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giovedì 23 ottobre 2014

M - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (M - Art History - The great artists)

Grande nudo disteso (1917) - Amedeo Modigliani

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(In costruzione)


MANET Edouard (Vedi biografia)

Pittore francese (Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883).
Manet fu il precursore del movimento impressionista. Con due suoi grandi capolavori (La colazione sull'erba e Olympia, del 1863) inizia infatti la pittura moderna.
In questi quadri Manet abolisce prospettiva, chiaroscuro, sfumature tonali e ricerca plastica del volume.
Il motivo di Olympia è ripreso da La Venere di Urbino di Tiziano, ma la stesura del colore è piatta, il contorno del corpo è messo in forte risalto, quasi ripassato (tecnica che poi sfrutterà abilmente Paul Gauguin).
Anche il soggetto de La colazione sull'erba (una donna nuda conversa, in un bosco, con due signori riccamente vestiti) è ripreso da un quadro veneto del' 500 (Il Concerto Campestre di Giorgione) e dal disegno Il giudizio di Paride di Raffaello.
Il motivo dominante del quadro è la trasparenza dell'acqua nell'ombra umida del bosco, cui si aggiunge la suggestione mitologica della ninfa che rappresenterebbe l'origine della creazione e della vita. Il quadro è estremamente luminoso, ma la luce non è un raggio che colpisce i corpi, bensì un chiarore che emana dalla qualità dei colori.


MANTEGNA Andrea (Vedi biografia)

Pittore italiano (Isola di Carturo, Padova 1431 - Mantova 1506).
Di umile origine, della sua vita non si sa quasi nulla all'infuori di qualche rara notizia, come il suo matrimonio con Niccolosa, figlia di Jacopo Bellini, che gli diede due figli, dei quali Francesco fu pure pittore. 
Accolto tredicenne come discepolo e figlio adottivo dallo Squarcione, cominciò a segnalarsi fin da giovane con i suoi dipinti, lavorando per lo più a Padova. 
Nel 1460 Mantegna lasciò il Veneto e si trasferì a Mantova, presso gli Estensi, decorandone il Palazzo. Dopo un brevissimo soggiorno a Roma, ritornò a Mantova, dove morì.


MARTINI Simone (Vedi biografia)

Pittore italiano (Siena 1283 - Avignone 1344).
Le notizie relative alla sua vita sono piuttosto scarse. Dopo aver lavorato durante gli anni giovanili a Siena, si trasferì a Napoli, al servizio di Roberto d'Angiò, quindi a Orvieto e ad Assisi. Successivamente si stabilì ad Avignone dove eseguì per il Petrarca un ritratto di Laura e dove esercitò una profonda influenza sull'arte provenzale.


MASACCIO, Tommaso di ser Giovanni di Monte Cassai (Vedi biografia)

Pittore italiano (S. Giovanni Valdarno 1401 - Roma 1428 circa).
Le prime notizie certe di questo artista riguardano la sua iscrizione all'Arte dei medici e degli speziali nel 1422 e alla Compagnia di S. Luca due anni dopo; ebbe un fratello minore, Giovanni, detto lo Scheggia, anch'egli pittore. 
Fu stretto collaboratore di Masolino da Panicale, con cui lavorò agli affreschi della cappella Brancacci a Santa Maria del Carmine di Firenze. 
Tra il 1425 e il 1428, a Roma, decorò la cappella di San Clemente e dipinse il trittico a doppia facciata per Santa Maria Maggiore.


MODIGLIANI Amedeo (Vedi biografia) 

Pittore e scultore italiano (Livorno 1884 - Parigi 1920)
Dopo aver studiato a Livorno, Firenze, Roma e Venezia, nel 1906 raggiunse Parigi, dove entrò in contatto con le esperienze pittoriche dei cubisti; ben presto però il giovane artista si staccò da questi modi pittorici per esprimersi in una forma completamente personale. Modigliani trascorse una tragica esistenza, tormentata dalla malattia, dalla disperazione e dedita all'alcool.


MONET Claude (Vedi biografia) 

Pittore francese (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 6 dicembre 1926)
Monet fu l'artista che, sia pure indirettamente, fornì, con il suo quadro Impression, soleil levant (1872), l'ispirazione per la coniazione del nome del movimento impressionista.
Monet studiò le leggi dei colori complementari, al fine di ottenere la resa della sensazione visiva nella sua assoluta immediatezza.
Sono un affascinante esempio di questa ricerca le Cattedrali di Rouen (1892-1894) in cui Monet rese la mutevolezza degli effetti di luce nel corso della giornata anche in relazione alle diverse condizioni dell'atmosfera.
Il tema delle composizioni è la facciata della Cattedrale della città francese.

Negli ultimi quadri del pittore l'atmosfera diventò vaporosa, quasi inconsistente: l'impressione visiva, da cui Monet era partito, si trasformò quasi in visione poetica.


MORANDI Giorgio (Vedi biografia)

Pittore ed incisore italiano (Bologna 1890 - 1964).
Allievo dell'Accademia di belle arti a Bologna, vi svolse più tardi I'attività di insegnante d'incisione. 
Nelle sue prime opere denota un evidente rapporto con il futurismo, alla cui Esposizione romana del 1914 prese parte. Si distinse nel campo pittorico per le sue rappresentazioni di nature morte e per i suoi paesaggi.


domenica 12 ottobre 2014

ANTONIO AMATORE SCIESA - Patriota italiano (Italian patriot)

Sciesa condotto alla fucilazione (illustrazione di Edoardo Matania)

ANTONIO AMATORE SCIESA

Amatore Sciesa, comunemente conosciuto col nome di Antonio, nacque a Milano nel 1814. 
Umile popolano, di condizione tappezziere, professò sentimenti patriottici e liberali e cospirò contro il governo austriaco. In relazione con comitati segreti e particolarmente col "Comitato dell'Olona", accettò, insieme ad altri popolani animosi, l'incarico di affiggere e diffondere manifesti incendiari, anche dopo il proclama del generale Radetzky del 21 febbraio 1851 che comminava la pena di morte contro chiunque risultasse convinto di diffusione e comunicazione di simili scritti. 
Ma nella notte tra il 30 e il 31 luglio di quello stesso anno suscitò sospetti in una pattuglia di ronda. Fermato e perquisito gli furono trovate indosso sedici copie di un manifesto del "Comitato dell'Olona", che era stato scritto da G. B. Carta, patriota e cospiratore modenese, stabilito a Milano, e stampato dal tipografo Amodeo, senza naturalmente che apparisse il nome dell'autore e quello dello stampatore. 


L'esecuzione di Amatore Antonio Sciesa
G. Previati - Museo del Risorgimento - Milano

Condotto al circondario di polizia e sottoposto ad interrogatori, dichiarò di nulla sapere, solo affermando che quei manifesti, da lui creduti un giornaletto piegato, gli erano stati dati da persona che conosceva solo di vista perchè lo leggesse. Insistendo il commissario per sapere di più e per conoscere i nomi dei complici, rispose fieramente: 
"Mi parli no, mi soo nagott"... e nulla si lasciò più sfuggire di bocca. 
Istituito in fretta un processo sommario, la mattina del 2 agosto, nel cortile del Castello, formato il quadrato di esecuzione, venne giudicato colpevole di diffusione di scritti rivoluzionari dal Giudizio Statario è condannato alla pena di morte con la forca. Due ore dopo venne invece fucilato, non già per mancanza di giustiziere, come fu scritto nella sentenza, ma per l'imperfezione della macchina e per la mancanza del necessario ad una impiccagione regolare. 
Fino ai momenti estremi I'eroico popolano diede prova di grande fermezza e coraggio e col suo silenzio salvò la vita ad altri patrioti e cospiratori. 
Dopo la fucilazione si disse che mentre lo si conduceva al luogo del supplizio ad un gendarme che gli offriva la vita rispondesse laconicamente: tiremm innanz.


La sentenza stataria di morte contro Amatore Sciesa




giovedì 9 gennaio 2014

LUIGI DOTTESIO - Patriota italiano (Italian patriot)


LUIGI DOTTESIO

Luigi Dottesio (Como, 14 gennaio 1814 – Venezia, 11 ottobre 1851) è stato un patriota italiano, molto attivo nella diffusione di opuscoli antiaustriaci e d'ispirazione mazziniana, prima e dopo il 1848. Intercettato dai gendarmi a Maslianico, mentre cercava di passare clandestinamente la frontiera svizzera, venne giustiziato dagli Austriaci a Venezia, nel 1851.

L'8 ottobre 1851 gli austriaci impiccavano a Venezia Luigi Dottesio "condannato a morte per essere stato l'agente in Italia della tipografia Elvetica di Capolago".

Luigi Dottesio era nato nel 1818 a Como, dove aveva frequentato gli studi liceali per poi impiegarsi presso quel Municipio. La sua prestanza fisica (praticava l'equitazione, la scherma ed altri esercizi) Io aveva fatto scegliere a venti anni come araldo della sua città per presenziare a Milano all'incoronazione di Ferdinando d'Austria: unico giovane di famiglia non nobile che partecipò a quella manifestazione.

Con altri giovani Dottesio comincia ad organizzare riunioni segrete, in cui si stringono le fila di un'embrionale organizzazione cospirativa; i convenuti si esercitano alle armi ed al tiro, per prepararsi altre prove future, in una sala d'armi fuori Cernobbio, vicino alla villa dell'arciduca Ranieri, e ciò serve a stornate i sospetti.

Fu nel 1842 che in una riunione a Capolago, alla quale partecipava Dottesio, venne deciso di acquistare la locale tipografia Elvetica e di trasformarla in un centro di edizione di libri patriottici, già proibiti in Italia o che in Italia non si sarebbero potuti stampare. 
Alessandro Repetti fu I'editore: "Occorrevano abili compositori"... scrisse nei suoi ricordi ..."e Dottesio me li mandò da Milano. Non era cosa facile! La polizia austriaca negava loro il passaporto, gli operai dovevano oltrepassare il confine con mille astuzie". 

Dottesio fungeva da organizzatore, diffusore, procuratore della tipografia, infaticabile ed accorto nei suoi spostamenti. 
Condusse a Capolago Massimo D'Azeglio (e così videro la luce gli Ultimi casi di Romagna), Guerrazzi (ed ecco la 2a edizione dell'Assedio di Firenze, con la dedica a Mazzini). 
Da Capolago i libri affluivano in Italia attraverso una ben congegnata trafila si incaricavano di passarli oltre frontiera le gentili dame di Cernobbio, o gli "spalloni" (i contrabbandieri) della montagna; da Como arrivavano con l'imperiale diligenza a Milano, e qui erano smistati in sicuri depositi presso alberghi, osterie, indirizzi privati, da cui riprendevano il viaggio per le ulteriori destinazioni.


Veduta panoramica del lago di Lugano verso la metà dell'Ottocento (stampa dell'epoca)

Nel 1847 Dottesio e Repetti sono a Roma, per offrire l'intera collezione delle edizioni di Capolago. 
Nel 1848 Dottesio guida i volontari ticinesi alla guerra d'indipendenza; è delegato di Como presso la colonna Arcioni, cerca di aiutare i garibaldini in difficoltà. 
Esuli illustri si raccolgono dopo l'armistizio a Capolago, da Cattaneo a Ferrari, a Mazzini. 
Nel 1849 Dottesio torna a Roma; segue poi Garibaldi nella ritirata e, tra i pochissimi, riesce a raggiungere Venezia.

Il moto nazionale sembra fallito; ma proprio in questo frangente Dottesio pensa al futuro e raccoglie a Capolago molti documenti ufficiali dei Governi provvisori italiani (dalla Lombardia alla Sicilia, dall'Italia centrale a Venezia). 
L'ora di Dottesio suona la sera dell'Epifania del 1851. 
Alla frontiera di Chiasso una comitiva attesa dai patrioti viene bloccata; Luigi, generoso e spericolato come sempre, parte subito per superare l'imprevista difficoltà; ma la gendarmeria lo attende al varco, lo arresta, lo trascina a Como in catene.

Invano gli amici tentano di salvarlo, corrompendo il carceriere. La trama è scoperta ed il prigioniero trasferito a Mantova. Negli interrogatori Dottesio, incrollabile, nega ogni complicità di terzi, tace nomi di amici della trafila. 
Dopo nove mesi di prigione, la sentenza, l'esecuzione. 
Ferrari (in una lettera da Parigi dello stesso ottobre 1851, pubblicata da Della Peruta) scrive: 

"La morie di Dottesio (sic) e la situazione di Repetti mi straziano. Radetzki ha piantato la forca dinanzi a Capolago". 

Nel marzo 1853 la tipografia Elvetica priva del suo animatore, chiude.


La tipografia Elvetica di Capolago, vicino a Lugano.
                                                

sabato 24 ottobre 2009

SAN LUDOVICO DA TOLOSA INCORONA IL FRATELLO ROBERTO D'ANGIÒ (St. Louis of Toulouse crowning his brother Robert of Anjou) - Simone Martini


SAN LUDOVICO DA TOLOSA INCORONA IL FRATELLO ROBERTO D'ANGIÒ (1317)
Simone MARTINI (1284 circa - 1344)
Pittore italiano del XIV secolo
MUSEO DI CAPODIMONTE a NAPOLI
Tempera su tavola cm. 309 x 188,5 (predella cm 56 x 205)

CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 1790 x 2600 - Mb 1,89


Il dipinto è costituito da una tavola principale e da una predella.
La scena principale è occupata quasi per intero dalla monumentale figura di San Ludovico da Tolosa, seduto in trono e abbigliato con fastose vesti episcopali che si aprono sul saio francescano.
Il Santo, incoronato da due angeli in volo, porge a sua volta una corona sul capo del fratello Roberto d'Angiò.
Ludovico era il primogenito di Carlo d'Angiò ed era il legittimo erede al trono di Napoli.
Rinunciando al titolo, la corona passò a suo fratello minore Roberto.
Il quadro è dunque una esaltazione della figura del grande Santo, compiuta proprio in occasione della sua canonizzazione, avvenuta nel 1317; ma è anche l'apoteosi della dinastia angioina.
Nel dipinto tutto è regale, aulico, prezioso: il sontuoso mantello in broccato del Santo con ricchissime bordure in oro, la mitra e il pastorale cesellati e tempestati di gemme, le due corone che quasi si dissolvono nel fulgore dell'oro dello sfondo.
Simone Martini sfoggia in questo dipinto tutta la sua grande capacità di riprodurre le diverse materie: le stoffe e le bordure ricamate con i gigli degli Angiò, il tappeto anatolico steso sul pavimento, il legno intarsiato della pedana del trono, il metallo delle oreficerie.
Per ottenere questi effetti mimetici il pittore era solito utilizzare tecniche diverse, quali la doratura, l'argentatura, la punzonatura, la pastiglia, l'inserimento di vetri e pietre colorate.


L'OPERA


La tavola, pervenuta nel 1921 al Museo di Capodimonte, proviene dalla chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli.
Alcuni credono però che si trovasse in origine nella basilica francescana di Santa Chiara.
Dall'inizio del XVII secolo la grande pala è documentata in San Lorenzo, nel transetto destro sull'altare dedicato a San Ludovico.
La predella reca la firma del pittore: «SYMON DE SENIS ME PINXIT».


SAN LUDOVICO DA TOLOSA: UMILTA' E OBBEDIENZA

Il dipinto vuole esaltare la figura di San Ludovico e soprattutto le sue doti di umiltà e obbedienza.
Ludovico, come appare ben chiaro nel dipinto, rinuncia alla corona terrena per acquistare quella celeste.
Egli apparteneva alla corrente francescana degli "spirituali", coloro cioè che, a differenza dei "conventuali" si ispiravano direttamente e senza compromessi agli insegnamenti di povertà della Regola di San Francesco, ed erano per questo motivo in costante conflitto con il papato.
La sua canonizzazione fu perciò piuttosto contrastata dalla Chiesa di Roma e poté avvenire solo grazie ai buoni rapporti fra il re Roberto d'Angiò e il papa Giovanni XXII.
I temi dell'umiltà e dell'obbedienza sono espressi anche nelle scenette della predella con Storie della vita del Santo.


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SIMONE MARTINI (1284 - 1344) - Vita e opere

ANNUNCIAZIONE (1333) - Simone MARTINI

L'INVESTITURA DEL CAVALIERE (1315-1317) - Simone MARTINI


mercoledì 21 ottobre 2009

L'INVESTITURA DEL CAVALIERE (The investiture of Saint Martin) - Simone MARTINI

L'INVESTITURA DEL CAVALIERE (1315-1317)
Simone MARTINI (1284 circa - 1344)
Pittore italiano del XIV secolo
BASILICA INFERIORE di ASSISI
Affresco cm. 265 x 200


Nell'affresco di Simone Martini l'episodio dell'investitura avviene sotto un porticato e alla presenza di due suonatori di flauto e di liuto, mentre alle spalle un gruppo di cantori intona un brano musicale.
Il cavaliere Martino, al centro della composizione, solleva verso il cielo le mani giunte in preghiera, mentre l'imperatore cinge i suoi fianchi con la spada e uno scudiero accovacciato in terra lega ai suoi piedi gli speroni.
Altre figure stanti sul lato sinistro sorreggono l'uno l'aquila e l'altro il cappello.
Particolarmente curata risulta la realizzazione dell'edificio entro cui si svolge la scena, formata da arcate su pilastri coperte da un soffitto incassato e sorretto da mensoloni, mentre lateralmente si scorge una struttura merlata.
Le architetture e la spazialità, a cui è dato un forte rilievo non solo nella scena dell'investitura ma in tutte le altre storie, sono un evidente richiamo all'arte giottesca, sebbene il Martini riduca molto la profondità degli spazi che in tal modo si schiacciano e risultano in secondo piano anziché come quinta scenica.
A tutto ciò si deve aggiungere la precisione narrativa ridondante di particolari e la verità storica degli episodi narrati dal pittore senese, non sottovalutando anche l'aspetto psicologico delle figure che egli rappresenta.
Il forte croma­tismo, la ricchezza delle oreficerie e la preziosità dei tessuti dipinti negli affreschi della cappella, che l'ultimo restauro del 1974 ha esaltato ancora di più, hanno contribuito a rendere queste pitture note in tutto il mondo.


L'OPERA

L'affresco adorna la cappella di San Martino nella basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, insieme ad altri episodi della vita del tribuno romano che divenne in seguito vescovo.
Inizial­mente ascritti dal Vasari a un allievo di Giotto, i dipinti furono restituiti a Simone Martini fin dal Settecento.
Più controversa risulta la datazione del ciclo pittorico collocata tra il 1320 e il 1333.
Ma negli ultimi trent'anni di studi ha trovato seguito la tesi di una datazione anticipata a11315­1317, sostenuta dal confronto stilistico con altre opere dell'artista e soprattutto per la vicinanza con gli affreschi assisiati di Giotto.
La cappella di San Martino e il suo ciclo pittorico erano stati com­missionati nel 1312 dal cardinale Gentile da Montefiore, come testimoniano i documenti re­centemente ritrovati e pubblicati.
È venuta così a decadere l'opinione di alcuni studiosi che vedeva­no nei committenti gli Angiò di Napoli, riferendo- - si alla vicenda biografica di Simone che nel 1317 era stato nominato cavaliere da Roberto d'Angiò.


LA CERIMONIA DELL'INVESTITURA

La cerimonia dell'investitura a cavaliere, che meglio potrebbe essere definita come l'addobbamento a cavaliere, veniva codificata già nel corso del Duecento.
L'investitura era diventata una prassi assai diffusa durante il Medioevo in quanto necessaria per conferire una veste nobiliare a quei cittadini che, al tempo dei Comuni e dei governi popolari, ne erano privi.
L'Ordre de Chevalerie era il testo fonda­mentale a cui facevano riferimento gli artisti e i letterati per apprendere questo tipo di cerimo­niale, trai quali anche Folgore da San Gemignano per la stesura dei suoi sonetti relativi all'ordina­mento dei Cavalieri.


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ANNUNCIAZIONE (1333) - Simone MARTINI

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SIMONE MARTINI (1284 - 1344)

SIMONE MARTINI
(1284 - 1344)

Pittore italiano

XIV secolo







Simone Martini nacque a Siena intorno al 1284.

Incerte sono le notizie sulla sua formazione artistica, è ipotizzabile che sia stato l'allievo di Duccio di Buoninsegna a Siena.


Il suo nome comparve per la prima volta in un'iscrizione incisa sotto l'affresco della grande Maestà del Palazzo Pubblico di Siena, che reca la data del 1315.

Il 23 luglio 1317 il re Roberto d'Angiò, a Napoli, gli conferì un appannaggio di 50 once d'oro in occasione della sua investitura a cavaliere.

Durante questo soggiorno napoletano realizzò una grande pala, San Ludovico di Tolosa che incorona Roberto d'Angiò (Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli) per la quale è probabile la datazione al 1317.

Sempre negli stessi anni eseguì gli affreschi delle Storie di San Martino nella basilica inferiore di San Francesco ad Assisi.

Nel 1320 Simone Martini realizzò per la chiesa dei domenicani di Pisa un grande polittico dedicato a Santa Caterina, destinato all'altare maggiore; dipinse inoltre due polittici per il duomo di Orvieto.

Nel 1328 eseguì nel Palazzo Pubblico di Siena l'affresco celebrativo della vittoria del condottiero Guidoriccio da Fogliano; per il duomo della stessa città creò, in collaborazione con Lippo Memmi, uno dei suoi più celebri capolavori, L'ANNUNCIAZIONE (1333), oggi agli Uffizi.

Nel 1336 Simone Martini fu chiamato ad Avignone alla corte papale e durante questo soggiorno strinse amicizia con Petrarca.

L'opera più importante di questo periodo è l'affresco del portale della cattedrale Notre-Dame des Doms.

L'artista toscano mori all'inizio del luglio del 1344.


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ANNUNCIAZIONE (The Annunciation) - Simone MARTINI

ANNUNCIAZIONE (1333)
Simone MARTINI (1284 circa - 13449
Pittore italiano DEL XIV secolo
GALLERIA DEGLI UFFIZI a FIRENZE
Tavola cm. 265 x 305

CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 2270 x 1880 - Mb 1,81


La scritta che si legge alla base del dipinto attesta che Simone Martini si avvalse della colla­borazione del cognato Lippo Memmi.
La critica ha a lungo dibattuto sulla parte avuta nell'inter­vento da ognuno dei due artisti…, l'ipotesi più accreditata sembra essere, comunque, quella che vede la mano di Simone nella scena centrale e quella di Lippo Memmi limitata ai due santi laterali ed ai quattro medaglioni delle cuspidi.
Simone Martini raggiunge in quest'opera il mo­mento più alto dell'arte gotica di ispirazione francese.
In una scena immersa in un'astratta luce dorata ed ugualmente diffusa, simboleggiante lo spazio metafisico del Paradiso, le due figure dell'angelo e della Vergine, quasi immateriali, sembrano vivere solo della loro pura esistenza spirituale.
A questo si aggiunge una attenta e puntuale osservazione della realtà, come è testi­moniato nel bellissimo intarsio del sedile della Vergine, nel vaso dorato, nella delicatezza dei candidi gigli o nella raffinatezza delle ali dell'an­gelo.
Il pittore, per attenuare l'effetto astratto del dipinto, suggerisce uno spazio reale dato dal pavimento di marmo.
Il risultato è una scena dal fascino delicato e quasi sospesa nel tempo, poe­ma figurativo della letteratura cortese, un'opera di un equilibrio stilistico e di una qualità assoluti.


L’OPERA

La tavola è firmata e datata 1333 ed è stata realizzata da Simone Martini con la collaborazio­ne del cognato Lippo Memmi per la cappella di Sant’Ansano nel Duomo di Siena, ove è rimasta fino al 1676.
Dopo un breve periodo nella chiesa di Sant’Ansano di Castelvecchio, la “Annunciazione” ha trovato, nel 1799, la sua collocazione alla Galle­ria degli Uffizi, dove è tuttora conservata.
Le due figure dei pannelli laterali rappresentano Sant’Ansano ed una santa di difficile e controversa identificazione, probabilmente Santa Giuditta.
La cornice del dipinto è stata restaurata nel XIX secolo ed in essa sono stati inseriti la modanatura alla base, con l'iscrizione originale, e i quattro tondi superiori, anch'essi originali.


SIMONE MARTINI E IL GOTICO INTERNAZIONALE

Questa "Annunciazione" di Simone Martini rappresenta una delle più squisite testimonianze delle tendenze pittoriche legate alla singolare eleganza del gotico francese.
Il pittore appare affascinato dallo splendore profano della vita di corte e aderisce agli ideali cavallereschi che si ispirano all'onore, alla cortesia e al coraggio.
Non ci si trova di fronte alla rappresentazione di un avvenimento mistico, ma piuttosto in presen­za di un episodio poetico, delicato e prezioso, animato da personaggi di una bellezza aristocra­tica tutta senese.
Il ruolo svolto da Simone Martini è rilevante perché segna l'inizio di un movimento artistico che influenzerà tutta la pittura del XIV secolo, in Italia e in Europa, e che sarà chiamato “gotico internazionale”.
Le opere di questa ten­denza sono impregnate di poesia, affini all'arte cortese ed estremamente raffinate…, l'eleganza delicata dei personaggi testimonia una grande armonia interiore e il dominio delle proprie emo­zioni.
L'aspetto appena trascendente delle com­posizioni di questo periodo è compensato da una straordinaria ricchezza di osservazione dei parti­colari.


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