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| Jean-Baptiste-Camille Corot Autoritratto |
Corot si accosta all’arte abbastanza tardi, a ventisei anni. Viene educato nell’atelier di Achille-Etna Michallon e Jean-Victor Bertin, due pittori neoclassici, ma ben presto si allontana dai loro insegnamenti per recarsi in Normandia , sulle rive della Manica, lungo il corso della Senna, nella foresta di Fontainebleau, dove dipinge dal vero e dove conosce i pittori di Barbizon.
Dopo aver trascorso tre anni in Italia, tra il 1825 e il 1828, la sua formazione prende una svolta decisiva e comincia a dedicarsi con passione al disegno, esegue numerose vedute, in particolar modo sulle rive del Tevere e per le vie di Roma, che fanno di lui l’erede di Claude Lorrain e Nicolas Poussin nella tradizione paesaggistica.
Una volta tornato in Francia realizza piccoli paesaggi “en plein air” che regala agli amici e vende a pochi affezionati clienti: queste opere influenzano non poco la nascita del Realismo e lo stile degli impressionisti che in lui vedono una sorta di padre spirituale.
A queste composizioni che Corot realizza quasi in sordina, ne affianca altre “ufficiali”, stilisticamente più elaborate e rifinite che espone regolarmente al Salon a partire dal 1831 dove viene ammirato e celebrato.
Nel 1885 quando riceve una medaglia d’oro, premio di prima classe all’Esposizione Universale di Parigi, la sua fortuna raggiunge il culmine. Subito dopo Napoleone acquista un suo quadro, Ricordo di Marcoussis (oggi esposto al Musée d’Orsay), per arricchire la sua collezione privata.
Nel 1864 fa parte delle giuria del Salon e nel 1867 viene nominato ufficiale della Legion d’Onore.
Nel corso della sua carriera Corot viaggia e dipinge tantissimo: si contano più di cinquemila opere, cui vanno aggiunti altrettanti falsi, a testimoniare il successo, anche commerciale, della sua arte.
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| Foro romano dai giardini Farnese (1826)Parigi, Musée du LouvreOlio su carta applicata su tela cm 30 x 48 |
Dotato di buonissime capacità tecniche, Corot sa presentare con estrema bravura sia i dettagli architettonici degli edifici, sia i particolari naturalistici della vegetazione in primo piano.
Le zone illuminate e quelle in ombra che si susseguono alternandosi regalano ai suoi paesaggi un senso di movimento e di profondità.
| Il ponte di Mantes (1868-1870)Parigi, Musée du LouvreOlio su telacm 38 x 56 |
Nelle vedute fluviali come questa si possono osservare i molti punti di unione tra Corot e la pittura degli impressionisti, dall’inusuale scelta del punto di vista alle tranquille e poetiche atmosfere.
L’ambientazione autunnale è palese nei rami spogli in primo piano e sottolineata dai toni soffusi e dalle luci smorzate
La presenza del personaggio nella barca in basso può essere interpretata come il desiderio del pittore di essere in totale comunione con la natura.
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| Veduta di Tivoli e dei giardini di Villa d’Este (1843) Parigi, Musée du Louvre Olio su tela cm 43 x 60 |
Qui si può vedere un’altra peculiarità dei suoi paesaggi, ovvero la espansione degli spazi: l’occhio dello spettatore rimane incantato dalla vastità e profondità dello sfondo rischiarato da un cielo luminoso e quasi trasparente.
Da notare infine il gioco tra le linee orizzontali della balconata e del muretto in primo piano con le spinte verticali degli alberi.
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