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lunedì 15 aprile 2013

LA BATTAGLIA SOCIALE DI CHARLES DICKENS (The social struggle of Charles Dickens)

   

"Non vi sono parole per esprimere la segreta agonia della mia anima nel cadere in quella compagnia... nel sentirmi spezzare nel petto le vecchie speranze di poter essere un giorno un uomo colto ed eminente... la disperazione che provava il mio cuore di ragazzo... Tutta la mia natura era così penetrata dal dolore e dall'umiliazione di quei pensieri, che perfino adesso, famoso e lusingato e felice, dimentico spesso i miei sogni di avere una moglie che amo e dei figli che amo; dimentico perfino di essermi fatto un uomo; e torno desolatamente a vagare in quel tempo della mia vita."

L'immagine di questo bambino infelice, umiliato, spaventato e triste - il Charles Dickens dodicenne strappato alla famiglia e ai giochi infantili, alla lettura e alla scuola dall'arresto per debiti del padre e costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe in un magazzino dove i ragazzini incollavano etichette vicino alla finestra, per avere luce, e la gente si fermava a guardarli - rimbalza di pagina in pagina nell'opera dickensiana, Oliver TwistDavide Copperfield, e le prigioni e la miseria, le esecuzioni capitali, i delitti, la malavita, la rispettabilità borghese e la sofferenza degli umili rimarranno sempre i filoni principali di quel complesso e geniale affresco dell'età vittoriana che è costituito dall'insieme delle opere di Dickens.

Sentimento dunque - forse sentimentalismo?... storie commoventi di ragazzi infelici, sofferenze e lacrime -  il lettore col fazzoletto pronto? Lo spettatore, sarei tentato di dire, perchè uno dei caratteri dell'arte di Dickens è quello di un impianto quasi teatrale, prospettico, delle scene e dei personaggi. E questa è certamente una delle ragioni della fortuna che ha arriso alle molte trasposizioni cinematografiche e televisive, che risultano in generale di pieno gradimento del pubblico.
Una galleria di personaggi tragici e comici, buoni e cattivi: Picwick e Sam Welles, Oliver Twist e Brownlow e Sykes l'assassino, Davide Copperfield, i Murdstone, zia Betsy, Micawber, Little Nell la vittima innocente delle ingiustizie sociali, e Nicolas Nickleby e l'avaro Scrooge e dieci e dieci altri, che hanno suscitato commozione e riso, sono piaciuti al grande pubblico fino a diventare emblemi o a passare in proverbio, testimoniano della incredibile popolarità raggiunta da questo autore, maestro nel tratteggio di tipi e nella creazione di intrecci romanzeschi e patetici.

Ma: tutto qui, Dickens? Un autore popolare, un umanitario forte e sincero, un umorista dalla vena comica genuina e felice, forse un po' smaccata? Un "minore" insomma, nella costellazione dei grandi dell'800 ?

Edmund Wilson osserva, in un notevole saggio dal titolo Dickens: i due Scrooge
"Fra tutti i grandi scrittori inglesi Charles Dickens è quello che meno ha ricevuto, nella sua stessa terra, una seria considerazione da parte di biografi, o critici, o eruditi... I letterati di Oxford o di Cambridge, che ultimamente hanno sottoposto a una sdegnosa cernita tanta parte dell'eredità inglese, I'hanno lasciato da canto con un certo sprezzo.... A Bloomsbury si discorre di Dostoevskij, ma si ignora che Dickens fu maestro di Dostoevskij...".

Chesterton asserì che Dickens "..,non era semplicemente uno dei vittoriani, ma bensì di gran lunga il massimo scrittore del suo tempo"... e Shaw dal canto suo ne accostò il nome a quello di Shakespeare: ma, osserva ancora il Wilson, non sono mancati i critici dell'opera dickensiana che l'hanno "stracciato" fino a "...tramutarlo in uno di quegli spaventapasseri vittoriani con qualche ridicolo peccatuccio freudiano: un essere così infantile, presuntuoso e ipocrita da meritarsi nient'altro che un meccanico sorriso di disprezzo".

Giudizi contrastanti, valutazioni diverse e separate l'una dall'altra da un divario profondo. Ma la verità secondo me non sta affatto nel mezzo: Dickens è un grande artista, e se i difetti della sua opera vanno pur colti, molti però dei difetti che gli vennero attribuiti non reggono a una analisi obbiettiva e molti dei pregi per cui è "popolare" sono in effetti autentici segni della sua grandezza.
La verità è che, man mano che si legge Dickens e ci si inoltra nella descrizione minuziosa e felice degli ambienti e dei caratteri, si viene contemporaneamente scoprendo un mondo complesso, organico, un quadro d'insieme quale risulta alla fine dall'opera dickensiana, che è di per sè un grande valore e, anche, un valore eccezionale: un ritratto dell'Inghilterra vittoriana nella sua realtà complicata e contraddittoria - un ritratto dell'Inghilterra, anche, che è sì l'Inghilterra del suo tempo, è l'Inghilterra di Dickens ma sa essere nello stesso tempo l'indagine acuta di componenti non effimere e legate a un singolo periodo o ambiente, bensì di tratti salienti e molti ancora oggi vivi o dei quali si avverte il riverbero in caratteri specifici della società inglese. Sì che per comprendere l'Inghilterra, e anche l'Inghilterra di oggi, la lettura di Dickens appare forse come uno strumento ancora oggi non inadeguato.

Davide Copperfield è fra tutti i romanzi del Dickens il più completo, un microcosmo che riassume un po', in sè, il  ritratto dell'Inghilterra quale l'autore lo veniva dipingendo nell'insieme dell'opera sua: ma se il Copperfield è, anche per questo, il più noto e apprezzato dei romanzi di Dickens di cui è considerato il capolavoro, è all'insieme del lavoro dickensiano che dobbiamo guardare per trovarvi una delle chiavi della grandezza e attualità dello scrittore.
Attualità ho detto: e questo argomento non si giustifica soltanto per le considerazioni fatte sopra. Attualità dello scrittore, vuol dire anche, usando un termine di moda, godibilità attuale: per ragioni di stile, di lingua, di invenzione del linguaggio.
E Dickens inventa il suo linguaggio, I'opera dickensiana è la prima produzione letteraria inglese totalmente "non aulica", comprensibile da tutti: l'esperienza di giornalista che tanto spesso nuoce allo scrittore facendolo corrivo al banale, al "corrente", da lui è utilizzata appieno per la invenzione di uno stile moderno, di un linguaggio senza passatismi paludati.

Che dire ancora di Dickens ? ...che Il circolo Pickwick è veramente forse il capolavoro dell'umorismo britannico?...che Micawber e la signora Nickleby sono ben più che macchiette, che il "Circumlocution Office", l'Ufficio Circonlocuzioni (in Little Dorrit), "il più importante dicastero governativo", quello che "possiede alla perfezione l'arte di sapere come non si fanno le cose, e che è infeudato da generazioni alla famiglia aristocratica dei Barnacles (molluschi)" è ben più di una caricatura e una satira degne di Swift?
Su Dickens naturalmente sono stati versati e si potranno versare ancora fiumi d'inchiostro. Il famoso "difetto di costruzione" del romanzo dickensiano ad esempio, con i personaggi che appaiono sulla scena all'inizio, a tutto tondo, in un grande corale che li inquadra e nel quale si stagliano descritti in ampiezza e profondità - e poi a un certo punto, i personaggi (molti, quasi tutti) cessano, l'Autore si direbbe che non sappia più che farne, quando non li fa opportunamente morire li spedisce.in giro per il mondo perchè sono morti come personaggi, non sa come farli concludere e li abbandona. Ma un ultimo argomento, come l'obbligo che sia trattato - senza di esso un profilo del Dickens sarebbe troppo incompleto.

Scrivendo di lui sul New York Tribune, Carlo Marx lo collocava "in quella brillante scuola di romanzieri inglesi le cui perfette ed eloquenti descrizioni hanno rivelato al mondo più verità politiche e sociali di tutti i politici, i pubblicisti ed i giornalisti messi insieme".

La battaglia sociale di Dickens dunque:. gli 'slums' e le prigioni, gli asili per i poveri, l'ipocrisia malvagia e convinta dei Murdstone che tramano infamie come se fosse loro dovere -  un ritratto completo dell'Inghilterra ho già detto, preso da più punti di vista in più ambienti sociali e culturali: però il punto di vista d'elezione, il più congeniale a Dickens, è certamente quello umanitario e sociale, e le conquiste dovute se non del tutto in parte notevole alla sua penna alla sua tenace battaglia civile, non sono di poco conto. 
Quando nel 1849 dopo aver assistito ad alcune esecuzioni capitali a Londra Dickens scrive al Times dando inizio ad una agitazione per fare abolire le impiccagioni in pubblico, egli si batte per l'umanità, contro un costume crudele e terroristico ipocritamente spacciato come necessità di educare per mezzo dell'esempio. E nella battaglia per la liberazione dell'incivile istituto della prigione per debiti, l'immortale Micawber non è, forse, un combattente per la giustizia sociale nè un "eroe positivo", adamantino nelle virtù come nelle sofferenze: ma certo ha fatto di più per i suoi simili presi nel vortice dell'indigenza e dello strozzinaggio il dickensiano Micawber, che molti "eroi" della spada e della penna. Così come il profondo rispetto che anima la descrizione di alcune figure femminili, valga per tutte la zia Betsy del Copperfield: il modo in cui la sua sensibilità lo porta ad affrontare nei suoi romanzi la "questione femminile" creando figure indimenticabili per forza autonomia e dignità di carattere è quello di un uomo moderno, attento a cogliere le correnti profonde di mutamento del costume e della società e a battersi per tutto quanto segni un progresso per l'umanità.
   


venerdì 11 marzo 2011

CHARLES DICKENS - Vita e opere (The Life and Work)


      


Charles Dickens nacque a Portsmouth il 7 febbraio 1812. Nello spazio di dieci anni la numerosa fàmiglia Dickens cambiò quattro volte di domicilio: Londra (1814), Chatham (1817), di nuovo Londra, nel quartiere periferico di Camden Town (1822). Il piccolo Charles ebbe un'istruzione irregolare, in compenso fu un lettore precoce e appassionato: la sua vera educazione avvenne attraverso Le Mille e una Notte, Don Chisciotte, Gil Blas, Robinson Crusoe, Roderick Random, 11 Vicario di Wakefield, Tom Jones. « Essi mantennero viva la mia fantasia e la mia speranza. » E decisero anche la sua vocazione.
Le speranze di Dickens subirono un tragico crollo quando il padre, impiegato all'ufficio paghe della Marina, fu incarcerato per debiti e Charles, appena dodicenne, fu messo a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. Questa esperienza della vergogna e della degradazione sociale, che Dickens censurò sempre come un segreto inconfessabile, fu rievocata quasi trent'anni dopo nella finzione romanzesca del David Copperfield: « Nessuna parola può esprimere la segreta angoscia dell'animo mio nel vedermi precipitato in sí bassa compagnia. Paragonavo quei ragazzi, destinati a essere da allora in poi i miei compagni d'ogni giorno, agli amici della mia felice fanciullezza... e sentivo spegnersi dentro di me ogni speranza di poter diventare una persona colta e distinta. Il profondo sentimento d'essere ormai escluso da ogni speranza; la vergogna di trovarmi in quella situazione; il lancinante rimpianto del mio giovane cuore al pensiero che, giorno per giorno, tutto quanto aveva spronato la mia fantasia e la mia ambizione si sarebbe a poco a poco allontanato da me per non tornare mai piú...: oh, tutto questo non si può esprimere con parole (...J Nessuno piú ha scostato quel sipario. Io solo l'ho sollevato per un momento durante questo racconto, ma l'ho fatto con mano riluttante e sono ben lieto di lasciarlo nuovamente ricadere. Il ricordo di quel periodo della mia vita è cosí greve per me di angoscia e di sofferenza morale, cosí vuoto di speranza, che non ho mai avuto nemmeno il coraggio di calcolare per quanto tempo abbia dovuto portare quel fardello. Un anno? Di piú? Di meno? Non lo so ». Durò pochi mesi. Grazie a una piccola eredità, il padre potè pagare i debiti e uscire di prigione, e Charles lasciò il lavoro. Ma il trauma fu profondo, e la vita e d'opera di Dickens ne recano evidentissime tracce.
A quindici anni Dickens lasciò definitivamente la scuola. Lavorò prima come scrivano presso uno studio legale, poi come cronista parlamentare. Le sue prime prove di scrittore sono gli Schizzi di Boz (Sketches by Boz, 1833), bozzetti giornalistici piú che forme narrative. Il vero esordio di Dickens narratore, un esordio trionfale, è segnato dal Circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club) le cui dispense mensili, illustrate da Robert Seymour e successivamente da "Phiz", cominciarono a uscire nel marzo del 1836 e raggiunsero presto l'eccezionale tiratura di quarantamila copie.
In coincidenza con l'uscita della seconda dispensa del Pickwick e forte del buon contratto che lo legava agli editori Chapman e Hall, il 2 aprile 1835 Dickens sposa Catherine Hogarth, figlia del redattore capo dell "`Evening Chronìcle". Non fu un matrimonio felice e fini con la separazione, seppure tardiva (1858) e nonostante la nascita di dieci figli. Un sentimento fortissimo legò invece Dickens alla cognata Mary, morta appena sedicenne nel 1837, ispiratrice di molte figure di fanciulle angeliche che popolano la sua opera, in primo luogo Littde Nell. Prima di conoscere Catherdne, quando Dickens non aveva ancora vent'anni ed era un partito assai poco allettante, s'era innamorato della frivola e agiata Maria Beadnell (su cui è ricalcata la Dora Spenlow del David Copperfield), un amore finito con una frustrante rottura.
Ad tono giocoso e euforico che pervade il Pickwick subentra l'atmosfera cupa, angosciosa, drammatica di Oliver Twist, che esce anch'esso a dispense tra il 1837 e il '38. È la storia di un orfano gettato nel mondo della malavita. L'universo dickensiano si arricchisce di personaggi come d'ebreo Fagin, capo di una banda di ladri, d'assassino Bill Sikes e Nancy, da prostituta generosa. Un altro personaggio che conobbe una popolarità straordinaria è Little Nell, l'eroina della Bottega dell'antiquario (The Old Curiosity Shop, 1840), che segue Nicholas Nickleby (1838-39) e precede Barnaby Rudge (1841).
Un anno dopo Dickens si recò negli Stati Uniti. Nonostante le entusiastiche accoglienze, il viaggio fu una delusione, che si tradusse in un libro polemico, American Notes (1842). La giovane nazione, dove Dickens credeva di trovar realizzati i suoi ideali di libertà e di giustizia, gli apparve invece dominata dall'affarismo, dalla brutalità e dall'ignoranza. Un secondo viaggio negli Stati Uniti compiuto venticinque anni dopo (1867-68) ebbe d'effetto di correggere in parte la prima disastrosa impressione (nel frattempo era stata abolita la schiavitú, uno degli aspetti che pizí l'avevano indignato nel primo viaggio). Anche Martin Chuzzlewit (1843-44) contiene capitoli di satira antiamericana, ma il romanzo è soprattutto importante perché segna il passaggio a una nuova fase piú direttamente impegnata nello studio dei costumi sociali. Pecksniff è da prima rappresentazione in grande stile dell'ipocrisia, uno dei vizi piú tipici dell'epoca, una figura che Dickens ripeterà, accentuandone i tratti sinistri, fino all'ultima opera.
Tra Dombey e figlio (Dombey and Son, 1847-48) e Casa desolata (Bleak House, 1852-53), due capolavori di questa fase caratterizzata da un notevole approfondimento dell'analisi sociale, Dickens pubblicò David Copperfield (1849-SO) 1 suo romanzo piú scopertamente autobiografico. Tra il 843 e il '48 erano apparsi i cinque Libri di Natale (Christmas Books): un ciclo di racconti che mescolano elementi realistici e fantastici e si concludono sempre con il pentimento del cattivo, il perdono, la riconciliazione, secondo quello "spirito natalizio" cosí caro agli inglesi. Del 1846 sono le Impressioni d'Italia (Pictures from Italy), risultato di un viaggio nel nostro paese.
Il bisogno quasi , morboso di tenersi in contatto col pubblico spiega l'attività giornalistica di Dickens. Nel 1846 fondò un quotidiano, il "Daily News", che durò meno d'un anno; dal 1849 ad 'S9 diresse 1l settimanale "Househodd Words", che lasciò per lanciare un nuovo periodico, "All the Year Round". Ma piú forte della passione giornalistica fu in Dickens la passione teatrale. Scrivere testi, mettere insieme compagnie di dilettanti e soprattutto recitare (era un attore estremamente efficace, dotato di un magnetismo naturale che si rivelò anche nelle sue capacità di ipnotizzatore e guaritore) fu per Dickens ben piú che un hobby. Dal 1858 si dedicò prevalentemente alla pubblica lettura, altamente drammatizzata, di episodi tratti dai suoi romanzi. Le sue esibizioni riscossero un successo sensazionale ma ebbero un effetto nefasto sui nervi e sul fisico di Dickens, già debilitato dal superlavoro letterario. Legato all'attività teatrale è l'incontro con la giovanissima Ellen Ternan, relazione che portò alla definitiva rottura del matrimonio di Dickens.
Gli ultimi quindici anni di vita di Dickens coincidono esattamente con quel periodo che un grande storico ha opportunamente definito "il trionfo della borghesia". Tramonta definitivamente l'Inghilterra pickwickiana dei viaggi in diligenza, delle allegre bevute, delle riconciliazioni natalizie davanti al tacchino arrosto, dei rentiers stupidotti e dal cuor d'oro, degli schietti plebei, dove anche gli imbroglioni, i "cattivi" conservavano un lato irresistibilmente simpatico. I nuovi valori sono l'arricchimento e lo sfruttamento, le barriere sociali si sono fatte piú rigide, la nuova classe dominante si compiace sfacciatamente del proprio potere economico e politico oppure si nasconde dietro una maschera di bieco moralismo. In romanzi come Tempi difficili (Hard Times, 1854), La piccola Dorrit (Little Dorrit, 1857-58), Grandi speranze (Great Expectations, 1860-61) e II nostro comune amico (Our Mutual Friend, 1864-65) non c'è quasi piú posto per il registro comico, nel quale si era trionfalmente manifestato il genio di Dickens. Ma proprio questo Dickens tragico e disilluso sta a dimostrare la sua lucida onestà; l'ampiezza dei suoi interessi e le risorse della sua arte. L'analisi sociale, l'acume psicologico e il rigore costruttivo non s'erano mai rivelati cosí robusti come in queste opere dell'ultima fase. Dickens morí improvvisamente nella sua casa di Gad's Hill il 9 giugno 1870, lasciando incompiuto Il mistero di Edwin Drood (The Mistery of Edwin Drood).


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sabato 8 gennaio 2011

LE CAMPANE (The Chimes) - Charles Dickens


LE CAMPANE

Charles Dickens


The Chimes

Racconti di Natale


Novella inserita nel 1844


Protagonisti: Toby Veck detto Trotty, Meg, William Fern, Cute, Filer, Lilion











La pagina di cui parlo oggi fa parte di uno dei più famosi e dei più bei "Racconti di Natale" di Dickens.

È una storia di povera gente, una storia dolorosa: Trotty, il vecchio campanaro storpio, ascolta con una sorta di mistico sbigottimento il linguaggio delle campane, che gli ricorda la sua insanabile condizione di poverello cui la vita non sorride, e cui solo le sofferenze e le amarezze sono riservate dal destino.

A strapparlo dalla sua penosa meditazione giunge la giovane figlia, che gli porta il suo desinare: grande festa per un giorno, la trippa!

Ma neppure questa breve ora di felicità durerà per Trotty: poiché ecco sopraggiungere sulla scena altri, più importanti personaggi....

Trotty si è seduto per consumare il suo pranzo sui gradini di una casa padronale...., e con il gustoso pranzetto che la figlia gli porta, arriva anche una buona notizia..., egli è felice perché il fidanzato di sua figlia, un giovane operaio del quartiere, gli ha ora espresso il suo desiderio di anticipare la data delle nozze....

Il contrasto con Trotty è, fin dalle prime battute, molto nettamente sottolineato: il gentiluomo che esce dalla casa padronale è un funzionario comunale, un uomo molto pieno di sé, stolido e tranquillo dietro la garanzia del proprio denaro e della propria posizione sociale..., non conosce, né potrebbe, i dolorosi pensieri del povero Trotty, e tuttavia pretenderà di essere il solo a capirlo....

Una parabola del gentiluomo dice che i poveri non devono sposarsi, perché la povertà non può produrre che miseria...., e non di questo ha bisogno la società...
E la società, cioè la giustizia, sarà senza pietà per i poveri ragazzi scalzi, per i relitti che usciranno da quel matrimonio, per la vedova, se ci sarà, non le sarà permesso neppure di suicidarsi, poiché è un atto sconveniente.....

L'ironia con la quale Dickens fustiga qui i pregiudizi di alcune categorie di uomini del suo tempo è quasi feroce e la sua umanità è veramente profonda.
Il senso vero della miseria è lo stato di umiliazione spirituale in cui la mancanza di beni materiali costringe l'uomo e gli creano l'assillo della sua vita: di essere al mondo per nulla, di essere forse un essere malvagio, per cui non vi è posto nella giusta società.

Per ben comprendere le allusioni alle dure condizioni dei poveri in questo periodo, sarà bene ricordare che all'incirca in quel tempo in Inghilterra ed in genere in tutta l'Europa avviene un fatto di grande importanza storica, la nascita
di vasti centri industriali, che riuniscono in uno spazio limitato e il più delle volte inadatto una popolazione troppo numerosa, condannandola a disagi di ogni genere.

La maggior parte delle provvidenze attuate in seguito a favore degli operai delle città non erano ancora state introdotte, e le condizioni di coloro che vivevano unicamente del loro salario erano veramente durissime.


ALCUNE NOTE SU DICKENS


Charles Dickens nacque a Portsea, piccola città di provincia, nel 1812, da una famiglia molto modesta.
Venuto a Londra assai giovane, conobbe per alcuni anni gli stenti e la miseria più sordida: suo padre, modesto impiegato, fu imprigionato per debiti, secondo un costume ancor vivo nell'Inghilterra di quel tempo, ed egli stesso, a dispetto della sua giovanissima età, dovette guadagnarsi da vivere, lavorando in una fabbrica di lucido per scarpe.
Alcune di queste esperienze - la povertà, la sofferenza dei ragazzi costretti al lavoro e sfruttati da padroni avidi, la vita nei sordidi quartieri della povera gente - dovevano restare profondamente impresse nel suo animo: l'impressione si ritrova vivissima in alcuni dei suoi più famosi romanzi.
Il padre, uscito di prigione, ed impiegatosi presso un giornale, lo tolse dal suo ingrato lavoro e lo avviò sulle sue tracce alla carriera giornalistica: egli iniziò infatti il suo tirocinio nelle lettere come resocontista parlamentare per un quotidiano. Doveva farsi conoscere tuttavia dal grande pubblico grazie ad un libro umoristico, Pickwick, apparso nel 1836..., dopo quest'opera la fama di Dickens doveva sempre più affermarsi grazie alla pubblicazione dei suoi grandi romanzi, tra cui il famosissimo Davide Copperfield, in cui egli ha in parte raccontato la sua vita.
Dickens - che morì nel 1870 - appartiene alla seconda generazione romantica..., anche per questo forse il suo resta un romanticismo di un tipo assai diverso da quello corrente sul continente.
La sua intuizione della vita profondamente drammatica e attenta agli aspetti ed ai problemi dolorosi dell'esistenza, ha anche un'altra dimensione, che la libera in parte dai suoi toni amari, o almeno l'addolcisce, rendendola a volte più indulgente e quasi tollerante: ed è l'umorismo.
Accanto ai lati drammatici dell'esistenza, Dickens sa a volte cogliere quanto di sapido, di ridicolo o semplicemente di bonario vi può essere in situazioni, uomini o sentimenti che la vita ci offre, e questo l'aiuta a risollevare il tono dei suoi romanzi, spesso commosso quando non addirittura lacrimevole.
Ma il successo dei suoi romanzi non si spiega soltanto per il gusto un po' declamatorio del suo tempo, gusto che egli asseconda in genere ed anzi incoraggia..., né per l'indulgere ai contrasti sentimentali violenti..., né infine per la sua naturale disposizione alla predicazione e alla morale che la sua epoca amava: il vero segreto del suo successo è l'inesauribile vitalità del suo genio fantastico, la vena abbondantissima di cui beneficiava la sua arte di narratore.
Egli mise lodevolmente questa sua qualità al servizio di una nobile causa, e per tutta la sua vita scrisse in difesa dei deboli, degli oppressi, dei miseri che la società calpesta..., e senza deliberatamente voler fare della polemica, seppe far ridere e piangere i suoi lettori, li divertì e li intenerì.
Per questo è sempre stato uno scrittore amato dai giovani, cui resta molto vicino per un innato candore ed un inguaribile entusiasmo.


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lunedì 16 giugno 2008

UN CANTO DI NATALE (A Christmas Carol) - Charles Dickens




UN CANTO DI NATALE (1843)
A CHRISTMAS CAROL
Charles Dickens (1812-1870)



E' la storia di un vecchio avaro, Ebenezer Scrooge, che passa i suoi giorni in un oscuro ufficio di cambio della city con un suo impiegato, Bob Cratchit, un povero diavolo, ammogliato e con parecchi figli, a cui Scrooge non concede nulla più che il tenue salario di quindici scellini la settimana. Scrooge è tutto chiuso nel suo egoismo, senza affetti, solo. Nella sua giovinezza amò una donna, ma poi l'abbandonò per inseguire il suo sogno di ricchezza.
L'ha raggiunta, la ricchezza, ed ha anche avuto una fortuna inaspettata: un suo antico socio, il vecchio Marley, avaro come lui, lo ha lasciato unico erede dei suoi beni. Ma Scrooge non ha mutato animo, è rimasto triste e scontroso, nemico della gioia; non solo, odia la gioia negli altri e non vorrebbe permettere a nessuno di star allegro.
E' la vigilia di Natale. Nevica. Tutti si preparano con gioia a celebrare le festa del giorno seguente. Un nipote di Scrooge, a cui questi non sa perdonare di aver preso moglie, viene per augurare buon Natale allo zio, ma Scrooge lo accoglie in malo modo e gli ripete una domanda abituale...
"Che diritto avete di stare allegri?"
Non accoglie molto meglio due signori che vengono da lui per la sottoscrizione a beneficio dei poveri. Poi se la prende con Bob Cratchit, che con quindici scellini la settimana ha la pretesa di festeggiare il Natale.

Ma la sera, quando Scrooge rientra in casa, vede nel martello della porta la faccia del defunto socio, la faccia del vecchio Marley. Lo spettro di Marley entra nella sua stanza, si siede davanti a lui e gli narra le sue pene: per essere stato sempre chiuso nel suo egoismo, per non aver pensato che a sé, è ora condannato a peregrinare per il mondo senza un momento di tregua, trascinando una pesante catena. Vuol salvare Scrooge dal pericolo che lo minaccia di una pena uguale, poiché Scrooge continua a vivere come visse il povero Marley. E annunzia all'amico che nella notte tre spettri verranno a visitarlo, l'uno dopo l'altro, per insegnarli la via della salvezza. Poi se ne và.
Scrooge, alquanto impaurito, si corica e i tre spettri gli appaiono, l'uno dopo l'altro.
Il primo è lo spettro del passato. Comanda a Scrooge di alzarsi e di seguirlo. E lo conduce a rivedere i luoghi in cui il vecchio avaro passò i suoi primi anni, la bottega dove fu apprendista, la fanciulla che amò e che poi abbandonò.
Il secondo è lo spettro del presente e conduce Scrooge a vedere come si festeggia il Natale per le vie e nelle case di Londra, nella povera casa di Bob Cratchit, in una capanna solitaria dove vivono i minatori, sulle navi lontane che solcano gli oceani, e nella casa di suo nipote, piena di allegri suoni e di risa, dove si ride anche di lui, Scrooge.
Il terzo spettro, lo spettro del futuro, lo conduce a vedere quale sarà la sua fine se non si correggerà, a udire i discorsi pieni di cinica indifferenza che gli uomini d'affari della city terranno all'annuncio della sua morte, a vedere lo strazio che dei suoi beni sarà fatto nella casa deserta appena sarà spirato, l'abbandono in cui sarà lasciato il suo corpo, il conforto che la notizia della sua fine recherà ai debitori, il lutto che porterà nella casa di Bob Cratchit la scomparsa della dolce anima di Tiny Tim, il piccolo sciancato figlio di Bob.
Scrooge è commosso, vuole fare ammenda dei suoi peccati se ancora gli resta il tempo.
Apre gli occhi, e con infinita sua meraviglia vede che la sua casa è ancora com'era: non sono trascorse che poche ore da quando si coricò. Apre la finestra: è Natale! Una grande gioia invade finalmente il suo cuore: è ancora in tempo a fare il bene che non fece nel passato, a evitare il triste futuro di cui ha avuto la visione. E da quelle sue labbra, indurite in un'espressione d'ira e di sarcasmo, esce finalmente un'ondata di riso.
Scrooge è felice; si sente giovane, bambino. Tutti i visi gli sembrano pieni di bontà e di gentilezza, tutti risvegliano la sua simpatia. Indossa gli abiti da festa. Manda un ragazzo a comprare il tacchino più bello e più grosso che sia sul mercato e lo fa portare a casa di Bob, che certo non se lo aspetta. Incontra uno di quei signori che erano andati da lui la sera precedente per invitarlo a dare qualche cosa per i poveri, gli si avvicina, gli chiede scusa e gli dichiara di voler sottoscrivere una somma che lascia confuso e sbalordito l'altro uomo.
Alla sera, non so dirvi con quanta meraviglia del nipote, va a pranzare da questo, e partecipa alla festa famigliare. Il mattino dopo si alza presto perché vuole sorprendere il buon Bon Cratchit in ritardo. Difatti Bob, che ha festeggiato un po' troppo allegramente il Natale, non arriva molto puntualmente. Scrooge, che vuole divertirsi un po' alle sue spalle, lo investe con rimproveri, gli dice che la cosa deve finire, che non può più andare avanti così, e quando Bob è più spaventato che mai, gli dichiara... che gli aumenterà lo stipendio.


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All'inizio del racconto trionfa la metamorfosi e l'instabilità delle forme col batacchio che assume sembianze umane del socio morto di Scrooge, e qui viene segnalata l'apertura della porta su un mondo perturbante e oscuro: nel viaggio attraverso il tempo e la coscienza che Scrooge si appresta ad affrontare, il contesto familiare e si fa evanescente e sconosciuto, divenendo fonte di terrore. Non vi è via di scampo all'esterno - miriadi di spettri volteggiano nell'aria - e neppure all'interno, dove gli oggetti divengono irriconoscibili e si dissolvono. Emblema dell'inafferrabilità e della perdita del senso è la fluttuazione dello spiritello dell'infanzia. La metamorfosi, l'indecifrabilità delle cose, l'instabilità della vita dell'uomo, è al cuore di questi racconti e Dickens ne sfrutta le parti. Il peso della realtà, di una possibile evoluzione tragica degli eventi, grava su ognuno di essi; tenendo abilmente in bilico le potenzialità positive e negative di ogni storia, lo scrittore riesce a modificare la crudezza del reale - e forse anche a suscitare fremiti di solidarietà umana. Alchimista della scrittura, trasforma la miseria in opulenza, la fame in sazietà, la tristezza in canto, imponendo l'ultima finzione a noi lettori, quella del lieto fine.


Attraverso questa trama, chi legge, ripercorre il tempo dell'infanzia, della giovinezza e della maturità, scorgendo, nelle immagini di sé del passato, l'insorgere della durezza e della disumanizzazione; nell'ultima tappa, con la visione del futuro che lo attende, interviene lo spirito del Natale e la fiducia nella bontà dell'uomo, che consentono a Dickens, almeno sulla carta, di pronunciare un messaggio di speranza.

Il racconto possiede tutti i pregi dei migliori romanzi di Dickens, vivacità di stile, varietà di caratteri, caldo sentimento umano, umorismo; dei difetti non ha invece che qualche lievissima traccia. Esso può veramente dare un'idea della grandezza dello scrittore

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Charles Dikens (1812-1870) è stato il maggior narratore inglese del suo secolo.
Inventore del romanzo sociale.
Tra le opere più note...
- I Circolo Pickwick
- Le avventure di Oliver Twist
- Casa desolata
- David Copperfield
- Grandi speranze
- Le due città
- Il nostro comune amico
- Racconti di Natale.





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Conclusione: Un messaggio di speranza

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lunedì 4 febbraio 2008

TEMPI DIFFICILI, per questi tempi (Hard Times) - Charles Dickens

“Tempi difficili” appartiene alla seconda fase dell’opera di Dickens, caratterizzata da un sempre maggior interesse per l’analisi sociale. Al centro del romanzo è il fenomeno dell’industrializzazione, in eccezionale espansione in quegli anni, e specificamente l’ideologia dell’industrializzazione, e le sue applicazioni nel campo della pedagogia.
Il carattere polemico, mai così accanito e assorbente, nonché la relativa brevità rispetto alla mole consueta dei romanzi dickensiani, hanno fatto a lungo giudicare “Tempi difficili” un’opera troppo di testa, arida.
Ma presunti difetti sono invece la spia della qualità che annodi “Tempi difficili” un capolavoro. La sua brevità è il risultato dell’assenza delle consuete diversioni, così caratteristiche del modo di narrare dickensiano, e conferisce al romanzo un’asciuttezza e una saldezza di intreccio e di stile uniche nella produzione di Charles Dickens.
Proprio grazie al fatto che Dickens non si distrae ma, quasi contro la sua stessa natura, tiene fisso l’occhio sul tema che studia, “Tempi difficili” non esprime solo una denuncia più o meno eloquente, una condanna più o meno appassionata, ma fornisce una diagnosi eccezionalmente seria, acuta e profonda.

Gradgrind, un fanatico apostolo della filosofia utilitaristica, ha educato i figli Louisa e Tom a credere solo nei fatti concreti, , misurabili, quantificabili, escludendo tutto ciò che attiene ai sentimenti, al gioco, alla fantasia. Sicché appare normale, logica conseguenza di tale impostazione, che la giovanissima Louisa sposi il borioso e grossolano Bounderby, un industriale-banchiere che ha l’età del suocero.
Alla negatività di Gradgrind e Bounderby si contrappongono i “positivi” Sissy Jupe e Stephen Blackpool. Sissy, una ragazza proveniente dal mondo libero e disinibito del circo che viene accolta nella famiglia Gradgrind, rappresenta proprio ciò che è mancato all’educazione della sua coetanea Louisa e di cui questa sente una fondamentale nostalgia.
Blackpool, operaio in una fabbrica di Bounderby, è perseguitato da una moglie alcolizzata e prostituta, ma non può divorziare per mancanza di denaro e unirsi a Rachael, un’operaia che ama riamato. Inoltre Blackpool rifiuta di associarsi al sindacato, incorrendo così nell’ostracismo dei compagni. Né ciò lo induce a mettersi dalla parte di Bounderby, di cui respinge le “avances”, col risultato di farsi licenziare.

Il matrimonio di Louisa naufraga, ed ella sta per cedere alla corte Harthouse, un giovane scettico gentiluomo. Tom, che lavora nella banca del cognato, sottrae denaro e riesce a gettare i sospetti su Blackpool, che si è allontanato da Coketown in cerca di lavoro.
Avvertito da Rachael, Blackpool torna per scagionarsi, ma durante il viaggio precipita in un pozzo minerario abbandonato. Ne viene estratto ormai in fin di vita, ma prima di morire fa riconoscere la sua innocenza. Bounderby è ben deciso a far imprigionare Tom, anche per vendicarsi di Louisa che l’ha abbandonato. Ma gli amici di Sissy, gli uomini del circo, riusciranno a far espatriare Tom.
Se gli avvenimenti non hanno scosso minimamente l’egoismo ottuso di Bounderby, Gradgrind prende invece atto del fallimento della sua filosofia. Louisa troverà nell’amore di Sissy e dei suoi figlioli un compenso a quella vita dei sentimenti di cui è stata defraudata.

In “Tempi difficili”, Charles Dickens , tragico e disilluso, non lascia quasi più posto per il registro comico, ma proprio per questo sta a dimostrare la sua lucida onestà, l’ampiezza dei suoi interessi e le risorse della sua arte. L’analisi sociale, l’acume psicologico e il rigore costruttivo non si erano mai rivelati così robusti come in queste opere della sua ultima fase.

Charles Dickens nacque a Portsmouth il 7 febbraio 1812 e morì nella sua casa di Gad’s Hill il 9 giugno 1870, lasciando incompiuto “Il mistero di Edwin Drood".


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venerdì 25 gennaio 2008

GRANDI SPERANZE (Great expectations) - Charles Dickens

Philip, Pirrip detto Pip, il protagonista di “Grandi speranze” (1860-61), è un orfano che vive con la bisbetica sorella e suo marito, il fabbro Joe Gargery, un tipico “buono” dickensiano.
E’ solo un bambino quando, imbattutosi in un forzato evaso, gli procura cibo e una lima. L’evaso viene subito ripreso ma senza che Pip, che ha agito un po’ per paura e un po’ per pietà, ne sia compromesso. Qualche anno dopo l’adolescente Pip viene a beneficiare di una rendita da parte di una persona che vuole mantenere l’incognito e può così, lasciato ilo villaggio dove sarebbe diventato fabbro come suo cognato, trasferirsi a Londra, istruirsi e prepararsi alla vita del gentiluomo. Pip è convinto che la benefattrice misteriosa sia Miss Havisham, presso la quale vive come figlia adottiva Estella, una bellissima e altera ragazza di cui Pip s’è innamorato. Facendolo ricco, come già Estella, Pip spera che la vecchia dama li abbia destinati l’uno all’altra. Ma la semifolle Miss Havisham, che vive reclusa da quando fu abbandonata dal fidanzato alla vigilia delle nozze, persegue un altro scopo…, Estella la vendicherà spezzando il cuore degli uomini che l’ameranno.
Ora Pip, tutto preso dalle sue “grandi speranze”, si vergogna del suo umile passato, dell’ottimo Joe e di Biddy, un’amica d’infanzia.
Un giorno si presenta all’abitazione di Pip uno sconosciuto… è Magwitch, il forzato che tanti anni prima Pip aveva aiutato. E’ lui il misterioso benefattore. Ha fatto fortuna oltremare ed è venuto a vedere di persona la sua creatura, colui che col suo denaro potrà diventare un uomo agiato e rispettabile senza doversi sporcare le mani e la fedina penale.
Grande è la delusione di Pip scoprendo l’origine equivoca della sua fortuna. Ma Magwitch corre un gravissimo pericolo. Condannato all’esilio perpetuo, se dovesse essere preso sul suolo inglese finirebbe impiccato. Sul suo capo pende una taglia e c’è già chi è sulle sue tracce. Pip, che superata la repulsione comincia a provare per Magwitch affetto e pietà, cerca di farlo espatriare. Il tentativo non riesce, Magwitch finisce in prigione, dove la morte lo coglie precedendo la mano del boia. Pip gli è stato vicino come un figlio fino all’ultimo.
Le grandi speranze di Pip sono definitivamente crollate. Si ammala ed è assistito amorosamente dal ritrovato Joe. Guarito, , ritorna al villaggio dove assiste alle nozze del cognato, rimasto vedovo, con Biddy. Intanto l’orgogliosa Estella (che pure cela un segreto inconfessabile… è figlia di un’assassina e di Magwitch) ha sposato lo sgradevole, sinistro Bentley Drummle, e Miss Havisham è morta in un incendio.
Dopo un’assenza all’estero di undici anni, Pip ritrova Estella…, il suo matrimonio è stato un fallimento e il marito è morto. Entrambi sono passati attraverso prove frustranti e dolorose che li hanno temprati, e ora possono finalmente comprendersi. L’amicizia che Pip e Estella si dichiarano nelle ultime righe del romanzo non esclude la possibilità di un prossimo matrimonio.
“Grandi speranze” sembra operare una sorta di capovolgimento rispetto a Davide Copperfield (la recensione del quale proporrò più in là nel tempo). E non tanto per il fatto che David è un gentiluomo che cade in basso mentre Pip è un proletario fortunosamente sbalzato nelle classi alte (entrambi alla fine ritornano alla situazione originaria). E’ proprio la morale virtuosa e ottimistica del Copperfield che viene rinnegata e sovvertita. Il rango e il denaro, e la stessa bellezza, sono figli del delitto. Per contro, il galeotto Magwitch, un poveraccio che ha cominciato a rubare per fame e poi arrivato alla delinquenza da un ex gentiluomo che se l’è cavata scaricando tutta la colpa su Magwitch e che ora gli dà la caccia per intascare la taglia, è un uomo generoso, capace di riconoscenza e disposto a rischiare la forca per riabbracciare il figlio adottivo.
Insieme alle “grandi speranze” di Pip e Estella falliscono i sogni di rivincita e di vendetta di Magwitch e Miss Havisham. Il primo pensa di risolvere tutto col denaro e s’illude che la generosità sia automaticamente ripagata con la riconoscenza. Miss Havisham, istillando nella sua pupilla la superbia e l’odio, ne farà una vendicatrice del suo sesso oltraggiato ma una vittima.
Contro la morale della borghesia trionfante, che si riassumeva nella formula per cui la ricchezza e successo sarebbero il premio della virtù, gli amari paradossi di Dickens…, il denaro è figlio del delitto, il delinquente è una vittima, la fortuna corrompe…, sono altrettanti violentissimi colpi e danno la misura della radicalità del suo rifiuto dell’ideologia vittoriana.


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giovedì 17 gennaio 2008

DAVIDE COPPERFIELD - Charles Dickens

Charles Dickens (1812-1870) nacque a Landport, presso Portsmounth, ma dopo pochi anni si trasferì con la famiglia a Londra, nel popolare quartiere di Chatham. Ebbe un'infanzia assai difficile, e molti dei suoi romanzi nacquero appunto dalle esperienze di questi primi anni.
Il suo romanzo più famoso (ed anche quello che Dickens stesso preferì a tutti gli altri suoi libri) fu Davide Copperfield, pubblicato nel 1849-50.
Questa storia del piccolo orfano che cade nelle mani di un patrigno spietato, ha commosso e continua a commuovere il pubblico di tutto il mondo, dai grandi ai piccini.

Il romanzo ci presenta all'inizio il piccolo Davide con la giovane madre da lui tanto amata, una donna dolce ed affettuosa, ma di carattere debole, che, rimasta vedova assai presto, si risposa dopo non molto con Mr. Murdstone, un uomo crudele che si è dato una nmaschera di virile fermezza. Murstone, spalleggiato dalla sua degna sorella, è causa della fine prematura della ingenua sposa.
Davide si trova improvvisamente in un ambiente nuovo, che lo soffoca e lo opprime, e si ribella inutilmente. Anche a scuola, egli è costretto a subire i maltrattamenti del tirannico maestro Creackle. In seguito Davide viene condannato dal patrigno ad un lavoro servile nel magazzino di Murdstone e Grinby a Londra, e conduce un'esistenza materialmente e moralmente miserevole.
Il suo conforto è l'amicizia di Mr. Micaweber e della sua famiglia. Lo squattrinato commesso viaggiatore Mr. Micaweber è una delle creature più felicemente costruite da Dickens ed è ormai entrato a far parte dei personaggi più famosi della letteratura mondiale.
Ma Davide fugge da Londra a Dover a piedi, ed arriva estenuato alla villetta della zia Betsy Trotwood, una donna eccentrica che si era disinteressata del piccolo figlio dalla sua nascita, perchè avrebbe desiderato una nipotina. Ospite della zia è anche il povero Mr. Dick, un dolce maniaco che non riesce mai a portare in fondo un promemoria riguardante i suoi affari, perchè è turbato a volte dall'immaginaria apparizione della testa avolazzante di Carlo I. Davide continua la sua educazione a Canterbury, nella casa dell'avvocato di miss Trotwood, Mr. Wickfield. Poi va a fare pratica presso Mr. Spenlow, dello studio legale Spenlow e Jorkins.
Davide ritrova un antico compagno di scuola, Steerforth, per il quale egli aveva nutrito una fortissima ammirazione, e lo presenta alla famiglia della sua nutrice Clara Peggotty. Ma la serie di sciagure provocate nella povera famiglia di pescatori di Steerfoorth (che occupa una buona parte del romanzo) delude profondamente Davide.
In casa di Mr. Wickfield Davide aveva conosciuto Agnese, una dolce ed assennata fanciulla, ma era rimasto all'amore di lei. Il giovane sposa invece Dora Spenlow, una graziosa sciocchina, e al tempo stesso viene conquistandosi una sempre maggiore fama letteraria. Ma Dora muore e davide, dapprima sconsolato e abbattuto, comprende poi l'errore che ha fatto nel trascurare l'amore di Agnese. Il padre di lei è caduto nelle mani di un imbroglione, Uria Heep, che amministra il patrimonio ed aspira alla mano di Agnese. Ma le malefatte di costui vengono smascherate, ed egli viene condannato per falso e appropriazione indebita, e Davide sposa Agnese.

Nel suo capolavoro e negli altri romanzi, Dickens dimostra sempre una profonda e sottile conoscenza del cuore umano, del quale sa riprodurre tutte le più lievi vibrazioni. E al tempo stesso lo scrittore sa scoprire la città del suo tempo, in tutta la sua verità: la vita degli oppressi, gli slums, e così via.
In quste sue pagine si ritrova la rivelazione di verità politiche e sociali più che in tutti i politici e i pubblicisti messi insieme. L'opera di Dickens fu l'opera di uno dei maggiori scrittori progressisti, sempre sensibile alle sventure della povera gente e desideroso di lenirle e di combatterne le cause, anche se talora il suo atteggiamento è limitato da un certo sentimentalismo.


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