Claude Lorrain (1600 – 1682)
Pittore francese del XVII secolo
NATIONAL GALLERY di LONDRA
Olio su tela cm. 100 x 134
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Pixel 2500 x 1710 - Mb 1,91
Dal 1669 Claude Lorrain realizzò un gruppo di sei quadri ispirati a temi virgiliani.
La scena qui raffigurata narra il momento in cui Enea e il vecchio padre Anchise, sfuggiti dalla Tracia, approdano all'isola di Delo accolti dal re e sacerdote Anio, riconoscibile nel quadro per la lunga veste e la corona d'alloro.
Il vecchio saggio mostra agli ospiti la terra in cui è nato Apollo.
Anche se posto in primo piano, l'episodio dell’incontro tra i tre personaggi occupa uno spazio ridotto del quadro, che invece risulta dominato dal paesaggio: la marina, il porto naturale che chiude uno specchio d'acqua blu intenso tra i ruderi degli edifici classici, la visione bucolica delle caprette che pascolano tranquillamente all’ombra di altissimi alberi.
I toni cromatici delicati e intrisi di luce della tavolozza evocano una sensazione di struggente malinconia.
Per l'artista il testo di Virgilio è un mezzo per inventare un nuovo modo di interpretare il paesaggio.
I resti dell'antica Roma, liberamente interpretati come la rivisitazione del Pantheon, dominano la parte destra della composizione.
Dal quadro filtra un nuovo sentimento «elegiaco» che trasforma la realtà in mito e il mito in realtà sognata.
Come in molti altri casi Lorrain si era premunito da eventuali pericoli di copie disegnando questo paesaggio nel “Liber Veritatis”.
L'OPERA
L'opera è firmata e datata «CLAUDE GILLE. INV. FE. ROIVIAE,1672» sul parapetto vicino alle figure.
Dalle notizie ricavate dalla didascalia che accompagnava il disegno preparatorio apprendiamo che il committente fu «Monsieur Dupassy».
Nel corso del tempo il dipinto è appartenuto a una lunga serie di collezionisti: a Parigi ai de Viviers, alla famiglia de Verrue, ad Angram de Fonspertuis, e, infine, dal 1757 al 1776 ad Arras e Blondel de Gagny.
Negli anni Quaranta dell'Ottocento l'opera si trovava in Gran Bretagna nella Collezione Harman e da qui passò agli Higginsons e a Wynn Ellis che nel 1876 la legò alla National Gallery.
Il vecchio saggio mostra agli ospiti la terra in cui è nato Apollo.
Anche se posto in primo piano, l'episodio dell’incontro tra i tre personaggi occupa uno spazio ridotto del quadro, che invece risulta dominato dal paesaggio: la marina, il porto naturale che chiude uno specchio d'acqua blu intenso tra i ruderi degli edifici classici, la visione bucolica delle caprette che pascolano tranquillamente all’ombra di altissimi alberi.
I toni cromatici delicati e intrisi di luce della tavolozza evocano una sensazione di struggente malinconia.
Per l'artista il testo di Virgilio è un mezzo per inventare un nuovo modo di interpretare il paesaggio.
I resti dell'antica Roma, liberamente interpretati come la rivisitazione del Pantheon, dominano la parte destra della composizione.
Dal quadro filtra un nuovo sentimento «elegiaco» che trasforma la realtà in mito e il mito in realtà sognata.
Come in molti altri casi Lorrain si era premunito da eventuali pericoli di copie disegnando questo paesaggio nel “Liber Veritatis”.
L'OPERA
L'opera è firmata e datata «CLAUDE GILLE. INV. FE. ROIVIAE,1672» sul parapetto vicino alle figure.
Dalle notizie ricavate dalla didascalia che accompagnava il disegno preparatorio apprendiamo che il committente fu «Monsieur Dupassy».
Nel corso del tempo il dipinto è appartenuto a una lunga serie di collezionisti: a Parigi ai de Viviers, alla famiglia de Verrue, ad Angram de Fonspertuis, e, infine, dal 1757 al 1776 ad Arras e Blondel de Gagny.
Negli anni Quaranta dell'Ottocento l'opera si trovava in Gran Bretagna nella Collezione Harman e da qui passò agli Higginsons e a Wynn Ellis che nel 1876 la legò alla National Gallery.
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