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giovedì 19 dicembre 2013

ESPRESSIONISMO - IL FAUVISME (Matisse, Derain, Vlaminck) Expressionism - Fauvism

Henri Matisse (1869-1954):Odalisca.
Opera della piena 
maturità, unisce la lezione coloristica
dei fauves ad 
un'organizzazione dello spazio geometrica e rigorosa


FAUVISME

Nel 1905 un gruppo di artisti indipendenti, in polemica con la cultura del loro tempo, diedero vita al movimento del Fauvisme.
L'epiteto ironico di "fauves" (belve) venne loro attribuito dal critico d'arte Louis Vauxcelles, impressionato dai colori molto violenti e contrastanti che comparivano nelle tele dl questi artisti d'avanguardia. Il loro linguaggio, massimamente aggressivo, si basava su di un'intensa passionalità, un esasperato soggettivismo e la totale libertà del colore. 
La figura più importante del gruppo fauve fu Henri Matisse (1869-1954) attorno al quale si riunirono altri pittori francesi come Maurice Vlaminck (1876-1958), André Derain (1880-1954), Raoul Dufy (7877-1953). 
Li univa la mancanza di una linea politica e di un programma prestabilito, oltre che una spregiudicata indifferenza per il tema da dipingere.

Per Matisse il fine principale della pittura è il raggiungimento di un'armonia cosmica, cui partecipano uomo e natura, visti in un continuo ritmico divenire. Attraverso l'andamento elegante e musicale della linea, tutta ampie e morbide curve, e la fluidità del colore, puro, steso a tinta piatta, capace di generare lo spazio, Matisse rivela uno slancio vitale, una "gioia di vivere" espressi al massimo grado proprio nel quadro intitolato Gioia di vivere (1905-06).
L'ideale di Matisse era di fare dell'opera pittorica un organismo autonomo che si articolasse attraverso l'armonico equilibrio di colore, linea e forma.



Giardini a Chatou - Maurice Vlaminck 

Tra gli altri esponenti fauves Vlaminck è forse il più vicino agli espressionisti tedeschi per la spiccata passionalità del temperamento. I suoi paesaggi (Giardini a Chatou del 1904) sono tutta accensione cromatica e scatto emozionale.
Quanto Matisse è meditativo e logico, tanto Vlaminck appare focoso ed istintivo, fautore di una totale identità tra arte e vita. Il suo è un colore vitale, denso di energia; il segno immediato, rotto; le pennellate veloci e serpeggianti, alla Van Gogh, l'unico suo riferimento.



Ponte di WestminsterAndré Derain 

Derain, invece, pur scomponendo le forme nell'intensità dei colori puri, colloca costruttivamente figure ed oggetti nello spazio. L'arbitrarietà cromatica delle larghe pennellate, pastose e libere, mostra come il colore possa essere un elemento puramente espressivo anziché un mezzo per raffigurare la realtà.
Nel celebre Ponte di Westminster (1905) il paesaggio è totalmente reinventato (strada verde, alberi scarlatti, fiume e cielo giallo-oro) nella sua veste cromatica, ottenendone un'inedita e smagliante interpretazione visiva. Pur abbandonandosi alla gioia immensa del colore di pura invenzione, Derain non viene meno ad uno scrupolo di rigore costruttivo sconosciuto agli altri fauves


lunedì 25 ottobre 2010

FIGURA DECORATIVA SU SFONDO ORNAMENTALE (Decorative Figure on Ornamental Background) - Henri Matisse


FIGURA DECORATIVA SU SFONDO ORNAMENTALE (1927)
Henri Matisse
Musée d'Art Moderne de la Ville - Parigi
Tela cm. 130 x 98

CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2370 x 1800 - Mb 2,03



Il quadro è stato dipinto da Matisse nel 1927, in un momento molto felice della sua attività, dopo una crisi che coincide con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Nel 1921 l'artista alla ricerca di un clima dolce, pur mantenendo una casa a Parigi, si trasferisce a Nizza, dove, a contatto con un tipo di natura del tutto diversa da quella della capitale, il suo pennello si rivitalizza.
Henri Matisse si abbandona ad una pittura più fantasiosa, lontana dalla ricerca astratta degli anni precedenti.
Egli stesso dice...

"Quando compresi che ogni mattina avrei rivisto la luce, non potevo credere alla mia felicità"...

I caratteri formali adottati nella FIGURA DECORATIVA SU SFONDO ORNAMENTALE corrispondono a quelli già usati nel 1926 nella ODALISCA CON IL TAMBURELLO (Collezione Paley di New York): una più forte struttura formale e una più densa tavolozza.
Matisse dipinge la figura nuda di donna, di grande impianto volumetrico, in un ambiente con caratteristiche prettamente orientaleggianti, reso grazie all'uso sfrenato di linee dense di colore, e che ci portano alla mente i momenti pittorici di Matisse successivi al viaggio compiuto nel 1906 nell'Africa settentrionale insieme a Marquet.
Il corpo rigido e solenne della donna, chiuso da un marcato contorno color nero, domina come un idolo su tutta la composizione.
Le nature morte, la pianta e il vaso con la frutta, d'impronta orientale, si mescolano alla vertiginosa tappezzeria floreale che si propaga fino al pavimento.
La felice soluzione cromatica e la grande fantasia della FIGURA DECORATIVA SU SFONDO ORNAMENTALE saranno, negli anni successivi, più volte adottate dall'artista.
La critica generalmente considera questo uno dei capolavori di Matisse, legato alla produzione pittorica del soggiorno a Nizza, anche se non manca di sottolineare come sia di più facile lettura, e di conseguenza più commerciale, rispetto ai dipinti delle stagioni precedenti.

Prima della stesura definitiva di questo quadro, Henri Matisse esegue alcuni disegni preparatori, di cui uno relativo all'intera composizione.
Il dipinto è attualmente conservato presso il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris che ospita opere del XX secolo: i cubisti con Picasso e Braque, i Fauves con Derain e Matisse e L'Ecole de Paris con Modigliani e Soutine.
Segnalo che all'interno dello stesso museo è ospitato, sempre di Matisse, il grande pannello con la DANSE.


IL GIUDIZIO CRITICO DI UN AMICO: ANDRE' ROUVEYERE

Il poeta André Rouveyere, di cui ci resta il ritratto realizzato da Marquet, grande amico di Matisse, oggi conservato presso il Musée National d'Art Moderna, ha espresso con grande efficacia la maniera di Matisse, legata agli anni del soggiorno sulla costa francese...

"...qui comincia il campo delle sue sensualità spirituali e visuali, delle sue pensose emozioni, dei suoi concetti di colorista, dove spesso figurano immagini di donne, vestite o nude, ma sempre ugualmente subordinate a qualcosa di latente o d'imperioso: la sovranità del principe nella sua arte".


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LA TRISTEZZA DEL RE - Henri Matisse

LUSSO, CALMA E VOLUTTÀ (1904 - 1905) Henri Matisse

MATISSE - Museo di Santa Giulia - 11 febbraio/12 gugno 2011


lunedì 24 agosto 2009

LUSSO, CALMA E VOLUTTÀ (Luxury, calm and voluptuousness) - Henri Matisse


LUSSO, CALMA E VOLUTTÀ (1904 - 1905)

Henri MATISSE
MUSEO D'ORSAY di Parigi
Tela cm 86 x 116

CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 2080 x 1800 - Mb 1,90


La scena rappresenta una gita di bagnanti in riva al mare, davanti alla baia di Saint-Tropez..., quattro figure sono sedute intorno alla tovaglia, tre sono in piedi.
Il tema, apparentemente arcadico, è trattato invece con sorprendente modernità.
I contorni esplodono sotto la folgorazione stellata del colore che si allontana definitivamente dall'imitazione della natura e diventa estremamente libero e puro come nelle successive opere di Matisse.
La parabola del fauvismo stava per iniziare, ma prima era stata preceduta dalla rapida esperienza del pointillismo di cui questa opera è una rara testimonianza.
Infatti con questa tela Matisse dimostra di avere abbracciato la tecnica e l'estetica di Signac, anche se, rispetto alle sue opere, preferisce esasperare i contrasti affidando la sua composizione ai colori complementari, accostando il rosso al verde o il rosa al blu.
A una attenta osservazione risulta evidente che l'artista non usa puntini, ma tratti piuttosto lunghi, piccoli rettangoli che in realtà ostacolano la percezione della fusione tra i colori.
L'impeto coloristico fauve è già riconoscibile, mentre una intensa ricerca formale accompagna la scelta della disposizione e il ritmo delle linee verticali e oblique che si intersecano continuamente con la diagonale della spiaggia. Anche in seguito l'interesse dell'artista si soffermerà sempre sulla resa del contenuto del quadro attraverso l'interna disposizione spaziale.

Di fronte a questa opera e alla genialità del suo autore vengono in mente le parole quasi profetiche scritte da Signac in "Da Eugène Delacroix al Neo-Impressionismo" (1898)...

"Se tra i neo-impressionisti non si manifesta già l'artista che col suo genio saprà imporre questa tecnica, essi almeno saranno serviti a semplificargli il compito. Questo colorista trionfatore non deve far altro che apparire: gli è stata preparata la tavolozza".


L'OPERA

L'opera fu dipinta da Matisse a Parigi nell'inverno tra il 1904 e il 1905, ma l'ideazione risale all'estate del 1904 quando l'artista era ospite di Signac a Saint-Tropez, accompagnato da Henri Edmond Cross.
Il titolo è quello di un poema di Baudelaire, per il quale Matisse illustrerà "I Fiori del Male".
Nel 1905 fu esposta al Salon des Independants, dove l'acquistò Signac che la conservò gelosamente per più di quaranta anni, esposta nella sala da pranzo della sua casa a SaintTropez, accanto a L'aria della sera (Parigi, Museo d'Orsay) di Cross.
In seguito al successo e all'entusiasmo suscitato dal dipinto, moltissimi artisti aderirono alle teorie pointilliste recandosi a dipingere l'estate del 1905 nella stessa località.


CONSIDERAZIONI SULL' ARTE DI MATISSE

Per capire meglio il significato di questo dipinto è utile rileggere una parte di un articolo di Matisse pubblicato il 25 dicembre del 1908 sulla rivista "La Grande Revue".
Per Henri Matisse l'espressione non risiede nella passione che apparirà improvvisa su un volto o che si affermerà con un movimento violento.
È in tutta la disposizione del suo quadro: il posto che occupano i corpi, i vuoti che sono intorno ad essi, tutto ciò ha la sua importanza.
La composizione è l'arte di sistemare in modo decorativo i diversi elementi di cui la pittura dispone per esprimere i propri sentimenti.
In un quadro ogni parte sarà visibile e avrà l'importanza sua propria, principale o secondaria.
Quello che non è utile nel quadro è per ciò stesso nocivo.
Un'opera comporta un'armonia d'insieme..., qualsiasi particolare superfluo prenderebbe, nello spirito dello spettatore, il posto di un particolare essenziale.


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venerdì 17 ottobre 2008

IL VIOLINISTA ALLA FINESTRA (Violinist at the Window) - Henri Matisse



IL VIOLINISTA ALLA FINESTRA (1917 - 1918)
Henri Matisse
Museo Nazionale d'Arte Moderna di Parigi
Tela cm. 97,5 x 46


Acquistato dal Museo d'Arte Moderna nel 1975, IL VIOLINISTA ALLA FINESTRA fu dipinto da Henri Matisse nell'inverno del 1917 - 1918.
Durante la Prima Guerra Mondiale il lavoro di Matisse si trasforma radicalmente, in effetti le opere di questo periodo testimoniano un'influenza cubista diffusa, che si esprime sia attraverso la geometrizzazione delle forme che tramite l'uso di colori più scuri, dominati dal verde, dal grigio e dal nero.
La figura del violinista è composta da forme geometriche contornate da nero: i rettangoli delle gambe, lo strano trapezio dalla sommità arrotondata che definisce il busto, la circonferenza irregolare della testa...
Il colore come espressine della "gioia di vivere", emblematico di tutta la produzione dell'artista, si attenua per un periodo: i toni sono sobri e contenuti.
Essi si corrispondono da una parte all'altra del dipinto, dando senso di movimento alle masse altrimenti immobili: il blu delle ante e della cornice della finestra evoca, grazie alla tonalità madreperlacea, il mare, nascosto qui dalla grande nube rosa che lo sovrasta, e il rosso mattone del pavimento richiama quello del cielo.
Si ha l'impressione di essere di fronte a una delle tele più essenziali di Matisse, che nella sua volontà di semplificazione totale rinuncia all'aspetto decorativo dei suoi quadri precedenti.
Nel VIOLINISTA la ringhiera della finestra è costituita da rigide asticelle bianche e sono ormai scomparsi gli arabeschi dei balconi, tanto cari all'artista e presenti ancora in opere dello stesso anno, come LA LEZIONE DI PIANOFORTE (1917), conservata al Museo d'Arte Moderna di New York.
Tutta l'opera è permeata da una grande luminosità. esaltata dalla presenza dei neri che la inquadrano come quinte di un teatro.
La conquista di un tale fulgore è frutto del primo soggiorno di Matisse a Nizza, dove egli rimase colpito "dai grandi riflessi colorati di gennaio" e dalla luminosità del giorno.


MATISSE E IL CUBISMO

I primi decenni del XX secolo conoscono un'attività artistica di grande fermento e vedono nascere le "avanguardie", mentre la pittura di Matisse riflette un universo sereno.
L'oggetto viene studiato in funzione di quanto lo circonda e questo rapporto si esprime attraverso il, colore.
Henri Matisse sviluppa così un linguaggio armonioso, a prima vista opposto alla violenta sovversione artistica dei suoi contemporanei.
D'altro canto Matisse dichiarerà a proposito di Picasso, incontrato nel salotto di Gertrude Stein, che essi sono il "polo nord" e il "polo sud".
In effetti il "fauvismo" di Matisse, con l'esaltazione del colore e con il suo fascino decorativo, è in opposizione al cubismo e ai suoi intenti razionali.
I due termini "fauvismo" e "cubismo" furono coniati dal critico d'arte Louis Vauxcelles per definire queste due correnti pittoriche.
L'aggettivo "fauve", tono di rosso particolarmente caldo, designa coloro i quali all'inizio del secolo adottarono una tecnica basata sul colore e sui contrasti di toni per esprimere il rilievo e la prospettiva.
Il cubismo riuniva nella sua corrente coloro che, razionalmente, frantumavano la realtà in forme geometriche prevalentemente cubiche.
Nondimeno Matisse si ispirò ai lavori cubisti a partire dal 1914 fino al 1917, come per esempio nel ritratto di MADAMOISELLE LANDSBERG (1914, Museo di Filadelfia); ma, al contrario dei cubisti, semplifica il reale senza frantumarlo.
L'arte africana, di cui l'artista fu uno dei primi estimatori, non è stata per lui il punto di partenza di una rivoluzione radicale come invece è stato per Picasso.


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LA TRISTEZZA DEL RE - Henri Matisse

FIGURA DECORATIVA SU SFONDO ORNAMENTALE - Henri Matisse

MATISSE - Museo di Santa Giulia - 11 febbraio/12 gugno 2011


giovedì 19 giugno 2008

LA TRISTEZZA DEL RE (The sadness of the King) - Henri Matisse


LA TRISTEZZA DEL RE (1952)
Henri Matisse (1869-1954)
Museo Nazionale d’Arte Moderna - Parigi
Papiers gouachés découpés cm. 192 x 386
Risoluzione 2.380 x 1.792 - Mb 1,07



L’immagine collocata in uno spazio che sarebbe inutile ricercare nella vita quotidiana.
Siamo di fronte ad un’operazione che astrae, che si allontana dal reale o, meglio, che percepisce ogni cosa in modo semplificato ed essenziale rendendola attraverso forme che, pur non esistendo nella realtà, tuttavia riescono ad evocarla.
Non ci troviamo in una stanza né in un qualsiasi altro luogo identificabile.
Il pittore ha negato la tridimensionalità dello spazio sostituendola con quella derivante dal contrasto cromatico delle diverse parti dell’opera.
Le immagini, le forme anzi, risaltano ed emergono come zone colorate che si giustappongono le une alle altre come in un collage.
L’opera nasce come nascerebbe dalla mente di un bambino al quale fossero dati in mano tanti pezzi di plastica colorata e calamitata da porre a suo piacimento su una lavagna che li attrae.
Ecco nascere il fondo, fatto di colori gioiosi distesi senza sfumature: verdini, lilla, azzurro-mare.
Ecco disporsi su di esso una grande macchia verde nella quale è riconoscibile ciò che resta di un essere umano nelle capacità creative di un bambino, come quell’altra figura nera poco più avanti che agita le sue mani bianche per suonare uno strumento simile ad una chitarra.
Ne deriva un suono che sembra ripercuotersi nel volo di quelle scaglie gialle che, come petali o coriandoli oblunghi, si spandono soprattutto nella parte destra della composizione circondando una figura femminile che ne raccoglie la melodia in una danza elegante.
Curiosamente questa figura riporta alla mente la bella Salomè sospinta da Erodiade a ballare di fronte ad Erode per ottenere la decapitazione di San Giovanni Battista.
Ma non è questo che conta, importa che il senso dell’immagine sia immediato: c’è una figura danzante, un’altra che suona, una terza che ascolta.
C’è la gioia della musica che si diffonde attraverso i colori allegri e quella massa scura che turba, con la sua tristezza, chiunque essa sia, la serenità dell’evento.


“Egli vedrà tutta la vita con gli occhi dei bambini”

I “papiers découpés” si inseriscono in quel bisogno di ricerca continua che ben si esprime nelle seguenti parole di Matisse…

“Creare è il fine dell’artista; quando egli non ha creatività, l’arte non esiste. Ma ci s’inganna se si attribuisce questo potere a un dono innato (…), per l’artista la creazione comincia dalla visione. Vedere è già una operazione creatrice e che esige uno sforzo. Tutto ciò che noi vediamo, nella vita quotidiana, subisce più o meno la deformazione che producono le abitudini acquisite (…).
Lo sforzo necessario per liberarsene esige una sorta di coraggio; e questo coraggio è indispensabile all’artista che deve vedere tutte le cose come se le vedesse per la prima volta: egli vedrà tutta la vita come quando era bambino; la perdita di questa possibilità non permette di esprimersi in modo originale, cioè personale”.





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