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venerdì 3 maggio 2013

JEAN-BAPTISTE COROT - Vita e opere (Life and Work)


Jean-Baptiste-Camille Corot
Autoritratto
    
Jean-Baptiste Camille Corot (Parigi, 26 luglio 1796 – Ville-d'Avray, 22 febbraio 1875) è stato un pittore francese di paesaggi.

Corot si accosta all’arte abbastanza tardi, a ventisei anni. Viene educato nell’atelier di Achille-Etna Michallon e Jean-Victor Bertin, due pittori neoclassici, ma ben presto si allontana dai loro insegnamenti per recarsi in Normandia , sulle rive della Manica, lungo il corso della Senna, nella foresta di Fontainebleau, dove dipinge dal vero e dove conosce i pittori di Barbizon.

Dopo aver trascorso tre anni in Italia, tra il 1825 e il 1828, la sua formazione prende una svolta decisiva e comincia a dedicarsi con passione al disegno, esegue numerose vedute, in particolar modo sulle rive del Tevere e per le vie di Roma, che fanno di lui l’erede di Claude Lorrain e Nicolas Poussin nella tradizione paesaggistica.

Una volta tornato in Francia realizza piccoli paesaggi “en plein air” che regala agli amici e vende a pochi affezionati clienti: queste opere influenzano non poco la nascita del Realismo e lo stile degli impressionisti che in lui vedono una sorta di padre spirituale.

A queste composizioni che Corot realizza quasi in sordina, ne affianca altre “ufficiali”, stilisticamente più elaborate e rifinite che espone regolarmente al Salon a partire dal 1831 dove viene ammirato e celebrato.

Nel 1885 quando riceve una medaglia d’oro, premio di prima classe all’Esposizione Universale di Parigi, la sua fortuna raggiunge il culmine. Subito dopo Napoleone acquista un suo quadro, Ricordo di  Marcoussis (oggi esposto al Musée d’Orsay), per arricchire la sua collezione privata.

Nel 1864 fa parte delle giuria del Salon e nel 1867 viene nominato ufficiale della Legion d’Onore.

Nel corso della sua carriera Corot viaggia e dipinge tantissimo: si contano più di cinquemila opere, cui vanno aggiunti altrettanti falsi, a testimoniare il successo, anche commerciale, della sua arte.
   
Foro romano dai giardini Farnese (1826)Parigi, Musée du LouvreOlio su carta applicata su tela cm 30 x 48
    
Dotato di buonissime capacità tecniche, Corot sa presentare con estrema bravura sia i dettagli architettonici degli edifici, sia i particolari naturalistici della vegetazione in primo piano.

Le zone illuminate e quelle in ombra che si susseguono alternandosi regalano ai suoi paesaggi un senso di movimento e di profondità.
   
Il ponte di Mantes (1868-1870)Parigi, Musée du LouvreOlio su telacm 38 x 56
  
Nelle vedute fluviali come questa si possono osservare i molti punti di unione tra Corot e la pittura degli impressionisti, dall’inusuale scelta del punto di vista alle tranquille e poetiche atmosfere.

L’ambientazione autunnale è palese nei rami spogli in primo piano e sottolineata dai toni soffusi e dalle luci smorzate

La presenza del personaggio nella barca in basso può essere interpretata come il desiderio del pittore di essere in totale comunione con la natura.
  
Veduta di Tivoli e dei giardini di Villa d’Este (1843)
Parigi, Musée du Louvre
Olio su tela cm 43 x 60


    
L’importanza storica di Corot è quella di aver sviluppato e rielaborato il tema romantico del rapporto tra l’uomo e la natura, accentuando gli aspetti realistici.

Qui si può vedere un’altra peculiarità dei suoi paesaggi, ovvero la espansione degli spazi: l’occhio dello spettatore rimane incantato dalla vastità e profondità dello sfondo rischiarato da un cielo luminoso e quasi trasparente.



martedì 25 maggio 2010

LA CATTEDRALE DI CHARTRES (1830) - Jean Baptiste Camille Corot

        
 LA CATTEDRALE DI CHARTRES (1830)
Jean-Baptiste-Camille COROT (1796 – 1875)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm 65 x 50
Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2500 x 1770 - Mb 2,16


Poco dopo il suo ritorno in Francia dal viaggio italiano, a seguito della Rivoluzione del 1830 Corot si rifugiò a Chartres in compagnia dell'amico Poirot.
Nel corso di questo soggiorno l'artista eseguì un nutrito gruppo di paesaggi che raffigurano i luoghi più significativi della bella città francese.
Fra i monumenti che attirano il suo interesse è la cattedrale gotica.

La celebre opera architettonica è colta da lontano, le alte guglie si stagliano contro il cielo nuvoloso e fa da sfondo un paesaggio popolato da pochi passanti; un giovane è seduto su una roccia e una fanciulla è appoggiata su un cumulo di pietre.
Un leggero alito di vento investe il paesaggio, scuotendo gli esili alberelli sulla piccola collina.
È uno scorcio di realtà urbana, inconsueta nella pittura di Corot che in questo caso rinuncia al sentimento romantico a favore di una visione più diretta e più prossima alla realtà.
Il riferimento più immediato è la pittura di Constable, molto noto a Parigi dopo la retrospettiva allestita nella capitale nel 1824.
Corot si ispirò più volte alla cattedrale di Chartres, ma è questa versione che Proust evoca ne “Un amore di Swann” quando parla del gusto della nonna per le belle cose.


Questa opera, LA CATTEDRALE DI CHARLES, venne venduta nel 1872 da Corot all'artista A. Robaut che non solo tagliò lungo i bordi la tela ma ritoccò anche la figura maschile seduta sulla roccia in primo piano.
Due anni dopo comparve nella Collezione Dutilleux e nel 1887 venne acquistata dalla Galleria Braure nel corso della vendita Lolley-Bauginaux.
Nel 1906 Moreau-Nélaton la donò ai musei nazionali ed esposta dapprima al Musée d'Art Décoratifs, venne poi trasferita nel 1934 al Louvre.



LA CATTEDRALE DI CHARLES


A causa di un tremendo incendio che la distrusse parzialmente nel 1194, lasciando intatti solamente la cripta, le torri e la facciata occidentale, la cattedrale di Chartres venne riedificata prima del 1210 e quindi consacrata nel 1260 con una solenne cerimonia.
Il primitivo progetto della struttura religiosa, uno degli esempi più alti di architettura gotica, prevedeva la costruzione anche di sette torri mai edificate…, una delle particolarità, la decorazione del portale che risulta essere uno dei più interessanti esempi di scultura gotica: nella lunetta è la “Glorificazione della Vergine” e lungo gli strombi una varietà di personaggi biblici strettamente legati alla struttura architettonica, così come era nella tradizione romanica, legame questo spezzato nelle sculture dei portali del transetto.
Completano la decorazione le bellissime vetrate.



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venerdì 17 aprile 2009

IL COLOSSEO (The Colosseum) - Jean Baptiste Camille Corot

IL COLOSSEO (1826)
Jean Baptiste Camille Corot
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Carta incollata su tela cm 30 x 49

CLICCA IMMAGINE per alta risoluzione

Pixel 2500 x 1758 - Mb 1,93


ANALISI STILISTICA

Questo dipinto fu eseguito dal vero nel marzo 1826.

L'opera si compone di una successione di strutture dai toni caldi e rosacei, legate fra loro da una luminosità pacata che si estende sulle rovine romane immergendole in un "velo di sogno".

Nel 1849 fu presentata al Salon e probabilmente in questa occasione Corot portò alcune correzioni, aggiungendovi gli alberi sulla destra, che presentano una tecnica diversa dal resto della vegetazione.

Come molti altri dipinti eseguiti in Italia, anche questo quadro testimonia l'interesse di Corot per questa terra ricca di vestigia classiche..., tuttavia le sue rappresentazioni non sono magniloquenti, ma piuttosto improntate di amore e vitalità.


L'OPERA

Nel 1826, Jean Baptiste Camille Corot eseguì tre dipinti tra loro molto simili: una "Veduta di Roma dai Giardini Farnese"..., "Il Foro"... e "Il Colosseo"; essi costituivano una sorta di trittico e ognuno illustrava il mutare della luce sul paesaggio durante tre diversi momenti del giorno: mattina, pomeriggio e sera.

Nelle intenzioni dell'autore il "trittico" sarebbe dovuto rimanere al Louvre, ma tale desiderio, non dichiarato nel testamento ma solo verbalmente espresso nelle confidenze fatte all'amico Rabait e nelle indicazioni autografe lasciate sul retro del Colosseo e del Foro, non venne esaudito.

Così mentre quest'opera entrò a far parte delle collezioni del Louvre nel 1875, insieme a tutta una serie di paesaggi, il mattino - ovvero "Veduta di Roma dai Giardini Farnese" - ebbe tutt'altra destinazione: attraversò l'Atlantico per raggiungere la Collezione Phillips a Washington, dove è tutt'oggi conservato.



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Jean Baptiste Camille Corot

      
Jean Baptiste Camille Corot
Pittore francese



Jean Baptiste Camille Corot nacque a Parigi il 16 luglio 1796 in un ambiente del tutto estraneo al mondo della cultura..., era figlio di un tappezziere e di una modista e cominciò la sua vita lavorativa misurando senza entusiasmo i tessuti nel negozio del padre, che acconsentì poi ad elargirgli una piccola rendita affinché potesse dedicarsi alla sua grande passione.

Jean Baptiste Corot poté così dare inizio alla propria formazione artistica nell'atelier del paesaggista storico Michallon e, in seguito, in quello di Bertin, entrambi di tendenze neoclassiche.

Nel 1825 intraprese il primo viaggio in Italia animato da uno spirito molto diverso da quello dei suoi illustri predecessori (Goya, Ingres, David), in quanto questa esperienza rappresentava non soltanto il coronamento di un sogno classico, ma soprattutto la possibilità di gustare la poesia della campagna toscana, umbra e romana.

Durante i tre anni trascorsi tra Roma, Narni e Tivoli, dipinse numerosi paesaggi dal vero.

Nel 1827 espose per la prima volta al Salon presentando un soggetto italiano, "Il Ponte di Narni".

Dopo il suo rientro in Francia, Corot si dedicò all'esplorazione delle diverse regioni del suo Paese.

Alcuni luoghi ricorrono con frequenza nelle sue opere..., Arras, Fontainebleau, Nantes, Douai, Rouen, Beauvais e soprattutto Ville d'Avray, città dove si trovava la sua casa natale.

Jean Baptiste Corot effettuò ancora due viaggi in Italia, nel 1834 e nel 1843, e visitò inoltre la Svizzera, il Belgio e l'Olanda.

Riuscì a vendere il primo importante dipinto nel 1840, ma solo dopo il 1855 raggiunse una discreta fama.

Oltre ai paesaggi, l'artista dipinse numerose raffigurazioni di personaggi anonimi.

Quattro mesi prima di morire, nel 1875, eseguì "La Cattedrale di Sens", ultima grande testimonianza del suo talento.



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domenica 26 ottobre 2008

VEDUTA DI FIRENZE DA BOBOLI (View of Florence from Boboli) - Jean Baptiste Camille Corot

   
VEDUTA DI FIRENZE DA BOBOLI (1835)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Pittore francese
Museo del Louvre di Parigi
XIX secolo
Tela cm. 73 x 51
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2530 x 1780 - Mb 2,13


La veduta raffigura il suggestivo panorama fiorentino che si coglie dai giardini di Boboli, alle spalle di Palazzo Pitti.
Sull'ampio terrazzo due monaci sono immersi in una piacevole conversazione mentre un terzo si sta allontanando dalla scena.
Da lontano si intravedono le sagome di Palazzo della Signoria, del Duomo, delle chiese di Santa Croce, di San Lorenzo e della Badia Fiorentina.
Fa da sfondo ai due frati un imponente cipresso, albero questo tipico della campagna toscana.
La tela, di modeste dimensioni, è stata dipinta da Corot nel suo atelier parigino, riprendendo uno studio dal vero eseguito durante il suo secondo viaggio in Italia nel 1834.
Rispetto ai paesaggi dipinti negli anni del primo soggiorno italiano, in questa veduta di Firenze si avverte l'intenzione dell'artista di prestare maggiore attenzione alla natura; in tale direzione appare significativo il confronto fra questa veduta e LA VASCA DELL'ACCADEMIA DI FRANCIA A ROMA, dipinta intorno al 1826 che raffigura uno scorcio di panorama di Roma visto dal Pincio, al di là della fontana del giardino di Villa Medici.
Rispetto a questo dipinto, quello del Louvre presenta senz'altro una maggiore sensibilità atmosferica, una costruzione architettonica più sintetica ed essenziale, una minore attenzione per i particolari a favore di una più ampia prospettiva.

Jean Baptiste Corot dipingeva queste vedute per se stesso e rappresentavano la trasposizione su tela delle sue emozioni davanti ai paesaggi ; per lui rappresentavano un pezzo della sua vita, della sua intimità e per questo non furono mai ceduti al mercato d'arte, riservandone a visione solo agli amici più cari.

Alla sua morte Jean Baptiste Corot lasciò il piccolo dipinto (firmato in basso a destra) ai suoi amici Christian, Maurice e Robert e questi a loro volta nel 1926 lo donarono al Museo del Louvre, dove si trova ancora oggi ad incrementare la già cospicua collezione di dipinti dell'artista che il museo parigino possiede.



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IL PONTE DI MANTES (The Bridge of Mantes) - Jean Baptiste Camille Corot

  
     
IL PONTE DI MANTES (1868 circa)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Museo del Louvre di Parigi
Olio su tela cm 38,5 x 55,5
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 1790 x 2530 - Mb 2,43


IL PONTE DI MANTES, con la sua eccellente qualità, rappresenta il culmine della produzione di Corot, compresa tra il 1855 e il 1868.

E' il periodo durante il quale Jean Baptiste Corot si esprime soprattutto per contrasti, con forme limpide e cristalline, come volevano il gusto e la pratica d'atelier.
Accordando così tutti i colori della tela sul motivo del grigio argenteo, l'artista riuscì a raggiungere l'effetto di un pomeriggio piovigginoso; unica concessione è il rosso vivace del cappellino del pescatore sulla riva del fiume(ma in questo francobollo di foto non si riesce a distinguere).

Lo stesso stratagemma compare anche ne LA CATTEDRALE DI MANTES, dello stesso periodo (Musée Saint - Denis di Reims).

Dall'analisi del disegno emerge come Jean Baptiste Corot
Organizzi lo spazio in modo complesso, intrecciando un tessuto di verticali, diagonali e orizzontali: il ponte è visto in leggero scorcio, il bordo della riva ritaglia un angolo della tela, gli alberi svettano verso il cielo incrociando le altre linee.
Eppure al tempo stesso ci sembra di trovarci di fronte ad una scena immobile, perenne, immutabile, dove regna eterna quiete.

La tela, firmata COROT in basso a sinistra, è stata donata al Museo del Louvre di Parigi da Étienne Moreau - Nélaton.
La datazione può collocarsi presumibilmente tra il 1868 e il 1870, periodo in cui l'artista lavorò a Mantes-la-Jolie, una gradevole cittadina sulla riva della Senna, a sessanta chilometri a ovest di Parigi, dove l'artista eseguì numerose vedute.



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sabato 18 ottobre 2008

LA DAMA IN BLU (The lady in blue) - Jean Baptiste Camille Corot



LA DAMA IN BLU (1874)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Museo del Louvre
Olio su tela cm. 80 x 50

CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2530 x 1790 - Mb 1,77


In un interno spoglio, delineato dall'artista con pochi e rapidi tocchi di colore, per lo più basati su toni spenti e terrosi, è ritratta una bellissima donna in piedi di profilo.
Il suo corpo, elegante e statuario, è avvolto in un abito color blu polvere che le lascia scoperte le braccia e le spalle rotonde, le segna l'esile vita con un grande fiocco sulla schiena e si apre a corolla a terra.
La donna e il suo abito occupano prepotentemente lo spazio e catturano la mia attenzione e le mie emozioni.
La figura è colta in atteggiamento pensoso, con il mento appoggiato alla mano destra e il gomito mollemente adagiato sopra stoffe che ricoprono un tavolo.
La mano sinistra stringe un ventaglio chiuso.
Sia la posa inusuale che l'intensa espressione della donna conferiscono al dipinto un fascino speciale, particolarmente enigmatico.

Si tratta di una delle tante figure femminili che Corot dipinse durante gli ultimi anni della sua vita.
Sconosciute al pubblico mentre l'artista era ancora vivente, esse sono oggi molto ammirate, almeno quanto i suoi più celebri paesaggi.
E' un vero e proprio pezzo di bravura, un saggio di pittura pura, dedicato alla ricerca di una fusione armoniosa, semplice e monumentale al tempo stesso, fra forma e colore, che anticipa taluni risultati dell'Impressionismo, in parallelo con alcune opere coeve di Monet (Ritratto di Madame Louis-Joachim Gaudibert . 1868 - Museo d'Orsay di Parigi) e Manet (Il Riposo: ritratto di Berte Morisot - 1869 - Museum of Art, Providence, Rhode Island School of Design).


Il dipinto è firmato e datato nell'angolo inferiore destro "1874 Corot".
L'artista lo eseguì dunque, un anno prima della morte.
Come molte altre figure femminili dipinte da Corot in quegli anni anche questa fu probabilmente realizzata per puro diletto personale, e non allo scopo di essere posta in vendita.
Il quadro è stato acquistato dal Museo del Louvre, che conserva un numero ingente di opere di Corot, nel 1912.



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martedì 5 agosto 2008

IL PONTE DI NARNI (The Augustan Bridge at Narni) - Jean-Baptiste-Camille Corot


IL PONTE DI NARNI (1826-1827)
Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875)
Museo del Louvre - Parigi
Carta su tela cm. 34 x 48

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1750 x 2500 - Mb 2,07


Un ampio paesaggio collinare è attraversato da un fiume che scorre tranquillamente sotto le antiche vestigia di un ponte, identificato con quello nei pressi di Narni, cittadina nei pressi di Terni, Italia, costruito al tempo di Augusto, ormai inutilizzabile.
I caldi toni cromatici oscillano fra le varie sfumature dei marroni, dei verdi, degli azzurri.
La veduta colta dall'alto verso il basso indica che l'intenzione di Corot era quella di dominare l'ampia vallata; a tale scopo si era sistemato in cima alla collina, opposta l ponte.
Dalle mie ricerche ho scoperto che dal 1826 Corot ebbe più volte l'occasione di recarsi a Narni; il primo paesaggio prodotto nel corso di questo soggiorno fu sicuramente la versione esposta al Salon nel 1827 e oggi conservata alla National Gallery di Ottawa.
In realtà appare ormai scontato che il dipinto del Louvre sia da considerarsi come uno studio preparatorio per la versione d'oltreoceano, anche se il luogo è ritratto da un punto di vista diverso, e che una lettura più approfondita lascia intuire profonde divergenze stilistiche.

L'opera, eseguita intorno al 1826, indica che Corot ormai dipingeva in piena autonomia formale, mantenendo solida l'esperienza acquisita durante il suo soggiorno in Italia.
Alcune opere eseguite negli anni italiani sono esemplari per dimostrare quante affinità stilistiche vi sono tra il dipinto del Louvre e quelle composizioni; in tale direzione appare utile il confronto tra questo paesaggio e ROMA: IL TEVERE VISTO DA CASTEL SANT'ANGELO, anch'esso conservato nel celebre museo parigino.
In ambedue le opere non è possibile cogliere la profonda emozione che avvolge tutta la composizione che va oltre la resa naturale delle cose.

IL PONTE DI NARNI, databile intorno al 1826, è entrato nelle collezioni del Louvre nel 1906 grazie alla donazione Moreau-Nélaton, costituita da un consistente gruppo di opere di Corot.



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sabato 7 giugno 2008

MARIETTA, L'ODALISCA ROMANA (The Roman Odalisque) - Jean Baptiste Corot

Marietta, odalisca romana (1843) 
Jean Baptiste Corot (1796-1875)
Museo del Petit Palais - Parigi
Carta incollata su tela cm. 29,3 x 42,2



Una donna nuda, "Marietta" come indica la scritta che compare sulla parete di fondo, è sdraiata di fianco sul letto.
Ha il volto girato verso di me ma gli occhi sono puntati altrove... verso un punto indefinito.
Sebbene i raggi di sole non lo investino direttamente, il magnifico corpo della donna è bagnato dalla luce calda che si diffonde nella stanza, probabilmente filtrata da una persiana.
L'accostamento dei colori ocra, grigi, bianchi e neri producono la tinta verdastra della banda rettilinea che al fondo della composizione risulta indispensabile per assegnare a ciascun piano l'esatta collocazione. Ancora i colori gestiscono lo spazio, fatto di toni e linee, incuranti della prospettiva, anzi manipolati in maniera tale da anticipare la bidimensionalità delle composizioni delle generazioni artistiche future, che com'è noto furono fortemente influenzate dalla pittura giapponese.
Nessun elemento decorativo accompagna la figura. La singolare sintesi formale pare addirittura anticipare i moduli di Cézanne.
Jean Baptiste Camille Corot mostra di essere un artista moderno e, consapevole di questo, ne andava fiero.
Eseguì quest'Opera a Roma nell'estate del 1843, durante il terzo e ultimo soggiorno in Italia in compagnia dell'artista e amico Brizard.
Corot si servì della stessa splendida modella anche in un altro dipinto del 1885, LE COMBAT DES AMOURS.

In alto a sinistra di questo dipinto si legge "Marietta à Rome" e in basso, sempre a sinistra, il bollo "vente COROT".
Venduto nel 1875 al mercante Durand-Ruel, nel 1919 il quadro venne acquistato da Hazard. Nel 1934 venne acquistato dal Petit Palais di Parigi, a seguito del Legato Dutuit.


COROT IN ITALIA


Nella formazione artistica di molti artisti francesi, quali Nicolas Poussin, Claude Lorrain e Gaspard Dughet, il viaggio in studio in Italia si rivelò una tappa importantissima. Da questa tradizione non si sottrae il giovane Corot.
La scoperta della luce solare modificò la sua tavolozza e gli svelò un nuovo modo di concepire la pittura, in aperta antitesi con certi vecchi schemi accademici dei suoi maestri.
Se da un lato Corot amava "lo splendore del sole", non mancò di osservare...
"Questo sole diffonde una luce disperante per me. Sento tutta l'impotenza della mia tavolozza".
Tanta bellezza giorno dopo giorno lo esalta, affascinato dalla "eclatante natura". Fare dei paesaggi divenne lo scopo supremo della sua pittura.



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