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mercoledì 27 agosto 2014

I MUSICANTI DI BREMA (The Musicians of Bremen) Fiaba dei Fratelli Grimm (Statua di Gerhard Marcks)



I musicanti di Brema (in tedesco Die Bremer Stadtmusikanten) è una fiaba tedesca narrata dai fratelli Jacob e Wilhelm Grimm.

È notissima la fiaba dei quattro animali che, per sfuggire ad una sorte avversa, si allontanano dai loro padroni e decidono di formare una singolare orchestra di suonatori ambulanti. La città di Brema, in Germania, li ha voluti ricordare con una graziosa scultura in bronzo di Gerhard Marcks, posta a fianco del portone occidentale del vecchio Municipio.


Un uomo aveva un asino che per parecchi anni aveva, di buona voglia, portato i sacchi al mulino, ma ormai s'era fatto vecchio e debole, sicché diventava di giorno in giorno meno buono al lavoro. Il padrone già pensava di risparmiar la spesa della biada levandolo dal mondo, sicché l'asino, fiutato il vento cattivo, un bel giorno scappò e si mise in via per andare a Brema.
"Laggiù - pensava - potrò far parte della musica cittadina".
Dopo un po'di strada trovò un cane da caccia che ansava come uno che ha fatto una gran corsa.
- Ehi là, mastro Addenta! - domandò l'asino. - Com'è che sei così ansante?
- Son vecchio - rispose il cane - e m'indebolisco un giorno più dell'altro, tanto che non posso più neppure andare a caccia, e siccome il mio padrone mi voleva ammazzate, sono scappato via; ma ora come farò a guadagnarmi il pane?
- Senti - disse l'asino - io vado a Brema per iscrivermi nella banda civica. Vieni con me e soneremo insieme: io il mandolino e tu il tamburo.
II cane fu contento e andarono avanti insieme. Non erano andati molto che incontrarono un gatto che se ne stava a sedere mogio mogio lungo la via, con un muso da funerale.
- Ohé, Baffilustri! - disse l'asino. - Che t'è successo che sei così di malumore?
- E potrei esser di buon umore con la disgrazia che mi aspetta? - rispose il gatto. - Siccome sto invecchiando e i denti mi si spuntano e sto a far le fusa sulla stufa a piuttosto di andare a caccia dei topi, la mia padrona mi voleva affogare. Io son riuscito a scappar via, ma ora dove me ne devo andare?
- Vieni a Brema con noi: tu t'intendi di musica notturna, potrai ben fare il bandista.
Al gatto piacque la proposta e andò con quegli altri due. Presto i tre fuggiaschi arrivarono a un castello e lì, davanti al portone, un galletto cantava a perdifiato.
- O Testarossa - disse l'asino - tu strilli da levar di cervello. O che hai?
- Annunzio il tempo buono, - rispose il gallo, - perché oggi è il giorno che la Madonna ha lavato le camicine al Bambino Gesù e le vuole asciugare; domani è domenica, ci saranno degli invitati, e la padrona, senza pietà, ha detto alla cuoca che domani mi metta in pentola e stasera mi tiri il collo. Per questo oggi grido con tutta l'anima per l'ultima volta.
- O senti, Testarossa - gli disse allora I'asino - vuoi venir con noi, invece? Noi si va a Brema: e tu del resto, qualcosa meglio della morte lo troverai dappertutto. Tu hai una bella voce, e quando saremo tutt'insieme faremo un'orchestra stupenda.
Il gallo si persuase e se ne andarono tutti e quattro.
In una giornata però non potevano arrivare alla città, e verso sera si trovarono in un bosco dove pensarono di passar la notte. L'asino e il cane si sdraiarono sotto un grand'albero, il gatto e il gallo andarono sui rami, ma il gallo, per esser più sicuro, volò proprio in vetta in vetta.
Prima di addormentarsi, il gallo si guardò intorno da tutte le parti e gli sembrò di vedere un lumicino lontano lontano, sicché gridò ai suoi compagni che in quei pressi ci doveva essere una casa, giacché si vedeva luce. Allora l'asino disse:
- Alziamoci dunque e andiamo laggiù, perché questo qui non è un gran bell'alloggio davvero!
Il cane per conto suo pensò che qualche osso con un po' di carne attaccata gli avrebbe fatto proprio comodo, sicché si misero tutti in via nella direzione della luce. E la luce diventò sempre più grande e più chiara, finchè arrivarono davanti ad una casa di briganti molto ben illuminata.
L'asino, essendo il più grande, s'avvicinò alla finestra e guardò dentro.
- Che cosa vedi tu, nobil destriero? - domandò il gallo.
- Che cosa vedo? Una tavola apparecchiata e imbandita con ogni ben di Dio e, torno torno a sedere, ci son dei briganti che se la godono.
Davvero! Se ci fossimo noi invece di loro!
Le bestie tennero consiglio sul modo di scacciar i briganti da quella casa e, alla fine, il mezzo lo trovarono.
L'asino si mise alla finestra con le due zampe davanti; il cane montò sulla schiena dell'asino; il gatto s'arrampico sul cane, e il gallo volò su tutti e si mise sulla testa del gatto. Appena fatto questo, a un dato segnale, i quattro musicanti cominciarono la loro musica: l'asino ragliò, il cane abbaiò, il gatto miagolò e il gallo cantò; poi si precipitarono nella stanza con tale impeto da far trillare tutti i vetri della finestra. A quel frastuono i briganti balzarono in piedi spaventati credendo che fossero entrati gli spettri in casa e scapparon via per la foresta come avessero le ali.
Allora i quattro amici si misero a tavola a far onore a quel. ch'era rimasto: e mangiarono con tanta avidità come se avessero dovuto imbottirsi lo stomaco per un mese. Poi spensero i lumi e cercarono un posto per dormire, ognuno secondo la sua natura. L'asino si sdraiò sul concime, il cane dietro la porta, il gatto sul fornello, accanto alla cenere calda, e il galletto si appollaiò sopra una trave: e stanchi com'erano del lungo cammino presto tutti s'addormentarono.
Dopo mezzanotte, i briganti videro che nella casa non c'era più luce e tutto pareva tranquillo, sicché il loro capo disse:
- Abbiamo fatto male a lasciarci prendere dalla paura.
E ordinò ad uno di andar ad ispezionare la casa.
Quello andò e trovò tutto tranquillo: s'avviò allora in cucina per accender un lume e subito vide gli occhi del gatto così lucenti che gli sembraron due carboni accesi, ma quando ci accostò un fiammifero per accenderlo, il gatto non volle saper di discorsi, gli si avventò al viso e lo coprì di graffi. Lui allora, pieno di paura, scappò e voleva svignarsela dalla porta di dietro, ma il cane ch'era lì sdraiato gli saltò addosso e gli addentò una gamba. Quando poi passò nel cortile sopra il concime, l'asino gli lasciò andare un bel calcio con la zampa di dietro, mentre il gallo, svegliato di soprassalto, gridava dall'alto della trave:- Chicchirichì!!
Il brigante andò via a rotta di collo, corse dal suo capo e raccontò:
- In casa c'è' una strega maledetta che mi ha dato una fiatata sulla faccia e poi mi ha sgraffiato con le sue lunghe dita; accanto alla porta c'è un uomo con un coltellaccio che mi ha fatto un buco in una gamba; nel cortile c'è sdraiato un coso nero che m'ha picchiato con una mazza di legno, e sul tetto c'è il giudice che urla:
- "Portatelo qui il brigante! Portatelo qui! Portatelo qui!". - Io naturalmente sono scappato via di corsa.
D'allora in poi i briganti non si fidaron più di tornare nella casa e i quattro bandisti di Brema ci si trovarono tanto bene che non vollero muoversi più.

Stretta la foglia e larga la via:
dite la vostra che ho detto la mia.


I quattro suonatori di Brema - Gerhard Mancks 
Presso il portone occidentale del vecchio Municipio di  Brema

Ecco i quattro simpatici musicanti protagonisti della nota fiaba dei fratelli Grimm riportata sopra - disposti "a piramide" e raffigurati nell'atto di effettuare il loro strano concerto: lo scultore, che ama la schematizzazione delle forme, ha saputo rappresentarli nei loro caratteri essenziali con vivacità ed umorismo: a me sembra di sentire un sonoro raglio, un potente latrato, un minaccioso miagolio, dominati da un allegro e squillante chicchirichììì.....

L'osservazione della realtà, come delle opere d'arte, si compie attraverso i sensi, che portano le impressioni al cervello per tradurle in idee e sentimenti.


Gerhard Marcks (Berlino, 18 febbraio 1889 – Darmstadt, 13 novembre 1981), è stato professore nelle scuole di Belle Arti a Weimar, Amburgo e Colonia. Autorevole rappresentante dell'espressionismo tedesco del dopoguerra, si è imposto per aggraziate figure giovanili e per divertenti sculture di animali, trattate con aperto umorismo, anche se con scarso senso plastico. Durante la prima guerra mondiale ha servito l'esercito tedesco, ciò gli ha causato dei problemi di salute a lungo periodo. Quando Walter Gropius fondò la Bauhaus nel 1919 fu chiamato come insegnante. Durante il periodo nazista fu collocato tra gli artisti degenerati.

mercoledì 20 ottobre 2010

BIANCANEVE E I SETTE NANI (Snow With and the Seven Dwarf) - Jacob e Wilhelm Grimm (Disegni da colorare)



BIANCANEVE E I SETTE NANI (Snow With and seven Dwarf)

Fiaba tedesca narrata da Jacob e Wilhelm Grimm.



S'era nel cuor dell'inverno, e i fiocchi di neve venivan giù dal cielo come tante piume.
Una Regina sedeva cucendo davanti alla finestra incorniciata d'ebano: mentre cuciva e guardava la neve sul davanzale, sì punse un dito con l'ago, e tre gocce di sangue caddero sulla neve.
Siccome il rosso stava proprio bene sul bianco della neve, la Regina pensò:
- Vorrei avere un figliolo bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come l'ebano della finestra.
Poco dopo ebbe una figliolina che difatti era bianca come la neve e rossa come il sangue, e aveva i capelli neri come l'ebano: le misero nome Biancaneve.
Quando la bimba venne al mondo, la Regina morì.
Un anno dopo, il Re prese un'altra moglie: una bella donna, sì, ma fiera e superba, tanto che non poteva sopportar l'idea che ci fosse qualcuna più bella di lei.
Aveva uno specchio incantato e, quando ci si specchiava, diceva:

- Specchietto caro, specchietto degno,
la più bella chi è, di tutto il Regno?

E lo specchio rispondeva:

- Lo specchietto a voi s'inchina: la più bella è la Regina.

La Regina era tutta contenta, perché sapeva che lo specchio diceva la verità.
Intanto Biancaneve cresceva e diventava sempre più bella: quand'ebbe sett'anni, era bella come il sole. Un giorno la Regina interrogò lo specchio:

- Specchietto caro, specchietto degno, la più bella ehi è, di tutto il Regno 2

E lo specchio rispose:

- Lo specchio s'inchina a voi,
ma Biancaneve è più bella di voi.

La Regina si turbò, e diventò verde e gialla dall'invidia. Da quel momento, non poté più guardar Biancaneve che non si sentisse roder dentro dall'odio: e l'invidia e la superbia, che le cresce van nel cuore come l'erbe maligne, non le davan pace né giorno né notte.
Sicché un giorno mandò a chiamare il capocaccia e gli disse: - Piglia la bimba e portala nel bosco: non la voglio veder più: ammazzala e poi portamene il fegato e i polmoni, per provarmi che l'hai ammazzata davvero.
Il capocaccia ubbidì e portò la bimba. Ma quando tirò fuori il coltello da caccia e stava per bucare il cuore innocente di Biancaneve, lei cominciò a piangere:
- Caro capocaccia, lasciami la vita: io correrò per il bosco e non tornerò più a casa.
Era così bella, che il capocaccia n'ebbe compassione e disse: - Beh! Corri, corri pure, povera piccina! (Le bestie selvatiche ci penseranno loro a finirti! - pensava).
Eppure gli pareva d'essersi levato un gran peso dal cuore; a pensare di non aver da ammazzarla lui! Passava di lì, a salti, un cinghialetto: l'ammazzò, gli levò fegato e polmoni e li portò alla Regina, che, li fece cuocere col sale. Così quella cattiva li mangiò, e credette d'aver mangiato il fegato e i polmoni di Biancaneve. Intanto la povera piccina se ne andava nel gran bosco, sola sola, piena di paura, e guardava tutte le.foglie degli alberi, pensando a quel che poteva fare. Si mise a correre, e via via sulle pietre appuntite e tra le spine e tra le bestie selvatiche che le saltavano intorno senza farle niente di male, corse, corse, corse finché le ressero i piedi. Ma presto si fece buio, e lei vide una casina piccola piccola.
Entrò dentro per riposarsi. In quella casetta tutto era piccino, ma bellino e pulito quanto si può immaginare. C'era un tavolincino con la tovaglietta e sette piattini, ogni piattino col suo cucchiaino; poi sette coltellini e sette forchettine: e poi sette bicchierini. Alla parete c'erano sette lettini, uno accanto all'altro, con certi lenzuolini bianchi come la neve.
Biancaneve, che aveva tanta fame e tanta sete, mangiò da ogni piattino un po' d'erba e un po' di pane e bevve da ogni bicchierino una goccia di vino, perché non voleva prender tutto a una persona sola. Poi siccome era tanto stanca, provò ad entrare in uno di quei lettini, ma uno era troppo lungo, un altro troppo corto, nessuno era adatto: il settimo, finalmente, andava bene e lì rimase; fece la sua preghiera a Dio e si addormentò.
A notte fatta, arrivarono i padroni della casetta: erano sette nani di quelli che scavano i metalli nelle montagne. Accesero i loro sette lumicini, e, quando la casetta fu illuminata, il primo disse:
- Chi è stato a sedere sulla mia seggiolina?
- E il secondo:
- Chi ha mangiato nel mio piattino?
- E il terzo:
- Chi ha preso del mio panino? E il quarto:
- Chi ha mangiato della mia eroina?
- E il quinto:
- Chi ha bucato con la mia forchettina? E il sesto:
- Chi ha tagliato col mio coltellino? E il settimo:
- Chi ha bevuto dal mio bicchierino?
Allora il primo si guardò attorno, e vide che sul suo letto c’era una piccola buca, e disse:
- Chi è entrato nel mio lettino?
Gli altri accorsero e ognuno gridò:
- Anche nel mio c'è stato qualcuno!
Ma il settimo, quando andò a vedere il proprio letto, ci vide Biancaneve che dormiva. Allora chiamò gli altri, che vennero corsa e mandaron gridi di meraviglia. Quando ebbero preso i loro lumicini e gettato la luce su Biancaneve, cominciarono a gridare:
- Dio, Dio, Dio, com'è bella questa bimba!
E furon così contenti, che non la vollero svegliare e le lasciai continuare il sonno nel lettino. Il settimo nano dormì presso i suoi compagni, un'ora presso ciascuno e così passò la notte.
A giorno, Biancaneve si svegliò e quando vide i sette nani ebbe paura: ma loro furon tanto gentili, e domandarono:
- Come ti chiami?
- Mi chiamo Biancaneve - rispose lei.
- E come hai fatto a venire alla nostra casa?
Lei allora raccontò che la sua, matrigna l'aveva voleva fare ammazzare, ma il capocaccia le aveva lasciato la vita e lei era corsa per tutta una giornata, finché alla fine aveva trovato loro casetta.
Allora i nani dissero:
- Vuoi far le faccende per noi? Se tu vuoi cucinare, rifare i letti, lavare, cucire, ricamare e tener tutto pulito e tenere in ordine, allora puoi rimaner qui da noi e non ti faremo mancar di nulla.
- Sì, - rispose Biancaneve, - accetto di cuore.
E rimase da loro. Lei teneva la casa in ordine: loro, la mattin, andavano per i monti a cercar oro e altri metalli; poi, tornavano la sera e trovavan la cena imbandita. Durante la giornata, Biancaneve, restava sola e i buoni nanerottoli l’ammonivano:
- Sta' in guardia dalla tua matrigna! Presto verrà a sapere che tu sei qui: bada di non far entrar nessuno.
Ma invece la Regina, dopoché ebbe creduto d'aver mangiato il fegato e i polmoni di Biancaneve, pensava che lei era ormai la più bella e non si curava d'altro. Una volta andò davanti allo specchio e domandò:

- Specchietto caro, specchietto degno,
la più bella chi è, di tutto il Regno?

E lo specchio rispose:

- Lo specchio a voi s’inchina:
qui più bella è la Regina.
Ma fra i monti lontani lontani,
dove stanno i sette nani,
c’è Biancaneve, fulgida stella,
ch’è di voi mille volte più bella.

Allora si spaventò, perché sapeva che lo specchiò non diceva bugie: capì dunque che il capocaccia l'aveva ingannata e che Biancaneve era ancora viva. All'idea di non esser più lei la più bella di tutto il Regno, l'invidia non le dava pace; o pensa, pensa come avrebbe fatto ad ammazzare Biancaneve; quand'ebbe finalmente preso una risoluzione, si tinse la faccia e si travestì da vecchia rivendùgliola, sicché era impossibile riconoscerla. Così travestita, passò i sette monti per andare dai sette nani. Quando fu arrivata, bussò alla porta, e gridò:
- Bella mercanzia, da vendere, da vendere!
- Biancaneve s'affacciò alla finestra e disse:
- Buon giorno, buona donna: che avete da vendere?
- Roba bella, roba buona, - rispose quella. - Nastri di tutti i colori.
E tirò fuori un nastro di seta a colori.
- Una donna per bene come questa la posso far passare, pensò Biancaneve.
E, levato il paletto alla porta, comprò quel bel nastro.
- Come sei bella, bimba mia! - disse la donna. - Vien' qua, che il nastro te lo metta io alla vita, per bene.
Biancaneve non sospettò di nulla, si mise davanti a lei e si lasciò cingere il nastro, ma la vecchia strinse tutt'a un tratto con tanta forza, che Biancaneve si sentì mancare il fiato e cadde come morta.
- Ora, - disse la vecchia, - non sarai tu la più bella!
E detto questo, se n'andò via di corsa.
Poco tempo dopo, verso sera, tornarono a casa i sette nani, e figurarsi come si spaventarono vedendo distesa in terra la loro cara Biancaneve! Non si muoveva, non respirava; pareva proprio morta. La sollevarono, e vedendo ch'era stretta forte forte alla vita, tagliarono il nastro. Allora lei cominciò un po' a respirare e poi, a poco a poco, riprese i sensi.
Quando i nani sentirono quello ch'era successo, dissero:
- Quella vecchia rivendùgliola non era altro che la Regina. Sta' attenta, Biancaneve, e non far entrar nessuno, quando non ci siamo noi!
La cattiva donna, appena arrivata a casa, andò davanti allo specchio e domandò:

- Specchietto caro, specchietto degno,
la più bella chi è, di tutto il Regno?

E lo specchio rispose come prima:

- Lo specchietto a voi s'inchina;
qui più bella è la Regina.
Ma fra i monti lontani lontani,
dove stanno i sette nani,
c'è Biancaneve, fulgida stella,
ch'è di voi mille volte più bella.

Quando udì queste parole, lei si sentì agghiacciare dallo spavento, perché capì bene che Biancaneve era risuscitata. - Ma ora - disse - voglio pensar qualcosa che ti faccia morir per davvero!
E con le arti magiche che conosceva, fabbricò un pettine velenoso: poi si travesti e prese l'aspetto di un'altra, vecchia: così trasfigurata, passò i sette monti, andò dai sette nani, bussò alla porta e gridò:
- Bella roba, da vendere, da vendere!
Biancaneve s'affacciò e disse:
- Andatevene, io non posso far entrar nessuno.
- Ma guardare potrai, almeno! - disse la vecchia.
Così dicendo, tirò fuori il pettine velenoso e l'alzò. Alla bimba piacque tanto, che ne fu affascinata e aprì la porta.
Quando si furono intese sul prezzo, la vecchia disse:
- Ora ti voglio pettinar per bene.
La povera Biancaneve non pensò a niente di male e lasciò fare alla vecchia; ma appena questa le ebbe messo il pettine nei capelli, il veleno cominciò a far l'effetto e la bimba cadde tramortita.
- O bellezza miracolosa, - disse allora quella donnaccia, - stavolta è finita per te!
E se n'andò.
Per fortuna venne presto sera, e i sette nanerottoli tornarono a casa. Quando videro Biancaneve stesa in terra come una morta, subito sospettarono della matrigna: trovarono il pettine velenoso,
e appena glielo ebbero levato dai capelli, Biancaneve tornò in sé e raccontò quel ch'era successo. Allora essi l'avvertirono un'altra volta di stare in guardia e di non aprir la porta a nessuno.
Intanto la Regina, appena arrivata a casa, si mise davanti allo specchio e disse:

- Specchietto caro, specchietto degno,
la più bella chi è, di tutto il Regno?

E lo specchio rispose come prima:

- Lo specchietto a voi s’inchina:
qui più bella è la Regina.
Ma fra i monti lontani lontani,
dove stanno i sette nani,
c’è Biancaneve, fulgida stella,
ch’è di voi mille volte più bella.

Sentendo lo specchio parlar così, lei tremò tutta dalla rabbia e gridò:
- Biancaneve morirà, anche se ci dovessi rimetter la vita io!
Detto questo, entrò in una stanza segreta, dove non entrava mai anima viva, e lì dentro fece una mela tutta piena di veleno. Di fuori sembrava bellissima, bianca e rossa che faceva gola a vederla, ma chi ne avesse mangiato anche un pezzettino piccino piccino, sarebbe morto. Quando ebbe7fatto la mela, lei si tinse la faccia, e si travestì da contadina: e così passò i sette monti e andò dai sette nani.
Bussò: Biancaneve mise il capo fuor della finestra e disse:
- Non posso far passar nessuno: i sette nani me l'hanno proibito.
- Va bene - rispose la contadina; - troverò sempre da vender le mie mele. Anzi, te ne voglio regalare una.
No, - disse Biancaneve, - non posso accettar niente.
- O di che hai paura? Del veleno? - disse la vecchia. - Guarda: io taglio la mela in due: la parte rossa la mangi tu e quella bianca me la mangio io.
(La mela era fatta a malizia così: che soltanto la parte rossa era avvelenata).
Biancaneve se n'invogliò, e quando vide che la contadina ne mangiava, non seppe resistere: stese la mano e prese la mela avvelenata. Ma ne aveva messo in bocca appena un boccone, che cadde in terra morta. La Regina la guardò con un'occhiata feroce e disse:
- O bianca come neve, rossa come sangue, nera come l'ebano, questa volta i- nani non ti potranno resuscitare.
E quando la sera, a casa, domandò allo specchio:

- Specchietto caro, specchietto degno, la più bella chi è, di tutto il Regno?

Lo specchio finalmente rispose:

- Lo specchietto a voi s'inchina:
la più bella è la Regina.

Allora il suo cuore invidioso ebbe pace, quanta (s'intende) ne può avere un cuore invidioso.
Quando, la sera, i nanerottoli tornarono a casa, trovarono Biancaneve distesa in terra, senza fiato e senza vita. La sollevarono, cercarono per veder se c'era qualcosa di velenoso, la slacciarono, la pettinarono, la lavarono con l'acqua e col vino, ma non servì a niente. La cara bambina era morta, e morta rimaneva. La deposero in una bara, ci si misero intorno tutti e sette e la piansero per tre giorni. Finalmente la volevan seppellire, ma era ancora così fresca d'aspetto e aveva le gote così belle rosse, che loro dissero:
- Non si può, non si può seppellire sotto la terra nera!
E fecero fare una cassa trasparente, di cristallo, in modo che si potesse vedere da tutte le parti: poi ci scrissero in lettere d'oro il suo nome e che era una principessa. Finalmente misero la cassa sul monte e uno di loro stava sempre li a guardia. Anche le bestie s'avvicinavano e piangevano Biancaneve: venne una civetta prima, poi un corvo e da ultimo una colombella. Così, per molto tempo. Biancaneve giacque nella cassa senza guastarsi: sembrava, anzi, che dormisse, perché era ancora bianca come neve, rossa come sangue e di capelli neri come l'ebano.

Ora accadde che nel bosco capitò un principe, il quale si fermò alla casa dei nani per passarci la notte. Sul monte vide la cassa con dentro la bella Biancaneve e lesse quel che c'era scritto sopra a lettere d'oro. Allora disse ai nani:
- Datemi la cassa e ve la pagherò quanto volete.
Ma i nani risposero:
- Non la daremmo per tutto l'oro di questo mondo.
- Allora regalatemela - ribatté lui, - perché io non potrei più vivere senza veder Biancaneve. La onorerò e la terrò di conto come la mia cosa più cara.
Quando ebbe parlato così, i buoni nani si mossero a compassione di lui, e gli dettero la cassa. Il principe la fece metter sulle spalle dei suoi servitori e disse che la portassero via. Ora successe che i servitori inciamparono in un cespuglio, e, dalla scossa, il pezzo di mela avvelenata che Biancaneve aveva morso, le uscì di bocca. Poco dopo lei aprì gli occhi, alzò il coperchio della cassa, si sollevò: era resuscitata:
- Oh, Dio! - gridò. - Dove sono io mai?
E il principe, tutto contento, le disse:
- Sei presso di me.
Le raccontò quel ch'era accaduto e soggiunse:
- Tu mi sei cara più d'ogni altra cosa al mondo: vieni con me nel castello di mio padre e sarai mia moglie.
Biancaneve rispose di sì, andò con lui e fu preparato un magnifico sposalizio.
Alla festa fu invitata anche la perfida matrigna di Biancaneve, che, vestitasi splendidamente, andò davanti allo specchio e domandò:

- Specchietto caro, specchietto degno,
la più bella chi è, di tutto il Regno?

Lo specchio rispose:

- Lo specchietto a voi s'inchina:
qui più bella è la Regina.
Ma la giovin Reginella
è di voi mille volte più bella.

Allora la perfida donna scagliò una maledizione ed ebbe tanta paura, tanta paura, che non sapeva più che fare. Dapprima non voleva andare allo sposalizio, ma non aveva pace: sicché dovette uscire per veder la Reginella. Quando entrò nel palazzo, subito riconobbe Biancaneve e dallo spavento restò li senza poter muovere un passo. Ma già erano state messe al fuoco delle scarpe di ferro e furon portate nella stanza con le tanaglie, e messe davanti. a lei. Lei dovette infilarsi le scarpe arroventate e ballare, con quelle ai piedi, finché cadde morta.


COMMENTO ALLA FIABA

I fratelli Grimm raccolsero dalla viva voce del popolo le loro fiabe. Non, avevano intenzione di scrivere per i bambini, ma solo di effettuare studi sul folclore popolare, cioè sulle credenze e sulle abitudini di vita del popolo germanico.
Il risultato fu una raccolta di fiabe e leggende talmente belle che conquistò presto i lettori di tutto il mondo e ne poterono godere soprattutto i bambini.
In Biancaneve troviamo tatti gli elementi cari alla letteratura fiabesca: la matrigna, gelosa e invidiosa, la strega malvagia, la fanciulla bella e buona, e infime i nani, creature strane, custodi dei tesori favolosi che non possano e sanno usare.
La favola di Biancaneve ha fatto il giro di tutto il mondo e Walt Disney l'ha resa immortale in un cartone animato di rara bellezza accompagnato da musiche graziose, raffinate e squisitamente adattate all'argomento.





BIANCANEVE E I SETTE NANI

DISEGNI DA COLORARE
















Brontolo_____Grumpy




Cucciolo_____Dopey



















Dotto_______Doc






Eolo________Sneezy





Gongolo_____Happy
















Mammolo____Bashful



Pisolo_______Sleepy




I sette nani in gruppo



Brontolo è in disparte



Dotto consegna la chiave a Biancaneve



Biancaneve con gli animali del bosco



Biancaneve con l'uccellino in mano



Biancaneve con la mela in mano

Biancaneve che danza


Biancaneve e Brontolo



Biancaneve corre con gli animali


Biancaneve seduta sul pozzo


Biancaneve e gli animali del bosco


Biancaneve con i nani uno sopra l'altro



Biancaneve e il Principe Azzurro



Biancaneve, il Principe e l'uccellino



Biancaneve e il suo Regno


La regina sul trono


La regina con lo scrigno



La regina cattiva

La strega con la mela



La strega prepara la mela avvelenata


La regina prepara il veleno





BIANCANEVE E I SETTE NANI IN TUTTE LE LINGUE

Albanese: Borebardha dhe shtate xhuxhat
Coreano: 백설공주와 일곱 난장이
Croata: Snjeguljica i sedam patuljaka
Danese: Snehvide og de Syv Sma Dværge
Finlandese - Lumikki ja seitsemän kääpiötä
Francese - Blanche Neige et les Sept Nains
Gallese - Gywn Eirâ ac y Saith Bobl Bach
Giapponese - 白雪姫 (Shirayuki Hime)
Greco - Η Χιονάτη και οι Επτά Νάνοι
Inglese - Snow White and the Seven Dwarfs
Norvegese - Snehuit og de Syv Dvergene
Olandese - Sneeuwwitje en de Zeven Dwergen
Polacco - Królewna Śnieżka i Siedmiu Krasnoludków
Portoghese - Branca de Neve e os Sete Anões
Romena - Alba ca Zapada si cei sapte Pitici
Russo - Белоснежка и семь гномов
Spagnolo - Blanca Nieves y los Siete Enanos
Svedese - Snövit och de sju dvärgarna
Tedesco - Schneewittchen und die Sieben Zwerge
Ungherese - Hófehérke és a hét törpe


VEDI ANCHE LA RECENSIONE DEL CARTONE ANIMATO . . .


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