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martedì 11 maggio 2010

ADORAZIONE DEI MAGI (Adoration of the Magi) - Albrecht Dürer


ADORAZIONE DEI MAGI (1504)
Albrecht Dürer (1471 - 1528)
Pittore tedesco
Galleria degli Uffizi a Firenze
Tavola cm. 100 x 114

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Pixel 1770 x 2500 - Mb 2,11



Il quadro è stato dipinto dopo il primo viaggio di Albrecht Dürer in Italia.
I suoi moduli nordici sono qui addolciti da un colore più vivo, certamente acquisito dalla pittura veneta.
Letterato e studioso di architetture militari come Leonardo, arrocca, nello sfondo dell'opera, un turrito castello, come forse ebbe modo di vedere in un paesaggio italiano.
I monumenti in rovina simboleggiano il mondo pagano che crolla alla venuta del Messia.
La composizione centrale si limita alla Madonna, seduta su una macina di mulino, di profilo come Gesù, e ai tre Re Magi.
Il più anziano di questi, come nell'iconografia classica, è il più vicino al Bambino ed è l'unico ad aver deposto ai suoi piedi la corona.
Nella saggezza senile ha compreso l'inutilità della gloria e della vanità umana.
Il garofano che spunta da una connettitura della macina insieme alla farfalla posata sulla sommità della stessa hanno un significato simbolico..., così come la farfalla si libera dalla crisalide, così l'anima umana dopo la morte ascende al cielo.
Il garofano è simbolo del sacrificio di Cristo.
Rappresentandoli insieme l'artista ha voluto evocare la redenzione dell'uomo resa possibile dalla passione del Salvatore.

Il dipinto venne commissionato dal principe Federico il Saggio di Sassonia, uno dei più grandi mecenati dell'epoca, per la cappella del Palazzo di Wittenberg, dove rimase fino agli inizi del XVII secolo.
Nel 1603 passò alla Galleria imperiale di Vienna..., nel 1793 fu trasferito agli Uffizi in cambio della "Presentazione al Tempio" di fra' Bartolomeo.
Esiste un altro disegno di Albrecht Dürer con lo stesso soggetto, eseguito in epoca più tarda.


IL CORTEO DEI MAGI

Nell'arte italiana e fiamminga la rappresentazione dell'Adorazione dei Magi è sempre stata un'occasione, per i pittori, di raffigurare lo sfarzo e lo splendore di una corte principesca.
I tre Re Magi venuti dall'Oriente sono infatti spesso seguiti, nell'iconografia più comune, da un lungo corteo di notabili e servitori che fanno sfoggio di abiti lussuosi.
Nell'arte tedesca queste magnifiche raffigurazioni sono invece più rare, e si trovano unicamente negli artisti che maggiormente hanno risentito dell'influsso dell'arte dei Paesi Bassi.
Anche Albrecht Dürer, nella sua "Adorazione dei Magi" limita il seguito dei tre Re a un piccolo gruppo di cavalieri che attende in lontananza.


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lunedì 10 maggio 2010

ALTARE PAUMGÄRTNER (Natività) 1502-1504 - Albrecht Dürer

ALTARE PAUMGÄRTNER (1502-1504)
Albrecht Dürer (1471-1528)
Pittore tedesco
ALTE PINAKOTHEK di MONACO
Dipinto su tavola
cm. 157 x 61 (pannelli laterali)
cm 155 x 126 (pannello centrale)
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2500 x 1380 - Mb 1,27


Nel pannello centrale dell'altare è rappresentata la Natività.
In primo piano si trovano San Giuseppe di spalle, calvo e barbuto, con un'ampia veste rossa, e Maria con un abito blu intenso e un velo bianco.
Essi adorano il Figlio, molto piccolo rispetto a loro, dalle carni candide e circondato da vivaci angioletti.
Introducono alla scena le minuscole figure dei committenti, a sinistra Martin Paumgärtner con i figli Lucas e Stephan e un vecchio non identificato, e a destra la moglie di Martin, Barbara, con le figlie Maria e Barbara.
Fanno da quinta alcuni ruderi, con archi e colonne ben scalati prospetticamente verso il paesaggio sul fondo da cui compaiono due pastori impegnati in una accesa conversazione.

La "Natività" è affiancata da due pannelli rappresentanti rispettivamente San Giorgio con il drago e Sant'Eustachio con in mano lo stendardo con la testa di cervo e il Crocifisso, suoi attributi.
Secondo la tradizione San Giorgio è il ritratto di Stephan Paumgärtner.
L'attenzione alle fisionomie, la vivacità e il realismo degli atteggiamenti (si vedano gli angeli e i pastori), le proporzioni falsate dei personaggi secondo una gerarchia di importanza, sono caratteri dell'arte nordica.
Ma lo studio della prospettiva dell'insieme e la nobiltà delle figure rivelano l'attenzione di per l'arte rinascimentale italiana.


Il dipinto ora a Monaco fu commissionato a Dürer nel 1498 da Stephan e Lukas Paumgärtner per la chiesa di Santa Caterina a Norimberga.
Il pittore realizzò l'altare probabilmente entro il 1504: infatti i due Santi laterali ricordano gli studi sulle proporzioni umane che l'artista faceva in quegli anni e la "Natività" è accostabile alla analoga composizione degli Uffizi.

Il trittico, che un tempo comprendeva anche due ali esterne con Santa Caterina e Santa Barbara oggi perdute, fu acquistato dal duca Massimiliano I presso la chiesa di Norimberga nel 1613.


L'AMICO PIRCKHEIMER

Dürer era sposato con Agnes Frey, ottima moglie, brava cuoca, risparmiatrice e timorata di Dio.
Ma al vivace Albrecht la compagnia di una donna buona, ma un po' noiosa, insignificante e dall'intelligenza poco brillante, non interessava.
Perciò, lasciando sola la moglie, era spesso alla ricerca della compagnia di persone originali e significative con cui avere uno scambio di idee.
Uno dei suoi amici preferiti era Willibald Pirckheimer che fu particolarmente odiato dalla gelosa Agnes: quest'uomo, viaggiatore accanito e grande studioso, aveva un carattere estroverso e focoso, capace di diventare talvolta anche blasfemo.
Più volte lo stesso Dürer lo rimproverò per le sue numerose avventure sentimentali, e da Venezia gli scrisse...

"Almeno fossi un bell'uomo come me.
Hai talmente tanti amorazzi che per stare una volta sola con ciascuna delle tue donne non ti basterebbe un mese".

Alla morte dell'artista, Pirckheimer dedicò all'amico alcuni epitaffi...

"Albrecht Dürer dapprima ha adornato il mondo con le sue opere, ogni luogo ha arricchito con la sua arte eccellente.
Non gli rimane ora che ornare il cielo con la pittura.
Lasciando la terra si innalza verso le stelle".


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SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN PIETRO (1524 circa) - Albrecht Dürer


sabato 8 maggio 2010

SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN PIETRO (1524 circa) - Albrecht Dürer

       
SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN PIETRO (1524 circa)
Albrecht Dürer (1471-1528)
Pittore tedesco
Alte Pinakothek di Monaco
Olio su tavola cm. 215 x 76
(Particolare)
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2500 x 1770 - Mb 1,65



La tavola presenta la figura di San Giovanni Evangelista di grandezza naturale che, in piedi, sostiene il libro aperto del Vangelo.
Un ampio manto purpureo avvolge il corpo del Santo ricadendo in numerose pieghe e mette in risalto il forte contrasto del verde della veste e del risvolto giallo oro.
Dietro è l'anziano San Pietro che, con la testa e lo sguardo abbassato, mostrala chiave.
Una lunga iscrizione con passi tratti dalle Sacre Scritture, correda la parte sottostante della tavola: si riferisce alle polemiche religiose scaturite con l'avvento della Riforma luterana alla quale, dal 1525, aveva aderito anche Norimberga, città di Dürer.

L'opera non deve essere scissa dal suo pendant raffigurante i Santi Marco e Paolo, pure nella Pinacoteca di Monaco.
Per la composizione artistica globale, oggi più comunemente conosciuta come i "Quattro Apostoli", Dürer eseguì fin dal 1523 alcune incisioni e alcuni studi di figura, tra i quali il più noto è un San Filippo, utilizzato poi per la figura di San Paolo.

Infine si segnalano alcuni disegni preparatori per le teste degli apostoli che mostrano, come nella redazione finale, quanto l'artista si avvicinasse sempre più, in questa fase di maturità artistica, al concetto di imitazione del naturale e all'ideale di proporzionalità a cui è necessariamente soggetto il corpo umano.
Ne costituiscono una esplicita testimonianza i "Quattro libri sulla proporzione del corpo umano" a cui Dürer lavorò negli ultimi mesi di vita.


Secondo un'opinione diffusa tra gli studiosi la tavola e il pendant devono essere considerati come i laterali di un trittico, mai realizzato, sul tipo di quello di Santa Maria dei Frari a Venezia di Giovanni Bellini, datato 1488.
Per la parte centrale era stata forse progettata una Sacra Conversazione, oppure una Crocifissione.

Sebbene nessun ricordo sia giunto a convalidare tale ipotesi, è certo che Dürer abbia donato i due pannelli alla città di Norimberga ricevendone in cambio un compenso in moneta.
La grande fama raggiunta dai "Quattro Apostoli" è confermata dalle numerose copie che furono realizzate quando i dipinti giunsero a Monaco.


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mercoledì 31 marzo 2010

COMPIANTO SU CRISTO MORTO (1500 circa) Albrecht Dürer

      |

COMPIANTO SU CRISTO MORTO (1500 circa)
Albrecht Dürer (1471 – 1528)
Pittore tedesco
Alte Pinakothek di Monaco
Tavola cm. 151 x 121
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2544 x 1792 - Mb 2,60


La rappresentazione del compianto sul corpo del Cristo appena deposto dalla croce è risolta da Dürer con magistrale padronanza dei mezzi, sia tecnici che espressivi.
Nella composizione l'artista distingue nettamente il gruppo del Cristo e dei dolenti dal paesaggio retrostante.
Le figure appaiono infatti come ritagliate sullo sfondo di un vasto paesaggio marino e montuoso, al cui centro emerge una Gerusalemme spettrale, ancora sovrastata da un cielo tempestoso.
In primo piano il corpo di Cristo, il sudario e le due figure laterali di Nicodemo e di Giuseppe d'Arimatea formano una semicirconferenza che chiude la composizione nella parte inferiore, lasciando tuttavia spazio alle figurette del committente e dei suoi familiari, inginocchiati in preghiera negli angoli del dipinto.
L'insieme dei personaggi assume inoltre la struttura di una piramide, al cui vertice è collocata la figura di San Giovanni Evangelista.
La composizione, evidentemente progettata e studiata con cura, le forme rispondenti a precisi parametri geometrici, le pose ed i gesti calcolati per ottenere l'effetto di un dolore trattenuto e mai violento, rimandano ai probabili influssi della pittura rinascimentale italiana sul maestro tedesco.
Il Compianto su Cristo morto di Monaco rappresenta in effetti uno dei quadri più organici ed equilibrati di Dürer, in cui monumentalità italiana ed espressività nordica si fondono in un risultato di grande armonia.


Il dipinto fu eseguito da Dürer intorno all'anno 1500 per l'orafo Glimm di Norimberga.
Il committente, assieme alla moglie e a tre figli, è raffigurato nel margine inferiore del quadro, accanto agli stemmi di famiglia.
Queste figure sono riemerse solo nel 1924 grazie ad un restauro.
Almeno dall'inizio del XVII secolo il dipinto si trova nella sede attuale…, è infatti menzionato nell’inventario della Galleria Granducale di Monaco di Baviera, redatto negli anni 1608-1613.


IL VIAGGIO IN ITALIA DI DÜRER

L'interesse e la curiosità per l'arte italiana spinsero Albrecht Dürer a compiere un lungo viaggio nell'Italia del nord.
Nell'autunno del 1494, pochi mesi dopo aver sposato Agnes Frey a Norimberga, l'artista partì da solo alla volta di Venezia.
Lungo il percorso attraversò il Tirolo, l'Alto Adige, il Trentino, toccando alcune corti italiane, per poi raggiungere la città lagunare, dove entrò in contatto con l'ambiente culturale e artistico.
Enormi furono le impressioni ricevute dalla pittura rinascimentale italiana, in particolare dagli studi e dalla nuova interpretazione del corpo umano.
Dürer ha lasciato ricordi e impressioni di questo viaggio in una serie di splendidi acquerelli con vedute dei luoghi da lui visitati o attraversati.
Celebri le vedute di Trento, di Arco, di Innsbruck e di alcuni castelli, strade e valli delle Alpi, emozionanti esempi di una pittura “en plein air” ante litteram.


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sabato 7 febbraio 2009

VEDUTA DI ARCO - Albrecht Dürer


VEDUTA DI ARCO (1495)

Albrecht Dürer (1471 - 1528)

Pittore tedesco

Museo del Louvre di Parigi

Acquerello cm. 22,1 x 22,1





Risoluzione foto

Pixel 1757 x 2500
Mb 2,08





Durante il suo viaggio di ritorno dall'Italia Albrecht Dürer scopre, al confine del territorio veneziano, la regione del Trentino e in particolare una delle zone più pittoresche e caratteristiche.... la Fortezza di Arco.

Da una posizione arretrata l'artista riprende la valle coltivata a olivi e vigneti che si distende fino allo sperone roccioso su cui si innalza la monumentale fortezza.

Il dipinto è trattato ad acquerello, le costruzioni sono rese a guazzo, mentre i contorni sono sottolineati a penna.

E' evidente come il pittore sia rimasto incantato da questo paesaggio che gli si rivelava nei primi giorni di un'incipiente primavera.

Al suo ritorno egli dipinge altri paesaggi ad acquerello come il VILLAGGIO DI KALCKREUTH..., o ancora STAGNO NELLA FORESTA... e LA PICCOLA CASA VICINO ALLO STAGNO, conservati al British Museum di Londra.

Queste raffigurazioni sono sorprendenti per l'epoca; la freschezza e la sensibilità che emanano sono anticipatrici, di ben tre secoli, dei più bei paesaggi romantici.


Questo acquerello fa parte di un ciclo più vasto eseguito nel 1494 durante il primo viaggio di Albrecht Dürer in Italia.

Il ciclo comprendeva interessanti opere quali LA CORTE DEL CASTELLO (Albertina di Vienna)..., IL MULINO AD ACQUA IN MONTAGNA (Kupferstickkabinett di Berlino), ed era stato ideato come materiale di studio per una successiva produzione pittorica e incisoria.

La VEDUTA DI ARCO è senz'altro eseguita durante il viaggio di ritorno a Norimberga.

Albrecht Dürer nacque a Norimberga il 21 maggio 1471 e morì il 6 aprile 1528.


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domenica 26 ottobre 2008

DAMA VENEZIANA (Young Venetian Woman) - Albrecht Dürer

DAMA VENEZIANA
(1505)

Albrecht Dürer
(1471 - 1528)

Pittore tedesco

Kunsthistorisches Museum
Vienna

XVI secolo

Olio su tavola
cm. 32,5 x 24,5









Il ritratto è generalmente ritenuto il primo quadro eseguito da Albrecht Dürer durante il suo secondo soggiorno in Italia, che durò dal 1505 ai primi mesi del 1507.
Si tratta probabilmente di un dipinto non finito, come sembra provare l'esecuzione sommaria di alcuni particolari, quali il fiocco sulla spalla sinistra della veste.
E' un ritratto di grande intensità, in cui l'artista è riuscito a cogliere il carattere semplice e sereno della fanciulla.
Questa è stata identificata ora con una giovane milanese, ora con una donna veneziana.
Quale che sia le verità, è tuttavia certo che questo intenso e delicato ritratto è pienamente inserito nel clima della ritrattistica dell'Italia settentrionale del primo Cinquecento.
L'aria che vi si respira è la stessa della LAURA di Giorgione (Kunsthistorisches Museum di Vienna) o di molti ritratti milanesi di Leonardo e dei suoi seguaci lombardi.

L'opera, proveniente da una collezione lituana, è pervenuta al Kunsthistorisches Museum di Vienna nel 1923.
Oltre alla DAMA VENEZIANA il Museo viennese conserva molti altri dipinti di Albrecht Dürer, fra i quali voglio ricordare i più celebri...

L'ADORAZIONE DELLA TRINITA' (1511), noto anche col titolo di TUTTI I SANTI..., e la piccola MADONNA DELLA PERA (1512).


IL SECONDO VIAGGIO IN ITALIA DI DÜRER

Nel 1505 Albrecht Dürer tornò nuovamente in Italia, dove aveva già soggiornato negli anni giovanili, fra il 1494 e il 1495.
Egli non è più ormai il giovane pittore in cerca di nuovi stimoli per la sua formazione, assetato di cultura classica.
Albrecht Dürer è già un artista affermato, soprattutto per merito delle sue incisioni che avevano avuto larga diffusione in tutta l'Europa.
In Italia Dürer si fermò sicuramente a Padova e a Venezia, dove fu conteso da nobili, umanisti e letterati che lo consideravano un loro pari, e dove fu ricercato ed esaltato dalla colonia di tedeschi che risiedeva nella città lagunare.
Da Venezia Albrecht Dürer scrisse al caro amico Pirckeimer a Norimberga la celebre frase con cui lamentava la scarsa considerazione che godeva la figura dell'artista in Germania, in contrasto col rispetto e la dignità che l'uomo di cultura e di arte avevano in Italia...

"Quanto desidererò il sole, nel freddo: qui sono un gentiluomo, a casa sono un parassita".


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sabato 25 ottobre 2008

AUTORITRATTO - Albrecht Dürer

  

AUTORITRATTO
(1500)

Albrecht Dürer
(1471 - 1528)

Pittore tedesco

Alte Pinakothek di Monaco

XVI secolo

Tavola cm. 67 x 49







Questo, che Dürer dipinse all'età di 28 anni, è il più famoso dei suoi autoritratti e unico nel suo genere.
Confrontandolo con quello realizzato due anni prima, che si trova al Prado di Madrid, si nota la sua posizione singolare.
Nel quadro di Madrid Albrecht Dürer appare come un giovane del suo tempo, consapevole e cosmopolita, vestito alla moda con nobile eleganza; dalla raffigurazione traspare l'orgogliosa espressione di consapevolezza del proprio ceto sociale di artista dell'epoca.
Al contrario se si guarda l'autoritratto di Monaco, si nota subito che Albrecht Dürer non voleva dare un'immagine realistica di sé, ma trasmettere un messaggio particolare, una confessione artistica.
Il pittore appare in una rigida postura frontale con la testa dai lunghi capelli inscritta in un triangolo equilatero.
I lineamenti sono idealizzati; un'armonia, un equilibrio e una simmetria quasi perfetti dominano l'immagine.
Tutto questo dona al quadro un carattere ieratico, un effetto sacrale; infatti la struttura geometrica della composizione veniva usata nel tardo Medioevo solo per le raffigurazioni di Cristo.
Albrecht Dürer si effigia allora intenzionalmente come Cristo, e ciò è confermato dalla posizione della mano sinistra che accenna ad un gesto benedicente, simile a quello del SALVATOR MUNDI.
L'atto dell'artista non va inteso come una superba volontà di paragonarsi a Gesù Cristo, bensì all'IMITATIO CHRISTI, suggerita dalla chiesa protestante.
L'arte aveva per Dürer un profondo significato religioso: la forza creativa del pittore era una forza data da Dio e lo metteva misticamente alla pari con il Creatore.

Ci sono diverse fonti scritte, fra il 1577 e il 1791, che testimoniano che il dipinto si trovava in quell'arco di tempo nel Municipio di Norimberga.
Si racconta che, intorno al 1800, il quadro sia stato consegnato dal consiglio della città al pittore A.W. Küfner per copiarlo, e che quest'ultimo avrebbe spaccato la tavola in due facendo la copia sull'altra parte.
Alla fine, si dice, che abbia consegnato la copia al consiglio e abbia venduto l'originale.
Ma approfondite indagini sull'autoritratto di Dürer e sulle tre copie esistenti non hanno confermato questa ipotesi.
Sicuro è solo che il quadro fu venduto dal consiglio di Norimberga alla città di Monaco nel 1805.


DÜRER, UN PRECURSORE

"Del Medioevo ha la fede, la forza confusa, il simbolismo oscuro e ricco, del Rinascimento l'inquietudine, il senso delle infinite prospettive che si aprono di fonte a spiriti superiori, la volontà instancabile di sapere [...]. E' una specie di Cristo Sapiente che cerca la salvezza del mondo nello studio accanito dei suoi vari aspetti" (Elie Faure, STORIA DELL'ARTE, volume III).

Dopo quattro secoli la sua opera sembra ancora realizzare nel modo più completo il misticismo, le aspirazioni ideali dell'anima tedesca.
I suoi contemporanei l'avevano capito ed egli ebbe tra le sue amicizie quelle di Lutero, il fondatore del Protestantesimo, e con Melanchton, che di lui, come uomo, scrisse...

"Il minor merito di Albrecht Dürer è il suo talento di artista".

Era anche molto legato a Raffaello il quale, sulle pareti del suo studio, conservava le riproduzioni dei dipintii più famosi di Albrecht Dürer.



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martedì 19 agosto 2008

ADAMO e EVA (Adam and Eve) - Albrecht Dürer


ADAMO e EVA
(1507)
Albrecht Dürer
(1471 - 1528)
Pittore tedesco
Museo del Prado - Madrid
XVI secolo
Olio si tavola cm. 109 x 80











In primo piano è Eva, la cui figura a grandezza naturale è allungata grazie al taglio verticale della tavola.
L'incarnato della donna nuda è molto chiaro, la pelle levigata: la sua non è una bellezza sensuale e aggressiva, anzi è quasi rassicurante.
Perduto il suo carattere di peccatrice, Eva è una spensierata giovane che gioca allegramente con Adamo, raffigurato nel pendant della tavola, in un meraviglioso giardino.

La precisione anatomica con cui sono costruiti i corpi ed il gusto naturalistico - le bellissime foglie dei rami e la sorprendente mela - sono legati ai lunghi studi compiuti da Albrecht Dürer negli anni in cui si accostò al testo di Vitruvio sulle proporzioni e alla diretta osservazione degli atteggiamenti di "duecento o trecento persone viventi".
I suoi scritti, frutto di una lunga vita spesa a studiare la natura, uscirono postumi, nel 1528, con il titolo TRATTATO DELEL PROPORZIONI UMANE.
A testimonianza dei suoi interessi, oggi restano i bellissimi acquerelli con soggetti vegetali ed animali.

Le due tavole con Adamo ed Eva furono eseguite da Albrecht Dürer al suo ritorno a Norimberga, dopo un soggiorno a Venezia.
Sul cartiglio appeso al ramo dell'albero si legge...

« Albertus Dürer Alemanus Faciebat Post Virginis Partum 1507 »


EVA (1507) Albrecht Dürer
Museo del Prado - Madrid
Olio si tavola cm. 109 x 80

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2500 x 980 - Mb 1,00


Il quadro, insieme al suo pendant, apparteneva alla regina Cristina di Svezia che ne fece omaggio a Filippo IV di Spagna.
Dopo numerosi spostamenti all'interno dei palazzi reali spagnoli, nel periodo compreso fra il 1777 e il 1827, le due tavole furono ospiti dell'Accademia reale di Madrid, e quindi passarono al Museo al Prado.
La redazione finale è stata preceduta da una lunga serie di disegni preparatori, di cui due oggi si conservano all'Albertina di Vienna.


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mercoledì 9 aprile 2008

AUTORITRATTO CON GUANTI (Self with gloves) - Albrecht Dürer

AUTORITRATTO CON GUANTI (1498)

Albrecht Dürer
(1471-1528)

Pittore tedesco


Museo del Prado – Madrid


XV – XVI secolo


Tavola cm. 52 x 41







Il quadro è firmato e datato e reca una lunga iscrizione in tedesco che dice…

“Io ho fatto questo secondo le mie sembianze quando avevo ventisei anni”.

Dopo la firma troviamo il tipico monogramma del pittore, ripetuto in molti dei suoi dipinti e costituito dalle lettere A e D inserite una nell’altra.
L’AUTORITRATTO fu donato dalla città di Norimberga, patria di Albrecht Dürer, a Thomas Howard, conte di Arundel, da cui pervenne alle collezioni di Carlo I d’Inghilterra.
Alla vendita di queste giunse in Spagna all’Alcazar nel 1868, e finalmente entrò al Museo del Prado nel 1827.

In questo autoritratto verosimilmente eseguito ad uno specchio, Albrecht Dürer ha raffigurato se stesso a mezzo busto e di tre quarti, con l’avambraccio destro appoggiato su un davanzale in primo piano e con le mani congiunte.
La figura è collocata all’interno di un piccolo vano dal quale una finestra aperta sul margine destro lascia intravedere un paesaggio montuoso.
L’artista è abbigliato con vecchie vesti ricche e raffinate: si notino soprattutto il curioso copricapo, il nastro intrecciato che lega il mantello ed i guanti.
Il taglio monumentale del dipinto, la posa ferma e decisa del personaggio, i colori chiari e luminosi suggeriscono un rapporto con la contemporanea ritrattistica italiana.
Sappiamo infatti che tra il 1494 e il 1495 Albrecht Dürer aveva compiuto un viaggio in Italia, visitando il Trentino e L’Alto Adige, Mantova, Padova, ma soprattutto Venezia.
Tralasciando l’AUTORITRATTO CON FIORE D’ERINGIO, dipinto con ogni probabilità per la fidanzata Agnes Frey nel 1493 (l’eringio era simbolo di fedeltà coniugale), il quadro del Prado può essere considerato il primo autoritratto autonomo di Albrecht Dürer e di tutta la pittura tedesca, ovvero il primo a costituire un’opera a sé stante e svincolata da qualsiasi occasione o commissione.
Il vero fine dell’opera risiede nell’elogio di se stesso e della fama già acquisita all’età di soli ventisei anni grazie ai cicli di incisioni già noti in tutta Europa.
E’ la rivendicazione di un ruolo diverso per l’artista, non più semplice artigiano, ma uomo di cultura, in rapporto con i ceti al potere.
Una posizione che gli artisti stavano già guadagnando in Italia, ma che era del tutto sconosciuta nei paesi germanici.




AUTORITRATTO CON FIORE D’ERINGIO (1493)

Albrecht Dürer (1471-1528)


Museo del Louvre - Parigi


XV – XVI secolo

Olio su lino trasferito da pergamena
Cm. 57 x 45





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AUTORITRATTO - Albrecht Dürer


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ADORAZIONE DEI MAGI (1504) - Albrecht Dürer


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