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sabato 1 settembre 2018

LA LOGE (IL PALCO) (The Theatre Box) - Pierre Auguste Renoir


IL PALCO (La Loge) 1874 
Pierre Auguste Renoir (1841 - 1919)
Courtauld Gallery, Londra
Olio su tela cm 80 × 63,5

Nel 1873 Pierre Auguste Renoir ha potuto affittare lo studio di rue Saint-Georges, lontano  dalla rive gauche, pieno di luce I'estate e arredato quasi soltanto con cavalletti, qualche sedia di canna, bottiglie di colori. Non è allestito alla moda, ma frequentato da amici fedeli. Ciò che lo circonda è pur sempre squallido ed egli vive in povertà. Ma è il momento in cui, stimolato da una vera frenesia di lavoro, Renoir ritrae gli amici; le modelle sono le demi-mondaines raccolte nella Butte di Montmarrte. Dopo Lise, ormai maritata, si alternano la bionda e silenziosa Nini, e Margot, scarmigliata e ciarliera. Ogni luogo gli è congeniale, lo studio come il boulevard, il giardino e il teatro. Del '74 sono le splendide invenzioni presentate alla prima mostra della Société anonyme, da Nadar, tra cui la danzatrice di Washington e Il palco, mirabile côte à côte, come s'è scritto, che si esprime tutto in pittura radente e delicata, da restare ineffabile; davvero, come.scrive il Longhi, "forse il dipinto più felice dell'età moderna".
L'opera raffigura una modella di Montmartre di nome Nini Gueule de raie e Edmond Renoir, fratello del pittore, mentre si dilettano su un palco dell'Opéra di Parigi, uno dei maggiori enti lirici del mondo.
Il colore si stende limpido, acquista un equilibrio raro nella luce a giorno rapita da un'imminenza dei sensi immediata sui colori della robe stupenda della donna - bianco e azzurro e nero - su bianco azzurro e nero dell'uomo. Ciò accade con una fermentazione più sottile nei ritratti di Victor Chocquet sessantenne, di cui Renoir divina più che non descriva il tipo ispirato, l'occhio e il volto di questo 'apostolo' dell'impressionismo, come scriveva Duret.
Questo dipinto, seppur realizzato in atelier, conserva la spontaneità delle opere fatte in plein air, presentandosi agli occhi dell'osservatore con un marcato effetto di immediatezza, a tal punto da sembrare quasi un'istantanea fotografica. Brani di particolare preziosità pittorica sono l'opulento vestito della donna, il suo incarnato candido (il cui nitore viene ripreso e variato nella rosa che le adorna i capelli bruni) e gli orecchini, resi con poche, ma decise, pennellate. Edmond è colto mentre spia furtivamente gli altri astanti con il binocolo (non si cura nemmeno di guardare lo spettacolo), mentre la donna rivolge il suo sguardo all'osservatore, come se fosse in attesa di qualcosa. È evidente, tuttavia, che i due (non nella realtà, ovviamente) sono uniti da un intenso legame affettivo: Renoir lo ribadisce ponendo una continuità cromatica tra la striscia nera della veste di lei e la giacca di lui



IL SENTIERO CHE SALE TRA LE ERBE ALTE - Pierre-Auguste Renoir

DIANA CACCIATRICE - Pierre-Auguste Renoir

LE BAGNANTI - Pierre-Auguste Renoir

GABRIELLE CON LA ROSA - Pierre-Auguste Renoir

IL PALCO (La Loge) - Pierre Auguste Renoir

NUDI DI DONNE - Pierre-Auguste Renoir


domenica 10 giugno 2018

NINFEE: MATTINO (Waterlilies: Morning) - Claude Monet



NINFEE: MATTINO (1918) - Claude Monet (1840-1926)
Museo dell'Orangerie, Parigi - Olio su tela cm 197 x 1200
   
Oltre queste Ninfee: Mattino - nella parete meridionale della prima sala - il grande ciclo delle ninfee dipinto da Monet per I'Orangerie comprende: nella parete settentrionale le Ninfee: Sera, nella parete orientale le Ninfee: Aurora e nella parete occidentale le Ninfee: Tramonto.
Con questo ambizioso ciclo Monet portava ancora avanti il suo antico progetto di lavorare sui mutamenti rispetto alle variazioni stagionali e temporali delle ninfee dello stagno della sua casa di Giverny.

Da alcune significative testimonianze dell'epoca sappiamo che intorno al 1918 Monet era totalmente assorbito dal suo nuovo lavoro: delle strane tele, una "immensa e misteriosa decorazione", un miscuglio abbagliante di colori dalle monumentali dimensioni. L'artista si dedicò anima e corpo alla realizzazione di questo suo grandioso progetto, a cui dedicava anche quindici ore al giorno, non risparmiandosi nemmeno la notte; egli stesso disse che "di notte sono ossessionato continuamente da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino stanco di fatica (...) dipingere è così difficile e torturante".
Il prodotto finale di questo felice momento compositivo furono dodici tele che manipolano frammenti di realtà, trasformandola in pura visione astratta.
Monet in definitiva guardando oltre il tangibile, allarga forzatamente i principi della pittura impressionista, anticipando soluzioni pittoriche che si sarebbero concretizzate negli anni immediatamente successivi.
Quando le grandi tele furono presentate al pubblico, la critica specializzata non avvertì immediatamente che si trovava davanti a qualcosa di assolutamente inedito, di grande innovazione formale. Il suo rivoluzionario apporto è stato compreso solo in epoca relativamente recente, tanto che la critica non ha mancato di sottolineare come le Ninfee di Monet, e soprattutto quelle dell'Orangerie, abbiano segnato un momento decisivo per la nascita della pittura astratta.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale Monet donò allo Stato francese in segno di pace dodici tele raffiguranti Ninfee, esposte al pubblico solo dopo la sua morte. Inizialmente si pensava di sistemare le monumentali opere in un padiglione dell'Hotel Biron (attuale sede del Museo Rodin), ma due anni dopo, su suggerimento di Georges Clemenceau, la scelta cadde sull'Orangerie, uno dei padiglioni dei Giardini delle Tuileries da poco acquisito dallo Stato.

L'allestimento museografico dell' Orangerie

Monet  morì il 6 dicembre del 1926. Egli non ebbe quindi la possibilità di vedere compiuta la sistemazione nelle due stanze dell'Orangerie delle grandi tele raffiguranti le Ninfee ch'egli aveva donato allo Stato. Infatti, I'inaugurazione della nuova sala espositiva risale al 22 maggio 1927.Il grande evento artistico attrasse l'attenzione di tutto il mondo intellettuale parigino che non sempre espresse giudizi positivi. Ad esempio una particolare critica si attirò I'eccessiva razionalità dello spazio architettonico, a pianta ovale, progettato dall'architetto Camille Lefevre, in quanto esso non garantiva alle tele di esprimere al meglio la loro carica emotiva.




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giovedì 7 giugno 2018

RITRATTO DI VINCENT VAN GOGH (Portrait of Vincent van Gogh) Toulouse-Lautrec

Ritratto di Vincent van Gogh al caffè (1887) Toulouse-Lautrec
Collection Vincent van Gogh Foundation
Pastello su carta cm 57 x 47

Henri de Toulouse-Lautrec-Monfa, questo è il suo cognome completo, nacque ad Albi nel 1864 e pare che già dalla prima infanzia rivelasse inclinazioni artistiche.
Ho letto da qualche parte che quando aveva tre anni gli fu detto che non poteva firmare come testimone al battesimo del fratello perché non sapeva scrivere; ebbene pare che lui abbia risposto: "Allora disegnerò un bue".
Lautrec aveva un istinto artistico molto sviluppato e molto probabilmente sarebbe diventato pittore, ma la molla che lo spinse a dedicarsi alla pittura in modo serio furono due incidenti (due cadute da cavallo) che lo costrinsero all'immobilità per un lungo periodo e che lo resero deforme per il resto della vita. Morì a Bordeaux nel 1901.
A diciassette anni decise che la pittura sarebbe diventata l'unico scopo della sua vita. Suo primo maestro fu René Priceteau, un amico del padre specializzato in quadri che. avevano come soggetti cani e cavalli; in seguito entrò nell'atelier di Léon Bonnat, un pittore accademico molto in voga in quegli anni.

Lautrec così scriveva allo zio Charles: "Forse sarai curioso di sapere che genere di incoraggiamento mi dà Bonnat. Egli mi dice: "La vostra pittura non è male, è ingenua ma, tutto sommato, non è male; il vostro disegno invece è proprio un orrore". E bisogna prendere il coraggio a due mani e ricominciare... ".

Dopo aver seguito coscienziosamente, e malgrado i suoi gusti personali, i consigli di Bonnat, nel 1882 passò a quelli di Fernand Cormon, un pittore allegro e squattrinato ma anche lui accademico, nello studio del quale trovò come condiscepoli dei pittori il cui ruolo fu più tardi decisivo e le cui personalità e le cui opere lo attrassero, ampliando il suo orizzonte e favorendo notevolmente le sue tendenze antiaccademiche.
Lautrec amava la pittura di Velazquez, Goya, Ingres, Renoir, ammirava Degas e Zandomeneghi (Zandò per gli amici francesi) e, come tutti gli impressionisti, era affascinato dalle stampe giapponesi. Tuttavia, benché molti artisti siano stati toccati dagli stili giapponesi, ciascuno ne ha derivato soltanto quegli elementi che si accordavano ai propri fini, così fece anche Lautrec.
Fu grande amico di tutti gli impressionisti e di Van Gogh fece questo fantastico ritratto a pastello realizzato su carta color paglierino. Notate come il pastello steso a tratti brevi conferisca a tutto il disegno un movimento a spirale.
Il fondo è stato ottenuto con un gioco di verde smeraldo, blu oltremare, violetto di cobalto, gialli, gialli-arancio e rossi. Anche i due tavoli e la figura contengono parecchi blu, ma più chiari come il ceruleo, e gialli, verdi e rossi in quantità, mentre sul viso prevalgono il giallo e lumi di bianco. Come potete osservare il disegno è stato realizzato con pochi colori, più avanti nel tempo Lautrec modificherà e perfezionerà questa tecnica.

Vincent van Gogh giunse a Parigi nel 1886 e poiché lavorava nello studio di Cormon Lautrec fece la sua conoscenza. Di questo olandese cupo e taciturno, quasi compiaciuto della sua solitudine, ammirò le opere e l'ideale, poi ne divenne amico. Il ritratto a pastello di Van Gogh risale a questo periodo. Due anni dopo, quando Vincent si sentiva ormai stanco della vita parigina, Lautrec gli consigliò un soggiorno nel sud-est della Francia" dove egli stesso aveva trascorso l'infanzia. Si rividero ancora una volta, in occasione di un rapido passaggio di Vincent a Parigi, due settimane prima che il pittore dei "'girasoli" e delle "notti stellate" ponesse fine tragicamente alla sua vita.







sabato 27 febbraio 2016

LE BAGNANTI (The Bathers) - Pierre-Auguste Renoir

LE BAGNANTI (1918)
 Pierre-Auguste Renoir
Musée d'Orsay, Parigi
Olio su tela cm 110 x 160

Dipinto a Cagnes, pochi mesi prima di morire. Renoir si servì probabilmente della modella Dedée, una giovane che posava per lui da qualche anno e che diverrà la moglie di Jean, il regista.
Il quadro presenta due gruppi di donne nude: due donne in primo piano e tre in secondo piano. Lo sfondo del dipinto è un giardino di proprietà del pittore, situato a Cagnes-sur-Mer. I corpi sono volumetrici e risaltano sul paesaggio impressionista.
Il tema delle bagnanti è frequente nell'ultima produzione del pittore.
Il grande dipinto è considerato il testamento di Renoir, espresso nel tema prediletto delle bagnanti immerse nella luce estiva e fa seguito alle splendide pitture e sculture degli ultimi anni: Il giudizio di Paride, i Concerti (ragazze con mandolino), su cui l'artista si applicava con energia ancora nell'estremo anno di vita. 
Il dipinto fu esposto alla Biennale di Venezia del 1948.


A settant'anni, benché risenta i disagi del male fisico, si dedica alla scultura, e di sua mano riesce a modellare un profilo e un busto di Claude, l'ultimo figlio e qualche anno dopo, guidando i gesti del giovane scultore Richard Guino, compone La lavandaia e la Venere vittoriosa, 1915-16, (casa di Cagnes), o l'altorilievo col Giudizio di Paride (Zurigo, collezione Werner e Bär), dove è la stessa duttile materia della pittura, che si muove e snida nel bronzo con un ritmo lento e solenne, quasi di una sognata classicità, animata al rallentatore, naturale e senza tempo.
Anche nell'apparente declino di alcuni ultimi dipinti, in cui sembra sfaldarsi l'onda delle vegetazioni, o stapparsi in brani lacerati la carne dei fiori, o dilagare la sostanza delle Bagnanti o dell'estremo Concerto, è presente ancora quel tratto "indescriptible et inimitable" che voleva trovare nella pittura. 
Antico e moderno, simile e diverso da Monet, I'unico degli amici antichi che ancora lavorava vigoroso a Giverny, Renoir aveva cercato quell'opera intesa come travaso immediato dell'esistenza. 

"L'œuvre d'art - diceva - doit vous saisir, vous envelopper, vous emporter".

In tutti i pensieri espressi da Renoir negli ultimi anni, in cui ricorre più insistente il nome degli antichi maestri e dei grandi classici, occorrerà avvertire e ricordare non solo il suo speciale e libero entusiasmo di fronte alle opere dei Musei, ma certo anche la posizione polemica che egli sentiva di occupare, come Claude Monet e Cézanne e Degas, nell'ultimo decennio dell'Ottocento e negli anni del nuovo secolo, così carichi di invenzioni e già, anche, di teorie, di esperienze intellettuali; dal Sintetismo al Cubismo
Nomi grossi e movimenti che opinavano secessioni e ribellioni inaspettate e, come a Renoir apparivano, non autentiche. Egli poteva parlare ancora di tradizioni, invece che negarne i valori, poiché il suo legame col mondo antico era di qualità vivente, spontaneamente fuori da ogni tipo di esumazione, mentre rendeva attuali antichi e universali sedimenti di sensibilità, tanto che le risorse infinite che egli aveva scoperto nella vita che passa, potevano fermentare in poeti altissimi come Matisse o Bonnard, del cui debito a Renoir, non ci fossero le rivelazioni dette e scritte, basterebbe il respiro intenso della loro pittura a dirne il significato.
La portata del lavoro di Renoir è ancora più vasta se, davanti ad ogni frammento della sua pittura che porta luce sulla cronaca dei gesti e dei luoghi, di ogni giornata dell'uomo, usuale e banale, e la rende da cosa sconosciuta che era, evidenza visiva mirabile, si può dire con Proust che "costui aveva saputo in modo immortale fermare la corsa del tempo in un istante luminoso".







lunedì 25 agosto 2014

ALBICOCCHI IN FIORE (Apricot trees in bloom) - Vincent van Gogh

Albicocchi in fiore (1888)
Van Gogh Museum, Amsterdam
Olio su tela cm 65,5 x 80,5

Vincent van Gogh, temperamento assai emotivo, partecipa vivamente al rifiorire della natura, che coglie con gioia impressionistica.

I fiori, le foglie, sono riprodotti quasi singolarmente, con amorosa sensibilità, e sembrano sospesi ed evanescenti in un cielo di toni variati.

Notiamo il sottile intrico dei rami e la luminosità dell'insieme: è una sinfonia di colori e di profumi che ha qualcosa di musicale, di teneramente lirico: un'atmosfera estatica, come per un miracolo, pervade tutto il quadro.

Mi vengono alla memoria i versi della poesia, che forse tutti conosciamo, Sogno d'Estate, di Giosuè Carducci:

e su le cime e al piano, per l'aure, pe' rami, per l'acque,
correa la melodia spiritale di primavera;
ed i peschi e i meli tutti eran fior bianchi e vermigli,
e fior gialli e turchini ridea tutta l'erba al di sotto,
ed il trifoglio rosso vestiva i declivii de' prati'...


Vincent van Gogh, nato a Groot-Zundert (Olanda) nel 1853, morì ad Auuvers-sur-Oise nel 1890.
Solo dopo aver tentato senza successo le vie del commercio, dell'insegnamento e della predicazione evangelica, scoprì nell'arte figurativa la sua vera vocazione.
Fu in contatto con gli Impressionisti, in particolare con Pissarro, Seurat, Toulouse-Lautrec, Gauguin e si diede a lavorare senza sosta, malgrado andasse sviluppandosi in lui la pazzia. Tra l'altro si tagliò egli stesso un orecchio in segno di pentimento, dopo un litigio con l'amico Gauguin; trascorse un anno di internamento in manicomio, poi vole ritornare a lavorare, ma, preso dallo sconforto, si uccise. 
Dopo aver seguito per un certo tempo Millet, Delacroix e altri, trovò formule nuove per esprimete la sua spiritualità tormentata e prendendo a modello oggetti comuni (La sedia..., Scarpe rotte...,  Girasoli, Il letto) o figure di popolani e marinai, o paesaggi, seppe animarli di luce, di sogno, di sentimento.



giovedì 3 luglio 2014

SENTIERO CHE SALE TRA LE ERBE ALTE (The path that climbs the tall grass) - Pierre-Auguste Renoir

SENTIERO CHE SALE TRA LE ERBE ALTE (1874 circa) 
Pierre-Auguste Renoir 
Parigi, Jeu de Paume
Olio su tela cm 59 x 74

Di datazione incerta (Rouart e F. Fosca, 1874..., G. Bazin, 1876-78) è stato dipinto nei dintorni di Parigi e spicca come una delle più sorprendenti immagini dell'estate. Il sentiero che salenell'erba alta è un dipinto a olio su tela del pittore francese Pierre-Auguste Renoir. È conservato nel Museo d'Orsay di Parigi.
Il quadro presenta delle somiglianze con I papaveri di Claude Monet. Come in questa tela, infatti, il pittore accosta due coppie di figure: una in cima alla collina e l'altra più vicina allo spettatore, come se durante la pittura della tela le due donne si fossero spostate verso di lui.

A periodi, dal 1871 al 1874 Renoir è presso Monet ad Argenteuil, e dipinge numerosi paesaggi. Son quelli in cui la tavolozza si fa di una vibrazione intensa e totale, sul filo di una capacità induttiva eccezionale, dall'esperienza visiva diretta della natura en plein air
Il confronto con le opere di Monet, molto simili ma più sicure e tese, rivela che Renoir si affida alla verve felice della sua impressione e il suo colore dissolve ogni forma nel verso libero di quella inesplicabile trama di natura-pittura. È un'immersione panica, quasi senza limite, giocata anche nella diversità della pennellata - a tratti più minuti e fitti, o più larghi e radi, più lunghi e sinuosi - che tuttavia, affidata a sensi acutissimi, si salda in un prodigioso ronzio unitario. Esso precisa la stagione, quasi il momento col senso di una durata di memoria appena sensibile nella temperatura sciolta e calda del colore. 
Nel 1872 dipinge il bellissimo Pont-Neuf, di cui era stato preludio nel 1868 la veduta più stagliata del Pont des Arts (New York, collezione privata). 
Seguiranno, a touches più dense, Lo Stagno con anatre, del Louvre, la Senna ad Argenteuil, del Museo di Portland e Monet che dipinge nel suo giardino..., o, di una diversità sorprendente, il Sentiero che sale tra le erbe alteun argine estivo coperto di fiori e d'erba in cui sono immerse macchie di colore, figure.
In quel momento con Monet, come Pissarro e Cézanne a Pontoise, Renoir rivela un'affinità di ricerche che si precisa nella convinta efficacia di quella nuova prensile tecnica di colori puri, attraverso cui si doveva cogliere l'insieme del brano di natura, e ancor più il senso della stagione, quasi i caratteri peculiari del giorno, se non dell'ora. 
Non si tratta più di interpretare la natura, ma di osservarla con fedeltà. Essa diventava la fonte diretta di sensazioni pure e permetteva un nuovo modo di partecipare e di essere nell'universo. 




IL SENTIERO CHE SALE TRA LE ERBE ALTE - Pierre-Auguste Renoir

DIANA CACCIATRICE - Pierre-Auguste Renoir

LE BAGNANTI - Pierre-Auguste Renoir

GABRIELLE CON LA ROSA - Pierre-Auguste Renoir

IL PALCO (La Loge) - Pierre Auguste Renoir

NUDI DI DONNE - Pierre-Auguste Renoir



domenica 4 maggio 2014

RAGAZZA NEL BIANCOSPINO FIORITO (Girl by a Flowering Hawthorn Bush) - Carl Larsson

RAGAZZA NEL BIANCOSPINO FIORITO 
Carl Larsson (1853–1919)  Göteborg (Svezia)
Göteborgs Konstmuseum 
Tempera cm 36 × 45.5 

Dipingere la figura ambientata nel paesaggio è una delle cose che maggiormente soddisfa il pittore. Se poi questo paesaggio è campestre, si possono dipingere dei colori, delle luci, delle trasparenze e delle atmosfere che non si potranno mai ottenere lavorando in uno studio.

La tempera che presento qui sopra, di Carl Larsson, è un bellissimo dipinto all'aperto realizzato appunto su fondo preparato: questo fondo appare qua e là più o meno velato dal bianco o dal verde.
La tecnica usata è il guazzo. Il guazzo è oggi l'unica tempera in commercio ed è fatta con un pigmento mescolato con gomma (gomma arabica o gomma dragante). La tempera vera e propria, al contrario, ha come legante una colla animale (di pesce, di coniglio ecc.). Questa tecnica richiede un largo uso del bianco e del colore molto diluito. Come vedete nel dipinto, il prato a sinistra è di un verde intenso (verde smeraldo con un po' di ocra), mentre a destra, nella zona d'ombra, allo stesso verde viene aggiunto del blu oltremare e del bianco. 
Lo sfondo del prato è trasparente e qua e là si vede lo stesso verde-blu del prato a destra molto più biaccoso. 
L'abito della ragazza è fatto con blu oltremare, blu ceruleo e bianco.

Pittore di difficile collocazione, Carl Larsson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853 e trascorse l'infanzia e la gioventù tra relitti umani e prostitute. 
Fu un artista fragile e perennemente in crisi. Più avanti negli anni raggiunse una posizione nel mondo dell'arte per merito della moglie, una donna di grande carattere che seppe creargli intorno, sacrificando se stessa, stimolandolo, incoraggiandolo e allontanandogli ogni difficoltà, quella sicurezza e quella considerazione sociale alla quale egli aspirava.
Durante tutta la sua vita Larsson cercò di essere d'esempio agli altri pittori. Indicò come poter raggiungere la felicità, attraverso l'arte pura, senza porsi veri problemi sociali, visto che questi problemi li aveva vissuti. Sosteneva che gli uomini sono formati dall'ambiente rifacendosi alle sue esperienze di vita. 
Nella serie di illustrazioni intitolate "La famiglia felice" riprodusse la sua vita familiare, serena e ben diversa da come era stata la sua infanzia. La sua famiglia divenne l'ideale della famiglia svedese di quel periodo, i Larsson divennero l'immagine guida della borghesia svedese; il mito dei Larsson felici si impresse nello spirito della Svezia della fine del secolo scorso.

Il giovane Larsson fu la punta di diamante della ribellione dei giovani artisti contro l'attività didattica dell'Accademia di belle arti e contro la politica dell'acquisto dei quadri da parte del Governo. Questa rivolta, che partì da Parigi, trascinò tutti i pittori svedesi all'estero: in Germania, in Italia, in Inghilterra.
La ribellione sfociò in una serie di mostre polemiche e portò alla forrnazione di un "Sindacato degli artisti". 
Raggiunti però sicurezza e benessere, Larsson rinnegò il suo passato parigino e scrisse: 

"Parigi, al diavolo, non ho più nessuna nostalgia del luogo".

Dal 1903 la fama di Larsson, corteggiato da tutti, raggiunse i più alti vertici. In quello stesso periodo perse un figlio e dovette subire il duro attacco di Strindberg, che pure nel passato gli era stato amico. 
Entrò in crisi e scrisse: "Ora suppongo che comincerò a parlare di quel terribile giorno che si chiama vita. Perché la vita è davvero terribile. Ognuno cerca di cavarne il meglio, ma quando uno ha un momento sopportabile, come me ora, non può però evitare di vedersi accanto gente malvagia o miserabile e cattiva, povere creature bisognose, sofferenti per malattie e affette da vizi. Tutto questo è inevitabile. Un animale tormenta l'altro e lo divora, un fiore soffoca e uccide il fiore che gli sta accanto". 
"Un giovane siede sulla riva del mare e si rallegra delle onde. Poi arriva un'onda che lo spazza via, lo trascina nel profondo; e il padre e la madre si torcono le mani, e non saranno più felici...".

Dalla Norvegia arrivò l'opposto di Larsson: Edvard Munch, di dieci anni più giovane. Tutto ciò che di dolce e felice c'era in Larsson in Munch divenne angosciante e drammatico.

sabato 3 maggio 2014

YVETTE GUILBERT SALUTA IL PUBBLICO - Henri Toulouse-Lautrec

Yvette Guilbert saluta il pubblico (1894)
Henri Toulouse-Lautrec (1864-1901)
Albi, Musée Toulouse-Lautrec 
Tempera su cartone cm 48 x 25

Parlare di Toulouse-Lautrec non è facile dopo tutto ciò che è stato scritto finora da critici, storici, giornalisti, collezionisti; vorrei comunque tentare di spiegarvi come può essere nata la meravigliosa pittura all'essenza riprodotta qui sopra e che si intitola Yvette Guilbert saluta il pubblico.

Influenzato da Degas, Toulouse-Lautrec amava dipingere le donne dello spettacolo, le donne delle "case" nell'intimità quotidiana: mentre si lavano, si vestono, si pettinano ecc. 
Questa influenza di Degas si nota anche per quanto riguarda la tecnica: pennellate sicure con il
colore molto diluito, trasparente, che lascia intravedere il supporto.

Per questo omino sciancato dipingere era un modo di dare e ricevere amore; e questo amore lo riceveva nel mondo dei locali notturni e dei postriboli dove veniva deriso ma nello stesso tempo accettato e amato. E sono proprio i personaggi di questo mondo che egli ha ritratto rendendoli immortali.

Toulouse-Lautrec è l'unico pittore del secondo impressionismo ad avere una profonda conoscenza del disegno in senso accademico. Ha inventato la pittura dove tutti guardano: lo spettatore guarda il quadro mentre le persone raffigurate si guardano tra loro e qualcuno, distrattamente, guarda la ballerina o la cantante. 
Nel nostro caso, l'attrice-cantante pare che guardi nel vuoto, o forse sta guardando una persona seduta in prima fila al Moulin Rouge, magari proprio il pittore che frequentava abitualmente quel locale.

In quel tempo Yvette Guilbert aveva adottato un trucco e un abbigliamento particolari - indossava per lo più abiti scollati e lunghi guanti neri - per dare più risalto alla sua personalità e ai suoi caratteristici lineamenti: lungo collo, capelli rossicci, naso umoristicamente volto all'insù e una larga bocca espressiva. Con la sua superba dizione e il suo istinto drammatico Yvette Guilbert rivoluzionò il metodo tradizionale di presentare le canzoni: al tempo stesso molti dei suoi numeri di maggior successo furono d'intonazione chiaramente licenziosa. 
Tuttavia, per citare il Figaro del 1896... "Yvette Guilbert conosce l'arte di rendere gustose anche le oscenità, che pronuncia con un tono del tutto distaccato".

Per tornare al dipinto, Lautrec deve avere a un certo punto preso un libretto di appunti e deve aver fatto uno schizzo rapido, con pochi segni, anche perché la donna non sarà stata in quella posizione per molto tempo. Avrà osservato con attenzione tutto ciò che le stava attorno e forse le avrà poi chiesto di posare per lui, nel suo  studio, o forse avrà cercato per giorni un'altra donna che avesse le medesime caratteristiche fisiche. 
Nel suo studio ha ricostruito l'ambiente, ha perfezionato il bozzetto iniziale e ha quindi cominciato a dipingere con grande foga, come se tutte le miserie del mondo si purificassero attraverso il suo gesto.

In questo dipinto Lautrec ha usato una tecnica che io considero una via di mezzo tra la tempera e la pittura a olio: è infatti una pittura all'essenza) e per essenza si intende essenza di trementina o essenza di petrolio.


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