RAGAZZA NEL BIANCOSPINO FIORITO
Carl Larsson (1853–1919) Göteborg (Svezia)
Göteborgs Konstmuseum
Tempera cm 36 × 45.5
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Dipingere la figura ambientata nel paesaggio è una delle cose che maggiormente soddisfa il pittore. Se poi questo paesaggio è campestre, si possono dipingere dei colori, delle luci, delle trasparenze e delle atmosfere che non si potranno mai ottenere lavorando in uno studio.
La tempera che presento qui sopra, di Carl Larsson, è un bellissimo dipinto all'aperto realizzato appunto su fondo preparato: questo fondo appare qua e là più o meno velato dal bianco o dal verde.
La tecnica usata è il guazzo. Il guazzo è oggi l'unica tempera in commercio ed è fatta con un pigmento mescolato con gomma (gomma arabica o gomma dragante). La tempera vera e propria, al contrario, ha come legante una colla animale (di pesce, di coniglio ecc.). Questa tecnica richiede un largo uso del bianco e del colore molto diluito. Come vedete nel dipinto, il prato a sinistra è di un verde intenso (verde smeraldo con un po' di ocra), mentre a destra, nella zona d'ombra, allo stesso verde viene aggiunto del blu oltremare e del bianco.
Lo sfondo del prato è trasparente e qua e là si vede lo stesso verde-blu del prato a destra molto più biaccoso.
L'abito della ragazza è fatto con blu oltremare, blu ceruleo e bianco.
Lo sfondo del prato è trasparente e qua e là si vede lo stesso verde-blu del prato a destra molto più biaccoso.
L'abito della ragazza è fatto con blu oltremare, blu ceruleo e bianco.
Pittore di difficile collocazione, Carl Larsson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853 e trascorse l'infanzia e la gioventù tra relitti umani e prostitute.
Fu un artista fragile e perennemente in crisi. Più avanti negli anni raggiunse una posizione nel mondo dell'arte per merito della moglie, una donna di grande carattere che seppe creargli intorno, sacrificando se stessa, stimolandolo, incoraggiandolo e allontanandogli ogni difficoltà, quella sicurezza e quella considerazione sociale alla quale egli aspirava.
Fu un artista fragile e perennemente in crisi. Più avanti negli anni raggiunse una posizione nel mondo dell'arte per merito della moglie, una donna di grande carattere che seppe creargli intorno, sacrificando se stessa, stimolandolo, incoraggiandolo e allontanandogli ogni difficoltà, quella sicurezza e quella considerazione sociale alla quale egli aspirava.
Durante tutta la sua vita Larsson cercò di essere d'esempio agli altri pittori. Indicò come poter raggiungere la felicità, attraverso l'arte pura, senza porsi veri problemi sociali, visto che questi problemi li aveva vissuti. Sosteneva che gli uomini sono formati dall'ambiente rifacendosi alle sue esperienze di vita.
Nella serie di illustrazioni intitolate "La famiglia felice" riprodusse la sua vita familiare, serena e ben diversa da come era stata la sua infanzia. La sua famiglia divenne l'ideale della famiglia svedese di quel periodo, i Larsson divennero l'immagine guida della borghesia svedese; il mito dei Larsson felici si impresse nello spirito della Svezia della fine del secolo scorso.
Nella serie di illustrazioni intitolate "La famiglia felice" riprodusse la sua vita familiare, serena e ben diversa da come era stata la sua infanzia. La sua famiglia divenne l'ideale della famiglia svedese di quel periodo, i Larsson divennero l'immagine guida della borghesia svedese; il mito dei Larsson felici si impresse nello spirito della Svezia della fine del secolo scorso.
Il giovane Larsson fu la punta di diamante della ribellione dei giovani artisti contro l'attività didattica dell'Accademia di belle arti e contro la politica dell'acquisto dei quadri da parte del Governo. Questa rivolta, che partì da Parigi, trascinò tutti i pittori svedesi all'estero: in Germania, in Italia, in Inghilterra.
La ribellione sfociò in una serie di mostre polemiche e portò alla forrnazione di un "Sindacato degli artisti".
Raggiunti però sicurezza e benessere, Larsson rinnegò il suo passato parigino e scrisse:
"Parigi, al diavolo, non ho più nessuna nostalgia del luogo".
Raggiunti però sicurezza e benessere, Larsson rinnegò il suo passato parigino e scrisse:
"Parigi, al diavolo, non ho più nessuna nostalgia del luogo".
Dal 1903 la fama di Larsson, corteggiato da tutti, raggiunse i più alti vertici. In quello stesso periodo perse un figlio e dovette subire il duro attacco di Strindberg, che pure nel passato gli era stato amico.
Entrò in crisi e scrisse: "Ora suppongo che comincerò a parlare di quel terribile giorno che si chiama vita. Perché la vita è davvero terribile. Ognuno cerca di cavarne il meglio, ma quando uno ha un momento sopportabile, come me ora, non può però evitare di vedersi accanto gente malvagia o miserabile e cattiva, povere creature bisognose, sofferenti per malattie e affette da vizi. Tutto questo è inevitabile. Un animale tormenta l'altro e lo divora, un fiore soffoca e uccide il fiore che gli sta accanto".
"Un giovane siede sulla riva del mare e si rallegra delle onde. Poi arriva un'onda che lo spazza via, lo trascina nel profondo; e il padre e la madre si torcono le mani, e non saranno più felici...".
Entrò in crisi e scrisse: "Ora suppongo che comincerò a parlare di quel terribile giorno che si chiama vita. Perché la vita è davvero terribile. Ognuno cerca di cavarne il meglio, ma quando uno ha un momento sopportabile, come me ora, non può però evitare di vedersi accanto gente malvagia o miserabile e cattiva, povere creature bisognose, sofferenti per malattie e affette da vizi. Tutto questo è inevitabile. Un animale tormenta l'altro e lo divora, un fiore soffoca e uccide il fiore che gli sta accanto".
"Un giovane siede sulla riva del mare e si rallegra delle onde. Poi arriva un'onda che lo spazza via, lo trascina nel profondo; e il padre e la madre si torcono le mani, e non saranno più felici...".
Dalla Norvegia arrivò l'opposto di Larsson: Edvard Munch, di dieci anni più giovane. Tutto ciò che di dolce e felice c'era in Larsson in Munch divenne angosciante e drammatico.