UN INVERNO FREDDISSIMO
Finalista del Premio Strega 1966
Fausta Cialente
(Cagliari, 1898 - Pangbourne - Inghilterra, 1994)
Editore Feltrinelli - Milano 1966
Prefazione di Valerio Riva
Fausta Cialente con "Un inverno freddissimo", si presentava allo Strega del 1966 in tono minore rispetto al suo precedente romanzo "Ballata Levantina".
Il romanzo è ambientato in una fredda Milano con tutti i problemi del difficile periodo che segue il dopoguerra, e la Cialente unisce l'introspezione psicologica e la ricostruzione dell'ambiente.
Qui abbiamo, certamente, un personaggio riuscito, il personaggio di Camilla, una donna forte, consapevole dei propri doveri, saldamente ancorata ad alcuni principi eppure lievitante di turbamenti, di desideri, di nascosti squilibri.
E abbiamo, soprattutto, un'atmosfera che la scrittrice crea non già con una descrizione dall'esterno, bensì attraverso l'intrecciarsi delle riflessioni, dei pensieri, delle impressioni dei varii personaggi, che riescono cosí a scandire il tempo di una vita collettiva, apparentemente monotona nel ripetersi quotidiano dei gesti e delle azioni e, in realtà, ricchissima di progetti, di desideri, di sconforti, di sogni.
Con la rappresentazione di una simile atmosfera si trova perfettamente in chiave il modo di raccontare della Cialente, quello stile che ha il ritmo uguale di un respiro non affannoso, che sembra fasciare i pensieri aderendo alle loro intime pieghe e li sgomitola uno dietro l'altro con ondine e, talvolta, anche con una certa lentezza.
Il romanzo è ambientato in una fredda Milano con tutti i problemi del difficile periodo che segue il dopoguerra, e la Cialente unisce l'introspezione psicologica e la ricostruzione dell'ambiente.
Qui abbiamo, certamente, un personaggio riuscito, il personaggio di Camilla, una donna forte, consapevole dei propri doveri, saldamente ancorata ad alcuni principi eppure lievitante di turbamenti, di desideri, di nascosti squilibri.
E abbiamo, soprattutto, un'atmosfera che la scrittrice crea non già con una descrizione dall'esterno, bensì attraverso l'intrecciarsi delle riflessioni, dei pensieri, delle impressioni dei varii personaggi, che riescono cosí a scandire il tempo di una vita collettiva, apparentemente monotona nel ripetersi quotidiano dei gesti e delle azioni e, in realtà, ricchissima di progetti, di desideri, di sconforti, di sogni.
Con la rappresentazione di una simile atmosfera si trova perfettamente in chiave il modo di raccontare della Cialente, quello stile che ha il ritmo uguale di un respiro non affannoso, che sembra fasciare i pensieri aderendo alle loro intime pieghe e li sgomitola uno dietro l'altro con ondine e, talvolta, anche con una certa lentezza.
ALTRE OPERE
Cortile a Cleopatra - 1936
Ballata levantina - 1961
Le quattro ragazze Wieselberger - Premio Strega 1976
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