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giovedì 13 ottobre 2016

MAHANA NO ATUA (Day of the Gods - Giorno di Dio) - Paul Gauguin

MAHANA NO ATUA (1894)
Paul Gauguin (1848-1903)
Pittore francese
Art Institute - Chicago
Olio su tela cm. 70 x 90,5


La composizione, tagliata orizzontalmente, illustra un antico rito tahitiano.
L'intensa drammaticità, che generalmente contraddistingue le opere di Gauguin, è diluita dal bellissimo paesaggio costruito mediante la sovrapposizione di piani.
In primo piano una fanciulla nuda si bagna nelle colorate acque , affiancata da due bambini in posizione fetale.
Distribuite in secondo piano sono altre figure: sulla sinistra due fanciulle con pareo che portano in capo dei vassoi; più in centro sono due donne che danzano al suono degli strumenti suonati dalle figure sedute accanto a loro.
Ma il ruolo di protagonista spetta al sacerdote, che come un totem si erge sulla roccia al centro del paesaggio, con grande copricapo piumato.
Ai piedi della roccia un piccolo cane, forse attratto dal cibo trasportato dalle due fanciulle.

Più che in precedenti lavori, in quest'opera è evidente l'intenzione dell'artista di marcare il contorno delle figure, isolandole così dalle vaste zone di colore del paesaggio: la sottile linea nera che contiene gli accesi toni cromatici, azzardati accostamenti mai sperimentati prima, si dipana curvilinea, quasi come un moto continuo.
L'accentuato decorativismo raggiunto può essere l'effetto dell'attività grafica da poco intrapresa da Paul Gauguin, che proprio nel 1894 illustrò il manoscritto autobiografico NOA-NOA.
A giudizio di alcuni studiosi Gauguin costruì la sua composizione ricalcando lo schema piramidale de L'APOTEOSI DI OMERO, opera dipinta da Ingres quasi settant0'anni prima.

Firmata e datata in basso a sinistra GAUGUIN 94, la tela reca, come molte altre opere dell'artista anche il titolo MAHANA NO ATUA, che può essere tradotto "Giorno degli Dei".
Dipinta al ritorno a Parigi dopo il viaggio in Polinesia, Paul Gauguin la incluse fra i suoi lavori tahitiani esposti nella galleria di Durand-Ruel.
Appartenuta alla collezione Helen Birch-Bartlett, fu da questa donata all'Art Institute di Chicago, dove si trova ancora oggi.



DUE DONNE TAHITIANE SULLA SPIAGGIA (Tahitian Women on the Beach - Femmes de Tahiti) Paul Gauguin

DUE DONNE TAHITIANE SULLA SPIAGGIA (1891)
Paul Gauguin (1843-1903)
Pittore francese
Museo d'Orsay - Parigi
Tela cm. 69 x 91


Di primo acchito l'insieme della composizione proclama la libertà che l'artista si prende di fronte alla realtà.
Infatti Paul Gauguin raffigura in quest'opera una doppia immagine di Teha'amana (la prima vahiné con la quale si lega), vista simultaneamente di fronte e di profilo.
L'improbabile colore verde del mare ci spinge  a dubitare della veridicità di questa spiaggia, indicata nel titolo del dipinto.
Le superfici piatte e i contorni sinuosi sono messi in evidenza dalla vivacità dei colori che contrastano con l'espressione assorta dei volti.
Scrive Gauguin...

 "Se il colore è esso stesso un mistero per i nostri sensi, conviene che  se ne faccia un uso altrettanto misterioso".

Ciò è evidente in questa opera, dove l'audace accordo dei colori puri crea un'atmosfera irreale e fuori del tempo in cui si ritrova anche la sorda armonia ottenuta dall'accostamento dei toni molto vicini tra loro.
Egli scrive...
"Tutto mi acceca, mi abbaglia in questo paesaggio"...

La sua potenza poetica è ormai votata ai soggetti tahitiani che egli, con tratto sicuro, immortala nella loro particolare bellezza.


Firmata e datata al 1891, quest'opera, particolarmente famosa, fu realizzata durante il primo soggiorno del pittore a Tahiti (soggiorno che si protrae dal giugno 1891 all'estate 1893) ed esprime tutta la sua attrazione per questo mondo lontano, che lo purifica da tutte le influenze occidentali.
In questo stesso periodo l'artista esegue una seconda versione di questo dipinto, PARAU API (Les nouvelles du jour), attualmente conservata al Museo di Dresda.


GAUGUIN E IL SIMBOLISMO

Il SIMBOLISMO, che trova nell'opera di Gauguin una delle più alte espressioni, si manifesta come una vigorosa protesta contro lo spirito razionale e positivista imperante nella cultura e società parigina alla fine degli anni 1880.
Si tratta infatti di una reazione all'atmosfera  generale che i simbolisti giudicano troppo borghese e senza spessore.
Gli impressionisti hanno esplorato il mondo della realtà, i simbolisti preferiscono quello dell'immaginazione e dell'interiorità.
"Sognare prima di affrontare un dipinto" potrebbe essere il loro motto.
In Gauguin le forme sono semplificate, quasi primitive; rispondono ad un pressante desiderio di ritrovare un universo arcaico che si situa agli antipodi delle società cosiddette civilizzate...

"Per raffigurare una natura delle più varie e il suo disordine, e il sole tropicale che l'avvolge, devo accordare alle mie figure un'atmosfera adatta.
E non ci può essere che questa vita libera, scoperta e intima al tempo stesso, nelle foreste e lungo i ruscelli, con le donne e le loro parole mormorate continuamente in questa immensa casa che è la Natura, nell'infinita ricchezza di Tahiti: i colori favolosi ovunque e quest'aria di fuoco, e tuttavia l'immobilità del suo silenzio"...

Tutta l'opera di Paul Gauguin è un'approfondita e meditata ricerca della natura e dell'uomo come indica il titolo di una grande tela dell'ultimo periodo...
DONDE VENIAMO, CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO?.



giovedì 25 aprile 2013

LA SENNA E GLI IMPRESSIONISTI (The Seine and the Impressionists)

Colazione in riva al fiume (1879)
Pierre-Auguste Renoir  - Chicago, The Art Istitut
Olio su tela,
cm 55 x 66



     

Il dipinto è stato eseguito quasi certamente a Chatou ed è una prima idea della celebre Colazione dei canottieri, che Renoir esegue due anni più tardi.

Lo spazio pittorico è diviso in due parti dalla graticciata: sullo sfondo si vedono le imbarcazioni nel fiume, le cui acque si fondono e si confondono con il cielo.

In primo piano tre persone sono sedute a tavola, due uomini e una donna, che volta le spalle allo spettatore

I fiumi sono stati la culla di molte antiche civiltà del passato, come il Nilo per l’Egitto, il Tigri e l’Eufrate per la Mesopotamia, il Tevere per Roma e così via.

Nell’antichità i poeti e gli artisti erano convinti che nei fiumi abitassero spiriti divini che rappresentavano in pittura e scrittura come divinità maschili barbute, incoronate da canne palustri, talvolta con un remo in mano e appoggiate su un’urna capovolta da cui sgorgava l’acqua.

Nella pittura nordeuropea, ma anche in quella italiana, francese e tedesca, il paesaggio fluviale o lacustre conosce una vasta e duratura diffusione, fino ai primi decenni del Novecento.

Anche gli impressionisti si dedicano con passione a questo soggetto, ma abbandonano del tutto gli aspetti simbolici e le interpretazioni allegoriche in favore di un approccio più diretto e immediato con la natura.

Essi rimangono affascinati dalla ricchezza della flora e della fauna dei corsi d’acqua e degli ambienti nelle immediate vicinanze.

Non solo, ma anche le attività umane che si svolgono intorno ai fiumi appaiono ai loro occhi più vivaci e pittoricamente “interessanti”, dalla pesca al commercio, fino alle innumerevoli forme di sport e di divertimenti acquatici, raffigurati quasi sempre dal vero.

Per esempio Caillebotte ama particolarmente la navigazione fluviale, come attestano vari suoi dipinti, tra cui "Canottiere con tuba" del 1877-1878. ambientato a Yerres, la cittadina sul fiume omonimo a venti chilometri da Parigi, dove il padre possiede una tenuta di campagna.

Inoltre il pittore si dedica con impegno alla progettazione e costruzione di imbarcazioni, con le quali partecipa con successo a numerose regate.

I fiumi, soprattutto la Senna, attirano particolarmente i pittori impressionisti perché permettono loro di studiare e tradurre in pittura uno dei loro capisaldi: il modo in cui il nostro occhio percepisce i fuggevoli riflessi della luce nell’acqua in movimento.
     
La Senna e il Louvre (1903) - Camille Pissarro
Musée d’Orsay - Parigi
Olio su tela , cm 46 x 55



    
Pissarro ammira molto le vedute fluviali di Sisley, ma il suo approccio con la Senna e con i corsi d’acqua in generale è totalmente diverso.

Qui ad esempio il fiume non è inserito nel suo ambiente naturale, ma è raffigurato mentre scorre nella grande capitale francese, per creare un elemento di contrasto con alcuni dei palazzi più belli e famosi della città.
  
La Senna presso il ponte di Jena (1875) 
Paul Gauguin - Parigi, Musée d’Orsay
Olio su tela, cm 65 x 92
   
Questo è uno dei primi paesaggi di Gauguin, alcuni eseguiti in compagnia della figlia di Arosa, suo tutore, altri realizzati quando frequentava l’Accademia Colarossi.

Nell’opera qui riprodotta l’uso di colori freddi e scuri, che danno un’impressione di profondità, ma anche di immobilità, lo avvicina ai pittori di Barbizon, mentre il soggetto e il taglio della composizione sono simili a quelli usati da Guillaumin e da Jongkind.


VEDI ANCHE ...


LA SENNA E GLI IMPRESSIONISTI



IL SENTIERO CHE SALE TRA LE ERBE ALTE - Pierre-Auguste Renoir

DIANA CACCIATRICE - Pierre-Auguste Renoir

LE BAGNANTI - Pierre-Auguste Renoir

GABRIELLE CON LA ROSA - Pierre-Auguste Renoir

IL PALCO (La Loge) - Pierre Auguste Renoir

NUDI DI DONNE - Pierre-Auguste Renoir

* * *





sabato 13 aprile 2013

VAN GOGH e GAUGUIN a ARLES



Autoritratto con orecchio bendato, Vincent Van Gogh

E' il 19 gennaio del 1888 quando Van Gogh decide di andare a vivere ad Arles, nel sud della Francia. Qui, aiutato economicamente dal fratello Theo, ritrova energia ed entusiasmo e si dedica alla pittura lavorando molto spesso all’aperto. Ama riprodurre i frutteti in fiore, il lavoro nei campi, le barche sulla riva e il ponte di Langlois.

Dopo essersi scambiati varie lettere, il 23 ottobre 1888, anche Gauguin, che si era di fatto separato dalla moglie, giunge ad Arles. I due si conoscevano da un anno circa, grazie a Theo Van Gogh che nell’ottobre dell’anno precedente li aveva fatti incontrare.

Vincent, rifiutato e umiliato come evangelizzatore, si era oramai dedicato completamente alla pittura, ma, nonostante l’aiuto di Theo, i suoi sforzi non venivano ancora premiati.

Nonostante le ristrettezze economiche i due pittori in quei mesi di solitudine maturarono il loro stile, ma la convivenza tra due personalità tanto complesse non era tra le più facili, era troppo il divario caratteriale ed erano troppo fieri della loro libertà e indipendenza  per poter andare d’accordo.

Discutevano spesso e per ogni cosa, seria o banale che fosse, e ogni volta finivano col litigare anche violentemente. Gauguin cominciava a non poterne più dell’ambiente angusto di Arles e sognava avventure esotiche fuori dall’Europa.

Il 23 dicembre, durante una delle solite liti, Van Gogh aggredisce l’amico armato di coltello. Spaventato Gauguin trascorre la notte in albergo e decide che sarebbe presto partito alla volta di Parigi.

Nel frattempo Vincent, avvilito dal suo stesso comportamento e sentendosi per l’ennesima volta un fallito rivolge l’arma contro di se e si mutilandosi un orecchio.

Theo raggiunse il fratello e insieme a Gauguin assistono il ferito finché le sue condizioni non migliorano. Poi i due partono per Parigi.

Van Gogh che dipinge i girasoli - Paul Gauguin  
Amsterdam Rijksmuseum Vincent Van Gogh
Olio su tela cm 73 x 92
   
Van Gogh è artisticamente stimolato dall’amico Gauguin, eppure la sua presenza lo opprime perché mette a nudo la sua incapacità a instaurare rapporti umani profondi e durevoli e i suoi problemi psicologici.

In questo ritratto, spietatamente fedele al vero, si vedono chiaramente i segni fisici della sua instabilità mentale.

Nel 1903, nel suo diario Gauguin scrisse: Ebbi l’idea di fare il suo ritratto mentre dipingeva la natura morta che amava tanto, i girasoli. E una volta terminato il ritratto mi disse: “Sono davvero io, ma io divento pazzo”
     
Terrazza del caffè la sera, Plave du Forum - Vincent Van Gogh (1888)
Otterloo - Rijksmuseum Kröller-Müller
Olio su tela cm 81 x 65,5
    
Ad Arles Van Gogh comincia a dipingere all’aperto, di notte, alla luce di una candela. In questa veduta cittadina della città lo spazio viene distintamente diviso in due segmenti, da una parte si vede la via con le case in ombra sotto un cielo schiarito dalle stelle, dall’altra, fortemente illuminata, la terrazza del caffè con i clienti seduti ai tavolini.
Le figure poste sul fondo del dipinto  sono piccole e appena abbozzate.
  
    

martedì 12 ottobre 2010

DANZA DELLE QUATTRO BRETONI (1886 circa) - Paul Gauguin - DANCE OF THE FOUR BRETON


DANZA DELLE QUATTRO BRETONI (1886 circa)
Paul Gauguin (1848-1903)
Neue Pinakotek - Monaco
Tela cm. 72 x 91



L'opera risente dell'influsso di Pissarro, che insieme a Degas era il pittore più amato da Paul Gauguin in quel momento, ma manifesta anche la ricerca intorno alla linea di contorno e alla sintesi della forma, che troveranno una più matura espressione durante il secondo soggiorno a Pont-Aven.
Già qui emerge una grande tensione verso un uso della linea e del segno in senso simbolico e fantastico, abbandonando sempre di più gli intenti naturalistici dell'Impressionismo, vicenda oramai tramontata e superata dagli stessi protagonisti più giovani.

Il dipinto, DANZA DELLE QUATTRO BRETONI, firmato e datato 1886, risale al primo soggiorno a Pont-Aven, quando determinato più che mai a seguire il proprio talento, Paul Gauguin cercava di isolarsi per poter meglio rispondere ai mille interrogativi che lo assillavano.
Per alcuni studiosi è invece un'opera realizzata durante il secondo soggiorno in Bretagna.
Che comunque sia un'opera meditata ne sono prova il gruppo di studi preparatori delle singole figure.


Paul Gauguin nacque a Parigi nel 1848, ma, a seguito degli avvenimenti di quel periodo, trascorse l'infanzia in Perù, presso la nonna materna.
Nel 1865 si arruolò in marina e lì sentì parlare per la prima volta in termini entusiastici dell'Oceania.
Nel 1871, con la fine dell'Impero napoleonico, abbandonò la marina ed entrò in un'agenzia di cambio.
Fu in quel periodo che iniziò a dipingere.
Nel 1873 sposò Mette Sophie Gad che gli dette cinque figli.
Conosciuto Pissarro, Gauguin entrò a far parte del gruppo degli impressionisti e la prima mostra in cui vi comparve insieme fu tenuta nel 1880 in Rue des Pyramides.
Nel 1883 fu costretto a lasciare il lavoro; per un po' si illuse di poter provvedere alla famiglia con la pittura e la scultura, invece poco dopo fu costretto ad intraprendere una nuova attività in Danimarca, che purtroppo fallì rapidamente.
La vita dal 1885 si fece sempre più difficile, obbligandolo a dividersi dalla famiglia, e nel 1886, dopo aver partecipato all'ultima esposizione degli impressionisti, si spostò a Pont-Aven in Bretagna, dove conobbe Emile Bernard.
In quello stesso anno conobbe Vincent Van Gogh a Parigi.
L'anno dopo Gauguin si imbarcò per Panama, un altro fallimento che non fece altro che peggiorare la situazione.
Il secondo soggiorno in Bretagna fu nel 1888, e in questo ambito furono gettate le basi per la nascita del simbolismo.
In quello stesso anno si consumava la triste convivenza con Vincent Van Gogh ad Arles.
Tra il 1889 e il 1890 Gauguin tornò ancora a Port-Aven.
Intanto aveva esposto al Caffè Volpini con il gruppo dei simbolisti sintetici.
Nel 1895 Paul Gauguin partì per Tahiti; dopo un anno il suo precario stato di salute lo costrinse a ritornare in Francia.
Nel 1895 tornò di nuovo a Papeete dove, vivendo tra mille difficoltà, tentò persino il suicidio.
Paul Gauguin morì l'8 maggio del 1903.


martedì 21 settembre 2010

LES ALYSCAMPS (1888) - Paul Gauguin

    
 LES ALYSCAMPS (1888)
Paul Gauguin (1848-1903)
Pittore francese
Museo d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 92 x 73
Firmato e datato, in basso, a sinistra «P. Gauguin, 88»


Gauguin vive ad Arles, presso il suo amico Van Gogh.
I due amano recarsi nell'antico cimitero di Alyscamps, ai confini della città vecchia.
Lo dipingeranno insieme...
Les Alyscamps fa parte di una serie di dipinti che Gauguin e Van Gogh dipinsero insieme tra l'ottobre e il dicembre del 1888.

Come afferma il critico B. Zurcher, "una sorta di duello pittorico s'instaura tra i due artisti, tela contro tela, su motivi vicini".
Gauguin sceglie di piazzarsi all'esterno del viale di pioppi, prospettiva che gli permette di realizzare una composizione a croce di Sant'Andrea.

I colori, al tempo stesso dolci e vivi, le curve morbide e il tocco leggero di Gauguin contrastano con la geometria più audace e la fattura a tutto impasto di Van Gogh.
In realtà tutto separa i due artisti.
In una lettera al pittore Émile Bernard, Gauguin fa allusione alle loro differenze di temperamento...

"Io e Vincent andiamo ben poco d'accordo in generale, soprattutto in pittura...
Lui è romantico, mentre io sono piuttosto portato a uno stato primitivo.
Dal punto di vista del colore, lui vede le combinazioni degli impasti come in Monticelli, io detesto il maneggio della fattura".

Anche Van Gogh, che gli è amico e con il quale vive ad Arles, dipingerà una veduta degli Alyscamps nello stesso periodo.

Nel dicembre 1888, Gauguin spedì a Théo - il fratello di Van Gogh - molte tele, tra le quali "Les Alyscamps".
Théo, che è mercante d'arte, si occupa della vendita e della promozione delle sue opere (da questo punto di vista, avrà più successo con Gauguin che con l'infelice Vincent.
Gauguin recupererà la tela, che in seguito verrà venduta al visconte Guy de Cholet il 23 febbraio 1891.
La contessa Vitali, sorella del visconte, la consegnerà allo Stato francese nel 1923.
Sarà in seguito trasferita al museo d'Arti Decorative di Parigi, al Louvre, poi al Jeu de Paume e infine al museo d'Orsay.

"Allée des Alyscamps", altra versione dello stesso dipinto, è stato venduto per oltre 11 miliardi di lire a Londra nel 1988.
Al giorno d'oggi, un disegno del pittore (ho detto disegno... e non dipinto), è un pochettino più accessibile: dai 10 ai 100.000 euro.



martedì 24 febbraio 2009

NATURA MORTA CON VENTAGLIO (Still Life with Fan) - Paul Gauguin

  
NATURA MORTA CON VENTAGLIO (1889 circa)
Paul Gauguin (1848 - 1903)
Pittore francese
Museo d'Orsay di Parigi
Tela cm. 50 x 61
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione 
Pixel 2200 x 1800 - Mb 1,80



Sopra un tavolo, la cui superficie è resa con forti toni cromatici dalle variegate sfumature, è una natura morta composta da frutta e oggetti, ciascuno dei quali appare sistemato casualmente senza alcuna volontà d'intenti.
Sullo sfondo è un fregio decorato con un ventaglio raffigurante un paesaggio, che richiama modelli provenienti dal lontano Giappone, in voga a Parigi nell'ultimo ventennio del Novecento.
Da una parte l'incastro degli oggetti solidi e voluminosi, nonché l'organizzazione spaziale risultano essere affini alle novità stilistiche diffuse da Cézanne; dall'altra parte si avverte una particolare attitudine per il decorativismo, tipico dell'arte di Gauguin che influenzò maggiormente gli artisti a lui legati, in particolare i Nabis.

A tale proposito bisogna sottolineare che all'epoca in cui l'artista dipinse questo quadro, aveva da qualche anno conosciuto Emile Bernard che rivela sì punti di contatto con la pittura di Cézanne, ma risulta essere maggiormente attratto da soluzioni decorative anche antiche, quali ad esempio le vetrate francesi, in particolar modo quelle eseguite con la tecnica del "Cloisonnisme".

Il rapporto fra i due artisti è chiaro dal confronto fra questo dipinto e VASI DI GRES E MELE (1877 - Museo d'Orsay di Parigi).
La critica ha suggerito che la ceramica sulla destra possa raffigurare un pezzo, oggi perduto, realizzato dallo stesso Gauguin.


La tela. firmata in basso a destra "P. Gauguin", venne dipinta dall'artista intorno al 1889 e faceva parte dell'antica collezione nippo0nica Matsukata, ricca di dipinti di artisti dell'avanguardia parigina della fine dell'Ottocento.
La parte della collezione che alla fine della Seconda Guerra Mondiale si trovava in Francia, fu posta sotto sequestro, oggetto di una lunga negoziazione fra il Governo e il Giappone.
Nel 1959, al termine della lunga vertenza, più di trecento pezzi dovettero essere restituiti ai proprietari, e oggi costituiscono il nucleo centrale del Museo d'Arte Occidentale di Tokyo.
La NATURA MORTA CON VENTAGLIO rimase invece a Parigi, esposta al Jeu de Paume, a Tokyo nel 1980 e infine al Museo d'Orsay dal 1986.





venerdì 22 agosto 2008

DONNA TAHITIANA CON MAZZO DI FIORI - Te Avae No Marie_ Il mese di Maria - Paul Gauguin

     
 DONNA TAHITIANA CON MAZZO DI FIORI (1899)
Paul Gauguin - Pittore francese
Museo dell'Ermitage - San Piertroburgo
Tela cm 94 x 72



Questo dipinto fa parte di un gruppo di opere eseguite da Paul Gauguin intorno al 1899, durante il secondo soggiorno a Tahiti, ed in massima parte passate al mercante d'arte Vollard a Parigi.
L'artista recupera questa composizione direttamente dalla parte estrema del quadro TRE DONNE TAHITIANE ED UN CAVALIERE, oggi anch'esso conservato nel Museo dell'Ermitage.
Ancora una volta egli si avvale della posa di una donna maori, la cui statuaria bellezza si contrappone all'ideale classico ripudiato già in patria.
Di queste bellezze esotiche egli stesso diceva...

Le proporzioni del corpo distinguono la donna maori fra tutte le donne, e spesso la confondono con l'uomo.
E' come una Diana cacciatrice, ma con le spalle larghe e il bacino stretto.
Per quanto magro sia il braccio di una donna, esso ha l'ossatura poco visibile e flessuosa e di una linea molto graziosa.
La coscia è assai vigorosa, ma non larga, e ciò la fa apparire molto rotonda [...] la pelle, poi, è di un giallo dorato".

L'artista studia appassionatamente questi corpi riconducendoli a cifre che ritornano e si combinano in tante variazioni.
Ne è un esempio la rappresentazione delle mani congiunte in preghiera che tengono il mazzo di fiori e che ritornano in più opere, come in DUE DONNE TAHITIANE del Metropolitan Museum di New York.
E' una pittura fatta di pure superfici timbriche, prive di prospettiva, con tinte piatte e forti racchiuse da linee essenziali, alla ricerca di un ritmo, quasi fosse un fregio.
E' soprattutto il sintomo di una raggiunta pace spirituale, che permette all'artista di creare immagini fuori del tempo, quasi astratte, ma che comunicano la saggezza di un mondo incontaminato, dove l'uomo e la natura vivono finalmente compenetrati in perfetto accordo.

L'INFLUENZA DI PAUL GAUGUIN

L'influenza di Paul Gauguin non si estende solamente alla scuola di Pont-Aven e ai Nabis (Paul Sérusier, Vallotton, Pierre Bonnard e Maurice Denis).
I "fauves" e i cubisti come Derain o Dufy si ispirarono a lui, come pure Munch in Norvegia o Picasso durante i suoi periodi blu e rosa.
Gauguin è presente in tutti i grandi musei del mondo.
Il Museo d'Orsay possiede un cospicuo numero di tele.
Nel 1965 è stato inaugurato a Tahiti un museo Gauguin.


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