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martedì 18 novembre 2014

AVANGUARDIE - IL REALISMO ITALIANO (Avant-gardes - Italian Realism)

Renato Guttuso (1912-1987), legato a tematiche politico-sociali,
denota una violenza espressionista nel colore e nella prospettiva.
Qui vediamo
Boscaiolo (1950) 

IL REALISMO

Il panorama artistico internazionale dopo il 1945 appare frantumato in una molteplicità di movimenti, correnti e orientamenti di ricerca, che non è facile ridurre ad unità e coerenza sia per quanto riguarda le loro linee di sviluppo interno sia per l'intreccio dei loro reciproci rapporti.
La situazione italiana riflette questo groviglio contraddittorio di posizioni, che spingono la ricerca su vari sentieri di sperimentazione, che si diramano, si sovrappongono e si interrompono sulla base di impulsi e sollecitazioni diverse che vanno dall'adesione alla grande lezione di Picasso, all'inserimento nel solco delle avanguardie, al riferimento al primato dell'arte francese. 
Va comunque sottolineato il fatto che il dibattito artistico in Italia si giocava sostanzialmente sul rapporto tra i due grandi poli dell'impostazione realistica da un lato, e, dall'altro, della più libera sperimentazione formale svolta all'insegna della ricerca astratta. 
Le esperienze del realismo trovavano il loro grande modello nell'opera di Picasso a partire dalla svolta rappresentata da Guernicadi cui si esalta la coraggiosa aderenza alle più scabrose evenienze della storia contemporanea, I'impegno sul piano civile per una rifondazione della società mondiale e l'intento di rivolgere il discorso dell'arte alle masse affinché si traducesse in un incitamento ad una presa di posizione morale e politica. 
Questi elementi di impegno concreto non sono però mai disgiunti da un ardito proposito di rottura formale. 
Il massimo esponente italiano di questo orientamento è Renato Guttuso, in cui la dimensione della militanza politica e dell'appassionata partecipazione al dibattito ideologico marxista si traducono in un intento di esplorazione delle condizioni di vita del proletariato, improntato sì ad una ricerca di rigoroso realismo, ma anche aperto ai contributi linguistici delle grandi esperienze di rinnovamento della pittura novecentesca europea. 
Va però detto che nel complesso questo orientamento scade in una preoccupazione di inerte ritrascrizione realistica, di scrupolo descrittivistico e di costringente allineamento ideologico che, pur nel proposito lodevole di istituire un efficace rapporto comunicativo con le masse, approda a risultati espressivi banali e conformisti. 
Dal Fronte Nuovo delle Arti, costituitosi alla fine del 1946 con la partecipazione di artisti quali Birolli, Morlotti, Pizzinato, Turcato, Vedova, Fazzini, Corpora e altri, si staccarono nel 1952 alcuni componenti che confluirono in un nuovo gruppo, presentatosi alla Biennale con il sostegno teorico del critico Lionello Venturi, che ne espose tra l'altro anche le linee programmatiche. La formulazione del Venturi inquadra il neonato gruppo degli Otto pittori italiani in una dimensione di superamento tanto del realismo, logorato da un assoggettamento alle direttive di partito che ne inibisce anche il lato propriamente creativo, quanto della ricerca condotta in nome dell'astrattismo, ormai anche troppo protesa verso esiti espressivi di ardua difficoltà. 
Ma in realtà anche questa nuova posizione non sfugge a una certa genericità e superficialità, evidenti nella trascuratezza dei fondamentali contributi provenienti dall'espressionismo e dal surrealismo, e nella totale indifferenza mostrata verso l'unico evento autenticamente innovativo sul piano del pensiero e del linguaggio figurativo di questo periodo: I'informale con Dubuffet, Fautrier, Wols.



mercoledì 29 ottobre 2014

RENATO GUTTUSO - ARTE REALISTICA (Realistic art)

Profilo, 1956 (Fondazione Cariplo)

Renato Guttuso: la necessità di un'arte realistica

Negli anni trenta in Italia alcuni artisti cominciarono a reagire al clima dominante, troppo legato al passato sia per i temi sia per lo stile, e proposero opere più direttamente partecipi dell'attualità e dipinte con una tecnica meno convenzionale. Tra questi il siciliano Renato Guttuso, all'anagrafe Aldo Renato Guttuso (Bagheria, 26 dicembre 1911 – Roma, 18 gennaio 1987), che allora viveva tra Roma e Milano, svolgendo un prezioso ruolo di collegamento fra gli artisti più giovani e anticonformisti della capitale e quelli che, nella metropoli lombarda, si riunivano nel raggruppamento di Corrente. 
Già allora Guttuso era un artista impegnato: rifiutava la pittura astratta, senza alcun riferimento con il reale, che allora si stava diffondendo anche in Italia, in nome di un'arte capace di affrontare i più drammatici e importanti temi dell'attualità. Così nel 1937 dipinse una Fucilazione in campagna, nel '41 una Crocifissione moderna che rifletteva il dramma della guerra e, terminato il conflitto, sostenne la necessità di un'arte realistica, considerata l'unica capace di contribuire alla soluzione dei concreti problemi della società. E fino alla morte, avvenuta nel 1987, Guttuso continuò a partecipare al dibattito del suo tempo, con le opere e gli scritti.


L'occupazione delle terre incolte in Sicilia - Renato Guttuso

Un'opera che dimostro I'impegno politico di Guttuso, L'occupazione delle terre incolte in Sicilia, presentata alla Biennale di Venezia del 1950 in mezzo alle polemiche di chi rifiutava un'arte troppo legata all'attualità. Nella stessa sede Giuseppe Zigaina presentava tre tele dedicate ai braccianti del Friuli e Gabriele Mucchi una Legittima difesa in cui si vedevano degli operai reagire, davanti alla loro fabbrica, alle forze dell'ordine.


Boogie-woogie - Renato Guttuso

L'occhio attento di Guttuso non trascura la condizione dei giovani, ne scruta le mode e i divertimenti, come si vede in questo Boogie-woogie.


Crocifissione - Renato Guttuso

La famosa Crocifissione dipinta da Guttuso nel 1941, che suscitò molte polemiche per il trattamento ben poco convenzionale del tema sacro: lo stile risente soprattutto del linguaggio modernissimo di Guernica, che Picasso aveva dipinto qualche anno prima. In
particolare, la Crocifissione attualizza I'evento sacro, che si svolge sullo sfondo di un mondo disperato e sconvolto; come scrive Guttuso: 
"Questo è tempo di guerra e di massacri: Abissinia, gas, forche, decapitazioni, Spagna, altrove. Voglio dipingere questo supplizio di Cristo come una scena d'oggi".


VEDI ANCHE . . .

Artisti per la Libertà. Disegni della Resistenza (1941-1945)



lunedì 20 ottobre 2014

G - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (G - Art History - The great artists)

Fuga dall'Etna (1939) Renato Guttuso

I GRANDI ARTISTI

A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R -  S - T - U - V - W - X - Y - Z
(In costruzione)


GIORGIONE, Giorgio di Castelfranco (Vedi biografia)

Pittore italiano (Castelfranco Veneto 1477 - Venezia 1510).

Sulla vita di questo grande artista abbiamo pochissime notizie. 
Scolaro del Giambellino, si distaccò subito dallo stile veneto:
A Venezia lavorò comunque certamente, presso la bottega dei fratelli Bellini. Intorno al 1505 eseguì la Pala per I'altare della cattedrale di Castelfranco, verso il 1506 i Tre filosofi del Museo di Vienna, e poi la celebre Tempesta. Il suo stile esercitò una notevole influenza sui pittori veneti, cominciando da Tiziano che portò a termine alcune opere dell'Artista, scomparso prematuramente, a soli trentatré anni, per gli effetti della peste.


GIOTTO di Bondone (Vedi biografia completa)

Pittore e architetto italiano (Colle di Vespignano 1267 -Firenze 1337).
Seguendo la via aperta da Cimabue, suo maestro, soggiornò a Roma e quindi a Firenze. Lavorò su commissione degli Scrovegni, alla cappella di Padova
Realizzò inoltre scene profane per il palazzo reale di Napoli. 
Nel 1334 fu nominato capomastro del duomo di Firenze, di cui iniziò a disegnare il campanile.


GUARDI Fancesco (Vedi biografia)

Pittore italiano (Venezia 1712-1793).
Appartenente a una dinastia di pittori e cognato del Tiepoloalla morte del padre continuò ad operare nella bottega del fratello maggiore, producendo numerose opere sacre. Nella sua maturità artistica, fu autore di celebri ''vedute'' di Venezia e piccole tele di ''capricci'', immagini ispirate alla magia della laguna. 
Soggetti comuni a quelli del Canaletto, che fanno del Guardi il più evoluto dei "vedutisti" veneziani e il rappresentante maggiore, con il Tiepolo, della pittura settecentesca.


GUTTUSO Renato

Pittore italiano (Bagheria 1912 - Roma 1987).
Partecipò molto giovane a due mostre a Milano, nel 1932 e nel 1934, e aderì successivamente al gruppo di Corrente (1940). 
È di questi anni la sua prima opera importante, la Fuga dall'EtnaÈ importante ricordare il ciclo Gott mit uns (1945), terribile testimonianza della Resistenza, poi rielaborato nel 1980. Dopo la guerra precisò la sua posizione di impegno politico e sociale, militando attivamente nel Partito Comunista italiano.


venerdì 18 febbraio 2011

Artisti per la Libertà. Disegni della Resistenza (1941-1945)

Gli artisti e la Resistenza



Morte per gli innocenti (1943) Luigi Broggini


Si era aperta a Milano, negli anni Settanta, presso il Centro Culturale “La Melagrana”, la mostra “Gli artisti e la Resistenza”. La rassegna era stata ordinata da Mario De Micheli, che ne curò anche il catalogo presentando le opere con un ampio saggio introduttivo.
Furono esposti quarantotto disegni, alcuni dei quali del tutto inediti o poco conosciuti, che hanno la particolarità di essere stati eseguiti tutti negli anni della Resistenza o nei primi giorni della Liberazione.
Una mostra eccezionale, dunque, di disegni nati nel vivo della lotta, sotto lo stimolo diretto degli avvenimenti.
In qualche caso si tratta quasi di appunti, schizzi veloci e sbrigativi che raggiungono spesso una validissima intensità poetica ed espressiva.
La mostra costituì una rara occasione di accostarsi in modo non superficiale e non esclusivamente “celebrativo”, ad un momento importante della nostra storia artistica recente.
Un momento particolare, in cui l'impegno civile e politico contro il nazifascismo costituì per molti artisti una occasione di verifica generale, una spinta ideale verso un rinnovato atteggiamento morale e artistico.
Di questa mostra De Micheli raccolse i disegni esposti e li racchiuse in una raccolta intitolata “Artisti per la Libertà. Disegni della Resistenza (1941-1945)”.


Veglia ai fucilati (1944) Giuseppe Motti


“Molti artisti - scrive nella prefazione De Micheli - avvertirono chiaramente che era in gioco qualcosa di più di una semplice innovazione di linguaggio. Avvertivano cioè che tutto l'uomo era in gioco, non soltanto il ribaltamento di un piano o il mutamento di un gusto. La Resistenza chiamava l'artista a trasformare se stesso e a trasformare di conseguenza la sua arte”.
Questo processo era già stato avviato, durante gli anni più bui del fascismo, da quei nuclei di pittori che a Torino, Milano e Roma si battevano per affermare forme e contenuti più umani e reali contro la vuota retorica ufficiale o il deserto silenzio metafisico.
L'inizio della lotta armata fece crollare le ‘arcadie’ e travolse incertezze e ambiguità, offrendo agli artisti un ricco terreno di lavoro concreto, una tematica più vasta e più vera, che non potevano non stimolare la ricerca di modi espressivi adeguati, la definizione di un linguaggio appropriato.
I disegni qui raccolti, infatti, sono ben lontani da quel formalismo contratto e rigidamente contenuto, da quella fuga dalla realtà verso il ripiegamento estetico, che pure era stato, sotto il fascismo, il rifugio di una parte di quegli intellettuali che si sentivano o erano all'opposizione.
E' nell'esplodere di una ‘realtà’ diversa, fatta di potenzialità liberatrici, di lotta attiva e di speranza in un domani più giusto e più umano, che quegli uomini ritrovarono un'aderenza concreta con le cose, una dimensione diversa e più autentica della loro arte. E soffermando gli occhi su queste opere si avverte tutta la forza, la brutalità persino, dirompente e impetuosa, di questo ritorno all’uomo e alla sua sorte quotidiana,
di questa scoperta di una individualità diversa, filtrata e trasformata dalla dimensione collettiva dell'azione, rigeneratrice e stimolante.

C'è, inoltre, in questi fogli, assieme ad un sentimento angoscioso di orrore, assieme allo sdegno per le torture e i massacri, assieme al dolore e all'ira, un senso quasi festoso, limpido e deciso, il segno di una speranza che sta per realizzarli…, c'è la gioia e il sollievo, quasi, di chi sa che tutto sta per compiersi. La gioia di chi, al di là della violenza, del sangue, delle memorie e dei cadaveri, intuisce l'avverarsi di un mondo diverso, il concretizzarsi di una strada aperta verso le più alte conquiste civili ed umane.


La liberazione di Roma (1944) Renato Guttuso


Una cosa fondamentale è cambiata, gli uomini non credono più alla loro disperazione e alla loro solitudine.
Sotto le macerie è rimasto sepolto l'ultimo individuo, ed è rispuntato un uomo nuovo, l'uomo attraverso gli altri uomini, negli altri uomini. E' rispuntata una nuova realtà.

Questa “nuova realtà” emerge in modo evidente dai temi e dalla esecuzione rapida e nervosa dei disegni.
Una esecuzione spoglia, essenziale, nuda, e che pure esprime tutto un mondo complesso di sentimenti e di risentite ragioni umane, tutta una tematica tesa a difendere la integrità dell'uomo, la sua libertà, le sue aspirazioni migliori dai ‘mostri’ generati dalla storia.

Berti, Birolli, Broggini, Carpi, Cassinari, Cenni, Colombo, Fabbri, Francese, Gasparini, Guttuso, Kodra. Mafai, Mantica, Manzù, Martini, Migneco, Morlotti, Motti, Pizzinato, Pozzi, Ramponi, Rognoni, Sassu, Tettamanti, Tomiolo, Treccani…, tutti artisti, come è noto, per i quali l'impegno resistenziale non si è concluso il 25 aprile del '45, e che hanno saputo portare avanti, ognuno a suo modo, con formulazioni estetiche e formali diverse, il discorso iniziato in montagna.

Le opere presenti in questo libro mostrano dunque una unità di fondo che è il segno di una qualità comune, di una poetica, cioè, decisa a cogliere e a comprendere tutto l'orrore e l'esecrazione per la barbarie e l'ingiustizia, per la dignità e la libertà calpestate, per l'integrità dell’uomo lacerata e impedita.
Ciò costituisce un patrimonio ideale, una conquista di carattere morale e civile che non è andata dispersa con gli anni, che anzi ha informato si sé la parte più valida della pittura italiana del dopoguerra, e che oggi, a oltre sessantacinque anni di distanza, muove ancora ad un impegno non formalista, non epidermico e non esoterico le nuove generazioni artistiche della contestazione.



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