
CUORE
Edmondo de Amicis
Il piccolo scrivano fiorentino
Scritto da Edmondo De Amicis nel 1886, CUORE è il racconto-diario di un anno scolastico, composto da Enrico, scolaro di una terza elementare di una scuola torinese (la quarta attuale, giacché nel secolo scorso la prima si divideva in prima inferiore e prima superiore).
Il libro si compone di resoconti scolastici, di note e osservazioni su maestri e compagni e soprattutto riporta episodi e esperienze della vita di classe, che segnano un intero anno scolastico, da ottobre a luglio.
Agli scritti di pugno di Enrico, si alternano commenti e interventi dei suoi genitori e della sorella maggiore e, uno ogni mese, i racconti mensili, racconti brevi dettati dal maestro alla scolaresca, aventi lo scopo di presentare ogni volta un'impresa eroica con protagonista un ragazzo proveniente da una diversa regione italiana: abbiamo così "Il piccolo patriota padovano"..., "La piccola vedetta lombarda"..., "Il tamburino sardo"..., "Sangue romagnolo"... e così via.
Di tutti questi racconti a me è piaciuto moltissimo "Il piccolo scrivano fiorentino", cioè la storia commovente del sacrificio di un bambino che lavora di notte per aiutare il padre povero a mantenere la numerosa famiglia.
CUORE: un libro per l'Italia unita
I racconti mensili occupano un posto importante nella struttura di CUORE.
Quando il libro uscì, infatti, il giovane stato unitario italiano era di fronte all'impegnativo tentativo di diffondere in tutto il territorio un'unica coscienza nazionale e di realizzare una unificazione culturale e linguistica ancora del tutto assente.
La scuola in questa situazione diventava un luogo non solo di alfabetizzazione, ma anche di trasmissione di quei valori propugnati dalla borghesia del Nord che aveva diretto l'unificazione: patriottismo, dignità, onore, merito, lavoro, studio.
Cuore e i racconti mensili cercano dunque di presentare un'Italia unita almeno nei sentimenti e nell'amor di patria.
La morale che De Amicis fa uscire dalle pagine del libro è una morale valida per tutti, dai bambini piemontesi a quelli calabresi, dal ricco signore al povero carbonaio..., è una morale che esalta il sacrificio e il lavoro, il rispetto delle gerarchie sociali e la fratellanza umana.
Assai ammirato ai suoi tempi, CUORE è oggi ormai considerato con molte riserve, per l'eccesso di esaltazione dei valori patriottici e sociali dell'Italia post-unitaria e per il sentimentalismo retorico e un po' eccessivo che De Amicis fa esprimere ai suoi personaggi.
L'autore stesso, quando stava per terminare l'opera, aveva del resto svelato le sue intenzioni scrivendo...
"I fabbricanti di libri scolastici apprenderanno come si parla ai ragazzi poveri e come si spreme il pianto dai cuori di dieci anni".
All'intento educativo egli aggiungeva dunque un esplicito proposito sentimentale e patetico.
Nel libro si avvicendano storie liete e vicende tristi, ma sono queste ultime ad avere la netta prevalenza.
Come si osservò più tardi, manca nel testo qualsiasi nota allegra e spensierata e ogni avvenimento viene interpretato o imposto al protagonista e al lettore in modo moralistico e un po' cupamente avvolto da un'atmosfera di seriosità.
Il diario registra fedelmente l'alternarsi di successi e fallimenti scolastici, di disgrazie e di episodi di bontà di cui Enrico e i suoi compagni (il buono Garrone, il superbo Nobis, il piccolo Stardi, l'infame Franti, il malatino Precossi) sono protagonisti e testimoni.
Vincitori e vinti, buoni e cattivi appaiono nettamente distinti, il successo a scuola anticipa quello nella società degli adulti.
Il tutto esprime una visione della scuola e della vita gerarchica e rigida, in cui lo spreco perfino eccessivo di buoni sentimenti copre una idea della scuola e della società fatta di premi e di punizioni, di medaglie e di graduatorie, attraverso una continua similitudine col sistema militare, il suo linguaggio, i suoi simboli.
Edmondo de Amicis

Nato a Oneglia, in provincia di Imperia, nel 1846, dopo aver vissuto a lungo la vita militare, De Amicis diventò corrispondente di diversi giornali e divenne famoso per i suoi reportages di viaggi che lo portarono a viaggiare un po' dappertutto nel mondo.
Dopo l'uscita di CUORE, nel 1891, aderì al nascente Partito Socialista Italiano, nelle cui liste sarà anche eletto deputato, ma rinunciò alla carica ritenendola inconciliabile con la professione delle lettere, comunque accentuò anche nella sua attività letteraria l'impegno sociale.
L'opera che fece di lui lo scrittore più letto dell'Italia di fine Ottocento rimane tuttavia CUORE, libro che ha avuto per decenni un largo successo ed è stato tradotto in tutte le principali lingue del mondo.
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