Visualizzazione post con etichetta LIBERTA'. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LIBERTA'. Mostra tutti i post

giovedì 23 luglio 2015

IRMA BANDIERA - Partigiana italiana, Medaglia d'oro al valor militare


Irma Bandiera (Bologna, 8 aprile 1915 – Bologna, 14 agosto 1944)
Partigiana italiana, Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria).

IRMA BANDIERA

Per ricordarla, a Bologna c'è una strada a lei intitolata, via Irma Bandiera. Proprio lì, su quel marciapiede, il 14 agosto 1944 i fascisti uccisero la giovane donna, una staffetta partigiana che si era rifiutata di collaborare col regime.

Cresciuta in una famiglia benestante lrma, che in casa chiamavano Mimma, quando l'ltalia entrò in guerra prese contatto con gli ambienti antifascisti bolognesi. Ben presto diventò militante dei Gap come staffetta e poi combattente della 7ma Brigata. 
All'insaputa dei genitori partecipò ad azioni sempre più rischiose: conosceva i rifugi dei compagni e manteneva i contatti fra loro. 

Grazie al suo aspetto di tranquilla ragazza perbene forse pensava di passare inosservata, anche quando si occupava di un trasferimento di armi. Fu proprio al termine di una consegna di munizioni alla base di Castelmaggiore della sua formazione che la catturarono. Con sé aveva documenti cifrati. 
Era il 7 agosto. 
Per una settimana fu sottoposta a sevizie e torture. I nazifascisti arrivarono persino ad accecarla per riuscire a sapere i nomi dei compagni e i posti dove erano nascosti. 
Irma riuscì a non parlare. 
E anche quando la portarono al Meloncello, davanti alla porta di casa, insanguinata ma ancora viva, Irma rimase in silenzio. 

La finirono con una mitragliata e il suo corpo fu lasciato come ammonimento sulla pubblica via per un intero giorno.

A Bologna, nella strada a lei intitolata, è presente una lapide alla sua memoria:

Irma Bandiera
Eroina nazionale
1915 - 1944
Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte
La libertà e la giovinezza offristi
Per la vita e il riscatto del popolo e dell'italia
Solo l'immenso orgoglio attenua il fiero dolore
Dei compagni di lotta
Quanti ti conobbero e amarono
Nel luogo del tuo sacrificio
A perenne ricordo
Posero 


* * * 

lunedì 13 ottobre 2014

SALARIO, PREZZO, PROFITTO, SCIOPERO (Wage, price, profit, strike)


Salario, prezzo, profitto, sciopero


Ho letto Salario, prezzo e profitto di Marx e anche alcune note di un Iibricino che il 20 maggio 1865 Marx scriveva ad Engels: "Non si può condensare un corso di economia politica in un'ora". 
Così io adesso direi: "Non si può condensare un corso di economia politica in un post profano come questo. Accenno, comunque, che Salario, prezzo e profitto (tradotto da Togliatti per la "Piccola biblioteca marxista", è un rapporto letto da Marx in due sedute al Consiglio generale dell'Associazione Internazionale degli Operai (I Internazionale) il 20 e il 27 grugno 1865, nel quale sono confutate le argomentazioni dell'owenista John Weston secondo cui l'ammontate della produzione nazionale è qualcosa di fisso e la somma dei salari reali è un importo fisso, è una grandezza costante.
Partendo da questa impostazione assolutamente sbagliata, quel Weston traeva due paradossali conclusioni: 

1) che un aumento generale dei salari non porterebbe nessun utile agli operai

2) che perciò le organizzazioni di lavoratori (le trades unionsagivano dannosamente quando promuovevano agitazioni e scioperi per un aumento di salari. 

Marx dimostrò che un rialzo generale dei salari provocherebbe una diminuzione, si, del generale profitto ma non eserciterebbe alcuna influenza sui prezzi medi delle merci o sui loro valori. Quanto al profitto, non è precisabile nè un minimo nè un massimo dello stesso: si può solo dire che il massimo del profitto è determinato solamente dal minimo "fisico" dei salari (quel loro ammontare, cioè, che rappresenta il minimo necessario per la sussistenza in vita dell'operaio) e dal massimo fisico della giornata di lavoro (dalla maggiore lunghezza, cioè, della giornata lavorativa sopportabile dalle forze dell'operaio). 

La determinazione del livello reale del profitto, dice Marx, "viene decisa soltanto dalla lotta incessante fra capitale e lavoro; in quanto il capitalista cerca costantemente di ridurre i salari al loro limite fisico minimo e di estendete la sua giornata di lavoro al suo limite fisico massimo, mentre l'operaio esercita costantemente una pressione in senso opposto" (quanto alla giornata di lavoro, si tenga presente che Marx scriveva quando ancora essa aveva dimensioni inumane; e la sua graduale riduzione è stata, nei tempi successivi, appunto conquistata in quella lotta di classe, aspra e continua, fra capitale e lavoro. Tutto, infatti, si riduce, come mette in rilievo Marx, "alla questione dei rapporti di forza tra le parti in lotta").

E' chiaro che come il capitalista, proprio per lo sviluppo dell'industria moderna tende al salario più basso, l'operaio ha l'interesse e la tendenza opposti e ognuna delle parti si vale dei propri mezzi di lotta. Di fronte a quelli usati dal capitalista per strozzare economicamente l'operaio, questo non ha che un mezzo solo: incrociare le braccia. SCIOPERO.

Lo sciopero è la forma fondamentale di difesa economica e politica che la classe lavoratrice può mettere in atto per la tutela dei suoi diritti nel confronto dei capitalisti. Esso è un fenomeno connaturato alla esistenza delle classi sociali ed al mantenimento stesso di un minimo di democrazia e di libertà nell'oppressivo regime capitalistico. E' un diritto che dà concretezza a quello di associazione sindacale in quanto il suo esercizio permette ai lavoratori di contrapporre una pressione economica alla pressione economica del capitale.

Lo sciopero, come fatto rivendicativo di libertà e di giustizia sociale, non può considerarsi solamente conquista dei lavoratori ma di tutta la società umana poichè, mentre dal punto di vista economico costituisce una potente arma per il progresso generale, per lo sviluppo delle condizioni di vita dei singoli paesi, come dimostra ampiamente la storia del movimento operaio, dà ai cittadini, sul terreno morale, possibilità di sentirsi padroni delle proprie forze e di impiegarle solo quando lo ritengano opportuno e conveniente.

Di fronte agli scioperi, la parte più gretta della borghesia (nè escludiamo ceti medi ossia piccola borghesia) non tardò a schierarsi contro gli scioperanti che le creavano disagi, che guastavano le sue abitudini e le sue comodità (mi riferisco specialmente agli scioperi dei servizi pubblici).

Nel 1904, quando in Italia fu fatto, e trionfò, il primo sciopero generale, la borghesia ne fu così atterrita e indignata che Giolitti credette poter contare appunto su questi sentimenti per sciogliere la Camera e far le elezioni; ma i socialisti non perdettero che pochi seggi alla Camera. 
Nel primo dopoguerra, quando, attraverso gli scioperi, i lavoratori posero le loro rivendicazioni e la loro volontà di non pagare le spese della guerra imperialista, fu sulla irritazione, appunto, della piccola borghesia che il fascismo potè trovare simpatia ed avere una base di sostegno. Il piccolo borghese, disturbato nelle sue comodità, non si chiede per quali ragioni i lavoratori siano costretti a scendere in lotta, ma simpatizza senz'altro col crumiro. E, a proposito di questa simpatia per il crumiro c'è un aneddoto che al suo tempo, nel primo dopoguerra, fece scandalo nella classe operaia. Riguarda l'onorevole Turati. Durante uno sciopero delle ferrovie viaggiava un treno con personale crumiro. Ci fu chi ebbe la bella idea di fare una sottoscrizione tra i viaggiatori a favore di quel personale: e Turati, che era fra i viaggiatori, vi partecipò.
Tornando allo scritto di Marx, egli, dopo aver confutato pretese ragioni addotte da quel signor Weston così concludeva in difesa dell'attività delle Trade-unions:
"Le Trades Unions compiono un buon lavoro come centri di resistenza contro gli attacchi del capitale; in parte si dimostrano inefficaci in seguito a un impiego irrazionale della loro forza. Esse mancano, in generale, al loro scopo perchè si limitano a una guerriglia contro gli effetti del sistema esistente, invece di tendere nello stesso tempo alla sua trasformazione, di servirsi della loro forza organizzata come di una leva per la liberazione definitiva della classe operaia, cioè per l'abolizione definitiva del sistema di lavoro salariato"
Questo motto rivoluzionario, affermava Marx, gli operai dovevano scrivere sulla loro bandiera, invece della parola d'ordine conservatrice
"Un equo salario per un'equa giornata di lavoro".


domenica 12 ottobre 2014

ANTONIO AMATORE SCIESA - Patriota italiano (Italian patriot)

Sciesa condotto alla fucilazione (illustrazione di Edoardo Matania)

ANTONIO AMATORE SCIESA

Amatore Sciesa, comunemente conosciuto col nome di Antonio, nacque a Milano nel 1814. 
Umile popolano, di condizione tappezziere, professò sentimenti patriottici e liberali e cospirò contro il governo austriaco. In relazione con comitati segreti e particolarmente col "Comitato dell'Olona", accettò, insieme ad altri popolani animosi, l'incarico di affiggere e diffondere manifesti incendiari, anche dopo il proclama del generale Radetzky del 21 febbraio 1851 che comminava la pena di morte contro chiunque risultasse convinto di diffusione e comunicazione di simili scritti. 
Ma nella notte tra il 30 e il 31 luglio di quello stesso anno suscitò sospetti in una pattuglia di ronda. Fermato e perquisito gli furono trovate indosso sedici copie di un manifesto del "Comitato dell'Olona", che era stato scritto da G. B. Carta, patriota e cospiratore modenese, stabilito a Milano, e stampato dal tipografo Amodeo, senza naturalmente che apparisse il nome dell'autore e quello dello stampatore. 


L'esecuzione di Amatore Antonio Sciesa
G. Previati - Museo del Risorgimento - Milano

Condotto al circondario di polizia e sottoposto ad interrogatori, dichiarò di nulla sapere, solo affermando che quei manifesti, da lui creduti un giornaletto piegato, gli erano stati dati da persona che conosceva solo di vista perchè lo leggesse. Insistendo il commissario per sapere di più e per conoscere i nomi dei complici, rispose fieramente: 
"Mi parli no, mi soo nagott"... e nulla si lasciò più sfuggire di bocca. 
Istituito in fretta un processo sommario, la mattina del 2 agosto, nel cortile del Castello, formato il quadrato di esecuzione, venne giudicato colpevole di diffusione di scritti rivoluzionari dal Giudizio Statario è condannato alla pena di morte con la forca. Due ore dopo venne invece fucilato, non già per mancanza di giustiziere, come fu scritto nella sentenza, ma per l'imperfezione della macchina e per la mancanza del necessario ad una impiccagione regolare. 
Fino ai momenti estremi I'eroico popolano diede prova di grande fermezza e coraggio e col suo silenzio salvò la vita ad altri patrioti e cospiratori. 
Dopo la fucilazione si disse che mentre lo si conduceva al luogo del supplizio ad un gendarme che gli offriva la vita rispondesse laconicamente: tiremm innanz.


La sentenza stataria di morte contro Amatore Sciesa




sabato 20 settembre 2014

LA RELIGIONE DEL SANGUE - Un nuovo regno (The religion of blood - A New Kingdom)


L'annuncio di un "nuovo regno" nelle sanguinose rivolte degli schiavi

La religione dei ceti dominanti, nella società classica, escludeva gli schiavi dai benefici del culto ufficiale, in questa vita, e da ogni partecipazione ai privilegi della sopravvivenza individuale o collettiva, nell'al di là. E' noto che per un ricco signore del mondo greco-romano l'idea stessa della sopravvivenza personale era strettamente legata a quella della sopravvivenza delle classi: il servo "terreno" avrebbe dovuto continuare a servire il padrone anche nell'oltretomba o, nel migliore dei casi, restare escluso per sempre da ogni pretesa all'immortalità, quando questo concetto incominciò a prevalere. Quanto più, infatti, gli uomini perdevano fiducia nell'eternità delle strutture economiche e sociali del loro mondo, tanto più sentivano il bisogno di eternarsi almeno come individui e cadevano vittime dell'illusione di una esistenza ultraterrena.


I CULTI SERVILI

Per Io schiavo, invece, nessuna speranza, nè in questa vita nè nell'altra. Ciò spiega il grande successo e la rapida diffusione dei culti non ufficiali dell'antichità, a partire dal VI secolo circa della vecchia era, in tutto il mondo mediterraneo. I fedeli di Dioniso e di Orfeo, di Cibele e di Atti, di Adone e di Osiride, di Mitra e di Cristo potevano farsi "iniziare" a questi differenti culti senza che le differenze di classe contassero in modo determinante; segno, tra I'altro, che nella ferrea compagine del sistema basato sulla schiavitù si stavano già manifestando le prime crepe. 
I rapporti tra padroni e schiavi, nella vita sociale, restavano immutati; ma di fronte alle promesse del nuovo culto tutti diventavano per il momento eguali. Questo è il vero senso, sia detto per inciso, delle famosa espressione evangelica, "in Gesù Cristo non c'è più nè schiavo nè libero", che troppo spesso viene ancora interpretata come una riprova del carattere progressivo e liberatore del cristianesimo primitivo, sul terreno dei rapporti sociali.
Come in tutti gli altri culti servili,dell'antichità classica, anche nel cristianesimo il progresso e la liberazione restavano limitati al mondo dell'irrealtà, dell'illusione; le classi restavano immutate e immutati i duri rapporti tra servi e padroni. 
Il regime basato sulla schiavitù stava decadendo, è vero, e sarebbe ben presto stato sostituito dal sistema feudale; ma ciò accadeva per motivi del tutto indipendenti dalla volontà degli uomini e soprattutto dall'ideologia religiosa. 
Il cristianesimo, in tutto ciò, non c'entra minimamente. Esso stesso, anzi, era semplicemente un riflesso, nella mente degli uomini, del processo di disfacimento economico e sociale che si stava verificando all'interno della società schiavistica.


LE INSURREZIONI DEGLI SCHIAVI

Ben più importanti di ogni ideologia, sulla strada del processo storico che ha portato al vittorioso prevalere del culto cristiano su tutti i culti ufficiali dell'antichità, sono state le esperienze che milioni e milioni di schiavi, di oppressi, di diseredati ebbero il modo di fare, nella vita di ogni giorno e nello stesso campo della lotta di classe.
Non è vero che gli schiavi abbiano sempre accettato supinamente le loro atroci condizioni di sudditanza.
Gli storici del mondo classico hanno cercato di cancellare ogni traccia delle eroiche insurrezioni e rivolte servili degli ultimi secoli prima di Cristo, soprattutto dopo la "grande paura" della guerra condotta da Spartaco contro Roma alla vigilia tiella caduta della repubblica; ma non tanto che non sia possibile, anzi doveroso, per Io storico moderno, ristabilire nei suoi giusti limiti la verità.
E la verità è che le rivolte degli schiavi assunsero a volte I'aspetto di spontanee e ingenue rivoluzioni sociali, anche se la coscienza di classe era estremamente vaga e I'ideale più avanzato della lotta era quello di un semplice rovesciamento dei valori, che avrebbe fatto degli schiavi i padroni e dei padroni nuovi schiavi. Nè poteva essere diversamente, mancando ancora la prospettiva di un nuovo sviluppo delle forze produttive. Solo la classe che, liberando se stessa, porta anche agli altri la liberazione e schiude nuove vie al progresso della tecnica e dell'economia, può aspirare ad avere il sopravvento sul peso morto del passato.
Anche per questo, le principali rivolte di schiavi dell'antichità finirono, oltre che nella sconfitta militare, nelle nebbie del misticismo e dell'evasione religiosa. 
Quanto più la mano crudele dei padroni, dei dominatori, si abbatteva sui rivoltosi, tanto più le masse dei servi cercavano rifugio nei riti e nei miti che promettevano loro un'emancipazione almeno in un'altra vita. La cosa è chiarissima, se seguiamo la evoluzione di queste rivolte dai primi tentativi del III e II secolo a.C., soprattutto in Italia, dove il sistema della schiavitù stava giungendo al suo sviluppo massimo, sino alle guerre servili siciliane del
135-101 a.C.; alla grande insurrezione di Aristonico, in Asia Minore, dal 133 al 130; alla rivolta di Spartaco nell'Italia meridionale e a quella capeggiata da Savmak, nelle zone costiere del Mar Nero messe nella sua giusta luce dagli studiosi sovietici dell'antichità.


IL REGNO MESSIANICO

Tito Livio, in vari passi dei libri XXXII, XXXIII e XXXIX delle sue Storie, ci parla di episodi insurrezionali di schiavi nel Lazio, a Sezze, a Norba,  al Circeo, a Preneste, in Etruria e nell'Apulia, a partire dalla fine della seconda guerra punica, che vide concentrarsi una ingente massa di schiavi, in prevalenza di origine punica o siriaca, nei possedimenti romani. 
La punizione normale, domata la rivolta, era la condanna a morte per fustigazione o sulla croce dei capi e dei principali responsabili; in qualche caso, lo sterminio in massa, 500 schiavi a Preneste, 7.000 nell'Italia meridionale nel 185 a.C., cento anni prima di Spartaco.
L'elemento religioso, sino a questo momento, non è ancora visibile.
Ma già nelle due rivolte siciliane - che impegnarono alcune centinaia di migliaia di schiavi, costarono perdite enormi ai romani in uomini e in beni e riuscirono a tenere in scacco i migliori generali del tempo, per poco meno di 40 anni, a partire dal 140 a.C. - ci troviamo di fronte ti tutta una serie di fatti nuovi.

Nei frammenti superstiti dello storico Diodoro Siculo, che utilizzava per il suo racconto delle fonti originali di parte servile, completamente perdute, i capi dell'insurrezione ci vengono presentati come dei profeti-re (è stato fatto da alcuni il paragone con la storia di Giovanni il Battista e con quella dello stesso Cristo, secondo alcune tradizioni), che si circondano di manifestazioni miracolistiche e annunciano una specie di "nuovo regno", che ha molte caratteristiche in comune con il "regno messianico" e il "regno dei cieli" della letteratura biblica e di alcuni dei più antichi testi cristiani. 
Accanto ad Eunoo, il leggendario capo della prima rivolta siciliana del 135 a.C., troviamo una profetessa sira, della sua stessa origine, iniziata verosimilmente ai misteri orientali; Salvio e Atenione,  che si misero alla tesa della seconda rivolta, nel 104 a.C., pure di origine sira o cilicia, erano esperti nell'arte degli aruspici e si facevano annunciare dagli dei, come "re predestinati", o messia.

Accanto a Spartaco, pochi decenni più tardi, troveremo, secondo le testimonianze di molti storici contemporanei, una vigile profetessa tracia, che era iniziata ai "misteri di Bacco", cioè al culto dionisiaco, sorto precisamente in Tracia, e che pretendeva, come i primi apostoli cristiani, di ricevere speciali rivelazioni divine.

Siamo dunque su un terreno familiare agli storici delle origini cristiane, anche se I'elemento della guerra combattuta, della rivolta armata, prevale ancora sull'aspetto mistico e puramente religioso. 
Ma ancora più interessante, su questo stesso terreno, è la storia della rivolta degli schiavi di Pergamo, in Asia Minore, verso il 133 a.C., capeggiata da Aristonico, sognatore di uno Stato "senza servi nè padroni" che egli chiamerà, diciassette secoli prima del nostro grande Campanella, la Città del Sole.


VEDI ANCHE . . .





mercoledì 23 aprile 2014

CHE GUEVARA - Figlio del sogno - Son of the dream (Jean Cormier)

      
 FIGLIO DEL SOGNO

"Un sogno senza stella è un sogno dimenticato", dice Eluard. Un sogno con una stella è un sogno destato, si potrebbe rispondere. Teniamo gli occhi aperti, il Che non li ha mai chiusi...". 

Termina così la lunga cronistoria di Jean Cormier: 
Le battaglie non si perdono, si vincono sempre.

La purezza del Che e la sua morte tragica lasciano spalancate le porte del sogno. Il suo fascino, che emana dalla celebre foto di Korda, ha destato la gioventù della vecchia Europa e l'ha spinta a salire sulle barricate del maggio '68. 
"Sotto il pavé la sabbia e sopra la sabbia il Che, sole della rivoluzione", proclamava uno striscione. A lungo nascosto dalla propria leggenda, l'uomo Ernesto Guevara torna oggi alla ribalta, invocato più o meno coscientemente da una gioventù in cerca di una guida, di una stella da seguire.

 Il tedesco naturalizzato svedese Peter Weiss asserisce: 
"Il dramma del cristianesimo è di non avere cristianizzato il mondo intero. Il Che ha galvanizzato i giovani della terra, forse perché hanno cessato di credere nel Cristo".

Ma non accostiamo l'ateo Ernesto Guevara al barbuto di Palestina, anche se la definizione di Cristo marxista potrebbe essere calzante.
O anche quella di Don Chisciotte dell'America Latina.

Per Antoine Blondin, "L'uomo è figlio del sogno". 
Quando il comandante scrive seduto sul suo albero, nella macchia boliviana, parole di presentimento della propria fine terrena, egli comincia a risalire al sogno. Stretto fra la Pachamama dei grandi antenati e la propria stella che ormai non tarderà a raggiungere, il  Che termina la propria settima vita da gatto.
Che vede da lassù? L'Urss che implode, il comunismo che esplode.
Cuba la bella che resiste pateticamente al blocco dello Zio Sam, il cui rancore è tenace. 
Il  vecchio compagno Fidel Castro sempre più testardo, che si ostina a voler restare l'Ultimo Comunista contro i venti e le maree che allontanano dall'isola i balseros.
Il suo uomo nuovo che, anche lui, si allontana dalla linea che gli aveva tracciato così rigorosamente. 
Un mondo costituito unicamente di piccoli Che Guevara sarebbe senz'altro utopistico. 
Questo non toglie nulla alla sua generosità conquistatrice, al suo amore per il prossimo, senza distinzione alcuna. Contrariamente a quanti devono quotidianamente apportare correzioni per tenersi in equilibrio, il Che non ha mai dovuto farlo, perché non è mai stato dissociato nel proprio intimo. In lui la tenerezza e la durezza si sono amalgamate in un monolite di generosità.
Divorante di giorno e tormentosa di notte, l'asma fu un diavolo che gli vagava in petto, che egli trasformò in pungolo a fare bene. 
Questo idealista che ha scelto di essere per gli altri ricorda il "Tutto è in tutto" di Pascal. 
Medico, guerrigliero, scrittore, poeta, comandante, ambasciatore, ministro, padre di famiglia (un po'), il Che è molta parte di quel tutto che viene chiamato l'Umano. Il suo profondo umanesimo l'ha condotto a lottare e a dare la morte, per tentare di riequilibrare la vita fra i troppo ricchi e i troppo poveri. 
Con un desiderio: "Una nuova società in cui l'uomo sia al centro della vita pubblica, e non alla mercé del potere che fa le leggi". 
E una certezza: "Il terrorismo è una forma negativa che non produce in alcun modo gli effetti desiderati e che può incitare un popolo a reagire contro un movimento rivoluzionario".

In risposta a Strindberg, "Solo la verità è sfrontata", parole che aderiscono al Che come una seconda pelle, queste tre frasi di suo padre:

"Ernesto era un fanatico della verità. Era il suo sogno. Tanto era freddo nella battaglia, inflessibile in tutto ciò che riguardava la Rivoluzione, tanto la sua tenerezza era immensa e il suo umorismo colmo di cordialità".

Il Che non era un vagabondo anarchico, come talvolta è stato descritto, era un viaggiatore dell'anima, che avanzava con la speranza inchiodata al cuore, che posava il suo sguardo magnetico sulle cose della vita degli altri con la volontà esasperata di migliorarle.
Per questo ebbe il coraggio di scegliere la lotta. 
Quando afferma ... "Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato ad un altro", ciò significa condividere.

Il Che ha condiviso tutto ciò che gli passava tra le mani, compreso il dolore degli altri. E un apostolo dell'umanesimo quale deve essere concepito all'alba del terzo millennio, ponendo più che mai l'uomo al  servizio dell'uomo.

"Un sogno senza stella è un sogno dimenticato", dice Eluard. 
Un sogno con una stella è un sogno destato, si potrebbe rispondere. 
Teniamo gli occhi aperti, il Che non li ha mai chiusi......
   


"Tornerà, lo conosco. Come un frammento di stella, tornerà" 
(Omar Gonzales)
     


venerdì 10 gennaio 2014

I BARABBA - Moti mazziniani (Mazzini's revolutionary)

Fucilazione degli insorti del 6 febbraio 1853
(Illustrazione di Edoardo Matania)

I "BARABBA"

Negli anni dal 1850 al 1853 una grave crisi colpì I'economia italiana ed europea in generale e, in particolare, quella lombarda. Questa grave crisi colpì non solo le campagne, ma anche le città, e soprattutto Milano, dove era raccolta la nascente industria. Questa aveva un carattere, nel complesso, arretrato, ancora settecentesco, ma a Milano esistevano complessi industriali con diverse centinaia di operai. Ora, fra il '51 e il '53, queste industrie cittadine e, pertanto, anche gli operai furono colpiti dalla grave crisi, che provocò scarsità di lavoro e, di conseguenza, peggioramento delle loro condizioni; alla mancanza di lavoro si aggiunse il rincaro eccessivo dei generi alimentari di prima necessità.

Anche la borghesia soffriva per la crisi economica che non l'aveva affatto risparmiata. La borghesia aveva precisa coscienza di questo fatto ed i rimedi che tentava lo dimostravano chiaramente. Chiedeva, anzitutto, al governo austriaco I'allargamento del mercato con una saggia ed adeguata politica di accordi commerciali e di leghe doganali con gli altri Stati della penisola e senza posa avanzava l'esempio del vicino Piemonte, in cui una politica liberistica consentiva un fervore di opere ed uno sviluppo delle forze industriali sconosciuti alla Lombardia. 
Ma la crisi di quegli anni traeva le sue origini anche dall'eccessivo carico tributario imposto dall'Austria per sfuggire alla imminente minaccia di fallimento.
Il ceto borghese fremeva degli arbitrii dell'Austria e covava sotto sotto una sorda ribellione dovuta al fatto che il regime austriaco violava tutte le sue aspirazioni, che si riassumevano particolarmente nel desiderio di una maggior libertà di movimenti: ma, d'altra parte, motivi profondi di dissenso lo dividevano anche dalla classe lavoratrice, verso cui avrebbe voluto attuare una politica energica di repressione. Insomma agivano su di esso due esempi, quello della politica liberistica del Piemonte e l'altro della politica antioperaia di Napoleone III, esempi che riteneva adatti ad una maggiore espansione dell'attività industriale. 
Ma sia I'uno che l'altro, però, erano tali da metterlo in contrasto con gli operai e, pertanto, si può capire la sua scarsa partecipazione al moto del 6 febbraio, data la prevalenza assunta nella organizzazione clandestina e nell'insurrezione stessa dai popolani.

Più volte Giuseppe Mazzini ebbe a dichiarare che la preparazione del moto milanese del 6 febbraio 1853 era stata opera esclusivamente dei popolani, di quelli che i rapporti di polizia definirono come la più "vile feccia" della popolazione. Gli operai si raccoglievano a cospirare soprattutto nelle osterie, dove avevano sempre l'aiuto degli osti, che erano spesso anche dei capi della congiura. 
Il Pollini nel suo libro sul 6 febbraio ci dà un lungo elenco di queste osterie, alcune delle quali poi furono oggetto di particolare attenzione da parte della polizia, senza, però, che venisse scoperto nulla: le osterie dell'Iseo portofranco, del Paradiso a Porta Vigentina, della Portalunga in via Broletto, della Cassoeula a Porta Tosa, della Riviera presso Porta Comasina, ecc.
 I popolani erano divisi per compagnie, ciascuna dell'e quali comprendeva gli appartenenti ad una stessa arte, o ramo di industria: ad esempio della compagnia A facevano parte i facchini, della B i falegnami, della C i calzolai, della F i facchini ed i carbonai, i cosiddetti tencitt, e via dicendo. 
E lo stesso Pollini riferisce una canzone che i tencitt cantavano:

"Amici, alla fabbrica
allegri andiamo:
corriamo, dei popoli
la lega facciamo.
E' questo iI momento
del nostro cimento;
amici, alla fabbrica
allegri andiamo".

Una bella canzone che esprime una ingenua fiducia nell'avvenire ed anche uno spontaneo senso di solidarietà fra i popoli.


L'osteria milanese della "Cassoeula", fuori Porta Tosa, ora Porta Vittoria
(Dipinto di A. Fermini)

Ingenua fiducia nell'avvenire: ed effettivamente il continuo sviluppo dell' organizzazione e le prove sempre più ardite che gli operai avevano dato o che avevano il coraggio di tentare, erano tali da far nascere veramente quella fiducia. 
Il 25 giugno l'uccisione della spia Vandoni aveva gettato lo spavento fra gli austriaci ed i loro seguaci per la rapidità con cui eta stata eseguita, per la segretezza da cui era stata circondata. E poi ancora alcune dimostrazioni, fra cui la partecipazione di cinque o seicento persone ad una messa funebre nell'anniversario del supplizio dei fratelli Bandiera, avevano rivelato la forza notevole raggiunta dall'organizzazione operaia.

L'organizzazione, come si vede, era limitata alle classi popolari, poichè il ceto medio e l'alta borghesia si erano ritirate ed avevano rinunciato ad una decisa azione contro gli austriaci. Forse agiva su di essi il timore di rendere più aspre le rappresaglie austriache soprattutto di natura economica: confische, sequestri di beni, ecc.

Per questi ed alti motivi, di cui ho parlato sopra, la borghesia si tenne lontana dalla organizzazione clandestina rivoluzionaria operaia che, indubbiamente, si trovò di fronte ad una svolta decisiva quando il Mazzini si accorse della sua forza e decise di prendere contatto con essa per influenzarla e dirigerla verso i suoi intenti politici. 
E' il Mazzini stesso che lo dice: 

"La parte popolana [...], che nel '47 i migliori dicevano incapace di fare e che diede una solenne smentita ai ragionatori, quella parte, vuol fare. Quando mi fui convinto che non erano semplici ebollizioni di taverna, ma concetti che avevan del serio, stimai debito mio l'accostarmi e, nel caso in cui persistessero dare aiuto quanto poteva".

E più chiaramente nel suo scritto sulla insurrezione:

"S'era formata spontanea, ignota a noi tutti, nel 1852 in Milano una Fratellanza segreta di popolani, repubblicani di fede e con animo deliberato di preparare l'insurrezione e compierla. Non s'era rivolta per aiuti e consigli ad abbienti o letterati; non aveva cercato contatti con noi, aveva prima voluto essere forte".

Un'attività cui si dedicava specialmente l'associazione operaia era quella della diffusione di manifestini, che aveva condotto all'arresto ed alla condanna a morte di Amatore Sciesa: erano piccoli foglietti di carta, stampati, ma spesso scritti anche a matita che venivano incollati con la mollica sui muri e, di preferenza, sulle porte delle chiese, in quanto si sperava che potessero sfuggire all'attenzione della polizia, dato anche che, in genere, iniziavano con le parole: "Avviso sacro".

Le testimonianze sono, come abbiamo visto, concordi nel dire che l'organizzazione degli operai aveva raggiunto, agli inizi del '53, una certa consistenza ed una discreta forza.
Eppure nel pomeriggio del 6 febbraio, tra le 4,30 e le 5, quando ebbe inizio l'insurrezione, il numero dei congiurati che si riuscì a raccogliere fu di gran lunga inferiore a quelle diverse migliaia di cui si era prima parlato: in tutto qualche centinaio di uomini. 
Lo scoppio del moto era stato preceduto da un certo fermento dei popolani, e ne sentiamo un'eco in queste affermazioni che un oste fece alla polizia: 

"Anzi qui mi torna opportuno di deporre che la domenica 6 febbraio p.p. circa verso le ore due pomeridiane, entrò nel negozio una compagnia di sette od otto individui che io vedeva per la prima volta, perciò tutta gente estranea alla mia osteria, di una classe più bassa di quella che solitamente ci aveva, tutti in generale malvestiti, e questi vi vollero una stanza separata, che li venne da me fornita; poi si chiusero in quella, come perchè non venissero sentiti i loro discorsi... [corre allora ad avvertire l'ispettore di polizia, il quale, tuttavia, venuto, non trova nulla di sospetto e lascia quegli individui liberi]. Partito però l'Ispettore anche coloro se ne partirono. E fu appunto sull'atto della loro partenza che io osservai addosso ad altro di coloro un triangolo o lima di falegname, di qualche dimensione ed acuminato".

Ma, con tutto ciò, la partecipazione al moto degli operai fu piuttosto scarsa tanto che I'insurrezione dovette suddividersi in tanti episodi isolati e parziali, in cui ebbe grande rilievo il coraggio individuale dei popolani (che non esitarono, ad esempio, ad assaltare la Gran Guardia del Palazzo Reale, pur essendo soltanto una ventina di uomini), ma che non poteva avere, fin dall'inizio, alcuna probabilità di successo.

Per tutta la città fu una caccia ai soldati austriaci isolati o in pattuglia, fino a quando l'effervescenza sfociò nella costruzione di barricate, che la classe operaia sperava potessero rinnovare i miracoli del '48. 
In un Rapporto giornale del 7 febbraio del R. Commissario di Polizia del I Circondario è detto: 

"Nella impossibilità di potere in un rapporto descrivere minutamente ogni fatto, parvemi bastante I'accennare che i riottosi e loro aderenti pure l'infima classe del popolo [i barabbahanno tentato di rinnovare le scene sanguinose e rivoluzionarie del 18 marzo 1848, mentre già in alcuni luoghi furono erette barricate e si valeva anche del campanile della chiesa di S. Subino stata invasa da un branco di quei malfattori per suonare a stormo; ciò che non è riuscito, essendo fuggito il custode di detta chiesa".

Il grande coraggio di questi barabba destò ammirazione in tutti gli storici che hanno parlato dell'episodio e l'Austria si vendicò della paura che, per un momento, aveva di nuovo provato, erigendo sedici forche: sedici martiri che vennero ad aggiungersi alla lunga schiera dei morti per la Patria. 
Ma è chiaro che un problema storico molto importante ci rimane da affrontare, se possibile, da risolvere: come mai dalle diverse migliaia di congiurati del periodo precedente il 6 febbraio si passò, poi, alle poche centinaia di attivi partecipi alla insurrezione? 

"La causa principale [del fallimento], scriveva lo stesso Mazzini il 20 febbraio, è stata il fatale dissenso della classe media; la colpevole condotta dei nostri migliori repubblicani appartenenti a quella classe. Essi sostennero fino all'ultimo che il popolo non avrebbe potuto o voluto prendere l'iniziativa. E si tennero in disparte. Se vi fossero stati cinquanta del loro nucleo, pronti a mettersi a capo, anche nel caso che fallissero tutti i coups de surprise, l'iniziativa si sarebbe mutata in una regolare guerra di barricate; e ventiquattr'ore d'una guerra simile avrebbe fatto muovere tutte le città della Lombardia; e il movimento lombardo sarebbe stato il movimento italiano".


 Milano - Lapide a Giuseppe Piolti de Bianchi
   
Limpida figura di patriota, Giuseppe Piolti De' Bianchi (nato a Como il 25 ottobre 1825 - morto a Milano il 3 novembre 1890), combatté nelle Cinque Giornate di Milano, partecipò nell'anno successivo alla difesa di Roma, rientrò clandestinamente a Milano verso la fine dell'anno e fece uscire, firmando con lo pseudonimo di "Eugenio Minta", il periodico La solitudine, che lo soppresso il 20 febbraio 1850; dopo qualche mese Piolti De' Bianchi fece uscire il giornale La società (costituito dalla fusione de La solitudine con la Domenica del Cesana) e, poi, dopo la soppressione di questo,  La Fenice, a sua volta subito soppressa. 
Nel settembre del 1852, tramite Benedetto Cairoli, Giuseppe Mazzini gli affidò la direzione del Partito a Milano. Nel gennaio del '53 si incontrò con Mazzini a Lugano e tentò dissuaderlo da un'azione insurrezionale, che gli pareva intempestiva.  Decisa, invece, l'insurrezione per il 6 febbraio, egli fu attivo nel movimento preparatorio e nell'infausta giornata, tentando, inutilmente, tutto quanto fosse possibile perchè il moto non fallisse. Restò, dopo la sconfitta, nascosto a Milano, donde il 5 maggio, sospettando che il suo rifugio fosse stato scoperto, riparò a Stradella.
 La direzione del Partito a Milano rimase affidata ad Ambrogio Ronchi e Piolti De' Bianchi, da Torino, fu tramite attivissimo fra Milano e Londra, ma, scoperta la sua attività dovette, dopo un periodo di carcere, ritirarsi sul Lago Maggiore nel Canton Ticino, e di lì prosegui la sua opera.





Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (5) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (3) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) CGIL (1) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (28) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (3) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (17) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (11) Disegni Personali (2) Disney (1) Divisionismo (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (8) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (10) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (56) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (2) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (4) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giuseppe Pellizza da Volpedo (1) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (5) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Horus (1) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (88) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (5) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (58) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Longoni (1) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (10) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (18) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Materialismo (1) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (15) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (25) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (26) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pastello (1) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (1) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (9) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Pittura (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicanalisi (2) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (21) RAPHAËL MAFAI (1) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (21) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) S. Francesco (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salgari (1) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sandokan (1) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Schopenhauer (2) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Scultura (1) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (2) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (124) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (48) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Taoismo (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (6) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (16) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (3) Von Humboldt (1) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Windsor (6) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)