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domenica 19 ottobre 2014

D - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (D - Art History - The great artists)

David di Donatello

I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)


DAVID Jacques-Louis (Vedi biografia)

Pittore (Parigi 1748 - Bruxelles 1825).
Fu suo maestro Joseph Marie Vieu, del cui insegnamento è manifestazione prestigiosa I'opera del 1774 L'Antioco e Strafonice che gli valse il Prix de Rome, testimoniando della sua eccezionale propensione alla resa espressiva di accenti intensamente drammatici.
Fu in Italia tra il 1775 e il 1780, dove studiò I'opera di Raffaello e si avvicinò al classicismo dei Carracci, familiarizzandosi anche con altre manifestazioni dell'arte secentesca.
A Napoli ideò il suo capolavoro, che poi portò a termine a Parigi: il Ritratto equestre del Conte Patocki. 
L'influenza del classicismo di Nicolas Poussin, con la sua severità morale e il rigoroso stoicismo, connesso anche alla teorizzazione di Winkelmann della serenità e del distacco supremi come qualità principali dell'arte neo-classica, si rivelano nel Dolore di Andromaca sul corpo di Ettore, in cui si manifesta anche con pienezza la sua vocazione tragica.
La sua prima opera matura è il Giuramento degli Orazi eseguito ed esposto a Roma nel 1785, in cui si esprime compiutamente la sua passione civile sfociante nell'esaltazione della virtù che antepone I'interesse patrio alla sfera dei sentimenti privati, tema questo evidente nel Bruto che ha condannato i figli (1789).
Con la Rivoluzione, il convinto giacobinismo di David lo portò ad essere eletto deputato alla Convenzione (1792) e successivamente membro del Comitato di Sicurezza accanto a Robespierre (1793): questo periodo di fervente attivismo politico accentua I'efficacia comunicativa della sua arte che si apre anche ad esiti realistici.
Il suo più grande capolavoro è Marat assassinato nel bagno (1793).
Dopo la reazione termidoriana, il clima politico profondamente ambiguo lo induce ad abbandonare i caratteri di immediatezza del suo linguaggio, cui preferisce la rarefazione di temi letterari (Le Sabine e I ritratti).
Con l'avvento di Napoleone crea i suoi ultimi capolavori (Madame Récamier, Bonaparte al passo del San Bernardo, Sacre).
Durante l'esilio a Bruxelles torna all'astrazione degli spunti e delle suggestioni letterarie.


DEGAS Edgar (Vedi biografia)

Degas fu l'organizzatore, nel 1874, della prima Mostra degli Impressionisti.
Pur facendo parte del gruppo per un certo periodo di tempo, Degas fu in realtà sempre molto lontano dal tipo di pittura visiva ed immediata che facevano i suoi amici.
Il celebre dipinto L'assenzio (1876) ha il taglio, nuovo ed ardito, di una inquadratura cinematografica.
L'assenzio è lontano dai motivi allegri e festosi della Belle Epoquecome anche dalla gamma di colori vivaci e squillanti di un Renoir o di un Monet.
Rappresenta due tipi umani, un bohémien ed una prostituta, instupiditi dall'alcool, che, seduti ad un tavolino di un caffè, fissano il vuoto senza più alcuna luce nello sguardo e vitalità nelle membra.
Altri motivi ricorrenti nelle opere di Degas sono i cavalli, resi nel loro elegante guizzare (All'Ippodromo), ed il mondo del teatro con i suoi cantanti e, soprattutto, le sue ballerine.
Le ballerine (Classe di Danza, 1874 circa) e le donne in generale (Due stiratrici, 1884) attirano l'attenzione del pittore che ne studia le pose per rendere puri effetti di movimento nello spazio. L'interesse spaziale di Degas era infatti tale da fargli a volte preferire la scultura alla pittura (Danseuse, 1886).


DELLA ROBBIA (Luca, Andrea, Giovanni) (Vedi vita e opere)

I Della Robbia sono una famiglia di scultori italiani, specializzata nella tecnica della terracotta policroma invetriata inventata da Luca, che aprì una redditizia bottega a Firenze.
Il nome deriva da una tintura robbia cioè rosso, quindi si pensa che la famiglia, documentata dal XIII secolo in città, fosse una famiglia appartenente all'Arte dei Tintori. Le maioliche invetriate alla fiorentina tradizionalmente anche oggi si chiamano robbiane.
I suoi componenti più famosi sono: Luca (di Simone) della Robbia (1400 circa-1482)...., Andrea della Robbia (1435-1525)...., Giovanni della Robbia (1469-1529)


DONATELLO, Davide Niccolò dei Bardi (Vedi biografia)

Scultore (Firenze 1386-1466).
Si formò nella bottega di Lorenzo Ghiberti e la tradizione vuole che, a soli vent'anni, accompagnasse il Brunelleschi nel suo viaggio a Roma realizzato con intenti di studio e approfondimento archeologico. Non è sicura l'attribuzione del Profetino per la porta della Mandorla, perciò si fanno risalire al 1408 le sue prime opere accertate: la statua in marmo di David profeta, il San Giovanni Evangelista, che doveva essere collocato - insieme agli altri tre - sulla facciata di S. Maria del Fiore, e le figure di San Pietro e San Marco per Orsanmichele.
Sua prima opera famosa è, sempre per Orsanmichele, il San Giorgio, in cui dalle marginali reminiscenze gotiche si passa ad un'impostazione plastica e spaziale rigorosamente nuova.
Eseguì poi per le nicchie del campanile di Giotto i Profetinoti per il vigore drammatico e I'intensità espressiva dei tratti.
La statua in bronzo di San Ludovico è del 1423, e anteriori al 1427 le lastre marmoree, realizzate accanto a Michelozzo, per il Monumento funebre del Cardinale Brancacci in Sant'Angelo a Nilo di Napoli.
Il periodo tra il 1430 e il 1440 lo vede dislocare la sua attività tra Firenze, Siena, Pisa e Roma.
Fra il '32 e il '33 fu a Roma con Michelozzo, dove scolpì il tabernacolo del Sacramento per la sacrestia dei Beneficiati e la lastra tombale marmorea di Carlo Crivelli all'Aracoeli: questo soggiorno gli consenti cli analizzare direttamente non solo le opere antiche ma anche quelle di Arnolfo di  Cambio, in un intreccio di suggestioni classiche e non, chiaramente inscrivibili nella statua bronzea del David.
I motivi dinamici sono preminenti nel pulpito del Duomo di Prato e nella cantoria del Duomo di Firenze, mentre un certo gusto per un "antico di fantasia" è evidente nell'Annunciazione
Portò poi a termine i lavori per la sagrestia vecchia di San Lorenzo con le porte bronzee degli Apostoli e dei Martiri, ornate di stucchi policromi, e realizzò i medaglioni con le Storie di S. Giovanni, notevolissimi per gli esiti compositivi e l'audacia prospettica.
Fra il 1443 e il 1453 soggiornò a Padova, dove attese ai lavori per I'altare del Santo, sovraintendendo a un folto gruppo di collaboratori, e al monumento equestre del Gattamelata, un'opera di ardua realizzazione tecnica.
Rientrato a Firenze, realizzò il gruppo di Giuditta e Oloferne e i due pulpiti in bronzo recanti scene della Passione per San Lorenzo, la sua ultima opera.

venerdì 5 novembre 2010

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI (The Oath of the Horatii) Jacques Louis David

      

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI (1784)
Jacques Louis David (1748 - 1825)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm 330 x 425 
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 1770 x 2500 - Mb 1,94


"Il giuramento degli Orazi" può essere considerato come il manifesto del neoclassicismo, quindi come momento di rottura con la pittura di facile lettura degli artisti francesi come Boucher, che fino ad allora erano stati favoriti del re.

La scena che sembra tratta da un bassorilievo romano si svolge entro un ambiente che richiama i nitidi caratteri dell'architettura antica.

I personaggi, vestiti fedelmente all'antica, sono organizzati in tre gruppi: i centurioni che giurano di vincere o di morire sulla sinistra, le due donne piangenti e la madre che protegge i figli sulla destra, al centro il padre che esorta i figli alla vittoria offrendo loro delle armi.

Per David l'antico diviene modello non solo formale ma anche morale, tanto che egli sceglie di rappresentare il momento di maggiore drammaticità fissando i suoi personaggi in una immobilità definitiva.

Considerato oggi uno dei capolavori di David, quando il dipinto venne esposto all'Accademia di Francia a Roma, la critica si abbandonò a feroci commenti, scandalizzata da "quello squallido portico costruito con rozze colonne e rozzi muri per mettere in evidenza la semplicità dei tempi".


L'OPERA

Per ironia della sorte il dipinto, impregnato di idee repubblicane, venne commissionato a David da Luigi XVI.

Eseguito durante il soggiorno a Roma, fu esposto nel 1784 nell'Accademia di Francia, allora presso Palazzo Mancini..., nel 1785 venne spedito a Parigi per essere esposto al Salon dove ricevette una migliore accoglienza rispetto all'insuccesso registrato a Roma.

Nel 1798 il quadro venne esposto al Musée de 1'École Française a Versailles, allora in fase di organizzazione, quindi nel 1803 fu trasferito al Musée du Luxembourg e dopo la morte di David sistemato al Louvre.

Dell'opera esiste un considerevole numero di disegni preparatori.


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sabato 15 maggio 2010

RITRATTO DI MADAME TRUDAINE (1792) - Jacques Louis David

  
RITRATTO DI MADAME TRUDAINE (1792)
Jacques Louis David
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm. 130 x 98
CLICCA IMMAGINE pwer un'alta risoluzione
Pixel 2500 x 1750 - Mb 2,06



Il dipinto, generalmente indicato come "Ritratto di Madame Trudaine", ha sollevato non poche questioni sull'identità della donna rappresentata..., ancor oggi rimane incerto se si tratta di Madame Chalgrin o Madame Trudaine.

A causa della vaga rassomiglianza, in un primo momento la donna fu identificata con Emile, figlia del pittore Vernet, nata nel 1760 che aveva sposato nel 1777 l'architetto Chalgrin e ritratta da R. Lefevre in un dipinto oggi al Louvre.

La donna appartenente al movimento rivoluzionario giacobino fu arrestata e ghigliottinata il 24 luglio 1794.

Nel 1826 l'identificazione fu rettificata a favore di Louise Micault de Courbeton, nata nel 1769, la quale aveva sposato Trudaine de Montigny nel 1789.

Questa seconda ipotesi mi sembra la più verosimile, in quanto David, soprattutto nella fase iniziale della Rivoluzione francese, fu molto legato ai due fratelli Trudaine, tanto che il più piccolo, Charles-Michel, nel 1787 aveva commissionato all'artista la "Morte di Socrate".

I due fratelli furono ghigliottinati nel 1794.

La modella sembra comunque molto giovane, e considerando che il ritratto risale al 1792 è da escludere che si tratti di Madame Chalgrin a quella data già trentenne.


Dal fondo rosso emerge la figura magra di una giovane abbigliata con una rigorosa veste alla moda, seduta su una semplice sedia, con gli occhi puntati con grande autorità verso lo spettatore.

La tipologia del ritratto e la posa della donna trovano riscontro nel ritratto di Madame Pastoret (Chicago, Art Insritute).

Curiosamente il destino di queste due donne, ammirate dai contemporanei per la loro bontà d'animo, seguì la stessa triste sorte durante la Rivoluzione francese.


Il dipinto eseguito nel 1792, rimase nell'atelier di David, fu poi trasferito in quello di Gros.

Indicato in un inventario del 3 marzo 1826 come "Ritratto di Madame Trudaine", il ritratto è appartenuto a Horace Vernet e poi a Paul Delaroche..., il figlio di quest'ultimo, alla morte del padre nel 1890, lo donò al Museo del Louvre a Parigi dove si trova ancora oggi.


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L'INCORONAZIONE DI NAPOLEONE I (1805 - 1807) Jacques Louis David

RITRATTO DI PIO VII (1805) - Jacques-Louis David 

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI (The Oath of the Horatii) - Jacques-Louis David 



RITRATTO DI PIO VII (1805) - Jacques-Louis David

  
RITRATTO DI PIO VII (1805)
Jacques-Louis David (1748-1825)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tavola cm. 86 x 71
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2200 x 1780 - Mb 2,00



Il dipinto ritrae Gregorio Chiaramonti, vescovo di Tivoli e poi cardinale di Imola, eletto papa nel 1800 con il nome di Pio VII.

La sua esecuzione risale al 1805, cioè al tempo in cui il pontefice soggiornò a Parigi, dove si recò in occasione dell'incoronazione di Napoleone a imperatore.

Il pontefice è ritratto a mezzo busto, comodamente seduto su una poltrona.

Grazie alla rotazione del busto di tre quarti, la figura occupa lo spazio pittorico in profondità.

Nonostante che al tempo di questo ritratto Pio VII non fosse più giovane, David, pare intenzionalmente, lo ritrasse come un uomo ancora abbastanza giovane..., il profondo sguardo, puntato verso lo spettatore, trasmette la sua grande vivacità intellettuale.

Il fatto che nella mano destra tiene un documento, indica che la commissione dovette essere legata ad un avvenimento politico ben preciso.

Rispetto ai suoi ritratti precedenti, in questo quadro David adotta dei toni cromatici molto più decisi e caldi, e cura con grande precisione ogni particolare, come il raffinato ricamo della stola e l'intaglio del bordo della poltrona

La solenne posa assunta dal pontefice ricorda quella di un suo illustre predecessore, Giulio II della Rovere, immortalato in uno splendido ritratto di Raffaello, oggi nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Dal confronto fra questo ritratto e quello fatto allo stesso Pio VII dal pittore inglese Thomas Lawrence, oggi nelle Collezioni Reali britanniche, emerge la capacità di David di creare suggestive atmosfere dominate, esclusivamente, dal carattere dell'uomo.


Il ritratto, firmato e datato - LUD. DAVID/ PARISIIS 1805 - in alto a sinistra, fu commissionato a David dall'intendente generale Daru.

Dipinto nel febbraio del 1805, fu esposto al Musée Napoléon, dove rimase fino al 1824, quando fu trasferito nel Palazzo del Luxembourg.

Dal gennaio 1826, è esposto al Louvre.

Del ritratto esistono due repliche autografe ma con larga partecipazione degli allievi: una si trova al Musée National du Chàteau di Versailles e fu commissionata da Napoleone..., l'altra è al Musée National du Chàteau di Fontainebleau, e fu richiesta a David da Giuseppina.



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LE SABINE (1799) - Jacques-Louis David

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L'INCORONAZIONE DI NAPOLEONE I (1805 - 1807) Jacques Louis David

RITRATTO DI MADAME TRUDAINE (1792) - Jacques-Louis David

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI (The Oath of the Horatii) - Jacques-Louis David  


venerdì 30 aprile 2010

L'INCORONAZIONE DI NAPOLEONE I - The Coronation of Napoleon I (1805 - 1807) Jacques Louis David

  
L'INCORONAZIONE DI NAPOLEONE I (1805 - 1807)
Jacques Louis David (1748-1825)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm. 621 x 979
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 1770 x 2500 - Mb 1,91


Jacques Louis David, "Primo Pittore dell'Imperatore", fino al 1807 fu impegnato alla raffigurazione della solenne cerimonia in cui Napoleone venne incoronato imperatore dei francesi, svoltasi nel dicembre del 1804 nella chiesa di Notre Dame.

La scena è rappresentata dal pittore nella maniera più obiettiva possibile: non si fa ricorso alle allegorie, ma è narrato quello che lui stesso ha potuto vedere come eccezionale spettatore.

L'evento storico è narrato in maniera impeccabile, con cura meticolosa dei particolari, mescolata comunque ad una vitalità ed a una ricchezza cromatica straordinarie.

La pennellata, studiata certamente sui grandi quadri di Rubens, ha una consistenza densa, ma leggera e sottile allo stesso tempo.

I ritratti di tutti i notabili presenti alla cerimonia sono assolutamente fedeli e realmente caratterizzati.

Il quadro si snoda su linee orizzontali contrappuntate però dalle figure in piedi e dai pilastri che si stagliano verso l'alto.

David coglie il momento più importante dell'evento, quando Napoleone, e non il papa Pio VII venuto da Roma per l'occasione, depone la corona sulla testa di Giuseppina.

Nei primi disegni i1 pittore aveva pensato di rappresentare Napoleone nel momento in cui quasi strappava la corona dalle mani del Papa per incoronare se stesso.

Ma poi, per motivi di opportunità, l'autore preferì dare risalto al momento successivo, quando Napoleone, ormai Imperatore, incorona la moglie.

Questa accortezza piacque molto a Napoleone che, visitando lo studio dell'artista, disse...

"Vi sono grato di aver tramandato ai secoli a venire la prova di affetto che ho voluto dare a colei che divide con me il peso del governo".


Jacques Louis David eseguì i primi schizzi per quest'opera durante la cerimonia, nel dicembre 1804, e cominciò, subito dopo, a lavorare ai disegni preparatori.

Il pittore sperava infatti di poter ultimare il dipinto entro la fine del 1806, ma non ci riuscì prima del novembre 1807..., ulteriori modifiche furono richieste da Napoleone e il quadro fu finalmente concluso nel febbraio 1808.

Nel 1810 fu esposto al Salon di Parigi. Dopo la caduta di Napoleone, venne dato da David al Museo Royal nel 1819..., vi rimase fino al 1837, anno in cui fu trasferito al Museo di Versailles.

Successivamente, nel 1889, passò al Louvre.

Il disegno preparatorio di "Napoleone incorona se stesso" (1804) si trova a Parigi nel Museo del Louvre.


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LE SABINE (1799) - Jacques-Louis David

LE SABINE (1799)

Jacques-Louis David (1748-1825)

Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm. 385 x 522

CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione

Pixel 1750 x 2500 - Mb 2,15


Davanti ad una città turrita infuria una feroce battaglia fra guerrieri a piedi e a cavallo, muniti di scudi, spade e lance che si perdono sullo sfondo contro i toni del cielo nuvoloso.
Stranamente, oltre ai guerrieri, la scena include personaggi femminili e bambini che costituiscono un immediato richiamo alla "Strage degli Innocenti" soprattutto, per quella donna che, sulla sinistra del quadro, fugge via sollevando in aria il proprio figlio per salvarlo dall'infuriare della battaglia.
Ma nessuno dei bambini presenti è morto o trafitto ed anzi, è così poca l'attenzione dei guerrieri verso di loro che tre fanciulli possono guardarci e giocare divertiti proprio in primo piano, quasi protetti da una donna inginocchiata sopra di loro.

Il secondo richiamo iconografico è al "Ratto delle Sabine" ma vi sono nel dipinto alcuni particolari che offrono una chiave di lettura diversa del testo figurativo: la donna a braccia larghe che, al centro della tela, divide due guerrieri e l'altra figura femminile inginocchiata a terra che con un braccio tiene un bambino e con l'altro si aggrappa pietosa al polpaccio di un guerriero.
Non si tratta dunque del più raffigurato "Ratto delle Sabine" ma di un soggetto assai raro che presenta un episodio accaduto tre anni dopo, quello in cui le Sabine scendono in campo a separare i propri uomini dai Romani, quando Tatius, capo dei Sabini, aveva attaccato Roma per sterminare i rapitori delle donne del suo paese.

La scelta del tema, dove le donne si fanno eroicamente avanti per placare le ire dei propri congiunti e riportare tutti alla concordia, diventa un monito contro la guerra ed una speranza di pace che si riferiscono ai travagliati avvenimenti della storia francese di quegli anni.


Quando nel 1796 il tedesco Fr. J. L. Meyer visitò lo studio di David, poté vedere le prime idee del quadro che, realizzato da David in parte durante la prigionia, fu terminato nell'autunno del 1799.
Esposta a pagamento al Louvre fino al maggio 1805 e poi nell'atelier di David nella chiesa di Cluny, l'opera passò in custodia all'allievo di David, Gros, nel 1816 per essere venduta ai Musei Reali nel 1819 insieme al suo pendant Léonidas per un totale di 100.000 franchi.
Collocata al Luxembourg nel 1820, la tela fu esposta al Louvre dal 1826, dopo la morte di David.


L'EXPOSITION PAYANTE DELLE "SABINE"

David dipinse "Le Sabine" per proprio conto, cioè senza aver ricevuto da qualcuno la commissione del quadro.

Quando lo ebbe terminato domandò di poter presentare la propria opera in una «Expositíon payante» pubblica, al tempo una moda poco diffusa.

Precedentemente a David aveva avuto la medesima idea l'artista svizzero Füssli, che aveva presentato a Londra, con poco successo, una sua opera.

La scelta di esporre un quadro e di farlo vedere previo pagamento di un biglietto d'entrata, può sembrare a noi moderni, assidui frequentatori di mostre, un fatto banale ma, nella mentalità del tempo, costituì un importante passo avanti nella definizione della libertà creativa dell'artista, il quale, precedentemente alla Rivoluzione, era stato in qualche modo sottomesso alla volontà della committenza: per la Francia, in particolare, a quella del re.
Purtroppo David sconfesserà poco dopo la causa per la quale si era battuto diventando il pittore di Napoleone Bonaparte.


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lunedì 18 maggio 2009

Jacques Louis DAVID - Vita e opere (Life and Works)

  
Autoritratto di Jacques Louis David (1794)
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm 31 x 25



Jacques Louis David nacque a Parigi nel 1748, figlio di un agiato commerciante.

Nel 1766 su suggerimento di Boucher, a cui David si era rivolto per diventarne allievo, il giovane entrò nell'atelier di Vien, specializzato in pittura di storia e inventore dello stile pompeiano.

Nel 1770 David riuscì a ottenere il Gran Prix de Rome, presentando alla giuria "Antioco e Stratonice".

La riscoperta dell'antichità da parte degli artisti attivi a Roma lo indusse a recarsi a visitare le rovine di Ercolano e di Pompei.

Nel 1780 David fece ritorno a Parigi con in mano un ricco album di disegni che raffiguravano antichità..., cominciò a dipingere opere prettamente neoclassiche, come "Belisario", opera con la quale venne ammesso all'Accademia.

Dopo il matrimonio con la figlia dell'imprenditore Pécoul, David fece ritorno a Roma, e qui eseguì il suo primo capolavoro, "Il giuramento degli Orazi", accolto trionfalmente al Salon del 1785..., grazie al tema repubblicano dell'opera, l'artista diventò amico di Robespierre.

Nel 1792 venne eletto deputato della Convenzione..., impressionato dall'assassinio di Marat, a lui dedicò quello che molti critici considerano come il suo massimo capolavoro, "La morte di Marat" (da me presentato qualche tempo fa).

Arrestato al la caduta di Robespierre, David fu amnistiato nel 1795 e ritrovò il favore del pubblico con "Le Sabine", opera eseguita nel 1799.

Incapace di restare ai margini della politica, David si lasciò trascinare dall'entusiasmo per il giovane Napoleone, ammirazione che verrà ricompensata nel 1804 con la nomina a primo pittore dell'imperatore, e in questa veste venne chiamato per immortalare l'incoronazione di Napoleone e della moglie, opera oggi al Museo del Louvre.
Dopo la caduta di Napoleone, David venne esiliato a Bruxelles, dove morì il 29 dicembre 1825.


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venerdì 1 agosto 2008

LA MORTE DI JOSEPH BARA (Death of Joseph Bara) - Jacques Louis David

LA MORTE DI BARA (1794)
Jacques Louis David (1748-1825)
Pittore francese
Musée Calvet - Avignone
Tela cm. 119 x 156


In una solitaria strada, abbagliata dalla luce mattutina che evoca uno spazio irreale, riecheggiano i passi dei soldati, il cui profilo s'intravede sulla sinistra; alle loro spalle si sono lasciati il corpo senza vita di un giovane fanciullo che giace riverso a terra.
La rigida posa stride con la morbidezza delle carni, con i dolci lineamenti del volto, con quel corpo acerbo.
Fra le mani tiene ancora stretto un messaggio, forse allusivo al suo tragico destino.

La morte di Joseph Bara, figlio tredicenne del guardiacaccia del principe di Condé, avvenuta il 17 dicembre 1793 durante gli scontri a Jallais con l'esercito antirivoluzionario della Vandea, colpì particolarmente Robespierre che definì il giovane "esempio dell'amore per la gloria, per la patria, per la virtù", e propose che il corpo venisse tumulato al Pantheon insieme agli eroi della patria: a David fu dato il compito di organizzare la solenne cerimonia.
Il dipinto qui raffigurato doveva aprire il corteo che sarebbe partito dalle Tuilleries fino a giungere al tempio parigino.
Ecco spiegata la scelta dell'artista di raffigurare il momento successivo del tragico avvenimento: Joseph da soggetto di storia viene così elevato a modello di giovane eroe, riconosciuto "martire della Rivoluzione".

L'opera venne commissionata il 28 febbraio 1794 a David dalla Convenzione, organo della Repubblica, di cui lo stesso artista faceva parte.
Rimase nell'atelier dell'artista al Louvre fino al 1805, data in cui la tela venne trasferita nell'atelier di Cluny; fra il 1816 e il 1820 era invece nell'atelier di Gros.
Venduta nel 1826 al conte di Pourtalès, venne successivamente acquistata dal pittore H. Fernet che nel 1846 la donò al Musée Calvet di Avignone, dove si trova ancora oggi.


LA FESTA DELLA RIVOLUZIONE DEL 1793

David nella sua veste di pittore ufficiale della Rivoluzione, venne chiamato a organizzare e ad allestire tutte le feste e cerimonie pubbliche. La prima festa fu quella del 10 agosto del 1793 che prevedeva una lunga serie di manifestazioni.
L'apertura della festa era nella piazza della Bastiglia dove David aveva sistemato una grande vasca, la "Fontana della Rigenerazione", sormontata dalla figura colossale di una donna dai cui capezzoli sgorgava l'acqua che andava a rigenerare i rappresentanti dei vari dipartimenti; il corteo del popolo sovrano sfilava per le strade parigine insieme a carri allegorici, accompagnando slogan e canti inneggianti la Rivoluzione, fino a giungere alle Place de la Revolution, cioè il luogo dove erano stati giustiziati Luigi XVI e la regina Antonietta, dove lo attendeva un arco trionfale, architettura che accomunava la Rivoluzione alle gloriose vittorie degli antichi romani.
Fatta abbattere la statua equestre del re, David vi fece alzare una grande scultura raffigurante la Libertà.
Ultime tappe del corteo erano la Place des Invalides, dove era stata eretta una statua raffigurante Ercole che con la sua clava minaccia una sirena, evidente allusione alla sconfitta della tirannia e, infine, Campo di Marte dove la festa finiva.


Esiste anche una copia contemporanea datata 1794 e dipinta da un artista rimasto anonimo, con molta probabilità un allievo di David; proveniente dal Palais des Beaux-Arts de Lille è esposta al castello di Vizille.


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martedì 15 aprile 2008

LA MORTE DI MARAT (The Death of Marat) - Jacques-Louis David


LA MORTE DI MARAT (1793)

Jacques-Louis David (1748-1825)
Musée des Beaux-Arts – Bruxelles
Olio su tela cm. 162 x 128


Un pugnale insanguinato abbandonato per terra, la piuma d’oca tenuta ormai debolmente nella mano destra, il corpo riverso con la testa reclinata fin quasi a cadere: è l’omaggio dell’artista ad un uomo che certo ammirava e stimava. “À Marat, David l’An deux”, recita la scritta sul panchetto posto a fianco della vasca nella quale il rivoluzionario ha trovato la morte. Sul piano a fianco della vasca nella quale il rivoluzionario ha trovato la morte. Sul piano ligneo sono deposti dei fogli, una penna e il calamaio con inchiostro di seppia nel quale Marat ha intinto il pennino fino ad un istante prima. Nella mano sinistra, sostenuta con flebile presa, giace la lettera mandatagli dalla sua assassina per entrare nell'intimità solitaria dell’uomo, palesemente indifeso e quasi sereno per non avere neppure compreso la ferocia improvvisa e inattesa della morte che gli veniva arrecata. Il braccio cade inerte a terra, il sangue scivola a macchiare ogni cosa: la lettera, il costato, il bianco lenzuolo collocato, secondo l’uso del tempo, fra il corpo dell’uomo e la vasca per impedirgli il contatto con il freddo metallo. Anche l’acqua calda, nella quale Marat doveva passare molte ore a causa di una malattia epidermica contratta nei malsani pertugi dove era stato costretto più volte a nascondersi, si è tinta di rosso. Marat cade lontano dal campo di battaglia: la sua fine è segnata dal tradimento e pare quasi di scorgere una analogia tra questo martire dell’era moderna e la figura di Cristo al quale potrebbe alludere la ferita nel costato. Tuttavia, più che con Cristo, il confronto si pone con l’antichità pagana: come un filosofo greco, come Catone o Seneca forse, Marat muore nello spazio silente di una stanza vuota, lontano dalle pericolose vie di Parigi, con il volto pervaso dalla ferma serenità morale di un uomo che la storia ha consacrato eroe, soprattutto, per quest’ingiusta fine.

La tela fu commissionata a David da Guiraud il 14 luglio 1793. Il 14 ottobre dello stesso anno il pittore annunciò di averla conclusa e di volerla donare alla Convenzione. Il 14 novembre venne collocata nella sala delle Assemblee in pendant con LE PELLETIER dello stesso David. Il 9 febbraio del 1795 i due quadri vennero tolti dalla sala ma furono restituiti a David, che aveva fatto esplicita richiesta per riaverli, solo il 27 ottobre. Dopo l’esilio del pittore, le due tele passarono a Gros o cui discendenti le vendettero nel 1835. Riacquistata nel 1860 dalla baronessa Meunier e da Eugène David, LA MORTE DI MARAT fu donata nel 1893 dagli eredi al Museo di Bruxelles.


L’ASSASSINIO DI MARAT

Quando fu ucciso, Jean Paul Marat, nato in Svizzera nel 1743, capeggiava all’interno della Convenzione il gruppo della Montagna e perseguiva i Girondini dei quali aveva fatto precedentemente parte. Durante i moti del 31 maggio – 2 giugno, la pressione di Marat fu infatti determinante per la definitiva caduta dei suoi ex compagni che proprio per questo lo accusarono di tradimento.
Ritenendo Marat responsabile della sconfitta dei Girondini e per questo decisa ad ucciderlo, Carlotta Corday riuscì a farsi ricevere da Marat il 13 luglio 1793 presentandogli una lettera nella quale dichiarava di avere notizie sul movimento anti-rivoluzionario della Normandia. Ignaro di quanto sarebbe accaduto, il capo rivoluzionario ricevette quel pomeriggio stesso colei che lo avrebbe ucciso.


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