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martedì 21 ottobre 2014

I - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (I - Art History - The great artists)

La grande odalisca (1808) Ingres

I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)



INGRES Jean-Auguste-Dominique (Vedi opere)

Pittore francese (Montauban 1780 - Parigi 1867).
Dopo aver frequentato I'accademia di Tolosa, proseguì i suoi studi sotto la guida di David a Parigi. Nel 1801 vinse il Prix de Rome, ma poté recarsi in Italia solo nel 1806, dove avrebbe dimorato per ben 18 anni, approfondendo la sua cultura pittorica sui testi dei grandi quattrocentisti e in particolar modo di Raffaello
Le suggestioni italiane volgono la sua sensibilità verso un ideale di purezza formale, non disgiunto dalla vocazione eclettica della sua ricerca stilistica, tesa alI'amalgama delle fonti più diverse nel!'armonia dell'immagine. I suoi ritratti e gli splendidi nudi femminili (La grande bagnante, 1807; La bagnante di Valpinçon, 1808; La grande odalisca, 1808) sono risolti nella nitidezza compositiva di ricercatissimi arabeschi lineari e nella straordinaria vividezza degli effetti di luce e colore. 
Il raffinato linearismo e la sensibilità cromatica e luministica si compongono in una sintesi perfettamente equilibrata di elementi intellettuali e passionali. La forza polemica e di rottura del primo Romanticismo esasperò, anche sul piano delle valutazioni critiche, il contrasto tra Ingres e Delacroix, I'uno tenacemente vincolato alla grande tradizione francese, I'altro orientato piuttosto verso una chiave di solennità oratoria.
Nel 1825 fu eletto membro dell'Istituto e direttore dell'Accademia di Francia a Roma, mentre la sua ricerca pittorica si incamminava verso esiti di sempre maggiore idealizzazione (Venere Anadiomede, La sorgente, Il bagno turco) e, nel contempo, di robusta drammaticità (Apoteosi d'Omero, Martirio di San Sinforiano, Apoteosi di Napoleone, Gesù tra i dottori).

giovedì 15 ottobre 2009

RITRATTO DI MADEMOISELLE RIVIÉRE (1806) Jean Auguste Dominique INGRES


RITRATTO DI MADEMOISELLE RIVIÉRE (1806)
Jean Auguste Dominique INGRES (1780-1867)
Pittore francese del XIX secolo
MUSEO DEL LOUVRE a PARIGI
Tela cm. 100 x 70


In primo piano, in un ampio paesaggio attraversato da un corso d'acqua, è una fanciulla abbigliata con una veste di mussola bianca, con profonda scollatura dalla quale s'intravede la sottile camicia di tulle.

Un collo di pelliccia bianca scivola lungo la schiena, sorretta dalle braccia coperte dai lunghi guanti.

Anche se forse i caratteri adolescenziali del volto sono in dissonanza con la sensualità del corpo, il dipinto, opera di Ingres, è sicuramente da annoverare fra i più bei ritratti dell'Ottocento
.
La donna è Carolina, figlia di Philibert Riviére, nata a Villafranche de Rouvegne nel 1793 e ritratta poco prima della prematura morte, avvenuta nel giugno del 1807.

E questo l'unico dipinto di Ingres che ritrae un'adolescente.

Il taglio adottato dall'artista è quello ereditato dalla pittura rinascimentale italiana; illustri esempi sono: per l'aspetto della donna "La giovane Antea" del Parmigianino (Napoli, Museo di Capodimonte), e per la testa e la posizione del braccio "La bella Fornarina" di Raffaello (Roma, Museo Barberini).

Ma sicuramente il riferimento più immediato è Raffaello, pittore per il quale Ingres dimostrò una vera e propria passione.

Ingres considerava questo dipinto uno dei suoi migliori lavori, respingendo l'accusa della critica di aver dipinto un quadro fedele ai gusti estetici del neo-gotico.

Non tutta la critica concorda sulla totale attribuzione del quadro all'artista, ipotizzando che lo sfondo sia opera di un esperto paesaggista.


M. Philibert Riviére commissionò ad Ingres tre ritratti: il suo, quello della moglie Sabine Blot ed infine quello della figlia Carolina, tutti databili intorno al 1806.

Passati agli eredi, il ritratto di Carolina, che reca una firma apocrifa in basso a destra, fu donato al Museo di Lussemburgo nel 1870.


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ODALISCA CON LA SCHIAVA (1842) Jean Augste Dominique Ingres


domenica 11 ottobre 2009

ODALISCA CON LA SCHIAVA (Odalisque with slave) - Jean Augste Dominique Ingres

  
ODALISCA CON LA SCHIAVA (1842)
Jean Augste Dominique Ingres
Pittore francese
Tela cm 76 x 105
Walters Art Gallery di Baltimora
Tela cm. 76 x 105


Datata e firmata, la tela segue di poco il quinquennio di direzione di Ingres dell'Accademia di Francia a Roma. L'Odalisca è una ulteriore testimonianza del grado raggiunto dal pittore nelle sue ricerche: il colore è solo un accessorio del quadro, la linea è l'elemento portante che ne determina il ritmo e ne evidenzia le forme.
Lo stimolo della moda orientale ha coinvolto ancora una volta, totalmente, Ingres, che ha tratto il soggetto da miniature persiane, con l'aggiunta di qualche elemento «occidentalizzante», che rende più difficile la ricerca di una precisa fonte iconografica.
L'Odalisca riprende abbastanza chiaramente il Nudo di donna assopita, detto anche la Dormiente di Napoli, eseguito da Ingres nel 1808 ed oggi distrutto.
L'opera, commissionata da Carolina Murat, sorella di Napoleone, ci è nota grazie ad una serie di studi, il più famoso dei quali ancora conservato al Victoria and Albert Museum di Londra.
La figura della Odalisca del 1842 ricalca perfettamente, sia nelle forme che nella posizione sdraiata con l'avambraccio destro sollevato sopra il capo, la Dormiente del 1808.
Ingres stesso confermerebbe parzialmente una tale derivazione in una lettera all'amico Gatteaux del 7 dicembre 1840, in cui dichiara di aver utilizzato disegni «in assenza del modello vivente», forse, appunto, quelli relativi all'opera napoletana.
Delle due versioni del dipinto (Cambridge e Baltimora) esistono numerosi disegni che testimoniano il grande interesse di Ingres per il soggetto: nove, relativi alla schiava musicista, sono al Museo di Montauban; uno, posteriore, eseguito a china, si trova a Parigi; infine uno al British Museum di Londra.

L'opera rappresenta una replica variata della tela a stesso soggetto, conservata a Cambridge (Massachusetts), al Fogg Art Museum.
Nell'esemplare di Cambridge la balaustra introduce ad un interno e ci priva dell'incantata visione del giardino con il lago dei cigni, che dona tutta un'altra luminosità e lucentezza alla scena della tela di Baltimora.
Inizialmente il dipinto appartenne alla collezione di Guglielmo I di Wurttemberg, per il quale venne eseguito.
Dopo essere passato nelle più prestigiose raccolte private tedesche, pervenne, nel 1925, a quella del milionario americano Henry Walters, a Baltimora, oggi aperta al pubblico.


Il secondo soggiorno romano

Nel 1834 Ingres espose al Salon "Il Martirio di San Simpriano" (Cattedrale di Autun).
La grande pala di altare fu accolta con freddezza dalla critica.
Ingres ne fu addolorato e preferì allontanarsi per un po' di tempo da Parigi, città che sentiva ostile.
Egli chiese ed ottenne il posto di direttore all'Accademia di Francia a Roma, succedendo nella prestigiosa carica al maestro Horace Vernet.
Qui egli lavorò dal 1835 al 1840, seguito da uno stuolo di allievi; ebbe modo di approfondire la sua visione artistica ed allo stesso tempo di imprimere un rinnovato impulso culturale alla Scuola.
Il suo lavoro si incentrò nella istituzione di un corso di archeologia, di una biblioteca specializzata di arte e di musica, senza dimenticare la promozione di varie attività culturali e concerti.
Qui a Roma Ingres riprese a dipingere e portò a compimento la Odalisca con la schiava, che gli valse nel 1840 un trionfale rientro in patria, dove si moltiplicarono le commissioni.


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venerdì 6 giugno 2008

LA BAGNANTE DI VALPINÇON (The Valpinçon bather) - Jean Auguste Ingres

LA BAGNANTE DI VALPINÇON (1808)
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867)
Museo del Louvre - Parigi
Olio su tela cm. 146 x 97

Colta di spalle, nuda, seduta sul letto rivestito con un bellissimo lenzuolo dal bordo finemente ricamato, è una donna con un turbante orientale che le raccoglie i capelli sul capo. È pronta per fare un bagno nella vasca a terra che si vede appena. Le sue carni rosate sono morbide, il corpo opulento ma sensuale. Una luce investe l'ambiente proiettando sulla parete di fondo una larga ombra che tocca in parte la donna.
Suggestioni orientali (il turbante avvolto attorno al capo della donna e i preziosi tessuti che tappezzano la stanza) si mescolano a rimeditazioni dell'arte rinascimentale, in particolare Raffaello.
E forse il riferimento più immediato è la MADONNA DELLA SEGGIOLA (Firenze, Galleria Palatina) dove la purezza formale è validamente sostenuta dalla preziosità delle vesti e dall'elegante turbante che incornicia l'ovale della Vergine.
Il senso dell'opera è più comprensibile evidenziando che Ingres la dipinse al tempo del suo soggiorno studio a Roma, cioè nel momento in cui subì maggiormente l'influenza dell'arte classica e rinascimentale.
Pare, dunque, che per la figura di donna l'artista sia ricorso a una incisione di J. Van Loo, COUCHER A' L'ITALIENNE (1650 CIRCA), allora in suo possesso. Nonostante la figura presenti non poche incongruenze anatomiche il quadro ha sempre riscosso giudizi favorevoli e inaugura la lunga e interessante serie di Ingres sul tema delle odalische.

Presentato per la prima volta all'esposizione allestita a Parigi nel 1808, il dipinto venne poi riproposto alla medesima manifestazione del 1855 dove venne accolto con grande entusiasmo. Il primo proprietario dell'opera fu il conte Rapp che nel 1822 lo rivendette a Valpinçon (da cui prende il nome) e dopo un passaggio nella Collezione Preire nel 1879 giunse al Louvre. Al Fogg Art Museum di Cambridge (USA) è conservata una replica autografa acquerellata.


I BAGNI TURCHI DI INGRES


Per la serie dedicata alle odalische Ingres trasse spunto dall'epistolario scritto nel 1763 da Mary Wortley Montagne durante gli anni trascorsi a Costantinopoli in qualità di ambasciatrice della Gran Bretagna. Dalle lettere emerge l'usanza dei turchi di avere nei propri palazzi degli harem dove le donne, abbigliate solo con trasparenti veli e ornate con gioielli preziosi, erano dedite all'ozio spesso in compagnia della servitù incaricata di prendersi cura dei loro corpi. Il tema delle odalische non era molto nuovo in Francia, già passato lo aveva affrontato Delacroix, ma Ingres vi ritornò a varie riprese fino alla morte.
Il primo dipinto con questa scena è il NUDO DI SCHIENA (1814, Museo Bonnat), quindi LA GRANDE ODALISCA (1814, Louvre), eseguita per Carolina Marat, sorella di Napoleone, la PICCOLA BAGNANTE (1828, Louvre) che presenta caratteri molto simili alla BAGNANTE DI VALPINÇON e infine, ottantenne, Ingres dipinse IL BAGNO TURCO che raffigura un harem popolato da giovani donne dedite alla musica e alla danza (dipinto che ho qui presentato il 15 maggio 2008).

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sabato 17 maggio 2008

PAOLO E FRANCESCA SORPRESI DA GIANCIOTTO (Gianciotto Discovers Paolo and Francesca) - Jean Auguste Dominique Ingres

PAOLO E FRANCESCA SORPRESI DA GIANCIOTTO (1814)
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867)
Musée Condé – Chantilly
Olio su tela cm. 35 x 28



Il soggetto deriva dal V canto dell’Inferno della DIVINA COMMEDIA dantesca. Francesca, figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, era stata obbligata a sposare Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, “rustico uomo”, zoppo e deforme.
Il matrimonio era stato stipulato per ristabilire la pace, dopo lunghe contese tra i due potentati. Ma la donna si innamorò dell’affascinante fratello del marito, Paolo. Gianciotto sorprese Paolo e Francesca mentre leggevano la storia di sir Lancillotto e la regina Ginevra e del loro illecito amore, per altro simile al loro e, pazzo di gelosia, li uccide.
Ingres illustrò l’episodio combinando, contemporaneamente, il momento dello svelarsi dell’amore con quello dell’imminente tragedia.
I due giovani, seduti in primo piano, sono bloccati nell’attimo dell’abbraccio; la lettura si è appena conclusa, e Francesca lascia scivolare il libro dalla mano. Dalla destra sopraggiunge Gianciotto, nell’atto di impugnare la spada.
La luminosità dello spazio e dell’attenzione, quasi miniaturistica per i dettagli evoca la pittura di Raffaello, così come dimostra la figura di Paolo, che assume la medesima posa dei cavalieri nella MESSA DI BOLSENA, che fa parte degli affreschi delle Stanze Vaticane eseguiti da Raffaello con il largo contributo della sua bottega.
L’aspetto aneddotico del dipinto è riscattato dall’efficacia della composizione. Di questo soggetto Ingres realizzò varie versioni. Forse l’artista prese spunto da un’illustrazione di Flaxman, datata 1807, e dal dipinto di Coupon de la Coupière, esposto al Salon del 1812.

Il dipinto fu commissionato a Ingres, nel 1814, da Carolina Murat. Esso appartenne poi ai principi di Salerno, presso i quali fu acquistato dal duca di Annale, nel 1854. Attualmente, per quel che mi risulta, è conservato al Musée Condé a Chantilly. Delle altre tre versioni di PAOLO E FRANCESCA SORPRESI DA GIANCIOTTO la più famosa, seguita da Ingres nel 1819 per la Société des Amis des Arts, si trova a d’Angers nel Musée Turpin de Crissé; una replica, molto affine a quella del Musée Condé, fa parte di una Collezione privata di Parigi; la terza appartiene al Museo di Bayonne.
  
PAOLO E FRANCESCA SORPRESI DA GIANCIOTTO (1819)
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867)
Musée Turpin de Crissé - Angers - Francia
Olio su tela cm. 48 x 39

giovedì 15 maggio 2008

BAGNO TURCO (Turkish bath) - Jean Auguste Dominique Ingres

     

BAGNO TURCO (1859-1863)
Jean Auguste Dominique Ingres
Museo Del Louvre – Parigi
Tela applicata su tavola
Diametro cm. 108


Questo tema trovò compimento negli anni intorno al 1860, dopo che In gres ne aveva fatto oggetto di studio ininterrotto per tutta la vita. L’artista ormai vecchio ripercorre nel dipinto le tappe della sua lunga esperienza pittorica. Vi si vede una ripresa evidente della BAGNANTE DI VALPINçON (1808 … e che presenterò entro il 2023) per la figura di suonatrice messa di schiena in primo piano: nel BAGNO TURCO il tema inseguito a lungo della effigie della bagnante trova splendido compimento. Il soggetto è ispirato alle descrizioni degli harem orientali riportate nelle lettere di Lady Montagne, ambasciatrice d’Inghilterra nel regno ottomano, pubblicate in edizione francese nel 1805. Sappiamo che Ingres si appassionò notevolmente alla lettura di quel documento, e ne trascrisse dei passi nei suoi quaderni. Fra questi il documento datato 1° aprile 1717, riporta la descrizione di un “Bagno turco ad Adrianopoli” e diviene la fonte principale alla quale Ingres si ispira per l’esecuzione del suo capolavoro.
Il dipinto ebbe una storia molto movimentata. Acquistato da Napoleone III nel 1859, appena un anno dopo veniva restituito all’artista a causa dell’avversione dimostrata dalla consorte dell’acquirente nei confronti del soggetto della tela; Ingres riprese il dipinto e donò in cambio un autoritratto del 1804. Risalgono a questo periodo le modifiche apportate all’opera dal suo autore: la tela rettangolare divenne rotonda, vennero aggiunti la bagnante seduta sul bordo della piscina, il tavolino in primo piano fu creata la nicchia con il grande vaso; infine fu ingrandita la porta sullo sfondo. Ingres lasciò inoltre interrotta la continuazione della scena ai margini, come si può notare nella figura in basso a destra, della quale si scorge solamente la testa.


IL TONDO

Questo termine (all’abbreviazione di “rotondo”) indica i dipinti di forma circolare il cui uso ebbe grande fortuna in età rinascimentale. Molti artisti hanno realizzato opere come questo formato, tra di essi ricordo: Domenico Veneziano (ADORAZIONE DEI MAGI), Filippo Lippi (ADORAZIONE DEI MAGI), Botticelli (MADONNA DEL MAGNIFICAT), Michelangelo (SACRA FAMIGLIA), Hieronymus Bosch (IL FIGLIOL PRODIGO). Se anche Ingres sceglie la raffigurazione in “tondo” (il BAGNO TURCO) è ultimato nel 1859,
ma solo l’anno successivo il pittore decide di iscrivere quest’opera in una orma circolare) ciò p dovuto con molta probabilità ad una sorta di omaggio a Raffaello, di cui Ingres aveva avuto modo di ammirare i dipinti durante il suo primo soggiorno a Roma. Raffaello è stato infatti uno degli artisti che riuscirono a dare al “tondo” la sua disposizione più completa e più perfetta: ne sono esempi indiscutibili la MADONNA DELLA SEGGIOLA) Palazzo Pitti, Firenze) e la MADONNA D'ALBA (Washington). Tuttavia la forma circolare scelta da Ingres per il BAGNO TURCO non esprime soltanto la sua ammirazione per Raffaello; ma viene utilizzata anche per sottolineare, come per risonanza, il modellato flessuoso, la ricerca incessante dell’arabesco e della sinuosità.
…”Bisogna modellare in forma rotonda”… egli affermava, e questo modellato sarà ammirato da grandi artisti di epoche successive, come Gauguin, Picasso e Matisse…


MADONNA DELLA SEGGIOLA (1514)
Raffaello Sanzio 

Galleria Palatina Palazzo Pitti - Firenze
Tela diametro cm. 71 
Vedi scheda - CLICCA QUI



SACRA FAMIGLIA - TONDO DONI (1507)
Michelangelo (1475-1564)
Galleria degli Uffizi - Firenze 

Tavola diametro cm. 120

Vedi scheda - CLICCA QUI



MADONNA DEL MAGNIFICAT (1482 circa)
Sandro Botticelli (1445-1510)

Galleria degli Uffizi - Firenze

Tempera su tavola

diametro cm. 118 

martedì 25 marzo 2008

IL SOGNO DI OSSIAN (The Dream of Ossian) - Jean-Auguste Ingres


IL SOGNO DI OSSIAN (1813)
Jean-Auguste Ingres (1780-1867)
Musée Ingres – Montauban
Olio su tela cm. 348 x 275


In cima alla montagna il vecchio Ossian è mestamente chinato sulla lira che accompagna i suoi canti dedicati ai compagni d’arme perduti e ai figli morti. Egli è ormai stanco, avvolto nella solitudine e nel nostalgico ricordo dei suoi cari che si materializzano, accalcati sulle nubi, alle sue spalle. In primo piano il padre Fingal avvolto nella sua armatura. Sullo sfondo il figlio Oscar, ucciso a tradimento, abbraccia la moglie Malvinia. Il lamento dei morti è accompagnato dalla melodia delle lire suonate dalle giovani figlie del re delle nevi.
Il mondo terreno è riconoscibile grazie all’adozione di toni cromatici caldi, quello ultraterreno, popolato dai defunti, per i toni freddi.
E’ probabile che il prototipo di questo soggetto sia da rintracciare in un’opera perduta di Gros, di cui oggi resta solo un disegno, anche se il giovane Ingres dovette subire il fascino del malinconico quadro di Gérard del medesimo tema (Parigi, Musée National di Malmaison).
Dal francese Ingres prende in prestito la drammatica figura di Ossian facendola sua, addolcendola, caricandola di una inquietante solitudine cara alla poetica del sublime – che si vuol porre come esempio per la storia. La bellezza formale dell’opera, la sensualità delle figure femminili sono senz’altro legate all’esperienza italiana di Ingres, in particolar modo allo studio dei manieristi toscani. E’ come se Ingres si fermasse a riflettere sulla possibilità di riutilizzo delle forme del passato, ma con un tono nuovo, legato a quello eroico del suo tempo.

Il SOGNO DI OSSIAN è generalmente ritenuto dalla critica uno dei quadri più emblematici di Ingres, e per tale aspetto molto caro alla poetica surrealista d’inizio secolo.
Il quadro, all’origine di forma ovale, fu commissionato ad Ingres durante il suo soggiorno romano da Napoleone, destinato a decorare il soffitto della sua camera da letto nel Palazzo del Quirinale a Roma. Il dipinto nel 1835 ritornò di proprietà all’artista che, dopo aver eseguito alcune modifiche in collaborazione con il suo allievo Raymond Balze, nel 1867 lo donò alla sua città natale dove si trova tutt’oggi.
Del quadro restano alcuni disegni preparatori oggi conservati al Museo Ingres e al Louvre, nonché un acquerello relativo alla prima idea sul tema (Montauban, Collezione privata) e un altro al Fogg Art Institut di Cambridge (Stati Uniti).


IL MITO DI OSSIAN


Nel 1760 lo scrittore scozzese James Macpherson pubblicò ad Edimburgo alcuni brani tratti dai CANTI DI OSSIAN, antico bardo gaelico del III secolo dopo Cristo, che, secondo le sue dichiarazioni, egli aveva raccolto in alcuni paesini della Scozia. L’opera fu completata negli anni successivi con la pubblicazione di FINGAL (1761) e TEMORA (1763).
Il poema incontrò immediatamente un grande successo, che non si placò nemmeno quando si venne a conoscenza che Macpherson aveva montato uno dei più grossi bluff letterari del secolo. Infatti non si trattava dell’originale opera gaelica, bensì di un collage di canti popolari scozzesi legati abilmente dallo scrittore.
L’opera nel 1776 apparve anche in Francia, tradotta da Pierre Letourneur. Napoleone Bonaparte l’amò così tanto da scegliere il tema ossianico per la decorazione della sua residenza di campagna, la Malmaison, commissionando a Girodet e Gérard due grandi dipinti che narrano il mito di Ossian.


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