IL CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR' ПЕСНЯ Игорь
(Slovo o Polku Igoreve)
Anonimo
Testo russo a fronte
Traduzione di Renato Poggioli
Editore - RIZZOLI
Anno pubblicazione - 1991
Pagine 192
Il più antico poema di Russia esalta le imprese del principe Igor'
La maggiore opera della letteratura russa antica, potrei dire il primo documento di essa, è IL CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR' (in russo: ПЕСНЯ Игорь...circa).
Si tratta di un grande poema epico, simile per molti aspetti ai poemi epici che fioriscono pressappoco nello stesso periodo nel resto d'Europa (per esempio: le Canzoni di gesta..., i Cicli cavallereschi, ecc. ecc.).
Esso vede ora la luce in lingua italiana, nella traduzione di Renato Poggioli, in una bella veste editoriale del gruppo Rizzoli.
Il mondo che rivive nel CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR' è quello della Russia feudale della fine del Dodicesimo secolo.
E' un periodo assai triste: i vari principi si combattono l'un l'altro, e l loro discordia dà modo alle varie tribù di nomadi e ai khan turchi, numerosi a sud e ad est della Russia, di fare continue scorrerie, di devastare le terre russe, di condurre prigionieri i guerrieri e i contadini russi.
L'autore anonimo del CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR'
Lamenta questa situazione e ritiene che fu appunto la discordia dei principi una delle cause della sconfitta di Igor'...
"Allora, ai tempi di Olèg rampollo di Malagloria, di discordie si fece semina e crescita; la dovizia del nipote di Dazbòg andò in rovina; e nelle contese dei principi si accorciò la vita degli uomini.
Di rado si richiamavano per la terra russa i bifolchi, ma spesso i corvi gracchiavano spartendo fra loro i cadaveri, e le cornacchie ciarlavano nella loro favella: volevano volare al festino!
Così fu un quelle pugne e in quelle campagne, ma d'una pugna cotale non s'era mai udito: dall'alba del vespro, dal vespro all'aurora volano le saette di buona tempra, le sciabole rintronan sugli elmi, scrosciano le lance d'acciaio franco.
Nell'estrania pianura, nel cuore della contrada cumana, il terreno annerito sotto gli zoccoli fu seminato d'ossa e irrigato di sangue: e in malanno germogliarono su per la terra di Russia".
Lo spunto da cui parte il poeta è un piccolo episodio di guerra, avvenuto nell'anno 1185.
Igor è principe di Novgorod Seversk e decide di compiere una spedizione contro i Polòvzi (o Cumani), tribù turche che da secoli erano nemiche dei Russi.
Dopo un successo iniziale, la schiera di Igor' e degli altri capi russi che l'avevano accompagnato - il fratello di Igor', Svjatoslav - viene sconfitta dai Cumani e i quattro principi vengono tutti fatti prigionieri.
Igor' però riesce a fuggire, con l'aiuto di un cumano la cui madre era russa.
Del resto la stessa madre di Igor' era cumana.
Su questo episodio, l'anonimo poeta, poco dopo lo svolgersi del fatto, creò la sua opera, nella quale le diverse influenze letterarie e popolari che vi si avvertono non oscurano, anzi mettono in luce, l'autentica virtù dell'autore, che doveva essere forse un "voin", un guerriero, il membro di una "druzina" (cioè "compagnia militare del principe").
Dal punto di vista del racconto, i temi centrali dello SLOVO (questa parola vuol dire, ad un tempo: "parola"..., "detto"..., "cantare"..., "sermone"... e si incontra frequentemente nei testi russi antichi) sono nove: introduzione, raccolta dei guerrieri per la spedizione, le truppe di Igor' nella steppa cumana, la prima vittoria sui Cumani, la seconda battaglia con la sconfitta dei russi e la cattura di Igor', il sogno infausto e le rampogne di Svjatoslav - padre di Igor' con l'appello ai principi per la guerra contro i Cumani, il "pianto" di Jaroslàvna - la moglie di Igor', la fuga di Igor', il ritorno di Igor', e l'esaltazione dei principi russi da parte dell'autore del canto.
Lo SLOVO non finisce tragicamente, come la CANZONE DI ORLANDO; anzi, il protagonista riesce a fuggire, e la sua fuga viene considerata un successo.
Inoltre, dal punto di vista delle idee dell'autore dello SLOVO e del suo mondo , bisogna dire che non si sente quell'atmosfera di religiosità cristiana che si sente nella CANZONE DI ORLANDO.
Anche qui la lotta è fra Russi cristiani e Cumani pagani, ma, prima di tutto, i rapporti fra i due popoli non sono sempre di guerra (si sposano spesso tra di loro!) e anche il cristianesimo dei Russi, che pure è professato, rivela spesso sentimenti e ricordi pagani.
Dio interviene una sola volta nello SLOVO per indicare la via della salvezza a Igor, ma sono presenti anche gli dei pagani, in una curiosa e anche poetica mescolanza.
Così il fiume Donetz viene personificato e divinizzato, e l'autore lo elogia per aver portato in salvo il principe Igor'.
In questo carattere sta anche l'originalità del poema, che è, in sostanza, un fatto unico nella storia delle epopee cristiane.
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Si tratta di un grande poema epico, simile per molti aspetti ai poemi epici che fioriscono pressappoco nello stesso periodo nel resto d'Europa (per esempio: le Canzoni di gesta..., i Cicli cavallereschi, ecc. ecc.).
Esso vede ora la luce in lingua italiana, nella traduzione di Renato Poggioli, in una bella veste editoriale del gruppo Rizzoli.
Il mondo che rivive nel CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR' è quello della Russia feudale della fine del Dodicesimo secolo.
E' un periodo assai triste: i vari principi si combattono l'un l'altro, e l loro discordia dà modo alle varie tribù di nomadi e ai khan turchi, numerosi a sud e ad est della Russia, di fare continue scorrerie, di devastare le terre russe, di condurre prigionieri i guerrieri e i contadini russi.
L'autore anonimo del CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR'
Lamenta questa situazione e ritiene che fu appunto la discordia dei principi una delle cause della sconfitta di Igor'...
"Allora, ai tempi di Olèg rampollo di Malagloria, di discordie si fece semina e crescita; la dovizia del nipote di Dazbòg andò in rovina; e nelle contese dei principi si accorciò la vita degli uomini.
Di rado si richiamavano per la terra russa i bifolchi, ma spesso i corvi gracchiavano spartendo fra loro i cadaveri, e le cornacchie ciarlavano nella loro favella: volevano volare al festino!
Così fu un quelle pugne e in quelle campagne, ma d'una pugna cotale non s'era mai udito: dall'alba del vespro, dal vespro all'aurora volano le saette di buona tempra, le sciabole rintronan sugli elmi, scrosciano le lance d'acciaio franco.
Nell'estrania pianura, nel cuore della contrada cumana, il terreno annerito sotto gli zoccoli fu seminato d'ossa e irrigato di sangue: e in malanno germogliarono su per la terra di Russia".
Lo spunto da cui parte il poeta è un piccolo episodio di guerra, avvenuto nell'anno 1185.
Igor è principe di Novgorod Seversk e decide di compiere una spedizione contro i Polòvzi (o Cumani), tribù turche che da secoli erano nemiche dei Russi.
Dopo un successo iniziale, la schiera di Igor' e degli altri capi russi che l'avevano accompagnato - il fratello di Igor', Svjatoslav - viene sconfitta dai Cumani e i quattro principi vengono tutti fatti prigionieri.
Igor' però riesce a fuggire, con l'aiuto di un cumano la cui madre era russa.
Del resto la stessa madre di Igor' era cumana.
Su questo episodio, l'anonimo poeta, poco dopo lo svolgersi del fatto, creò la sua opera, nella quale le diverse influenze letterarie e popolari che vi si avvertono non oscurano, anzi mettono in luce, l'autentica virtù dell'autore, che doveva essere forse un "voin", un guerriero, il membro di una "druzina" (cioè "compagnia militare del principe").
Dal punto di vista del racconto, i temi centrali dello SLOVO (questa parola vuol dire, ad un tempo: "parola"..., "detto"..., "cantare"..., "sermone"... e si incontra frequentemente nei testi russi antichi) sono nove: introduzione, raccolta dei guerrieri per la spedizione, le truppe di Igor' nella steppa cumana, la prima vittoria sui Cumani, la seconda battaglia con la sconfitta dei russi e la cattura di Igor', il sogno infausto e le rampogne di Svjatoslav - padre di Igor' con l'appello ai principi per la guerra contro i Cumani, il "pianto" di Jaroslàvna - la moglie di Igor', la fuga di Igor', il ritorno di Igor', e l'esaltazione dei principi russi da parte dell'autore del canto.
Lo SLOVO non finisce tragicamente, come la CANZONE DI ORLANDO; anzi, il protagonista riesce a fuggire, e la sua fuga viene considerata un successo.
Inoltre, dal punto di vista delle idee dell'autore dello SLOVO e del suo mondo , bisogna dire che non si sente quell'atmosfera di religiosità cristiana che si sente nella CANZONE DI ORLANDO.
Anche qui la lotta è fra Russi cristiani e Cumani pagani, ma, prima di tutto, i rapporti fra i due popoli non sono sempre di guerra (si sposano spesso tra di loro!) e anche il cristianesimo dei Russi, che pure è professato, rivela spesso sentimenti e ricordi pagani.
Dio interviene una sola volta nello SLOVO per indicare la via della salvezza a Igor, ma sono presenti anche gli dei pagani, in una curiosa e anche poetica mescolanza.
Così il fiume Donetz viene personificato e divinizzato, e l'autore lo elogia per aver portato in salvo il principe Igor'.
In questo carattere sta anche l'originalità del poema, che è, in sostanza, un fatto unico nella storia delle epopee cristiane.
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