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| David di Donatello |
I GRANDI ARTISTI
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(In costruzione)
DAVID Jacques-Louis (Vedi biografia)
Pittore (Parigi 1748 - Bruxelles 1825).
Fu suo maestro Joseph Marie Vieu, del cui insegnamento è manifestazione prestigiosa I'opera del 1774 L'Antioco e Strafonice che gli valse il Prix de Rome, testimoniando della sua eccezionale propensione alla resa espressiva di accenti intensamente drammatici.
Fu in Italia tra il 1775 e il 1780, dove studiò I'opera di Raffaello e si avvicinò al classicismo dei Carracci, familiarizzandosi anche con altre manifestazioni dell'arte secentesca.
A Napoli ideò il suo capolavoro, che poi portò a termine a Parigi: il Ritratto equestre del Conte Patocki.
L'influenza del classicismo di Nicolas Poussin, con la sua severità morale e il rigoroso stoicismo, connesso anche alla teorizzazione di Winkelmann della serenità e del distacco supremi come qualità principali dell'arte neo-classica, si rivelano nel Dolore di Andromaca sul corpo di Ettore, in cui si manifesta anche con pienezza la sua vocazione tragica.
La sua prima opera matura è il Giuramento degli Orazi eseguito ed esposto a Roma nel 1785, in cui si esprime compiutamente la sua passione civile sfociante nell'esaltazione della virtù che antepone I'interesse patrio alla sfera dei sentimenti privati, tema questo evidente nel Bruto che ha condannato i figli (1789).
Con la Rivoluzione, il convinto giacobinismo di David lo portò ad essere eletto deputato alla Convenzione (1792) e successivamente membro del Comitato di Sicurezza accanto a Robespierre (1793): questo periodo di fervente attivismo politico accentua I'efficacia comunicativa della sua arte che si apre anche ad esiti realistici.
Il suo più grande capolavoro è Marat assassinato nel bagno (1793).
Dopo la reazione termidoriana, il clima politico profondamente ambiguo lo induce ad abbandonare i caratteri di immediatezza del suo linguaggio, cui preferisce la rarefazione di temi letterari (Le Sabine e I ritratti).
Con l'avvento di Napoleone crea i suoi ultimi capolavori (Madame Récamier, Bonaparte al passo del San Bernardo, Sacre).
Durante l'esilio a Bruxelles torna all'astrazione degli spunti e delle suggestioni letterarie.
DEGAS Edgar (Vedi biografia)
Degas fu l'organizzatore, nel 1874, della prima Mostra degli Impressionisti.
Pur facendo parte del gruppo per un certo periodo di tempo, Degas fu in realtà sempre molto lontano dal tipo di pittura visiva ed immediata che facevano i suoi amici.
Il celebre dipinto L'assenzio (1876) ha il taglio, nuovo ed ardito, di una inquadratura cinematografica.
L'assenzio è lontano dai motivi allegri e festosi della Belle Epoque, come anche dalla gamma di colori vivaci e squillanti di un Renoir o di un Monet.
Rappresenta due tipi umani, un bohémien ed una prostituta, instupiditi dall'alcool, che, seduti ad un tavolino di un caffè, fissano il vuoto senza più alcuna luce nello sguardo e vitalità nelle membra.
Altri motivi ricorrenti nelle opere di Degas sono i cavalli, resi nel loro elegante guizzare (All'Ippodromo), ed il mondo del teatro con i suoi cantanti e, soprattutto, le sue ballerine.
Le ballerine (Classe di Danza, 1874 circa) e le donne in generale (Due stiratrici, 1884) attirano l'attenzione del pittore che ne studia le pose per rendere puri effetti di movimento nello spazio. L'interesse spaziale di Degas era infatti tale da fargli a volte preferire la scultura alla pittura (Danseuse, 1886).
DELLA ROBBIA (Luca, Andrea, Giovanni) (Vedi vita e opere)
I Della Robbia sono una famiglia di scultori italiani, specializzata nella tecnica della terracotta policroma invetriata inventata da Luca, che aprì una redditizia bottega a Firenze.
Il nome deriva da una tintura robbia cioè rosso, quindi si pensa che la famiglia, documentata dal XIII secolo in città, fosse una famiglia appartenente all'Arte dei Tintori. Le maioliche invetriate alla fiorentina tradizionalmente anche oggi si chiamano robbiane.
I suoi componenti più famosi sono: Luca (di Simone) della Robbia (1400 circa-1482)...., Andrea della Robbia (1435-1525)...., Giovanni della Robbia (1469-1529)
Scultore (Firenze 1386-1466).
Si formò nella bottega di Lorenzo Ghiberti e la tradizione vuole che, a soli vent'anni, accompagnasse il Brunelleschi nel suo viaggio a Roma realizzato con intenti di studio e approfondimento archeologico. Non è sicura l'attribuzione del Profetino per la porta della Mandorla, perciò si fanno risalire al 1408 le sue prime opere accertate: la statua in marmo di David profeta, il San Giovanni Evangelista, che doveva essere collocato - insieme agli altri tre - sulla facciata di S. Maria del Fiore, e le figure di San Pietro e San Marco per Orsanmichele.
Sua prima opera famosa è, sempre per Orsanmichele, il San Giorgio, in cui dalle marginali reminiscenze gotiche si passa ad un'impostazione plastica e spaziale rigorosamente nuova.
Eseguì poi per le nicchie del campanile di Giotto i Profeti, noti per il vigore drammatico e I'intensità espressiva dei tratti.
La statua in bronzo di San Ludovico è del 1423, e anteriori al 1427 le lastre marmoree, realizzate accanto a Michelozzo, per il Monumento funebre del Cardinale Brancacci in Sant'Angelo a Nilo di Napoli.
Il periodo tra il 1430 e il 1440 lo vede dislocare la sua attività tra Firenze, Siena, Pisa e Roma.
Fra il '32 e il '33 fu a Roma con Michelozzo, dove scolpì il tabernacolo del Sacramento per la sacrestia dei Beneficiati e la lastra tombale marmorea di Carlo Crivelli all'Aracoeli: questo soggiorno gli consenti cli analizzare direttamente non solo le opere antiche ma anche quelle di Arnolfo di Cambio, in un intreccio di suggestioni classiche e non, chiaramente inscrivibili nella statua bronzea del David.
I motivi dinamici sono preminenti nel pulpito del Duomo di Prato e nella cantoria del Duomo di Firenze, mentre un certo gusto per un "antico di fantasia" è evidente nell'Annunciazione.
Portò poi a termine i lavori per la sagrestia vecchia di San Lorenzo con le porte bronzee degli Apostoli e dei Martiri, ornate di stucchi policromi, e realizzò i medaglioni con le Storie di S. Giovanni, notevolissimi per gli esiti compositivi e l'audacia prospettica.
Fra il 1443 e il 1453 soggiornò a Padova, dove attese ai lavori per I'altare del Santo, sovraintendendo a un folto gruppo di collaboratori, e al monumento equestre del Gattamelata, un'opera di ardua realizzazione tecnica.
Rientrato a Firenze, realizzò il gruppo di Giuditta e Oloferne e i due pulpiti in bronzo recanti scene della Passione per San Lorenzo, la sua ultima opera.






