Vincenzo Monti
MASCHERONIANA
La "Mascheroniana", composta a Parigi, riprende il metro e la maniera dantesca della "Bassvilliana", della quale vi ho parlato precedentemente.
Ritrae prima la morte del poeta e matematico Mascheroni: compianto dalle Virtù morali e civili, e dalle Muse.
L'estinto sale quindi attraverso i cieli: ché tutti sono desiderosi di accoglierlo.
Ma egli cerca gli dei già amici suoi in terra.
Ed ecco venirgli incontro il matematico francese Borda, che lo guida nella costellazione di Orfeo, dove dimorano i poeti.
Qui vi incontra Giuseppe Parini, che deplora, con parole fierissime, quel trionfo della demagogia, che egli vide a Milano, e dal quale la morte benigna lo liberò.
Il Borda assicura il Mascheroni che l'Italia è salva: Bonaparte.... E qui le lodi iperboliche del Bonaparte: dell'impresa d'Egitto, del colpo di Stato, di Marengo..., la libertà è ritornata.
Ma il Parini continua a dubitare: non vorrebbe la libertà già veduta da lui.
Ed ecco venire a confermarlo nei suoi dubbi due concittadini: Pietro Verri e Cesare Beccaria.
Pietro Verri è reduce da un viaggio fatto in spirito nelle repubbliche italiane: a Milano, a Ferrara, a Bologna..., dappertutto ha trovato degradazione morale e civile..., e innalzata la plebe e cacciati i buoni e i valenti.
Ma una voce annunzia che nel mondo, per virtù del Bonaparte, è ritornata la pace e la giustizia.
Allora di giustizia si accinge a parlare il Beccaria: il più adatto, come autore del libro "Dei delitti e delle pene".
Ma qui, alla fine del canto quinto, il poema si interrompe.
Il quale si riduce, nel suo motivo fondamentale e nelle pagine più eloquenti, ad un atto di accusa contro duella demagogia, che tanto travagliò il poeta nei suoi anni di Milano: e, per la costituzione, ad una serie di declamazioni, interrotte da alcuni episodi spettacolosi: come, tra il canto secondo e il terzo, l'apparizione del trono dell'Eterno: e, nel canto quinto, la vigorosa descrizione di un turbine, che devastò il territorio bolognese.
Gli Italiani si accorsero assai presto che Napoleone Bonaparte aveva tolto loro assai più di quanto avesse dato.
Lo videro fare dell'Italia un dipartimento della Francia.
Sorse contro di lui, in Italia e in Europa, una reazione, che, passando dagli effetti alle cause, si tradusse in ostilità contro il materialismo e la violenza, che erano a base non meno del governo rivoluzionario che dell'impero napoleonico.
Solo il cittadino Monti restò il cortigiano Monti.
Allora iniziò la non breve serie dei poemi e dei componimenti in lode di Napoleone, che il suo mondo vedeva in questo personaggio un restauratore.
In quel periodo si trovava a Parigi, ma la vittoria di Marengo riaprì al Monti le porte d'Italia.
Egli salutò la patria con un'ode piena di impeto e di tenerezza, che terminava con l'apoteosi del vincitore.
Mentre il mondo cambiava, Vincenzo Monti rimase sempre un classicista.
BASSVILLIANA - Vincenzo Monti
Ritrae prima la morte del poeta e matematico Mascheroni: compianto dalle Virtù morali e civili, e dalle Muse.
L'estinto sale quindi attraverso i cieli: ché tutti sono desiderosi di accoglierlo.
Ma egli cerca gli dei già amici suoi in terra.
Ed ecco venirgli incontro il matematico francese Borda, che lo guida nella costellazione di Orfeo, dove dimorano i poeti.
Qui vi incontra Giuseppe Parini, che deplora, con parole fierissime, quel trionfo della demagogia, che egli vide a Milano, e dal quale la morte benigna lo liberò.
Il Borda assicura il Mascheroni che l'Italia è salva: Bonaparte.... E qui le lodi iperboliche del Bonaparte: dell'impresa d'Egitto, del colpo di Stato, di Marengo..., la libertà è ritornata.
Ma il Parini continua a dubitare: non vorrebbe la libertà già veduta da lui.
Ed ecco venire a confermarlo nei suoi dubbi due concittadini: Pietro Verri e Cesare Beccaria.
Pietro Verri è reduce da un viaggio fatto in spirito nelle repubbliche italiane: a Milano, a Ferrara, a Bologna..., dappertutto ha trovato degradazione morale e civile..., e innalzata la plebe e cacciati i buoni e i valenti.
Ma una voce annunzia che nel mondo, per virtù del Bonaparte, è ritornata la pace e la giustizia.
Allora di giustizia si accinge a parlare il Beccaria: il più adatto, come autore del libro "Dei delitti e delle pene".
Ma qui, alla fine del canto quinto, il poema si interrompe.
Il quale si riduce, nel suo motivo fondamentale e nelle pagine più eloquenti, ad un atto di accusa contro duella demagogia, che tanto travagliò il poeta nei suoi anni di Milano: e, per la costituzione, ad una serie di declamazioni, interrotte da alcuni episodi spettacolosi: come, tra il canto secondo e il terzo, l'apparizione del trono dell'Eterno: e, nel canto quinto, la vigorosa descrizione di un turbine, che devastò il territorio bolognese.
Gli Italiani si accorsero assai presto che Napoleone Bonaparte aveva tolto loro assai più di quanto avesse dato.
Lo videro fare dell'Italia un dipartimento della Francia.
Sorse contro di lui, in Italia e in Europa, una reazione, che, passando dagli effetti alle cause, si tradusse in ostilità contro il materialismo e la violenza, che erano a base non meno del governo rivoluzionario che dell'impero napoleonico.
Solo il cittadino Monti restò il cortigiano Monti.
Allora iniziò la non breve serie dei poemi e dei componimenti in lode di Napoleone, che il suo mondo vedeva in questo personaggio un restauratore.
In quel periodo si trovava a Parigi, ma la vittoria di Marengo riaprì al Monti le porte d'Italia.
Egli salutò la patria con un'ode piena di impeto e di tenerezza, che terminava con l'apoteosi del vincitore.
Mentre il mondo cambiava, Vincenzo Monti rimase sempre un classicista.
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BASSVILLIANA - Vincenzo Monti
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