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domenica 10 giugno 2018

NINFEE: MATTINO (Waterlilies: Morning) - Claude Monet



NINFEE: MATTINO (1918) - Claude Monet (1840-1926)
Museo dell'Orangerie, Parigi - Olio su tela cm 197 x 1200
   
Oltre queste Ninfee: Mattino - nella parete meridionale della prima sala - il grande ciclo delle ninfee dipinto da Monet per I'Orangerie comprende: nella parete settentrionale le Ninfee: Sera, nella parete orientale le Ninfee: Aurora e nella parete occidentale le Ninfee: Tramonto.
Con questo ambizioso ciclo Monet portava ancora avanti il suo antico progetto di lavorare sui mutamenti rispetto alle variazioni stagionali e temporali delle ninfee dello stagno della sua casa di Giverny.

Da alcune significative testimonianze dell'epoca sappiamo che intorno al 1918 Monet era totalmente assorbito dal suo nuovo lavoro: delle strane tele, una "immensa e misteriosa decorazione", un miscuglio abbagliante di colori dalle monumentali dimensioni. L'artista si dedicò anima e corpo alla realizzazione di questo suo grandioso progetto, a cui dedicava anche quindici ore al giorno, non risparmiandosi nemmeno la notte; egli stesso disse che "di notte sono ossessionato continuamente da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino stanco di fatica (...) dipingere è così difficile e torturante".
Il prodotto finale di questo felice momento compositivo furono dodici tele che manipolano frammenti di realtà, trasformandola in pura visione astratta.
Monet in definitiva guardando oltre il tangibile, allarga forzatamente i principi della pittura impressionista, anticipando soluzioni pittoriche che si sarebbero concretizzate negli anni immediatamente successivi.
Quando le grandi tele furono presentate al pubblico, la critica specializzata non avvertì immediatamente che si trovava davanti a qualcosa di assolutamente inedito, di grande innovazione formale. Il suo rivoluzionario apporto è stato compreso solo in epoca relativamente recente, tanto che la critica non ha mancato di sottolineare come le Ninfee di Monet, e soprattutto quelle dell'Orangerie, abbiano segnato un momento decisivo per la nascita della pittura astratta.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale Monet donò allo Stato francese in segno di pace dodici tele raffiguranti Ninfee, esposte al pubblico solo dopo la sua morte. Inizialmente si pensava di sistemare le monumentali opere in un padiglione dell'Hotel Biron (attuale sede del Museo Rodin), ma due anni dopo, su suggerimento di Georges Clemenceau, la scelta cadde sull'Orangerie, uno dei padiglioni dei Giardini delle Tuileries da poco acquisito dallo Stato.

L'allestimento museografico dell' Orangerie

Monet  morì il 6 dicembre del 1926. Egli non ebbe quindi la possibilità di vedere compiuta la sistemazione nelle due stanze dell'Orangerie delle grandi tele raffiguranti le Ninfee ch'egli aveva donato allo Stato. Infatti, I'inaugurazione della nuova sala espositiva risale al 22 maggio 1927.Il grande evento artistico attrasse l'attenzione di tutto il mondo intellettuale parigino che non sempre espresse giudizi positivi. Ad esempio una particolare critica si attirò I'eccessiva razionalità dello spazio architettonico, a pianta ovale, progettato dall'architetto Camille Lefevre, in quanto esso non garantiva alle tele di esprimere al meglio la loro carica emotiva.




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giovedì 23 ottobre 2014

M - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (M - Art History - The great artists)

Grande nudo disteso (1917) - Amedeo Modigliani

A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R -  S - T - U - V - W - X - Y - Z
(In costruzione)


MANET Edouard (Vedi biografia)

Pittore francese (Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883).
Manet fu il precursore del movimento impressionista. Con due suoi grandi capolavori (La colazione sull'erba e Olympia, del 1863) inizia infatti la pittura moderna.
In questi quadri Manet abolisce prospettiva, chiaroscuro, sfumature tonali e ricerca plastica del volume.
Il motivo di Olympia è ripreso da La Venere di Urbino di Tiziano, ma la stesura del colore è piatta, il contorno del corpo è messo in forte risalto, quasi ripassato (tecnica che poi sfrutterà abilmente Paul Gauguin).
Anche il soggetto de La colazione sull'erba (una donna nuda conversa, in un bosco, con due signori riccamente vestiti) è ripreso da un quadro veneto del' 500 (Il Concerto Campestre di Giorgione) e dal disegno Il giudizio di Paride di Raffaello.
Il motivo dominante del quadro è la trasparenza dell'acqua nell'ombra umida del bosco, cui si aggiunge la suggestione mitologica della ninfa che rappresenterebbe l'origine della creazione e della vita. Il quadro è estremamente luminoso, ma la luce non è un raggio che colpisce i corpi, bensì un chiarore che emana dalla qualità dei colori.


MANTEGNA Andrea (Vedi biografia)

Pittore italiano (Isola di Carturo, Padova 1431 - Mantova 1506).
Di umile origine, della sua vita non si sa quasi nulla all'infuori di qualche rara notizia, come il suo matrimonio con Niccolosa, figlia di Jacopo Bellini, che gli diede due figli, dei quali Francesco fu pure pittore. 
Accolto tredicenne come discepolo e figlio adottivo dallo Squarcione, cominciò a segnalarsi fin da giovane con i suoi dipinti, lavorando per lo più a Padova. 
Nel 1460 Mantegna lasciò il Veneto e si trasferì a Mantova, presso gli Estensi, decorandone il Palazzo. Dopo un brevissimo soggiorno a Roma, ritornò a Mantova, dove morì.


MARTINI Simone (Vedi biografia)

Pittore italiano (Siena 1283 - Avignone 1344).
Le notizie relative alla sua vita sono piuttosto scarse. Dopo aver lavorato durante gli anni giovanili a Siena, si trasferì a Napoli, al servizio di Roberto d'Angiò, quindi a Orvieto e ad Assisi. Successivamente si stabilì ad Avignone dove eseguì per il Petrarca un ritratto di Laura e dove esercitò una profonda influenza sull'arte provenzale.


MASACCIO, Tommaso di ser Giovanni di Monte Cassai (Vedi biografia)

Pittore italiano (S. Giovanni Valdarno 1401 - Roma 1428 circa).
Le prime notizie certe di questo artista riguardano la sua iscrizione all'Arte dei medici e degli speziali nel 1422 e alla Compagnia di S. Luca due anni dopo; ebbe un fratello minore, Giovanni, detto lo Scheggia, anch'egli pittore. 
Fu stretto collaboratore di Masolino da Panicale, con cui lavorò agli affreschi della cappella Brancacci a Santa Maria del Carmine di Firenze. 
Tra il 1425 e il 1428, a Roma, decorò la cappella di San Clemente e dipinse il trittico a doppia facciata per Santa Maria Maggiore.


MODIGLIANI Amedeo (Vedi biografia) 

Pittore e scultore italiano (Livorno 1884 - Parigi 1920)
Dopo aver studiato a Livorno, Firenze, Roma e Venezia, nel 1906 raggiunse Parigi, dove entrò in contatto con le esperienze pittoriche dei cubisti; ben presto però il giovane artista si staccò da questi modi pittorici per esprimersi in una forma completamente personale. Modigliani trascorse una tragica esistenza, tormentata dalla malattia, dalla disperazione e dedita all'alcool.


MONET Claude (Vedi biografia) 

Pittore francese (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 6 dicembre 1926)
Monet fu l'artista che, sia pure indirettamente, fornì, con il suo quadro Impression, soleil levant (1872), l'ispirazione per la coniazione del nome del movimento impressionista.
Monet studiò le leggi dei colori complementari, al fine di ottenere la resa della sensazione visiva nella sua assoluta immediatezza.
Sono un affascinante esempio di questa ricerca le Cattedrali di Rouen (1892-1894) in cui Monet rese la mutevolezza degli effetti di luce nel corso della giornata anche in relazione alle diverse condizioni dell'atmosfera.
Il tema delle composizioni è la facciata della Cattedrale della città francese.

Negli ultimi quadri del pittore l'atmosfera diventò vaporosa, quasi inconsistente: l'impressione visiva, da cui Monet era partito, si trasformò quasi in visione poetica.


MORANDI Giorgio (Vedi biografia)

Pittore ed incisore italiano (Bologna 1890 - 1964).
Allievo dell'Accademia di belle arti a Bologna, vi svolse più tardi I'attività di insegnante d'incisione. 
Nelle sue prime opere denota un evidente rapporto con il futurismo, alla cui Esposizione romana del 1914 prese parte. Si distinse nel campo pittorico per le sue rappresentazioni di nature morte e per i suoi paesaggi.


domenica 27 gennaio 2013

IMPRESSIONE, LEVAR DEL SOLE (Impression, sunrise) - Claude Monet

Autoritratto di Claude Monet
    
Amo molto l'impressionismo e mi piacerebbe provare a descrivere, a modo mio, alcuni capolavori di questo movimento artistico. Vorrei cominciare con questa opera che è forse la meno bella realizzata da Monet, ma che riveste un ruolo importante sulla nascita di questo nuovo modo, fresco e poetico, di accostarsi alla pittura, anche se in realtà "Impressione, levar del sole" di fresco ha ben poco, mentre la poesia, volendola cercare, la si trova.

Stando alla data riportata sulla tela accanto alla firma, in basso a sinistra, il dipinto viene iniziato nel 1872, ma solo l'anno seguente verrà terminato. Pare sia stato Edmond, il fratello di Renoir, ad insistere perché il quadro avesse un titolo, e pare che l'artista abbia risposto spazientito: "mettez impression". Obbiettivamente la fama di questa veduta del tratto di mare antistante il porto di Le Havre supera i meriti oggettivi, ma grazie al critico Louis Leroy divenne uno dei simboli del movimento impressionista. Questi, prendendo spunto proprio da questo quadro, intitola la sua recensione "Mostra degli impressionisti" e la pubblica sulla rivista "Le Charivari" il 25 aprile 1874 dandone un parere ironico e dispregiativo ricalcando le accuse che già erano state fatte a Daubigny, tra i primi a dipingere "en plein air". Secondo i critici non poteva considerarsi finita una prima  impressione dipinta all'aperto, senza rivedere e terminare il quadro in uno studio, questo era nettamente in contrasto con i canoni dell'Ecole des Beaux-Arts. Gli impressionisti al contrario, fieri di questa nuova tecnica, adottarono il termine come loro segno di distinzione.

Certamente il titolo dell'opera è più che pertinente, infatti lo scopo del pittore è mostrarci la realtà filtrata attraverso l'impressione che suscita in lui; quindi una realtà soggettiva, non oggettiva, così come i suoi occhi la colgono e la mente la registra e la rielabora. Si tratta di un'immagine istantanea e puntuale: un attimo dopo aver visto le cose la nostra mente la rivede in maniera diversa, e basta una piccola variazione  della luce per provocare enormi cambiamenti nella realtà e nella sua percezione.

Nella quarta edizione di "The History of Impressionism" del 1980 John Rewald avanza il dubbio che questo non sia il dipinto esposto nel 1874, ma una versione successiva. Del resto si sa che Monet amava realizzare varianti dello stesso soggetto, dipingendolo in diverse ore della giornata e con diverse condizioni atmosferiche, dunque avrebbe potuto adottare tale metodo anche per questo soggetto.



Impressione, levar del sole (1872-1873)
Claude Monet


Olio su tela cm 48 x 63
Parigi, Musée Marmottan

Osservando l'opera:

Monet, come tutti gli impressionisti, è attirato dalle superfici dell'acqua, sia marine che fluviali, perché gli permettono di creare zone fluide che riflettono oggetti, luci e colori. Egli ama le immagini in movimento, indefinite, tremolanti. In questo quadro possiamo notare le pennellate distribuite dall'artista in maniera libera, creando effetti incredibilmente suggestivi dove la sensibilità poetica dello spettatore viene continuamente stimolata.

Sullo sfondo si intuiscono, avvolte dalla nebbia mattutina, il porto con la forma indistinta di un veliero, delle gru e delle ciminiere. La palla rosso-arancio del sole spicca nel dipinto riflettendo i suoi raggi nell'acqua e colorando il cielo.




Grazie respurchino....

lunedì 18 maggio 2009

LA STAZIONE DI SAINT-LAZARE (La Gare Saint-Lazare) - Claude Monet

LA STAZIONE DI SAINT-LAZARE (1877)
Claude Monet (1840 - 1926)
Pittore francese
Museo d'Orsay
Tela cm. 75 x 100

CLICCA IMMAGINE alta risoluzione

Pixel 2500 x 1770 - Mb 2,51


Il tema della stazione con l'arrivo del treno si ispira a "Pioggia, vapore e velocità - la grande ferrovia occidentale", dipinto da Turner nel 1844.

Il rapporto tra Monet e la pittura dell'artista inglese fu ambivalente: quando Monet si trovava in Gran Bretagna durante il conflitto franco-tedesco, la pittura di Turner era senza dubbio oggetto di attenti studi e rappresentò un notevole stimolo per la maturazione della tecnica impressionista..., tuttavia nella tarda maturità Monet ripudiò questo legame.

In realtà, mentre Turner era ancora imbevuto della cultura romantica, le ricerche degli impressionisti risentivano del pensiero positivista ed erano perciò intese come esperienze scientifiche.

Nel dipinto di Monet in primo piano c'è la locomotiva appena arrivata dal suo faticoso viaggio, avvolta, quasi nascosta dai vapori che essa stessa emette: il fumo, inteso come fenomeno fisico da osservare, diventa il protagonista.

Tutta la tela è giocata sugli accostamenti tra colori caldi e colori freddi con una forte prevalenza di toni chiari che danno l'impressione di grande luminosità.

L'opera rappresenta una tappa significativa nel percorso artistico di Monet: sia perché è la versione più matura di una serie di studi sullo stesso soggetto (esistono ben sette quadri con lo stesso titolo), sia perché dimostra una notevole maturazione tecnica e stilistica.

Confrontiamo quest'opera con la versione che si trova al Fogg Art Museum di Cambridge.

Qui Monet decise di esaltare le tonalità fredde e soprattutto il blu e il celeste ottenendo un risultato davvero suggestivo.

Tuttavia si nota chiaramente che in questo caso Monet fu più descrittivo: le due locomotive non sono accennate con tratti sommari come nella versione dell'Orsay, ma sono disegnate con una certa precisione.


L'OPERA

La tela, firmata e datata 1877, fu realizzata da Monet all'aperto durante l'inverno del 1876 e forse ritoccata in studio l'anno successivo.

Nell'aprile dello stesso anno fu esposta insieme alle altre sette versioni alla terza mostra degli impressionisti, che si tenne in un appartamento vuoto al numero 6 di Rue Le Peletier affittato per l'occasione da Caillebotte.

Il primo fu proprio Caillebotte che l'acquistò da Monet il 10 marzo 1878.

Esso comparve al Musée du Luxembourg nel 1896, poi al Louvre nel 1929 e al Jeu de Paume nel 1947.

Dal 1986 "La stazione di Saint-Lazare si trova al Museo d'Orsay.


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venerdì 15 maggio 2009

CATTEDRALE DI ROUEN - Rouen Cathedral (EFFETTO DI LUCE MATTUTINA - Claude Monet

CATTEDRALE DI ROUEN (EFFETTO DI LUCE MATTUTINA (1894)
Claude Monet (1840 - 1926)
Pittore francese
Museo d'Orsay a Parigi
Olio su tela cm 106 x 73

CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Pixel 1771 x 2500 - Mb 2,59


"Cattedrale di Rouen (effetto di luce mattutina)", appartiene ad una delle serie tra le più famose, realizzate da Claude Monet, che comprende più di venti lavori, nei quali 1'artista raffigura la facciata della chiesa durante le varie ore del giorno.

Le vedute sono separate dalle altre in una sequenza continua che va dall'alba al crepuscolo.

Per dipingerle, Monet si era sistemato al secondo piano del negozio "Au Caprice" al n. 81 di rue du Grand Pont, e sostituiva le tele col mutare della luce atmosferica, dando luogo ai quattro momenti pittorici distinti da Clemenceau in: grigio, bianco, iridescente, azzurro.

In questi dipinti l'artista rivela uno straordinario senso del colore, che crea intricate relazioni spaziali, riuscendo pienamente nel suo intento illusionistico di plasticità.

Monet riesce ad animare la superficie della cattedrale: la struttura di pietra sembra sollevarsi, come un oggetto naturale, diventando sempre più vivo a seconda dell'intensità della luce.

Le irregolarità del l'edificio vengono enfatizzate più delle sue simmetrie.

Molti anni più tardi Malevitch riconobbe che "le Cattedrali di Monet sono una tappa decisiva nella storia dell'arte": Mondrian, affascinato da quella serie, dipinse dei quadri raffiguranti la facciata della chiesa di Domburg.


L'OPERA

L'opera, firmata e datata 1894, venne esposta insieme ad altri venti dipinti della serie delle Cattedrali alla mostra organizzata nel 1895 dal mercante d'arte Durand-Ruel.

Cinque di queste tele, compresa la "Cattedrale di Rouen (effetto di lerce mattutina)", si trovano esposte al Museo d'Orsay e provengono dalla donazione del conte Isaac de Camondo del 1911.


LA RIVOLUZIONE DELLE CATTEDRALI

L'esposizione delle Cattedrali presso la Galleria Durand-Ruel ebbe un grande successo.

Cézanne, Degas, Renoir espressero la loro ammirazione senza riserve, e Pissarro il 26 maggio dello stesso anno scrisse al figlio Lucien...

"È l'opera di un volitivo, ponderata, che insegue le minime sfumature degli effetti che non vedo realizzati dà nessun altro artista.
Qualcuno nega la necessità di tale ricerca quando è perseguita fino a questo punto".

Il critico d'arte Clemenceau sulla rivista "La Justice" a proposito della serie di Monet scrisse...

"Il pittore ci ha dato la sensazione che le tele avrebbero potuto essere cinquanta, cento, mille, tante quante i minuti della sua vita".


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giovedì 14 maggio 2009

BRINA - NEBBIA (Frost, Fog) - Claude Monet

NEBBIA (1880)
Claude Monet (1840 - 1926)
Pittore francese
Museo d'Orsay di Parigi
Tavola cm. 61 x 100



Il dipinto NEBBIA, che io chiamerei BRINA, fa parte di un gruppo piuttosto numeroso di opere realizzate da Monet negli anni Ottanta che hanno per soggetto la Senna in piena o paesaggi coperti di ghiaccio.
In questo dipinto è ritratta una vasta distesa pianeggiante coperta di brina al tramonto, disposta per piani orizzontali, spezzati solo dalla presenza di qualche cespuglio o di qualche albero.
All'orizzonte bagliori rosseggianti del sole irrompono con violenza in quell'uniformità cromatica che avvolge cielo e terra.
Tutto il paesaggio è avvolto da una grande luminosità creata grazie all'uso sapiente del colore, il bianco, che attutisce l'effetto cromatico delle altre tonalità.

Rispetto alle opere precedenti il tocco è sicuro, reso a tratti più larghi con picchiettamenti leggeri e separati.
Per Monet le impressioni trasferite sulla tela non sono mai le stesse perché variano rispetto alle emozioni che l'artista prova di fronte al paesaggio: poiché sono proprio le sensazioni che guidano la mano dell'artista, le pennellate non sono mai le stesse e gli accostamenti cromatici si rinnovano continuamente.


L'OPERA

La BRINA, opera datata 1880, era nella collezione di Gustave Caillebotte, amico e mecenate degli impressionisti che nel 1894 la legò allo Stato francese.
Nonostante Monet fosse morto già da due anni, il dipinto venne esposto al Musée du Luxembourg che invece accoglieva solo opere di artisti viventi.
Passato nel 1929 al Louvre, nel 1947 venne trasferito al Jeu de Paume e da qui nel 7986 al Museo d'Orsay.


MONET E L'ILLUSINE DELLA VITA

II talento di Claude Monet si distingue per la grandiosa e sapiente semplicità, per l'implacabile armonia.
Egli ha espresso tutto, perfino gli effetti fuggevoli della luce..., perfino l'inafferrabile, l'inesprimibile, cioè il movimento delle cose inerti o invisibili come la vita delle meteore..., nulla è affidato al caso dell'ispirazione, per quanto felice, alla fantasia della pennellata, per quanto geniale.
Tutto è preordinato, tutto si accorda con le leggi atmosferiche, con il ritmo regolare e preciso dei fenomeni terrestri o celesti.
Ed è perciò che mi dà l'illusione completa della vita.
La vita canta nella sonorità delle sue lontananze, fiorisce profumata con le sue ceste di fiori, scoppia in calde macchie di sole, si vela nello svanire misterioso delle brume..., si rattrista sulla nudità selvaggia delle rocce, modellata come volti di vecchi.
Monet coglie i grandi drammi della natura e li rende nella loro espressione più suggestiva.
Io respiro così nelle sue tele i sentori della terra: soffi di brezza marina mi portano alle orecchie le orchestre urlanti dell'alto mare o la canzone placata delle baie: vedo le terre sollevarsi sotto l'amoroso lavoro delle linfe gorgoglianti, il sole abbassarsi o salire lungo i tronchi degli alberi, l'ombra invadere progressivamente i boschi o gli specchi d'acqua che si addormentano nella gloria purpurea delle sere.


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mercoledì 29 aprile 2009

CLAUDE MONET - Vita e opere (Life and Works)

Autoritratto con berretto (1886)
Selfportrait with a beret
Autoportrait avec un béret

Claude Monet (1840 - 1926)

Collezione Privata

Olio su tela cm. 46 x 56












Nato a Parigi nel 1840, Claude Monet trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Le Havre.

Già in età precoce mostra notevole interesse per la pittura..., il suo primo maestro è Ochard, allievo di David, ma fondamentale per lui si rivelerà l'incontro con Eugène Boudin, il famoso progettista.

Malgrado l'ostilità della famiglia, che tenta invano di contrastare questa vocazione, nel 1860 l'artista è a Parigi, dove conosce Cézanne e Pissarro.

Nel 1861 parte alla volta di Algeri per prestarvi servizio militare, interrotto per malattia nel 1862.

Claude Monet rientra quindi a Parigi e frequenta Renoir, Sisley e Bazille, con i quali darà vita al gruppo degli impressionisti.

Le sue opere conosceranno fortune alterne; nel 1870, a seguito dello scoppio della guerra francoprussiana, il pittore parte per l'Inghilterra, dove farà la scoperta delle opere di Turner, di importanza fondamentale per la sua maturazione artistica.

"Dopo il suo ritorno a Londra, dove visse tra i crepuscoli e le albe di Turner, il suo colore si diluisce e quindi svanisce.

Questo passaggio da uno stato ad un altro, da un mondo che è ad un mondo che appare [...] dalla realtà alla finzione visiva, comporta fatalmente un cambiamento di soggetti. Monet non dipingerà più né ritratti né personaggi, ma solo paesaggi".

Il termine 'impressionismo', sarcasticamente attribuito da un critico d'arte ad una sua opera ("IMPRESSION, SOLEIL LEVANT" - 1872), darà il nome alla nuova forma pittorica e immortalerà l'artista.

Claude Monet studiò le leggi dei colori complementari, al fine di ottenere la resa della sensazione visiva nella sua assoluta immediatezza.

Dopo aver vissuto ad Argenteuil, si stabilisce definitivamente a Giverny nel 1883.

Visita molti paesi europei, e in particolare Venezia, celebrata nelle famose VEDUTE.
Sono un affascinante esempio le "Cattedrali di Rouen" (1892 - 1894) in cui Monet rese la mutevolezza degli effetti di luce nel corso della giornata anche in relazione alle diverse condizioni dell'atmosfera.
Il tema delle composizioni è la facciata della Cattedrale della città francese.

Nel periodo della Prima Guerra Mondiale dipinge la composizione delle NINFEE, che l'artista offre alla nazione francese il giorno della vittoria

Negli ultimi quadri del pittore l'atmosfera diventò vaporosa, quasi inconsistente..., l'impressione visiva, da cui Monet era partito, si trasformò quasi in visione poetica.

Monet muore, quasi cieco, a Giverny nel 1926.



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MONET E L'ILLUSIONE DELLA VITA

Il talento di Claude Monet si distingue per la grandiosa e sapiente semplicità, per l'implacabile armonia.
Egli ha espresso tutto, perfino gli effetti fuggevoli della luce: perfino l'inafferrabile, l'inesprimibile, cioè il movimento delle cose inerti o invisibili come la vita delle meteore: nulla è affidato al caso dell'ispirazione, per quanto felice, alla fantasia della pennellata, per quanto geniale.
Tutto è preordinato, tutto si accorda con le leggi atmosferiche, con il ritmo regolare e preciso dei fenomeni terrestri o celesti.
Ed è perciò che mi dà l'illusione completa della vita.
La vita canta nella sonorità delle sue lontananze, fiorisce profumata con le sue ceste di fiori, scoppia in calde macchie di sole, si vela nello svanire misterioso delle brume; si rattrista sulla nudità selvaggia delle rocce, modellata come volti di vecchi.
Monet coglie i grandi drammi della natura e li rende nella loro espressione più suggestiva.
Io li respiro così nelle sue tele i sentori della terra..., soffi di brezza marina mi portano alle orecchie le orchestre urlanti dell'alto mare o la canzone placata delle baie..., vedo le terre sollevarsi sotto l'amoroso lavoro delle linfe gorgoglianti, il sole abbassarsi o salire lungo i tronchi degli alberi, l'ombra invadere progressivamente i boschi o gli specchi d'acqua che si addormentano nella gloria purpurea delle sere.


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sabato 21 marzo 2009

PAPAVERI (Poppies near Argenteuil) - Claude Monet


PAPAVERI (1873)

Claude Monet (1840 - 1926)
Musée d'Orsay - Parigi
Tela cm. 50 x 65

I PAPAVERI sono datati al 1873 e nel 1874 figuravano nella prima esposizione degli impressionisti.
Come la maggior parte delle tele di questo periodo, anche questa è di modeste dimensioni; solo nella produzione tarda Monet prediligerà le grandi superfici, come nel caso del giardino di Giverny, dipinto con passione agli albori del Ventesimo secolo, e che per circa venti anni costituirà la sua principale fonte di ispirazione.
Di fronte a I PAPAVERI lo spettatore è subito colpito dalla freschezza dei colori, dallo sfavillio rosso del prato fiorito, dal movimento ondulato dell'erba sfiorata dal vento leggero e dalla luce estiva che dissolve nell'atmosfera gli oggetti più concreti, sfumando i loro contorni, come quelli della casa, che si confondono nel verde degli alberi e nel bianco delle nuvole.
Le due figure, in questo caso Camille Monet con il figlio, si ripetono come un'eco, creando l'illusione di una profondità, ultimo residuo di una prospettica classica.
La tecnica, basata essenzialmente su brevi pennellate apparentemente poste con vivacità sulla tela, è un'altra caratteristica della produzione di quel periodo, del quale voglio ricordare le opere più famose, quali... REGATA AD ARGENTEUIL..., IL PONTE DI ARGENTEUIL..., IMPRESSION, SOLEIL LEVANT (che dette origine al termine "Impressionismo") e ancora... VIA MONTORGUEIL IMBANDIERATA dove vibranti mazzi di pennellate blu-bianco-rosso evocano con vivacità i festeggiamenti del 14 luglio 1878.

Claude Monet riprendeva spesso gli stessi oggetti, posti sotto una luce diversa, a seconda dell'ora o della stagione.
Il tema dei papaveri - che ispirò anche Renoir in questo periodo che vide i due artisti lavorare talvolta a fianco - evoca quello più generale dei fiori e dei giardini, dei quali si ritrovano numerose interpretazioni in tutta la produzione del pittore e che condurrà al grande ciclo delle NINFEE di Giverny.


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MONET A ARGENTEUIL

Il periodo detto "di Argenteuil" è particolarmente felice per l'artista; Monet abitava allora in quel villaggio ai bordi della Senna, in prossimità di Parigi.
Il luogo era molto apprezzato per la navigazione da diporto e il balletto delle vele si aggiungeva alla spettacolarità della natura.
Argenteuil offriva, inoltre, tutta una gamma di motivi all'artista appassionato osservatore del paesaggio.
Con l'aiuto del pittore Caillebotte, Claude Monet aveva allestito un curioso atelier galleggiante, una sorta di barca provvista di una cabina che gli consentiva di osservare meglio questo universo acquatico che tanto lo affascinava.
Il periodo di Argenteuil corrisponde alla fase di espansione dell'Impressionismo e le tele realizzate in questi anni (1872 - 1877) sono le più luminose, le più chiare e le più immediatamente seducenti della sua produzione.
Argenteuil ha saputo ispirare non solo Monet, ma anche molti altri pittori, tra i quali Sisley, che vi soggiornò nel 1872, e Renoir negli anni 1873 - 1874, senza dimenticare Pissarro e Manet, il quale, stimolato dall'esempio dell'amico, vi dipinse "en plein air" radiose tele raffiguranti i canottieri.


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venerdì 20 marzo 2009

ESTATE (Summer) - Claude Monet

ESTATE (1874)
Claude Monet (1840 - 1926)
Pittore francese
Nationalgalerie - Berlino
Tavola cm. 57 x 80


L'estate sembra aver catturato il prezioso quanto rapido respiro della brezza di un caldo pomeriggio estivo; al passaggio del vento si piegano i pioppi e ondeggiano le spighe dorate, e allo stesso tempo si rovescia l'ombrellino verde della ragazza seduta sull'erba, appena accennata.

Tutta la composizione è investita dalla calda unità totale dorata che, promanata dal campo illuminato dal sole, abbraccia ogni organismo, ciascun frammento della natura.
Al tono radioso del giallo fa riscontro la tonalità più fredda, tra il verde e il grigio, dell'ombra in primo piano, proiettata da una nube o da un albero, fonte posta al riparo dallo sguardo indiscreto dello spettatore; uno stratagemma questo che rimanda all'esterno del dipinto, come se il pittore volesse giocare sulla illusiva omogeneità tra lo spazio reale e lo spazio rappresentato, affermando le intenzioni naturalistiche di Monet e degli impressionisti più in generale, che coinvolgono così sia sentimentalmente che sensibilmente lo spettatore.

Lo spazio è organizzato su piani orizzontali paralleli, interrotto dalle verticali degli alberi che si stagliano contro il cielo, spezzando così la disposizione stratificata delle fasce di colore.
Il pioppo in primo piano, spoglio ed esile, che sembra ergersi con fatica verso il cielo, mostra nella modulazione cromatica e nella struttura, timido testimone della conoscenza dell'arte orientale di cui l'artista sarà un appassionato estimatore, una forza lirica autentica e pregnante.
Bastano brani come questi, tanto altamente rappresentativi, a giustificare la definizione di capolavoro.

L'opera fu dipinta nell'estate del 1874, molto probabilmente nei dintorni di Argenteuil.
Appartenuta a Berte Morisot, a Renoir e a Sisley, artisti che gareggiarono nel mostrarsi solidali nei confronti del loro amico in gravi crisi economica, l'ESTATE fu messa all'asta presso l'Hotel Druot di Parigi il 24 marzo 1875 e qui acquistata dal celebre cantante e compositore J. B. Faure, collezionista degli impressionisti.
Rimessa sul mercato dell'arte nel 1906 era nella galleria di Paul Durand-Ruel; attualmente appartiene alle collezioni statali di Berlino.


I DIPINTI DEL 1874

Come scriveva J. Leymarie sul suo libro L'IMPRESSIONNISME pubblicato nel 1959, il periodo compreso tra il 1870 e il 1888, trascorso da Monet a Argenteuil fu per la sua carriera...

"...il più glorioso dell'Impressionismo... L'amicizia, la fiducia da cui si sente circondato in campo artistico, l'eccitazione per la scoperta portano Monet al suo pieno fulgore... Senza abbandonare del tutto la figura e le scene d'interni, di cui abbiamo notevoli esempi datati 1874, l'artista sembra trovare nel paesaggio la sua naturale vocazione espressiva".

Claude Monet accentua e scompone il colore puro con un'arditezza senza pari, non solo per esaltare la superficie della tela, massima preoccupazione del pittore, ma anche per esprimere concretamente la trasparenza e la vibrazione dello spazio, il luminoso sorgere del sole, il moto della luce che è la festa e la vita eterna della natura.


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lunedì 16 febbraio 2009

LO STAGNO DELLE NINFEE, ARMONIA VERDE (The water lily pond) - Claude Monet

LO STAGNO DELLE NINFEE: ARMONIA VERDE (1899) Claude Monet (1840 - 1926) Pittore francese Museo d'Orsay di Parigi Olio su tela cm. 89 x 93

L'immagine del quadro comprende quasi esclusivamente la superficie stagnante di un acquitrino in cui si riflettono le frasche e i fiori circostanti.
Sulla superficie di questo specchio dai mille colori, riposano isole di ninfee le cui candide corolle risaltano sulle verdi foglie galleggianti.

Un senso di quiete e di riposante contemplazione emana questo scorcio di natura giocato sul veloce comporsi di piccole e irregolari macchie di colore.

Il quadro rappresenta una zona del terreno paludoso che Monet acquistò nel 1890 di fronte al suo giardino a Giverny, ricordato oltre che dai suoi numerosi quadri, anche da alcune foto.
Qui il pittore fece convogliare le acque di un laghetto, dove fu costruito un ponticello giapponese.
Intorno si trovano salici, canne, nasturzi, gladioli, e sull'acqua vi crebbero delle splendide ninfee.

Fu questo il tema che impegnò maggiormente il pittore fino alla fine della sua vita: egli andava nel suo giardino tutti i giorni e studiava e dipingeva lo stesso angolo variando di poco il punto di vista (che negli anni era sempre più ravvicinato) o le ore della luce.
Le composizioni inquadrano il ponticello che attraversa il lago, come in questo caso, o solo l'indefinita superficie delle acque scandita dallo scalarsi delle foglie di ninfee; le scene acquistano ciascuna delle tonalità dominanti, rosse, gialle, verdi o azzurree.


Il quadro il 21 novembre del 1900 viene esposto insieme al suo pendant del medesimo soggetto, ma in cui predomina il colore rosa, nella galleria del mercante d'arte Durand-Ruel.
Il giorno dell'inaugurazione della mostra ambedue i quadri vennero acquistati dal conte Isaac de Camondo che alla morte, avvenuta nel 1911, li legò al museo parigino del Louvre, dove vennero esposti tre anni dopo.
Dopo una lunga permanenza presso il Jeu de Paume che raccoglieva una buona parte delle splendide ninfee di Monet, dal 1986 l'opera si trova al Museo d'Orsay.


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