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martedì 14 maggio 2013

LIBERTÀ E PARITÀ SESSUALE - Freedom and equality sexual



   
 Scarse sono le conoscenze riguardanti il comportamento sessuale nel Medio Evo: anche da questo punto di vista si tratta di secoli oscuri, come per una serie di altre attività umane, artistiche o scientifiche. 

Nei primi tempi successivi al Medio Evo le cose non mutarono dal recente passato: da un lato, specie tra i nobili (ma anche nelle gerarchie ecclesiastiche) continuò una certa libertà o peggio una certa dissolutezza sessuale. La chiesa cattolica preoccupata, accentuava intanto la sua predicazione sessuonegativa, che adagio adagio andava estendendo le sue influenze. Da rilevare che i primi episodi di malattie veneree (la sifilide è importata dalle Americhe alla fine del '400) furono considerati una sorta di punizione divina della sessualità.

Contro questa tendenza repressiva, oscurantista e autoritaria, si pone il Rinascimento, che fa dell'amore, del rispetto della persona umana in tutte le sue manifestazioni, la sua filosofia. L'amore e l'erotismo sono di nuovo esaltati nella vita d'ogni giorno e nelle opere d'arte. La libertà sessuale è cantata dai poeti, il nudo entra nelle opere di pittura e scultura, la scienza torna ad occuparsi del corpo umano, studiandone le strutture esterne ed interne. La conseguenza più positiva è una generale diminuzione del preesistente senso di colpa e dello stato d'ansia derivante dalla repressione medioevale o cristiana. 
E' una rivoluzione sessuale che apre I'Evo moderno, caratterizzato sino a tutto il Settecento, da una certa convivenza, senza drammatici contrasti, tra le tesi repressive della società e della religione e la libertà del costume che porta a successi nell'arte o nella scienza.
A questa evoluzione si oppone la Controriforma che cerca di riportare in primo piano una posizione repressiva, finendo con I'introdurre nuove e più gravi ipocrisie. La donna è separata e relegata in casa, vista come pericolo ed occasione di tentazione; l'uomo esaspera il suo bisogno sessuale, pur sentendolo come un fatto peccaminoso. Ma l'evoluzione poi riprende. La letteratura accentua il suo interesse per I'amore e l'erotismo (sono i tempi di Don Giovanni e di Casanova): Rousseau sostiene una famiglia monogamica, naturale. libera, felice (e viene condannato come erotico); la medicina microscopica studia I'anatomia, la fisiologia e la fecondazione. La stessa chiesa cattolica deve occuparsi delle questioni collegate con la procreazione, pur ponendosi uno dei suoi tipici problemi astratti: qual è il momento in cui l'anima entra nel corpo dell'uomo?
Nell'embrione, è la risposta, e si fissano cervelloticamente anche precise  date: 20 giorni dopo la fecondazione nel maschio, 50 invece nelle donne,  poste in secondo piano anche in questo caso.
La sessualità assume un suo ruolo, esercita una sua influenza anche nel  mondo politico e sociale: le amanti  dei re di Francia, ad esempio, hanno grande importanza nelle decisioni dei governanti. Una certa rilassatezza dei costumi è ancora presente ed evidente presso Ie classi più elevate e tra la ricca borghesia, mentre poco di tale clima arriva tra il popolo che lavora, sempre costretto a sobbarcarsi gravose fatiche fisiche e a lottare con la miseria. 
La rivoluzione francese pone infine anch'essa, ma in modo più limpido e valido, il problema di una lotta contro la dissolutezza dei nobili, dei potenti, dei ricchi e nel contempo affaccia per la prima volta alla ribalta della società il problema della parità dei sessi. Il matrimonio e il divorzio sono legali e rigidamente regolati, la prostituzione controllata, la famiglia viene valorizzata. 
A queste linee si adegua la borghesia, in pieno sviluppo economico e sociale, malgrado la successiva Restaurazione (nei primi decenni dell'800) cerchi di contrastare tali condizioni di vita abolendo temporaneamente il divorzio ed ostacolando molte libertà. Ciò favorisce una nuova positiva reazione: il Romanticismo, il quale lamentando che l'amore, anche se vissuto positivamente, rende infelici, sollecita un rifiuto dall'autoritarismo, un'esaltazione della passione amorosa, un pieno accordo fra uomo e natura. La donna assume ancora una volta un ruolo importante e degno d'ammirazione e a suo favore viene rivendicata una parità di diritti familiari, sociali e sessuali, anche se i matrimoni sono ancora basati sulla convenienza economica e regolati dai parenti, e se la società ufficialmente è sempre in posizioni sessuo-repressive (viene condannato Baudelaire e si impedisce I'esposizione di quadri con nudi).
   

  
Un grosso salto all'indietro si verifica nella seconda metà del XIX secolo, con quella che viene definita dalla regina Vittoria d'Inghilterra la epoca vittoriana; il regresso fu facilitato dalla grande ignoranza scientifica, che ancora esisteva sui problemi del sesso, e dalle pesanti influenze che ebbero alcune tesi mediche del tutto false, quali la pericolosità della masturbazione e I'esercizio sessuale senza finalità procreative.

"Pruderie", bigottismo, pregiudizi ebbero come conseguenza la messa al bando di ogni libera espressione (anche letteraria ed artistica, che tuttavia si manifesta clandestinamente) dell'amore e del sesso. Peccatore non è chi contravviene alle leggi religiose, ma specificamente chi compia atti sessuali che contrastano con le rigide norme repressive. Sono poste al bando le relazioni extraconiugali e prematrimoniali, le attività genitali realizzate per il soddisfacimento del piacere, la masturbazione, l'omosessualità. 
Si arriva ad usanze che confinano con l'assurdo e il ridicolo: alle fanciulle non si spiega più alcuna loro funzione biologica per impedire che pensino o parlino del seno; alle donne si suggerisce di non spogliarsi davanti al medico ma di indicare su una bambola o su un figurino le regioni dolenti; ai ragazzi si avvolge il membro in speciali involucri per impedire atti autoerotici; qualsiasi pratica di igiene e pulizia personale è vista con riserva.

La quantità di pregiudizi mossi da questa vasta opera repressiva fu tale che senza dubbio una buona parte dei tabù, delle ignoranze e dei timori che oggi caratterizzano la sessualità sono diretta conseguenza dell'epoca vittoriana.

Ma anche la notte più buia non è eterna: così a fine secolo, importanti studi di medicina, di antropologia e di psicologia pongono le basi per un profondo rinnovamento, per una restituzione alla sessualità del giusto posto che le spetta nella vita e nella società. Pongono solo le basi, però, perché su di esse non si è poi riusciti a costruire, sino ad ora, un nuovo edificio corrispondente ad una vera morale naturale ed umana. A tale realizzazione si oppongono ancora quelle forze autoritarie e conservatrici per le quali ogni naturale espressione, ogni libera affermazione della personalità è qualcosa di potenzialmente pericoloso per il loro predominio.
Questo timore del resto corrisponde a una realtà, poiché la libertà dell'uomo non è qualcosa di separabile e divisibile, e non si può quindi pensare ad una libera espressione della sessualità
senza ammetterla anche per la vita lavorativa e sociale. Ed è pure per questo che le forze politiche e sociali che si battono per una delle due libertà, contro ogni autoritarismo ed ogni repressione, combattono sempre insieme anche per le altre, per affrancare in definitiva l'uomo dallo sfruttamento e dalla schiavitù morale e materiale.

Alla fine dell'800 le teorie che un economista inglese, Thomas Robert Malthus, aveva elaborato all'inizio del secolo, trovano diffusione, sia pure tra gravi contrasti e feroci polemiche. Si propone per la prima volta all'attenzione dei popoli il problema del controllo delle nascite, come mezzo di prevenzione dell'esplosione demografica e della miseria conseguente alle insufficienti possibilità alimentari. Ma se Malthus aveva predicato l'astinenza come mezzo di controllo delle nascite, ottenendo scarsi risultati (ed offrendo anzi ai padroni uno strumento di polemica contro gli operai che rivendicavano migliori salari), il neo-malthusianesimo della seconda metà del XIX secolo punta sulla pianificazione della famiglia, da realizzare non con I'astinenza ma con la diffusione di mezzi anticoncezionali.

Nella seconda metà dell'800, la scienza accerta che gli spermatozoi e gli ovuli (da un paio di secoli identificati) si uniscono nella fecondazione, destinata a dar vita ad un nuovo essere; si studia cosa siano e come nascono le perversioni sessuali e le malattie veneree. 
Tali ricerche - insieme ai dibattiti relativi alla limitazione delle nascite vastamente popolarizzate, favoriscono una più libera trattazione dei problemi sessuali fuori dagli ambienti specializzati e dalle camere da letto, aiutando a superare taluni tabù, specie se basati sull'ignoranza della gente e sulle incertezze della stessa scienza.

Ma il più notevole contributo a quest'opera di abbattimenti di pregiudizi lo si deve alla psicologia, e precisamente agli studi di Sigmund Freud, che propose una vera e propria rivoluzione concettuale, scoprendo come non poche turbe neuropsichiche siano attribuibili a conflitti interiori derivanti da complessi o traumi psicosessuali. 
Egli affermò che la sessualità è presente nell'uomo, in forme particolari, sin dalla più tenera infanzia e sostenne infine la fondamentale importanza della sessualità nella formazione del carattere, nel comportamento dell'uomo e, in definitiva, nella affermazione della personalità.

Per evitare i pericoli di una sessualità repressa e per offrire all'uomo tutti i mezzi necessari al suo sviluppo psicologico e a una migliore vita sociale ed affettiva, era necessario quindi che al sesso venisse riconosciuta tutta la sua importanza, che se ne parlasse liberamente, che al suo esercizio la gente venisse opportunamente educata.

Con I'avvento del XX secolo e l'affermazione - sia pure fra contrasti e difficoltà delle nuove tesi mediche, psicologiche e sociologiche, l'atteggiamento tradizionale nei confronti del sesso mutò un poco. Ma mutò più alla superficie che in profondità, più fra ristretti gruppi di innovatori che nelle classi più elevate. conservatrici, o in quelle povere, impedite dalla mancanza di istruzione e dalla necessità di badare a problemi più importanti come quelli del lavoro e della sopravvivenza.

Tuttavia, ormai, in mano dei sessuorepressori le armi andavano spuntandosi, mentre si arricchivano quelle in possesso dei rinnovatori. I conservatori e i bigotti cercarono e trovarono alleanza con i regimi autoritari, più o meno palesemente fascisti che imperversarono nell'esaltazione della potenza, a quindi del numero dei propri soldati, respingevano la limitazione delle nascite e cercavano ancora una volta di mettere in secondo piano l'amore e la naturalezza nell'atto sessuale. per imporre solo l'equivalenza accoppiamento - fecondazione. Nei regimi autoritari, in cui si stratificano rigidamente le gerarchie e le differenze sociali, s'approfondisce la frattura fra i sessi; il maschio è esaltato come sesso forte e guerriero; la donna considerata inferiore fisicamente e intellettualmente, è ridotta al ruolo di fattrice, di procreatrice, più ancora che di addetta alle attività domestiche, relegata a lavori meno elevati e retribuita a parità di lavoro con minor salario. Inoltre appaiono, o si rafforzano, antichi tabù come quelli razziali: I'ebreo o il negro sono considerati sottospecie umane, con cui non ci si può accoppiare o sposare. 
Ma l'assoluto potere dell'uomo e la degradazione della donna, portando ad un'esaltazione dei rapporti fra i maschi, finisce col favorire l'omosessualità.
   
Giorgione - Venere dormiente
   
Nella moderna società concezioni del genere sono sempre meno teorizzate: tuttavia sono ancora praticate e, quel che è peggio, trovano ancora una certa regolamentazione nelle vecchie leggi non ancora rinnovate.
Attualmente in Italia si è in una fase di transizione, caratterizzata da un'accentuazione dei contrasti e delle contraddizioni. Le giovani generazioni (e le forze progressiste) ambiscono ad una maggiore libertà, ad una vera vita democratica, alla liberazione da secolari pregiudizi sessuali: gli anziani faticano a seguire tale evoluzione, e gli ambienti conservatori la contrastano apertamente. Gli adulti, educati nell'ignoranza delle cose sessuali e nella considerazione del sesso come peccato, non possono o non sanno rispondere ai problemi proposti dai figli; i conservatori, coscienti che una libertà sessuale non può essere disgiunta da quella politica e sociale, rifiutano di affrontarli.

I rapporti fra sessualità e fattori economici sono evidenti. Oggi nella società capitalistica e consumistica si assiste ad un doppio fenomeno: da un lato il sesso, su cui fa leva la pubblicità, è di supporto allo sviluppo dei consumi, dall'altro una serie di iniziative economiche e produttive sono poste al servizio del sesso (industria cosmetica e dell'abbigliamento, film fortemente erotici, riviste pornografiche, e non parlo di internet...). 
Ne deriva una accentuazione dell'importanza del sesso che può finire con l'alterare il naturale sviluppo della maturazione sessuale e che contemporaneamente mantiene costante, o, meglio, crescente la domanda di beni sessuali, anche al di là dei fini puramente genetici o sanamente erotici, cui la funzione sessuale è destinata.

Ad esempio lampante di contrasto tra le tesi sessuorepressive e quelle che a fini consumistici esaltano invece il sesso, si può rilevare che le donne cui vengono imposte misure antisessuali (depilazione, deodorazione. ecc.) sono poi sollecitate contemporaneamente ad assicurarsi ti mezzi per accentuare i richiami sessuali. 
Se si impone così di coprire il seno, si suggerisce di acquistare reggiseni creati apposta per metterlo in evidenza; se si impone di coprire le natiche, si suggerisce di usare scarpe a tacchi alti che accentuano un'andatura ondeggiante e adatta ad evidenziare le anche; se si impone alle donne la depilazione si invita ad intensificare il segno sessuale delle labbra; se si impone il deodorante, la stessa industria cosmetica consiglia il profumo per dare un valore più sessualmente eccitante al corpo femminile... 
E' una evidente, quanto innaturale, contraddizione, che non può ritenersi giustificata dalla considerazione che se le prime imposizioni tendono a difendere la donna dalla indiscriminata aggressione d'ogni maschio, i secondi suggerimenti hanno lo scopo di facilitare una risposta del maschio, ad una cosciente e deliberata sollecitazione della donna.

Da questa situazione di contrasti fra interessi e generazioni diverse, si produce uno sbandamento che può giocare a favore delle forze sessuore-pressive. Il desiderio di una maggior libertà nei giovani, lasciato a se stesso, privo di un'opportuna educazione ed anzi eccitato e sollecitato da tante manifestazioni erotiche a fini consumistici, è causa di crisi e pericoli. 
La repressione della sessualità e la sua esaltazione artificiosa sono due facce, apparentemente opposte, dello stesso fenomeno.
  

   

Karl Marx - Friedrich Engels


Ma voi comunisti volete la comunanza delle donne - ci grida in coro tutta la borghesia.
Il borghese vede nella propria moglie un semplice strumento di produzione. Egli sente che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e, naturalmente, non può fare a meno di pensare che la sorte dell'uso in comune colpirà anche le donne.
Egli non s'immagina che si tratta appunto di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione.
De! resto, nulla è più ridicolo del moralissimo sgomento dei nostri borghesi per la pretesa comunanza ufficiale delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d'introdurre la comunanza delle donne: essa è quasi sempre esistita.
I nostri borghesi, non contenti di avere a loro disposizione le mogli e le figlie dei loro proletari - per non parlare della prostituzione ufficiale - trovano uno dei loro principali diletti nel sedursi scambievolmente le mogli.
Il matrimonio borghese è, in realtà, la comunanza delle mogli. Tutt'al più si potrebbe rimproverare ai comunisti di voler sostituire alla comunanza delle donne, ipocritamente celata, una comunanza ufficiale, palese. Si comprende del resto benissimo che con l'abolizione degli attuali rapporti di produzione scompare anche la comunanza delle donne che ne risulta, vale a dire la prostituzione ufficiale e non ufficiale.
  

     


giovedì 27 gennaio 2011

Il sesso nell'antichità e nel medioevo (Sex in Antiquity and in the Middle Ages)



Dall'uso delle vesti e dall'abitudine a nascondere i genitali alla ricerca di luoghi ed occasioni riservate per esercitare l'attività ed il rapporto sessuale il passo - sempre in termini di millenni - può essere stato breve: quanto meno logico. Perché far vedere le parti del corpo, che la donna desiderava tener celate a tutti, in occasione dell'amplesso? E perché il maschio doveva esibire la propria femmina a tutti, se poi ne temeva, gelosamente, le insidie? Ecco allora derivare la convenienza utilitaristica (non morale) di limitare l'amplesso a momenti di solitudine, a luoghi riservati, al buio della notte.
Un altro fattore deve avere avuto una certa importanza: la presenza del figlio nato da una coppia.
Nei tempi più lontani non esisteva il problema della paternità: il bimbo nasceva ignorato dal padre (anche perché ignorato era il rapporto tra coito e gravidanza). Quando invece i legami sessuali raggiunsero una certa durata - pur nelle mancate conoscenze del significato biologico dell’accoppiamento - i figli dovettero suscitare sentimenti di dolcezza ed affetto, che aumentarono il legame fra i genitori e favorirono la formazione della famiglia. Qui si è cercato - per evidenti ragioni di sintesi - di delineare schematicamente il processo di sviluppo e di evoluzione sociale della sessualità; è certo però che, nella realtà, le cose sono andate in modo differente, con periodi di progresso ed altri di regresso, con un andamento pieno di contraddizioni. E tutto ciò non solo per il sovrapporsi ad una civiltà di un certo grado e tipo, di un'altra, vincitrice magari di una guerra, ma anche per un'infinità di condizionamenti ambientali, fisici (clima, alimentazione, ecc.), psicologici e religiosi. Tali contraddizioni e regressioni sono continuate nel tempo, sino ai nostri giorni.

Grosse modificazioni si sono certo avute nel passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale e viceversa e, ancora, nello sviluppo della famiglia, allorchè l'amore istintuale del padre verso i figli da indifferenziato si fece specifico, rivolgendosi in particolare ai figli maschi e corrompendosi per l'intrusione di elementi economici, quali le questioni della eredità, che ponevano appunto i figli maschi in una particolare condizione di superiorità. Ad un certo momento, anche la donna avrà iniziato a selezionare meglio i criteri della scelta del compagno, nel tentativo di accaparrarsi non più solo un maschio sessualmente valido e capace, ma un uomo migliore dal punto di vista della sua potenza sociale ed economica: a tale fine avrà fatto ricorso a nuovi modi di seduzione.

L'uomo preistorico di trentamila anni fa aveva molto probabilmente già varcato la linea di demarcazione tra sessualità animale e sessualità umana. Sentiva un certo rispetto per la femmina e amore per i figli; aveva una famiglia basata su qualche regola che evitava un'eccessiva promiscuità sessuale. Dalle più antiche raffigurazioni artistiche si trae l'impressione che la coppia non doveva però essere il nucleo familiare di base (ciò dovrebbe escludere la monogamia) mentre risulta chiara la devozione che l'uomo ha per la donna. Nell'ultimo periodo glaciale (15-20 mila anni fa) risulterebbero già abbastanza ben differenziati i ruoli sessuali: l'uomo va a caccia, la donna sta a casa; l'uomo garantisce il sostentamento del gruppo, più che della sola famiglia, andando a caccia in gruppo, e la donna, pur curando i propri piccoli, vive e lavora non per la sua sola famiglia ma anche essa per l'intero gruppo. Alla fine dell'ultima glaciazione (810 mila anni fa) la socializzazione dell'uomo (ormai un homo sapiens del tutto simile all'attuale) è completa, ma soprattutto la coscienza e la possibilità di capire, e a volte dominare, i fenomeni della natura offre nuove possibilità. E' anche del tutto probabile che nell'epoca in cui da nomade si fece stanziale, ed alla caccia sostituì l'allevamento e la coltivazione, l'uomo abbia preso coscienza anche del rapporto esistente tra attività genitale e riproduzione.

Probabilmente quest'epoca fu dominata dalle donne (che gli uomini in fondo imitavano cessando di cacciare e dedicandosi ai lavori stabili dei campi, vicino alla casa) e basata sul matriarcato. A questo ha poi fatto seguito una fase patriarcale, promossa dallo stabilirsi di nuove condizioni di vita tribale, caratterizzata dalla proprietà dei beni, nonché delle donne e dei figli. In questo periodo postglaciale, sino all'arrivo dell’era storicamente (almeno in parte) controllata (3-4000 anni a.C.), lo sviluppo dell'organizzazione familiare passò probabilmente attraverso tre stadi differenti. Un primo monogamico naturale (conseguente alla ‘scoperta’ della maggior soddisfazione affettiva e sessuale nell'esercizio del sesso all'interno della coppia); un secondo poliandrico e poligamico (dovuto all'improvvisa esplosione demografica ed alla costituzione dei primi gruppi tribali, regolati da norme riguardanti i componenti); un terzo fondamentalmente monogamico, istituzionalizzato però come regola introdotta nell'interesse stesso del gruppo, che dalla poligamia e dalla poliandria aveva visto incrementare le occasioni di liti e contrasti interni, per gelosia. Alla fine della preistoria i popoli presentano già divisioni sociali in classi: la superiore - ricca, potente e autoritaria - da un punto di vista sessuale è anche la più libera; essa concede maggior potere al maschio, importante non solo politicamente ma anche nella famiglia per i diritti di successione. L'altra classe, quella inferiore - povera e sottomessa - presenta invece una maggior parità di diritti fra i due sessi, ed a volte una minor libertà sessuale. Una certa poligamia risulterebbe presente nella classe più elevata, mentre sarebbe mancata in quella più bassa, per la quale libertà e poligamia sono troppo onerose. Tale divisione sociale manterrà pressoché inalterati taluni suoi fondamentali caratteri quasi sino ai nostri giorni.





Le cose, almeno in un primo tempo, non mutarono di molto con lo avvento dell'epoca storica, cioè del periodo in cui ogni importante avvenimento politico, ogni grande fenomeno economico e sociale possono essere provati con documentazioni di una certa sicurezza.

Una particolarità risulta tuttavia presente nell'antico Egitto, allora società matriarcale, caratterizzata dalla trasmissione ereditaria dei poteri politici, della nobiltà e dei beni per linea femminile: è l'assenza di qualsiasi condanna dell'incesto. Anzi, specie tra i potenti, l'unione ideale è la coppia fraterna: le sorelle che sposano cioè i propri fratelli. Modificazioni radicali, in questo antico e civile paese, avvennero più tardi, dapprima con un'opposizione dei capi militari al potere politico e religioso delle donne, e successivamente con una vera e propria rivoluzione sociale (2000 a.C.), grazie alla quale le classi più povere acquisirono taluni diritti, fra i quali quello del matrimonio, fino ad allora riconosciuto solo ai ceti più ricchi. Da rilevare infine che presso gli Egizi (e quindi prima che in Israele) si usava praticare la circoncisione. come cerimonia d'iniziazione.

Presso la civiltà babilonese (2000 a.C.) esisteva una precisa regolamentazione della famiglia. Il matrimonio era monogamico, pur essendo legale tenere delle concubine in casa. Analoghi gli usi presso il popolo di Israele, ove il matrimonio era finalizzato alla procreazione, tanto è vero che se risultava sterile poteva essere sciolto. Questa civiltà ammetteva e regolava l'incesto, vietava le relazioni adulterine, riconosceva la prostituzione. Nell'antica India, la fedeltà della donna al marito era assoluta, tanto che la tradizione prevedeva il sacrificio della moglie sopravvissuta alla morte del suo compagno; l'incesto era rigorosamente vietato.

Nella civiltà greca, la sessualità, da un punto di vista sociologico, non era ben definibile. Ciò non solo per le naturali differenze esistenti in singoli periodi o città (Sparta autoritaria e sessuo-negativa, Atene democratica e piuttosto libera) né per i contrasti tra la realtà e la leggenda o la mitologia (nella letteratura l'esercizio dell'attività sessuale era assolutamente libero ed anzi esaltato), ma soprattutto per una certa diffusa libertà di comportamento. La famiglia era tuttavia una comunità di valore economico e sociale; le donne facevano vita piuttosto ritirata; il matrimonio sanciva dei diritti e non dei sentimenti né delle esigenze sessuali (che si potevano soddisfare liberamente con prostitute). L'omosessualità sia maschile che femminile, era accettata ed anche largamente praticata.




A Roma, società dapprima agricola e militare, gli uomini, lavoratori e soldati, avevano assai più diritti delle donne e il matrimonio era una sorta di semplice iniziazione sessuale. Più tardi, riconosciuta alle donne una migliore posizione (per motivi essenzialmente economici, derivanti dall’istituzione della dote portata al marito dalla sposa) il matrimonio viene istituzionalizzato, e poi riconosciuto come base fondamentale della società. Tuttavia la separazione è consentita, prevista e regolamentata; le relazioni adulterine, sia maschili che femminili, severamente represse. Col tempo si verifica anche a Roma, come in Grecia, una certa separazione tra la ricerca del piacere sessuale (fiorisce infatti la prostituzione) e l'amore coniugale, almeno tra i potenti e i ricchi, in grado di pagarsi ogni soddisfazione erotica.

La predicazione e le proposte cristiane arrivano a Roma in un periodo di travaglio politico e sociale, in cui vi è una esaltazione di tutte le filosofie più materialistiche ed edonistiche basate sul godimento di beni terrestri, sul piacere sessuale, su certa elasticità morale. Il contrasto è ovviamente molto aspro, poiché il senso comune del romano medio non solo respinge la nuova fede che si basa sulla rinuncia dei beni terrestri, sulla esaltazione della povertà, sulla necessità di una vita d'amore, ma si oppone con la violenza all'ipotesi di una negazione di quei valori e di quelle tradizioni che avevano fatto grande e potente Roma. La reazione si aggrava poi allorché la predicazione cristiana accentua il suo ascetismo, sostenendo la castità e la indissolubilità del matrimonio (norme che in verità escono più che dalla predicazione di Cristo, da quella di taluni degli apostoli suoi seguaci), e condannando l'amore carnale come peccato.

Il cristianesimo ha posto assai presto il problema di una rigida condotta sessuale, quasi cercando di fondare buona parte della sua autorità sulla calcolata produzione di uno stato d'ansia sessuale. Per quanto il cristianesimo possa avere contribuito allo sviluppo sociale e culturale, la sua influenza sul comportamento sessuale dell'uomo è stata fondamentalmente negativa, avendo da un lato assimilato, col passare del tempo, gli elementi più autoritari dal giudaismo e dai romani. Nel corso dei secoli ha poi spesso accentuato la sua posizione sesso-repressiva e offerto un valido supporto alle più conservatrici ed antiliberali tesi della società capitalistica.

Scarse sono le conoscenze riguardanti il comportamento sessuale nel Medio Evo: anche da questo punto di vista si tratta di secoli oscuri, come per una serie di altre attività umane, artistiche o scientifiche. Si sa che la medicina studia, tra l'altro, i problemi posti dalla sterilità femminile e dall'impotenza maschile. Ma il dato più grave è che si diffondono convenzioni chiaramente sesso-repressive, come la castità dei preti decisa nel VII secolo, ma restata assai poco praticata sino ai decreti di Leone IX (metà dell'XI secolo) e come la condanna d'ogni rapporto sessuale fuori del matrimonio o non specificamente ed esclusivamente rivolto alta procreazione. In contrasto con tali principi, la vita sessuale doveva però essere piuttosto libertina, almeno presso le classi nobili, se è vero, che nudità e prostituzione non sono oggetto di divieti e che si impose nella società feudale il “Jus primae noctis”, cioè il diritto per il nobile di togliere la verginità alle spose dei propri sudditi.



CITAZIONI

La prima forma dell'amore sessuale che appare nella storia come passione, e passione che spetta ad ogni individuo (per lo meno delle classi dominanti), come la forma più alta dell'istinto sessuale - il che ne costituisce precisamente il carattere specifico - questa sua prima forma, l'amore cavalleresco del Medioevo, non fu affatto un amore coniugale. Al contrario. Nei suo aspetto classico, presso i Provenzali, essa naviga a vele spiegate verso l'adulterio, e i poeti provenzali io celebrano. Il fiore della poesia d'amore provenzale sono le ‘albe’, in tedesco ‘Tagefieder’. Esse descrivono a brillanti colori il cavaliere che giace a letto con la sua bella, la moglie di un altro, mentre fuori sta all'erta la sentinella, pronta a chiamarlo appena tralucano i primi albori (‘alba’), perché egli possa scappare inosservato. La scena della separazione rappresenta poi il punto culminante. I Francesi del nord e anche i valenti Tedeschi accettarono questo genere poetico, insieme con la corrispondente maniera dell'amore cavalleresco.
(Friedrich Engels)


La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso dì famiglie singole. Al giorno d'oggi l'uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti; il che gli da una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia egli è il borghese, la donna rappresenta il proletario.
(Friedrich Engels)


Prima del Medioevo non si può parlare di amare sessuale individuale. Che bellezza personale, rapporti di familiarità, inclinazioni concordanti, ecc., in persone di sessi diversi, abbiano svegliato il desiderio di rapporti sessuali, che per gli uomini e per le donne non fosse totalmente indifferente la scelta della persona con cui intrattenersi molto intimamente, è cosa ovvia. Ma da qui al nostro amore sessuale, vi è ancora infinitamente da camminare.
In tutta quanta l'antichità i matrimoni erano conclusi dai genitori per gli interessati, e questi li accettavano in buona pace. Quel poco di amore coniugale che l'antichità conobbe non è forse inclinazione soggettiva, ma dovere oggettivo, non motivo ma correlative del matrimonio. Relazioni d'amore ne; Senso moderno si affermano nell'antichità solo al di fuori della società ufficiale.
I pastori, del quali Teocrita e Mosco ci cantano le gioie e le pene d'amare, il Dafni e la Cloe di Longo, sono semplici schiavi che non hanno alcuna parte nello Stato, nel raggio d'azione del cittadino libero. Tranne che tra gli schiavi, però, noi troviamo il commercio amoroso soltanto come prodotto di decomposizione del mondo antico ormai al tramonto e con donne che, del pari, vivono al di fuori della società ufficiale, con etere, quindi con straniere o con liberte; e questo accadeva ad Atene alla vigilia del suo tramonto, a Roma all'epoca dei Cesari. Se c'erano, in realtà, commerci amorosi tra liberi cittadini e cittadine, erano sempre di carattere adulterino. E per il classico poeta dell'amore dell'antichità, per il vecchia Anacreonte, l'amore sessuate in senso nostro era cosa di così poco conto che per lui era indifferente perfino il sesso dell'essere amato.
Il nostro amore sessuale differisce in modo sostanziale dal semplice desiderio sessuale, dall'eros degli antichi. In primo luogo esso presuppone corresponsione amorosa da parte dell'amato; la donna, per questo, è uguale all'uomo, mentre nell’eros degli antichi non le si chiede spesso neppure il consenso. In secondo luogo l'amore sessuale ha un grado di intensità e di durata che fa sembrare alle due parti il mancato possesso e la separazione come una grande, se non come la più grande infelicità; per potersi possedere reciprocamente i protagonisti giocano il tutto per tutto, fino ad impegnare la vita, il che nei mondo antico accadeva al massimo per l'adulterio, E, infine, sorge un nuovo criterio morale per giudicare i rapporti sessuali: ora non sì domanda soltanto: è legittimo o illegittimo?, ma anche: è nato da un amore reciproco o no?
E' evidente che questo nuovo criterio, nella prassi feudale o borghese, non ha miglior successo di ogni altro criterio morale: vi si passa sopra. Ma non ha neppure successo peggiore. E', come gli altri, riconosciuto... teoricamente, sulla carta. E per il momento non si può chiedere di più.
Là dove l'antichità si era fermata, agli inizi dell'amore sessuale, là riprende il Medioevo: con l'adulterio.
(Friedrich Engels)


La nuova monogamia, che sulle rovine del mondo romano si sviluppò dalla fusione dei popoli, rivestì il dominio dell'uomo di forme più blande, e concesse alla donna una posizione molto più libera e rispettata, per lo meno esteriormente, di quanto avesse mai conosciuto nell'antichità classica. E soltanto allora fu data la possibilità che dalla monogamia (nella monogamia, accanto o contro la monogamia, a seconda dei casi) si sviluppasse il più grande progresso morale del quale siamo debitori: l'amore sessuale individuale moderno, sconosciuto al mondo intero del passato. Se però la monogamia, di tutte le forme dì famiglia note, era la sola che potesse permettere lo sviluppo dell'amore sessuale in senso moderno, questo non significa che esso si sviluppò esclusivamente, o solo prevalentemente, in essa, come amore reciproco dei coniugi. Tutta la natura della stretta monogamia, sotto il dominio dell'uomo, lo escludeva. In tutte le classi storicamente attive, cioè in tutte le classi dominanti, la conclusione del matrimonio rimase ciò che era stata dal tempo dei matrimonio di coppia, affare di convenienza che veniva combinato dai genitori.
(Friedrich Engels)





lunedì 24 gennaio 2011

L'evoluzione della sessualità umana (The evolution of human sexuality)

Shu, dio dell'aria, separa la figlia Nut dall'amplesso con il fratello Geb


Almeno due sono le valide ragioni per cui la sociologia deve occuparsi dei problemi della sessualità, nonchè delle sue modificazioni e della sua evoluzione in rapporto alle varie epoche ed ai vari popoli: prima di tutto perchè il sesso ha grande importanza per il comportamento sociale dell'individuo; in secondo luogo per i profondi rapporti e le intime influenze che esistono tra cultura e condotta sessuale. Lo studio di tali problemi nonchè delle istituzioni e delle credenze sessuali, è quindi un valido mezzo di indagine su una determinata società o una particolare epoca. Proprio queste ricerche hanno confermato che il modello di una condotta sessuale ha grande importanza nella comparsa degli atteggiamenti del gruppo e nella formazione dello individuo e che ad ogni modificazione culturale e sociale corrispondono anche mutamenti e diversificazioni nei valori attribuiti alla vita o al comportamento sessuale (e spesso, viceversa).
Sulla base di studi sociologici si è inoltre potuto accertare come durante. l'evoluzione biologica il sesso sia andato assoggettandosi sempre più a particolari regolamentazioni sociali. La considerazione e il valore in cui sono tenute la sessualità e le sue espressioni - appunto perchè profondamente influenzabili dall'ambiente socio-culturale - non risultano in ogni civiltà uguali; i vari popoli considerano molto diversamente il sesso ed in base a tale particolare valutazione realizzano un proprio particolare modello di comportamento sessuale. Per questo, a seconda dei casi e del grado di libertà di una società, il sesso può essere represso molto duramente ed essere causa di sentimenti di colpa e di conseguenti stati di - ansia; può essere costretto in ristretti limiti e considerato un puro e semplice mezzo necessario per la riproduzione e la conservazione della specie; può, viceversa, godere di una certa libertà di espressione ed essere considerato una legittima e naturale occasione di piacere.
Tale profonda diversità di valutazione della sessualità non è assolutamente ricollegabile, in alcuna comunità con il grado di civiltà. Non è infatti vero, come spesso credono i profani, che le tribù -cosiddette selvagge siano più libere di fronte al sesso; si dà il caso anzi che presentino limiti più rigidi di quelli esistenti nella nostra società, che pur si ispira a criteri sessuo-negativi.
C'è, è vero, tra i selvaggi chi considera il sesso una fonte di piacere fine a se stesso, come accade presso un popolo della Melanesia, i Trobriandi; ma proprio all'opposto ci sono le tribù delle isole Marchesi, che usano il sesso come strumento di compensazione a delusioni e stati d'ansia, e i Mani della Nuova Guinea che lo condannano o quanto meno lo ignorano. Tali differenti valutazioni si ritrovano, tutte o in parte; anche nella civiltà occidentale.
I Trobriandi della Melanesia usano del sesso come d'una piacevole attività ludica: i loro piccoli conoscono presto il significato del sesso e imitano nei loro giochi i genitori, ai cui rapporti sessuali hanno liberàmente assistito. Conoscendo tutto della sessualità sin da bambini, i giovani trobriandi arrivano gradualmente - senza improvvisi salti qualitativi d'ordine psicologico - alla maturità sessuale e al suo esercizio. Il rapporto pre-matrimoniale è così molto diffuso, sia come prosecuzione del piacevole gioco genitale infantile, sia come vero e proprio allenamento al duraturo legame del matrimonio, realizzato il quale, qualcosa muta: la maternità riduce la libertà e l'attività sessuale si fa più riservata.
Gli abitanti delle isole Marchesi ricorrono all'attività sessuale per trovare un compenso alle paure e alle delusioni di quello che è per loro il problema di maggior importanza e gravità: la fame. Quest'incubo è poi accompagnato ed aggravato da un altro fattore, per altre ragioni frustrante: una rilevante scarsità di donne. da cui deriva l'usanza della poliandria. L'attività sessuale è consumata per poter dimenticare la fame, ma essa non è totalmente rasserenante e gioiosa, poichè l'uomo vive sempre nel timore di non trovare una compagna o di essere respinto da una donna amata. Malnutrizione e privazioni sessuali si uniscono quindi per mitizzare la sessualità: le paure e la fame agiscono come stimolanti del desiderio sessuale.
Un terzo esempio è offerto dai Mani della Nuova Guinea, presso i quali il sesso è visto come peccato e svalutato almeno nell'istituto familiare. La comunità si preoccupa soprattutto di accumulare beni e ricchezze: a tale scopo è subordinata ogni altra attività ed ogni interesse sociale. Le -famiglie predispongono, a distanza di tempo, i matrimoni basandoli esclusivamente su considerazioni economiche, e rifiutando che preferenze e desideri sessuali individuali possano in qualche modo ostacolare i loro propositi. Essendo bandito dai rapporti coniugali l'amore, ogni amplesso è semplice espressione di una istintiva funzione biologica e può, senza pregiudizi o condanne, avvenire anche comunemente fuori dall’ambito coniugale. Per le donne il sesso appare una funzione disgustosa e tra gli sposi la confidenza e lo affetto sono inesistenti; la cultura recepisce poi questa situazione: non un canto, presso i Mani, parla d'amore.


Accoppiamento propiziatorio per la caccia (incisione rupestre)


Differenze sia geografiche che nel tempo ed analoghe varie valutazioni si ritrovano anche nella storia dei costumi sessuali della nostra società. Nel secolo scorso (specie in Europa nell'epoca vittoriana) i valori sessuali nel matrimonio erano svalutati quasi come fra i Mani e ne furono influenzate analogamente cultura e civiltà. Il successivo sviluppo delle conoscenze anatamo-fisiologiche e psicologiche apportò profonde modificazioni ai vecchi modelli di comportamento sessuale, ma tra la repressione antecedente e il riconoscimento del valore naturale (e positivo) della sessualità il salto qualitativo fu così grande da provocare profondi squilibri. In reazione al puritanesimo bigotto ed alla repressione più assurda, si ebbe un'esaltazione dello erotismo, che portò il sesso ad un livello di gioco del tutto analogo a quello che si è visto caratterizzare la vita dei Trobriandi. Ed ancora. terzo caso, nella nostra società improntata ad un'accesa competizione ed a un'esasperato individualismo, gli uomini e le donne cercano nell’amore coniugale una condizione di sicurezza psicologica. Il possesso sessuale offre una sorta di compensazione ai pericoli ed alle paure sociali; proprio come accade tra gli abitanti delle isole Marchesi. E' significativo un episodio ormai divenuto famoso: in una sera del 1967 a New York in conseguenza di un grave guasto ad una centrale elettrica la città rimase senza luce; per l'impossibilità di dedicarsi alle normali attività e certamente spinti dall'ancestrale paura del buio, uomini e donne si rifugiarono nel rassicurante esercizio della sessualità, come fu documentato nove mesi dopo da un improvviso
ed esplosivo incremento delle nascite... Pur brancolando ancora tra l'uno e l'altro dei modelli di comportamento, il giovane d'oggi tende a costruirsi una nuova linea di condotta, più spontanea e naturale, in cui la sessualità è vista come una funzione costruttiva e positiva, atta a migliorare i rapporti fra uomo e donna e fondata sulla parità dei sessi.
Sono molti gli aspetti ancora oscuri della nascita e dello sviluppo della sessualità: si possono fare, per tutta una lunga fase dell'evoluzione dell'uomo, solo delle ipotesi, cui non offrono molte conferme adeguati documenti.
Probabilmente all'inizio; il sesso era una cieca e non finalizzata energia, una necessità che trovava sfogo su oggetti indifferenziati. Non doveva ovviamente esistere un sentimento simile all'amore, né differenze soggettivamente e oggettivamente apprezzabili tra bisogno istintivo e desiderio affettivo. Nel corso di migliaia di anni, dal giorno cioè in cui (un milione e mezzo e più d'anni fa) in una parte dell'Africa comparvero i primi progenitori dell'uomo, la sessualità si è sviluppata e trasformata parallelamente alla civiltà. Essa rimane tuttora una enorme forza che condiziona tutta l’attività umana. L'impulso elementare, biologico, è restato fondamentalmente lo stesso, ma la sua espressione si è modificata più volte nel corso dei tempi, non sempre linearmente, condizionata a sua volta dall'ambiente, dal clima, dall'alimentazione, dai rapporti sociali, dalla cultura.
Sulla base di ciò che accade fra gli animali è da supporre che nei primordi della sua esistenza, l'uomo esprimesse la sua sessualità con manifestazioni di violenza: cercava e inseguiva la femmina senza alcuna precisa scelta, ma solo ubbidendo alla necessità istintiva di soddisfare un bisogno. L'accoppiamento non presupponeva quindi alcuna condiscendenza da parte della donna.
Questa era la situazione al tempo della preistorica orda selvaggia, prima cioè che si instaurasse una qualsiasi organizzazione sociale. Anche con la successiva formazione del « clan » le cose non dovettero mutare di molto. Restava ancora ignorato, assai probabilmente, il rapporto biologico tra sesso e procreazione, non dovevano esistere ancora sentimenti alla base dell'esercizio sessuale. La donna era infatti non una compagna (od anche solo una proprietà) di un determinato uomo, ma dell'intero clan: apparteneva cioè a tutto il gruppo. Successivamente, con l'evoluzione biologica e civile, i rapporti dovettero cambiare. Quando sia avvenuta una prima differenziazione nei ruoli tra i sessi è impossibile stabilire, dovendo tale fenomeno risalire a tempi lontani decine di migliaia d'anni.
Certo le donne partorivano e l'uomo no, ma non erano altre, agli albori dell'umanità, le differenze. Il compito di cacciare e guerreggiare per l'uomo e quello di accudire ai lavori domestici per le donne (in una ben più larga accezione di quanto non si intenda oggi con tale termine) vennero stabiliti successivamente, in un'epoca che probabilmente risale di poco oltre l'inizio dell'ultima era glaciale, una ventina di migliaia d'anni fa.


Frammento di statuetta erotica


Due ipotesi vengono fatte a proposito delle possibili cause del qualitativo e rivoluzionario salto rappresentato dalla comparsa di una sessualità basata, almeno grossolanamente, ,sulla consapevolezza di una scelta, sul possesso individuale della donna. Una prima si ricollegherebbe ad un possibile rifiuto, messo in atto ad un certo momento, dalla femmina di cedere alla pura e semplice violenza del maschio: tale teoria porrebbe la donna alla base della trasformazione della sessualità, anche se poi sarebbero occorsi millenni - un tempo brevissimo nella storia dell'umanità - perchè da questa ripulsa derivassero amore e scelta, corteggiamento e tenerezza. Una seconda ipotesi si rifà, invece, al desiderio della donna - insorto durante l'assenza dei maschi andati a caccia o in guerra, - di abbellirsi con colori, collane e rudimentali vesti, allo scopo di suscitare nuovo interesse nel maschio che tornava alla base. Anche quest'altra ipotesi pone la donna alla base del mutamento del primitivo comportamento sessuale, confermando così l'importante ruolo che ella avrebbe. avuto (e che in fondò avrebbe ancora oggi) nella comparsa e nello sviluppo dell'amore, della felicità erotica, della libertà sessuale.
Prima che la sessualità da animalesca ed istintiva si facesse almeno un poco umana e cosciente, non doveva esistere non solo l'amore ma neppure amicizia fra uomo e donna. Forse un sentimento del genere comparve prima fra uomo e uomo, alleati nel raggiungimento di una qualche impresa e quindi sempre più legati fra loro da interessi comuni, riconoscenza, simpatia. Tale sentimento comparve, probabilmente dopo un lungo tempo, anche nei rapporti fra maschi e femmine, trasformandosi poi in affetto ed amore, in occasione di qualche grave tensione fra i sessi, in presenza cioè di qualche grave contrasto, per la cui soluzione fu necessario trovare una qualche novità di comportamento. Se il contrasto fu, come si è ipotizzato, il rifiuto della donna allo stupro animalesco, il superamento della tensione fu forse possibile con l'introduzione del principio della richiesta e del corteggiamento, che presuppone una scelta preventiva e una successiva dolcezza di comportamento, l'una e l'altra elementi importanti dell'amore. Il maschio con un processo evolutivo di grande importanza; mitigò il suo carattere violento, aggressivo e brutale.

Questa prima trasformazione non portò probabilmente a veri e propri legami duraturi, perchè dopo un periodo d'amore, forse anche dopo un solo atto sessuale, sia pure di tipo nuovo, i due compagni si lasciavano, tornando liberi e pronti ad altre scelte ed altri accoppiamenti.
Ma la scelta, il desiderio prima ed il suo appagamento dopo, non solo finalizzarono chiaramente e definitivamente l'istinto sessuale, ma misero in moto una catena di complesse successive reazioni: una prima fu probabilmente (si tratta sempre di ipotesi) il fatto che il maschio si sentì attratto dalla femmina che gli si rifiutava più che da quella che si concedeva. Ciò introdusse nella schermaglia, che precedeva l'accoppiamento, il corteggiamento, del resto largamente presente tra gli animali. La donna, dal canto suo provvide a realizzare una propria scelta e ad evitare di essere un puro oggetto delle altrui attenzioni, imparando a offrirsi e a ritirarsi a seconda dei casi, con un comportamento che oggi si definirebbe di civetteria e di malizia.
Una seconda conseguenza fu probabilmente ancor più importante per l'evoluzione della specie umana: il rapporto sessuale meno brutale e più coscientemente desiderato, dovette piacere anche al maschio, che provò; per la prima volta, un piacere nuovo e diverso da quello un tempo collegato alla sua brutalità.
Una terza conseguenza, forse più recente, fu il formarsi di una coppia fissa (o solo più duratura) o quanto meno di un gruppo poliandrico o poligamico più ristretto. Le tribù, i clan, i gruppi di cacciatori maschi che avevano conosciuto la nuova sessualità - basata sulla scelta e sul piacere - non potevano più accettare, quando erano in missione lontano dalla loro casa che le loro femmine fossero esposte all'aggressione o al desiderio d'un altro uomo, d'un cacciatore o di un guerriero di altro gruppo. Il maschio preistorico, in questo momento cercò probabilmente di assicurarsi una permanente possibilità di affetto e fruizione di quella che era stata la sua donna: il risultato fu la formazione della coppia, e la richiesta di fedeltà. Da ciò derivarono una serie di altri processi molto importanti per l'evoluzione sociale dell'umanità: le - femmine restavano fedeli al maschio assente; tra i maschi, che accettavano tale principio, diminuiva la rivalità motivata dal permanente desiderio di conquista, e si accentuava il rispetto dei reciproci diritti amorosi e sessuali.
Circa la terza ipotesi, ossia la decisione della donna di ornarsi, abbellirsi, vestirsi, è facile pensare che la femmina abbia modificato o completato il suo aspetto per desiderio di distinguersi dalle altre, per il piacere del tutto estetico per le cose colorate e via dicendo, più difficile è forse poter capire le ragioni che possono averla spinta a coprire il corpo, poichè 1.'ipotesi di una protezione contro il freddo non resiste alla critica. Si tenga conto infatti che furono le donne e non gli uomini a coprirsi per prime e le sole a farlo per lungo tempo, e che sino a epoche già storiche le parti del corpo coperte erano le regioni genitali.
Probabilmente la comparsa degli ornamenti e delle vesti ha determinato nel maschio una maggiore. eccitazione sessuale e la ricerca selettiva nell'ambito delle femmine, che gli si presentavano marcatamente più diverse l'una dall'altra. La sollecitazione alla scelta da un lato e la possibilità di maggior difesa dall'altro potrebbero aver portato alla necessità di un corteggiamento e di rapporti psicologicamente più elevati.


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