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I pittori della Brücke (1925) Ernst Ludwig Kirchner Olio su tela cm 125 x 167 Da sinistra: Müller, Kirchner, Heckel e Schmidt-Rotluff |
I TRE MOMENTI DELL’ESPRESSIONISMO
Intorno a questo movimento che non agì soltanto nel campo delle arti figurative, ma che fu letterario, musicale e critico, l’interesse è sempre stato vivo. Ed infatti l’ESPRESSIONISMO nei suoi vari aspetti, è veramente degno di studio perché rivela con molta evidenza alcuni alti spirituali della nostra epoca nelle loro manifestazioni più acute.
Il termine ESPRESSIONISMO è un termine contrapposto a IMPRESSIONISMO e con esso, appunto, gli artisti intendevano sottolineare la necessità di un’arte non più fatta di impressioni, di sensazioni ricevute dall’esterno, naturalistiche, bensì di un’arte che “esprimesse” l’interno dell’uomo, ciò che in lui vi era di più profondo.
Le radici o le cause dell’ESPRESSIONISMO, che è sì fenomeno principalmente germanico, ma anche europeo nel senso più largo della parola, vanno ricercate nel generale senso di sfiducia che colse, particolarmente negli anni precedenti la prima guerra mondiale, larghi strati degli intellettuali borghesi. Era una sfiducia generata dal crollo delle illusioni e dei miti del progresso così caldamente predicati dai “difensori dell’ordine”, dai custodi della dignità e morale dell’uomo. Il fatto è che questi intellettuali, non volendo seguire la propria classe nel suo processo di involuzione e di tradimento dei grandi ideli del suo passato rivoluzionario, si ponevano su un piano di rivolta e di protesta contro l’ipocrisia, la morale, le istituzioni borghesi. Era il loro modo di reagire, un modo confuso e anarcoide, individualistico, ma tuttavia, in parecchi casi, carico di un vero dramma umano.
L’ESPRESSIONISMO tedesco si può, grosso modo, distinguere in tre momenti anche se non cronologicamente successivi: il primo dominato dal gruppo cosiddetto del PONTE ("Die Brücke"), il secondo legato ad una polemica a sfondo sociale, il terzo capitanato da KANDINSKY, santone dell’ASTRATTISMO.
Del gruppo del PONTE, sorto nel 1905, facevano parte KIRCHNER, HECKEL, SCHMIDT-ROTTLUFF, OTTO MÜLLER, NOLDE. La base ideologica che teneva insieme questi artisti era assai vaga, si può dire che si trattasse unicamente di una insofferenza comune per ogni freno, di una sfiducia nella ragione, di un abbandono ai moti improvvisi dell’ispirazione. Niente di più, se non un bisogno di liberarsi dalle contaminazioni di una civiltà corrotta e corruttrice. Per questo alcuni artisti del PONTE fuggirono dalla Germania per andare tra i selvaggi delle isole dei Mari del Sud, ne imitarono i feticci, cercarono di assimilare idee e sentimenti primitivi.
E’ evidente però che la sfrenatezza dell’ispirazione era fatta per dare al quadro consistenza formale. In tal modo gli espressionisti del PONTE e tutti gli altri legati ad una analoga esperienza, davano ai loro quadri una forma provvisoria, casuale, approssimativa. In realtà “distruggevano” la forma sino a giungere alle macchie acide e crude, caotiche, delle tele di NOLDE:
Un espressionista tra i più importanti, che si può in qualche modo riportare a questa esperienza, è KOKOSCHKA.
La guerra del 1914 però, coi suoi orrori e le sue stragi, con la sconfitta poi della Germania, aveva costretto alla meditazione più di un artista. Così la rivolta degli espressionisti, almeno di qualcuno di essi, si fece più precisa, diventò un’accusa e una denuncia contro la borghesia dell’epoca Guglielmina. Tra questi artisti ricorderò soprattutto OTTO DIX, MAX BECKMANN, GEORGE GROSZ. Gli avvenimenti che portarono in seguito alla rivoluzione del 1918, avvicinò questi artisti ai movimenti popolari, anche se una vera unione con essi intimamente non si realizzò mai.
Sono noti, ad esempio, i disegni di GROSZ contro il militarismo prussiano, contro la grassa, gretta e insensibile borghesia berlinese, contro l’hitlerismo in formazione, in favore del proletariato. Sono disegni aggressivi, molti dei quali colpivano con estrema efficacia il bersaglio, provocando l’indignazione dei “benpensanti”, e procurando a GROSZ persecuzioni e processi.
Il terzo movimento è quello del CAVALIERE AZZURRO, il gruppo fondato nel 1912 da KANDINSKY. Di questo gruppo facevano parte FRANZ MARC, FEININGER, CAMPENDONCK, PAUL KLEE.
KANDINSKY nel suo libro sulla SPIRITUALITA’ DELL’ARTE, uscito nello stesso anno della fondazione del gruppo, gettava le basi “teoriche” dell’ASTRATTISMO. Per lui l’unica realtà esistente era la “realtà interiore”. Negava cioè l’esistenza del mondo, dei valori oggettivi, fuori dell’uomo, ribadendo l’impossibilità di “aderire” alla società del suo tempo: per lui non serviva più nemmeno la “fuga” nelle isole felici dei Mari del Sud. Egli cercava invece la pace interiore dello spirito, dove il tumulto del mondo non giunge. Una specie di TEBAIDE figurativa è dunque l’astrattismo di KANDINSKY: astrarre dalla realtà obbiettiva, elemento di distrazione dalla pura meditazione, e nutrirsi soltanto di segni, di ritmi, di colori non avviliti dalla rappresentazione del mondo esteriore.
Naturalmente, in questa posizione, veniva a svuotarsi ogni protesta, ogni rivolta: l’ESPRESSIONISMO perdeva ogni energia e si avviava a diventare fredda ripetizione di formule.
Oggi la corrente espressionistica, nei suoi epigoni, non ha più alcun vigore ha finito per diventare accademia, sfogo cromatico, ecc. Tuttavia il fenomeno dell’ESPRESSIONISMO, è senz’altro degno di attenzione perché da esso discendono gran parte delle tendenze contemporanee. La rivolta degli espressionisti fu una rivolta solitaria: perché potesse trasformarsi in rivoluzione era necessario agli espressionisti l’innesto vero in una forza storica nuova: le forze popolari. Questo innesco mancò. Di qui il limite e la sfortuna della loro protesta.