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giovedì 12 dicembre 2013

Johann Wolfgang von Goethe - Vita e opere (Life and Work)

Johann Wolfgang von Goethe

Johann Wolfgang von Goethe, (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco.

Vasta, al punto di abbracciare due secoli, e profondamente radicata nel suo tempo, sul quale incise o suo volta il segno potente del proprio passaggio, I'opera di sfugge a qualsiasi tentativo di imprigionarlo in definizioni o schemi tradizionali. In essa si rispecchiò intera, e ritmata dalle fasi salienti che la caratterizzarono (illuminismo, Sturm und Drang, classicismo, romanticismo), la lunga vicenda culturale europea fra Settecento e Ottocento, ultima, gloriosa stagione di quell'umanesimo ideale da cui Goethe ereditò e portò a risultati veramente geniali lo slancio vitale dell'arte, multiforme e ricchissimo.
Il modo migliore per affrontare la lettura della produzione goethiana è forse quello di capire innanzitutto il significato peculiare dell'intreccio composito di elementi che la presuppongono idealmente: una fusione di componenti letterarie, autobiografiche e storiche si illuminano l'uno con l'altro e sono intimamente connesse. Così che la lettura dovrebbe avvenire in sincronia su diversi livelli e avere sempre presente il quadro di riferimento globale, culturale e politico.

La seconda metà del Settecento tedesco è infatti marcata da un momento importante: la storia segna il passo, ma, in questo favorevole periodo di stasi riflessiva, maturano un po' dappertutto i grandi avvenimenti che preparano la nascita di una coscienza nazionale. Stremata dalla Guerra dei trent'anni e fortemente arretrata rispetto alle altre nazioni, la Germania delle classi dominanti, delle varie dinastie nobili, è impegnata a ricostruire e tenere insieme il mosaico degli infiniti staterelli sanciti dalla pace di Westfalia. 
Verso lo metà del secolo, Federico il Grande, sovrano di Prussia, sale all'apice della gloria dopo la fortunata Guerra dei sette anni. Assicuratosi un posto di rilievo tra le potenze europee, si dedica a uno illuminata opera riformatrice interna. 
Intanto, preceduta dai primi albori indipendentistici in America (1776, la prima formulazione dei diritti dell'uomo) e nella Francia rivoluzionaria e repubblicana, I'ascesa della borghesia scuote I'orizzonte. 
Ostacolata e divisa economicamente da una fitta rete di barriere doganali, e tormentata dal contraddittorio conflitto tra ragione e sentimento (tipico del passaggio dall'illuminismo al romanticismo, attraverso la fase rivoluzionaria dello Sturm und Drang e del contemporaneo classicismo), la classe borghese si fa portatrice di un ideale spirito tedesco, attraverso la consapevolezza di uno propria unitaria tradizione culturale, nutrita dei giganti della filosofia (Kant e I'idealismo tedesco, Hegel e lo stato di diritto assoluto) e della letteratura (Lessing, Klopstock, Goethe, Herder, Schiller). 

In questo panorama la figura di Goethe opera da protagonista, non solo sulla scena politica del tempo (nella partecipazione agli affari di stato, specie intorno agli anni 1775-1786, su posizioni abbastanza conservatrici), ma anche e soprattutto in quanto genio dalle attitudini più varie ed eterogenee (artista, disegnatore, pittore, scienziato, naturalista, letterato, poeta, narratore, commediografo e tragico). 
Gli studi, a cui si applica con ferreo, egoistico senso di autodisciplina, cooperano in lui alla definizione di una conoscenza e osservazione della realtà, cosmica e umana, che, evolvendosi nel corso di una vita lunga, intensa, non smettono di arricchirsi. 

"La mia vita non fu che lavoro e fatica (...) il continuo rotolare di una pietra, che doveva essere sempre risollevata"..., disse di sé lo stesso Goethe.

Questa attività instancabile, fatta di rinunce anche clamorose, nonostante dal punto di vista personale e più propriamente affettivo Goethe sia stato di una esuberanza sorprendente, ha lasciato tracce in tutti i suoi libri. 
Ambienti, personaggi, episodi sono il riflesso di esperienze documentabili e documentate, nutrite "delle più diverse nature, uomini stolti e saggi, teste chiare e ottuse", che Goethe racconto di avere incontrato. 
Il cammino segnato è quello di una conquista progressiva della verità delle cose e del tutto, che sia sintesi analitica e speculativa dì uno scienziato della realtà e insieme rivelazione mistica e lirica dell'io: 

"Io non ho mai contemplato la natura per scopi poetici. Ma siccome il disegno di paesaggio prima, e la mia attività di naturalista poi, mi hanno indotto a osservare continuamente e minuziosamente gli oggetti naturali, a poco a poco ho imparato a conoscere a menadito la natura fin nei minimi particolari, di modo che, se come poeta ho bisogno di qualche cosa, la trovo a portata di mano, e non è facile che pecchi contro la verità". 

Raramente la conoscenza circostanziata della vita di uno scrittore è così determinante alla comprensione delle sue opere.

Unico figlio maschio, Johann Wolfgang von Goethe nacque a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749, Il padre, giurista e consigliere imperiale, molto colto, si era presto ritirato a vita privata, dedicandosi all'educazione dei figli, all'amministrazione dello proprietà e alla cura delle sue collezioni d'arte. 
La madre, discendente da una famiglia dì giuristi (suo padre ero borgomastro di Francoforte), attenuò I'impostazione severamente umanistica del marito e completò la formazione del figlio con un senso sereno e armonioso della natura, e l'amabile attitudine o favoleggiare.

Dopo aver appreso varie lingue (greco, latino, ebraico, francese, italiano) ed essersi applicato alle scienze naturali e alla storia, a sedici anni Goethe si recò a Lipsia (1765), per studiarvi legge, secondo la volontà paterna. Ma i tre anni di quel soggiorno trascorsero in modo piuttosto stravagante e mondano,
Un gruppo di poesie in stile rococò (Annette e Nuovi canti con melodie) fu in parte ispirato dall'amore per Kätchen Schönkopf, la figlia del suo albergatore; mentre in due commedie (Capriccio d'innamorati e I complici) Goethe sembra già lasciarsi alle spalle il breve periodo lipsiano, pronunciando in esse un'aspra condanna contro se stesso e la società di quel tempo, corrotta e corruttrice.

Nell'estate del 1768, tornato a Francoforte gravemente ammalato, si occupò di religione e di mistica, sotto I'influsso di un'amica pietista della madre, Susanne von Klettenberg.

Fondamentale fu, tra il 1770 e il '71, il soggiorno a Strasburgo, città allora francese, dove Goethe s'era recato per riprendervi gli studi di giurisprudenza. Qui infatti incontrò Herder, critico letterario e filosofo, che gli fu poi amico e maestro.
Herder lo iniziò alla lettura di Rousseau, Ossian, Shakespeare, Omero, Hamann, e seppe infondergli il gusto per la poesia popolare. Tali scoperte letterarie, unite all'impressione che gli suscitò lo cattedrale di Strasburgo, con il suo stile gotico che Goethe magnificò e contribuì a introdurre in Germania (Dell'architettura tedesca), sono sintomi, tra gli altri, del diffondersi di un nuovo clima culturale al tramonto dell'illuminismo, o, meglio, fase matura dell'illuminismo che va sotto il nome di Sturm und Drang (in italiano "tempesta e€ assalto", da un dramma di Klinger). 
Risentono di questa atmosfera preromantica le Liriche di Sesenheim, dedicate alla figlia del parroco dei Sesenheim, Friederike Brion, la quale ispirò a Goethe il primo, autentico, struggente sentimento d'amore, reciso con fermezza e tragico senso di colpa da parte dello scrittore (eco di questo abbandono, nel primo abbozzo del Faust, l'Urfaust, del 1773-75, è la figura dolorosa di Gretchen).

Laureatosi in diritto, nel 1771 Goethe fece ritorno a Francoforte. Alla professione preferì la vocazione letteraria, maturata in una consapevolezza ora più chiara. La sua creatività si fece serrata e multiforme (Canto del viandante nella tempesta...,  Canto di Maometto). 
Il primo dramma, sul modello shakespeariano, Götz von Berlichingen (1771), rielaborato e pubblicato nel '73, è il manifesto letterario dello Sturm und Drang. 
La tematica medievale-cavalleresca, ambientato nel Cinquecento, come storia di un cavaliere in lotta per i diritti del popolo, sarà ripresa, con esiti teatrali e romanzeschi, tra gli altri, da von Kleisl e Walter Scott.

Nel 1774 Goethe pubblicò il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther. La vicenda affondava in parte le radici nel vissuto goethiano: I'amore per Charlotte Buff, fidanzata all'amico Kestner, conosciuta a Wetzlar nel '72, dove Goethe s'era recato per studiare il funzionamento del tribunale imperiale, e la notizia, appresa dallo stesso Kestner, del suicidio di Jerusalem, giovane diplomatico. Ma la narrazione, in una prosa nuova, vibrante, densissima, superava quel poco o tanto di autobiografismo diaristico, nel rendere così efficacemente vivo, drammatica e immediata la cronaca dell'amore infelice del protagonista, sino al suicidio inevitabile, al punto che l'opera, insieme ad altre, anticipa e prepara la nascita del romanzo moderno. 
Il suo successo fu talmente clamoroso da scatenare, oltre i confini della Germania, quasi una vera malattia, il "wertherismo" appunto, che scosse per mezzo secolo I'Europa intera.

I drammi minori Maometto..., Satiro.., Prometeo..., e i drammi Clavigo (1774) e Stella (1775) rispecchiavano invece le forme del teatro tradizionale. 
Negli stessi anni Goethe s'innamorò di Lili Schönemann, figlia di un ricco commerciante, donna colta e bellissima; ma ancora una volta vinse I'istinto a non legarsi definitivamente.

Una sorta di dissidio interiore scaturisce in Goethe ogni qualvolta la sua prepotente carica affettiva urta contro la trappola di una noiosa quotidianità, il tentativo cioè di imbrigliarlo in una vita normale, che troppo stride rispetto alle esigenze di mobilità, di sregolatezza, tipiche del suo estro. L'anelito altrettanto forte allo libertà, e in definitiva preminente, sembra affermare nello scrittore, con perentorio egocentrismo, I'inconciliabilità fra il privato e l'arte, gli affetti e la letteratura, ma nello stesso tempo conferma lo stretto legame, il rapporto di complementarietà insito nelle due componenti. 
Accanto e parallela alla lunga, inesauribile carriera artistico-letteraria è infatti significativa, sotto questo aspetto, la ricca, instancabile vicenda affettiva di Goethe, all'insegno di una freschezza, di una vivacità che sempre si rinnovano e non temono gli anni, lo scorrere del tempo.

La breve parentesi riflessiva che Goethe attraversò, in coincidenza dell'ultima fuga e rinuncia amorosa, trovò soluzione spontanea nell'invito a Weimar rivoltogli dal giovane duca Carlo Augusto di Sassonia (1775), Goethe accettò senza esitare e si immedesimò con disinvoltura sia nelle vesti di educatore sia in quelle di consigliere segreto al servizio dello stato; la sua irrequietezza veniva così temperata, ma nei primi dieci anni ben poco tempo rimaneva da dedicare alla produzione letteraria.
Tuttavia il periodo weimariano, proprio in quanto sosta chiarificatrice, "calma e purezza", secondo le parole dello stesso Goethe, giovò allo scrittore in maniera sorprendente e segnò un punto di riferimento fondamentale. Lo corte di Weimar divenne un centro di cultura, attorno al quale gravitavano artisti e scrittori quali Herder, Wieland, Schiller. In questa cornice si colloca anche I'amicizia e l'amore di Goethe per Charlotte von Stein.

Al primo decennio weimariano appartengono i due grandi drammi Ifigenia in Tauride e Torquato Tasso, che, entrambi composti in prosa, furono successivamente ripresi e trascritti poeticamente (il Tasso fu completata in Italia, nel 1790). 
La produzione lirica annoverò alcune tra le più belle creazioni: la canzone Alla luna, il Canto notturno di un viandante, le ballate Il pescatore, Il re degli elfi. Inoltre Goethe riprese I'abbozzo del Faust, tracciato a Francoforte (l'Urfaust) e vi aggiunse nuove scene (terminato nell'88, uscì nel '90 con il titolo di Faust. Un frammento).

Nel 1776 Goethe iniziò il romanzo La missione teatrale di Guglielmo Meister. Il nome del protagonista, Wilhelm, non a caso ricalca quello di Shakespeare: il progetto iniziale infatti è I'idea di scrivere un'opera sul teatro, attraverso la vicenda fallimentare di un aspirante autore e poeta in mezzo a un gruppo di commedianti. Ma nella storia si rispecchia la realtà, o parte di essa, sperimentata da Goethe stesso: era ancora una volta la futile vita dei nobili di corte che egli voleva colpire e smascherare.

Stanco e deluso forse, il 3 settembre 1786, da Karlsbad, dove stava facendo una cura termale, Goethe partì per I'Italia, di cui aveva assaporato i confini in lontananza, durante un breve viaggio in Svizzera, nell'estate 1775.
Fu soprattutto il soggiorno a Roma il periodo più felice per lo scrittore; vicino all'antichità classica, osservato con quel gusto estetico mutuato dal Winckelmann in patria, maturò in lui un senso più completo e profondo dell'oggettività dell'arte.
Intanto Goethe mise in versi I'Ifigenia, come si è detto; portò a termine l'Egmont, dramma in prosa sulle lotte per il potere fra gli spagnoli e le popolazioni fiamminghe, e il Torquato Tasso.
Ambientato a Ferrara, e ispirato dalla passione del poeta italiano per Eleonora d'Este e dalla sua pazzia successiva, il Tasso ha come risvolto quasi autobiografico I'incapacità di armonizzare in equilibrio stabile la vocazione e missione artistica con la vita sociale e di corte.

Creazioni letterarie nuove, e riflessi dell'ambiente italiano, furono le Elegie romane (1789), gli Epigrammi veneziani (1790); mentre il Viaggio in Italia redatto circa a trent'anni di distanza (1813-17), è un'importante raccolta di esperienze e scoperte, che impronteranno poi alcune sue opere letterarie e soprattutto scientifiche. Certi segreti della natura, come l'Urpflanze"pianta primitiva", modello per la creazione di piante all'infinito, verranno indagati e approfonditi in autentici trattati di storia naturale, come la Metamorfosi delle piante (1790) e la Metamorfosi degli animali (1799), che si collocano accanto a volumi quali i Contributi d'ottica, contro le tesi newtoniane, e Della teoria dei colori (1810), testimonianza di un periodo di esclusiva applicazione allo studio.

Arricchito e cambiato, Goethe stentò moltissimo a reinserirsi nella realtà quotidiana di Weimar (1788). Si isolò, convinto di non essere compreso e apprezzato. Per quanto riuscisse a liberarsi in parte dei precedenti incarichi, dedicandosi invece allo direzione del teatro di corte, per tentare di ricrearvi l'esperienza italiana, non poté sfuggire alla campagna, condotta dal duca insieme all'esercito prussiano, contro la Francia rivoluzionaria (1792-93). 
Allineato su posizioni legittimiste, Goethe indirizzò un'aspra, ma mediocre satira contro i rivoluzionari più intransigenti (Il Gran Cofta..., Il generale della guardia cittadina..., Gli esagitati); meglio gli riuscì, nel 1797, il componimento epico Arminio e Dorotea, in esametri, dove riaffermò il valore dello tradizione borghese patriarcale di tipo agreste. 
Il dramma La figlia naturale (1802) avrebbe dovuto iniziare invece una trilogia sull'antico regime, la Rivoluzione e la Restaurazione.

Nel 1794 ebbe inizio l'amicizia con Schiller, il quale esercitò grande influenza su Goethe, favorita dall'affinità estetico-culturale che legava i due (Schiller lo riportò sulla strada della poesia e della letteratura, temporaneamente sostituite dagli interessi di tipo scientifico). 
Insieme a Schiller, sull'Almanacco delle Muse (1796-1800), Goethe condusse una battaglia accanita contro lo mediocrità letteraria del tempo, contribuendo alla diffusione capillare del classicismo. 
Stimolato da Schiller, inoltre, riprese il Faust e portò a termine il Meister, iniziato nel 1776, pubblicandolo questa volta con il titolo Gli anni di noviziato di Guglielmo Meister (1796). L'opera esercitò un influsso straordinario sul romanzo europeo del XIX secolo (basti citare autori quali Balzac, Thackeray, Flaubert, Stendhal).

Nel frattempo, separatosi da Charlotte von Stein, con la quale manterrà un profondo legame d'amicizia, Goethe si era unito alla giovane Christiane Vulpius, donna semplice, della medio borghesia, la quale gli diede I'unico figlio, Augusto, nel 1789.

Con la morte di Schiller, avvenuta nel 1805 (Goethe dichiarò allora di aver perduto, insieme all'amico, metà della sua esistenza), lo scrittore ricadde in un ulteriore isolamento, più grave e disperato, nonostante la sua fama avesse ormai popolato I'Europa.

Nel 1808 apparve in stesura definitiva la prima parte del Faust
Nello stesso anno Goethe incontrò Napoleone, suo ammiratore tenace. Le compagne napoleoniche avevano, nel 1797, bloccato Goethe alle soglie dell'Italia: sarebbe stato il terzo viaggio; nonostante questo egli ricambiava la stima e I'entusiasmo di Napoleone, accettandone anche alcuni suggerimenti critici sul Werther
Un anno dopo comparvero Le affinità elettive, un romanzo che, forse proprio per la novità, in anticipo sui tempi, di una sottile, profonda indagine psicologica sui sentimenti umani, non fu compreso e apprezzato dal pubblico tedesco. 
Nel 1811 Goethe iniziò a scrivere quella che, insieme al Viaggio in Italia, rappresenta la sua più importante opera autobiografica: Poesia e verità (1811-33).

Sebbene il ripiegamento in se stesso lo portasse a misurare gli anni e a ripercorrere il passato con un senso, tuttavia non inerte, di nostalgia, pure lo scrittore ritrovò momenti di un'antica, conosciuta vitalità quando s'accese di nuova passione per una ragazza ventenne, Marianne, incontrata a Wiesbaden (Goethe aveva allora 65 anni): ne nascerà il Divano occidentale-orientale (1814-19), pregevole raccolta di circa 250 componimenti, ispirati da alcune traduzioni di poesia persiana.
L'Eegia di Marienbad (1823) mostrò, nell'amore per la giovanissima Ulrike von Levetzow il segno di una fiamma ancora non del tutto spenta (il matrimonio, accarezzato da Goethe, che aveva allora 74 anni, fu violentemente avversato dal figlio Augusto).

L'ultimo decennio dell'attività goethiana è caratterizzato da una intensa vita intellettuale: la collaborazione alla rivista "Arte e antichità", gli studi di Dante, le letture di Balzac, Manzoni, Stendhal. Assistito da un giovane letterato, Johann Peter Eckermann, Goethe si accinse a ordinare la sua vasta produzione. 
Completò il Meister con Gli anni di peregrinazione, I'ultimo romanzo della vecchiaia (1821-29); compilò la Campagna di Francia, sistemò gli Annali, e predispose una scelta della fittissima corrispondenza con Schiller. 
Intanto continuava a lavorare indefessamente alla secondo parte del Faust, che depose  solo pochi mesi prima di morire.

Testimonianza dell'assiduità devota con lo scrittore, i Colloqui scritti da Eckermann sono uno preziosa fonte di notizie. A far luce sugli anni giovanili aveva invece contribuito Bettina Brentano, che allacciò con Goethe un breve, capriccioso idillio, lasciando poi il Carteggio di Goethe con una bambina, in parte falsificato, di alcuni dati, raccolti dalla Brentano presso la madre, Goethe si sarebbe però servito per la sua autobiografia.
Il 22 marzo 1832, seguendo a breve distanza la morte del duca Carlo Augusto, e quello del proprio figlio, alla presenza affettuosa della nuora Ottilia, Goethe si spense a Weimar all'età di 83 anni.




venerdì 15 novembre 2013

FAUST - Schema dell'opera di Goethe (The layout of the work of Goethe)

Faust - Rembrandt

FAUST

Prologo in Teatro

Il Direttore del teatro (che è anche impresario), l'Autore drammatico e un Attore che interpreta personaggi brillanti e comici dialogano sul terna delle contraddizioni inevitabili fra: gusti del pubblico e l’ispirazione poetica. Il Prologo si conclude con l'annuncio dello spettacolo e l'apertura del sipario.

Prologo in Cielo

Di fronte all’Onnipotente e alla corte celeste gli arcangeli celebrano le meraviglie del creato. Mefistofele esprime a Dio alcune sue considerazioni, ironiche e negative, sul genere umano. Il Signore gli parla di Faust. Mefistofele è autorizzato a tentarlo.


PRIMA PARTE DELLA TRAGEDIA

Notte

Il dottor Faust monologa sulla propria esistenza, trascorsa nella ricerca di un sapere che gli si è sempre rivelato vano o delusivo. Vorrebbe fuggire dai libri verso un diretto contatto con la natura. Sfoglia l'opera di Nostradamus; poi, mentre contempla il segno dello Spirito della Terra, questo potente Spirito gli appare, lo atterrisce e lo lascia umiliato e attonito. Sopravviene lo studioso pedante e suo discepolo Wagner; dopo una conversazione con questo ingenuo entusiasta del sapere libresco, Faust riprende a monologare. Sempre più disperato pensa non avere altra via che il suicidio. Versa in una coppa un veleno che egli stesso ebbe un tempo a distillare ed è sul punto di berlo; quando il suono delle campane di Pasqua e i cori liturgici lo arrestano, richiamandogli alla memoria i tempi dell’infanzia. Il pianto lo rende alla vita.


Fuori porta

Nel pomeriggio di Pasqua, i cittadini muovono verso la campagna. Scene episodiche di operai, servette, studenti, ragazze della borghesia, soldati. Accompagnato da Wagner, Faust esce a passeggio. Riconosciuto dai concittadini, si ferma a riceverne il rispettoso saluto. Prosegue, raccontando a Wagner dei tempi della sua giovinezza e delle ricerche alchimistiche del proprio padre. Mentre cala la sera, un can barbone trotta in cerchi sempre più stretti intorno ai due.


Studio

Accompagnato dal cane, Faust è tornato nel suo studio. Vorrebbe tradurre i primi versetti dell'Evangelo di Giovanni; ma il cane, dopo averlo disturbato con i suoi guaiti, subisce una terrificante metamorfosi. Gli esorcismi, che Faust allora pronuncia, gli rendono visibile, in veste di studente, Mefistofele. Il Diavolo vorrebbe allontanarsi, ma glielo vieta un segno cabalistico tracciato sulla soglia dello studio. Allora un coro di spiriti addormenta Faust e un topo, su ordine di Mefistofele, rode un angolo del magico pentagramma, cosi liberandogli il passo.


Studio

Mefistofele rientra nello studio in abito di giovane cavaliere e propone a Faust un patto. Lo servirà e gli procurerà ogni sorta di piaceri in questo mondo, in cambio del dominio, dopo la morte, sulla sua anima. Replicandogli, Faust scommette che i godimenti terrestri non riusciranno mai a placare in lui la tensione al mutamento e al superamento. La scommessa viene firmata con una goccia di sangue. Mentre Faust si prepara a lasciare la sua vita di studioso, una matricola ha con Mefistofele, che crede Faust, un colloquio sugli studi che vorrebbe intraprendere. Uscito lo studente, Faust e Mefistofele partono a volo sul mantello di quest’ultimo.


La taverna di Auerbach a Lipsia

Quattro studenti bevono e cantano. Sopraggiungono Faust e Mefistofele; che canta ai presenti la “Canzone della pulce” e poi li suggestiona con le sue arti magiche, se ne fa beffe e li lascia sbalorditi e sconcertati, scomparendo con Faust.


Cucina della Strega

Per procurare a Faust un filtro di giovinezza, Mefistofele lo accompagna da una strega. Nel laboratorio e cucina di colei assente c'è una famiglia di Gatti Mammoni, ovvero mostruose scimmie parlanti. Una di queste porge a Faust uno specchio dove egli può scorgere una bellissima figura di donna. La strega rientra, Mefistofele si fa riconoscere. Dopo strani esorcismi, Faust beve la pozione magica.


Una strada

Faust rivolge la parola alla giovane Margherita, mentre costei esce dal Duomo. La ragazza prosegue la sua via verso casa senza accettare la conversazione. Faust esige da Mefistofele che gli renda possibile sedurre al più presto la giovane.


Sera

Mefistofele e Faust entrano nella stanza da letto di Margherita e Mefistofele chiude nell’armadio di costei uno scrigno che contiene oggetti preziosi. I due escono. Mentre si spoglia per andare a dormire (e canta qui la canzone del “Re di Thule”) Margherita scopre il cofanetto.


Una passeggiata

Mefistofele informa Faust che la madre di Margherita, inquieta per la loro origine misteriosa, ha consegnato a un prete i gioielli trovati dalla figlia. Faust esige da Mefistofele che rinnovi il dono e gli dia la possibilità di incontrare la ragazza.


La casa della vicina

Marta, la vicina di casa di Margherita, sta parlando con costei del secondo scrigno di gioielli che la giovane ha trovato nella propria stanza, quando Mefistofele si presenta ad annunciarle la morte del marito, avvenuta in Italia. Poi, con la scusa di fornirle una testimonianza legalmente valida, ottiene di poter tornare la sera medesima insieme a Faust.


Una strada

Faust dovrà testimoniare il falso circa la morte del marito di Marta, gli dice Mefistofele. E' la condizione per poter incontrarsi con Margherita.


Giardino

Margherita e Faust, Marta e Mefistofele passeggiano nel giardino. Mentre Margherita racconta a Faust della propria esistenza e Faust le dichiara il suo amore, Marta lascia intendere a Mefistofele di non voler rimanere a lungo vedova.


Un chiosco da giardino

Primo bacio di Faust e Margherita. Il colloquio é interrotto dal sopraggiungere di Mefistofele. Le due donne rientrano nelle loro case.


Bosco e caverna

Monologo di Faust. Sconvolto dalla passione egli ha abbandonato la città per le foreste. Si rivolge allo Spirito della Terra per ringraziarlo dei suoi doni, ma anche per lamentare il proprio asservimento a Mefistofele. Quest'ultimo lo incita a lasciare gli scrupoli e a sedurre Margherita.


La stanza di Gretchen

Lavorando all’arcolaio, Margherita canta la propria pena amorosa.


Il giardino di Marta

Margherita interroga Faust sui suoi sentimenti religiosi. La risposta di Faust, che è quella di un panteista romantico, lascia assai perplessa la cristiana Margherita: d’altronde, essa avverte in Mefistofele qualcosa che le repugna. Faust le da un sonnifero perché la madre non si svegli quando, quella notte, egli verrà da lei. Uscita Margherita, sopraggiunge Mefistofele a schernire gli entusiasmi amorosi di Faust.


Alla fontana

Conversazione di Margherita e di Lieschen. Quest’ultima le parla di una comune conoscente che aspetta, fuori del matrimonio, un figlio. Margherita monologa sulla propria colpa.


Bastione

Nella sua angoscia, Margherita prega una immagine della Vergine.


Notte

Valentino, soldato, fratello di Margherita, ha saputo delle dicerie che corrono sul conto della sorella. Nella notte vengono avanti Faust e Mefistofele. Mefistofele canta, accompagnandosi con la chitarra, sotto le finestre di Margherita. Nel duello che segue, Faust, con l’aiuto di Mefistofele, ferisce a morte Valentino. Accorre gente, scendono per la via Margherita e Marta. Prima di morire Valentino maledice la sorella.


Duomo

Durante un ufficio dei morti, Margherita é tormentata dalle parole che le viene mormorando uno Spirito maligno, fino a perdere i sensi.


Notte di Valpurga

Sulle montagne dello Harz, Mefistofele e Faust, guidati da un fuoco fatuo, salgono verso la grande festa di Satana, in mezzo a una folla di streghe e stregoni. Nella tregenda, Faust balla con Lilith, Mefistofele con una vecchia strega. Improvvisamente Faust scorge una figura femminile che somiglia a Margherita, ma come se già fosse morta. Mefistofele cerca di distrarlo da quella apparizione.


Il sogno della notte di Valpurga

Intermezzo musicale. Intorno al motivo delle nozze d'oro di Oberon e Titania, al suono d’una musica di rane e di insetti, personaggi umani e animali, allegorici o simbolici, si succedono a dire le loro quartine, fino a che l’alba li dissolve.


Giornata cupa – Campagna

Faust maledice Mefistofele e gli impone di soccorrere Margherita imprigionata e condannata a morte.


Notte - Aperta campagna

Passando a cavallo presso un patibolo, Faust e Mefistofele scorgono streghe che vi eseguono loro pratiche empie.


Un carcere

Faust entra nel carcere dove Margherita, malcerta la ragione per i patimenti e l’angoscia, é in attesa della morte. Si fa riconoscere, la libera dalle catene. Ma Margherita rifiuta di seguirlo; e, quando si avvede della presenza di Mefistofele, si rimette al giudizio di Dio. Sopravviene l’alba. I due fuggono mentre, già quasi dall'oltretomba, Margherita ripete il nome dell’amato.


SECONDA PARTE DELLA TRAGEDIA

Atto primo

Luogo ameno

Nel crepuscolo, un coro di Elfi addormenta Faust. All’alba, una nuova energia 1o penetra, la contemplazione dell’iride che il sole mattutino accende dal pulviscolo di una cascata lo restituisce all'attività.


PALAZZO IMPERIALE

Sala del Trono

L’Imperatore sta per parlare al suo Consiglio di Stato, quando Mefistofele si presenta a sostituire il buffone di corte. Il Cancelliere, il Comandante supremo dell’esercito, il Grande Tesoriere e il Maresciallo di Corte lamentano l'anarchia sociale ed economica dell’Impero. E Mefistofele propone di rimediare alle difficoltà economiche col reperimento dei tesori celati nel sottosuolo. Ma l'Imperatore preferisce, per il momento, festeggiare il Carnevale con una festa mascherata.


Ampia sala

Presentati da un Araldo si succedono gruppi di maschere e figurazioni allegoriche. Guidato da un giovane, avanza su di un carro Faust mascherato da Pluto, dio della ricchezza, seguito da Mefistofele in figura di Avarizia. Mefistofele, comparso in veste di dio Pan, col suo seguito di fauni, giganti, gnomi e ninfe, suggestiona la folla e lo stesso Imperatore. Un incendio fittizio, è sedato da Faust-Pluto.


Giardino

E il giorno che segue la mascherata. Faust e Mefistofele sono vicini all’Imperatore quando il Maresciallo di Corte, il Comandante dell’esercito e il Cancelliere gli annunciano che un nuovo ritrovato, la carta moneta, garantita dai tesori sepolti nel sottosuolo dell’Impero, sta animando l'economia del paese e risolvendo molti difficili problemi di finanza. L’Imperatore dispensa carta moneta fra i suoi cortigiani.


Galleria oscura

Poiché l’Imperatore pretende l’evocazione di Elena e di Paride, dice Mefistofele a Faust, è necessario che egli affronti la discesa alle Madri, armato di chiave magica; e ne torni con un tripode che si trova in fondo all’abisso. Faust accetta e scende nel mondo delle Madri.


Sale vivamente illuminate

In attesa delle spettacolo di magia, i cortigiani si affollano intorno a Mefistofele che distribuisce buoni consigli e ironici rimedi.


Sala dei Cavalieri

L’Imperatore e il suo seguito prendono posto per assistere allo spettacolo di magia. Mefistofele fa da suggeritore all’Astrologo. Apparizione di Paride e di Elena, variamente commentata dagli spettatori. Faust tenta di impedire che Paride rapisca Elena; e dopo una esplosione tutto si dissolve in oscurità e tumulto.


Atto secondo

Una stanza gotica a volta, stretta e alta

Mentre Faust dorme, Mefistofele, indossata la vecchia pelliccia dello studioso, parla col famulus di Wagner, che è divenuto alta autorità accademica e attende sempre il ritorno di Faust. Sopraggiunge, ormai Baccalaureus, il giovane che al tempo del primo incontro tra Faust e Mefistofele, aveva parlato a quest'ultimo scambiandolo per il dottor Faust del proprio avvenire di studente. Il giovane tratta sprezzantemente quello che crede il suo vecchio maestro, poi se ne va.


Laboratorio

Wagner sta lavorando alla creazione artificiale di un essere vivente, quando sopraggiunge Mefistofele. Nella fiala si forma Homunculus che si libra su Faust addormentato, descrive quel che egli sta sognando (la scena degli amori di Leda e del Cigno) e propone a Mefistofele di raggiungere insieme a Faust le pianure di Tessaglia, dove ogni anno si celebra con una assemblea di fantasmi e di creature mitiche l’anniversario della battaglia di Farsalo. I tre partono a volo.


NOTTE DI VALPURGA CLASSICA

I campi di Farsaglia

Monologo della strega tessala Erittone, I tre viaggiatori dell’aria scendono in terra greca.


[Lungo il Peneio superiore]

Mefistofele dialoga con Grifoni, Sfingi, Sirene. Faust chiede alle Sfingi dove gli sia dato di trovare Elena.


[Lungo il Peneio inferiore]

Sul fiume Peneio, Faust crede rivedere la scena di Leda al bagno. Appare il centauro Chirone. Faust lo interroga sugli antichi eroi e su Elena. Chirone lo accompagna dalla sibilla Manto che lo avvia agli inferi, a incontrare Persefone.


[Lungo il Peneio superiore]

Episodi simbolici della disputa fra vulcanisti e nettunisti. Seismos provoca un terremoto, i Grifoni incaricano Formiche e Dattili di raccogliere i minerali d'oro che affondano nella terra sconvolta, i Pigmei combattono contro le Gru. Mefistofele si fa ingannare dai fantasmi delle Lamie e della Empusa, Homunculus si accoda ai filosofi Talete e Anassagora che disputano sulle cause dei mutamenti geologici. Mefistofele si rivolge alle Forcidi e assume l’aspetto d’una di esse.


Baie rocciose dell’Egeo

Fra i canti di Sirene, Nereidi e Tritoni si celebra la festa marina di Galatea. Homunculus, accompagnato da Talete, interroga prima il vecchio Nereo e poi Proteo per conoscere come debba fare per divenire un compiuto essere umano. Intanto avanza sulle onde notturne un corteo di figure mitologiche che accompagna la conchiglia di Galatea. La fiala di cristallo di Homunculus si spezza e il suo fuoco si fonde con le acque mentre il coro celebra Eros e i quattro elementi.


Atto terzo

Davanti al palazzo di Menelao a Sparta

Elena torna alla casa paterna e dialoga con un coro di ancelle troiane prigioniere, narrando degli ordini che Menelao suo sposo le ha impartiti. Mefistofele-Forcide, parlando come una vecchia custode della casa, rimprovera e ingiuria le Coretidi, sconvolge per un attimo, evocandone la vita trascorsa, il senno di Elena, le profetizza morte per mano di Menelao e la induce ad accettare di trasferirsi in un castello feudale che una gente nordica ha costruito non lontano da Sparta.


Cortile interno del castello

Nella corte del castello Elena si incontra con Faust in figura di cavaliere. Episodio di Linceo. Simbolico passaggio dal mondo classico a quello feudale. Faust assegna in feudo ai suoi compagni le terre di Grecia. Evocazione dell’Arcadia.


La scena si trasforma completamente

Nelle grotte d'Arcadia, dagli amori di Elena e Faust è nato Euforione che, in brevissimo tempo, percorre una impetuosa esperienza, tenta il volo, e muore mentre - assunto a simbolo di G. Byron - tenta aiutare la lotta del popolo greco per l’indipendenza. Elena si dissolve fra le braccia di Faust, le sue vesti lo trasportano in aria. Mentre la corifea Pantalide raggiunge Elena nell’Ade, le Coretidi cantano il loro dissolversi in elementi naturali. L’atto si conclude con l’evocazione di un baccanale. Mefistofele depone le vesti di Forcide.


Atto quarto

Alta montagna

Monologo di Faust, che una nuvola ha lasciato su di uno sperone alpino. Sopraggiunge, su di un paio di stivali delle sette leghe, Mefistofele, che espone a Faust i propri desideri di borghese ricco e libertino atteggiato a monarca del Settecento. Faust gli replica proponendogli di aiutarlo in un progetto destinato a sottrarre al mare, con un sistema di dighe, una nuova terra. Musica guerriera da notizia del passaggio di un esercito. E Mefistofele spiega che l’Imperatore sta marciando contro le forze di un usurpatore, un Antimperatore, che le lotte di fazione gli hanno concitato contro; se loro due gli porgeranno aiuto, l’Imperatore potrà concedere a Faust, in feudo, la terra che egli progetta di strappare al mare. Tre combattenti demoniaci si presentano, agli ordini di Mefistofele, a dare man forte.


Sui contrafforti

L’Imperatore, insieme al suo Generalissimo, osserva la disposizione delle truppe per la battaglia imminente. Faust si presenta e propone l’aiuto dei suoi poteri magici. Iniziata la battaglia, Mefistofele fa intervenire i suoi tre soldati demoniaci, provoca allucinazioni fra i nemici e spinge all’attacco delle loro schiere un’armata di fantasmi che animano antiche armature.


Tenda dell’Antimperatore

Dopo una scena di saccheggio, interrotta dal sopravvenire di guardie imperiali che lo svolgimento della battaglia ha sconcertate e turbate, l’Imperatore procede a conferire ai suoi fedeli feudatari le maggiori cariche della corte imperiale. L'arcivescovo esige poi che tutte le terre dove sorsero gli accampamenti imperiali siano date alla Chiesa; e che un tempio vi sia eretto in espiazione dell’ausilio fornito dalle forze diaboliche. Anche sulle terre che Faust, seppure ancora sommerse, ha avuto in feudo, la Chiesa pretende l'esercizio di futuri diritti.


Atto quinto

Aperta campagna

Un viandante torna dopo molto tempo a salutare una coppia di vecchi coniugi, Filemone e Bauci, che lo salvarono, naufrago su quelle rive. Ma il mare è stato allontanato dalle dighe erette per iniziativa di Faust, gli spiegano i due vecchi; e non senza soccorso diabolico. Campi ora si stendono dov'erano le onde.


Palazzo

Faust, ormai vegliardo, assiste all’arrivo di molte navi cariche di merci preziose che Mefistofele, datosi alla pirateria, ha assalito viaggiando i mari. Ma Faust vuole sloggiare i due vecchi dalla loro casetta e far suoi i vecchi tigli che la ombreggiano; autorizza ormai Mefistofele ad agire.


Notte profonda

Linceo, la vedetta, vede e lamenta l'incendio della casupola. Mefistofele, tornato dall'impresa con i suoi tre scherani, descrive brevemente l’uccisione dei due vecchi e del Viandante, intervenuto a loro difesa. Faust maledice gli assassini.


Mezzanotte

Quattro figure femminili, simboliche di miseria e affanno, si avvicinano alla casa di Faust. La Cura vi penetra. Faust riesce a resisterle senza far uso di formule magiche, riconfermando invece la propria fiducia nella ragione e nell'azione. La Cura acceca Faust; ma Faust rifiuta di lasciarsi abbattere anzi ordina di riprendere i grandiosi lavori già progettati.


Grande cortile antistante il palazzo

Mefistofele guida i Lemuri a scavare la fossa per Faust. Faust crede che i colpi delle vanghe dei Lemuri siano quelli dei suoi operai al lavoro. Immagina che nelle nuove terre milioni d’uomini potranno vivere uniti e liberi e, presentendo la gioia di quel momento, muore.


Sepoltura

Mentre i Lemuri interrano il corpo di Faust, Mefistofele spia l’uscita dell’anima per trascinarla nell'inferno e da ordine ai suoi diavoli di tenersi pronti ad afferrarla. Ma schiere angeliche scendono dall’alto e spargono rose che inutilmente i diavoli cercano di distruggere. Mefistofele si distrae ad ammirare voglioso le forme degli angeli adolescenti; e intanto la parte immortale di Faust è portata verso l'alto dagli angeli lasciando il diavolo a lamentare la propria sconfitta.


Gole montane

In un paesaggio di rupi e foreste, santi anacoreti, tra cori di infanti e di angeli. Voci di peccatori pregano la Vergine per il perdono della parte immortale di Faust. Fra quelle, l’essere che fu Margherita lo guiderà ad una nuova vita.



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