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lunedì 11 aprile 2016

IL CROLLO DEL NAZISFASCISMO (The collapse of fascism)

Mussolini e Hitler

IL CROLLO DEL NAZISFASCISMO

IL SECONDO FRONTE


Il 6 giugno truppe anglo-americane sbarcarono in Normandia, nella Francia settentrionale, aprendo così finalmente il secondo fronte, quello che avrebbe deciso delle sorti della guerra. I mezzi adoperati per lo sbarco erano imponenti e avevano richiesto mesi e mesi di preparazione e di intensi bombardamenti contro le difese costiere tedesche. Le truppe alleate penetrarono in Francia e la stessa integrità del suolo tedesco fu messa in serio pericolo, mentre i bombardamenti a tappeto distruggevano letteralmente i centri industriali, i nodi ferroviari, le città tedesche.

Dinanzi allo sfacelo imminente, il 20 luglio alcuni alti ufficiali tedeschi attentarono alla vita del führer, collocando una bomba ad orologeria in una baracca del quartier generale in una località della Prussia orientale. La bomba esplose, ma Hitler riportò solo leggere ferite; la sua reazione fu terribile e tutti i responsabili furono condannati a morte.

Nell'agosto un nuovo sbarco alleato in Provenza permise la rapida liberazione della Francia; il 25 agosto Parigi era liberata.

Nella primavera e nell'estate del '44 anche il fronte russo si mosse. Le truppe sovietiche inflissero gravissime perdite a quelle tedesche, liberarono i Paesi baltici, penetrarono in Polonia. Nell'autunno Finlandia, Romania, Bulgaria, Ungheria si arrendevano; in Jugoslavia i Russi si congiungevano con i partigiani di Tito, mentre gli Inglesi liberavano la Grecia.

Nell'ottobre la città di Varsavia insorse contro i nazisti. Per oltre due mesi si combatté accanitamente; alla fine i Tedeschi prevalsero e si abbandonarono ad orrende stragi.

Sul fronte italiano nell'estate venivano liberate la Toscana e l'Umbria, mentre i Tedeschi si attestavano su di una nuova linea difensiva, la linea gotica. Nel giugno si era costituito un nuovo governo presieduto da Ivanoe Bonomi designato dai sei partiti e non più dal re.

Durante tutto l'anno il movimento partigiano prese sempre maggiore consistenza. Nel dicembre del '44 intercorsero trattative tra i partigiani, gli Alleati e il governo italiano: si giunse ad un accordo per cui il CLN dell'Alta Italia riconosceva la supremazia del governo italiano e quindi degli Alleati. Il comando delle formazioni partigiane fu affidato ad un generale dell'esercito regio, Raffaele Cadorna (figlio di Luigi); vice comandanti furono nominati Ferruccio Parri del Partito d'Azione e Luigi Longo, del Partito comunista italiano (dicembre 1944).


 Il crollo del nazifascismo

Stalin, Roosevelt e Churchill

Mentre su tutti i fronti, dall'Europa al Pacifico gli alleati erano all'offensiva, nel febbraio del '45 Stalin, Roosevelt e Churchill si incontrarono a Yalta, in Crimea, per discutere la futura sistemazione dell'Europa. La conferenza fu molto importante, perché i tre grandi decisero di dividere l'Europa in due parti, quella occidentale sotto l'influenza anglo-americana, quella orientale sotto l'influenza sovietica.

Nella primavera sui tre fronti europei si scatenò l'ultima offensiva. I Sovietici occuparono la Prussia-orientale e raggiunsero il fiume Oder e l'Austria. Gli Anglo-americani da Ovest superarono il Reno e penetrarono in territorio tedesco.
Il 26 aprile sul fiume EIba Americani e Sovietici si incontrarono e le forze tedesche in Europa venivano spezzate in due.
In Italia gli Alleati sfondarono la linea gotica, mentre il 25 aprile i comandi partigiani diedero l'ordine dell'insurrezione. Nel giro di pochi giorni l'intera Italia settentrionale era liberata dai partigiani.
Mussolini, in fuga verso la Svizzera con i gerarchi del fascismo, venne catturato il 27 presso Dongo sul Lago di Como. Il giorno dopo, in esecuzione di un ordine emesso dal CLN, venne condannato a morte e fucilato insieme ai suoi 15 stretti collaboratori.

Qualche giorno dopo Hitler si suicidava nei sotterranei della Cancelleria a Berlino, mentre le truppe sovietiche entravano nella città. I suoi successori avviavano rapide trattative di pace.
L'8 maggio la Germania firmava la resa incondizionata.
La guerra in Europa era finita.


Il crollo del Giappone

 Aprile 1945: soldati americani e sovietici si incontrano sul fiume Elba
nel cuore della Germania

Sul fronte del Pacifico all'inizio del '45 gli Americani, sferrarono l'attacco decisivo contro i Giapponesi, infliggendo loro gravi perdite. Ma i Giapponesi disponevano ancora di enormi risorse per una resistenza ad oltranza.
Allora il nuovo presidente degli Stati Uniti Harry Truman, successo a Roosevelt (che era morto il 12 aprile), prese una decisione di enorme responsabilità, quella cioè di bombardare il Giappone con le nuovissime bombe atomiche, di una potenza distruttiva decine di volte superiore a quella delle bombe normali.
Il 6 agosto una bomba atomica venne sganciata sulla città nipponica di Hiroshima. L'esplosione provocò la distruzione della città, la morte di 250.000 persone (uomini, donne, bambini, cani, gatti e le loro pulci) ed il ferimento di 100.000. Il 9 agosto la stessa sorte toccò alla città di Nagasaki. Lo stesso giorno l'URSS entrava in guerra con il Giappone.

Venne così a cadere, da parte giapponese, ogni velleità, perché era impossibile resistere ad una guerra combattuta con mezzi così potenti di cui allora solo l'America disponeva. Il Giappone accettava allora la resa incondizionata e l'armistizio venne firmato il 2 settembre a bordo della corazzata americana Missouri.
La terribile Seconda guerra mondiale aveva così termine. Era durata esattamente 6 anni!


Nuovo assetto dell'Europa


In seguito agli avvenimenti bellici le più importanti modifiche territoriali si ebbero nell'Europa orientale, soprattutto a vantaggio dell'URSS, a cui vennero annesse Estonia, Lettonia, Lituania, alcune terre finlandesi, le regioni orientali della Polonia, la Bessarabia, l'estremo lembo della Cecoslovacchia.

La Germania venne divisa in quattro zone d'occupazione: americana, inglese, francese e sovietica. Berlino, nel settore sovietico, venne anch'essa divisa in quattro zone.
Più tardi gli occidentali unificarono le tre zone della Germania e diedero vita alla Repubblica Federale Tedesca, con capitale Bonn, sotto la loro influenza. Altrettanto fece l'URSS, trasformando la propria zona nella Repubblica Democratica Tedesca.
Il territorio tedesco subì inoltre ingenti perdite. La Prussia orientale venne divisa tra URSS e
Polonia; la Pomerania fino ai fiumi Oder e Neisse passò alla Polonia.

L'Austria venne in gran parte occupata dalle truppe sovietiche. Il trattato di pace con gli alleati fu firmato ben 10 anni dopo la fine della guerra, nel 1955. Con esso le truppe straniere lasciarono il territorio austriaco con l'impegno di quel governo di condurre una politica di rigorosa neutralità.

L'Italia firmò il trattato di pace nel febbraio del 1947. Cessava così il regime di occupazione, ma il territorio nazionale perdeva Briga e Tenda in favore della Francia, parte della Venezia Giulia in favore della Jugoslavia. La zona di Trieste veniva dichiarata "Territorio Libero" e divisa in due zone, la A e la B, l'una sotto l'amministrazione alleata, l'altra sotto amministrazione jugoslava. Solo nel 1954 Trieste e la zona A tornarono all'Italia; la zona B passò alla Jugoslavia.

L'Italia perdette inoltre il Dodecanneso, che passava alla Grecia, e l'Albania, che tornava indipendente. La Libia divenne uno Stato indipendente nel '50; l'Eritrea venne annessa all'Etiopia nel '52; anche la Somalia, affidata in un primo momento dalI'ONU all'Italia in amministrazione fiduciaria, nel 1960 venne proclamata indipendente.

sabato 12 settembre 2015

ADA GOBETTI - Una comunista italiana (A Communist Italian)

Ada Gobetti nata Prospero, successivamente coniugata Marchesini
(Torino, 14 luglio 1902 – 14 marzo 1968)
Insegnante, traduttrice e giornalista italiana


Un ragazzo quattordicenne appassionato lettore de La Vita Nova nota una bambina dalle trecce sulle spalle e i grandi occhi pieni di fuoco e ne fa la sua Beatrice. ll rugazzo si chiama Piero Gobetti, la bambina Ada Prospero, figlia unica di un'agiata famiglia di commercianti. 
I due cominceranno a frequentarsi tre anni dopo, nel 1918, quando Piero, ormai diciassettenne, le scrive per la prima volta per coinvolgerla nel suo progetto di fondazione del suo giornale, Energie Nove
Poche serrimane dopo, i due ragazzi sono già fidanzati. E Ada si butterà senza esitazioni in quel rapporto intensissimo, fatto di amore e politica, letture, citazioni e caste tenerezze, abbandonandovisi con una passione assai più accesa e totale di quella sublimata e razionale di Piero. Docilmente, Ada legge i libri che Piero le propone, discute con lui le sue idee, lascia sul suo esempio la scuola, dove frequenta la seconda liceo, per dare gli esami di maturità come privatista ed abbreviare il tempo di quelle scuole che vede come inutili, anzi "scellerate". Si lascia plasmare dal carisma e dall'intelligenza di quel giovanissimo intellettuale, ed entra completamente a far parte del suo progetto, un progetto al tempo stesso di cultura e di politica e di vita. Da lui si lascia perfino allontanare dagli amatissimi studi di musica, per iscriversi nel 1920 alla facoltà di Lettere e Filosofia.

Rieducata, ricreata, ma anche in qualche modo fagocitata da Piero, Ada mantiene tuttavia il suo carattere, grazie alla sua innata forza, alla sua intelligenza vivace. Le lettere di quegli anni, fino al 1923, data del loro matrimonio, ce la mostrano anche nella sua diversità da Piero, e mostrano un Piero che combatte e critica il suo sentimentalismo, la sua praticità, in qualche modo, forse, la sua vitalità. Ma insieme, i due costruiscono un amore che tende alla perfezione, fondato sulla crescita intellettuale e sulla continua risposta, evitando I'annullamento e la cancellazione tipici di ogni simbiosi. Un amore del genere esige che, quando Piero, nel 1925, già gravemente ammalato dalle conseguenze della violenta aggressione subìta da parte dei fascisti e dopo aver visto chiudersi tutte le possibilità di esercitare il pubblico esercizio del suo pensiero, decide di trasferirsi a Parigi, Ada non lo contrasti in nessun modo: in attesa di poterlo raggiungere, resta sola a Torino, con il bambino appena nato, Paolo, e a Torino la raggiunge, nel febbraio del 1926, la notizia della sua morte, lontano da lei. Se lo rimprovererà, lo scriverà nei suoi Diari, pur consapevole di avere fatto l'unica scelta degna del loro rapporto.

La giovanissima vedova regge, pur immersa in un dolore straziante. 
Il suo percorso intellettuale si approfondisce sulle linee tracciate nell'affinità con il marito, ed emergono libere le sue forze autonome, la sua grande capacità creativa. Ma, pur senza vivere di rendita sull'mmagine del marito, Ada resta nell'orbita ideale tracciata in quei primi anni con Piero e ne prosegue il percorso.  
Vive a Torino, nella sua casa di via Fabro, cresce il suo bambino, frequenta il mondo già suo degli intellettuali torinesi antifascisti. Presto, si lega da un'intensa amicizia intellettuale con un grande maestro, alle cui opere Piero l'aveva iniziata, Benedetto Croce
Laureata in filosofia, inizia ad insegnare inglese, a tradurre, a scrivere. 
Nel 1937, sposa Ettore Marchesini, anch'egli legato ai gruppi antifascisti di "Giustizia e Libertà", un uomo pratico e concreto. 
Dopo l'8 settembre del 1943, si butta nella lotta partigiana, in montagna, insieme al figlio Paolo, allora diciottenne. 


Ada Gobetti partigiana

A Torino, la sua casa di via Fabro, sfuggita quasi miracolosamente all'attenzione di fascisti e nazisri, diventa il centro della vita clandestina dei gruppi di "Giustizia e Libertà". Di questi diciotto mesi restano le pagine ironiche e calde del suo Diario partigiano, scritto nel dopoguerra, in una rielaborazione degli appunti presi in quel periodo, per spiegare a Benedetto Croce, che diceva di non averlo troppo chiaro, il senso della Resistenza. Con molto affetto, Croce risponderà, dopo averlo letto, di continuare a non capire. 
Diversa la reazione di Italo Calvino, che esclamerà con invidia: 
"Ma come vi siete divertiti!!"
Sono pagine che tuttora appaiono diverse e più vivaci del resto della memorialistica di quegli anni, segnate come sono dalla prevalenza degli affetti sulla politica, dalla lotta vista come passione etica e civile, dalle lacrime versate per i morti, per gli amici perduti, dall'ansia matema per i pericoli corsi da Paolo. Senza rinunciare alla sua carica di emozioni, la giovinetta degli anni Venti, tutta devozione e amore, è diventata una donna forte e saldissima, un pilastro su cui in molti si appoggiano.

Nell'immediato dopoguerra, il suo Partito, il Partito d'Azione, la fa vicesindaco di Torino, accanto al comunista Roveda. Ma la sua carriera politica si ferma lì. In un mondo affollato di padri della patria, non c'è spazio per una madre della patria.
Eppure, quel ruolo si sarebbe adattato benissimo ad Ada, che lo avrebbe anche stemperato con la sua straordinaria ironia.

Negli anni Sessanra, la casa di via Fabro diventa un centro dl Studi intitolato a Gobetti, una biblioteca. Ma ad occuparsene sono soprattutto il figlio Paolo e la nuora Carla. 
Ada si volge verso la pedagogia, l'educazione infantile. Scrive dei libri per bambini, tra cui il delizioso e anticonformista Storia del gallo Sebastiano, un libro di consigli ai genitori, Non lasciamoli soli, e soprattutto fonda nel 1959 ll Giornale dei genitori, che dopo la sua morte sarà diretto da Gianni Rodari. 
Traduce in italiano i libri di Benjamin Spock. 
Vive nella collina torinese, a Reaglie, in una grande casa aperta a tutti, piena di amici, bambini, libri e luce. Come aveva accudito il figlio e gli amici, accudisce con intelligenza e tenerezza i nipoti, Andrea e Marta. E attivissima, energica, vivace. C'è tuttavia, nella sua vita torinese di questi anni, una punta di isolamento, di solitudine. È forse per sfuggirvi, o sotto l'influenza del figlio Paolo e della nuora, che nel 1956 Ada aderisce, pur senza impegnarvisi attivamente, al Partito comunista. Sono gli anni in cui il mondo liberal-democratico torinese, da Bobbio a Galante Garrone a Giorgio Agosti, vive in silenzio, come ripiegato su se stesso, mentre si afferma una cultura di sinistra, legata all'esperienza della fabbrica, ai Quaderni Rossi di Panzieri. 
Verso questo mondo Ada oscilla, spinta dalla sua stessa curiosità intellettuale, dalla libertà del suo spirito. Critica a voce alta I'ufficializzazione della Resistenza, invece di accoglierla come un riconoscimento, dopo gli anni Cinquanta catatterizzati dal silenzio e dalla rimozione. 
"Vogliono mandare la Resistenza al museo tutta impacchettata", scrive. 
Nel 1968, accoglie con entusiasmo l'inizio della rivolta studentesca, ne scrive sul suo giornale. Ma non fa in tempo a vederne gli esiti, perché muore il 14 marzo del 1968, a soli sessantasei anni.


ONORIFICIENZE

Medaglia d'Argento al valor militare


RICONOSCIMENTI

A Torino le sono intitolati un Istituto professionale di Stato e una via nella Circoscrizione IX.
Portano il suo nome anche scuole per l'infanzia a Sesto Fiorentino e a Ferrara.


OPERE

- Alessandro Pope. Il poeta del razionalismo settecentesco, 1943
- Dai quattro ai sedici anni. Guida ai libri per ragazzi, 1960
- Cinque bambini e tre mondi, 1953
- Non lasciamoli soli. Consigli ai genitori per l'educazione dei figli, 1958
- Diario partigiano, 1956
- Storia del gallo Sebastiano ovverosia Il tredicesimo uovo, 1963
- Vivere insieme. Corso di educazione civica, 1967
- Educare per emancipare. Scritti pedagogici 1953-1968, 1982
- Piero Gobetti, Ada Gobetti. Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926


BIBLIOGRAFIA

- Mezzosecolo, 7, Annali 1987-1989, Centro Studi Piero Gobetti. Numero monografico sulla vita e l'opera di Ada Prospero Marchesini Gobetti.
- Emmanuela Banfo e Piera Egidi Bouchard Ada Gobetti e i suoi cinque talenti, 2014


giovedì 23 luglio 2015

IRMA BANDIERA - Partigiana italiana, Medaglia d'oro al valor militare


Irma Bandiera (Bologna, 8 aprile 1915 – Bologna, 14 agosto 1944)
Partigiana italiana, Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria).

IRMA BANDIERA

Per ricordarla, a Bologna c'è una strada a lei intitolata, via Irma Bandiera. Proprio lì, su quel marciapiede, il 14 agosto 1944 i fascisti uccisero la giovane donna, una staffetta partigiana che si era rifiutata di collaborare col regime.

Cresciuta in una famiglia benestante lrma, che in casa chiamavano Mimma, quando l'ltalia entrò in guerra prese contatto con gli ambienti antifascisti bolognesi. Ben presto diventò militante dei Gap come staffetta e poi combattente della 7ma Brigata. 
All'insaputa dei genitori partecipò ad azioni sempre più rischiose: conosceva i rifugi dei compagni e manteneva i contatti fra loro. 

Grazie al suo aspetto di tranquilla ragazza perbene forse pensava di passare inosservata, anche quando si occupava di un trasferimento di armi. Fu proprio al termine di una consegna di munizioni alla base di Castelmaggiore della sua formazione che la catturarono. Con sé aveva documenti cifrati. 
Era il 7 agosto. 
Per una settimana fu sottoposta a sevizie e torture. I nazifascisti arrivarono persino ad accecarla per riuscire a sapere i nomi dei compagni e i posti dove erano nascosti. 
Irma riuscì a non parlare. 
E anche quando la portarono al Meloncello, davanti alla porta di casa, insanguinata ma ancora viva, Irma rimase in silenzio. 

La finirono con una mitragliata e il suo corpo fu lasciato come ammonimento sulla pubblica via per un intero giorno.

A Bologna, nella strada a lei intitolata, è presente una lapide alla sua memoria:

Irma Bandiera
Eroina nazionale
1915 - 1944
Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte
La libertà e la giovinezza offristi
Per la vita e il riscatto del popolo e dell'italia
Solo l'immenso orgoglio attenua il fiero dolore
Dei compagni di lotta
Quanti ti conobbero e amarono
Nel luogo del tuo sacrificio
A perenne ricordo
Posero 


* * * 

martedì 3 marzo 2015

IL NAZISMO E LA RESISTENZA (Nazism and Resistance)



L'oppressione nazista e la resistenza europea

Era ormai l'inizio della fine. Nel frattempo l'occupazione tedesca nei territori conquistati si faceva sempre più pesante e crudele. Secondo l'ideologia nazista l'umanità si divideva in due grandi categorie: i superuomini, cioè i po-poli di lingua tedesca, più forti e più intelligenti e destinati a governare il mondo, e i sottouomini, cioè il resto dell'umanità, incapaci di governare e di autogovernarsi, destinati quindi ad essere sottomessi o eliminati. 
Dei sottomessi, alcuni sarebbero stati gli schiavi della razza superiore, altri avrebbero trovato la morte in campi di sterminio scientificamente organizzati. Agli Ebrei era riservata la cosiddetta soluzione finale, cioè lo sterminio totale di tutta la razza.


Tale mostruosa ideologia, delineata nel Mein Kampf (La mia battaglia), l'opera che Hitler pubblicò nel 1926, trovò effettiva attuazione. A milioni Ebrei, Polacchi, Jugoslavi, Russi, Francesi furono uccisi nelle camere a gas dei campi di sterminio. I lager (campi di prigionia), tra cui Treblinka, Auschwitz, Mathausen, Buchenwald, divennero tristemente famosi.

Contro una simile oppressione sempre più forte si faceva il movimento di resistenza. Popoli interi si organizzarono nel movimento clandestino. Decine di migliaia di partigiani iniziarono la lotta nelle campagne e nelle città, dalla Francia agli Urali, dai fiordi norvegesi alle montagne di Grecia. Le retrovie tedesche, le strade, le ferrovie venivano continuamente attaccate dai partigiani. Agitazioni e scioperi bloccavano spesso la produzione e creavano serie difficoltà all'invasore.

Nel marzo del 1943 a Torino gli operai metallurgici incrociarono le braccia, dimostrando un coraggio ed una volontà di lotta che preoccuparono seriamente fascisti e nazisti.

Terribili erano le rappresaglie naziste. Gli ostaggi venivano uccisi indiscriminatamente secondo il rapporto, nei casi migliori, di dieci per ogni soldato tedesco. Con questo sistema abitanti di interi paesi vennero trucidati. 
Questa fu la fine di Lidice in Cecoslovacchia, Oradour sur Glane, in Francia, Marzabotto, presso Bologna. Ma le stragi perpetrate dai Tedeschi, invece di fiaccare la resistenza, accendevano sempre di più nei combattenti il coraggio di resistere e il desiderio di conquistare la propria libertà. Cosi Ia resistenza, da fenomeno italiano e tedesco, nata fin dai tempi dell'avvento del fascismo e del nazismo, si trasformò in fenomeno europeo.

La vittoria sovietica a Stalingrado galvanizzò tutti i movimenti partigiani e la resistenza europea cominciò a colpire più duramente Tedeschi e fascisti.


Lo sbarco in Italia

Stalin nel frattempo chiedeva con insistenza l'apertura di un secondo fronte in Europa, dato che il peso della guerra in vite umane era sostenuto soprattutto dai soldati, dai partigiani, dai civili sovietici, mentre I'azione anglo-americana in Europa consisteva unicamente nei massicci bombardamenti dei centri industriali e ferroviari e dei porti.

Aprire un secondo fronte significava attuare una poderosa operazione di sbarco, resa oltremodo difficile su tutte Le coste controllate dai Tedeschi, Le quali erano fortificatissime. Gli alleati preferirono quindi ripiegare sullo sbarco in Italia, più facile data la scarsissima difesa costiera, sbarco che avvenne in Sicilia nel luglio del 1943.


Il 25 luglio 1943

La classe dirigente italiana si sentì tremare la terra sotto i piedi. Pensò di salvare il salvabile liberandosi di Mussolini e indicando in lui l'unico responsabile delle situazione. La corte, lo Stato maggiore ed un gruppo di fascisti dissidenti tramarono allora un colpo di Stato.

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran consiglio del fascismo, organo supremo del partito fascista, votò un ordine del giorno che metteva Mussolini in minoranza e nel quale si chiedeva il ripristino dello Statuto, cioè praticamente le dimissioni del duce.
Il giorno dopo il re congedò Mussolini e lo fece imprigionare. Quindi incaricò il generale Pietro Badoglio della formazione del nuovo governo.

La caduta di Mussolini fu accolta con grande favore dal popolo, il quale sentiva ormai imminente la fine della guerra. Il nuovo governo, pur dichiarando ufficialmente che la guerra sarebbe continuata secondo gli impegni contratti con i Tedeschi, cominciò tuttavia ad avviare trattative con gli Anglo-americani per un armistizio. Queste vennero condotte all'insaputa dei Tedeschi, i quali però, temendo lo sganciamento italiano dalla guerra, provvidero nel frattempo ad inviare truppe nella penisola.


L'8 settembre 1943

L'armistizio, firmato il 3 settembre a Cassibile, presso Siracusa, venne reso pubblico soltanto l'8, ma, per il modo in cui si procedette, costituì per gli Italiani una vera e propria tragedia. La classe dirigente italiana ed il re, che nel '22 avevano consegnato l'Italia a Mussolini e nel '40 avevano precipitato il paese nella guerra, nel '43 lo abbandonavano nelle mani dei Tedeschi.
L'esercito italiano, già demoralizzato dalle sconfitte subite in Africa, in Russia, in Grecia, in Sicilia, fu lasciato senza ordini dai generali, che, insieme al re ed al governo, seppero organizzare soltanto la loro fuga da Roma a Pescara e di qui, per mare, a Brindisi.

Nel giro della stessa notte I Tedeschi occuparono tutti i centri nevralgici del paese. L'esercito italiano si dissolse. I soldati gettarono la divisa; molti tentarono di tornare a casa, altri salirono sui monti per dar vita alla guerriglia partigiana.

Non mancarono isolati episodi di resistenza. A Roma, a Porta San Paolo, si combatté aspramente contro i Tedeschi i quali, superiori per mezzi ed efficienza, ebbero ben presto ragione dei difensori.
Tragico fu l'episodio dell'Isola di Cefalonia nel Mar Jonio, dove 8.000 soldati italiani, dopo molti giorni di accaniti combattimenti, furono sopraffatti e trucidati dai nazisti.




La Resistenza italiana

Nella situazione nuova che si era creata, il 9 settembre i sei partiti antifascisti che si erano ricostituiti all'indomani della caduta del fascismo (comunista, socialista, democratico cristiano, cioè l'ex partito popolare, il Partito di azione, di ispirazione liberal-socialista, il Partito liberale, il Partito democratico del lavoro) dettero vita in Roma al CLN (Comitato di liberazione nazionale) che si proponeva di mobilitare il popolo nella lotta armata contro i Tedeschi e contro i fascisti.

Nello stesso mese paracadutisti tedeschi liberarono Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso.
Alla fine di settembre venne ricostituito il regime fascista, la cosiddetta Repubblica sociale italiana, il cui governo pose la sua sede a Salò, sul Lago di Ganda.
L'Italia era così smembrata. Nel Nord e nel centro vi era la RSI; il Trentino e la Venezia Giulia però venivano ceduti dai fascisti alla diretta amministrazione tedesca. Nel Sud vi era il governo del re a Brindisi, mentre gli Anglo-americani conservavano sotto la loro amministrazione i territori liberati dall'occupazione nazista.

Il 27 settembre si ebbe a Napoli la prima insurrezione popolare contro i nazisti. Per quattro giorni i napoletani combatterono casa per casa cacciando i Tedeschi. A liberazione avvenuta, il 10 ottobre, entrarono nella città le truppe anglo-americane, sbarcate a Salerno.

Gli Alleati anglo-americani, nella loro marcia verso il Nord raggiunsero Cassino,  ma qui i Tedeschi si attestarono su una linea difensiva formidabile che riuscirono a mantenere fino alla primavera del '44.

Il 12 ottobre il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania, proclamando lo stato di "cobelligeranza" con gli Alleati. Per tutto l'inverno nelle retrovie tedesche e soprattutto nell'Italia settentrionale il movimento partigiano si andò organizzando in modo sempre più massiccio. Il popolo italiano aveva ormai fatto la sua scelta, mettendo in pratica la lotta a fondo contro nazisti e fascisti.

Nel gennaio del '44 a Bari, i partiti del CLN, dopo accesi contrasti e lunghe discussioni, decisero di entrare nel governo del re, proponendo, nello stesso tempo che, alla fine della guerra, il popolo avrebbe scelto per il paese mediante libere elezioni la forma monarchica o quella repubblicana.

Nell'aprile Badoglio formò un governo di "unità nazionale" con i rappresentanti dei sei partiti. Il re si impegnava ad affidare al figlio Umberto la luogotenenza del regno quando Roma fosse stata liberata.

Nel gennaio 1944 gli Alleati erano intanto sbarcati ad Anzio, ma anche qui trovarono un'accanita resistenza tedesca. Tutte le operazioni militari ristagnarono per qualche mese. Finalmente nella primavera gli Alleati sferrarono l'attacco sul fronte di Cassino; ebbero ragione della linea difensiva tedesca e marciarono verso il Nord. Liberarono l'Italia centrale e nella notte tra il 4 e il 5 giugno entrarono in Roma.




giovedì 26 febbraio 2015

LA SECONDA GUERRA MONDIALE (The Second World War)




LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Scoppio e cause della guerra


Il primo settembre 1939 le truppe tedesche varcarono il confine polacco, mentre Hitler proclamava l'annessione di Danzica. Il 3 settembre gli Anglo-francesi, sulla base degli impegni assunti verso la Polonia, dichiararono guerra alla Germania
L'aggressività di Hitler fu la causa diretta dello scoppio del conflitto, ma non quella fondamentale. In effetti le ragioni della guerra vanno ricercate nei profondi contrasti che dividevano il mondo capitalista. Da una parte vi erano i capitalisti anglo-francesi, i quali con due vasti imperi coloniali controllavano gran parte del mercato mondiale, coadiuvati dai capitalisti americani che controllavano, a loro volta, gran parte dei mercati sudamericani ed asiatici. A loro volta, però, il capitalismo tedesco e quello nipponico, sollecitati da una grande spinta delle loro forze produttive, cercavano di conquistare nuovi mercati per la loro espansione. Accodato a questi era il gracile imperialismo italiano, spinto più dal desiderio di emulare i due potenti alleati che da reali esigenze di espansione.


Prime vittorie naziste

In poco meno di un mese le armate tedesche sconfissero la resistenza polacca, mentre le armate russe penetrarono in Polonia da Est e riconquistarono i territori perduti nella guerra russo-polacca del '21.
Sul momento gli Anglo-francesi non fecero nulla di concreto e la dichiarazione di guerra apparve puramente formale.

Gli Stati Uniti dichiararono la loro neutralità, ritenendo che i problemi europei non Ii riguardassero. L'Italia fascista, pur dimostrando di approvare l'iniziativa tedesca, dichiarò la non belligeranza.

L'URSS dette poi inizio all'invasione dei Paesi Baltici, i quali prima del 1917 appartenevano alla Russia zarista.
Venne attaccata la Finlandia che nel marzo del '40 firmò la pace e cedette alcuni territori all'URSS,

Nell'aprile del 1940 le truppe tedesche invasero la Danimarca e la Norvegia. Assicuratosi così sul fronte orientale, Hitler sferrò nel maggio l'offensiva contro la Francia.
Come era avvenuto nella Prima guerra mondiale, i Tedeschi, per evitare le difese nemiche, assalirono la Francia dal Nord calpestando l'indipendenza dell'Olanda, del Belgio e del Lussemburgo.


L'Italia in guerra

Il 10 giugno del '40 Mussolini, temendo che Hitler vincesse rapidamente la guerra e che l'Italia rimanesse esclusa dal bottino della vittoria, dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra. Il popolo italiano, ormai da 15 anni sotto il giogo della dittatura, non poté opporsi alla guerra. Ma gli antifascisti compresero che era giunto il momento di intensificare la lotta contro il fascismo: la guerra era contraria agli interessi del popolo italiano e costituiva un vero e proprio tradimento ai danni della nazione; lottare contro la guerra fascista significava lottare contro il fascismo stesso.

Le truppe italiane aggredirono la Francia dal Sud. Il 14 giugno i Tedeschi entrarono a Parigi; il 22 il governo francese firmò l'armistizio.
Nell'estate del '40 I'URSS riprese la sua espansione territoriale; occupò l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, costrinse la Romania a cederle la Bessarabia.

In Africa il peso della guerra era sostenuto sostanzialmente dall'Italia, unico paese fascista ad avere colonie in quel continente. In un primo tempo le operazioni furono favorevoli ai fascisti

Il 28 ottobre Mussolini, mal sopportando che tutte le iniziative belliche fossero sempre tedesche, decise di attaccare la Grecia. L'impresa, che nelle mire fasciste doveva risolversi in una passeggiata, si rivelò invece un vero disastro; le truppe italiane vennero inchiodate sulle montagne greco-albanesi dall'esercito greco, piccolo, ma animato da un grande spirito combattivo.

La guerra interessò ben presto anche il fronte navale e quello aereo. L'aviazione tedesca iniziò un selvaggio bombardamento su Londra per fiaccare il morale degli Inglesi.
Questi invece, guidati dal ministro Winston Churchill, seppero opporre una strenua resistenza, dimostrando all'aggressore una grande compattezza.


Le operazioni in Africa e nei Balcani

Le operazioni della guerra sul fronte etiopico, dopo il primo successo degli Italiani, volsero poi a favore degli Inglesi. Questi sferrarono una poderosa offensiva e l'Etiopia cadde nelle loro mani. Il 5 maggio 1941 truppe inglesi entrarono in Addis Abeba - esattamente cinque anni dopo l'ingresso delle truppe italiane - restaurandovi il potere del Negus, esule a Londra dal 1936.

Sul fronte libico gli Inglesi riconquistarono i territori egiziani, penetrando profondamente nella Cirenaica. Nella primavera del '41 giunsero in aiuto degli Italiani truppe corazzate tedesche, che sferrarono una vigorosa offensiva riconquistando i territori libici.

Sul fronte greco ancora una volta furono i Tedeschi che raddrizzarono le sorti degli Italiani. Infatti nella primavera del '41 Hitler ordinò l'invasione della Jugoslavia. Le truppe tedesche occuparono rapidamente il territorio jugoslavo da Nord, quindi penetrarono in Albania e di qui vennero in aiuto degli Italiani. L'urto tedesco fu decisivo e nel maggio l'intera Grecia venne occupata.

Tutta la Penisola balcanica cadde così sotto il dominio tedesco. Il popolo jugoslavo dimostrò una grande fierezza nei confronti dell'invasore, dando vita sulle montagne ad una vigorosa resistenza armata, di cui divenne capo e animatore il comunista Josip Broz, meglio noto con il nome di battaglia Tito, che divenne ben presto leggendario in tutto il paese.


Hitler attacca I'URSS

Nel marzo del 1941 gli Stati Uniti vararono una legge affitti e prestiti, per cui avrebbero fornito ai paesi in lotta contro Hitler materiale bellico dietro il semplice impegno di questi a restituirlo dopo la vittoria. Con tale legge, e con la sua partecipazione alla guerra europea, l'America, una volta di più, si salvava da una crisi economica esportando in Europa tutti i prodotti eccedenti sul mercato nazionale.

Hitler ovviamente temette che la diplomazia anglo-americana potesse spingere Stalin ad una politica diversa da quella seguita fino a quel momento. Decise allora di prevenire questa possibilità: ruppe il patto di alleanza con l'Unione sovietica e il 22 giugno 1941 le truppe tedesche varcarono il confine sovietico.


Stati Uniti e Giappone in guerra


L'attacco tedesco all'URSS provocò come reazione un ulteriore avvicinamento anglo- americano. Nell'agosto Churchill e Roosevelt si incontrarono su di una nave da guerra nell'Atlantico e sottoscrissero la Carta Atlantica, nella quale dopo la distruzione del nazismo, si impegnavano a ristabilire una pace giusta e promettevano ai popoli la libertà di scegliere il regime che avessero preferito. In effetti i capi anglo-americani erano soltanto preoccupati di dover perdere definitivamente il mercato europeo e asiatico; la Carta Atlantica sanciva comunque dei principi capaci dl mobilitare tutti quei popoli che stavano allora soffrendo sotto l'oppressione nazi-fascista.

Nel novembre, dopo la rapida avanzata estiva, le truppe tedesche furono costrette a fermarsi. I sovietici fecero blocco attorno a tre città, Leningrado, Mosca e Rostov.
In Libia le truppe inglesi riconquistarono nuovamente la Cirenaica.

Il 7 dicembre un fatto nuovo impresse una nuova svolta al corso della guerra. L'aviazione nipponica attaccò improvvisamente la flotta statunitense nella baia di Pearl Harbour, nelle isole Hawai, infliggendole gravissime perdite.
Tale azione provocò l'immediato intervento degli Stati Uniti in guerra.
All'inizio del '42 i Giapponesi occuparono molti territori asiatici. Inoltre, impegnati fin dal 1937 nella guerra contro la Cina, ripresero con maggior vigore la penetrazione nel territorio cinese e nell'Indocina.

Sul fronte libico le truppe dell'Asse sferrarono una terza offensiva e giunsero fino ad 80 chilometri da Alessandria d'Egitto.

Nella primavera del '42 i Tedeschi ripresero I'offensiva in Russia e conquistarono la Crimea e parte del Caucaso.


La controffensiva alleata

Lo sforzo tedesco sul fronte russo fu gigantesco, perché Hitler intendeva chiudere la partita prima del nuovo inverno. La città di Stalingrado venne investita dall'armata tedesca, ma i sovietici opposero una valorosa resistenza e bloccarono l'invasore. 
Nel novembre i Russi sferrarono una controffensiva sfondando il fronte tedesco nei pressi di
Stalingrado e ponendo così l'assedio agli assedianti della città. Anche gli Italiani, che in gran numero erano stati inviati da Mussolini sul fronte del Don, vennero accerchiati e circa 100.000 di essi furono messi fuori combattimento tra morti, prigionieri, dispersi, feriti.

Nell'ottobre gli Inglesi attaccarono per la terza volta sul fronte egiziano e riconquistarono nuovamente la Cirenaica. Nel novembre gli Americani sbarcarono in Marocco ed in Algeria.

Sul fronte del Pacifico nel corso del '42 gli Americani cominciarono la riconquista delle posizioni perdute durante il primo attacco giapponese. Sbarcarono a Guadalcanal, nelle Salomone, ed aiutarono concretamente la Cina con armi e munizioni nella sua lotta contro l'invasore.

Agli inizi del '43 la campagna d'Africa ebbe termine in seguito alla caduta di Tripoli e di Tunisi nelle mani degli Anglo-americani.

Nel febbraio l'armata tedesca di Stalingrado, nonostante gli ordini di Hitler, che chiedeva il sacrificio di tutti i soldati tedeschi piuttosto che la resa, stremata dall'assedio, dal freddo e dalla fame, dovette arrendersi.





martedì 18 novembre 2014

LA CHIESA E IL FASCISMO (The Church and fascism)



LA CROCE E I FASCI


Gli anni ''trenta''- dalla crisi post-concordataria all'entrata in guerra dell'Italia ''fascista'' - sono gli anni in cui per il "mondo cattolico" italiano parlano soprattutto le gerarchie ecclesiastiche, i giornali cattolici autorizzati dal regime, gli uomini graditi al regime o entrati nelI'area del regime. Talora qualche dissonanza, qualche stormir di fronda, qualche voce ribelle però subito tacitata, con le buone o con le cattive.

In generale sono gli anni dello sfaldamento dell'antifascismo cattolico. La collaborazione volenterosa e cordiale di Papa Ratti con il fascismo non lascia spazio. Subirà qualche incrinatura ma sarà pressocchè continua fino ai drammatici ultimi giorni del pontificato.

Sturzo è a Londra e, poi, a New York. Giuseppe Donati a Parigi. Ferrari in Belgio e, poi, a Parigi dove morirà il 2 marzo 1933. Guido Miglioli lavora per l'organizzazione internazionale contadina e vaga per I'Europa inquieta. De Gasperi è stato assunto alla Biblioteca Vaticana, tornerà a galla - sotto gli pseudonimi di "Rerum Scriptor"  e di "Spectator" - sulla "Illustrazione Vaticana" dopo il 1933.

Altri ex-popolari sono tornati alle loro occupazioni con qualche fastidio.

Verso i clerico-fascisti il regime sarà generoso, i loro servigi saranno largamente compensati. A parte qualcuno, come Egilberto Martire, nominato membro della Camera dei Fasci e delle Corporazioni poi incappato in un banale infortunio (raccontava barzellette sui gerarchi "iettatori" nei corridoi di Montecitorio) che lo portò al confino nel '39. 
Stefano Cavazzoni sarà presidente dell'Istituto centrale di credito, lo strumento destinato al "risanamento" e alla riorganizzazione, con i soldi dei contribuenti, delle imprese bancarie cattoliche. Attorno a lui il commendatore Luigi Colombo, già presidente "rattiano" dell'Azione Cattolica, l'on Mauro del Banco San Giorgio di Milano, l'on. Boncompagni succeduto al conte Santucci alla presidenza del "Banco di Roma", il senatore Montresor presidente della Banca Cattolica del Veneto, ecc. 
Il cosiddetto "Centro nazionale" costituito nel 1924 da Cavazzoni, Mattei Gentili, Mauro, Santucci, Grosoli ecc. non ebbe prospettive ampie fin dall'inizio anche se aveva cercato affannosamente di rendersi utile ai padroni del regime su un piano di massa.

"Elementi cattolici ed in genere aderenti disciolto partito popolare - telegrafava nel marzo del '27 il prefetto di Pesaro (v. Il movimento cattolico nel periodo fascista, di Giuseppe Rossini) - in buona parte hanno seguito azione S. E. Mattei Gentili diretta a dare contenuto patriottico ed adesione al Regime alle preesistenti organizzazioni bianche, ma non è facile stabilire netta divisione e precisare sin dove elementi stessi seguano S. E. Gentili per devozione personale più che intimo e sicuro nuovo orientamento loro coscienze.


Il vescovo etiopico Maryam Cassà, pronuncia davanti a Mussolini 
un discorso di esaltazione della "battaglia del grano".
Siamo 
in piena politica dei sorrisi tra la Chiesa cattolica e il fascismo.
La crisi della postconciliazione del 1931 è un lontano ricordo.

Sempre sull'organizzazione clerico-fascista, questa volta il prefetto di Milano telegrafava: 
"Raggruppa in Milano-città un centinaio di cittadini fra i più rappresentativi qual l'on. Cavazzoni, il sen. Nava, il comm. Gabardi e quei consiglieri comunali e provinciali di parte popolare che uscirono dal partito quando ne fu espulso l'on. Cavazzoni e che per tradizione hanno sempre rappresentato il movimento cattolico cittadino. La loro azione in mezzo alle masse cattoliche, attraverso numerose conferenze di illustrazione dell'opera del Governo Nazionale, ha portato alla completa eliminazione degli elementi ex popolari dalla direzione del giornale "L'Italiae dagli altri organismi dell'Azione Cattolica".

La logica del sistema autoritario andava restringendo inesorabilmente lo spazio consentito.

Anche il fenomeno della corsa in aiuto al vincitore, attraverso l'intruppamento nel PNF, finiva per sollevare preoccupazioni e strilli da parte dei "fascistissimi" alla Farinacci.

Nel campo culturale e giornalistico, oltre ai fenomeni di piatto adeguamento, vi furono anche tentativi tipici di certe correnti estremizzanti cattoliche tese alla volenterosa ricerca di una componente cesaro-papista. Il più noto nucleo di tal genere si adunò attorno a Domenico Giuliotti, imitatore pedissequo dopo la sua conversione, di correnti del cattolicesimo "arrabbiato" di Francia, a Giovanni Papini, tornato alla "fede" anch'egli nel 1920 (i fascisti lo chiameranno "il Maddaleno malconvertito") e alla rivista "Il Frontespizio", varata da Enrico Lucatello nel 1928 e poi diretta da Piero Bargellini, esponente di una specie di cattolicesimo strapaesano. Sulle colonne della rivista fiorentina ritroveremo anche nomi di diversa estrazione o, quanto mai, di differente approdo successivo: da Salvatore D'Amico a Carlo Bo, a Tito Casini ecc.

Comunque in quel decennio i cattolici in genere navigano di conserva col regime, e l'alluvione degli osanna - soprattutto prelatizi - rimane un dato dell'epoca che cercheremo soltanto di esemplificare.

Vi sono, però, in quello stesso periodo alcuni coraggiosi tentativi antifascisti e iniziative almeno a-fasciste mentre serpeggia, in settori delle nuove generazioni, il dubbio di fondo variamente espresso. L'andamento stesso dell'adesione cattolica - negli strati più avvertiti - ha un procedere alterno, con momenti "pieni" e fasi critiche a seconda dello sviluppo degli eventi. 
Certamente gli entusiasmi salirono al cielo durante I'aggressione alI'Etiopia. 
La guerra di Spagna fece filtrare i dubbi che angustiavano e dividevano i cattolici francesi e spagnoli.
Gli atroci "cimiteri sotto la luna", i massacri di Badajoz e di Guernica, il martirio dei baschi, i bombardamenti su Barcellona, i canti di Garcia Lorca, Guadalajara e la prima riscossa antifascista, distesero lunghe ombre sulla sicurezza eterna del regime e sconsigliarono la proclamazione della "crociata" che molti vescovi andavano sollecitando.

Poi le bestiali dottrine razziste traboccarono dal Terzo Reich. Le aberrazioni di Hitler, di Rosenberg e di Streicher investirono anche la nostra civiltà fatta di successive sintesi storiche, anche se non sempre all'insegna della tolleranza. 
Nel luglio del '38 alcuni "studiosi" lanciarono il documento sulla posizione dei fascisti sulla "questione" razziale. 
Tra i firmatari il clericale prof. Pende, senatore e ordinario di Patologia generale.
Quindi Evola, Interlandi, padre Gemelli: l'opportunismo ignobile, la più rozza brutalità, il sanfedismo ebbro contro il senso stesso della universalità della stirpe.

Sembrò allora che papa Ratti - destato dalla lunga illusione dal levarsi in Roma, centro della cristianità della sanguinosa croce gammata razzista - misurasse I'abisso apertosi fin dal primo giorno in cui, arcivescovo di Milano, aveva consentito l'ingresso dei neri gagliardetti col teschio sotto le rigide volte del Duomo di Milano.

Comunque gravi responsabilità rimarranno dinanzi alla storia.

Gravi responsabilità ricadono sullo sconsiderato filo-fascismo prelatizio e curiale, su certe prose della "Civiltà cattolica" e dell'Osservatore romano", sulla presunta "Realpolitik" della Segreteria di Stato, da Pietro Gasparri a Eugenio Pacelli.

La tigre che si era supposta addomesticabile restava integra nella sua crudeltà e già il sangue della "notte dei cristalli", dell'occupazione della Austria, dello smembramento della Cecoslovacchia prendeva a scorrere. Si appressava per tutta l'Europa la lunga notte dell'incubo hitleriano.


E cominciamo l'antologia col cardinale Vannutelli

"...L'Uomo inviato dalla Provvidenza, come ha detto il Santo Padre, prima salvò l'Italia dalla spaventosa tragedia del bolscevismo e poi, in collaborazione col Cardinale Gasparri e con la sanzione del Pontefice e di Re Vittorio Emanuele, ha potuto giungere al ristabilimento di cordiali relazioni tra I'Italia e la Santa Sede. Io sono un grande ammiratore dell'on. Mussolini, statista dalla volontà di ferro € e dalla mente superiore, che ha ereditato lo spirito  e la grandezza romana". 
(Dichiarazione a mr. Strutt della "North American New Paper Alliance" del Cardinale decano del S. Collegio, Vannutelli, nel marzo del 1930).


Guidati dai sacerdoti

"Nelle ore di libera uscita alcuni drappelli erano amorevolmente guidati dai sacerdoti loro educatori, ai quali perciò era stata data ampia facoltà di vigilanza dei dirigenti del movimento giovanile. Provvedimento, questo, encomiabile sotto ogni aspetto" (La "Civiltà cattolica" 4 proposito dell'adunata di 25 mila avanguardisti in occasione della Lega fascista del 1930).


Monumento di sapienza giuridica

Il 1 luglio 1931 entrò in vigore il nuovo codice penale il cosiddetto "codice Rocco" che nel paese di Cesare Beccaria restaurava la pena di morte e inglobava la terroristica legge "per la difesa dello Stato" emanata il 25 novembre 1926.

"Civiltà cattolica" scriveva:
"Siamo lieti non solo di confermare le ampie e sincere lodi tributate al "Progetto" dell'on. Rocco, ma di aggiungerne delle altre e ancora maggiori, perchè il testo definitivo contiene alcune aggiunte e modificazioni di carattere dottrinale e giuridico, assai utili ed opportune, le quali rendono più perfetto il nuovo Codice, più conforme ai principi della religione ufficiale dello Stato e ai sentimenti religiosi del popolo italiano. ... Frutto di lunghi studi e di mature discussioni esso è certamente uno dei migliori Codici penali moderni, vero monumento di sapienza giuridica, le cui disposizioni, eccettuati alcuni punti, sono in perfetta armonia coi principi della morale cristiana".


Italia e Fede

Inaugurando i locali del periodico "Italia e Fede" il solito cardinale Vannutelli disse tra l'altro: 
"L'attuale Regime ha incoraggiato le genuine naturali e più gagliarde forze progressive del popolo nostro il quale, specie se vive nei campi, ha nel cuore indissolubilmente legate in un unico motto la Fede e la Patria. Tempi tristi correvano per l'Italia prima che la saggezza dell'attuale governo venisse a risvegliare la volontà del popolo italiano".


72 vescovi e 2340 preti a Palazzo Venezia (1938)

Dice rivolto a Mussolini il vescovo Nogara:

" ... Rotti i vieti e nefasti pregiudizi, fin dall'inizio del vostro Governo, avete dato ai valori spirituali la dovuta importanza; con acutezza di vedute e fermezza di propositi avete stretto rapporti amichevoli con la Santa Sede e col Papato; avete dimostrato considerazione e rispetto alla religione e alla Chiesa, Voi in questo modo avete ottenuto la ammirazione di tutti i buoni, avete conquistato la devozione dei cattolici, Vi siete assicurata la loro collaborazione. Costituisce questo uno dei perni del Regime; esso conferisce nerbo alle Vostre iniziative".

Conclude la parata un certo don Menossi: 
"Duce! I Ministri di Cristo i padri del popolo rurale a Voi devotamente rendono onore. Vi benedicono. Vi protestano fedeltà. Con spirituale entusiasmo, con voce e con cuore di popolo gridiamo: Saluto al Duce!! A noi!!".


Corporativismo e cattolicismo

Padre Brucculeri su "Civiltà cattolica":
" ... Senza dubbio il Fascismo, puntando con risolutezza ed ardimento, fin dal suo nascere, verso l'ideale corporativo, presenta ormai un insieme di istituzioni, di leggi, di esperienze intorno ad una nuova organizzazione economico-politica, che si impone gigantesca sovra ogni altra sorta in questo fortunoso dopo-guerra... In fondo cattolicismo e fascismo, pur movendo da punti diversi, confluiscono in uno stesso giudizio di condanna del regime economico odierno".


Diritto all'aggressione

Nel 1936, mentre era in corso I'aggressione contro I'Etiopia, il gesuita Messineo teorizzava sulla "Civiltà cattolica" a proposito dell'annessione territoriale nella tradizione cattolica scrivendo tra l'altro: 
"Si può ora legittimamente concludere che uno Stato, premuto dalla necessità vitale per ristrettezza del suo territorio e per deficienza dei mezzi indispensabili alla vita individuale e collettiva, ha la facoltà di appropriarsi di una parte della terra, posseduta da altri, nella misura richiesta dalla sua necessità. Questo potere riesce ancora più evidente, se i mezzi materiali necessari per sciogliersi dalle strette del pericolo giacciono inattivi, in possesso di un popolo che non li usa, non li sfrutta e non li valorizza, sia per l'ampiezza del territorio eccedente i suoi bisogni e sia per la scarsità di braccia atte al lavoro, oppure a causa del grado troppo arretrato del suo sistema economico. L'ordine naturale non può richiedere che immense ricchezze di suolo rimangano inerti e senza adeguato sfruttamento, in possesso di un popolo che non le cura e non le usa, mentre un'altra nazione rigurgita di popolazione, che non riesce ad alimentare per l'insufficienza assoluta del patrimonio pubblico e privato... Dunque la necessità vitale può legittimare I'occupazione di una parte del territorio coloniale per sovvenire ai bisogni della vita individuale e sociale".


Armonizzamento

"Si fa chiara la differenza fondamentale del Fascismo, che è un movimento di restaurazione e non di distruzione ed una dottrina di armonizzamento e non di opposizione al Cristianesimo, se si vuol giudicare, non dalle parole più o meno esagerate di alcuni teorici del Fascismo, ma dalle attuazioni pratiche e dalle dichiarazioni del Duce e Fondatore". 
("Civiltà cattolica", aprile 1938).


Schuster: lezione di  "mistica fascista"

Il 26 febbraio 1937 nella sala del Castello Sforzesco il cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, tenne una prolusione alla Scuola di "mistica fascista" dicendo tra l'altro: 
"Anche a Benito Mussolini il Dio, ancor misterioso al tempo dell'Ara Pacis Augustaeil Dio radioso del Labaro Costantiniano, il Dio crocifisso ed amante degli uomini che Rosa Mussolini, buona e semplice nella sua Fede cattolica, gli insegnò ad amare; il Dio infine, personale, onnipotente e provvido, in onore del quale Arnaldo, nel dicembre 1931, in questa stessa Scuola Superiore Fascista pronunziò quel famoso discorso che vuol essere considerato come il suo testamento religioso - lo dico, perchè dopo il discorso venne da me Arnaldo tutto soddisfatto a commentarlo; - il Dio che dai più remoti secoli ha preparato, costituito e protetto l'Impero di Roma, anche a Benito Mussolini, dico, Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore, ha accordato un premio che riavvicina la sua figura storica agli spiriti magni di Augusto e di Costantino. Dopo la Marcia su Roma e dopo la Convenzione del Laterano, che ha ridato l'Italia a Dio e Dio all'Italia, Dio ha risposto dal Cielo, ricingendo per opera del Duce, ricingendo, dico, Roma ed il Re in un ripullulante lauro imperiale nella "Pax Romana".


Abolita la lotta di classe

Padre Brucculieri sulla "Civiltà cattolica'' celebrando il decennale della ''Carta del lavoro" (agosto 1931):
"Il Fascismo ha, in pochi anni, creato un ordine nuovo, che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. La Carta del Lavoro ha spazzato via dalla nostra palestra economico-sociale i segni malefici, che portano i nomi ben noti: lotta di classe, leggi inflessibili della natura, serrata, sciopero, concorrenza sfrenata, individualismo utilitario, anarchia economica.... Il primo principio della XII dichiarazione della Carta, che è la definizione ed il riconoscimento del salario minimo, consuona all'unisono col principio dell'Enciclica "Quadragesimo anno" sul salario familiare".


Fantasia semita


Da "Civiltà cattolica" quaderno IV, 1922: 
"Solo il pervertimento di una fantasia semita era capace di capovolgere tutte le tradizioni della umanità e creare una società il cui statuto fondamentale è l'abolizione di ogni proprietà... il buon senso della stirpe ariana non avrebbe mai inventato un codice in cui al principio di un'autorità sociale sottentrasse un ufficio centrale di statistica".


Il primato dello spirituale

Padre Agostino Gemelli sulla "Rivista internazionale di scienze sociali"
"È la concezione fascista dello Stato, inteso come Nazione organizzata, che ha portato al corporativismo... La dottrina nuova ed il nuovo sistema poggiano, più di quanto sembri a prima vista, su una concezione del mondo a noi particolarmente cara e, a nostro modo di vedere, vera; il primato dello spirituale".


Coincidenza

Amintore Fanfani nel testo ad uso dei licei e degli istituti magistrali su "Il significato del corporativismo":
"È proprio perchè lo Stato si riserva di intervenire nella produzione, quando manchi o sia insufficiente l'iniziativa privata, esso si riserva di sostituire quel proprietario che per insufficienza e mal volere tiene infruttuosamente dei beni. Questi concetti, che hanno già ispirato delle leggi sulla coltivazione e la bonifica di fondi rustici, fanno risaltare il profondo carattere morale della dottrina corporativa fascista e giustamente han fatto avvicinare queste sue rivendicazioni alla dottrina che su l'uso dei beni da secoli predica la Chiesa cattolica. La coincidenza non deve servire a sminuire l'originalità ed i meriti del corporativismo fascista, ma a mostrare quanto profondo sia il senso di giustizia che anima la nuova dottrina".


Sull'Acrocoro

"L'Italia ha oggi in Africa Orientale... il suo impero, perchè attua anche laggiù i principi mussoliniani del "vivere pericolosamente"... perché pone sull'Acrocoro, cuore dell'Africa, un segnacolo di quella civiltà che è, nella sua essenza positiva, la civiltà cristiana; perchè intende portare I'eguaglianza sociale e la carità fraterna fra popoli abituati sinora alle arbitrarie distinzioni delle razze e delle caste" 
(Paolo Emilio Taviani su "Vita e pensiero", giugno 19)6).


Razzialmente puri

"Per la potenza e il futuro della nazione gli italiani devono essere razzialmente puri, quanto numerosi e costituzionalmente sani".
(Amintore Fanfani, "Rivista internazionale di scienze sociali", maggio 1939).


Il vescovo Margaria pronuncia al teatro Argentina di Roma 
un vibrato discorso contro le "inique sanzioni ".
L'alleanza tra la 
Chiesa e il fascismo di sviluppa nel migliore dei modi 

in un momento in cui l'aggressività fascista raggiunge il parossismo.


È ancora di scena la battaglia del grano. Mussolini premia,
alla presenza del ministro 
nazista dell'agricoltura,
i vescovi che hanno dato il loro contributo all'iniziativa fascista.


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