Visualizzazione post con etichetta Leopardi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leopardi. Mostra tutti i post

lunedì 21 gennaio 2008

OPERETTE MORALI - Giacomo Leopardi

Milano, 1827. Escono I PROMESSI SPOSI di Alessandro Manzoni e le OPERETTE MORALI di Giacomo Leopardi.
La coincidenza è, naturalmente, soltanto estrinseca. Essa ci suggerisce, tuttavia, alcune considerazioni. Con il grande romanzo manzoniano, il romanticismo milanese (e italiano) dava il suo frutto più maturo: ormai staccato dalle polemiche, quelle accese discussioni di quel tempo, esso si pone su un piano letterario nuovo, sul quale cresceranno, nel corso del secolo, altri frutti. Esso apre, in sostanza, un periodo nuovo nella nostra storia letteraria (me ne ero già occupato quando ho scritto del Manzoni). Dietro al quale c’è tutta la grande corrente del cattolicesimo liberale, c’è tutto il mondo del moderatismo nazionale.

Le OPERETTE MORALI, invece, sono il disperato messaggio di uno spirito tutto concluso in sé, isolato e solitario. Esse ebbero dei lettori appassionati, ma non si può certo dire che divennero popolari. I CANTI per la loro stupenda bellezza fatta di semplici cose, di parole comuni e di sentimenti primordiali (l’amore, la rimembranza, il dolore. La morte), con il loro contenuto così poco conformista (e spesso addirittura democratico e patriottico) furono il “libro del capezzale” anche della gente umile ( si ricorda per esempio l’episodio di un barbiere di Reggio Calabria che, scoperto dalla polizia borbonica mentre leggeva un libricino dal titolo I CANTI DEL CONTE GIACOMO LEOPARDI, fu dal pretore condannato alla pena corporale). Per quanto riguarda, invece, le OPERETTE MORALI non ci viene tramandato nessun episodio del genere, anche se, per aver scritto quel libro, il Leopardi si ebbe rimproveri paterni, sospetti e minacce, anche se l’autorità ecclesiastica lo mise all’INDICE (decreto del giugno 1850).

Ma vediamo, dunque, che cosa sono queste OPERETTE MORALI.

Si tratta di ventiquattro brevi testi (spesso in forma dialogica), diciannove dei quali scritti nel 1824. L’edizione milanese ne conteneva venti; quella del 1834, fatta a Firenze, ventidue; quella postuma (1845) fu completata dall’amico Ranieri.
Definiti dal Leopardi stesso “poesia in prosa”, questi scritti cercano di tradurre nel linguaggio discorsivo (e quindi atto a teorizzare, a ragionare) tutto il mondo poetico dei CANTI. Ma la teorizzazione, in ultima istanza, non conta: ciò che conta è il potere evocativo, la suggestione poetica che la prosa assume, in quel suo distendersi su un ritmo un po’ arcaico, con quelle sue citazioni classiche, con quei suoi personaggi mitologici, con quelle sue trovate che raramente sanno di artificio, con quell’ironia diffusa, sotterranea, direi, che rende la lettura divertente. Gli uomini sono infelici, la vita è dolore e miseria, il mondo tutto nella sua immensità è ostile al genere umano, che non è che una briciola, un nulla a suo confronto… questo il leit motiv delle ventiquattro operette: ciascuna delle quali par nata da una fantasia, ossessionata da questa universale tristezza, ma fertile di invenzioni: una fantasia non malata, non corrotta e dispersa nell’irrazionale, ma sveglia, attiva, consapevole.

Nel DIALOGO D'ERCOLE E DI ATLANTE i due mitici personaggi giocano a palla con la Terra:

- ERCOLE – Padre Atlante, Giove mi manda e vuole che io ti saluti da sua parte, e in caso che tu fossi stracco di cotesto peso, che io me lo addossi per qualche ora… tanto che tu pigli fiato e ti riposi un poco.


- ATLANTE – Ti ringrazio, aro Ercolino, e mi chiamo anche obbligato alla maestà di Giove. Ma il mondo è fatto così leggero, che questo mantello che porto per custodirmi dalla neve, mi pesa più; e se non fosse che la volontà di Giove mi sfora di stare fermo, e tenere questa pallottola sulla schiena, io me la porterei sotto l’ascella o in tasca, o me l’attaccherei ciondoloni a un pelo della barba, e me n’andrei per le mie faccende…

Bandito dal collegio delle muse un premio per la miglior invenzione fatta dagli dei, ottengono un ramoscello di lauro Bacco per la scoperta del vino, Minerva per quella dell’olio, e Vulcano per quella della pentola di rame “detta pentola economica”. Preso da invidia, Prometeo scommette allora con Momo circa la priorità che avrebbe dovuto avere in quella gara la scoperta del genere umano. Stabilito il prezzo della scommessa, Momo e Prometeo scendono in terra, alla ricerca di qualche prova che dimostri l’assunto di Prometeo. Dapprima s’imbattono nei cannibali, e quasi rischiano di esser messi in pentola anche loro; poi assistono al rogo di una vedova in India, e, infine, a Londra, vedono portar fuori da una casa il cadavere di un tale che si era ucciso dopo aver scannato i figlioletti “per tedio della vita”. Così Prometeo perde la posta.

Ed ecco, bellissimo, il COPERNICO, il dialogo tra il grande scienziato e il Sole. Nella prima scena, L’Ora prima del giorno va dal Sole ad avvisarlo che è giunto il momento di mettersi in moto attorno alla Terra. Ma il Sole è stanco e chiede che si rintracci qualche filosofo o astronomo capace di convincere la Terra a camminare con lei Viene scelto Copernico, che l’Ora ultima porta al cospetto del Sole. Il colloquio è divertentissimo: tra le altre obbiezioni che Copernico fa c’è quella dell’ostilità della Terra e dei suoi abitanti a scendere dal loro trono, a non essere più considerati i primi dell’universo. Ma il Sole insiste: al che…

- COPERNICO - Ci resterebbe una certa difficoltà solamente.
- SOLE – Via, qual è?
- COPERNICO – Che io non vorrei, per questo fatto, essere abbruciato vivo come la fenice… perché accendendo questo, io sono sicuro di non avere a risciuscitare dalle mie ceneri come fa quell’uccello, e di non veder mai più, da quell’ora innanzi, la faccia della signoria vostra…
- SOLE – Senti, Copernico: sai che un tempo, quando voi altri filosofi non eravate appena nati, dico al tempo che la poesia teneva il campo, io sono stato profeta. Voglio che adesso tu mi lasci profetare per l’ultima volta, e che per la memoria di quella mia virtù antica, tu mi presti fede. Ti dico io dunque che orse, dopo te, ad alcuni i quali approveranno quello che tu avrai fatto potrà essere che tocchi qualche scottatura o altra simile [*ironico cenno alle persecuzioni subite da Galileo]; ma che tu per conto di questa impresa, quel ch’io posso conoscere, non patirai nulla. E se tu vuoi essere più sicuro, prendi questo partito: il libro che tu scriverai a questo proposito, dedicarlo al Papa. In questo modo, ti prometto che nè anche hai da perdere il canonicato.

Scorro in fretta, ora, altre “operette”...

DIALOGO DI UN FISICO E DI UN METAFISICO, alla infelicità.

DIALOGO DI TORQUATO TASSO E DEL SUO GENIO FAMILIARE sulla funzione dei sogni (“Tra sognare e fantasticare andrai consumando la vita; non con un’altra utilità che di consumarla”)

IL PARINI OVVERO DELLA GLORIADIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

Lo sconsolato DIALOGO DI TRISTANO E DI UN AMICO che, come il DIALOGO DI TIMANDRO E DI ELEANDRO presenta l’autore stesso, ragionante sotto il nome di uno dei due interlocutori (Tristano, nel primo; Oleandro, nel secondo).

A nome delle ragioni del sentimento, il Leopardi presenta qui la poesia - che, come abbiamo già visto, egli concepisce come infanzia del mondo – come fonte di illusioni e di opinioni false,, ma tale da “generare atti e pensieri nobili, forti, magnanimi, virtuosi e utili al bene comune”. Cogliamo qui dunque il nodo centrale del pensiero leopardiano e della sua poesia: il “freddo vero” ci mostra una natura cattiva, un destino di infelicità e di sofferenze per gli uomini (e qui sbuca fuori la polemica anti-illuministica, quando se la prende con coloro che esaltano con ingenuo entusiasmo il progresso), ai quali unico conforto possono essere le belle illusioni, il canto di un poeta, le leggende del passato, gli “errori degli antichi”.
In tutto ciò, come si vede, non hanno posto né dogmi religiosi né credenze legate ai culti di Chiesa; né d’altra parte si trovano i motivi di quella fiducia democratica nella perfettibilità degli uomini, nella necessità del progresso, che animava il movimento liberale
Per la prima ragione, il Leopardi fu sempre malvisto dalle gerarchie cattoliche e la lettura delle sue OPERETTE MORALI fu proibita ai fedeli. Per la seconda, forse, se pur se ne sia esaltata la figura del poeta del dolore, non si olle e non si potè farlo proprio e immetterlo nella tradizione letteraria liberale-democratica. Benedetto Croce non fu, tanto per fare un esempio, affatto benevolo nei suoi confronti.

Non si tratta ovviamente di una esposizione sistematica delle idee del Leopardi, ma piuttosto di una enunciazione di temi, dell’approfondimento di problemi che le sue meditazioni suggerivano, affidati a uno stile completamente libero da pesantezze retoriche. Lo stimolo maggiore al compimento dell’opera derivò probabilmente dalla convinzione maturatasi in Leopardi che “vero poeta è colui che medita filosoficamente l’anima, la natura, il mondo”.



OPERETTE MORALI

Storia del genere umano
Dialogo d'Ercole e di Atlante
Dialogo della Moda e della Morte
Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi
Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo
Dialogo di Malambruno e di Farfarello
Dialogo della Natura e di un'Anima
Dialogo della Terra e della Luna
La scommessa di Prometeo
Dialogo di un fisico e di un metafisico
Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare
Dialogo della Natura e di un Islandese
Il Parini ovvero della gloria
Dialogo di Federico Ruysch e delle mummie
Detti memorabili di Filippo Ottonieri
Dalogo di Cristoforo Colombo edi Pietro Gutierrez
Elogio degli uccelli
Cantico del gallo silvestre
Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco
Dialogo di Timandro e di Eleandro
Il Copernico
Dialogo di Plotino e di Porfirio
Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere
Dialogo di Tristano e di un amico



VEDI ANCHE ...




sabato 12 gennaio 2008

GIACOMO LEOPARDI - Vita e opere

LA SUA VITA

Al di là dei limiti del tempo entro i quali la sua opera si compì, oltre i confini di una pur evidente sua collocazione nell'ambito della ideologia e della poetica del Romanticismo, Giacomo Leopardi fu uno dei maggiori creatori di poesia che la nostra storia letteraria abbia mai avuto.

Nacque a Recanati, nelle Marche, il 29 giugno 1798, dal conte Monaldo e da Adelaide Antici. Una famiglia nobile ma dissestata nelle finanze e un paese, Recanati, appartenente a una provincia sotto la giurisdizione del più arretrato tragli Stati italiani, quello pontificio.

Un ambiente familiare difficile e privo di vero affetto, un ambiente sociale stantìo, inerte culturalmente..., entrambi peseranno sui primi anni della formazione di Giacomo. Questi, che aveva avuti per maestri il padre e due sacerdoti senza trarne motivi di particolare soddisfazione, si getta sui libri della biblioteca paterna e inizia "sette anni di studio matto e disperatissimo", che incidono assai negativamente sul suo fisico ma che fanno di lui un autentico prodigio di precoce erudizione. Oltre al latino e al francese, appreso da maestri, affronta da solo e con successo lo studio del greco e dell'ebraico, si dedica agli studi filosofici, traduce testi latini e greci, approfondisce complesse questioni di filologia. Scrive, in questo periodo, numerosissime opere, saggi, traduzioni... prive forse di valore ma assai importanti perchè attraverso di essi acquista padronanza della tecnica letteraria, matura un proprio stile, coltiva e prepara un terreno sul quale sboccerà in seguito la poesia dei canti più belli.

Non vi è dubbio, tuttavia, che in questi scritti eruditi egli trasferisce concezioni estetiche e politiche che rispecchiano il carattere retrogrado della provincia pontificia.
La formazione sua è di tipo settecentesco..., vi prevale l'azione, però, non fine a se stessa ma destinata a divenire sempre più l'elemento portante di un impegno ideale, di una volontà di intervento, di una tensione da "battaglia culturale" che approderanno, infine, a quella che Leopardi stesso definisce la sua "conversione" letteraria.
E' il 1815, Giacomo non ha che 18 anni..., avverte l'angustia degli studi filologici, e il suo interesse si sposta dalla erudizione al "bello poetico".
Egli scopre, cioè, la poesia, nella lettura che compie... per la prima volta... dei grandi poeti del Trecento ( Dante, Petrarca ) e del Cinquecento, intesi come modelli da studiare. Legge le opere dei neoclassici che hanno per lui il senso di una precisa lezione stilistica.

Alla conversione letteraria, segue, dopo qualche anno la "conversione filologica" ..., se il primo passaggio era stato dall'erudizione alla poesia, al "bello", il secondo sarà dal "bello" al "vero". Giacomo, in questa ulteriore personale evoluzione del Leopardi, l'amicizia con Pietro Giordani, l'ammirazione per l'Alfieri, la conoscenza e la polemica intorno alle idee romantiche. Emergono i segni di quella penosa inquietudine, di quel profondo pessimismo che lo tormenteranno per tutta la sua breve esistenza. In una nota dello "Zibaldone" Leopardi confessava...- "La mutazione totale in me e il passaggio dallo stato antico al moderno seguì, si può dire entro un anno, cioè nel 1819 dove, privato dell'uso della vista e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in modo assai tenebroso, cominciai ad abbandonare la speranza, a riflettere profondamente sopra le cose... a divenir filosofo di professione ( da poeta ch'io era ) e a sentire l'infelicità del mondo... ".

Alle due conversioni un'altra se ne aggiunge, di ordine politico e civile, infatti nel 1818 compone, tra le prime liriche,due canzoni ispirate a sentimenti patriottici.

Intanto si manifestano concretamente in Leopardi i segni d'un progressivo decadimento fisico, insieme all'intolleranza per la vita recanatese, accentuata forse da una sua prima esperienza di vita... l'amore per la cugina Geltrude Lazzarie nella quale scrive... -"Sono stordito dal niente che mi circonda... Non ho più lena di concepire nessun desiderio, neanche della morte... La noia mi opprime e stanca, ma mi affanna e lacera come un dolore gravissimo, e sono così spaventato dalla vanità di tutte le cose, e della condizione degli uomini, morte tutte le passioni, come sono spente nell'animo mio, che ne vo fuori di me, considerando ch'è un niente anche la mia disperazione...".

Matura così in Leopardi l'idea di fuggire da Recanati, proposito che cerca di mettere in atto nel 1819, senza riuscirvi però, a causa dell'intervento del padre. Il fallimento della fuga, alla quale tendeva non solo per ricercare un ambiente più moderno e vivo culturalmente ma per un bisogno insopprimibile di libertà e di azione, aggrava il suo pessimismo,la sua profonda, amara stanchezza.

L'occasione di fuggire di nuovo... e con tranquillità... gli si offre, tuttavia, nel 1822 quando il padre gli consente di compiere un viaggio a Roma. Qui rimane un anno, ma l'esperienza lo disinganna e ritorna a Recanati, convinto ormai che la realtà è cosa ovunque triste e dolorosa. Per due anni resta nel suo paese e vi conosce un periodo di intensa e felice attività creativa. Compone le OPERETTE MORALI, mentre già hanno visto la luce i primi "idilli" (scritti tra il 1819 e il 1821) tra cui, stupendo, L'infinito. Nel 1825 può ancora una volta lasciare Recanati... l'editore Stella di Milano gli propone di dirigere una collezione di classici latini e greci.
Leopardi accetta volentieri ma incontra una grave difficoltà nel clima milanese, estremamente dannoso alla sua salute,sempre più cagionevole. Cerca di porvi rimedio soggiornando ora a Bologna, ora a Firenze e Pisa.

Trascorrono così tre anni, durante i quali scrive (a Pisa, dove gli era sembrato di rifiorire un poco dai suoi malanni) il canto "A Silvia" e la canzonetta "Il Risorgimento". Ma nel 1928 le sue condizioni si aggravano, il male agli occhi si fa più acuto... è costretto a rinunciare al lavoro e a ritornare a casa. E' un ritorno disperato, che apre forse il periodo più cupo e tormentoso della vita del poeta, "sedici mesi di notte orribile" come dirà. Eppure da questa angoscia sorgeranno i canti più alti, i "secondi idilli"... "Le ricordanze", "La quiete dopo la tempesta", "Il sabato del villaggio", "Il passero solitario", "Il canto notturno d'un pastore errante dell'Asia".

Nel 1830, grazie all'aiuto economico di un gruppo di amici toscani... qualcosa che seppur compiuta con le migliori intenzioni appare assai vicina all'elemosina... si reca a Firenze e vi cura l'edizione dei suoi "Canti". Rimane nella città toscana per tre anni, in piena sofferenza fisica e morale. Frequenta circoli letterari e politici fiorentini, anche se con chiaro scetticismo nei confronti delle speranze e degli ottimismi patriottici dei liberali..., stringe amicizia con un giovane esule napoletano, Antonio Ranieri..., conosce Fanny Tozzetti, di cui s'innamora senza fortuna. Nel 1833, Leopardi accetta di accompagnare a Napoli Ranieri, che era stato richiamato dalla famiglia.
Il poeta pensa che il clima della città partenopea possa giovargli, ma anche questa speranza si risolve in una delusione. A Napoli, stringe nuove amicizie che non valgono tuttavia a confortarlo. Fisicamente provatissimo, si ritira in una località ai piedi del Vesuvio, nei pressi di Torre del Greco, dove continua a lavorare e a scrivere. Compone,tra l'altro, la maggior parte dei suoi scritti satirici e due canti... "La ginestra" e "Il tramonto della luna". Quest'ultima non riesce a concluderla..., a trentanove anni, il 14 giugno 1837, Giacomo Leopardi cessa di vivere.


IL PENSIERO DI LEOPARDI

"Il fondamento del pensiero leopardiano è offerto dalla filosofia settecentesca... vivere significa soffrire e l'origine di questa sofferenza è riposta nella ragione, che ci dà l'assillo di conoscere la verità, in contrasto con la natura provvida la quale s'adopera invece a nascondere agli uomini appunto la verità. Più tardi il poeta doveva giungere a una negazione ancora più cruda e totale, superando la fase sentimentale, o fantastica, con una affermazione freddamente razionale..., egli aveva concepito... gli uomini come creature della natura. Ora, se propria dell'uomo un'ansia continua di felicità, in contrasto con la ferrea legge del destino umano che nega ad ogni creatura la possibilità di essere felice, poiché l'uomo è stato creato dalla natura, si deve concludere che la natura stessa non è la madre benigna e pia che amorosamente provvede a celare il dolore di cui è contesta la vita, ma è anzi la matrigna crudele la quale ci ha fatti con questa inesausta sete di bene e di bello nel cuore, e poi ha finito per toglierci una a una tutte le illusioni e tutte le speranze. da questo pessimismo estremo discendono le conseguenze... di un pensiero irrimediabilmente desolato..., la vita, anche quando non è infelicità, è tedio, noia..., le creature umane non potranno mai giungere a intendere il tutto, e perciò il loro adoperarsi per sapere e conoscere, è spettacolo quantomai triste e mortificante..., poiché la vita è più ricca di dolori e di delusioni che di conforto, vale meglio non viverla,considerando la morte come l'unico bene di cui sia dato all'uomo di poter disporre".

Nonostante questa fosse la profonda convinzione di Leopardi... una convinzione che spalancava dinanzi al poeta un abisso di disperazione... egli tuttavia reagì con grande vigore, avendo il coraggio di guardare la realtà a viso aperto e cercando di salvare i diritti del sentimento, della bellezza, della poesia.


LEOPARDI E IL ROMANTICISMO

Ho posto in evidenza le linee fondamentali del pensiero leopardiano, che per quanto legato alla filosofia razionalistica del '700, appare tuttavia pervaso dalla sensibilità tipica di un romantico costretto a vivere in una realtà dalla quale dispera ormai di evadere.Sul piano più specifico delle sue concezioni estetiche, Leopardi accoglie le idee romantiche che si oppongono alla retorica del Classicismo, alla imitazione, al ricorso ai temi mitologici e che esaltano l'importanza del sentimento.Non è d'accordo, invece, con la tendenza del Romanticismo all'evasione nello strano e nell'orrido. D'altra parte egli non considera come novità la polemica dei romantici contro la tradizione classicista... "L'avere queste cose in dispregio - scrive - non ce l'hanno insegnato i romantici". Per Leopardi la poesia vera nasce dalle "rimembranze"e dall'"infinito", da una lontananza di tempo e di spazio che toglie alle cose la rigida struttura della realtà e le pone in un'atmosfera sospesa ed indeterminata, come quella dei sogni. Vera poesia è quella che rievoca in ciascuno qualcosa di primordiale, appartenente alla fanciullezza della umanità, un'epoca in cui lo spirito guarda con la tristezza e la nostalgia che si prova per ciò che è irrimediabilmente perduto. Una poesia che non deve raccontare dei fatti, che non deve imitare, ma solo cantare questi sentimenti.


LE OPERE

"ZIBALDONE" - L'opera che merita per prima una citazione credo sia lo "Zibaldone", un diario in sette volumi che Leopardi scrisse nel periodo compreso tra il 1817 e la fine del 1832, Non è un lavoro letterario, ma una raccolta assai vasta di annotazioni filosofiche, di appunti di critica letteraria, di filologia, di storia e di pensieri, tra i quali sono inframezzati abbozzi di versi che Leopardi poi utilizzò, inserendoli nelle "Operette" e nei "Canti".L'importanza dello "Zibaldone" sta nel fatto che esso fornisce una preziosa testimonianza delle inquietudini e della ricchezza intellettuale del poeta.

I primi "CANTI" - A partire dal 1818 Leopardi inizia la sua produzione poetica, rappresentata da quarantuno componimenti che egli raccolse sotto il nome di "Canti". I primi cinque di essi sono le cosidette "canzoni civili" ispirate a sentimenti patriottici... "All'Italia", "Sopra il monumento di Dante", "Ad Angelo Mai", "Nelle nozze della sorella Paolina", "A un vincitore nel gioco del pallone". Tra queste la migliore è la canzone "Ad Angelo Mai", meno enfatica rispetto alle altre e dove più acuta è la costruzione psicologica.
Comunque la grande poesia non è lontana..., essa si preannuncia in un gruppo di liriche, che la critica è solita definire "piccoli idilli" del periodo 1829 - 30. Sono cinque brevi poesie composte tra il 1819 e il 1821... - "L'infinito","La sera del dì di festa", Il sogno", "La vita solitaria". Si tratta di visioni campestri sulle quali incombe una sconfinata solitudine..., esse si riflettono nella fantasia e nell'animo del poeta, evocandovi ricordi, suggestioni, sogni.Un distaccarsi dalla realtà, un dimenticare per un momento le vicende dolorose della vita, l'accendersi di un barlume di speranza.

OPERETTE MORALI - Dal 1823 al 1825, scrisse la maggior parte delle "Operette morali" (dialoghi o prose di riflessioni sulla condizione dell'uomo), che costituiscono il suo più serio tentativo di elaborazione ideologica.Sono ventiquattro composizioni (diciannove delle quali scritte nel 1824), alcune in prosa, altre dialogate, qualcuna mista. Non si tratta ovviamente di una esposizione sistematica delle idee del Leopardi, ma piuttosto di una enunciazione di temi, dell'approfondimento di problemi che le sue meditazioni suggerivano, affidati a uno stile completamente libero da pesantezze retoriche. Lo stimolo maggiore al compimento dell'opera derivò probabilmente dalla convinzione maturatasi in Leopardi che "vero poeta è colui che medita filosoficamente l'anima,la natura, il mondo".

Le principali operette sono... "Storia del genere umano" (storia dell'infelicità umana)..., "Dialogo di un Folletto e di un gnomo" (dove si afferma che l'uomo non è indispensabile alla terra)..., "Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare" (la noia e il dolore nella vita degli uomini)..., "Dialogo della Natura e di un Islandese" (la natura indifferente e nemica dell'uomo)...., "Il Parini o della gloria" (esaltazione della gloria letteraria e dimostrazione della sua vanità)..., "Il Dialogo di Tristano e di un suo amico" (una specie di testamento filosofico dell'autore).

I "grandi idilli" e gli ultimi "Canti" - Dopo un lungo periodo di "silenzio poetico", durato praticamente sei anni (dal 1822 al 1828), il poeta si ridesta e nell'aprile del 1828, in pochi giorni, scrive "Il Risorgimento" e "A Silvia". Quest'ultima apre di fatto la serie dei cosi detti "grandi idilli", la più alta manifestazione del genio leopardiano...,con "A Silvia", sono le "Ricordanze", la "Quiete dopo la tempesta", "Il sabato nel villaggio", "Il passero solitario",il "Canto notturno d'un pastore errante". Il tema degli idilli è lo stesso dei primi canti, la manifestazione del destino dell'uomo, ma più intensa è la commozione lirica che li anima, maggiore è la compostezza del messaggio, coraggiosamente distaccato dalla triste realtà quotidiana, semplice e solenne in forza del valore universale che il poeta attribuisce alle sue affermazioni.


L'ULTIMO LEOPARDI

Dopo i "grandi idilli", a misura che la vicenda umana del Leopardi si fa più aspra, cresce la sua forza morale,la sua ansia di ribellione, la coscienza orgogliosa del proprio ingegno. Il poeta è animato ora dalla volontà di lasciare un messaggio, sente di voler comunicare le sue convinzioni. Sa che nella filosofia senza speranza che egli propone, può esservi la molla capace di far scattare negli uomini l'eroismo, la capacità di affrontare senza viltà il destino, il germe di una solidarietà che affratelli tutti coloro che l'infelicità prima e la morte poi rende uguali.Non sono più i ricordi il tema della nuova poesia leopardiana, ma il presente, le sue difficoltà, le sue passioni. In questo quadro si collocano le ultime poesie, "Il pensiero dominante", una meditazione sull'amore, e "A se stesso".
Scrive ancora opere satiriche ("Palinodia a Gino Capponi" ) e, infine, le due conclusive grandi liriche... "Il tramonto della luna",... e "La ginestra". Quest'ultima rappresenta un estremo messaggio di solidarietà umana, verso quegli uomini che a Leopardi avevano riservato solo inimicizia e sofferenza, avendone in cambio il dono generoso d'una poesia destinata - ieri come oggi e per il futuro - a commuovere profondamente gli animi...


Nobil natura è quella

ch'a sollevar s'ardisce

gli occhi mortali incontra

al comun fato, e che con franca lingua,

nulla al ver detraendo,

confessa il mal che ci fu dato in sorte,

e il basso stato frale...

tutti fra sè confederati estima

gli uomini, e tutti abbraccia

con vero amor, porgendo

valida e pronta ed aspettando aita

negli alterni perigli e nelle angosce

della guerra comune....






domenica 23 dicembre 2007

L'INFINITO (The Infinite) - Giacomo Leopardi



Dai
CANTI - L'INFINITO

E' questa una delle liriche più mirabili e perfette che la poesia d'ogni tempo e luogo abbia espresso. Breve e intenso, "L'infinito" fonde in sé immagini e sensazioni di spazio, di lontananza, di concretezza e di irrealtà. Si realizza in uno stato d'animo, quietamente e umilmente delineato, ma che tuttavia non è di pura e semplice contemplazione…, al contrario, sembra rappresentare invece il tentativo di attingere una dimensione - quella dell'infinito - che superi e distanzi i limiti della comune ragione, della banalità delle cose di cui è fatta la nostra moderna civiltà.


………………………………………………………………………………………………


L' INFINITO


Sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude (1).
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura (2). E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando (3): e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva e il suon di lei (4). Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare(5).

………………………………………………………………………………………………


VERSIONE IN PROSA

(1) - Ho sempre amato questo colle solitario, e questa siepe, la quale esclude il mio sguardo da tanta parte del più lontano orizzonte (cioè… che mi impedisce di spaziare con lo sguardo fino al limite dell'orizzonte che è al di là di essa).
(2) - ma sedendo e guardando, io mi creo nel pensiero (mi figuro, mi immagino) spazi senza fine al di là di essa, e silenzi più che umani, e quiete profondissima; nei quali (nella quale immensità di spazio, tempo e silenzio) per poco il cuore non si sgomenta.
(3) - E udendo il vento stormire tra queste piante, io paragono quell'infinito silenzio
(che mi fingo nella mente) a questo suono (del vento che fa stormire le fronde).
(4) - E mi viene alla mente l'eternità (l'eterno, infinito andar del tempo), e le età passate,
e la presente (età), viva, e il rumore che essa (perché viva) produce.
(5) - Così il mio pensiero annega (si annulla) in questa immensità (di spazio e di tempo):
e mi è dolce il naufragare in questo mare (perdermi in questa immensità).


………………………………………………………………………………………………


CORSIVO

Leopardi, fisso lo sguardo… una fissità estatica… oltre il limite di una siepe dietro cui si siede, fantasticando vede, e sente, l'infinito dello spazio, dove sovrumani sono i silenzi, profondissima la quiete…, ed in quel senso dell'infinito l'animo suo quasi si smarrisce. Improvvisamente un soffio di vento fa stormire le piante, rompe il silenzio immaginato nell'immensità dello spazio…, è quel soffio l'attimo del presente che passa, uno dei tanti attimi che, susseguendosi senza tregua, costituiscono il tempo e si perdono nell'infinità dello spazio…, ed ecco che all'idea dell'infinità dello spazio succede così e si associa nel poeta l'idea dell'infinità del tempo… cioè dell'eterno…, e insieme a questo il pensiero del trascorrere di tutte le cose… come il soffio del vento… e della loro caducità.
Nel sentimento dell'infinito il poeta dimentica se stesso, i propri dolori, e ciò gli è di sollievo.


………………………………………………………………………………………………


ANALISI

Nelle vicinanze di Recanati si trova il così detto monte Tabor, un poggio "ermo" cioè solitario… un aggettivo tra i più cari a Leopardi per la segreta suggestione che genera in chi legge, e poi è particolarmente cara al poeta la siepe che gli impedisce di vedere "tanta parte dell'ultimo orizzonte", cioè quel distendersi di terra e di mare che arriva fino alla linea dell'orizzonte, la quale rappresenta il raggiungimento dell'infinito spazio con il finito, e quindi è richiamo della realtà. Stando seduto e contemplando con la fissità dell'anima l'oggetto della propria beatitudine…, e le visioni che in lui si creano gli fanno vivere un'atmosfera d'irrealtà, sconosciuta all'uomo, che in questo caso si trasumana lui stesso. E in questo pensiero che crea in lui stesso il senso dell'infinito, per poco il suo cuore si smarrisce. Lo smarrimento non è sgomento, non è angoscia, ma quel perdersi momentaneo dell'uomo così piccolo di fronte al così grande, quella coscienza di aver raggiunto da solo il sovrumano…, è quel perdersi momentaneo che produce lo smarrimento del piacere supremo. Il vento, voce della natura, è il richiamo all'attualità del vivere…, psicologicamente all'attimo del ritorno dall'infinito al finito, ma in modo che la percezione di quello non è sopraffatta di questo, anzi… si rafforzano.Si capisce che il confronto tra il silenzio infinito e la voce del vento non risulta da un calcolo, ma è immediato, istintivo, e gli viene in mente che è eterno. Se non fosse il Leopardi che scrive questo, mi verrebbe fatto di sentire nell'"eterno" un brivido del divino, un attimo di Dio. No, Egli non c'è…, è il grandissimo escluso da tutta la poesia leopardiana, per la quale se c'è anche un cielo, è proprio un cielo senza il Dio cristiano.Eterno qui vuol significare il tempo che non finisce mai, al quale si contrappongono le età già passate e quella presente, qui risvegliata dal frusciare del vento davanti alla maestà dell'infinito silenzio. Il pensiero umano implica un concetto di personale autonomia e nello stesso tempo di limite, ma limite ed autonomiascompaiono nell'immensità del mare dell'infinito, si annullano in esso, diventa infinito esso stesso il pensiero e questo è un naufragio ben caro al poeta.


………………………………………………………………………


CONCLUSIONI

Alcune composizioni di Leopardi ebbero da lui il nome di "idillio" e forse più con il significato di "poemetto breve" che di "quadretto, scenetta", sebbene a volte ritengano anche il secondo senso…, di essi uno è L'infinito, esempio insigne, a parte quello che vuol significare nella storia dell'anima del Leopardi, della coincidenza tra parola e musica. Forse il più insigne. Non credo per questo che la fluidità del verso sia dovuta a felicità di immediata scrittura…, immediata fu solo la visione poetica a esprimere la quale concorsero in un primo tempo vocaboli poi ripudiati dalla fatica di una lima attentissima a ogni sfumatura men che gradevole. Così si è definita via via la purezza di questi versi che si affiancano come espressione musicale a taluni poetici momenti del Purgatorio di Dante, a Chiare e fresche e dolci acque del Petrarca, a qualche passo dei Sepolcri del Foscolo, a certe bellezze istintive del D'Annunzio.
Da un punto di vista l'idillio dell'Infinito ha importanza. I CANTI del Leopardi sono la continua confessione, a volte straziante, di un'anima infelicissima. Ma ora sappiamo che dopo la lettura di questa lirica, che dolcezza ebbe pure, e quindi consolazioni e quindi aiuti a vivere meno disgraziato…, e il naufragar m'è dolce in questo mare. Ora mi domando stupito come mai egli non abbia saputo tramutare in forza attiva la dolcezza che gli derivava dalla contemplazione dell'infinito…, come mai ebbe bisogno della materialità di un colle e di una siepe per raggiungere questa condizione di felicità a lui nota per consuetudine (Sempre caro mi fu quest'ermo colle… , "sempre" dice…)…, come mai gli sia piaciuto soltanto naufragare nel mare dell'infinito. Perché insomma non trasferì idealmente quella siepe intorno a sé in ogni momento più turbinoso e più disperato per rinnovare ogni volta la confortevole dolcezza? Nessuno potrà mai rispondere a questo interrogativo (forse una risposta la troviamo nella mia opinione La luna e i bioritmi).

E' vero che i CANTI del Leopardi sono una continua confessione, ma non è detto che essa debba scoprire tutto il segreto di un'anima, e l'Infinito che pare confidare tale segreto, in realtà lo approfondisce e a noi non lascia che il suono di una voce ammaliante.


………………………………………………………………………………………………


Questa poesia… in cui il poeta racchiude una sensazione dominante … l'infinito dello spazio e del tempo, il correre continuo della vita verso la morte, meditazione della vanità del tutto trasfigurata in immagini altamente poetiche… è l'appendice della mia opinione sulla vita di Giacomo Leopardi.


………………………………………………………………………………………………


Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (5) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (3) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) CGIL (1) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (28) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (3) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (17) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (11) Disegni Personali (2) Disney (1) Divisionismo (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (8) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (10) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (56) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (2) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (4) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giuseppe Pellizza da Volpedo (1) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (5) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Horus (1) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (88) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (5) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (58) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Longoni (1) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (10) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (18) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Materialismo (1) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (15) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (25) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (26) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pastello (1) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (1) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (9) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Pittura (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicanalisi (2) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (21) RAPHAËL MAFAI (1) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (21) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) S. Francesco (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salgari (1) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sandokan (1) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Schopenhauer (2) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Scultura (1) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (2) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (124) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (48) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Taoismo (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (6) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (16) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (3) Von Humboldt (1) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Windsor (6) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)