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giovedì 23 ottobre 2014

M - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (M - Art History - The great artists)

Grande nudo disteso (1917) - Amedeo Modigliani

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(In costruzione)


MANET Edouard (Vedi biografia)

Pittore francese (Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883).
Manet fu il precursore del movimento impressionista. Con due suoi grandi capolavori (La colazione sull'erba e Olympia, del 1863) inizia infatti la pittura moderna.
In questi quadri Manet abolisce prospettiva, chiaroscuro, sfumature tonali e ricerca plastica del volume.
Il motivo di Olympia è ripreso da La Venere di Urbino di Tiziano, ma la stesura del colore è piatta, il contorno del corpo è messo in forte risalto, quasi ripassato (tecnica che poi sfrutterà abilmente Paul Gauguin).
Anche il soggetto de La colazione sull'erba (una donna nuda conversa, in un bosco, con due signori riccamente vestiti) è ripreso da un quadro veneto del' 500 (Il Concerto Campestre di Giorgione) e dal disegno Il giudizio di Paride di Raffaello.
Il motivo dominante del quadro è la trasparenza dell'acqua nell'ombra umida del bosco, cui si aggiunge la suggestione mitologica della ninfa che rappresenterebbe l'origine della creazione e della vita. Il quadro è estremamente luminoso, ma la luce non è un raggio che colpisce i corpi, bensì un chiarore che emana dalla qualità dei colori.


MANTEGNA Andrea (Vedi biografia)

Pittore italiano (Isola di Carturo, Padova 1431 - Mantova 1506).
Di umile origine, della sua vita non si sa quasi nulla all'infuori di qualche rara notizia, come il suo matrimonio con Niccolosa, figlia di Jacopo Bellini, che gli diede due figli, dei quali Francesco fu pure pittore. 
Accolto tredicenne come discepolo e figlio adottivo dallo Squarcione, cominciò a segnalarsi fin da giovane con i suoi dipinti, lavorando per lo più a Padova. 
Nel 1460 Mantegna lasciò il Veneto e si trasferì a Mantova, presso gli Estensi, decorandone il Palazzo. Dopo un brevissimo soggiorno a Roma, ritornò a Mantova, dove morì.


MARTINI Simone (Vedi biografia)

Pittore italiano (Siena 1283 - Avignone 1344).
Le notizie relative alla sua vita sono piuttosto scarse. Dopo aver lavorato durante gli anni giovanili a Siena, si trasferì a Napoli, al servizio di Roberto d'Angiò, quindi a Orvieto e ad Assisi. Successivamente si stabilì ad Avignone dove eseguì per il Petrarca un ritratto di Laura e dove esercitò una profonda influenza sull'arte provenzale.


MASACCIO, Tommaso di ser Giovanni di Monte Cassai (Vedi biografia)

Pittore italiano (S. Giovanni Valdarno 1401 - Roma 1428 circa).
Le prime notizie certe di questo artista riguardano la sua iscrizione all'Arte dei medici e degli speziali nel 1422 e alla Compagnia di S. Luca due anni dopo; ebbe un fratello minore, Giovanni, detto lo Scheggia, anch'egli pittore. 
Fu stretto collaboratore di Masolino da Panicale, con cui lavorò agli affreschi della cappella Brancacci a Santa Maria del Carmine di Firenze. 
Tra il 1425 e il 1428, a Roma, decorò la cappella di San Clemente e dipinse il trittico a doppia facciata per Santa Maria Maggiore.


MODIGLIANI Amedeo (Vedi biografia) 

Pittore e scultore italiano (Livorno 1884 - Parigi 1920)
Dopo aver studiato a Livorno, Firenze, Roma e Venezia, nel 1906 raggiunse Parigi, dove entrò in contatto con le esperienze pittoriche dei cubisti; ben presto però il giovane artista si staccò da questi modi pittorici per esprimersi in una forma completamente personale. Modigliani trascorse una tragica esistenza, tormentata dalla malattia, dalla disperazione e dedita all'alcool.


MONET Claude (Vedi biografia) 

Pittore francese (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 6 dicembre 1926)
Monet fu l'artista che, sia pure indirettamente, fornì, con il suo quadro Impression, soleil levant (1872), l'ispirazione per la coniazione del nome del movimento impressionista.
Monet studiò le leggi dei colori complementari, al fine di ottenere la resa della sensazione visiva nella sua assoluta immediatezza.
Sono un affascinante esempio di questa ricerca le Cattedrali di Rouen (1892-1894) in cui Monet rese la mutevolezza degli effetti di luce nel corso della giornata anche in relazione alle diverse condizioni dell'atmosfera.
Il tema delle composizioni è la facciata della Cattedrale della città francese.

Negli ultimi quadri del pittore l'atmosfera diventò vaporosa, quasi inconsistente: l'impressione visiva, da cui Monet era partito, si trasformò quasi in visione poetica.


MORANDI Giorgio (Vedi biografia)

Pittore ed incisore italiano (Bologna 1890 - 1964).
Allievo dell'Accademia di belle arti a Bologna, vi svolse più tardi I'attività di insegnante d'incisione. 
Nelle sue prime opere denota un evidente rapporto con il futurismo, alla cui Esposizione romana del 1914 prese parte. Si distinse nel campo pittorico per le sue rappresentazioni di nature morte e per i suoi paesaggi.


sabato 2 ottobre 2010

LA SCUOLA FIORENTINA - MASACCIO

   

 LA SCUOLA FIORENTINA - Masaccio


MASACCIO DI SER GIOVANNI DI MONE GUIDI (1401-1429) nasce da un notaro in San Giovanni Valdarno, e la gloria lo compensa della vita troppo breve.

Egli conosce la prospettiva, e le sue linee arrivano alle distanze dei monti, allargando gli spazi delle solenni composizioni.

Il paesaggio è calmo, i gruppi si riuniscono con ordine dignitoso, ed i corpi mantengono la solidità delle forme nei portamenti eroici.
L'accordo fra la luce e l'ombra, il chiaro-scuro, fortifica il colore e si gradua nella successione dei piani per dare evidenza costruttiva ai volumi e unità all'atmosfera.

Masaccio non fa eccezioni nello studio assiduo della natura..., scultoreo nella potenza del modellato, panneggia le figure sentendone i corpi..., i partiti delle pieghe hanno rilievo di dorsi e profondità di solchi..., l'anatomia e la muscolatura si affermano con esattezza, e la maturità tecnica sviluppa i movimenti con contorni semplici e sobri, che coordinano le parti nell'azione.
Il sentimento si traduce nella schietta espressione delle facce..., il tipo è sostituito dall'individuo, e la comprensione dell'universale non copia schemi né adula immagini.

La prima opera di Masaccio è un affresco con la "Vergine allatta il Bimbo tra due Santi" (Montemarciano, Oratorio), ma desta maggior interesse il gruppo della "Vergine con il Bambino e Sant'Anna" (Firenze, Galleria dell'Accademia), dalla quale Leonardo deriva il tema d'un quadro celebre.
Gli affreschi della Cappella Brancacci sono sufficienti per consentire nell'ammirazione dei secoli.

Di fronte alla "Tentazione" di Masolino (della quale ho parlato nell'opinione precedente), che accenna a risolvere il problema spaziale con i nudi secchi ed immobili di Adamo ed Eva, Masaccio dipinge la "Cacciata dall'Eden".
A fianco d'una porla, l'angelo con la spada indica ai peccatori la via del deserto..., dei due espulsi, affranti dalla dalla condanna, l'uomo si copre gli occhi con le mani e cammina vergognoso, e la donna lo precede a fatica, con un grido convulso.
Il vero ha rotto le tradizioni: la coppia si muove con forza plastica, ed i cuori vivono del loro sgomento.
Raffaello, preso dalla drammatica grandezza di questa scena, la imitò nelle Logge Vaticane.

Nel "Tributo", uno dei quattro affreschi ai lati dell'altare, Cristo grandeggia umano tra gli apostoli, come un console di Roma antica che discuta in un crocchio di senatori in toga.
Gli episodi secondari, richiesti dalla consuetudine d'interezza narrativa, non scemano l'efficacia del gruppo mediano, la quale si riverbera nel piú raccolto quadro di "San Pietro e San Giovanni che distribuiscono le elemosine", ragguardevole per la grandezza morale del vecchio apostolo e per la devozione dei derelitti.

In "San Pietro, seguito da San Giovanni, che risana con la propria ombra gli infermi", il miracolo trasparisce dalla lenta figura del santo che procede con l'autorità del mistero, come attratto dalla potenza dell'invisibile..., tra i pochi spettatori, quello genuflesso e l'altro a braccia incrociale hanno il dono essenziale della vita, e perciò non si differenziano da due suonatori della monumentale "Trinità" di Santa Maria Novella in Firenze.


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SANT'ANNA , LA MADONNA E IL BAMBINO (1424 - 1425 circa - Masaccio


giovedì 17 settembre 2009

SANT'ANNA , LA MADONNA E IL BAMBINO (Madonna and Child with Saint Anne) - Masaccio



SANT'ANNA, LA MADONNA E IL BAMBINO (1424 - 1425 circa)
Masaccio (1401 - 1427)
Pittore italiano
Galleria degli Uffizi a Firenze
Tavola cm. 175 x 103
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Pixel 1500 x 2500 - Mb 1,46


L'opera rappresenta Sant'Anna in trono che con gesto protettivo osserva la Vergine seduta su un gradino con il Bambino sulle ginocchia.

Alle sue spalle un drappo di stoffa è sorretto da alcuni angeli.

Il gruppo della Vergine con il Figlio risalta dal resto della composizione per una maggiore rotondità delle forme ben costruite in prospettiva (si noti il ginocchio di Maria e la salda impugnatura delle mani).

Determinante risulta essere la luce proveniente da sinistra, la quale crea efficaci effetti chiaroscurali.

Anche allo spettatore più disattento balzano agli occhi le diversità formali..., infatti il gruppo della Madonna col Bambino e il secondo angelo a destra sono di mano di Masaccio, mentre il resto dell'opera, che rivela tutta la raffinatezza della cultura tardogotica, è di mano di Masolino.


L'OPERA

Ricordata dalle fonti antiche, l'opera si trovava nella chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze, da dove fu prelevata in occasione della soppressione degli enti ecclesiastici e trasferita dapprima all'Accademia e poi, nel 1919, agli Uffizi.

Il soggetto è piuttosto inconsueto nella pittura fiorentina del Trecento e del Quattrocento, richiamandosi invece a certe composizioni, dipinte o scolpite, bizantine e romaniche.

Nonostante ciò il culto della Santa Madre di Maria era strettamente connesso alla storia di Firenze.

Infatti il 26 luglio 1343, giorno della festa di Sant'Anna, i guelfi avevano cacciato dalla città il duca di Atene, ghibellino, proclamatosi dittatore l'8 settembre dell'anno prima, giorno in cui ricorre appunto la Natività della Vergine.


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MADONNA IN TRONO (1426) - Masaccio


martedì 15 settembre 2009

MADONNA IN TRONO (Madonna Enthroned) - Masaccio

MADONNA IN TRONO (1426)
MASACCIO (1401 - 1428)
Pittore italiano
NATIONAL GALLERY di LONDRA
Tempera su tavola cm. 135 x 73


CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 1769 x 2500 - Mb 1,90


Il Polittico di Pisa, di cui la Madonna in trono costituiva lo scomparto centrale, rappresenta senz'altro l'opera del corpus masaccesco più studiata dalla critica moderna, per i problemi di ricostruzione che esso presenta.
Ad arco acuto e a sfondo dorato la tavola è completamente occupata dal trono rappresentato in tutta la sua grandezza e nella forma tipicamente rinascimentale: sopra un gradino decorato a incisione e presentato in prospettiva dal sotto in su il trono mostra un taglio semplice e dritto e ornato da colonnine su due ordini.
Avvolta nel manto di un blu intenso la Vergine sorregge il Bambino che in un atteggiamento assai naturale infila le dita di una mano in bocca mentre con l'altra stringe il simbolico uccellino.
Lo sguardo di Maria si perde alla sua sinistra fuori dal campo pittorico forse riferendosi al Santo dello scomparto laterale.
Di notevole interesse risulta la grande aureola che contiene un'iscrizione.
Ai piedi del trono due angeli musicanti siedono sulla pedana rialzata cosicché il loro piano di appoggio non si vede, ma solo si immagina.
Ai lati, entro uno spazio forzato, altri due angeli a mani giunte guardano verso il centro della composizione.

Il momento artistico in cui si colloca il dipinto di Masaccio corrisponde agli ultimi anni della sua intensa ma purtroppo fulminea attività artistica, dovuta come è noto ad una morte precoce che lo colse a soli ventisette anni.
Sebbene legato, forse a causa della volontà del committente, a schemi ancora chiaramente tardo trecenteschi come denota soprattutto il fondo oro e la struttura a polittico, il pittore non rinuncia alle innovazioni prospettiche di cui è uno dei massimi promotori.
Oltre l'impianto prospettico, di grande innovazione sono la forte incidenza del raggio proveniente dalla sinistra del dipinto che colpisce sia le figure che il trono e la rappresentazione compositiva scarna e geometrica.


L'OPERA

Del polittico, commissionato dal notaio pisano Giuliano di Cosimo degli Scarsi da San Giusto per la sua cappella nella chiesa del Carmine di Pisa, è stato individuato il documento relativo al pagamento dell'opera avvenuto nel dicembre del 1426.
Si deve probabilmente alla fine del XVI secolo la rimozione e il conseguente smembramento del grande complesso pittorico.
Il pannello centrale con la Madonna in trono ha fatto parte della Collezione Woodburn ed è passato poi al reverendo Sutton di Brant Broughton come opera di Gentile da Fabriano.
Nel 19161a tavola fu acquisita dalla National Gallery con la definitiva attribuzione a Masaccio.


LA RICOSTRUZIONE DEL POLITTICO

Si deve al Vasari la prima sommaria conoscenza del polittico nella sua integrità.
Lo scrittore aretino infatti nel corso del Cinquecento aveva visto l'opera ancora nella sua completezza e aveva potuto descriverne il contenuto.
Innanzitutto dal Vasari apprendiamo che il polittico si trovava, nella cappella pisana, sopra un altare con paliotto decorato dal fiorentino Cola d'Antonio e la cortina dipinta da un Mariano di Piero della Valenza.
A doppio ordine e corredato di cuspidi il polittico presentava ai lati quattro Santi da identificarsi con San Pietro, il Battista, San Giuliano e San Niccolò, oggi del tutto perduri.
Al centro della parte superiore era la Crocifissione, oggi al Museo Capodimonte di Napoli..., ai lati quattro Santi a mezzobusto e, infine, due pinnacoli con figure di altrettanti Santi.


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CROCIFISSIONE (Crucifixion) - Masaccio

CROCIFISSIONE (1426)
Masaccio (1401 - 1428)
Museo Nazionale di Capodimonte - Napoli
Periodo rinascimentale
Tavola cm. 83 x 63


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Pixel 1784 x 2420 - Mb 2,78


Secondo la descrizione del Vasari, la "Crocifissione" era originariamente collocata in alto, superiormente alla parte centrale con la "Madonna e il Bambino", ora alla National Gallery di Londra, come è dimostrato dalla drammatica figura del Cristo con la testa incassata fra le spalle.
La tragicità delle figure che si stagliano sul fondo oro, si concentra nel dolore straziante della Maddalena, inginocchiata al centro ai piedi della croce.
Quest'ultima, che presenta il nimbo di diversa fattura rispetto alle altre figure, fu probabilmente aggiunta in un secondo tempo dal1'artista, per accentuare la profondità prospettica della composizione.
Il polittico nel suo insieme prevedeva inoltre un doppio ordine di pannelli con Santi a mezzo busto ed a figura intera e al centro della predella la "Adorazione dei Magi", ora nei Musei Statali di Berlino.
In alto ai lati della "Crocifissione" erano forse collocati il "San Paolo" di Pisa ed il "Sant'Andrea" di Malibu, anch'essi cuspidati.
Prima del restauro, effettuato ne11953 - 1958, non era visibile l'Albero della Vita sulla sommità della Croce, perché oscurato da una tabella con la scritta «INRI» (Gesù il Nazareno, Re dei Giudei).


L'OPERA

La "Crocifissione", insieme al polittico di cui fa parte, fu commissionata a Masaccio dal Notaio Ser Giuliano di Colino della Confraternita degli Scarsi da San Giusto, per l'altare della cappella che egli aveva fatto costruire nel 1425 nella chiesa del Carmine di Pisa.
Fu iniziata nel febbraio del 1426, mentre il saldo fu effettuato al maestro l'11 dicembre dello stesso anno.
Verso la fine del Cinquecento, a seguito del restauro della Chiesa, il dipinto fu probabilmente spostato dalla sua originaria collocazione e i vari pannelli andarono dispersi.
La "Crocifissione", entrò in possesso del De Simone, passando poi nel 1901 al Museo di Capodimonte.
Fu riconosciuta dal Venturi come opera di Masaccio e da Suida come frammento del polittico pisano della chiesa del Carmine.
Dello smembrato polittico di Pisa sono stati attualmente rintracciati undici pannelli, che hanno permesso agli studiosi di formulare delle ipotesi di ricostruzione del complesso, che fu lodato come rappresentazione di cose "vive e vere".


L'INFLUENZA DEL MASACCIO


"Ha inventato la pittura.
È nella scura cappella decorata da Masaccio che Raffaello, Leonardo da Vinci, Signorelli, Michelangelo
vennero a cercare 1'iniziazione [...] ....
A venticinque anni lui conosceva già ciò che i più grandi scoprirono solo all'avvicinarsi della vecchiaia, cioè che la pittura è il paesaggio, il modellato perseguito, l'ombra che circonda le forme, gli involucri del silenzio, l'unione alle forme [...]".
(Élie Faure, Storia dell'arte).

Morto a Roma a soli 27 anni, Masaccio fu uno dei più grandi artisti e innovatori dell'arte rinascimentale.


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SS. TRINITA' (Holy Trinity) - MASACCIO

SS. TRINITA' (1427 - 1428 circa)
MASACCIO (1401 - 1428)
Pittore italiano
CHIESA DI S. MARIA NOVELLA di FIRENZE
Affresco cm. 667 x 317

Immagine ad alta risoluzione



L'affresco, situato sulla parete sinistra della navata della chiesa di Santa Maria Novella, è già ricordato nelle fonti più antiche (Albertini, Billi, Anonimo Magliabechiano, Vasari).
La rappresentazione si svolge all'interno di una imponente riquadratura architettonica di gusto classico con volta a lacunari, archi a tutto sesto, colonne ioniche e lesene scanalate con capitelli corinzi.
Questa architettura dipinta, dall'effetto fortemente illusionistico, è realizzata con una perfetta padronanza dei mezzi prospettici: si veda l'ardito scorcio della volta a botte.
Per questi motivi si è talora pensato ad un intervento diretto di Filippo Brunelleschi, o persino a qualche suggerimento di Leon Battista Alberti.
Per la prima volta nella storia della pittura occidentale le figure dei committenti assumono un così grande rilievo: esse infatti sono eseguite con notevole realismo e nella medesima scala dei personaggi sacri, costituendo così il tramite fra l'osservatore e la scena rappresentata.
Masaccio vuole provocare nello spettatore l'illusione di una vera e propria cappella che si apre nella parete della chiesa, e realizza questo suo intento sia con un grande virtuosismo nello scorcio prospettico, sia con l'adozione di una "misura umana", in perfetta consonanza con la contemporanea filosofia umanistica.

Già il Vasari elogiava la "volta a mezza botte tirata in prospettiva, e spartita in quadri pieni di rosoni che diminuiscono e scortano così bene, che pare sia bucato quel muro".

Nella "Trinità" Masaccio unisce in una sola opera le tre arti del Disegno, cioè scultura, pittura e architettura..., ed è proprio questa unione che conferisce all'affresco un valore emblematico, quasi un "manifesto" della rinascita artistica del primo Quattrocento.
La datazione dell'opera è controversa e oscilla fra il 1425 e il 1428..., forse fu eseguita negli anni 1427-28, subito prima della partenza di Masaccio per Roma.


L'OPERA

Non conosco con precisione il committente dell'affresco.
Sono state avanzate solo alcune ipotesi: frate Lorenzo Cardoni, priore di Santa Maria Novella dal 1423 al 1426, o Domenico Lenzi, la cui sepoltura era un tempo vicino al dipinto e recava la data 1426.
Adesso si pensa che abbia avuto un ruolo fondamentale nella committenza frate Alessio Strozzi, teologo, uomo colto ed appassionato d'arte, amico del Ghiberti o del Brunelleschi.
Lo Strozzi potrebbe avere commissionato l'affresco a Masaccio per il tramite dello stesso Brunelleschi e potrebbe inoltre avere consigliato il tema iconografico.


SCOMPARSA E RISCOPERTA DELLA TRINITA'


Alla metà del Cinquecento le due figure dei committenti ai lati della "Trinità" erano parzialmente nascoste da un ornamento dorato.
Dal 1570 in poi l'affresco fu del tutto coperto da un altare in pietra e da un dipinto vasariano.
Queste sovrastrutture per fortuna non danneggiarono irreparabilmente l'affresco di Masaccio che, riscoperto nel 1861, fu staccato dalla parete e collocato nella controfacciata della chiesa.
Nel 1951 fu riportata alla luce anche la figura della Morte dipinta al di sotto della "Trinità", scoperta che consentì di conoscere la struttura compositiva dell'affresco nella sua completezza. In seguito al ritrovamento della Morte l'affresco fu ricollocato nella sua posizione originaria.


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giovedì 17 gennaio 2008

MASACCIO - Pittore del Quattrocento (Painter of the Fifteenth Century)

TOMMASACCIO


Un passo di Giorgio Vasari, l’autore di quelle “Vite” che rimangono uno dei primi e dei più suggestivi testi della nostra letteratura artistica, ci fornisce di Masaccio un ritratto indimenticabile:

“L’origine di costui fu da Castel San Giovanni di Valdarno. Fu persona astrattissima e molto a caso, come quegli che, avendo fisso tutto l’animo e la volontà alle cose d’arte sola, si curava poco di sé e manco di altrui. E poiché egli non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e non che altro al vestire stesso, non costumando riscuotere i danari dai suoi debitori, se non quando era in bisogno estremo, per Tommaso che era il suo nome fu da tutti detto Masaccio. Non già perché ei fusse vizioso essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta trascuraggine. Con la quale niente di manco era egli tanto amorevole nel fare altrui servizio e piacere, che più oltre non può bramarsi”.

Da queste righe viene fuori un Masaccio tutto preso dalla sua arte animato da un fervore profondo, tanto da trascurare ogni altro interesse. Ed è un Masaccio che ben s’accorda al carattere della sua pittura, così densa di sentimento, così concentrata, priva di eleganze e di preziosità, così antigotica, se si pensa specialmente alla raffinatezza decorativa di tanto gotico cortese. Eppure questo artista, che apre, si può dire, col suo severo e appassionato impeto, il Quattrocento fiorentino è quindi il Rinascimento italiano vero e proprio, ebbe una vita brevissima: Morì infatti a Roma prima ancor d’aver compiuto i ventisette anni.

Masaccio, di ser Giovanni di Mone Guidi, era nato il 21 dicembre del 1401. La prima notizia certa che di lui si ha è quella della sua iscrizione, nel 1422, all’Arte dei Medici e Speciali, a cui in Firenze dovevano aderire anche i pittori. Il Vasari indica come suo maestro Masolino da Panicate, col quale lavorò in collaborazione anche all’ultima opera della sua vita, la Cappella Brancacci.
Ma quale è il senso dell’arte di Masaccio nel contesto del primo Rinascimento? C’è un fatto che anche i critici di indirizzo più diverso sono concordi a sottolineare, ed è il legame preciso della sua pittura con la pittura di Giotto. Il Berenson scrive addirittura che Masaccio è “Giotto rinato”, un Giotto “che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò…, che immediatamente fa suo quanto era stato trovato durante la sua assenza…, che approfitta delle nuove condizioni e delle nuove richieste”. E aggiunge… “Immaginate questo miracolo, e capirete Masaccio”
Del resto era tale anche il pensiero di Leonardo, che solo in Masaccio vedeva il continuatore di Giotto. Arnold Hauser riconosce che un simile legame nasce particolarmente dal riproporsi, all’epoca di Masaccio, di condizioni sociali ed economiche in qualche modo affini a quelle del periodo grottesco… “Dopo le scosse della crisi finanziaria, della peste e del tumulto dei Ciompi, questa generazione deve, si può dire, rifarsi da principio… A Firenze torna a dominare una mentalità obiettiva e realistica, aliena dal romanzesco…, e contro la concezione aristocratica e cortese dell’arte, un nuovo, fresco, robusto naturalismo riesce ad affermarsi, man mano che la borghesia torna a consolidarsi. Quella di Masaccio e di Donatello giovane è l’arte di una società ancora in lotta, benché profondamente ottimista e sicura della vittoria, è l’arte di un nuovo tempo eroico del capitalismo, di una nuova epoca di conquistatori”.
Se questo giudizio è vero, non è dunque difficile capire quel senso di virile e drammatica energia che i personaggi di Masaccio sprigionano col loro impianto, col loro spessore plastico, con la potenza dei loro caratteri, la fierezza e l’intensità delle fisionomie. Egli conosce la prospettiva, e le sue linee arrivano alle distanze dei monti, allargando gli spazi delle solenni composizioni. Il paesaggio è calmo, i gruppi si riuniscono con ordine dignitoso, ed i corpi mantengono la solidità delle forme nei portamenti eroici. L’accordo fra la luce e l’ombra, il chiaroscuro, fortifica il colore e si gradua nella successione dei piani per dare evidenza costruttiva ai volumi e unità all’atmosfera. Masaccio non fa eccezioni nello studio assiduo della natura…, scultoreo nella potenza del modellato, panneggia le figure sentendone i corpi…, i partiti delle pieghe hanno rilievo di dorsi e profondità di solchi…, l’anatomia e la muscolatura si affermano con esattezza, e la maturità tecnica sviluppa i movimenti con contorni semplici e sobri, che coordinano le parti in azione. Il sentimento si traduce nella schietta espressione delle facce…, il tipo è sostituito dall’individuo, e la comprensione dell’universale non copia schemi né adula immagini.
Tutto ciò lo si può vedere in sommo grado nel suo capolavoro, cioè negli affreschi della Chiesa del Carmine di Firenze. Masaccio fu chiamato a lavorare a quest’opera nel 1427 proprio da Masolino di Panicate, ormai non più suo maestro ma collega. Il lavoro consisteva nell’affrescare, per conto di un committente di nome Brancacci, una cappella. Tema… la vita di San Pietro. Masaccio eseguì sei riquadri, gli altri furono eseguiti da Masolino e più tardi da Filippino Lippi.

I soggetti di mano del Masaccio sono…

- IL BATTESIMO DI NEOFITI

- IL TRIBUTO

- SAN PIETRO GUARISCE GLI INFERMI CON LA SUA OMBRA

- LA DISTRIBUZIONE DEI BENI DELLA COMUNITA’ E LA MORTE DI ANANIA

- LA RESURREZIONE DEL FIGLIO DI TEOFILO E SAN PIETRO IN CATTEDRA

- LA CACCIATA DAL PARADISO TERRESTRE

Quest’ultimo affresco, che non fa parte delle storie di San Pietro, è dipinto fuori dal loro contesto.
Ciò che colpisce maggiormente in questi affreschi è l’essenzialità della rappresentazione… un’essenzialità che però non è rigidità e neppure schematicità, ma una essenzialità ricca, vibrante, che si dispone in composizioni sicure di personaggi, di gesti, di ritmi solenni e ciononostante aderenti alla verità quotidiana della vita, misurati sui sentimenti. Quella che poi sarà la grande vittoria della prospettiva rinascimentale, come un sigillo ordinatore, come un’istanza di dominio intellettuale sulla realtà, qui mantiene ancora un’emozionante forza intuitiva, anche se il problema è presente con chiara coscienza e intelligenza.

Queste doti di Masaccio si rivelano già in altre sue opere precedenti …

- SANT'ANNA, LA MADONNA E IL BAMBINO (1425 circa) - Masaccio - Uffizi a Firenze (vedi scheda)

- IL POLITTICO di Pisa

- SS. TRINITA' di Santa Maria Novella a Firenze (vedi scheda)

Ma non c’è un dubbio che la Cappella Brancacci resta l’esempio definitivo del genio masaccesco. Chiamato a Roma per affrescarvi un’altra cappella in San Clemente, Masaccio non fece più ritorno in Toscana. A Roma morì infatti nell’autunno del 1428.


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SS. TRINITA' (1427 - 1428 circa) - Masaccio

CROCIFISSIONE (1426) - Masaccio

MADONNA IN TRONO (1426) - Masaccio

SANT'ANNA E LA VERGINE (1424 - 1425 circa) - Masaccio


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