Per i pittori gli autoritratti sono come le autobiografie per gli scrittori: oltre che a rappresentare un’interessante documentazione storica, ci raccontano la personalità e il carattere dei loro autori, svelandoci il modo in cui percepiscono se stessi e la maniera in cui vogliono essere visti e ricordati dagli altri.
Guardandosi a uno specchio, reale o figurativo, si interrogano sulla propria esistenza, sulla carriera intrapresa, sulle loro speranze e timori per il futuro e riescono ad esprimere tutto questo con il disegno e i colori.
Ce lo dicono con la posa che assumono, con le vesti che indossano, con la direzione dello sguardo, coi dettagli che emergono dal loro viso, con gli oggetti che tengono in mano o coi quali si circondano e persino con quello che volutamente, o inconsciamente, dimenticano di disegnare.
Ogni autoritratto nasce in un momento particolare della loro vita ed è stato determinato dalle più diverse motivazioni, alcune di queste note a tutti noi, altre conosciute solo dall’artista stesso, che gelosamente custodisce il suo segreto.
Naturalmente anche gli impressionisti non sfuggono a questa regola generale e i loro autoritratti sono alquanto significativi.
Nel quadro “riunione di famiglia” Bazille si raffigura sulla terrazza della sua dimora di campagna, all’estrema sinistra, con tutti i suoi parenti.
Manet, nella tela “Musica alle Tuileries” si confonde tra una moltitudine di personaggi; alcuni mesi più tardi si raffigura in abiti seicenteschi in compagnia di Suzanne e, nel 1879, esegue due autoritratti, il primo a figura intera, il secondo a mezzobusto con la tavolozza e il pennello in mano.
I più prolifici in questo senso sono però Van Gogh e Gauguin che ci hanno lasciato un gran numero di autoritratti, chiaro specchio dei profondi malesseri e delle angosce che contraddistinsero i due artisti.
![]() |
| Autoritratto (1873) - Camille Pissarro Museo d'Orsay a Parigi Olio su tela cm 56 x 46 (VEDI SCHEDA) |
I suoi amici lo paragonavano molto spesso a Mosè, a un patriarca o addirittura al Padre Eterno, merito del portamento del fisico possente e della fluente barba.
Dotato di un carattere energico e combattivo, pur avendo un animo eccezionalmente sensibile, Pissarro cerca in ogni modo di tener unito il gruppo degli impressionisti lottando caparbiamente contro chi li criticava malevolmente, ma anche contro le incomprensioni e rivalità tra artisti e cerca continuamente di reperire gli aiuti e i mezzi necessari per organizzare le loro mostre.
![]() |
| Autoritratto (1885) Berthe Morisot Parigi, Musée Marmottan Olio su tela, 61 x 50 |
Questa tela appartiene al periodo della maturità dell’artista che finalmente riesce a liberarsi della presenza utile ma ingombrante di Manet.
Anche Berthe Morisot, come Marie Bracquemond , Mary Cassat e le altre poche donne pittrici, dovrà lottare per tutta la vita contro i pregiudizi di chi trova disdicevole per una donna intraprendere la carriera artistica, tanto che nel suo certificato di morte è identificata come “senza professione”
| Autoritratto con cappello (1879 circa) Paul Cézanne Berna, Kunstmuseum - Olio su tela, cm 65 x 51 |
Ma quello che colpisce più di tutto è lo sguardo fiero e sicuro di se, orgoglioso della propria arte, nonostante in quegli anni la critica non fosse tenera con lui.
![]() |
| Autoritratto(1854 – 1855) Edgar Degas Parigi, Musée d’Orsay Olio su tela, cm 81 x 64,5 |
Egli infatti studia all’Ecole des Beaux-Arts e sogna di diventare come i grandi maestri del passato.
VEDI ANCHE ...








