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mercoledì 6 giugno 2018

SPIAGGIA CON BARCHE A VELA (Beach with Sailing Boats) - Edgar Degas


SPIAGGIA CON BARCHE A VELA (1869 circa) Edgar Degas (1834-1917)
Pastello cm 29,5 x 44,5 - Collezione privata, Parigi

Degas, il pittore che ha dato alle sue figure il taglio che solo molto più tardi troveremo nei grandi fotografi, il pittore dei cavalli, delle ballerine, il pastellista per necessità era anche un grande paesaggista: tre barchette, due toni di grigio-azzurro, quattro puntini scuri sulla sabbia ed ecco il miracolo.
Il miracolo sta nell'essenziale: riuscire cioè a ridurre al minimo indispensabile ciò che si vede per ottenere poi il massimo nella riproduzione.
Come imparare a scegliere il minimo indispensabile è molto semplice: osservate il soggetto
con gli occhi socchiusi, imprimetevelo bene nella memoria osservandolo a lungo, poi disegnate fino all'ultimo elemento di cui avete la certezza nel ricordo visivo, quindi guardate ancora osservando con la stessa intensità di prima, memorizzate e disegnate nuovamente.
Se osservate bene questo disegno di Degas lo troverete molto simile a quei ricordi che appaiono nella nostra memoria, come ad esempio il campanile del paese dove passavamo le vacanze da bambini e che non abbiamo più rivisto, ma che però riusciamo, chiudendo gli occhi, a rievocare nella nostra memoria. 

Noi profani artisti agli inizi ci perdiamo a disegnare tutte le tegole del tetto di una casa o tutte le foglie di un albero, tralasciando magari la prospettiva della casa o la forma esterna dell'albero. Ben presto però impariamo a cogliere le forme e a capire che il particolare si otterrà in seguito con il colore e con le sovrapposizioni di colori.

Quando avrete l'occasione di visitare mostre e musei osservate attentamente i dipinti dei grandi maestri, noterete ad esempio che anche i dipinti dei fiamminghi erano lavorati a masse e che il particolare non era mai troppo particolare.

Ma ritorniamo ora ad analizzare il pastello di Degas che come potete vedere si avvicina molto a quelli di Monet. Il pastello è realizzato lavorando e sfumando molto con il dito, fondendo i vari colori tra loro, poi dando pochi colori definitivi con tratto pulito e marcato.



domenica 19 ottobre 2014

D - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (D - Art History - The great artists)

David di Donatello

I GRANDI ARTISTI

A - B - C D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z
(In costruzione)


DAVID Jacques-Louis (Vedi biografia)

Pittore (Parigi 1748 - Bruxelles 1825).
Fu suo maestro Joseph Marie Vieu, del cui insegnamento è manifestazione prestigiosa I'opera del 1774 L'Antioco e Strafonice che gli valse il Prix de Rome, testimoniando della sua eccezionale propensione alla resa espressiva di accenti intensamente drammatici.
Fu in Italia tra il 1775 e il 1780, dove studiò I'opera di Raffaello e si avvicinò al classicismo dei Carracci, familiarizzandosi anche con altre manifestazioni dell'arte secentesca.
A Napoli ideò il suo capolavoro, che poi portò a termine a Parigi: il Ritratto equestre del Conte Patocki. 
L'influenza del classicismo di Nicolas Poussin, con la sua severità morale e il rigoroso stoicismo, connesso anche alla teorizzazione di Winkelmann della serenità e del distacco supremi come qualità principali dell'arte neo-classica, si rivelano nel Dolore di Andromaca sul corpo di Ettore, in cui si manifesta anche con pienezza la sua vocazione tragica.
La sua prima opera matura è il Giuramento degli Orazi eseguito ed esposto a Roma nel 1785, in cui si esprime compiutamente la sua passione civile sfociante nell'esaltazione della virtù che antepone I'interesse patrio alla sfera dei sentimenti privati, tema questo evidente nel Bruto che ha condannato i figli (1789).
Con la Rivoluzione, il convinto giacobinismo di David lo portò ad essere eletto deputato alla Convenzione (1792) e successivamente membro del Comitato di Sicurezza accanto a Robespierre (1793): questo periodo di fervente attivismo politico accentua I'efficacia comunicativa della sua arte che si apre anche ad esiti realistici.
Il suo più grande capolavoro è Marat assassinato nel bagno (1793).
Dopo la reazione termidoriana, il clima politico profondamente ambiguo lo induce ad abbandonare i caratteri di immediatezza del suo linguaggio, cui preferisce la rarefazione di temi letterari (Le Sabine e I ritratti).
Con l'avvento di Napoleone crea i suoi ultimi capolavori (Madame Récamier, Bonaparte al passo del San Bernardo, Sacre).
Durante l'esilio a Bruxelles torna all'astrazione degli spunti e delle suggestioni letterarie.


DEGAS Edgar (Vedi biografia)

Degas fu l'organizzatore, nel 1874, della prima Mostra degli Impressionisti.
Pur facendo parte del gruppo per un certo periodo di tempo, Degas fu in realtà sempre molto lontano dal tipo di pittura visiva ed immediata che facevano i suoi amici.
Il celebre dipinto L'assenzio (1876) ha il taglio, nuovo ed ardito, di una inquadratura cinematografica.
L'assenzio è lontano dai motivi allegri e festosi della Belle Epoquecome anche dalla gamma di colori vivaci e squillanti di un Renoir o di un Monet.
Rappresenta due tipi umani, un bohémien ed una prostituta, instupiditi dall'alcool, che, seduti ad un tavolino di un caffè, fissano il vuoto senza più alcuna luce nello sguardo e vitalità nelle membra.
Altri motivi ricorrenti nelle opere di Degas sono i cavalli, resi nel loro elegante guizzare (All'Ippodromo), ed il mondo del teatro con i suoi cantanti e, soprattutto, le sue ballerine.
Le ballerine (Classe di Danza, 1874 circa) e le donne in generale (Due stiratrici, 1884) attirano l'attenzione del pittore che ne studia le pose per rendere puri effetti di movimento nello spazio. L'interesse spaziale di Degas era infatti tale da fargli a volte preferire la scultura alla pittura (Danseuse, 1886).


DELLA ROBBIA (Luca, Andrea, Giovanni) (Vedi vita e opere)

I Della Robbia sono una famiglia di scultori italiani, specializzata nella tecnica della terracotta policroma invetriata inventata da Luca, che aprì una redditizia bottega a Firenze.
Il nome deriva da una tintura robbia cioè rosso, quindi si pensa che la famiglia, documentata dal XIII secolo in città, fosse una famiglia appartenente all'Arte dei Tintori. Le maioliche invetriate alla fiorentina tradizionalmente anche oggi si chiamano robbiane.
I suoi componenti più famosi sono: Luca (di Simone) della Robbia (1400 circa-1482)...., Andrea della Robbia (1435-1525)...., Giovanni della Robbia (1469-1529)


DONATELLO, Davide Niccolò dei Bardi (Vedi biografia)

Scultore (Firenze 1386-1466).
Si formò nella bottega di Lorenzo Ghiberti e la tradizione vuole che, a soli vent'anni, accompagnasse il Brunelleschi nel suo viaggio a Roma realizzato con intenti di studio e approfondimento archeologico. Non è sicura l'attribuzione del Profetino per la porta della Mandorla, perciò si fanno risalire al 1408 le sue prime opere accertate: la statua in marmo di David profeta, il San Giovanni Evangelista, che doveva essere collocato - insieme agli altri tre - sulla facciata di S. Maria del Fiore, e le figure di San Pietro e San Marco per Orsanmichele.
Sua prima opera famosa è, sempre per Orsanmichele, il San Giorgio, in cui dalle marginali reminiscenze gotiche si passa ad un'impostazione plastica e spaziale rigorosamente nuova.
Eseguì poi per le nicchie del campanile di Giotto i Profetinoti per il vigore drammatico e I'intensità espressiva dei tratti.
La statua in bronzo di San Ludovico è del 1423, e anteriori al 1427 le lastre marmoree, realizzate accanto a Michelozzo, per il Monumento funebre del Cardinale Brancacci in Sant'Angelo a Nilo di Napoli.
Il periodo tra il 1430 e il 1440 lo vede dislocare la sua attività tra Firenze, Siena, Pisa e Roma.
Fra il '32 e il '33 fu a Roma con Michelozzo, dove scolpì il tabernacolo del Sacramento per la sacrestia dei Beneficiati e la lastra tombale marmorea di Carlo Crivelli all'Aracoeli: questo soggiorno gli consenti cli analizzare direttamente non solo le opere antiche ma anche quelle di Arnolfo di  Cambio, in un intreccio di suggestioni classiche e non, chiaramente inscrivibili nella statua bronzea del David.
I motivi dinamici sono preminenti nel pulpito del Duomo di Prato e nella cantoria del Duomo di Firenze, mentre un certo gusto per un "antico di fantasia" è evidente nell'Annunciazione
Portò poi a termine i lavori per la sagrestia vecchia di San Lorenzo con le porte bronzee degli Apostoli e dei Martiri, ornate di stucchi policromi, e realizzò i medaglioni con le Storie di S. Giovanni, notevolissimi per gli esiti compositivi e l'audacia prospettica.
Fra il 1443 e il 1453 soggiornò a Padova, dove attese ai lavori per I'altare del Santo, sovraintendendo a un folto gruppo di collaboratori, e al monumento equestre del Gattamelata, un'opera di ardua realizzazione tecnica.
Rientrato a Firenze, realizzò il gruppo di Giuditta e Oloferne e i due pulpiti in bronzo recanti scene della Passione per San Lorenzo, la sua ultima opera.

giovedì 2 maggio 2013

EDGAR DEGAS - Vita e opere (Life and Work)

Autoritratto (1863) - Edgar Degas
Museo Calouste Gulbenkian, Lisbona

Olio su tela cm 92,5 x 66,5 
  
Hilaire German Edgar Degas (Parigi, 19 luglio 1834 – Parigi, 27 settembre 1917) è stato un pittore e scultore francese. Figlio di un banchiere, compì regolari studi classici al liceo, ma già nel 1853 copiava dipinti e disegni al Louvre e s'iscriveva alla scuola di un discepolo di Ingres, per passare poi all'École des Beaux-Arts. 
Recatosi in Italia, visitò musei e chiese, scoprendo la pittura di Signorelli, Botticelli, Raffaello. 
  
Giovani spartani che si esercitano alla lotta (1860) - Degas
National gallery Londra
Olio su tela cm 109,5 x 155

   
Nel 1860 aveva già dipinto Giovani spartani che si esercitano alla lotta, un'opera d'ispirazione neoclassica ma di sapienza compositiva nuova. 
  
 La famiglia Bellelli (1858-1867) - Edgar Degas
Museo d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 200 x 250 (Vedi scheda)
 
   
Nel 1862 portò a compimento il suo primo quadro moderno, La famiglia Bellelli
È un ritratto a quattro, di fermezza monumentale, eppure di chiara ispirazione realistica. 
  
Testa di giovane donna (1867) - Edgar Degas
Museo d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 27 x 22
(Vedi scheda)
   
Su questa strada, Degas dipinse nel 1867 quel piccolo capolavoro che è la Testa di giovane donna ed Edmondo Morbilli e sua moglie.
   
Edmondo Morbilli e sua moglie (1867) - Edgar Degas
Olio su tela cm 116,5 x 88,3
  
Intanto l'artista cominciava a uscire dall'ambiente borghese in cui era stato allevato, frequentava i caffè, faceva la conoscenza di artisti come Manet. 
In quegli anni esplodeva l'Impressionismo e Degas espose alla prima mostra del gruppo (1874). Oggetto della sua indagine artistica era I'umanità tutta, ora colta attraverso I'artificialità degli ambienti mondani (l'ippodromo e I'ambiente delle corse dei cavalli, il teatro, il caffè), ora colta in tutta la sua dolorosa nudità, negli ambienti popolari e soprattutto nell'immagine femminile.
In questo senso, Degas si distaccava dall'interesse naturalistico degli impressionisti, trascurando I'immagrne en plein-air in quanto tale e concentrandosi maggiormente sugli interni, dove poteva emergere con maggiore crudezza il singolo tratto istantaneo di una realtà scomposta e fugace, di un'umanità desolata e perplessa, al di là delle apparenze composte e del pubblico conformismo.
  
La donna dei crisantemi (1865) Edgar Degas
Metropolithan Museum of Art di New York
Olio su tela cm 74 x 92
    
La signorina Dihau al pianoforte (1869-72)
 Edgar Degas - Musée d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 45 x 32
  
Ritratto del chitarrista Pagans e del padre di Degas (1869)
Edgar Degas - Musée d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 54,5 x 40

    


Rispondono a questa volontà di cogliere la vita reale oltre la statica apparenza i ritratti dipinti tra il 1865 e il 1870: La donna dei crisantemi..., Ritratto di giovane ragazza..., Rose Adélaide Degas..., La signorina Dihau al pianoforte...., Madame Camus..., Ritratto del chitarrista Pagans e del padre del pittore
  
La signorina Fiocre nel balletto La Fonte (1868)
Edgar Degas - Brooklyn Museum a New York
      
      
L'orchestra dell'Opera (1868) Edgar Degas
Musée d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 56 x 46
(Vedi scheda)
   
 Il balletto di Roberto il Diavolo (1876) Edgar Degas
Victoria and Albert Museum a Londra
Olio su tela cm 76,6 x 71,3

    
In particolare, poi, Degas attingeva i suoi soggetti dall'ambiente teatrale, dove era ancor più evidente il contrasto tra una realtà formalmente studiata per apparire in pubblico e la realtà vera, oltre il sipario e la scena dello spettacolo. Ne nascono La signorina Fiocre nel balletto La Fonte (1868), L'orchestra dell'Opera (1869), Scuola di ballo dell'Opera (1872), Classe di danza (1874), Signora Fevre o La prova di canto (1874),  Il balletto di Roberto il Diavolo (1872), Ballerina che fa il saluto (1878), il pastello Cala il sipario (1880) e soprattutto i disegni e gli studi a matita o a carboncino che caratterizzarono la sua produzione negli anni successivi al 1880. 
     
 Cala il sipario (1880) Edgar Degas
Collezione privata
  
Appassionato di fotografia, Degas trasse spunto dalla tecnica fotografica per sperimentare nuove vie figurative che potessero imprimere nelle sue opere I'istantaneità vitale (giochi prospettici, inquadrature particolari, ombre nette come immagini in negativo). 
Degas, infine, a partire dagli anni Ottanta, si dedicò anche alla scultura quando, per una malattia agli occhi, contratta durante la guerra del 1870, si stava avviando verso la cecità: modellò in cera e in creta minute figure di ballerine e di cavalli, usando in alcuni casi materiali insoliti, quali tulle, bustini di tela, scarpine da ballo, nastri di seta. 
Tra le sue realizzazioni celebre è la Ballerina di 14 anni (1880-1881 - Museo d'Orsay a Parigi),  una statua in bronzo con patine di vari colori, tutù di tulle, nastro di satin rosa tra i capelli, base di legno.
  
Ballerina di 14 anni (1880-1881) - Edgar Degas 
Museo d'Orsay a Parigi
Statua in bronzo cm 98 x 35,2 x 24,5 
   
Alla sua morte, I'amico Durand-Ruel fuse in bronzo tutta la sua produzione plastica, in esemplari numerati. Per quanto non abbia avuto discepoli diretti, certamente I'opera di Degas influenzò artisti successivi, come Toulouse-Lautrec, Bonnard, Vuillard e in genere il gruppo dei Nabis, fino a Matisse.


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mercoledì 24 aprile 2013

AUTORITRATTI DEGLI IMPRESSIONISTI (Self-portraits of the Impressionists)


Per i pittori gli autoritratti sono come le autobiografie per gli scrittori: oltre che a rappresentare un’interessante documentazione storica, ci raccontano la personalità e il carattere dei loro autori, svelandoci il modo in cui percepiscono se stessi e la maniera in cui vogliono essere visti e ricordati dagli altri.

Guardandosi a uno specchio, reale o figurativo, si interrogano sulla propria esistenza, sulla carriera intrapresa, sulle loro speranze e timori per il futuro e riescono ad esprimere tutto questo con il disegno e i colori.

Ce lo dicono con la posa che assumono, con le vesti che indossano, con la direzione dello sguardo, coi dettagli che emergono dal loro viso, con gli oggetti che tengono in mano o coi quali si circondano e persino con quello che volutamente, o inconsciamente, dimenticano di disegnare.

Ogni autoritratto nasce in un momento particolare della loro vita ed è stato determinato dalle più diverse motivazioni, alcune di queste note a tutti noi, altre conosciute solo dall’artista stesso, che gelosamente custodisce il suo segreto.

Naturalmente anche gli impressionisti non sfuggono a questa regola generale e i loro autoritratti sono alquanto significativi.

Nel quadro “riunione di famiglia” Bazille si raffigura sulla terrazza della sua dimora di campagna, all’estrema sinistra, con tutti i suoi parenti.

Manet, nella tela “Musica alle Tuileries” si confonde tra una moltitudine di personaggi; alcuni mesi più tardi si raffigura in abiti seicenteschi in compagnia di Suzanne e, nel 1879, esegue due autoritratti, il primo a figura intera, il secondo a mezzobusto con la tavolozza e il pennello in mano.

I più prolifici in questo senso sono però Van Gogh e Gauguin che ci hanno lasciato un gran numero di autoritratti, chiaro specchio dei profondi malesseri e delle angosce che contraddistinsero i due artisti.
  
Autoritratto (1873) - Camille Pissarro 
Museo d'Orsay a Parigi 
Olio su tela cm 56 x 46 (VEDI SCHEDA)

    
I suoi amici lo paragonavano molto spesso a Mosè, a un patriarca o addirittura al Padre Eterno, merito del portamento del fisico possente e della fluente barba.

Dotato di un carattere energico e combattivo, pur avendo un animo eccezionalmente sensibile, Pissarro cerca in ogni modo di tener unito il gruppo degli impressionisti lottando caparbiamente contro chi li criticava malevolmente, ma anche contro le incomprensioni e rivalità tra artisti e cerca continuamente di reperire gli aiuti e i mezzi necessari per organizzare le loro mostre.
  
Autoritratto (1885) Berthe Morisot 
Parigi, Musée Marmottan
Olio su tela, 61 x 50
   
Questa tela appartiene al periodo della maturità dell’artista che finalmente riesce a liberarsi della presenza utile ma ingombrante di Manet.

Anche Berthe Morisot, come Marie Bracquemond , Mary Cassat e le altre poche donne pittrici, dovrà lottare per tutta la vita contro i pregiudizi di chi trova disdicevole per una donna intraprendere la carriera artistica, tanto che nel suo certificato di morte è identificata come “senza professione”
  
Autoritratto con cappello (1879 circa) Paul Cézanne
Berna, Kunstmuseum - Olio su tela, cm 65 x 51
    
Accade raramente che Cézanne cerchi di nascondere la calvizie con un cappello, in questo autoritratto i capelli che egli ama lasciare lunghi sulla nuca, spuntano da sotto le falde e diventano un tutt’uno con la barba, ispida e incolta che cade sulla giacca fondendosi con essa.

Ma quello che colpisce più di tutto è lo sguardo fiero e sicuro di se, orgoglioso della propria arte, nonostante in quegli anni la critica non fosse tenera con lui.
  
Autoritratto(1854 – 1855) Edgar Degas
Parigi, Musée d’Orsay
Olio su tela, cm 81 x 64,5
   
In questa tela, dalle tinte scure e poco appariscenti, Degas si ritrae in atteggiamento serio e austero in contrasto con la giovane età dell’artista, 21 anni, ma assolutamente coerente con le sue ambizioni.



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