AUTORITRATTO DI BENOZZO GOZZOLI
Cappella dei Magi - Palazzo Medici Riccardi - Firenze
Benozzo Gozzoli, nome con il quale è noto il pittore Benozzo di Lese (Firenze 1420 - Pistoia 1497), entra nel 1444 nella bottega del Ghiberti, e lavora per un triennio alla seconda porta del Battistero di Firenze..., nel 1447 va con Beato Angelico ad Orvieto dove collabora alla dipintura della Cappella di San Brizio nel Duomo della città, e dal pio monaco eredita più le grazie terrene che gli accesi spiriti della fede.
Con lui va anche a Roma fino alla metà del 1449, dove dipinge nella cappella niccolina, e, tra il 1450 ed il '52, invitato a Montefalco nell'Umbria, dipinge dodici affreschi con la vita del Poverello nella chiesa del santo.
Gli esempi d'Assisi sono una semplice traccia del ciclo, ché Fra Giovanni e la sua scuola forniscono gli elementi delle composizioni e qualche spunto ben visibile.
Le figure ancora secche e goffe non liberano i movimenti dal monotono impaccio delle vesti..., i corpi hanno un'incerta struttura..., le teste con gli occhi imbambolati mostrano talora forte o affettuosa compunzione, ed i ridenti paesi si spiegano fra monti e valli.
A Viterbo, Benozzo eseguisce le nove storie di Santa Rosa nella chiesina omonima, distrutte nel Seicento, e non migliora lo stile né in una "Madonna e quattro santi" (1456) della Pinacoteca di Perugia né in altre pitture religiose.
Imprevedibile è il progresso fatta nella decorazione della cappella di Palazzo Riccardi in Firenze (1459).
Intorno alla pregevole "Natività" di Filippo Lippi - oggi nel Museo di Berlino - lussureggiava su tre pareti la fantasia dell'apparatore.
Il corteo dei "Re Magi" (Cosimo, Piero e Lorenzo de' Medici) a cavallo, con abiti di broccato, scintillanti d'oro e di gemme, comprende, fra i ritratti dei fiorentini contemporanei, il patriarca di Costantinopoli e l'imperatore Giovanni Paleologo.
Quella folla parlante, in cui non si desiderano i paggi, percorre le difficili strade che girano intorno alle rocce, mentre la campagna toscana si apre luminosa e quasi abbigliata negli sfondi degli "Angeli in adorazione".
Il colorito vistoso ed il materiale commento della suntuosità medicea si attenuano e si svisano nella "Vita di Sant'Agostino" a San Gimignano..., qui Benozzo continua a tramandare, con il segno aspro del fisionomista e con il sussiego del cerimoniere, l'aspetto dei suoi compatrioti, ma negli sfondi si rinnovano le architetture...., notevole il gusto del colore pungente e fantasticvo che caratterizza il paesaggio.
La grandiosità dei soggetti non conosce ritegno sulle vaste pareti del Camposanto di Pisa..., la "Torre di Babele" accozza anacronismi..., e la perduta "Visita della regina Saba" doveva esporsi allo stesso pericolo.
