Filippo DE PISIS (1896 – 1956)
Pittore italiano del XX secolo
GALLERIA NAZIONALE
D'ARTE MODERNA ROMA
Tela cm. 92 x 64
Pittore italiano del XX secolo
GALLERIA NAZIONALE
D'ARTE MODERNA ROMA
Tela cm. 92 x 64
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ALCUNE NOTE SU DE PISIS
Filippo de Pisis, il cui vero nome era Filippo Tibertelli, nacque a Ferrara l’11 maggio 1896.
I suoi esordi più che alla pittura sono legati alla poesia, infatti nel 1916 pubblicò i “Canti della Croata” nei quali alternava la malinconia crepuscolare alla ricerca di una dimensione cosmica.
I primi dipinti sono del 1914, e raffigurano soprattutto nature morte: le “Pere”…, “Oggetti con numeri” sono opere nelle quali De Pisis univa la spazialità metafisica delle superfici distese e ben calcolate con il tocco lirico e sensuale.
Il 1916 fu un anno molto importante per il suo approccio alla pittura metafisica, infatti conobbe Savinio, Giorgio de Chirico, Carrà.
A questo periodo appartengono “Poeta folle”…, “Natura morta con guanto”…, “Ora fatale”.
Trasferitosi a Roma, Filippo de Pisis strinse amicizia con A. Spadini, collaborò alle riviste «la Ronda» e «Valori Plastici» e studiò la natura morta del Seicento napoletano, attratto in maniera particolare dal cromatismo di artisti quali Ruoppolo e Recco.
Nel 1923 De Pisis si trasferì ad Assisi dove insegnava latino, qui approfondì la conoscenza dell'opera di Giotto, affascinato dalla sintesi formale del recupero della classicità.
Stabilitosi a Parigi nel 1925 l'artista si avvicinò all'Impressionismo e ai ‘fauves’, incontro che lo condusse a una maggiore attenzione per il colore.
Alla fine degli anni Trenta era in Inghilterra, ma allo scoppio della guerra ritornò in Italia, lavorando a Milano dal 1940 al 1943 e a Venezia dal 1944 al 1948.
A causa di una malattia dovette ritirarsi in una casa di cura dove dipinse solo saltuariamente.
Le ultime opere siglate V.F. sono caratterizzate da labili tratti di colore su una tela lasciata in gran pare scoperta.
De Pisis morì a Milano nel 1956.
La veduta, colta dall'alto, raffigura la “Quai de la Tornelle” a Parigi.
Il disfacimento della forma, portato all'estrema conseguenza, è in sintonia con la produzione artistica matura di De Pisis.
La visione acquista valenza impressionista perdendo ogni contatto con la natura.
Elementi desunti dal Cubismo, il Surrealismo e il Fauvismo, sono qui fusi dando vita ad una moderna visione del colore.
Gli oggetti si condensano sui fondi indistintamente, travolti dal vento che percorre tutta la veduta…, i cupi colori del cielo fanno presagire che da lì a poco scoppierà un temporale.
La pennellata è densa, quasi un segno capace di costruire uno spazio dall'accento metafisico.
Insieme ad altre opere di De Pisis che occupavano tutta la settima sala, il dipinto è stato esposto in occasione della «Esposizione dell'Arte Moderna», allestita nel 1944 presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma…, al termine della manifestazione l'opera rimase in quel museo, dove la potete ammirare ancor oggi.
I suoi esordi più che alla pittura sono legati alla poesia, infatti nel 1916 pubblicò i “Canti della Croata” nei quali alternava la malinconia crepuscolare alla ricerca di una dimensione cosmica.
I primi dipinti sono del 1914, e raffigurano soprattutto nature morte: le “Pere”…, “Oggetti con numeri” sono opere nelle quali De Pisis univa la spazialità metafisica delle superfici distese e ben calcolate con il tocco lirico e sensuale.
Il 1916 fu un anno molto importante per il suo approccio alla pittura metafisica, infatti conobbe Savinio, Giorgio de Chirico, Carrà.
A questo periodo appartengono “Poeta folle”…, “Natura morta con guanto”…, “Ora fatale”.
Trasferitosi a Roma, Filippo de Pisis strinse amicizia con A. Spadini, collaborò alle riviste «la Ronda» e «Valori Plastici» e studiò la natura morta del Seicento napoletano, attratto in maniera particolare dal cromatismo di artisti quali Ruoppolo e Recco.
Nel 1923 De Pisis si trasferì ad Assisi dove insegnava latino, qui approfondì la conoscenza dell'opera di Giotto, affascinato dalla sintesi formale del recupero della classicità.
Stabilitosi a Parigi nel 1925 l'artista si avvicinò all'Impressionismo e ai ‘fauves’, incontro che lo condusse a una maggiore attenzione per il colore.
Alla fine degli anni Trenta era in Inghilterra, ma allo scoppio della guerra ritornò in Italia, lavorando a Milano dal 1940 al 1943 e a Venezia dal 1944 al 1948.
A causa di una malattia dovette ritirarsi in una casa di cura dove dipinse solo saltuariamente.
Le ultime opere siglate V.F. sono caratterizzate da labili tratti di colore su una tela lasciata in gran pare scoperta.
De Pisis morì a Milano nel 1956.
QUAI DE LA TOURNELLE
La veduta, colta dall'alto, raffigura la “Quai de la Tornelle” a Parigi.
Il disfacimento della forma, portato all'estrema conseguenza, è in sintonia con la produzione artistica matura di De Pisis.
La visione acquista valenza impressionista perdendo ogni contatto con la natura.
Elementi desunti dal Cubismo, il Surrealismo e il Fauvismo, sono qui fusi dando vita ad una moderna visione del colore.
Gli oggetti si condensano sui fondi indistintamente, travolti dal vento che percorre tutta la veduta…, i cupi colori del cielo fanno presagire che da lì a poco scoppierà un temporale.
La pennellata è densa, quasi un segno capace di costruire uno spazio dall'accento metafisico.
L’OPERA
Insieme ad altre opere di De Pisis che occupavano tutta la settima sala, il dipinto è stato esposto in occasione della «Esposizione dell'Arte Moderna», allestita nel 1944 presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma…, al termine della manifestazione l'opera rimase in quel museo, dove la potete ammirare ancor oggi.