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giovedì 23 ottobre 2014

M - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (M - Art History - The great artists)

Grande nudo disteso (1917) - Amedeo Modigliani

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(In costruzione)


MANET Edouard (Vedi biografia)

Pittore francese (Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883).
Manet fu il precursore del movimento impressionista. Con due suoi grandi capolavori (La colazione sull'erba e Olympia, del 1863) inizia infatti la pittura moderna.
In questi quadri Manet abolisce prospettiva, chiaroscuro, sfumature tonali e ricerca plastica del volume.
Il motivo di Olympia è ripreso da La Venere di Urbino di Tiziano, ma la stesura del colore è piatta, il contorno del corpo è messo in forte risalto, quasi ripassato (tecnica che poi sfrutterà abilmente Paul Gauguin).
Anche il soggetto de La colazione sull'erba (una donna nuda conversa, in un bosco, con due signori riccamente vestiti) è ripreso da un quadro veneto del' 500 (Il Concerto Campestre di Giorgione) e dal disegno Il giudizio di Paride di Raffaello.
Il motivo dominante del quadro è la trasparenza dell'acqua nell'ombra umida del bosco, cui si aggiunge la suggestione mitologica della ninfa che rappresenterebbe l'origine della creazione e della vita. Il quadro è estremamente luminoso, ma la luce non è un raggio che colpisce i corpi, bensì un chiarore che emana dalla qualità dei colori.


MANTEGNA Andrea (Vedi biografia)

Pittore italiano (Isola di Carturo, Padova 1431 - Mantova 1506).
Di umile origine, della sua vita non si sa quasi nulla all'infuori di qualche rara notizia, come il suo matrimonio con Niccolosa, figlia di Jacopo Bellini, che gli diede due figli, dei quali Francesco fu pure pittore. 
Accolto tredicenne come discepolo e figlio adottivo dallo Squarcione, cominciò a segnalarsi fin da giovane con i suoi dipinti, lavorando per lo più a Padova. 
Nel 1460 Mantegna lasciò il Veneto e si trasferì a Mantova, presso gli Estensi, decorandone il Palazzo. Dopo un brevissimo soggiorno a Roma, ritornò a Mantova, dove morì.


MARTINI Simone (Vedi biografia)

Pittore italiano (Siena 1283 - Avignone 1344).
Le notizie relative alla sua vita sono piuttosto scarse. Dopo aver lavorato durante gli anni giovanili a Siena, si trasferì a Napoli, al servizio di Roberto d'Angiò, quindi a Orvieto e ad Assisi. Successivamente si stabilì ad Avignone dove eseguì per il Petrarca un ritratto di Laura e dove esercitò una profonda influenza sull'arte provenzale.


MASACCIO, Tommaso di ser Giovanni di Monte Cassai (Vedi biografia)

Pittore italiano (S. Giovanni Valdarno 1401 - Roma 1428 circa).
Le prime notizie certe di questo artista riguardano la sua iscrizione all'Arte dei medici e degli speziali nel 1422 e alla Compagnia di S. Luca due anni dopo; ebbe un fratello minore, Giovanni, detto lo Scheggia, anch'egli pittore. 
Fu stretto collaboratore di Masolino da Panicale, con cui lavorò agli affreschi della cappella Brancacci a Santa Maria del Carmine di Firenze. 
Tra il 1425 e il 1428, a Roma, decorò la cappella di San Clemente e dipinse il trittico a doppia facciata per Santa Maria Maggiore.


MODIGLIANI Amedeo (Vedi biografia) 

Pittore e scultore italiano (Livorno 1884 - Parigi 1920)
Dopo aver studiato a Livorno, Firenze, Roma e Venezia, nel 1906 raggiunse Parigi, dove entrò in contatto con le esperienze pittoriche dei cubisti; ben presto però il giovane artista si staccò da questi modi pittorici per esprimersi in una forma completamente personale. Modigliani trascorse una tragica esistenza, tormentata dalla malattia, dalla disperazione e dedita all'alcool.


MONET Claude (Vedi biografia) 

Pittore francese (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 6 dicembre 1926)
Monet fu l'artista che, sia pure indirettamente, fornì, con il suo quadro Impression, soleil levant (1872), l'ispirazione per la coniazione del nome del movimento impressionista.
Monet studiò le leggi dei colori complementari, al fine di ottenere la resa della sensazione visiva nella sua assoluta immediatezza.
Sono un affascinante esempio di questa ricerca le Cattedrali di Rouen (1892-1894) in cui Monet rese la mutevolezza degli effetti di luce nel corso della giornata anche in relazione alle diverse condizioni dell'atmosfera.
Il tema delle composizioni è la facciata della Cattedrale della città francese.

Negli ultimi quadri del pittore l'atmosfera diventò vaporosa, quasi inconsistente: l'impressione visiva, da cui Monet era partito, si trasformò quasi in visione poetica.


MORANDI Giorgio (Vedi biografia)

Pittore ed incisore italiano (Bologna 1890 - 1964).
Allievo dell'Accademia di belle arti a Bologna, vi svolse più tardi I'attività di insegnante d'incisione. 
Nelle sue prime opere denota un evidente rapporto con il futurismo, alla cui Esposizione romana del 1914 prese parte. Si distinse nel campo pittorico per le sue rappresentazioni di nature morte e per i suoi paesaggi.


mercoledì 17 aprile 2013

OLYMPIA - Edouard Manet



Olympia (1863) – Edouard Manet

Parigi, Musée d’Orsay

Olio su tela, cm 130 x 190










  
La modella scelta da Edouard Manet è Victorine Meurent, già protagonista della tela “La colazione sull’erba” e altre composizioni che l’artista dipinge in quegli anni, come per esempio “La suonatrice ambulante" (Donna con ciliegie)
Uno scandalo ancor più grande e controversie ancor più roventi di quelle serbate al dipinto “La colazione sull’erba” accolgono un altro capolavoro di Manet, Olympia, eseguito nel 1863, ma presentato al Salon solo due anni più tardi.

I giurati, memori di quello che era successo un paio di anni prima, non se la sentono di escluderla a priori, ma giornalisti e critici, che già non erano stati teneri con “La colazione sull’erba”, si scatenano in una stroncatura senza appello, tanto che negli ultimi giorni dell’esposizione gli organizzatori la devono spostare dal luogo dove è appesa e collocarla molto più in alto, quasi nascosta allo sguardo degli spettatori.

Per la verità non è un nudo più provocante o malizioso delle decine di dee e ninfe che riempiono le molte tele a soggetto mitologico esposte senza nessun problema al Salon.

Quello che inquieta i critici è il contesto troppo reale, che la fa apparire esattamente per quello che è, senza l’idealizzazione, per lo più dissimulatrice, del tema letterario: è cioè una delle tante prostitute parigine che riceve un regalo floreale da uno spasimante, verosimilmente in attesa dietro la tenda verde.

Anche l’espressione pittorica impiegata dal giovane pittore, così innovativa e per niente fedele agli insegnamenti dell’Ecole des Beaux-Arts, concorre a turbarli e mostra tutta l’inadeguatezza dei canoni estetici con cui sono soliti giudicare.

A quella che ai loro occhi appare come una palese e gratuita provocazione, rispondono con lo scherno e la derisione, che non si calma neppure molti anni più tardi, quando il quadro è collocato da prima al Musée du Luxembourg e poi al Louvre, accanto all’Odalisca di Ingres.

Manet confida all’amico Charles Baudelaire di essere assai sconvolto da tutte queste pesanti accuse.

Ma Baudelaire che già aveva preso le sue difese in passato, lo incoraggia invitandolo a non demoralizzarsi e lo esorta inoltre a continuare per la sua strada, senza curarsi delle incomprensioni o degli insulti.
  
Tiziano Vecellio - La Venere di Urbino (1538)
Firenze, Galleria degli Uffizi
Olio su tela, cm 119 x 165






  
Anche per Olympia, celebre quanto controverso, Manet si ispira ai grandi maestri dell’arte antica.

La Venere di Urbino di Tiziano, che il pittore francese aveva già copiato nel 1856, offre molti motivi di confronto, come la posizione delle braccia e delle gambe della donna e il suo sguardo rivolto direttamente verso lo spettatore.

I critici del Salon non capiscono la sua estrema modernità, ma si soffermano solo sui suoi aspetti esteriori e marginali, come la sostituzione del cagnolino, presente ai piedi della Venere di Tiziano, con un gatto nero, considerato un simbolo erotico o demoniaco.

lunedì 15 aprile 2013

BERTHE MORISOT - EDOUARD MANET - PIERRE-AUGUSTE RENOIR

Berthe Morisot

  
Nel 1868 Fatin-Latour presenta Edouard Manet a Berthe Morisot, mentre si trova al Louvre, intenta a copiare dipinti di Rubens. Berthe rimane conquistata e ammaliata dalla forte personalità del pittore e accetta di posare per lui in una decina di quadri; è lei a convincerlo a dipingere all’aperto, emancipandosi dalle molte rigide regole imposte dagli insegnanti accademici.

Nel 1870 Berthe esegue “Il ritratto della madre e della sorella Edna” (Washington, National Gallery of Art), con l’intenzione di presentarla al Salon. In seguito ad alcune critiche ricevute da Puvis de Chavannes, che invano la corteggia, ella chiede un parere a Manet, che la aiuta dipingendo alcune parti della composizione.
   
Edouard Manet
  
Il 12 dicembre 1874, dopo la morte del padre, Berthe Morisot sposa Eugène Manet, fratello di Edouard. Nello stesso anno partecipa alla mostra impressionista ed è presente a tutte le edizioni successive, a eccezione di quella del 1879 a causa della maternità. In particolare Berthe finanzia con il marito l’ultima edizione, quella del 1886, e prende parte attiva alla selezione degli artisti.

Grazie alla sua personalità e al suo carattere diventa uno degli elementi di coesione del gruppo di impressionisti: gli incontri che organizza il venerdì sera nella sua cara parigina in rue Villejust sono assai animati e frequentati da musicisti, pittori e letterati, tra cui Duret, Zola, Mallarmé; quest’ultimo le dà utili consigli su come rendere più evidente il carattere e la psicologia dei personaggi dei suoi ritratti.
   
Pierre-Auguste Renoir
  
 Successivamente espone con successo presso i galleristi Petit e Durand- Ruel, in Francia e negli Stati Uniti.

Dall’inverno del 1885-1886 anche Renoir frequenta il salotto, diventando uno dei suoi migliori amici, tanto che nel 1892, dopo la morte del marito, entra a far parte del consiglio di famiglia e influenza lo stile della sua pittura.

Negli ultimi anni della sua vita Berthe continua a esporre presso Boussod e Valadon e a dipingere opere di intensa bellezza, fino alla morte, che la coglie a Parigi il 2 marzo1895, a 54 anni, per una congestione polmonare. La figlia Julie, allora diciassettenne, viene affidata in tutela a Renoir e a Mallarmé.
    
Berthe Morisot con cappellino nero e mazzolino di violette (1872)
Edouard Manet - Musée d’Orsay Parigi
Olio su tela cm 55 x 39
      
Tra i molti ritratti che Manet dedica alla sua allieva e modella, questo si distingue per la vivacità e intensità dello sguardo. Il grande cappello nero dalla forma originale fa da cornice al suo volto, in cui spiccano occhi, particolarmente luminosi ed espressivi. I ciuffi di capelli che sfuggono dal copricapo, sulla fronte e sulla nuca, le danno un’aria sbarazzina e spontanea. Nella scollatura dell’abito si intravede un mazzolino di violette, simile a quello che negli stessi mesi l’artista dipinge in una piccola natura morta, che poi donerà alla ragazza, come pegno d’amicizia.
  
Il balcone (1868) - Edouard Manet
Musée d’Orsay Parigi
Olio su tela cm 170 x 124,5
       
Manet ha la prima idea per questo dipinto durante il suo soggiorno a Boulogne; poi lo realizza al suo ritorno a Parigi nel suo atelier di rue Guyot. Per lui posano il paesaggista Antoine Guillemet (1842-1918), la violoncellista Fanny Claus (1846-1869) e, alle loro spalle, seminascosto e in penombra, Léon-Edouard Koella. In primo piano, seduta, Berthe Morisot, che compare per la prima volta in un quadro di Manet.
  
Il riposo (ritratto di Berthe Morisot)1870 - Edouard ManetMuseum of ArtRhode Island School of Design - ProvidenceOlio su telacm 148 x 113
   
Anche in questo ritratto, come nel dipinto “Il balcone” Berthe Morisot ha in mano un ventaglio e il suo sguardo non è rivolto verso lo spettatore, ma alla propria destra, con un atteggiamento pensieroso e malinconico. In questi mesi la ragazza sta attraversando un periodo di dubbi e incertezze, sia personali (ha ventinove anni e non è ancora maritata), sia professionali, dato che teme di non essere in grado di intraprendere la carriera di pittrice. Per di più è gelosa di Eva Gonzales, che Manet ha da poco accolto nel suo atelier come modella e allieva.
  
Julie Manet col gatto (1887) -  Pierre-Auguste Renoir
Musée d’Orsay  a Parigi - Olio su tela cm 64,5 x 53,5
     
In questo ritratto il pittore sottolinea la tenerezza con cui il gatto si lascia coccolare dalla fanciulla, nel cui sguardo possiamo cogliere un’ombra di tristezza e di malinconia. Si noti una certa corrispondenza tra l’abito bianco di Julie e le zampe del gatto e soprattutto tra i lineamenti del volto della fanciulla con quelli dell’animale: in particolare gli occhi sono in entrambi stretti e allungati.










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martedì 13 ottobre 2009

ALLA FERROVIA (Al ferrocarril) - Édouard MANET

ALLA FERROVIA (1872 - 1873)
Édouard MANET (1832 - 1883)
Pittore francese del XIX secolo
NATIONAL GALLERY di WASHINGTON
Olio su tela cm. 93 x 114



Le due protagoniste del quadro vivono con emozioni contrapposte il passaggio del treno alla stazione ferroviaria.La donna seduta sul muretto, con un sonnecchiante cagnolino sulle ginocchia, resta indifferente all'arrivo della macchina, anche se interrompe per un istante la lettura..., la bambina, con incantata partecipazione, guarda oltre la cancellata fra i vapori lasciati dal treno.

La malinconica consapevolezza della maturità, e la vivace curiosità della fanciulla sono sottolineate anche dalle diverse tonalità dei colori: blu steso con campiture fredde e metalliche per le vesti della donna, gradazioni più chiare e luminose di bianco ed azzurro per l'abito della bambina.

La scena assume una valenza evocativa, in cui la macchina, nascosta dalla nuvola di fumo diviene presenza-assenza, modificando i contorni e i colori del paesaggio urbano circostante.

A destra sul muricciolo è dipinto un grappolo d'uva.

Questo lavoro risale agli anni chiave del manifestarsi dell'Impressionismo, movimento al quale il pittore non aderì mai ufficialmente, pur subendone il fascino, come in questo dipinto, in cui alleggerisce l'impasto dei colori, per approfondire il rapporto fra le figure e l'ambiente naturale, fissando la spontaneità e la mutevolezza degli atteggiamenti.

Eseguito a Parigi, nel giardino del pittore Hirsch, situato all'incrocio fra la rue de Rome e la rue de Costantinople, Manet lo completò poi nei dettagli nel suo studio.


Manet presentò questo dipinto al Salon del 1874, dove ricevette un'accoglienza ostile.

A difendere il lavoro fu solo Mallarmé che da quel momento divenne amico dell'artista.

Il dipinto è appartenuto prima al baritono Faure, uno dei primi estimatori della pittura di Manet, e poi ad Horace Havemeyer, che fu uno dei più grandi collezionisti di opere del nostro artista in territorio statunitense..., quest'ultimo nel 1956 legò l'opera alla National Gallery of Art di Washington.



UN RITRATTO DI VICTORINE MEURENT

La bambina raffigurata nel quadro è la figlia del pittore Hirsch, al quale Manet era legato d'amicizia.

Entrambi frequentavano a quel tempo il pittore belga Alfred Stevens che, dopo un apprendistato nel paese natale, si era trasferito a Parigi accostandosi all'ambiente degli Impressionisti.

Nella donna ritratta nel dipinto è possibile riconoscere Victorine Meurent, amica di Stevens, da poco ritornata in Francia, dopo una fuga d'amore in America.

La donna si prestò come modella per altre opere di Manet: è la donna nuda ne "Le déjeuner sur l'herbe", e "Olympia".

Proprio in quest'ultimo dipinto Victorine porta al collo lo stesso collier nero.




giovedì 12 febbraio 2009

IL BALCONE (The balcony) - Édouard Manet



IL BALCONE (1868)
Édouard Manet (1832 - 1883)
Pittore francese
Museo d'Orsay
Olio su tela
cm. 170 x 124,5


Il celebre dipinto ritrae, seduta in primo piano, Berthe Morisot, la pittrice che come è noto fece parte del gruppo impressionista e che sposò il fratello di Manet.

Alle spalle della donna sono Fanny Claus, nota violinista, e Antoine Guillemet, pittore paesaggista nonché artefice dell'incontro fra Manet e Émile Zola.
All'interno della stanza, avvolto dalla penombra, è Léon Koella, nipote dell'artista, con in mano un vassoio (ma in questa foto non si vede).

Per la critica l'opera risente della pittura di Goya, in particolare della MAYAS AL BALCONE (Museo del Prado di Madrid), anche se Manet diluisce il carattere intenso, denso e cupo della pittura iberica col forte e vivo senso della luce.

I volti dei personaggi e soprattutto i voluminosi e candidi abiti delle due donne sono infatti inondati dai raggi abbaglianti e freddi, quasi lunari, della luce.
A prima vista sembra che l'opera sia improvvisata, tuttavia sappiamo che Manet giunge a tale risultato dopo numerosi studi, tanto da far posare gli amici ben cinque volte.

Lo sforzo dell'artista fu quello di organizzare equilibratamente lo spazio, evitando di fare prevalere né l'una né l'altra componente.
Il risultato raggiunto è entusiasmante grazie all'uso del colore e al grande sforzo dell'artista di capire in fondo la psicologia dei personaggi.
Si veda infatti con quanta sensibilità il pittore ha colto la dolce malinconia nello sguardo assorto, enfatizzato dai profondi occhi scuri, di Berthe: il timido sorriso di Fanny, che nasconde a fatica il proprio imbarazzo aggiustando gli eleganti guanti; la sicurezza nella postura eretta di Antoine.


L'opera, firmata "Manet", fu presentata al Salon del 1869.
Donata allo Stato francese nel 1894 grazie al Legato Caillebotte, è stata esposta al Musée du Luxembourg fino al 1929, quindi al Jeu de Paume, e, infine, al Museo d'Orsay.
È nota anche una copia di ridotte dimensioni (cm. 37 x 30), la cui collocazione oggi è ignota.
Un olio su tela raffigurante Fanny seduta al balcone, considerato uno studio precedente alla soluzione dell'Orsay, si trova a Londra nella Collezione Pitman.


LE DONAZIONI DEI DIPINTI DI MANET ALLE COLLEZIONI PUBBLICHE

Contrariamente a molti dei suoi colleghi, che avevano vissuto con lui l'esperienza impressionista, Manet, finché fu vivo, non riscosse mai in grande successo, tanto meno ricevette delle commissioni pubbliche.
Tutto ciò lo amareggiò profondamente.
I dipinti di Manet entrarono per la prima volta nei Musei statali nel 1890, quando Claude Monet donò l'OLYMPIA allo Stato, dopo averla acquistata personalmente dalla vedova dell'artista.
Tale gesto fu volutamente una provocazione per stimolare anche gli altri collezionisti; infatti lo seguirono a ruota Caillebotte nel 1894, Moreau-Nélaton nel 1906, e Isaac de Camondo nel 1911.


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LA LETTURA - Edouard Manet

ALLA FERROVIA (Al ferrocarril) - Édouard Manet


mercoledì 11 febbraio 2009

LA LETTURA (Reading) - Edouard Manet

LA LETTURA (1865 - 1872)
Edouard Manet (1832 - 1883)
Pittore francese
Museo d'Orsay di Parigi
Olio sui tela cm. 61 x 74
Risoluzione foto Pixel 2500 x 2082 - Mb 2,24


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Il dipinto ritrae la signora Manet e suo figlio Leon Koella-Leenoff che legge un libro per lei.
Ancora una volta la pittura è testimone del clima culturale di un'epoca con la rappresentazione: in questo caso di un salotto tipicamente borghese, dove la letteratura riveste un ruolo preminente.
Ma il valore dell'opera non è semplicemente identificabile con quello documentario di una certa situazione socio-culturale, né può essere considerato come un semplice esempio di ritrattistica.
In realtà l'attenzione dell'artista è rivolta non tanto all'identificazione psicologica dei personaggi, quanto al modo più efficace per rendere all'occhio dello spettatore la luminosità dell'ambiente in cui essi sono immersi.
Manet cerca di risolvere tutta la composizione con l'uso del celeste e del bianco proprio per restituire l'immagine fedele e realistica della stanza "bagnata" di luce.
Dunque per effetto dei principi impressionisti che si andavano sviluppando proprio in quegli anni, i caratteri e i tratti delle figure umane perdono consistenza per lasciare posto ad una traduzione sensibile degli effetti della luce.
E' possibile interpretare questo chiarismo, questa delicatezza nelle tonalità, come il recupero da parte di Manet della pittura settecentesca, soprattutto di Fragonard, dopo la lunga fase particolarmente influenzata dai maestri del '600 spagnolo.

L'opera firmata "Manet" in basso a destra, fu dipinta dall'artista in due fasi: Manet dipinse dapprima il ritratto della moglie nel 1865, poi riprese il quadro nel 1872.
Nel 1944 la tela entrò a far parte del Louvre, grazie al legato della principessa Edmond Singer de Polignac; esposta dal 1947 al Jeu de Paume, dal 1986 è conservata al Museo d'Orsay di Parigi.


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POLIFONIA DI COLORI

"In un paesaggio immerso nella luce, nel quale gli esseri si modellano come dei chiaroscuri colorati, là dove l'accademico non vede che la luce bianca allo stato diffuso, l'impressionista vede che la luce inonda tutto, non di uno smorto biancore, bensì di mille contrasti vibranti, di ricche scomposizioni prismatiche.
Là dove l'accadimento non vede che il disegno esterno che racchiude il modellato, l'impressionista vede le linee reali viventi, prive di forma geometrica ma costruite da mille tocchi irregolari che, da lontano, determinano la vita.
Dove l'accademico vede le cose porsi sui rispettivi piani regolari secondo uno schema riducibile ad un puro disegno teorico, l'impressionista vede la prospettiva creata dai mille nulla dei toni e dei tocchi, dalle varietà di stati atmosferici secondo il loro piano non statico, bensì dinamico.
Insomma l'occhio impressionista è l'occhio più avanzato nell'evoluzione umana, quello che fino ad ora ha scelto e reso le più complesse combinazioni di sfumature conosciute.

L'impressionista vede e rende la natura così com'è, cioè unicamente in vibrazioni colorate.
Disegno, luce, modellato, prospettiva, chiaroscuro, classificazioni puerili: tutto ciò nella realtà si risolve in vibrazioni colorate e deve essere ottenuto sulla tela unicamente mediante vibrazioni colorate".


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