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lunedì 22 dicembre 2014

CAPRIOLI NEL BOSCO (Deer in the woods) - Gustave Courbet

Caprioli nel bosco (1866) - Gustave Courbet
Museo del Louvre, Parigi
Olio su tela cm 174 x 209 

Predomina nel Courbet il realismo del paesaggio, con motivi di roccia e di fiume ripresi dal vero in tonalità dolci e smorzate.
Le foglie, i tronchi, i sassi sono riprodotti con minuta cura dei particolari.
Un cervo e due caprioli animano con la loro presenza viva l'incanto di questo tranquillo angolo di bosco: il pittore ama la natura e desidera comunicare a tutti il senso di bellezze, di serenità quasi da favola, ch'egli ha saputo cogliere nella foresta.
Tuttavia qualche rumore sospetto pare abbia messo in allarme gli animali: il capriolo di destra ha volto vivacemente il capo ed è rimasto con una zampa in aria, mentre quello sdraiato ha drizzato il collo e le orecchie, e il cervo in primo piano è intento ad ascoltare.

Gustave Courbet, nato ad Ornans (Besançon) nel 1819, morì a Vevey, presso Ginevra, nel 1877. E' un grande pittore francese, che seguì la scuola realistica. 
Si distinse per grandi composizioni (Atelier del pittore.... ,  Funerale a Ornans...., I lottatori), e lasciò pure numerosi paesaggi e disegni.
La sua tecnica vivace perfetta, e l'intonazione sociale di molte sue opere, suscitarono notevoli polemiche e diedero ai suoi quadri notevole risonanza. Nei paesaggi supera spesso il realismo per darci una natura trasformata, animata, piena di presenze vive, come cervi e caprioli.


giovedì 24 aprile 2014

L'UOMO CON LA PIPA - Autoritratto (Self portrait - The man with the pipe) - Gustave Courbet

L'uomo con la pipa (1847)
Gustave Courbet (1819-1877)

Musée Fabre, Montpellier
Olio su tavola cm 45 x 37

Gustave Courbet nacque il 10 giugno 1819 a Ornans, tra le montagne del Doubs e del Giura, da una famiglia di contadini benestanti che aveva tradizioni giacobine.
Nel 1840 Courbet giunse a Parigi con il proposito di studiare giurisprudenza. Ne approfittò invece per studiare pittura presso lo studio di un allievo di David, Flajoulot, e quindi presso un pittore di soggetti storici, Steuben. Successivamente si iscrisse all'Académie Suisse. Insoddisfatto, cominciò a lavorare per proprio conto e si avvicinò al gruppo di Corot che lavorava nella foresta di Fontainebleau.
Tornato a Parigi, a partire dal 1850 prese parte attiva alle discussioni sulla nuova scuola, il "realismo". A queste discussioni partecipavano nomi celebri, fra cui Proudhon, Baudelaire,  talora anche Daumier.
Nel 1870 fu offerta sia a lui che a Daumier la Legion d'Onore; entrambi rifiutarono questa onorificenza per le loro posizioni politiche.

Baudelaire scrisse di lui:
"Ingres si avvicina, per quanto enorme possa sembrare il paradosso) a un giovane pittore, il cui esordio sorprendente, or non è molto, ha preso il gesto di un'insurrezione. Anche Courbet, in fondo, è un artefice gagliardo, con una volontà selvaggia e paziente; e i risultati che ha raggiunto, che per alcuni critici sono già più affascinanti di quelli del grande maestro della tradizione raffaellesca, certo per la loro solidità positiva e il loro amoroso cinismo, hanno, come questi ultimi, la singolarità di manifestare un'intelligenza di settario, un'energia distruttrice di.facoltà. La politica e la letteratura producono anch'esse temperamenti siffatti, oppositori, anti-soprannaturalisti, sono la legittimazione soltanto di uno spirito di reazione talvolta salutare. La provvidenza che presiede alle vicende della pittura, assicura loro la complicità di quanti erano stanchi e oppressi dall'idea avversa al culmine del suo dominio. Ma la dfferenza è che mentre Ingres compie il suo sacrificio eroico in onore della tradizione e dell'idea del bello raffaellesco, Courbet lo vuole a gloria della natura esterna, positiva, immediata. Nella loro guerra contro l'immaginazione essi obbediscono a momenti diversi, a due fanatismi opposti che li conducono allo stesso olocausto".



 Autoriutratto - Gianni Maimeri
Milano, Collezione privata
Olio su cartone cm 40 x 50

 Scriveva Cros-Kost, che rievocava i rapporti tra i due: 
"Courbet rimproverava a Baudelaire l'abuso degli stupefacenti, ma) a quanto pare, acconsentiva ad annotare le parole che il poeta pronunciava nel sonno e nel delirio.... Approfittò dell'occasione per fargli il celebre ritratto, che riprese nel 1855, nella sua grande composizione "L'atelier". Ma non ne rimasero molto soddisfatti, né l'uno né l'altro. "Non so come fare"... si lamentava Courbet ... "Cambia faccia ogni giorno".

L'autoritratto che vedete riprodotto in questa pagina è stato eseguito ira il 1846 e il 1847 ed è uno dei tanti fatti da Courbet.
Osservate la luce,  l'analisi dettagliata delle rughe e delle contrazioni del volto: sono assolutamente vive, "realiste". 
La scala cromatica è simile a quella di Maimeri, ovvero Maimeri aveva una scala cromatica, nell'autoritratto, che ricorda quella di Courbet.

Ma osserviamo il dipinto nel dettaglio. 
Si può prendere questo ritratto come esempio per imparare a costruire una testa. Prendete una carta da lucido e sovrapponetela alla riproduzione del quadro. Fate l'ovale della faccia e tracciatene l'asse. 
Secondo le regole dei Cleci e dei Romani la testa è divisa in quattro parti: la prima va dal vertice della testa all'attaccatura dei capelli sulla fronte; la seconda dall'attaccatura dei capelli alle sopracciglia: la terza dalle sopracciglia alla base del naso; l'ultima dalla base del naso alla base del mento. 
La distanza tra un occhio e l'altro è uguale alla larghezza delle narici. 
Questo, in linea di massima, è un modo per costruire una testa. 
Ampliamo ora il discorso sugli occhi. io mi esercito a copiarli da riproduzioni di ritratti di pittori famosi, tenendo presente che gli occhi sono paralleli e devono essere dipinti mantenendo il parallelismo.



Celestina (1903) Pablo Picasso (1881-1973)
Parigi, Collezione privata
Olio su tela cm 60 x 81


mercoledì 26 maggio 2010

IL CERVO ALLA FONTE (The deer at source) - Gustave Courbet

IL CERVO ALLA FONTE (1861)
Gustave Courbet (1819 – 1877)
Pittore francese
Musée Des Beaux-Arts di Marsiglia
Olio su tela cm 280 x 275


Il dipinto raffigura il momento più drammatico della caccia: il cervo, ormai stremato dalla fuga e costretto dal pericolo incalzante, si lancia verso il fiume, quindi verso una morte sicura.

Le dimensioni della tela, eccezionali per un soggetto solitamente considerato inferiore nella gerarchia dei generi, accentua il carattere tragico di questo episodio dove il cervo, reso con grande naturalismo, appare solo in un paesaggio desolato.

Courbet, egli stesso grande amatore della caccia, scrisse…

“... il bello non può che venire dalla natura”.

Tuttavia, l'opera è ancora intrisa di elementi cari al Romanticismo: il senso di solitudine nei confronti della natura…, il sentimento sublime che è stimolato dalla vastità dell'orizzonte, dal cielo che incombe sulla terra e dalle luci che rendono indefinito il paesaggio.

È possibile che per questa composizione Courbet si sia ricordato del paesaggio della Baviera e della Franconia, paesi da lui più volte visitati…, inoltre è stato rilevato un forte legame fra quest'opera e un'incisione raffigurante un soggetto simile pubblicata su “Le Magazine pittoresque” nel 1851 - di Henry Landseer, un artista inglese molto apprezzato fra i suoi contemporanei per la sua abilità nel ritrarre gli animali.


Gustave Courbet dipinse questo quadro nel 1861, la stessa data che compare nella firma in basso a destra…, nello stesso anno l’artista lo inviò al Salon, dove è citato con il numero 718.
Un'altra opera con analogo titolo fu presentata a un'esposizione allestita a Besançon nel 1860.

“Il cervo alla fonte” è attualmente esposto al Musée des Beaux-Arts di Marsiglia che lo comprò direttamente da Courbet nel 1865 per 3.000 franchi.
Allo stesso Museo appartiene anche un'altra importante opera dell'artista francese, “Paesaggio con lavandaie”.


COURBET PROFETA DELL’UNITÀ EUROPEA

Per motivi legati alla sua professione, Courbet si recò più volte in Germania.
Grazie alla sua presenza in quel paese l'artista ebbe modo di diffondere, soprattutto dopo il soggiorno del 1858, la sua pittura fra i colleghi tedeschi che a loro volta mostrarono di apprezzare il suo forte realismo.

Courbet fu molto impegnato anche politicamente.
Protagonista dei moti del 1848, egli fu processato per l'abbattimento della colonna Vendôme, e quindi esiliato in Svizzera.
In qualità di sostenitore dell'autonomia della Repubblica francese, Courbet scrisse una “lettera aperta alla Germania e agli artisti tedeschi”, con la quale condannava il tentativo della Prussia d'invadere Parigi e di pretendere le miniere dell'Alsazia.

Con questo “sfogo”, Courbet auspicava per l'Europa un futuro senza frontiere, dove la gente avrebbe potuto circolare liberamente da un paese all'altro.
La lettera si concludeva con la richiesta idealistica di fondere i cannoni dei due paesi avversari per ricavarne una colonna da sistemare al centro di piazza Vendôme.


mercoledì 20 agosto 2008

BONJOUR MONSIEUR COURBET (Hello Mr. Courbet) - Gustave Courbet

BONJOUR MONSIEUR COURBET (1854)
Gustave Courbet (1819-1877)
Pittore francese
Museo Fabre - Montpellier
Tela cm. 129 x 149


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Pixel 1750 x 2500 - Mb 1,80



In uno spiazzo circondato da prati e colline due uomini si incontrano sotto un grosso albero, ritratto al di là della vista dello spettatore, la cui chioma ripara loro dai raggi cocenti del sole: quello di spalle è un giovane barbuto che appoggiandosi al suo bastone porta sulle spalle un pesante zaino; quello di fronte, che indossa abiti sportivi molto eleganti, è in compagnia di un servo e di un cane.
La scena ha un punto di vista fortemente riabbassato.
Il cielo è chiaro, i colori sono molto contrastati, a macchia e poco sfumati.
I personaggi raffigurati da Courbet in questo quadro sono: l'artista stesso, l'uomo giovane, e l'amico Alfred Bruyas accompagnato dal servitore Calas e dal cane Breton, colti durante un incontro della strada del Séte con il sentiero di Saint Jean Védas in direzione di Miraval.
Il quadro esprime il pensiero di Courbet per cui il soggetto storico non aveva più ragione di esistere, sostituito da temi desunti dalla semplice vita quotidiana, colta nei suoi aspetti reali, evitando accuratamente la retorica e i facili moralismi.
In questo contesto va letta anche la differenza di proporzioni della tela che rompe il tradizionale rapporto fra figura e paesaggio.
Quando nel 1855 il quadro venne presentato da Courbet all'Esposizione di Belle Arti a Parigi venne ammirato da Edmond About che di lui scrisse...

"Courbet ha messo accuratamente in rilievo tutte le virtù della persona; la sua stessa ombra è snella e vigorosa...
Bruyas è meno abbellito: è un borghese. Il povero domestico è umile e deferente come se servisse una messa. Né padrone, né valletto tracciano le loro ombre sul terreno: non esiste ombra che per Courbet: solo lui può fermare i raggi del sole".

Il ritratto venne commissionato a Courbet da Alfred Bruyas, collezionista d'arte residente a Montpellier, nel 1854.
Alla sua apparizione pubblica venne sottoposto a giudizi critici abbastanza pesanti e fu oggetto di numerose caricature.
I quadro oggi si trova al Museo Fabre di Montpellier.



REALISMO TRA LETTERATURA E ARTE

Il realismo coinvolgeva tutte le espressioni artistiche, sia figurative che letterarie, ed era il riflesso di una tendenza sociale, psicologica e politica diffusa. Infiniti sono i paralleli proponibili fra pittura e il romanzo.
Nel 1861 i fratelli Edmond e Jules De Gouncourt pubblicarono il romanzo GERMINIA LACERTEUX, la cui perfezione rappresenta una vera professione di fede del realismo...

"Il pubblico ama i romanzi falsi: questo è un romanzo vero.
Ama i romanzi che danno l'illusione di essere introdotti nel gran mondo: questo libro viene dalla strada. Ama le operette maliziose, le morie di fanciulle, le confessioni di alcova (...): il libro che sta per leggere è severo e puro (...).
Il pubblico apprezza ancora le letture anodine e consolanti, le avventure che finiscono bene, le fantasie che non sconvolgono la sua digestione né la sua serenità; questo libro, con la sua triste e violenta novità è fatto per contrariare le abitudini del pubblico, per nuocere alla sua igiene.
(...) Oggi che il Romanzo (...) diventa, con l'analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea, (...) può rivendicarne la libertà e l'indipendenza.
Ricerchi dunque l'arte e la Verità".




giovedì 10 luglio 2008

L'ATELIER DEL PITTORE (The studio of the painter) - Gustave Courbet


L'ATELIER DEL PITTORE (1855)

Gustave Courbet (1819-1877)
Pittore francese
Museo d'Orsay - Parigi

Olio su tela cm. 359 x 598

Risoluzione Kb 689 - Pixel 2.540 x 1.500

Courbet concepì questa enorme tela quasi come manifesto della propria vita artistica ed esistenziale.
Il titolo dell'opera L'ATELIER DEL PITTORE, ALLEGORIA REALE CHE DETERMINA UNA FASE DI SETTE ANNI DELLA MIA VITA ARTISTICA, esprime le complesse intenzioni dell'artista.
Courbet fu uno dei principali protagonisti dei moti parigini del 1848, che determinarono la caduta della Monarchia e l'affermazione della Repubblica.
Le sue idee politiche naturalmente si riflettevano sulla pittura a cui egli attribuiva un valore sociale.
Courbet impianta la scena nel suo atelier, dal 1849 ospitato all'interno del granaio del padre.
Egli si ritrae al centro della composizione, esalando così il ruolo del pittore e dell'arte nella società; a destra sono alcuni suoi amici e compagni di lavoro e a sinistra altri personaggi di fantasia.
Tutti comunque assumono valenza simbolica: la donna seduta per terra che allatta il suo piccolo allude alla Miseria; il teschio è deposto sul "Journal des débats" in quanto in quella rivista Proudhon aveva esposto il suo pensiero riguardo alla stampa reazionaria quale cimitero delle idee; il bracconiere con il cane impersona la Caccia, passione di Courbet; particolare disprezzo è rivolto alla chitarra e al sombrero posti a terra in quanto, a giudizio dell'artista, sono gli attributi della Poesia Romantica.
In realtà la maggior parte di queste figure allegoriche sono caricature di politici (Napoleone III è il cacciatore, Bertin il mercante eccetera...): si spiega quindi così lo scandalo prodotto da quest'opera quando venne presentata al pubblico.
Grazie alla luce proveniente dal finestrone di destra il misero luogo diviene uno spazio poetico, colmo di suggestioni: basta osservare il contrasto tra il luminoso panneggio delle vesti della modella e l'oscurità dell'ambiente, oppure la freschezza dei colori del paesaggio del quadro sul cavalletto e il generale monocromo bruno che caratterizza tutta la scena.

La tela, firmata e datata in basso a sinistra "55, G. Courbet", fu presentata da Courbet all'Esposizione Internazionale del 1855.
A causa del rifiuto da parte della commissione esaminatrice, l'artista allestì una propria mostra, nella quale espose trentanove dipinti, in un padiglione nei pressi del Salon costruito con il contributo del mecenate A. Bruyas.
La tela è giunta al Louvre nel 1920 grazie ad una sottoscrizione pubblica e al contributo della Société des Amis du Louvre.
Da 1986 è esposta al Museo d'Orsay.

PERSONAGGI STORICI E FIGURE SIMBOLICHE NELL'ATELIER DEL PITTORE

I personaggi presenti sulla destra della composizione, tutti amici di Courbet, sono stati identificati nel 1906 dallo studioso G. Ryat.
A ciascuno di loro l'artista affida il compito di alludere all'arte di cui sono rappresentati.
C. Baudelaire, seduto sopra il tavolo, la Poesia...
Champfleury, seduto sullo sgabello, la Prosa...
P.J. Proudhon, in piedi sullo sfondo, la Filosofia Socialista...
Promayer la Musica...
Max Bouchon la Poesia Realista...
A. Bruyas, in piedi in primo piano sullo sfondo, il Mecenatismo.
Infne, il bambino intento ad osservare l'artista che dipinge rappresenta il Futuro.
Acanto a Courbet, la modella nuda è sua sorella Juliette, che aveva posato più volte per lui.

Conclusione: Un dipinto simbolico della vita di Courbet.

mercoledì 21 maggio 2008

FUNERALE A ORNANS (Una sepoltura a Ornans) - A Burial at Ornans - Un enterrement a Ornans - _GUSTAVE COURBET_


FUNERALE A ORNANS (Una sepoltura a Ornans)
A Burial at Ornans - Un enterrement a Ornans (1849)
Gustave Courbet (1819-1877)
Museo d'Orsay - Parigi
Tela cm. 315 x 668


Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1350 x 25020 - Mb 1,64
Particolare


L'opera ha uno svolgimento orizzontale di un'estrema semplicità ed è eseguita con una generale intonazione raccolta.
In aperta campagna un corteo di personaggi sta assistendo a un funerale che, come dice il titolo, si svolge a Ornans: è tutto un paese che qui è rappresentato e ogni personaggio è un ritratto, dal sindaco al parroco, dal sagrestano ai portatori del feretro, dai borghesi a i contadini, dalle donne ai bambini. Ci sono a sinistra gli ecclesiastici e i seppellitori, mentre a destra ci sono i parenti e amici. Fra questi ultimi la critica ha identificato alcuni personaggi, in parte parenti di Courbet: il primo uomo a sinistra è il nonno materno, Oudot, morto nel 1848. Sotto la croce, di profilo, è il curato di Ornans, l'abate Bonet, che sta leggendo la funzione, poi c'è Cassard, il becchino di Ornans. Al centro in alto l'amico Urbain Cuenot con gli occhi puntati sullo spettatore. A destra sono le tre sorelle dell'artista che seguono il rito accanto alla madre che tiene per mano una bambina, c'è il cugino di Proudhon, ci sono due vecchi vestiti alla moda dei giacobini. Gli altri personaggi sono gli abitanti di Ornans che avevano posato volutamente per questo quadro; una cinquantina di personaggi, una comunità intera, raccolta intorno alla fossa, in attesa che vi discenda la bara.
E dietro, sul fondo, le crete di Ornans e il cielo cupo, coperto di nuvole. Una luce più viva illumina a sinistra il drappo della bara, le tuniche dei chierichetti, il piviale del prete, e sembra rimbalzare al lato opposto sulle cuffie bianche delle beghine, sul manto del cane in primo piano. E' un quadro di una robusta coralità, di un'intensità contenuta, priva di qualsiasi forzatura espressiva.
Ecco dunque chi erano gli "eroi" di Courbet: i buoni borghesi, i contadini, gli artigiani, la gente che egli incontrava nella strada o nei campi.

Nel corso di una conferenza tenuta ad Anversa nel 1861, Courbet definì il FUNERALE A ORNANS come il "seppellimento del Romanticismo".



    
La tela, firmata da Courbet in basso a destra, fu donata allo stato da Juliette Courbet nel 1881. Realizzata nello studio allestito nel 1849 nel granaio del padre a Ornans, l'opera fu terminata nell'aprile dell'anno successivo. Esposta al Salon nel 1850, pur impressionando favorevolmente artisti come Ingres e Delacroix, suscitò forte scandalo perché l'artista conferì a un banale funerale un carattere storico.
   

ALCUNE NOTE SU COURBET
  
Il 10 giugno 1819 nasce a Ornans, nel Doubs, Jean Desiré Gustave Courbet, figlio di un proprietario terriero. Dopo aver frequentato il Petit-Séminaire di Ornans, entra nel 1833 nel Collège Royal di Besançon. Nel 1840 si trasferisce a Parigi dove diserta i corsi alla facoltà di Giurisprudenza per visitare il Louvre, copiando Velasquez, Rembrandt, Géricault e Delacroix. Si iscrive alla Académie Suisse rivelando la predilezione per i paesaggi della sua terra. Nel 1844 è ammesso per la prima volta al Salon (COURBET AU CHIEN NOIR, Parigi, Musée du Petit Palais), dove espone fino al 1870. Courbet trascorre tutte le estati a Ornans, e compie numerosi viaggi in Europa: fondamentale per la sua formazione artistica è la sua permanenza in Olanda nel 1847. Attivo politicamente, partecipa alla rivoluzione del 1848 che determina l'avvento della seconda Repubblica. Dal 1850 frequenta la brasserie Andler dove discute della "nouvelle école" realista con Corot, Daumier e Bonvin, con il filosofo socialista Proudhon, con il critico Champfleury, suo fedele sostenitore e con Baudelaire, da lui ritratto in un dipinto oggi al museo Fabre di Montpellier. A seguito del rifiuto di alcuni suoi quadri (L'ATELIER, le BAGNANTI, il FUNERALE A ORNANS), all'esposizione universale del 1855, Courbet fa costruire il Padiglione del Realismo presso il Salon, dimostrandosi indipendente da ogni apparato burocratico. Nel 1870 rinuncia alla Legion d'Onore conferitagli dal ministro Maurice Richard. Avendo aderito alla Comune, nel 1871 Courbet viene ingiustamente accusato di essere responsabile dell'abbattimento della Colonna Vendôme. Condannato a sei mesi di carcere e a pagare una penale, torna stanco e deluso a Ornans per trasferirsi popi, nel 1873, in Svizzera malato di idropisia. Assistito dagli allievi più affezionati muore il 31 dicembre 1877.
Nel 1919 il suo corpo è trasferito nella sua amata Ornans.





lunedì 21 aprile 2008

GUSTAVE COURBET e il realismo francese (French Realism)

Del realismo Gustave Courbet non solo è l’iniziatore, ma è anche l’artista che lo ha portato ai suoi risultati più alti e straordinari.
Il critico Castagnary, fedele amico di Courbet e suo compagno di memorabili battaglie culturali, in un suo testo fondamentale, ha scritto…

“Nel 1848, nel momento in cui Pierre Dupont scriveva versi sulle miserie dei lavoratori e Gorge Sand lavorava alla “PALUDE DEL DIAVOLO”, era abbastanza comprensibile che un pittore, nato dal popolo, repubblicano di costumi e di educazione, prendesse per oggetto della sua arte i contadini e i borghesi tra i quali aveva trascorso la sua infanzia… Dipingendoli in grandezza naturale e dando ad essi il vigore e il carattere che sino allora erano stati riservati agli dei e agli eroi, Courbet portò a termine una rivoluzione artistica”.


Il giudizio corrisponde esattamente all’impresa pittorica di Courbet e del resto lo stesso Courbet aveva una precisa coscienza di che cosa rappresentasse la sua pittura e la sua azione per l’arte in quel momento storico in cui gli era toccato di vivere. Lo dirà più tardi allo scrittore comunardo Jules Valles, che gli aveva chiesto una testimonianza…

“Mi si domanda una professione di fede. Dopo trenta anni di vita rivoluzionaria, socialista, non ho dunque saputo far comprendere le mie idee? Pertanto mi sottometto a questa esigenza, non essendo il linguaggio della pittura a tutti familiare… Rinnegando l’ideale falso e convenzionale, nel 1848, innalzai la bandiera del realismo, la sola a mettere l’arte al servizio dell’uomo. E’ per questo che, logicamente, ho lottato con tutte le forme di governo autoritario e di diritto divino, volendo che l’uomo governi secondo i suoi bisogni, a suo diretto profitto e seguendo una sua propria concezione”.

Queste sono le ragioni per cui Courbet, sono ancora parole sue, “partì come una bomba” attraverso le tendenze artistiche del tempo, attraverso il neo-classicismo, il romanticismo e le varie teorie dell’arte per l’arte. Egli “lavorò piuttosto per essere un uomo che per essere un pittore”, voleva fare “una pittura soltanto umana” e condurre la sua lotta artistica convinto che il realismo fosse democrazia.
La regola fondamentale del realismo era il legame diretto con tutti gli aspetti della vita quotidiana, rifiutando la mitologia, il quadro storico, l’esotismo, la bellezza convenzionale dei canoni classici.

Gustave Courbet, nato ad Ornans il 10 giugno 1819, arrivato a Parigi nel 1840, giunse rapidamente alla elaborazione di un linguaggio forte e originale.
Le sue premesse formali si devono ricercare soprattutto tra i pittori spagnoli e olandesi: Zurbaran, Ribera, Velasquez, Goya, Rembrandt; ma anche in certi ritratti di David, del primo Ingres, e in più di una tela di Gericault e di Delacroix; quindi anche fra gli odiati neo-classici e romantici. E più di un quadro del suo primo periodo parigino lo sta a dimostrare.
Tuttavia, otto anni più tardi dal suo arrivo a Parigi, egli ha già acquistato una completa autonomia. Ciò si verifica dunque, proprio come notava Castagnary, nel 1848.
E’ in quest’anno infatti che Courbet dipinge il suo primo capolavoro realista: IL DOPOPRANZO A ORNANS.




Dopopranzo a Ornans (1848)
A post-dinèe a ornans
Une après-dinée à Ornans
Musée des Beaux-Arts a Lilla
Olio su tela cm. 195 x 275




Si può capire benissimo come questa tela, che rappresenta tre uomini che hanno appena finito di mangiare, seduti attorno ad un tavolo in disordine, mentre un quarto in disparte sta suonando un violino, sgomentasse sia i neoclassici che i romantici: nessuna “composizione”, nessuna “idea”, nessun “significato”, ma soltanto quattro personaggi, fissati in pose volgari e casuali in un ambiente disordinato e banale. Senonché quei personaggi, dipinti in grandezza naturale, occupano la tela con una presenza ben concreta, con un peso e una dimensione che danno alla circostanza quotidiana un valore disadorno ma non meno autentico di epicità.Non è vero quindi, come dicevano gli avversari di Courbet, che in questo quadro non vi fossero né “composizione” né “significato”: vi era solo una concezione diversa. La solennità dei personaggi non avevano nulla di atteggiato, ma soltanto combaciava col valore elementare dei gesti, con un sentimento e una coscienza non astratta, non eloquente, dell’uomo e del suo essere fra le cose.Da ’48 al ’70, Courbet ha dipinto i suoi quadri più significativi, sulla strada aperta da questo primo DOPOPRANZO.






Funerale di Ornans (1849)
(Una sepoltura a Ornans)
A Burial at Ornans
Un enterrement a Ornans
Musée d'Orsay - Parigi
Olio su tela cm. 315 x 668
VEDI SCHEDA




Le osservazioni appena fatte, risultano anche più aderenti per la vasta tela che Courbet dipinse l’anno dopo: il FUNERALE DI ORNANS; una tela di sei metri e mezzo di base per oltre tre metri d’altezza, che fu esposta, insieme con GLI SPACCAPIETRE e i CONTADINI DI FLAGEY DI RITORNO DALLA FIERA al Salon del 1850-51. L’opera ha uno svolgimento orizzontale di un’estrema semplicità ed è eseguita con una generale intonazione raccolta. E’ tutto un paese che qui è rappresentato e ogni personaggio è un ritratto, dal sindaco al parroco, dal sagrestano ai portatori del feretro, dai borghesi a i contadini, dalle donne ai bambini. Ci sono le sorelle e la madre di Courbet, c’è il cugino di Proudhon, ci sono due vecchi vestiti alla moda dei giacobini, c’è Cassard, il becchino di Ornans: una cinquantina di personaggi, una comunità intera, raccolta intorno alla fossa, in attesa che vi discenda la bara. E dietro, sul fondo, le crete di Ornans e il cielo cupo, coperto di nuvole. Una luce più viva illumina a sinistra il drappo della bara, le tuniche dei chierichetti, il piviale del prete, e sembra rimbalzare al lato opposto sulle cuffie bianche delle beghine, sul manto del cane in primo piano. E’ un quadro di una robusta coralità, di un’intensità contenuta, priva di qualsiasi forzatura espressiva. Ecco dunque chi erano gli “eroi” di Courbet: i buoni borghesi, i contadini, gli artigiani, la gente che egli incontrava nella strada o nei campi.
In maniera non diversa sono concepiti I CONTADINI DI FLAGEY DI RITORNO DALLA FIERA e GLI SPACCAPIETRE, una tra le più significative opere di Courbet, già nel museo di Dresda e andata distrutta durante la seconda guerra mondiale.





















Contadini di Flagey di ritorno dalla fiera
(1850 circa)

Agriculteurs de Flagey dans le retour du marché
Farmers of Flagey in the return from the market
Musée des Beaux-Arts a Besançon
Olio su tela cm. 208,5 x 275,5



















Gli spaccapietre

The stonebreakers
Les casseurs de pierres
*1849 - 1850
Nessuna collocazione, si trovava nella Gemäldegalerie di Dresda
Sono rimaste solo foto



Accanto a queste opere però bisogna mettere un’altra opera capitale, esposta nel ’55 nel “Padiglione del Realismo”, allestito dallo stesso Courbet dopo che l’opera era stata rifiutata dall’Esposizione delle Belle arti. Si tratta dello STUDIO, il cui titolo esatto, nel catalogo, era il seguente: “STUDIO: Allegoria reale – Interno del mio studio: una fase di sette anni della mia vita artistica” (A Real Allegory Summarizing My Seven years of Life as an Artist) . Il soggetto dell’opera è certamente il più complesso che Courbet abbia mai dipinto. Secondo il proprio metodo, la sintesi di quegli anni della sua vita, che vanno dal 1848 al ’55, egli l’ha risolta senza “invenzioni”, senza cioè disporre i personaggi dentro a una trama che li collegasse l’un l’altro con un senso letterario o episodico. Un’allegoria senza allegoristi, dunque. Courbet ha puntato tutto e risolutamente, come sempre, sull’evidenza della rappresentazione dei singoli personaggi, sulla loro verità di presenza. Egli ha cominciato col dipingere se stesso al centro dell’opera, seduto davanti al cavalletto su cui è posata una tela di paesaggio alla quale sta lavorando: un paesaggio del suo paese natale; quindi, a destra e a sinistra, ha collocato i personaggi che avevano avuto e che avevano un’importanza particolare nella sua vicenda di uomo e di pittore. Quest’opera è una vera e propria definizione figurativa delle classi e gruppi sociali del suo tempo.
















STUDIO: Allegoria reale...

L'atelier dell'artista (1855)
L'atelier du peintre
Musée d'Orsay - Parigi
Olio su tela cm. 361 x 598
VEDI SCHEDA




I quindici anni che seguono al compimento dello STUDIO sono anni d’intenso lavoro creativo. Si pensi alla serie delle marine, ai paesaggi rupestri e boscosi, ai ritratti, ai nudi, alle straordinarie scene di caccia...

- LE RAGAZZE IN RIVA ALLA SENNA (1856)
- IL COMBATTIMENTO DEI CERVI (1861)
- NUDO GIACENTE (1862)
- PROUDHON E I SUOI FIGLI (1865)
- LA DONNA COL PAPPAGALLO (1866)
- LA BELLA IRLANDESE (1866)
- L’ONDA (1870)


















Combattimento di cervi
(1861)

Combat de cerfs
Combat deer
Musée d'Orsay - Parigi
Olio su tela cm. 355 x 507























Le ragazze in riva alla Senna
(1856)

Les Demoiselles des bords de la Seine
Girls on the banks of the Seine
Musée du Petit Palais a Parigi
Olio su tea cm. 174 x 206




















Proudhon e i suoi figli
(1865 circa)

Proudhon and his childrens
Proudhon et ses enfants
Musée du Petit Palais a Parigi
Olio su tela cm. 147 x 198




















Donna col pappagallo
(1866 circa)

Woman with a parrot
Femme au parroquet
Metropolitan Museum of Art - New York
Olio su tela cm. 129,5 x 195,5






















La bella irlandese
(1866 circa)

The beautiful Irish girl
La belle irlandaise
Nationalmuseum - Stoccolma
Olio su tela cm. 54 x 65





















L'onda
(1869-1870)

The waves
La vague
The National Museum of Western Art - Tokio
Olio su tela cm. 72,5 x 92,5



… questi sono alcuni dei titoli delle sue opere più alte e sicure. E ogni volta si ripete sulla tela lo stesso prodigio di una pittura senza perifrasi, franca, piena, di un’adesione totale alla virtù oggettiva del tema. La “sensazione” che Courbet ha del mondo è senza residui, nasce da un’esperienza che non si contrappone alla realtà, ma che ne vive insieme gli stessi battiti. La realtà è per lui una garanzia, non un ostacolo da superare.
E’ facile capire come un artista quale Courbet non potesse non essere con la Comune allorché, nel ’70, il popolo di Parigi rovesciò il governo di Thiers.
“Eccomi – scriveva in quei giorni alla famiglia – per volontà del popolo di Parigi dentro fino al collo negli affari politici: presidente della Federazione degli Artisti, membro della Comune, delegato al Municipio o all’Istruzione pubblica… Mi alzo, faccio colazione, sto in seduta e presiedo dodici ore al giorno. Comincio ad avere la testa come una pera cotta. Eppure sono incantato, nonostante tutta questa fatica di testa per intendere degli affari ai quali non ero abituato. Parigi è un vero Paradiso: niente polizia, niente sciocchezze… Parigi va avanti da sola, come su delle rotelle…”.


MILITANTE DELLA COMUNE



Quando però la Comune fu soffocata nel sangue, Courbet fu arrestato e condannato a pagare le spese per la sistemazione della Colonna Vendone. In quelle tragiche giornate, in una lettera che riuscì a scrivere alla famiglia, racconta…
“Mi hanno derubato, rovinato, diffamato, trascinato per le vie di Parigi e di Versailles, coperto d’ingiurie e di volgarità. Sono marcito nei cellulari che fanno perdere la ragione e le forze fisiche. Ho dormito per terra accatastato con delinquenti comuni in luoghi immondi; trascinato da una prigione all’altra, negli ospedali accanto ai moribondi, nelle vetture carcerarie, in buchi ristretti dove il corpo non riesce ad entrare, con il fucile o la rivoltella alla gola per quattro mesi. Ma, ahimè, non sono solo! Siamo duecentomila fra morti e vivi. Signore, donne del popolo, fanciulli di tutte le età, ancora lattanti, senza contare i bambini abbandonati, che vagano per Parigi senza padre né madre, imprigionati a migliaia ogni giorno. Da che il mondo esiste, non si è mai vista sulla terra una cosa simile; non si è mai visto in nessun popolo, in nessuna storia, in nessun tempo, un massacro simile una simile vendetta”.
Courbet morirà in esilio, a La Tour-de-Peilz, Vaudin in Svizzera, il 31 dicembre del 1877, all’età di 58 anni. A distanza di tanti anni, la sua pittura ci appare quanto mai viva e presente, come se il tempo non fosse passato: una pittura tutta concretezza, tutta evidenza. Courbet costruisce la sua tela con un colore ricco di sostanza, applicato spesso a colpi di spatola per dare alla materia maggiore sodezza, per definire gli oggetti con più energia. Courbet è semplice, massiccio, fermo. Egli modella le immagini, dà ad esse respiro e grandezza: le dilata. La sua mano possiede un vigore elementare, ha la “potenza” quando tratta la pasta cromatica sulla tela, quando dà forma ai suoi pesanti, possenti nudi femminili, quando addensa nubi temporalesche nel cielo o solleva onde o genera alberi e rupi. In Courbet il senso della natura, è profondo e nuovo, pervaso di vitalità. La sua pittura è di una potente fisicità, è di una forza tutta terrestre. Ed è proprio in questo modo di vedere e concepire, in questo modo diretto, privo di diaframmi metafisici, che sta l’attualità di Courbet.
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