IL CAPPOTTO
Nikolaj Vasil'evic Gogol'
*2005 - Editore Fermento
Collana - Percorsi della memoria
Genere - Letterature Straniere
IL CAPPOTTO fu scritto da Gogol' durante il suo lungo soggiorno in Italia.
Protagonista della vicenda è un povero scrivano, un certo Akakij Akakjevic Bascmac'kin: e già basta questo nome, che l'autore stesso definisce goffo, ad indicare che si tratta di un autentico povero diavolo, dimenticato dalla fortuna.
Egli è la persona più insignificante e meschina che si possa immaginare: è onestissimo, questo sì, ma ahimè non brilla certo per intelligenza. C'è solo una cosa che Akakij riesce a fare: copiare in bella i documenti dell'ufficio in cui lavora; ad altro egli non pensa neppure, e del resto il suo stipendio è talmente misero da non consentirgli alcuna possibilità di evasione.
Un bel giorno, Akakij decide di farsi un cappotto nuovo, in sostituzione di quello vecchio ormai letteralmente consunto; e nonostante le sue debolissime risorse economiche, egli riesce nel proprio intento.
A questo punto, gli pare ormai di aver toccato il settimo cielo per la gioia.
Ma la sua soddisfazione dura ben poco, perché alcuni malviventi lo derubano del suo tanto atteso cappotto nuovo.
La situazione precipita: Akakij cerca aiuto, o almeno comprensione, nel suo prossimo, ma urta contro un muro di egoismo e di indifferenza: finché, incapace di reagire, il povero scrivano muore, solo e privo di conforto come sempre era vissuto.
Ma le cose non si fermano qui: Gogol' ci riserva un finale a sorpresa, di sapore surrealistico, che ristabilisce in chiave puramente ironica la giustizia, quando ormai è troppo tardi affinché Akakij possa goderne i vantaggi.
Sotto il disinvolto andamento della lettura di questo romanzo non è difficile cogliere tutta l'amarezza e l'indignazione che ispirano l'autore, e che si manifestano soprattutto nelle impietose descrizioni dei personaggi altolocati con cui Akakij viene in contatto.
Gogol' gioca molto su questo contrasto tra la lievità dello stile e la serietà del contenuto..., vivacità del dialogo e istrionesca descrizione degli ambienti e dei comportamenti. Ed è proprio il povero Akakij la vittima principale dello spirito umoristico dell'autore, in coerenza con questa sua impostazione, che consiste nel concentrare il massimo di comicità nei punti più penosi e malinconici della vicenda: si notano nel nostro misero impiegatuccio, l'impaccio nel parlare, la timidezza nei rapporti umani l'inguaribile debolezza nei momenti decisivi.
Nikolaj Vasil'evic Gogol' (1809 - 1852) è uno tra i più noti ed amati scrittori della grande letteratura russa dell'Ottocento.
Ancora giovane, egli si impose alla critica per il suo talento, che gli valse l'amicizia dei maggiori letterati del tempo. Gli fu anche attribuita una cattedra di storia all'università di Pietroburgo, ma dopo solo un anno egli lasciò l'incarico, non sentendosi tagliato per questo tipo di studi. Preferì invece recarsi all'estero, ed iniziò una serie di peregrinazioni che lo spinsero tra l'altro a soggiornare a lungo in Italia.
Quando morì aveva abbandonato già da tempo l'attività creativa, in seguito ad una profonda crisi mistica, che lo indusse persino a distruggere il manoscritto della seconda parte de LE ANIME MORTE, il romanzo rimasto incompiuto che costituisce il suo capolavoro.
Nel romanzo de IL CAPPOTTO benché a tutta prima ciò non appaia ai nostri occhi, perché le sue opere sembrano animate da una fresca ventata di umorismo. In lui circola una ricca e gradevolissima vena satirica, che trae spunto dalle visi delinea la contorta e indecifrabile psicologia di Gogol',olente contraddizioni della società russa della prima metà dell'Ottocento, ancora legata a schemi rigidamente feudali (si pensi che la servitù della gleba venne abolita soltanto a partire dal 1861).
Nel mirino di Gogol' entrano un po' tutti: funzionari corrotti e arroganti, aristocratici oziosi e prepotenti, impiegati abituati all'ipocrisia, poveri diavoli rassegnati a patire soprusi di ogni genere.
Naturalmente, la simpatia dell'autore va a questi ultimi, il che può far sorgere l'impressione che egli fosse spinto da ideali politici progressisti; ma ciò non è del tutto vero, anche se le sue preoccupazioni morali e sociali furono indubbia,mente sincere.
A Gogol' interessava soprattutto scandagliare l'animo umano: la descrizione del comportamento dei personaggi concreti, immersi in una precisa società ed in una precisa cultura, non era che un pretesto, o meglio il necessario supporto. E ciò vale anche per il modo con cui i fatti ed i personaggi vengono illustrati: apparentemente egli sembra restare fedele ad una tecnica di rappresentazione realistica, ma in pratica attua una continua e sistematica deformazione grottesca del reale, aprendo in esso squarci fantastici, che talvolta paiono proiettare veri e propri incubi.
Protagonista della vicenda è un povero scrivano, un certo Akakij Akakjevic Bascmac'kin: e già basta questo nome, che l'autore stesso definisce goffo, ad indicare che si tratta di un autentico povero diavolo, dimenticato dalla fortuna.
Egli è la persona più insignificante e meschina che si possa immaginare: è onestissimo, questo sì, ma ahimè non brilla certo per intelligenza. C'è solo una cosa che Akakij riesce a fare: copiare in bella i documenti dell'ufficio in cui lavora; ad altro egli non pensa neppure, e del resto il suo stipendio è talmente misero da non consentirgli alcuna possibilità di evasione.
Un bel giorno, Akakij decide di farsi un cappotto nuovo, in sostituzione di quello vecchio ormai letteralmente consunto; e nonostante le sue debolissime risorse economiche, egli riesce nel proprio intento.
A questo punto, gli pare ormai di aver toccato il settimo cielo per la gioia.
Ma la sua soddisfazione dura ben poco, perché alcuni malviventi lo derubano del suo tanto atteso cappotto nuovo.
La situazione precipita: Akakij cerca aiuto, o almeno comprensione, nel suo prossimo, ma urta contro un muro di egoismo e di indifferenza: finché, incapace di reagire, il povero scrivano muore, solo e privo di conforto come sempre era vissuto.
Ma le cose non si fermano qui: Gogol' ci riserva un finale a sorpresa, di sapore surrealistico, che ristabilisce in chiave puramente ironica la giustizia, quando ormai è troppo tardi affinché Akakij possa goderne i vantaggi.
Sotto il disinvolto andamento della lettura di questo romanzo non è difficile cogliere tutta l'amarezza e l'indignazione che ispirano l'autore, e che si manifestano soprattutto nelle impietose descrizioni dei personaggi altolocati con cui Akakij viene in contatto.
Gogol' gioca molto su questo contrasto tra la lievità dello stile e la serietà del contenuto..., vivacità del dialogo e istrionesca descrizione degli ambienti e dei comportamenti. Ed è proprio il povero Akakij la vittima principale dello spirito umoristico dell'autore, in coerenza con questa sua impostazione, che consiste nel concentrare il massimo di comicità nei punti più penosi e malinconici della vicenda: si notano nel nostro misero impiegatuccio, l'impaccio nel parlare, la timidezza nei rapporti umani l'inguaribile debolezza nei momenti decisivi.
Nikolaj Vasil'evic Gogol' (1809 - 1852) è uno tra i più noti ed amati scrittori della grande letteratura russa dell'Ottocento.Ancora giovane, egli si impose alla critica per il suo talento, che gli valse l'amicizia dei maggiori letterati del tempo. Gli fu anche attribuita una cattedra di storia all'università di Pietroburgo, ma dopo solo un anno egli lasciò l'incarico, non sentendosi tagliato per questo tipo di studi. Preferì invece recarsi all'estero, ed iniziò una serie di peregrinazioni che lo spinsero tra l'altro a soggiornare a lungo in Italia.
Quando morì aveva abbandonato già da tempo l'attività creativa, in seguito ad una profonda crisi mistica, che lo indusse persino a distruggere il manoscritto della seconda parte de LE ANIME MORTE, il romanzo rimasto incompiuto che costituisce il suo capolavoro.
Nel romanzo de IL CAPPOTTO benché a tutta prima ciò non appaia ai nostri occhi, perché le sue opere sembrano animate da una fresca ventata di umorismo. In lui circola una ricca e gradevolissima vena satirica, che trae spunto dalle visi delinea la contorta e indecifrabile psicologia di Gogol',olente contraddizioni della società russa della prima metà dell'Ottocento, ancora legata a schemi rigidamente feudali (si pensi che la servitù della gleba venne abolita soltanto a partire dal 1861).
Nel mirino di Gogol' entrano un po' tutti: funzionari corrotti e arroganti, aristocratici oziosi e prepotenti, impiegati abituati all'ipocrisia, poveri diavoli rassegnati a patire soprusi di ogni genere.
Naturalmente, la simpatia dell'autore va a questi ultimi, il che può far sorgere l'impressione che egli fosse spinto da ideali politici progressisti; ma ciò non è del tutto vero, anche se le sue preoccupazioni morali e sociali furono indubbia,mente sincere.
A Gogol' interessava soprattutto scandagliare l'animo umano: la descrizione del comportamento dei personaggi concreti, immersi in una precisa società ed in una precisa cultura, non era che un pretesto, o meglio il necessario supporto. E ciò vale anche per il modo con cui i fatti ed i personaggi vengono illustrati: apparentemente egli sembra restare fedele ad una tecnica di rappresentazione realistica, ma in pratica attua una continua e sistematica deformazione grottesca del reale, aprendo in esso squarci fantastici, che talvolta paiono proiettare veri e propri incubi.
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