RITRATTO DI LODOVICO MADRUZZO (1551-1552)
Giovanni Battista Moroni (1529 circa - 1578)
Pittore italiano
Art Institute di Chicago
Tela cm 202 x 117
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Pixel 2530 x 1540 - Mb 1,41
In primo piano è Ludovico Madruzzo, giovane trentino nipote di Giancristoforo, principale artefice del Concilio di Trento.
Stilisticamente si avverte un allontanamento del Moroni dalla maniera giovanile, quando nella ritrattistica subisce il fascino del Moretto e del Lotto, a favore di un taglio compositivo inaugurato da Tiziano con il ritratto di Giancristoforo Madruzzo (San Paolo del Brasile, Museu de Arte) che deve essere considerato come il punto di riferimento per questo quadro.
Il primo suggerimento immediatamente colto dal Moroni è quello di ritrarre l'uomo a figura intera, così come era in voga nella ritrattistica di corte e in quella della pittura nordica.
L'altissima qualità pittorica e la sensibile raffinatezza fanno di questo dipinto uno dei ritratti più significativi di tutto il Cinquecento.
Il giovane Ludovico Madruzzo godeva di grande fama a Roma, tanto che nel 1521 venne invitato ad Augusta nella veste di ambasciatore pontificio per celebrare la messa funebre per la morte di Carlo V.
È possibile che l'esecuzione del ritratto risalga al tempo in cui Moroni era a Trento in occasione del secondo concilio.
L'OPERA
Il ritratto era in origine nella sala del Consiglio del Castello del Buonconsiglio a Trento, dove è citato nell'inventario del 1658.
A questa data la famiglia Madruzzo risulta essere estinta, e quindi il quadro passò all'ultima discendente della casa, Carlotta di Lénoncourt, che dovette immediatamente rivenderlo per pagare i debiti ricevuti in eredità.
Acquistato dalla famiglia Roccabruna il ritratto fu lungamente presente a Trento, cioè fino a quando nel 1906 non venne trasferito a New York dal nuovo proprietario, James Stillman, che a sua volta nel 19271o rivendette a C.H. Worchester che nel 1930 lo donò all'Art Institute di Chicago.
GIOVANNI BATTISTA MORONI (1529 circa - 1578)
Stilisticamente si avverte un allontanamento del Moroni dalla maniera giovanile, quando nella ritrattistica subisce il fascino del Moretto e del Lotto, a favore di un taglio compositivo inaugurato da Tiziano con il ritratto di Giancristoforo Madruzzo (San Paolo del Brasile, Museu de Arte) che deve essere considerato come il punto di riferimento per questo quadro.
Il primo suggerimento immediatamente colto dal Moroni è quello di ritrarre l'uomo a figura intera, così come era in voga nella ritrattistica di corte e in quella della pittura nordica.
L'altissima qualità pittorica e la sensibile raffinatezza fanno di questo dipinto uno dei ritratti più significativi di tutto il Cinquecento.
Il giovane Ludovico Madruzzo godeva di grande fama a Roma, tanto che nel 1521 venne invitato ad Augusta nella veste di ambasciatore pontificio per celebrare la messa funebre per la morte di Carlo V.
È possibile che l'esecuzione del ritratto risalga al tempo in cui Moroni era a Trento in occasione del secondo concilio.
L'OPERA
Il ritratto era in origine nella sala del Consiglio del Castello del Buonconsiglio a Trento, dove è citato nell'inventario del 1658.
A questa data la famiglia Madruzzo risulta essere estinta, e quindi il quadro passò all'ultima discendente della casa, Carlotta di Lénoncourt, che dovette immediatamente rivenderlo per pagare i debiti ricevuti in eredità.
Acquistato dalla famiglia Roccabruna il ritratto fu lungamente presente a Trento, cioè fino a quando nel 1906 non venne trasferito a New York dal nuovo proprietario, James Stillman, che a sua volta nel 19271o rivendette a C.H. Worchester che nel 1930 lo donò all'Art Institute di Chicago.
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