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“Penso che la poesia debba essere innanzi tutto utile… utile a tutta l’umanità, utile a una classe, a un popolo, a una sola persona. Utile a una causa, utile a un orecchio…
*“Penso che la poesia debba essere innanzi tutto utile… utile a tutta l’umanità, utile a una classe, a un popolo, a una sola persona. Utile a una causa, utile a un orecchio…
Voglio essere capito e letto dal maggiore numero di persone, ai più vari livelli di cultura, nei più diversi stati d’animo, dalle prossime generazioni. Voglio essere traducibile per i popoli più diversi.
Credo che la forma sia perfetta quando dà la possibilità di creare un ponte più solido e più comodo tra me, poeta, e il lettore.
Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell’arte, dove si sta in pochi o da soli.
Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male. Se la poesia regge a questa gran luce, allora è vera poesia.
Credo che la forma sia perfetta quando dà la possibilità di creare un ponte più solido e più comodo tra me, poeta, e il lettore.
Detesto non solo le celle della prigione, ma anche quelle dell’arte, dove si sta in pochi o da soli.
Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male. Se la poesia regge a questa gran luce, allora è vera poesia.
Questi sono passi di Nazim Hikmet, tratti dal libro “Paesaggi umani” tradotti da Joyce Lussu , pensieri del grande poeta turco schiantato all’età di 61anni da un infarto cardiaco, conseguenza di una vita travagliata dalle persecuzioni politiche e da dodici anni di dura prigione.Questi passi sono il credo di un poeta per il quale l’attività politica e letteraria sono una cosa sola. Scrive in proposito, acutamente la Lussu nella sua lucida e interessante introduzione tra biografia e critica…
“Come nell’Inferno dantesco, la cronaca e la politica diventano materia poetica, e l’autore è sempre personalmente e appassionatamente impegnato nelle vicende che descrive.”
“Paesaggi umani” è ciò che resta di un poema di cui gran parte è andata dispersa o è stata distrutta dalla polizia turca. Fu la più vasta opera di Nazim Hikmet, scritta negli anni del carcere, dal 1938 al 1950, o costruita, a tratti, oralmente, allorché in carcere gli negarono una matita ed egli faceva imparare i versi a memoria da detenuti perché li ripetessero e li facessero trascrivere quando fossero stati messi in libertà.
La sua struttura era monumentale…, partendo dall’esperienza del carcere e dalla descrizione dei personaggi che Hikmet si trovava attorno, dalle loro origini e e dalle loro vite, si allargava alla descrizione dell’intera Turchia per risalire poi alle fasi della sua storia recente. Dalla Turchia e dai suoi contatti col mondo esterno, giungeva alle condizioni storiche e alle prospettive generali dell’umanità.
Tutta l’esperienza umana e culturale di Hikmet si esprimeva così in questa grande costruzione, prendendo le mosse dal particolare e dal concreto per giungere, come in cerchi concentrici, a una visione completa dell’esistenza.
DELLE VOSTRE MANI E DELLA MENZOGNA
Le vostre mani gravi come pietre
tristi come canzoni cantate in prigione
pesanti, massicce come bestie da soma
le vostre mani che somigliano a facce irose
di ragazzi affamati.
Le vostre mani leggere, abili come api
cariche come mammelle di latte
intrepide come la natura
le vostre mani che custodiscono
sotto la dura pelle l’affetto e la lealtà.
Il nostro pianeta non sta tra le corna di un bove
sta tra le nostre mani.
Ah uomini, nostri uomini
vi nutrono di menzogne
mentre avete fame, e vi occorrono
pane e carne…
e lasciate questo mondo dai rami grevi di frutti
senza aver mangiato una volta sola
a una tavola apparecchiata......
PAESAGGI UMANI
Nazim Hikmet
Editore : Fahrenheit 451
Anno di pubblicazione : 1992
Numero pagine : 256 Pagine
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