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sabato 25 ottobre 2014

AVANGUARDIE - ASTRATTISMO - Kandinskij, Mondrian (Avant-gardes - Abstract Art)

IMPROVVISAZIONE N° 26 - Vassili Kandinskij

ASTRATTISMO: Kandinsky, Mondrian

Primo Acquerello astratto realizzato nel 1910 da Wassili Kandinskij segna l'atto di nascita dell'astrattismo.
Questa decisiva tappa del rinnovamento del linguaggio pittorico approfondisce la linea di ricerca che, inaugurata con I'impressionismo e il cubismo, analizza il processo della conoscenza e porta alla valorizzazione dell'immagine non come specchio fedele della realtà, bensì come prodotto della coscienza.

L'astrattismo si propone dunque di risalire alla matrice del rapporto fra l'individuo e la realtà esterna, ossia all'istante iniziale del primo aprirsi degli occhi del bambino sul mondo.
Quest'istante coincide con la scoperta dello spazio e degli oggetti, come realtà staccate e diverse da sé. La percezione iniziale della realtà costituisce un'esperienza unica e irripetibile, il cui valore di sorpresa e di rivelazione non potrà mai essere riprodotto da qualsiasi altra successiva esperienza, inevitabilmente appannata dalla sovrapposizione di schemi mentali logorati dall'abitudine.
Da queste premesse si deduce facilmente la natura e lo scopo del difficile compito dell'artista: rimettersi in comunicazione con quella dimensione lontana per stabilire un contatto con i livelli più profondi della vita psichica, con gli strati più ricchi di informazioni e di tracce di una memoria primordiale, puntando alla riemersione di quel patrimonio di esperienza infantile che precede la fase dell'elaborazione intellettuale vera e propria.

Ecco perché Kandinskij rifiuta la forma come copia della realtà, ricercando invece la purezza del segno che, ancora privo di un significato razionale, rende visibile il 'gesto' creativo dell'artista, considerato come un prolungamento e una ritrascrizione della sua stessa vita psichica.
I segni di Kandinskij sono dunque macchie colorate, graduate nello spessore e nell'estensione, e linee di vario andamento, che suggeriscono un equilibrio di forze (dato dall'accostamento di colori che tendono ad espandersi o a contrarsi) e un ritmo di moto (suggerito dal tracciato grafico). 
Con Kandinskij dunque la nozione tradizionale di spazio viene sostituita dal concetto fisico di campo di forze, come vera e propria creazione di un frammento vivo di spazio. 
Per Kandinskij dunque l'arte è l'unica forma autentica di conoscenza, in grado di recuperare
Un'altra personalità fortemente rappresentativa di questa tendenza è l'olandese Piet Mondrian che, sempre partendo dalla lezione cubista, punta all'analisi rigorosa delle fondamentali strutture dell'organizzazione dello spazio: linea, piano e colore. Per Mondrian infatti lo stadio della percezione è sì il gradino preliminare senza il quale non può compiersi alcun processo conoscitivo, ma la vera conoscenza, ben lungi dall'esaurirsi in questa dimensione, si dà solo come superamento dei dati sensoriali mediante I'intervento della ragione e l'attività del pensiero. 
Dunque il primo livello della sensibilità viene filtrato attraverso quell'operazione mentale che attribuisce alla realtà percepita la struttura delle coordinate intellettuali: ecco perché i quadri di Mondrian hanno tutti un comune denominatore strutturale dato dalla rigorosa intersezione delle linee e dal lucidissimo disegno dei riquadri colorati, articolati in una gamma ristretta di colori fondamentali: rosso, giallo, blu, oltre al nero e al bianco, cui viene annesso il valore di luce ed ombra. 
Mondrian organizza le sue partiture spaziali ispirandosi a un ideale puramente intellettuale di rigore proporzionale e matematico: i tasselli di colore vengono graduati nell'intensità del tono (più caldo o più freddo) e nell'estensione del riquadro, al fine di creare un equilibrio compositivo impeccabilmente geometrico. 
La tesi intellettuale che anima lo sforzo creativo di Mondrian è la dimostrazione, al di là dei casi mutevoli della percezione, della costanza dell'ordine intellettuale della visione. 
Ma questo puro intellettualismo non resta fine a se stesso, bensì è animato da una profondissima preoccupazione morale, affinché da questo sforzo di razionalizzazione e di ricerca di una misura intellettuale, si possano trarre i presupposti per una rifondazione civile ed etica della società.




Swinging - Vassili Kandinskij 

Verso il 1927 le opere di Vassili Kandinskij (1866-1944), il grande pioniere della pittura astratta, sono costruite per mezzo di elementi quasi esclusivamente geometrici e sempre dai colori contrastanti: archi, cerchi, rettangoli, triangoli, quadrati. 






giovedì 24 settembre 2009

PAESAGGIO CON TORRE (Landscape with a tower) Vasilij KANDINSKIJ

   
PAESAGGIO CON TORRE (1908)
Vasilij KANDINSKIJ
Pittore russo del XX secolo
MUSEO NAZIONALE D'ARTE MODERNA - PARIGI
Cartone cm. 75 x 98,5
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Pixel 2500 x 1740 - Mb 1,82


L'opera fu eseguita da Kandinskij nel 1908, durante il suo soggiorno a Mornau, in Baviera.
In questo periodo l'artista è ancora legato all'arte figurativa che spoglierà progressivamente dalle sue apparenze aneddotiche, per conservarne esclusivamente le caratteristiche essenziali, dando all'opera una dimensione allegorica e fantastica.
Il quadro diventa la trasposizione pittorica di un sistema complesso di tensioni spirituali, che per il pittore sono alla base delle regole dell'universo.
Secondo Kandinskij, infatti, la "creazione di un'opera è la creazione di un mondo".
Osservando la natura con "occhio interiore", egli libera a poco a poco la realtà dalla sua apparenza fisica per ricondurla all'essenziale.
In questo dipinto il pittore raggiunge un realismo cosmico dove si fondono tutti gli elementi della realtà: il cielo, la terra, le nuvole.
Questo cartone fa parte di una serie di paesaggi in cui i soggetti scelti sono volontariamente consueti, mentre gli oggetti perdono progressivamente il loro legame con la realtà.
Kandinskij abbandona la pittura "en plein air" per proseguire nel suo atelier questo cammino di epurazione dalle impressioni suggerite dalla natura; egli cerca di eliminare l'elemento estetico apparente per trattenere esclusivamente il momento di interiorità.
La riduzione dell'oggetto all'essenziale, alle forme pure, lo conducono all'astrazione: non sussistono altro che le masse di colore, che egli definisce come "lo choc tonante di numerosi mondi".

Il quadro apparteneva alla collezione privata di Nina Kandinskij; successivamente fu donato al Museo Nazionale d'Arte Moderna (Centre Georges Pompidou) nel 1976.
Alla Fondazione Guggenheim di New York è conservato il disegno preparatorio che non presenta differenze sostanziali con l'opera definitiva.


IL CAVALIERE BLU

Il "Cavaliere Blu" (Der Blatte Reiter) non fu mai un movimento artistico organizzato, fu piuttosto un fermento di idee, una libera associazione di artisti che si collocavano al di fuori delle regole accademiche e che volevano esprimere i loro ideali pittorici "antinaturalisti e spiritualmente espressivi".
Il "Cavaliere Blu" nacque in un clima generale di reazione contro l'industrializzazione e le sue conseguenze materialiste.
I suoi membri, oltre a Kandinskij, Franz Marc, Munter, Burliuk e altri, dichiararono la propria volontà di "mantenersi estranei al mondo".

"In altri tempi - scrive Kandinskij nella prefazione al Catalogo della prima esposizione del gruppo nel 1911 - l'Arte era il fenomeno che faceva levitare la spiritualità del mondo. Quest'epoca è finita. In attesa che riappaia l'artista si deve tenere lontano dalla vita ufficiale".

Il pittore deve dunque prendere le distanze dai fenomeni del reale, deve purificare l'immagine per trarne l'essenza spirituale.
La strada per l'Astrattismo viene così ufficialmente aperta.
La posizione dei pittori che aderiscono al "Cavaliere Blu" è parallela ai numerosi movimenti di avanguardia dell'inizio del XX secolo.
In Francia il gruppo ha contatti con Delaunay, la cui pittura crea un universo poetico fatto di piani colorati e di ritmi contrastati, che Apollinaire definirà come "l'orfismo".
Sia per gli orfisti che per i pittori del "Cavaliere Blu" il "piacere della nostra facoltà visiva è il mezzo più diretto per spiritualizzare la materia e per penetrare al di là della pura apparenza delle cose".


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ASTRATTISMO - Kandinskij, Mondrian

IMPROVVISAZIONE n. 26 (1912) - Vasilij KANDINSKIJ

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MOVIMENTI DI AVANGUARDIA – Pittura e scultura

I PIONIERI DELL'ARTE RUSSA - Camilla Gray



venerdì 11 settembre 2009

IMPROVVISAZIONE n. 26 (Improvisation 26) - Vasilij KANDINSKIJ

   
IMPROVVISAZIONE n. 26 (1912)
Vasilij KANDINSKIJ (1866 - 1944)
Pittore russo
STÄDTISCHE GALERIE di MONACO
Olio su tela cm. 98 x 107,5
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Pixel 1800 x 1640 - Mb 1,33


Al tempo dell'esecuzione di questo dipinto, Kandinskij ha già alle spalle l'esperienza del "Primo acquarello astratto", datato 1910, che tradizionalmente viene indicato come prima espressione del passaggio dal periodo figurato a quello astratto dell'artista russo.
La svolta fu possibile grazie ad un'intensa e complessa esperienza in cui l'artista avvertì l'esigenza di svincolare il repertorio del visibile da ogni naturalismo in modo tale da raggiungere, nella percezione fenomenica, una dimensione interiore dell'immagine.
Nella innumerevole serie di Improvvisazione, dalla n. 5 fino a quella qui raffigurata, che porta il n. 26, Kandinskij si pone il problema della luce e dello spazio in rapporto al colore e alle forme in movimento mantenendo questa costante dell'astrazione assoluta, priva di ogni contenuto naturalistico.
Il racconto acquista un valore emotivo, accentuato dall'arbitrarietà dell'uso dei colori, dalla mancanza di orizzonte e dalla concezione bidimensionale dello spazio.
A queste conclusioni Kandinskij giunse attraverso una lunga serie di esperienze: dall'amicizia con artisti vicini al suo modo di concepire la pittura come Klee, Mare e Delaunay con i quali, attraverso una serie di incertezze, superò le esperienze fauviste e cubiste; alla passione per la musica - da Stravinskij al balletto di Diaghilev - che si rivelò determinante per il suo agire pittorico.
In sintesi la sua esperienza, che si manifesta in questo dipinto, è teorizzata nello "Spirituale dell'arte", edito proprio nel 1912, anno di realizzazione dell'opera.


L'OPERA

IMPROVVISAZIONE n. 26 si trova attualmente conservata nella Städtische Galerie di Monaco.
Nello stesso Museo possiamo ammirare altre opere di Kandinskij...

"Bellezza russa in un paesaggio"... del 1905
"Davanti alla città"... del 1908
"Improvvisazione n. 6"... del 1909
"La mucca"... del 1910
"Improvvisazione n. 12" (Cavaliere)... del 1910
"Senza titolo", detto "Diluvio"... del 1914.


DER BLAUE REITER

Nel 1912 un gruppo di giovani artisti di diverse nazionalità, ma tutti legati all'esperienza espressionista, diedero vita a Monaco al gruppo Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro).
Tutti gli aderenti al gruppo avevano alle spalle un passato legato a un movimento d'avanguardia, cioè al Fauvismo, al Futurismo e al Cubismo.
Ma tutti erano accomunati da un solo pensiero...

«L'arte non deve rendere il visibile, ma deve rendere l'invisibile».

Punto di riferimento del gruppo composto da artisti quali lo svizzero Klee, il russo Jawlenskij, i tedeschi Mare e
Mache,l'americano Feiningere l'alsaziano Arp, fu Kandinskij.
Di grande importanza per diffondere le idee del gruppo fu la pubblicazione de "Lo spirituale dell'arte", strumento indispensabile per capire fino in fondo le motivazioni che spinsero questi artisti ad allontanarsi dalla realtà oggettiva.
Infatti Kandinskij, in veste di teorico, asserisce che un dipinto per esistere non ha necessariamente bisogno di riferimenti reali, in quanto esso deve esprimere emozioni e sensazioni possibili solo attraverso forma e colore, così da tradursi in "musica viva".
Dopo la fine della prima guerra mondiale le esperienze del Blaue Reiter si incontrarono al Bauhaus di Weimar dove insegnarono Kandinskij e Klee.


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sabato 26 gennaio 2008

ESPRESSIONISMO TEDESCO (Deutsch Expressionismus)

I pittori della Brücke (1925) Ernst Ludwig Kirchner
Olio su tela cm  125 x 167
Da sinistra: Müller, Kirchner, Heckel e Schmidt-Rotluff
I TRE MOMENTI DELL’ESPRESSIONISMO



Intorno a questo movimento che non agì soltanto nel campo delle arti figurative, ma che fu letterario, musicale e critico, l’interesse è sempre stato vivo. Ed infatti l’ESPRESSIONISMO nei suoi vari aspetti, è veramente degno di studio perché rivela con molta evidenza alcuni alti spirituali della nostra epoca nelle loro manifestazioni più acute.
Il termine ESPRESSIONISMO è un termine contrapposto a IMPRESSIONISMO     e con esso, appunto, gli artisti intendevano sottolineare la necessità di un’arte non più fatta di impressioni, di sensazioni ricevute dall’esterno, naturalistiche, bensì di un’arte che “esprimesse” l’interno dell’uomo, ciò che in lui vi era di più profondo.
Le radici o le cause dell’ESPRESSIONISMO, che è sì fenomeno principalmente germanico, ma anche europeo nel senso più largo della parola, vanno ricercate nel generale senso di sfiducia che colse, particolarmente negli anni precedenti la prima guerra mondiale, larghi strati degli intellettuali borghesi. Era una sfiducia generata dal crollo delle illusioni e dei miti del progresso così caldamente predicati dai “difensori dell’ordine”, dai custodi della dignità e morale dell’uomo. Il fatto è che questi intellettuali, non volendo seguire la propria classe nel suo processo di involuzione e di tradimento dei grandi ideli del suo passato rivoluzionario, si ponevano su un piano di rivolta e di protesta contro l’ipocrisia, la morale, le istituzioni borghesi. Era il loro modo di reagire, un modo confuso e anarcoide, individualistico, ma tuttavia, in parecchi casi, carico di un vero dramma umano.
L’ESPRESSIONISMO tedesco si può, grosso modo, distinguere in tre momenti anche se non cronologicamente successivi: il primo dominato dal gruppo cosiddetto del PONTE ("Die Brücke"), il secondo legato ad una polemica a sfondo sociale, il terzo capitanato da KANDINSKY, santone dell’ASTRATTISMO.
Del gruppo del PONTE, sorto nel 1905, facevano parte KIRCHNER, HECKEL, SCHMIDT-ROTTLUFF, OTTO MÜLLER, NOLDE. La base ideologica che teneva insieme questi artisti era assai vaga, si può dire che si trattasse unicamente di una insofferenza comune per ogni freno, di una sfiducia nella ragione, di un abbandono ai moti improvvisi dell’ispirazione. Niente di più, se non un bisogno di liberarsi dalle contaminazioni di una civiltà corrotta e corruttrice. Per questo alcuni artisti del PONTE fuggirono dalla Germania per andare tra i selvaggi delle isole dei Mari del Sud, ne imitarono i feticci, cercarono di assimilare idee e sentimenti primitivi.
E’ evidente però che la sfrenatezza dell’ispirazione era fatta per dare al quadro consistenza formale. In tal modo gli espressionisti del PONTE e tutti gli altri legati ad una analoga esperienza, davano ai loro quadri una forma provvisoria, casuale, approssimativa. In realtà “distruggevano” la forma sino a giungere alle macchie acide e crude, caotiche, delle tele di NOLDE:
Un espressionista tra i più importanti, che si può in qualche modo riportare a questa esperienza, è KOKOSCHKA.
La guerra del 1914 però, coi suoi orrori e le sue stragi, con la sconfitta poi della Germania, aveva costretto alla meditazione più di un artista. Così la rivolta degli espressionisti, almeno di qualcuno di essi, si fece più precisa, diventò un’accusa e una denuncia contro la borghesia dell’epoca Guglielmina. Tra questi artisti ricorderò soprattutto OTTO DIX, MAX BECKMANN, GEORGE GROSZ. Gli avvenimenti che portarono in seguito alla rivoluzione del 1918, avvicinò questi artisti ai movimenti popolari, anche se una vera unione con essi intimamente non si realizzò mai.
Sono noti, ad esempio, i disegni di GROSZ contro il militarismo prussiano, contro la grassa, gretta e insensibile borghesia berlinese, contro l’hitlerismo in formazione, in favore del proletariato. Sono disegni aggressivi, molti dei quali colpivano con estrema efficacia il bersaglio, provocando l’indignazione dei “benpensanti”, e procurando a GROSZ persecuzioni e processi.
Il terzo movimento è quello del CAVALIERE AZZURRO, il gruppo fondato nel 1912 da KANDINSKY. Di questo gruppo facevano parte FRANZ MARC, FEININGER, CAMPENDONCK, PAUL KLEE.
KANDINSKY nel suo libro sulla SPIRITUALITA’ DELL’ARTE, uscito nello stesso anno della fondazione del gruppo, gettava le basi “teoriche” dell’ASTRATTISMO. Per lui l’unica realtà esistente era la “realtà interiore”. Negava cioè l’esistenza del mondo, dei valori oggettivi, fuori dell’uomo, ribadendo l’impossibilità di “aderire” alla società del suo tempo: per lui non serviva più nemmeno la “fuga” nelle isole felici dei Mari del Sud. Egli cercava invece la pace interiore dello spirito, dove il tumulto del mondo non giunge. Una specie di TEBAIDE figurativa è dunque l’astrattismo di KANDINSKY: astrarre dalla realtà obbiettiva, elemento di distrazione dalla pura meditazione, e nutrirsi soltanto di segni, di ritmi, di colori non avviliti dalla rappresentazione del mondo esteriore.
Naturalmente, in questa posizione, veniva a svuotarsi ogni protesta, ogni rivolta: l’ESPRESSIONISMO perdeva ogni energia e si avviava a diventare fredda ripetizione di formule.
Oggi la corrente espressionistica, nei suoi epigoni, non ha più alcun vigore ha finito per diventare accademia, sfogo cromatico, ecc. Tuttavia il fenomeno dell’ESPRESSIONISMO, è senz’altro degno di attenzione perché da esso discendono gran parte delle tendenze contemporanee. La rivolta degli espressionisti fu una rivolta solitaria: perché potesse trasformarsi in rivoluzione era necessario agli espressionisti l’innesto vero in una forza storica nuova: le forze popolari. Questo innesco mancò. Di qui il limite e la sfortuna della loro protesta.


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