

La sua arte, pur avendo subito un’evoluzione, è tuttavia sempre rimasta fedele ai modi liberi e sentimentali delle sue prime intuizioni poetiche. E’ un’arte nutrita di folclore contadino, di primitivismo, di misticismo ebraico-popolare. E’ un’arte di natura fiabesca. Nelle fiabe infatti succedono le cose più strane: gli uomini diventano piccoli come nani, i bambini crescono in un batter d’occhio come buoni giganti e i poveri volano nel cielo suonando il violino meglio degli angeli. Forse è proprio per questa sua inclinazione alla favola che, A Pietroburgo, egli si legò di viva amicizia con Demian Bedny, il poeta di fiabe amico di Lenin. Il periodo russo e quello immediatamente successivo raccolgono forse le opere più intense e suggestive di Chagall, ma in genere si può dire che la sincerità e la vivacità della sua ispirazione lo salvarono sempre dall’aridità delle formule e dalle trappole del gusto. Le sue immagini continuano così a raccontare una favola rivolta agli uomini e ai loro sentimenti. Ed è proprio da ciò che traggono il loro potere di persuasione. L’intero percorso artistico di Chagall è un percorso di intensa poesia espressa su un linguaggio che non si è mai irrigidito in schemi formali, mantenendo di continuo un rapporto vivo, patetico e fantastico insieme, col mondo degli uomini.


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