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sabato 21 dicembre 2013

ESPRESSIONISMO - IL PONTE (Expressionism - The Bridge - Die Brücke)

Ernst Ludwig Kirchner - Mezza figura nuda con le braccia alzate - Frankfurt Städel

IL PONTE

Nel primo decennio del Novecento si affermano nuovi valori spirituali ed estetici: gli artisti prendono coscienza che l'arte non può più essere soltanto contemplazione ma comunicazione e impegno costruttivo nella volontà di incidere concretamente sulla situazione storica contemporanea. Le origini dell'espressionismo sono da ricercarsi già nelle opere di fine '800 di EnsorMunch, anche se i presupposti del movimento sono riscontrabili nella visione angosciata della realtà di Van Gogh che, avvertendo la crisi dell'unità spirituale del suo secolo, aprì la strada a quella larga corrente artistica di contenuto che è appunto l'espressionismo moderno.

Tra il 1904 e il 1905 si forma a Dresda il gruppo Die Brücke (Il Ponte) che, pur condividendo l'esigenza comune al fauves di intensa espressività, anticipa ed esprime con un più acuto senso di angoscia esistenziale il malessere profondo della società, destinato a sfociare negli eventi tragici della prima guerra mondiale e successivamente nell'avvento del nazismo. 

Questi artisti rendono quindi più denso di contenuti il proprio messaggio e, sul piano stilistico, accentuano fortemente la carica emotiva del segno. 
Animatore del gruppo fu Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) attorno al quale si creò un sodalizio di altri artisti come Erich Heckel (1883-1970), Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976) ed Emil Nolde (1867-1956).

Nella loro pittura si possono cogliere due diversi atteggiamenti: l'uno di aperto e violento contrasto con la civiltà borghese dell'epoca, l'altro invece di distacco e rifiuto della realtà per rifugiarsi in un'arte d'evasione. Comune a questi due filoni è comunque la volontà di rappresentare non più il mondo esterno ma l'universo interiore dell'artista, il suo modo di sognare e di pensare. Per arrivare a ciò è necessario deformare violentemente la realtà, stravolgendone le immagini e comunicando attraverso un colore non naturale, ma denso d'implicazioni psicologiche, una intensa carica emotiva e simbolica, spesso portata sino al parossismo.

Gli espressionisti tedeschi cercano la liberazione dell'uomo dando pieno sfogo a quelle emozioni trasgressive, istintive ed irrazionali che la cultura del tempo tende a controllare e a schiacciare. Si battono pertanto contro il lavoro industriale, inesorabilmente predeterminato in ogni sua fase, poiché lo ritengono la causa prima dell'infelicità dell'uomo moderno.

Rappresentante dell'architettura espressionista fu Erich Mendelsohn (1887-1953) che si oppose alla tendenza razionalista e funzionalista, rifiutando ogni geometria. Nella sua Torre Einstern, a Potsdam, crea una drammatica contrapposizione di pieni e di vuoti, modellando l'edificio quasi come se fosse una scultura.

Appartengono al filone della pittura espressionista Oskar Kokoschka (1886-1980), Egon Schiele (Tulln 1890-Vienna 1918), George Grosz (Berlino 1.893-1959), Otto Dix (1891-1969) e Max Beckmann (1884-1950), riuniti questi ultimi nel gruppo della Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) e autori di opere satiriche di drammatica denuncia della situazione sociale negli anni precedenti il nazismo.

Per l'ampiezza di contenuti culturali, sociali e politici nonché per il carattere rivoluzionario, l'espressionismo si diffuse rapidamente in molti paesi d'Europa tra cui l'Italia.
In tal modo, più che un semplice "movimento artistico", divenne una chiave di interpretazione sofferta della realtà, che ritroviamo anche in alcuni artisti famosi dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri (Henry Moore, Graham Sutherland, Francis Bacon).


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giovedì 19 dicembre 2013

ESPRESSIONISMO - IL FAUVISME (Matisse, Derain, Vlaminck) Expressionism - Fauvism

Henri Matisse (1869-1954):Odalisca.
Opera della piena 
maturità, unisce la lezione coloristica
dei fauves ad 
un'organizzazione dello spazio geometrica e rigorosa


FAUVISME

Nel 1905 un gruppo di artisti indipendenti, in polemica con la cultura del loro tempo, diedero vita al movimento del Fauvisme.
L'epiteto ironico di "fauves" (belve) venne loro attribuito dal critico d'arte Louis Vauxcelles, impressionato dai colori molto violenti e contrastanti che comparivano nelle tele dl questi artisti d'avanguardia. Il loro linguaggio, massimamente aggressivo, si basava su di un'intensa passionalità, un esasperato soggettivismo e la totale libertà del colore. 
La figura più importante del gruppo fauve fu Henri Matisse (1869-1954) attorno al quale si riunirono altri pittori francesi come Maurice Vlaminck (1876-1958), André Derain (1880-1954), Raoul Dufy (7877-1953). 
Li univa la mancanza di una linea politica e di un programma prestabilito, oltre che una spregiudicata indifferenza per il tema da dipingere.

Per Matisse il fine principale della pittura è il raggiungimento di un'armonia cosmica, cui partecipano uomo e natura, visti in un continuo ritmico divenire. Attraverso l'andamento elegante e musicale della linea, tutta ampie e morbide curve, e la fluidità del colore, puro, steso a tinta piatta, capace di generare lo spazio, Matisse rivela uno slancio vitale, una "gioia di vivere" espressi al massimo grado proprio nel quadro intitolato Gioia di vivere (1905-06).
L'ideale di Matisse era di fare dell'opera pittorica un organismo autonomo che si articolasse attraverso l'armonico equilibrio di colore, linea e forma.



Giardini a Chatou - Maurice Vlaminck 

Tra gli altri esponenti fauves Vlaminck è forse il più vicino agli espressionisti tedeschi per la spiccata passionalità del temperamento. I suoi paesaggi (Giardini a Chatou del 1904) sono tutta accensione cromatica e scatto emozionale.
Quanto Matisse è meditativo e logico, tanto Vlaminck appare focoso ed istintivo, fautore di una totale identità tra arte e vita. Il suo è un colore vitale, denso di energia; il segno immediato, rotto; le pennellate veloci e serpeggianti, alla Van Gogh, l'unico suo riferimento.



Ponte di WestminsterAndré Derain 

Derain, invece, pur scomponendo le forme nell'intensità dei colori puri, colloca costruttivamente figure ed oggetti nello spazio. L'arbitrarietà cromatica delle larghe pennellate, pastose e libere, mostra come il colore possa essere un elemento puramente espressivo anziché un mezzo per raffigurare la realtà.
Nel celebre Ponte di Westminster (1905) il paesaggio è totalmente reinventato (strada verde, alberi scarlatti, fiume e cielo giallo-oro) nella sua veste cromatica, ottenendone un'inedita e smagliante interpretazione visiva. Pur abbandonandosi alla gioia immensa del colore di pura invenzione, Derain non viene meno ad uno scrupolo di rigore costruttivo sconosciuto agli altri fauves


sabato 26 gennaio 2008

ESPRESSIONISMO TEDESCO (Deutsch Expressionismus)

I pittori della Brücke (1925) Ernst Ludwig Kirchner
Olio su tela cm  125 x 167
Da sinistra: Müller, Kirchner, Heckel e Schmidt-Rotluff
I TRE MOMENTI DELL’ESPRESSIONISMO



Intorno a questo movimento che non agì soltanto nel campo delle arti figurative, ma che fu letterario, musicale e critico, l’interesse è sempre stato vivo. Ed infatti l’ESPRESSIONISMO nei suoi vari aspetti, è veramente degno di studio perché rivela con molta evidenza alcuni alti spirituali della nostra epoca nelle loro manifestazioni più acute.
Il termine ESPRESSIONISMO è un termine contrapposto a IMPRESSIONISMO     e con esso, appunto, gli artisti intendevano sottolineare la necessità di un’arte non più fatta di impressioni, di sensazioni ricevute dall’esterno, naturalistiche, bensì di un’arte che “esprimesse” l’interno dell’uomo, ciò che in lui vi era di più profondo.
Le radici o le cause dell’ESPRESSIONISMO, che è sì fenomeno principalmente germanico, ma anche europeo nel senso più largo della parola, vanno ricercate nel generale senso di sfiducia che colse, particolarmente negli anni precedenti la prima guerra mondiale, larghi strati degli intellettuali borghesi. Era una sfiducia generata dal crollo delle illusioni e dei miti del progresso così caldamente predicati dai “difensori dell’ordine”, dai custodi della dignità e morale dell’uomo. Il fatto è che questi intellettuali, non volendo seguire la propria classe nel suo processo di involuzione e di tradimento dei grandi ideli del suo passato rivoluzionario, si ponevano su un piano di rivolta e di protesta contro l’ipocrisia, la morale, le istituzioni borghesi. Era il loro modo di reagire, un modo confuso e anarcoide, individualistico, ma tuttavia, in parecchi casi, carico di un vero dramma umano.
L’ESPRESSIONISMO tedesco si può, grosso modo, distinguere in tre momenti anche se non cronologicamente successivi: il primo dominato dal gruppo cosiddetto del PONTE ("Die Brücke"), il secondo legato ad una polemica a sfondo sociale, il terzo capitanato da KANDINSKY, santone dell’ASTRATTISMO.
Del gruppo del PONTE, sorto nel 1905, facevano parte KIRCHNER, HECKEL, SCHMIDT-ROTTLUFF, OTTO MÜLLER, NOLDE. La base ideologica che teneva insieme questi artisti era assai vaga, si può dire che si trattasse unicamente di una insofferenza comune per ogni freno, di una sfiducia nella ragione, di un abbandono ai moti improvvisi dell’ispirazione. Niente di più, se non un bisogno di liberarsi dalle contaminazioni di una civiltà corrotta e corruttrice. Per questo alcuni artisti del PONTE fuggirono dalla Germania per andare tra i selvaggi delle isole dei Mari del Sud, ne imitarono i feticci, cercarono di assimilare idee e sentimenti primitivi.
E’ evidente però che la sfrenatezza dell’ispirazione era fatta per dare al quadro consistenza formale. In tal modo gli espressionisti del PONTE e tutti gli altri legati ad una analoga esperienza, davano ai loro quadri una forma provvisoria, casuale, approssimativa. In realtà “distruggevano” la forma sino a giungere alle macchie acide e crude, caotiche, delle tele di NOLDE:
Un espressionista tra i più importanti, che si può in qualche modo riportare a questa esperienza, è KOKOSCHKA.
La guerra del 1914 però, coi suoi orrori e le sue stragi, con la sconfitta poi della Germania, aveva costretto alla meditazione più di un artista. Così la rivolta degli espressionisti, almeno di qualcuno di essi, si fece più precisa, diventò un’accusa e una denuncia contro la borghesia dell’epoca Guglielmina. Tra questi artisti ricorderò soprattutto OTTO DIX, MAX BECKMANN, GEORGE GROSZ. Gli avvenimenti che portarono in seguito alla rivoluzione del 1918, avvicinò questi artisti ai movimenti popolari, anche se una vera unione con essi intimamente non si realizzò mai.
Sono noti, ad esempio, i disegni di GROSZ contro il militarismo prussiano, contro la grassa, gretta e insensibile borghesia berlinese, contro l’hitlerismo in formazione, in favore del proletariato. Sono disegni aggressivi, molti dei quali colpivano con estrema efficacia il bersaglio, provocando l’indignazione dei “benpensanti”, e procurando a GROSZ persecuzioni e processi.
Il terzo movimento è quello del CAVALIERE AZZURRO, il gruppo fondato nel 1912 da KANDINSKY. Di questo gruppo facevano parte FRANZ MARC, FEININGER, CAMPENDONCK, PAUL KLEE.
KANDINSKY nel suo libro sulla SPIRITUALITA’ DELL’ARTE, uscito nello stesso anno della fondazione del gruppo, gettava le basi “teoriche” dell’ASTRATTISMO. Per lui l’unica realtà esistente era la “realtà interiore”. Negava cioè l’esistenza del mondo, dei valori oggettivi, fuori dell’uomo, ribadendo l’impossibilità di “aderire” alla società del suo tempo: per lui non serviva più nemmeno la “fuga” nelle isole felici dei Mari del Sud. Egli cercava invece la pace interiore dello spirito, dove il tumulto del mondo non giunge. Una specie di TEBAIDE figurativa è dunque l’astrattismo di KANDINSKY: astrarre dalla realtà obbiettiva, elemento di distrazione dalla pura meditazione, e nutrirsi soltanto di segni, di ritmi, di colori non avviliti dalla rappresentazione del mondo esteriore.
Naturalmente, in questa posizione, veniva a svuotarsi ogni protesta, ogni rivolta: l’ESPRESSIONISMO perdeva ogni energia e si avviava a diventare fredda ripetizione di formule.
Oggi la corrente espressionistica, nei suoi epigoni, non ha più alcun vigore ha finito per diventare accademia, sfogo cromatico, ecc. Tuttavia il fenomeno dell’ESPRESSIONISMO, è senz’altro degno di attenzione perché da esso discendono gran parte delle tendenze contemporanee. La rivolta degli espressionisti fu una rivolta solitaria: perché potesse trasformarsi in rivoluzione era necessario agli espressionisti l’innesto vero in una forza storica nuova: le forze popolari. Questo innesco mancò. Di qui il limite e la sfortuna della loro protesta.


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