"In una giornata di pioggia mi accadde di fare una scoperta di qualche importanza. Rovistavo quei documenti, leggevo di uomini e di cose passate, di battelli che da gran tempo giacevano in fondo al mare, di mercanti dei quali non era rimasto che il nome su qualche pietra sepolcrale; e questo bastava ad esercitare la mia fantasia impigrita dall’ozio ed a resuscitare le immagini di quelle lontanissime età, quando l’America era stata scoperta da poco.
Finché non ebbi tra le mani un piccolo fascio di documenti avvolti in una pergamena; pensai che si trattasse di carte d’ufficio, che in quei tempi si era soliti avvolgere nella pergamena".
Così ci spiega come venne a conoscenza della lettera scarlatta lo scrittore americano Nathaniel Hawthorne.
Era impiegato alle dogane della cittadina di Salem, nel Massachussets, intorno agli anni 1846-1850, e quindi gli era capitato di trovare antichi documenti che ricordavano quella lontana storia della fine del Seicento. Naturalmente questo della scoperta dei documenti non è che un espediente letterario che serve da introduzione: ma è interessante, perché ci dà notizie autobiografiche dello scrittore, ci immette nell’ambiente in cui la storia si svolge, e cioè la colonia puritana di Salem, nel secolo XVIII.
Sappiamo bene che sulle coste occidentali degli Stati Uniti, durante tutto il secolo seguito alla scoperta dell’America si fossero stabilite delle colonie di emigranti dall’Europa, in particolare, era profughi di razza anglosassone, e di religione protestante. Erano i cosiddetti puritani; essi conducevano una vita dominata dai loro rigidissimi principi morali, avevano costumi severi, e punivano con durezza anche i peccati più lievi. Naturalmente in questi loro costumi c’era anche moltissima ipocrisia, ed era inevitabile che essa fiorisse, dato che spesso il loro rigorismo giungeva ad estremi innaturali, mortificando tutto ciò che di sincero, libero, gioioso vi era nella vita.
Ebbene, proprio in una di queste colonie puritane, quella appunto di Salem, fin dalle prime pagine di Hawthorne , noi assistiamo ad un episodio tipico di una crudele mentalità.
Una donna, Ester Prynne, viene esposta sul palco della gogna, con in braccio la sua bimbetta. Essa, sposata con un medico che era rimasto in Europa, aveva avuto quella figlia da un suo amore adulterino. Per questa colpa, veniva costretta ad offrirsi al ludibrio del popolo, e condannata a portare una grande lettera scarlatta, una A (adultera), cucita sul petto.
Nella folla che osserva e commenta e grida invettive , c’è un vecchio sconosciuto, misterioso. Veniamo presto a sapere che è il marito dio Ester, che mille avventure avevano tenuto lontano da Salem. Egli si propone come unico scopo di far vendetta del tradimento della moglie, scoprendo chi sia stato il suo amante. Uomo astuto e maligno, fa amicizia col pastore della piccola comunità, il reverendo Arturo Dimmesdale, va ad abitare con lui, gli offre i suoi servigi come medico, e non tarda a rendersi conto che l’uomo che cerca è proprio lui, il pastore.
Arturo Dimmesdale e Ester Prynne, si erano infatti amati teneramente. Nata la bambina, Ester non aveva voluto che il loro peccato travolgesse anche il pastore, e ne aveva da sola sopportato le conseguenze
, permettendo così a Dimmesdale di continuare a predicare i suoi sermoni in chiesa, venerato da tutti.
Ora che il marito conosce la verità, la sua presenza è un continuo tormento per i due. In una bellissima scena, che si svolge in un bosco, Ester ed Arturo si incontrano. e la donna, cui gli anni di mortificazione non hanno cancellato l’indole sana, coraggiosa, non hanno offuscato il carattere forte, invita il pastore a fuggire da quel luogo di pregiudizi, per dedicarsi agli studi e alla scienza. Lei e la bambina fuggiranno con lui.
Ma Dimmesdale, tormentato da quello che egli sente come peccato, lacerato da una parte dalla sua convinzione di avere da compiere la missione di pastore e dall’altra dal suo senso di colpa nei confronti della donna e della figlia, esita, ha paura. Spinto da Ester ha quasi tutto combinato col capitano di una nave, che dovrebbe portarli lontano, quando viene a sapere che anche il medico ha stabilito di partire con quella stessa nave. Ciò determina in lui il crollo. E mentre sta svolgendosi nella cittadina una festa, egli sale sul palco della gogna, e proclama davanti a tutti che lui, il pastore, è l’amante della donna che porta la terribile A scarlatta sul petto. Poi cade fulminato.
Pur compiacendosi nel corso del romanzo di calcare la mano sui motivi romantici della storia (l’amore-colpa della donna, il tormento del pastore, il satanismo del marito, i segni misteriosi del cielo, ecc.) e abbondando in pagine misticheggianti, Hawthorne tuttavia ha saputo darci un quadro fedele dell’America del ‘600, della vita delle colonie puritane, dei loro costumi, che tanta traccia lasciarono poi nella storia dell’intero Paese. Ed ha saputo anche levare una protesta contro le irragionevoli e innaturali mortificazioni legate a pregiudizi religiosi, a presunti principi morali astratti e inumani. Per questo Hawthorne merita uno dei primi posti nella storia della letteratura americana.
Nato a Salem nel 1804, egli morì a Plymouth nel 1864, lasciando numerose opere, come "I racconti detti due volte", Muschi del vecchio presbiterio", "La casa dei sette comignoli", ecc., di cui "La lettera scarlatta" è senz’altro il capolavoro.